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Heidegger (filosofo del '900) → per lui la modernità è l'epoca dell'immagine del mondo, la prima mossa moderna

consiste nella riduzione del mondo a un'immagine, per quello che ci interessa a una carta geografica. Per la modernità

(al contrario del medioevo) non è la carta la copia del mondo, ma è il mondo la copia della carta. Ed è così che il modo

diventa la faccia della Terra.

~Viaggiatore premoderno vs. viaggiatore moderno~

→ Marco Polo, viaggiatore e mercante medievale, che da Venezia raggiunge la Cina attraversando la Via della Seta. La

sua caratteristica che lo raffigura come viaggiatore premoderno è l'assenza di fretta: “ogni giorno le cose del mondo gli

rivelano la propria durata e allo stesso tempo misurano quella della sua vita”. Si ferma ad apprendere la lingua e la

cultura di ogni popolo. [MILIONE → straordinario resoconto dei suoi viaggi]. Per lui non esiste lo spazio o il tempo (se

non l'alternarsi del giorno e della notte); misura che mutua costantemente non è standard. L'unico spazio che descrive è

lo yam, sistema postale mongolo.

→ Cristoforo Colombo, primo viaggiatore moderno, che trasformò la Terra da sferica qual'era in una gigantesca tavola

(a piatta). Il suo problema, tuttavia, era la fretta di tornare indietro. Calcoli e rapporti del tutto convenzionali (leghe,

miglio). Nel mondo di Colombo le cose sono estese. Lo spazio è l'intervallo tra un nodo e l'altro sul reticolo dei

meridiani e paralleli.

Dal mito si esce con la proiezione dello spazio, che trasforma qualcosa che non riusciamo a definire in qualcosa di cui

riusciamo a controllare la natura e l'identità.

La differenza che persiste tra geografia e geologia è la stessa che si presenta con il corpo di Dionisio, ora diviso e

ricomposto rispetto al prima che era un organismo unico.

~La figura del labirinto~

l'uscita dal mito è possibile solo grazie allo spazio che trasforma qualcosa di indefinito in qualcosa dove la natura è

controllabile e possiede un'identità. [pezzi del corpo di Dioniso che vengono rimessi insieme secondo vicinanza e

lontananza]

La nascita della figura del labirinto avviene con la caduta e lo schiacciamento al suolo di tutte le strutture verticali, i cui

livelli corrispondono ad una sistema gerarchico di potere. In altre parole è il risultato della trasformazione del mondo in

Terra. I livelli di potere si mutuano in dimensioni orizzontali poste ricorsivamente una dentro l'altra, effetto che

impedisce di parlare di spazio. Sarà Teseo a convertire il labirinto in spazio, grazie al filo d'Arianna e perciò

misurandolo e trovandone il centro. Non è una figura rappresentabile, proprio come il globo.

La superficie del globo è dunque un labirinto, perché priva di centro, o meglio ovunque lo si giri ogni punto può essere

il centro.

È in Francia che con l'abate Picard, per la prima volta, una linea dell'astratto reticolo geografico diventava materiale,

grazie alla costruzione del meridiano di Parigi: la Terra veniva modellata secondo la forma del suo disegno, diveniva la

copia della copia.

Nel '700 questo meridiano oltre a fornire la funzione di modello per le strade di Parigi, servì anche alla costruzione delle

strade di tutta Europa. Nel '800 si passò alle strade ferrate e nel '900 alle autostrade, ancora più veloci e diritte.

Ritter non era d'accordo nel ridurre la Terra ad una tavola, quale la carta geografica (dittatura cartografica). La scrittura

geometrica della Terra non è altro che la sua rappresentazione cartografica.

1791 – si arrivò a proporre il metro come misura ufficiale (40milionesima parte della circonferenza terrestre, calcolata

dal meridiano di Parigi).

Il limite della riduzione del mondo a una serie di triangoli [processo di triangolazione → processi di trigonometria

grazie ai quali è possibile calcolare la distanza tra due punti conoscendo un lato e i due angoli adiacenti] (immagine

usata per la prima volta da Leon Battista Alberti) consisteva nel fatto che ogni rete era autoreferenziale, nel senso che

tratteneva al suo interno il principio che ne assicurava la precisione e la coerenza.

Solo nel '600 si assunse come sistema di riferimento i corpi celesti. In tal modo non fu possibile solo una visione più

ampia, precisa e vantaggiosa, ma anche l'ordine geometrico, un ordine identico a quello che definiva la percezione dei

corpi celesti.

L’importanza della triangolazione non si limitò alla costruzione dell’immagine cartografica del territorio, costituì anche

un modello potentissimo ed efficace di conoscenza.

~Triangolo semiotico ~

La triangolazione funziona attraverso la sostituzione della

vista al passo e proprio tale sostituzione fonda la forma

moderna del passaggio da simbolo a segno.

Per i semiologi il mondo si compone di uno sterminato

universo di segni.

• Il rapporto tra significato e referente è indiretto.

• Il rapporto tra significato-referente e il terzo vertice è

diretto. Simbolo = [per gli antichi era come un oggetto

spezzato in due e appartenente a due persone

diverse che incontrandosi lo facevano

combaciare] sistema di riconoscimento che era in

grado di sostituire i passi compiuti dai due;

segno = qualcosa che sta per qualcos’altro, che

rimanda a qualcosa/qualcuno che è assente,

quindi presuppone una distanza; la connessione

tra espressione e significato è però del tutto

arbitraria, è esterna.

Per i semiologi il mondo si compone di uno sterminato

universo di segni. Perciò si ricorre ad un grafico

triangolare. Il triangolo semiotico si dispone esattamente

secondo lo schema della triangolazione cartografica,

perché anch'esso si fonda sull'opposizione

tra la natura della relazione che collega gli estremi della

base e quella che invece è propria del rapporto di ognuno

di essi con il vertice superiore.

I primi ad adoperare questo artificio furono Ogden e Rihards, nel 1923, che miravano allo scopo (ritenuto poi

impossibile) di eliminare dal linguaggio naturale, quello che adoperiamo abitualmente; volevano eliminare l’ambiguità

del rapporto cosa-parola, ridurlo alla relazione biunivoca che esiste solo nella rappresentazione cartografica, dove tutti i

nomi sono nomi propri.

~Il triangolo logico ~

Per Frege, i nomi propri hanno un significato e un senso. L’unicità del significato e la pluralità del senso garantisce, per

Frege, l’effettivo contenuto conoscitivo di una proposizione. Per illustrare la distinzione, egli descrive il primo atto

dell'operazione cartografica (riempire i triangoli, ovvero inserire il maggior numero di punti o triangoli minori,

all'interno della maglia triangolare di base).

Analogia → un astronomo che osserva la luna.

Luna = significato.

L'immagine ottica (parziale e oggettiva) = senso.

L'immagine retinica (propria, specifica e soggettiva) = immagine finale.

Frege segue il pensiero di Anassimandro, il primo che osò rappresentare la Terra abitata su di una tavoletta. Esistono per

lui:

le cose → non sono conoscibili, equivalgono al significato di Frege (luna);

le cose-che-sono → ciò che possiamo conoscere sono i sensi del mondo, in quanto quel che vediamo è l’apparenza

dell’apparenza, l'apparenza delle cose-che-sono.

Fino al ‘900 si rimarrà bloccati dall’impossibilità di conoscere ciò che Kant chiamava la “cosa in sé”, il noumeno. E

Frege ci fornisce la spiegazione di ciò: i pensieri possono passare da una generazione all’altra, appunto perché i sensi

sono pubblici e comuni.

~Il triangolo logico-semiotico ~

I sensi del mondo hanno natura cartografica, la conoscenza viene quindi ridotta alla descrizione della rappresentazione

geografica, della mappa.

Solo nella seconda metà del XIX sec. la carta riesce, trasformandosi in fotografia, ad avvicinarsi al suo modello sino ad

esserne quasi indistinguibile.

Peirce distingue tra tipi di riferimento (icona, indice, simbolo) che formano una gerarchia:

- livello iconico → il rapporto tra segno ed oggetto è fondato sulla somiglianza

- livello indicale → il rapporto segno-oggetto è assicurato dalla contiguità (dall’assemblaggio di più relazioni

iconiche).

- livello simbolico → la relazione segno-oggetto è affidata ad una convenzione astratta.

Mentre la distinzione di Frege era riferita al fatto che le parole o si riferiscono agli oggetti (=significato) o ad altra

parole (=senso), per Peirce il livello simbolico è il risultato della sistemazione di un triangolo minore in un triangolo

cartografico si base. (il simbolo è il prodotto di una generalizzazione logica o categorica che risulta dal riconoscimento

di una relazione iconica tra due differenti sistemi di indici).

Mito del triangolo e della piramide:

come vuole la tradizione, il primo a misurare l'altezza di una piramide fu Talete, maestro di Anassimandro, e

lo fece (dopo averla trasformata in un triangolo – processo che trasforma il tridimensionale in bidimensionale:

proiezione) misurando l'ombra che la piramide proiettava. Per affidarsi a questa procedura, aveva precedentemente

misurato quando l'ombra di un essere umano corrispondeva all'altezza vera della persona.

Talete passa alla storia della geometria per aver dimostrato la similitudine dei triangoli i cui angoli e i lati sono

proporzionali. La sua leggenda ha proprio il valore della descrizione dell'atto cartografico come processo originario

della conoscenza occidentale. La conoscenza nasce dal triangolo, perché l'ombra portata è di forma triangolare.

l'essere (la piramide) = alla cosa di Anassimandro / l'ente (l'ombra) = alla cosa-che-è.

~Istruzioni per l'uso ~

Quella che oggi chiamiamo globalizzazione è nient'altro che l'insieme dei processi la cui attività non è regolata, e

dunque interpretabile, secondo le categorie dello spazio e dl tempo che per tutta l'epoca moderna hanno governato la

comprensione di quel che accade.

Spazio = mediazione, scopo, generalità, ordine, interpretazione, rappresentazione, ipotesi

La geografia decideva che cosa le cose erano, in maniera implicita e silenziosa, ricorrendo al potere assoluto della

mappa, che non ammette né critica né correzione.

territorio – equivale all’ambito individuato nell’esercizio del potere; è una parola nella quale Terra e terrore si

confondono; relazione di tipo simbolico, corrisponde all’oggetto;

luogo – relazione di tipo iconico, corrisponde al soggetto;

spazio – relazione di tipo indicale, corrisponde alla distanza e alla sua misura.

~Il nome della montagna (e quello di Ulisse) ~

Sulla carta dove esistono solo nomi propri, ognuno di loro è frutto di una sistematica

falsificazione; ciò accade perché ogni nome sulla carta è la cristallizzazione,

l'oggettivazione cioè la trasformazione in un oggetto, di una relazione, di un processo,

che comporta la presenza di almeno due termini, due intenzioni , due culture che non s'intendono. Ogni nome, dunque,

risulta essere fuorviante. (→ storia del contadino e del monte Somía).

Anche Ulisse (colui che possiede la cultura scritta) assegna, in maniera del tutto arbitraria, come un cartografo, un nome

a se stesso per ingannare l’interlocutore Poliremo (cultura orale).

Proprio nel gesto di indicare, quindi l'inserzione, con il tronco d'ulivo, l'occhio di Polifemo, per Peirce consiste nel

primo esempio della relazione indicale tra segno e oggetto, basata su di una reale forza fisica in grado di catturare

l'attenzione dello sguardo e di condurlo ad arrestarsi, in corrispondenza dell'oggetto prescelto. Tale gesto supera il luogo

e fonda lo spazio.

~Il paesaggio e l'icona ~

Qualche anno fa, Denis Cosgrove distinse le figure dell'outsider e dell'insider.

Insider → l'abitante di un luogo, che vede quello che appartiene all'ambito in cui vive e perciò non ha la necessità di

puntare l'indice, se non per segnalare qualcosa che già conosce. Per questa figura il paesaggio non esiste poiché non

conosce altro; non esiste il nome delle cose;

Outsider → colui che giunge dall'esterno, come il topografo, che cerca di ridurre a quel che già conosce ciò che vede

per la prima volta.

Perché il paesaggio esista sono necessarie almeno tre cose:

– un soggetto che guardi;

– qualcosa da guardare;

– un massimo d'orizzonte possibile (un'altura che funzioni da punto di vantaggio).

Perciò il paesaggio presuppone non soltanto la modernità, ma anche la domesticazione dei monti, la loro inclusione

nell'ecumene, che appunto soltanto tra Sette e Ottocento avviene.

~Il dono di Humboldt: il concetto di paesaggio ~

il concetto di paesaggio entra a far parte dell'analisi geografica per merito di A. von Humboldt, altro grande

rappresentante dell'Erdkunde, insieme a Ritter.

Alexander von Humboldt introduce il concetto di paesaggio nell’analisi geografica. Egli distingue tre stadi della

conoscenza, tre tappe della relazione conoscitiva uomo-ambiente:

suggestione (Eindruck) – sentimento primigenio che sorge nell’animo umano al cospetto della grandiosità e della

bellezza della natura. Paesaggio = mondo, come armonica totalità di tipo estetico-sentimentale. Druck =

impressione / ein = soggetto + tendenza di ridurre tutto ad uno.

esame (Einsicht) – disarticolare la totalità sentimentale e avviarne la traduzione in termini scientifici. Non c’è più

paesaggio né totalità, ma solo la fredda e razionale dissezione delle singole componenti. Sicht = vista / ein =

concentrazione su un solo elemento.

sintesi o complessità globale (Zusammenhang) – totalità costruita dallo stare insieme in un rapporto di mutua

interdipendenza di tutti gli elementi. La totalità originaria viene trasformata e ripristinata, ma sul piano scientifico.

Per Humboldt (stratega del pensiero critico borghese), lo sviluppo di ogni conoscenza è la traduzione in termini

finalmente scientifici di un’impressione aurorale (quella espressa dal paesaggio) che non è scientifica, ma senza la quale

tutta la scienza sarebbe impossibile.

~Il paesaggio è l'icona ~

La triplice articolazione conoscitiva di Humboldt e quella di Peirce della relazione tre segno e oggetto, presentano

un'analogia. Esiste una puntuale corrispondenza tra gli stadi della prima e i modi della seconda; nel primo livello

(paesaggio e icona) si tratta di una vera e propria coincidenza, di una programmatica identità. Proprio su tale identità si

fondava la strategia di Humboldt, volta a trasformare l'uomo di gusto in un osservatore della natura.

Per lui l'entrata nell'ambito della conoscenza scientifica presuppone il totale attraversamento del “regno dell'apparenza

estetica”.

~Lo sguardo di Humboldt e l'astuzia del pittoresco ~

Immagine pittoresca = un’immagine in cui il colpo d’occhio fa un grande effetto, ma allo stesso tempo gli oggetti si

distinguono con facilità, a costo di ridurre al minimo l’ingombro della presenza umana. Quest’ultima serve solo a

rendere apprezzabile, per contrasto, le smisurate dimensioni della scena naturale.

Le incisioni a colori, inserite nel suo atlante dell’America, per Humboldt, coincidono col paesaggio.

~Una “nebulosa lontananza” ~

Goethe e Humboldt concordano su un punto preciso: sulla presenza, in ogni paesaggio, di una certa bruma all'orizzonte,

di una progressiva perdita di chiarezza; si tratta di un dato culturale e politico.

Per Goethe → il suo sguardo è fortemente influenzato dai quadri dei paesaggisti che ha visto in Germania prima della

partenza per l'Italia.

Per Humboldt → il fascino dei paesi tropicali dipende, prima di tutto, dal fatto che in essi è del tutto assente il dispotico

potere aristocratico-feudale che invece domina in patria.

È alla vetta delle montagne che la “lontananza nebulosa” si manifesta, e provoca “un incanto pieno di mistero”,

un'impressione che si riflette e presaga sullo spirito e sui sentimenti: l'immagine del “sensibile-infinito”, del carattere

cioè fatalmente incompleto di quel che vediamo, strutturalmente incompiuto di quel che sappiamo,

programmaticamente partigiano di quel che facciamo.

Anche per Humboldt (come per Goethe) la bruma = spia della dipendenza della descrizione letteraria dalla pittura, ma

anche, metafora di un'intenzione progettuale politico-sociale, che è sempre all'orizzonte ma non viene mai raggiunta.

Da forma a stadio della conoscenza, il paesaggio diventa bruscamente, un semplice insieme di oggetti; il cambio

avviene con la prima guerra mondiale e lo strumento di tale mutazione ontologica fu la macchina fotografica.

La coscienza della natura processuale e sociale scomparvero come scomparve la bruma.

~Montagna e pianura ~

Montagna = è il regno della libertà per Humboldt (perché lì è assente il potere aristocratico-feudale); è stata spesso un

rifugio per oppressi, culture minoritarie, esiliati…

L’opposizione pianura-montagna appartiene all’origine della cultura occidentale, e la supremazia di quella su questa è

connessa al sorgere delle prime città.

Quindi quando Humboldt invita gli oppressi alla libertà dei monti, in realtà inizia la “depecorazione” del vecchio

continente, la sistematica sottomissione dell’economia montana europea a quella di pianura, e quindi la fine stessa della

libertà delle montagne.

~Se un giorno d'estate un viaggiatore ~

Ai tempi di Humboldt tra il funzionamento del mondo e quel che è visibile c’era sufficiente corrispondenza. Oggigiorno

però, la maggiore o minore distanza tra le cose del mondo non ha più alcun riferimento, o quasi, con le relazioni che

presiedono alla loro attività: non ci si può praticamente più riferire a nessuna traccia materiale per giudicare

dell’interdipendenza tra le cose che si vedono.

Si pensi ad un viaggiatore che visita lo stesso posto a distanza di secoli:

Prima rivoluzione industriale (carbone) → [800] il viaggiatore scorge le cose una accanto all'altra e la loro vicinanza

permette di osservare i rapporti funzionali esistenti;

Seconda rivoluzione industriale (leghe leggere) → [900] il viaggiatore nota una maggiore distanza tra luogo di

produzione e luogo d'uso. Vicinanza e lontananza non hanno più significato;

Terza rivoluzione industriale (telecomunicazioni) → [oggi] il viaggiatore non potrebbe riferirsi a nessun indizio, a

causa della smaterializzazione e informatizzazione.

Ne risulta un mondo in cui il dominio della visione non restituisce quasi più nulla di significativo circa i meccanismi

che regolano la riproduzione dell’attività del mondo stesso.

Tant’è che l’ultima legge geografica, formulata da Tobler, dice: “tutti gli oggetti che esistono sulla superficie terrestre

interagiscono tra di loro, ma più essi sono vicini più l’interazione è forte, e più essi sono lontani più l’interazione è

debole”.

~Erodoto a Berlino e il soggetto misterioso ~

La legge di Tobler non funzionò: nello stesso periodo si avviava l’informatizzazione del mondo, mandando in crisi

l’importanza della distanza materiale (anni ’70). La legge di Tobler, infatti, era “erodotea”, nel senso che riguardava

solo le cose e non diceva nulla sugli uomini e le donne, sugli abitanti del mondo stesso (presupponeva l'esistenza dello

spazio, non del mondo). Tale silenzio decretò per la geografia la liquidazione di ogni capacità di riflessione sui propri

fondamenti: il paesaggio divenne una collezione di oggetti, il soggetto della conoscenza geografica venne abolito.

La storia del soggetto della conoscenza geografica, che ai tempi di Humboldt e Goethe, corrispondeva con quella che

nei quadri di Friedrich si stagliava sempre alle spalle di vasti paesaggi desolati

- è una figura sempre di spalle al centro di vasti ed isolati paesaggi (Friedrich);

Il paesaggio, il “quadro della natura” come diceva Humboldt, l'immagine che attraverso quello che si vede non si limita

a mostrare ciò che esiste, ma annuncia quello che di lì a poco sarebbe accaduto: proprio la crisi dell'ordine politico e

sociale esistente.

~Il sistema del paesaggio ~

la geografia si riduce al semplice inventario di quelle forme dalla cui “considerazione pensante” l' Erdkunde partiva per

il “completamento e la critica” del sapere geografico esistente.

I lineamenti terrestri diventano le uniche cose davvero esistenti, a causa della regola del “fenomenismo” che dice che tra

essenza ed apparenza delle cose non esiste nessuna reale differenza. Dal paesaggio ridotto a insieme di cose e non più

concepito come dialettico modello di conoscenza, come senso del mondo, il soggetto scompare immediatamente, e con

esso scompare dalla geografia ogni possibilità di spiegazione.

Il paesaggio si compone di un piccolo numero di elementi caratteristici che lo rendono descrivibile, identificabile e

comparabile.

L’analisi del Biasutti (che ha scritto l’opera di riferimento fondamentale della geografia: “Il paesaggio terrestre”) si

fonda sull’intreccio delle manifestazioni riconducibili a quattro ordini di fenomeni: climatici, morfologici, idrografici e

relativi al mantello vegetale. Dalla loro combinazione emergono 34 tipi di paesaggio. Tali sintesi è insuperata, ma essa

si riferisce esclusivamente ad alcuni lineamenti naturali, non a tutti, e non include quelli culturali. Biasutti sostiene che

“la storia umana non sta accanto alla natura, ma in essa”, e l’uomo può svincolarsi dai legami diretti che legano i fatti

fisici e biologici tra loro. C’è quindi una separazione tra natura e cultura.

~Un geografo come Kant~

“Tutti i fenomeni e gli oggetti riuniti in un dato spazio terrestre sono reciprocamente collegati da qualche rapporto”

(Biasutti) → ciò si afferma anche e solo nella “Geografia fisica” di Kant.

Kant scriveva di filosofia, ma insegnava la geografia. La storia e la geografia per Kant sono saperi che procedono in

base alla classificazione fisica. La geografia in particolare “rappresenta le cose naturali secondo le loro specie e le loro

famiglie”, ma le rappresenta “secondo il luogo della loro nascita, o luoghi sui quali la natura le ha collocate”, cioè

secondo il principio di vicinanza o prossimità, come davvero nella realtà si danno. Kant quindi enuncia l’opposizione

tra classificazione logica e fisica.

Solo nella forma di paesaggio, le cose del mondo si danno l’una accanto all’altra, coesistono nella loro organica unità e

sono percepite nel loro complesso. Tale forma però non è affatto scientifica, ma solo preliminare alla considerazione

scientifica del mondo (→ Humboldt).

~Tipo geografico e tipo ideale ~

La natura, per Biasutti, non è armonica o disarmonica, è qualsiasi cosa. Tutte le possibilità le sono aperte. L’armonia è

dappertutto e da nessuna parte, connessa com’è al principio di causalità.

Dalla geografia scompare ogni possibilità di concetti tipico-ideali nel senso assegnato da Max Weber. Come per Weber

il tipo ideale, anche i tipi di paesaggio del Biasutti non possono mai essere rintracciati nella realtà empirica. Il carattere

tipico-ideale vale al massimo per i singoli paesaggi, non per il concetto di paesaggio. In quanto quelli discendono da

questo, esso ha una validità sia logica che pratica, che funziona da modello di ciò che il paesaggio deve essere secondo

la convinzione dell’autore. Implica cioè un giudizio valutativo. Per Biasutti, tale giudizio si annida già nell’idea di

paesaggio visibile, e consiste proprio nella pretesa indipendenza di quest’ultimo da ogni preliminare e più generale

opzione. Il giudizio consiste nell’implicita pretesa di ogni pre-giudizio.

Per Biasutti, la geografia è scienza induttiva (dal particolare al generale), quindi descrittiva, e la matrice del tipo

geografico resta inconsapevole ed irriflessa.

~Le forme del paesaggio ~

Il paesaggio mostra ancora i propri limiti. Gambi scrive (anni '70): quel che non ha forma visibile plasma ed edifica

quel che è invece visibile, sicché quest’ultimo, che corrisponde al paesaggio, è solo una conseguenza del primo. Perciò

il concetto di paesaggio è insufficiente a indicare la realtà. Gambi riprende così il discorso di Bloch, che distingueva tra

due sistemi agrari in Francia:

– openfield – campi aperti, privi di recinzione – diffusi nell’Europa centrale – derivano dalla rotazione

collettiva delle colture tipica del Medioevo – abitazioni raggruppate insieme – prevalenza della logica della

collettività

– bocage – campi chiusi, contornati da muretti, staccionate, alberi, siepi – diffusi nella facciata atlantica

dell’Europa – assenza di spirito comunitario e solidarietà comunale – abitazioni isolate – impronta

individualistica

Gambi complica lo schema del Bloch, inserendo il paesaggio delle colture promiscue.

– policoltura mediterranea – riunisce tre piani di coltivazione sovrapposti: erbaceo, dell’arbusto e dell’albero.

Associazione che da luogo ad architetture campestri. Triplicazione del suolo agricolo + bestiame.

A differenza dei tipi di paesaggi precedenti, ciò che è decisivo in questo caso per l’individuazione è la trama dei filari, o

“piantate”.

~Paesaggi anomali ~

L’architettura della piantata era un espediente per la triplicazione del suolo agricolo, che riesce così ad associare tre

piante l’un l’altra antagoniste. Inoltre dopo il raccolto, sopra al suolo pascolava anche il bestiame.

Questa coltura promiscua in filare appartiene a cinque secoli di storia italiana (dal ‘300-‘400 alla fine dell’800) che

Aymard definisce “inclassificabili”: è la più lunga fase di indecisione economica mai conosciuta da un paese

occidentale. Esprime la soluzione mediana equilibrata tra produzione per l’autoconsumo e produzione per il mercato. E

proprio a ciò si deve il principale fascino e l’attrattiva del paesaggio italiano.

L’anomalia della quale il paesaggio della piantata è espressione è la mezzadria (* un proprietario terriero ed un colono si

). →

accordano per coltivare un podere e spartirsi circa a metà i raccolti. Ciò che non viene consumato dalle due famiglie, va al mercato locale

indecisione economica italiana.

~I limiti del paesaggio e l'arte dell'attore ~

I limiti del paesaggio come strumento conoscitivo (Gambi):

-riflessi della vita religiosa sul disegno dei campi e delle maglie stradali

-fatti psicologici come la forza della tradizione e l’abitudine all’imitazione

-esistenza o meno del libero mercato

-diversità dei costumi giuridici relativi alla proprietà familiare

-influenza della città sul contado

Quel che del mondo si può rappresentare sulla carta, quel che è topograficamente rilevante, non è quel che può

spiegarne il funzionamento.

~Paese, paesaggio, dollar standard: la fine dell'ordine ~

1971 – il presidente degli USA sospende la convertibilità del dollaro in oro (dollar standard); pochi giorni più tardi in

Italia vengono aboliti i patti di mezzadria → l’attività del mondo non dipende più da ciò che possiamo vedere/toccare.

Ci fu allora il dollar standard: possibilità di traduzione tra il concreto (oro) e l’astratto (valore nominale di una

banconota). Oggi non esiste più uno standard, anche se qualcuno fa basare il valore delle monete sull’informazione

controllata dal soggetto. Paesaggio e dollar standard subiscono quindi lo stesso processo di evanescenza, perdono

rilevanza e consistenza. In tal modo perde significato anche ciò che chiamiamo “paese”, che serve come scala del

rapporto tra ambito urbano e contadino.

~Il villaggio non è un globo, il globo non è un villaggio~

“Paese” sta per “villaggio”, i cui abitanti costituiscono una comunità audio-tattile-visiva. Se ciò è vero il “villaggio

globale” (metafora cattiva, ma suggestiva e fortunata) di McLuhan non esiste. Secondo McLuhan, c’è una netta

opposizione tra spazio visivo e spazio acustico:

spazio visivo – creato dall’alfabetizzazione fonetica greca che ha trasformato la parola (concezione del mondo) in

qualcosa di visibile, lineare, segmentabile, omogeneo, statico

spazio acustico – sorto come prodotto dell’avvento dei mezzi di comunicazione elettrici e della tecnologia

elettronica, ricostituisce il campo totale di rapporti simultanei, sonori, proprio dell’uomo pre-alfabetizzato. Esso è

dotato di una pluralità di centri ubiqui, apparentemente caotici e in continuo flusso

Innanzitutto un villaggio ha un solo centro, al contrario del globo. Quindi quel che resta della metafora è la conferma

della riduzione del mondo a spazio. Per McLuhan il villaggio significa la minimizzazione della distanza interpersonale e

quindi la massimizzazione della comunicazione.

~Si abita il mondo, non un linguaggio~

W. Bunge: “non è un caso che della geografia di un qualsiasi grattacielo se ne sappia molto meno che del più lontano e

minuscolo villaggio della Terra del Fuoco o della Lapponia”

A prima vista, sembra la conferma di ciò che si crede in filosofia: che si abiti non il mondo ma un linguaggio, che il

mondo dipenda dal “più originario” bene del linguaggio, cioè dalla possibilità di dare nomi che istituiscono l’essenza

delle cose. Ma se pensiamo così, dimentichiamo la cosa più importante: prima di essere abitante, il soggetto è migrante,

il suo esserci è il risultato di uno spostamento. Dunque sostenere che si abita un linguaggio e non il mondo, è un altro

modo per dire che si abita non il mondo ma una carta geografica, una tavola.

~La lezione della genetica~

geografia genetica = fondata sul Dna, serve ad avere un’idea degli spostamenti della nostra specie

I risultati più interessanti delle ricerche sui geni umani sono due:

- regolare diminuzione della somiglianza genetica degli individui col crescere della distanza geografica;

- scoperta di un alto grado di correlazione, a scala planetaria, tra evoluzione genetica e linguistica delle popolazioni, e

ciò nonostante il fatto che le lingue evolvono molto più velocemente dei geni.

L’Europa è il continente che ha il maggior numero di informazioni genetiche, infatti esso risulta diviso in poco meno di

40 regioni individuate da confini sia genetici che linguistici. Tale corrispondenza va spiegata con l’influenza del

linguaggio sui geni. Il che sembrerebbe confermare la precedenza del linguaggio sul mondo, ma le cose invece stanno

proprio al contrario. Le barriere linguistiche possono opporsi alla mescolanza tra popoli diversi (esempio i Lapponi), ma

è soprattutto la natura fisica di certe barriere a farlo (18 limiti linguistico-genetici coincidono con mari, 4 con montagne,

9 sono il prodotto di complessi processi di ordine politico e storico-sociale) → ripristino della priorità della Terra e

delle sue fattezze sul linguaggio.

~L'illusione del genoma~

gene = segmenti con funzioni proprie che formano il dna; assimilato ad una mappa vivente dotata della capacità di

autocostruirsi come corpo.

Schrödiger → i geni sono allo stesso tempo codice di legge e potere esecutivo.

Per quasi mezzo secolo ci si è illusi che decodificare il messaggio nella sequenza dei nucleotidi del Dna avrebbe svelato

il segreto della vita. Oggi, piuttosto che a una carta geografica, il sequenziamento del genoma umano viene paragonato

ad un insieme ancora indecifrato di geroglifici.

~La violenza del mapping~

L’illusione del genoma dipende dalla violenza del mapping.

Anassimandro fu infatti accusato: col suo disegno, egli aveva paralizzato ed ucciso la natura (physis) che invece è in

continuo movimento, è un processo dinamico, è vita.

Fare la mappa di qualcosa implica la preliminare riduzione di una cosa ad apparenza della cose-che-è. In tale riduzione

consiste l’originaria, silenziosa ed implicita violenza del mapping.

Mapping = corrispondenza tra due insiemi che assegna ad ogni elemento del primo una controparte nel secondo.

Nel linguaggio del Dna, gli stessi termini mutano significato col mutare del contesto, e mutano funzione all’interno

dello stesso contesto. Ma su una mappa accade il contrario. Su una mappa tutti i termini sono nomi propri, oppure al

massimo loro specificazioni (ad es. “fiume Gange”). E il loro significato non dipende assolutamente dal contesto, ma è

dato una volta per tutte e per chiunque e vale in ogni situazione.

La mappa non uccide solo la Terra, ma mortifica anche il linguaggio perché irrigidisce il modo di riferirsi all’oggetto,

paralizzando quindi anche il soggetto.

~Squanto~

(→ membro della tribù dei Patuxet che parlava inglese e che aiutò i padri pellegrini a superare il loro primo freddissimo

inverno ).

Negli ultimi anni le rappresentazioni cartografiche hanno preso a vacillare, perdono il loro potere dittatoriale sul sapere,

perciò il soggetto, non più paralizzato, riacquista (come il gene) la propria libertà di movimento. L’antropologia ritiene

lo spostamento, il viaggio, la migrazione come la pratica costitutiva dell’identità del soggetto e di ogni espressione

culturale. Il soggetto quindi è espressione di una serie di localizzazioni mutevoli, prodotto di un processo dinamico.

Emblema di questa svolta è la storia di Squanto.

L'insegnamento che gli studiosi dei processi culturali ricavano dalla storia di Squanto si condensa nella messa in

discussione delle strategie che designano i non occidentali come “nativi”.

Per Appadurai i nativi, gli indigeni, non sarebbero mai esistiti, se vengono definiti come confinati in un luogo: non

esiste un essere umano confinato nel luogo in cui si trova e non contaminato dal resto dell’umanità. Tale idea sarebbe il

risultato di un “congelamento metonimico”, per cui una parte della vita del soggetto viene scambiato per la totalità e

finisce per contrassegnarlo. Il soggetto della conoscenza geografica ha subito questo destino per mano dell’immagine

cartografica.

~Conoscenza, riconoscimento, procedimento: l'immagine del geografo~

Il soggetto per l'Erdkunde era “l'uomo morale”, un individuo che cercava di osservare una regola di condotta che lui

stesso si era dato.

Per Ritter la regola fondamentale del lavoro scientifico era: procedere di osservazione in osservazione, e non da

opinioni o ipotesi a osservazioni. La mancanza di una teoria dichiarata non conduce affatto più velocemente verso la

verità, così come è lontana dall'imparzialità.

Sia per Ritter che per Humboldt non si dà mai “semplice indipendente conoscenza” (Kenntniss) della superficie

terrestre, ma solo “riconoscimento” (Er-kenntniss) di essa.

Iconografia dell’immagine del geografo:

- alla vigilia della Rivoluzione francese le carte accompagnano sempre l’effigie del geografo

- prima metà del '800 – i geografi sono ritratti: penna in mano, all’aria aperta, mentre osservano la natura

oppure scrivono → ciò implica il viaggio, lo spostamento, la mobilità del soggetto

Per Ritter, l’Erdkunde non era affatto una “compiuta scienza della Terra” (Erdwissenschaft), ma solo la conoscenza

del pianeta che noi abbiamo finora acquisito. Ritter definisce la Terra come “il più grande degli organismi viventi”,

assegna al pianeta e i continenti l’identica forma del soggetto della conoscenza geografica.

~Prima morte del signore di Bellantrae~

Il soggetto della conoscenza geografica, come il signore di Ballantrae nel romanzo di Stevenson, muore tre volte per

finta, fingendosi paralizzato:

1) la prima apparente morte coincide con l’invenzione della “geografia umana” da parte di Paul Vidal de la

Blache (‘800-‘900).

Vidal invita ad “osservare la carta”, usare la carta, inteso come l’abbandono di ogni forma di “memoria”,

cioè di ogni idea dell’esistenza della coscienza e del linguaggio (proprio il contrario dell’Erdkunde). Nella

rappresentazione cartografica Vidal vedeva “lo strumento di precisione, il documento esatto che raddrizza le

nozioni false” (i francesi avevano perso la guerra contro la Prussia per colpa di mappe imprecise). Vidal infatti

aderiva al concreto, alla carta, partiva sempre dal reale.

L’influsso di Vidal ebbe lunga durata in Europa (tranne che in Germania) per tutto il XIX sec. La natura della geografia

umana si configura come l’esatto rovescio della precedente geografia critica tedesca dell’ Erdkunde. Per Vidal esiste

solo una descrizione della Terra, quella rappresentata dall’immagine cartografica, che fa a meno di ogni teoria perché

essa è già scientifica per definizione. “Descrivere, definire e classificare, quindi dedurre” (Vidal), dove per “descrivere”

si intende fare la mappa. Con Vidal, la carta geografica torna ad essere un silenzioso strumento per la definizione

implicita (non sottoposta a riflessione) della natura delle cose del mondo.

~Che cos'è l'albero?~

Per Vidal lo strumento di precisione per eccellenza era la carta topografica (* ogni rappresentazione la cui scala sia compresa tra

). Come ogni mappa, anche quella topografica

1:5.000 e 1:200.000, sulla quale cioè 1cm equivalga al massimo a 2km nella realtà

funziona attraverso l’inevitabile scelta tra gli innumerevoli elementi di cui la realtà è composta. Si pone così il problema

della selezione, del processo di riduzione (sacrificio) o modificazione che riguarda il formato, la forma ed il numero dei

fenomeni rappresentati. La semiologia grafica distingue tra:

generalizzazione concettuale – “mutamento d’impianto” del fenomeno (ad es. alla foresta si sostituisce un singolo

albero)

generalizzazione strutturale – implica la conservazione della concettualizzazione data, si limita alla

semplificazione della sua struttura (ad es. il simbolo che sta per foresta passa da un numero di alberi proporzionale

alla sua estensione a un numero di alberi fisso e limitato di alberi per ogni foresta)

Ma tale distinzione non dice nulla del problema originario della riduzione della realtà a segno cartografico.

~La seconda morte del signore Ballantrae~

Il sistema cartografico è un sistema logico (e agisce da dispositivo ontologico). Si ha l’ammissione del carattere teorico

dell’immagine cartografica: le carte sono solo un sotto-insieme della matematica, una specie di incompiuta restituzione

in termini matematici del mondo, il cui difetto è l’imperfezione, l’incompletezza (Bunge). Se i geografi si fidano delle

carte, devono per forza fidarsi della matematica e quindi procedere verso una versione formalizzata, cioè matematica,

della geografia.

2) “geografia quantitativa” (anni ’60-’70) → Bunge e Berry. I singoli concreti fenomeni vengono sostituiti dalle

proprietà astratte, cioè geometriche, del modello della loro distribuzione nello spazio. Secondo Berry, in tal modo è

possibile fare una fondamentale distinzione: quella tra “i fatti che costituiscono l’oggetto della geografia, le teorie che

inseriscono i fatti entro i modelli basati sulla percezione delle regolarità spaziali, e i metodi adoperati per collegare i fatti

alla teoria, formulandola così nella maniera più precisa e concisa possibile”. Per la geografia quantitativa, il fatto è in

realtà soltanto quello che si può ridurre a quantità, dunque misurare, e tutto ciò che non si può misurare viene quindi

escluso dall’analisi. Essa elimina definitivamente il soggetto poiché sopprime interamente la questione del senso,

dell’intenzione assegnata al sapere geografico. La geografia quantitativa parte dalla deduzione, ma la chiama

“fatto”, in modo che essa assuma una veste geometrica, pretendendo che il suo rigore si estenda all’’intero

impersonale meccanismo che da tale clandestina deduzione prende avvio.

~Che cos'è lo zero?~

William Bunge fece un errore, che risiedeva nell'assunzione originaria, che prevedeva la rappresentazione cartografica

come un grossolano derivato delle matematica. Non è la mappa che deriva dai numeri, sono i numeri che derivano dalla

tavola.

Per i babilonesi → lo zero era una cifra e corrispondeva alla colonna vuota dell'abaco;

Nel VII sec a.C. → lo zero era una condizione momentanea;

Fibonacci → lo introduce nell'elenco dei numeri.

Kaplan → il cerchio che sta per zero riproduce l'orma lasciata dal sassolino sulla tavola;

Pitagora → lo zero sta per la tavola stessa, ovvero la parte non occupata dai sassolini.

Tra mensa e mens vi è un’evidente affinità: possiamo paragonare la nostra mente ad una tavola, ma anche il contrario:

possiamo considerare la tavola (lo zero) come una mente in grado di produrre idee.

“Lo zero diventa ciò che gli si aggiunge” (Mahavira) → parole che valgono bene per quella tavola che, aggiunta di

particolari segni, chiamiamo carta geografica.

~La terza morte del signore Ballantrae~

3) il soggetto torna a dare problemi al sapere geografico con la nascita della “geografia comportamentale” (anni

’70). Esso si configura come una variabile interposta tra l’ambiente e il comportamento spaziale, ma quest'ultimo

appare come il risultato di nesso tra stimoli ambientali e reazioni. È come se l’agire sociale non venisse determinato da

scopi e valori in base ai quali il soggetto che agisce si orienta, e che richiedono di essere compresi. Il principio della

“sociologia comprendente” di Max Weber rimane quindi estraneo all’analisi della geografia comportamentale. Viene

però reintrodotto il problema della natura dell’oggetto indagato, cioè l’uomo. Ma in maniera insufficiente: l’uomo

viene assunto come semplice elaboratore di informazione, e la natura solo come complesso di informazioni da

elaborare. Così la realtà viene ridotta ad un sistema che funziona sulla base del modello input-output dove l'ambiente è

solo l'insieme degli ingressi nei confronti del sistema.

~Chi si muove e chi resta fermo~

Quello tra Ulisse e Polifemo è lo scontro tra chi si muove e chi sta fermo, tra chi conosce le leggi e assemblee e chi non

conosce nulla di ciò: l’opposizione originaria, il cui esito, favorevole alla mobilità, ha fatto di quest’ultima la

condizione fondamentale per tutto quello che chiamiamo cultura. Lo stesso concetto di ecumene presuppone il

movimento, cioè l’estensione della conoscenza e di conseguenza della porzione abitata (* la conquista della Terra si è conclusa

). Ogni forma di migrazione è un

alla vigilia della 1° guerra mondiale con il raggiungimento dei Poli. L'americano Robert Peary fu il primo

trasferimento che si svolge da un luogo all’altro sulla superficie del globo secondo un ordine. Infatti il termine

“nomade” deriva direttamente dal greco nomos, cioè legge.

~L'ordine terrestre del nostro pianeta~

Con tale espressione, Ritter si riferiva all’ineguale ripartizione delle acque marine (forme fluide) e delle terre emerse

(forme rigide). L’opposizione tra questi due “universi”, il terrestre o continentale e il marino o pelagico, costituiva per

Ritter il contrasto fondamentale e originario del nostro globo, quello da cui tutti gli altri dipendevano. Nel 1904

Mackinder elaborò la visione di Ritter, distinguendo tre “sedi naturali della potenza” mondiale, di cui la più importante

era quella estesa dalle coste dell’Artico ai deserti dell’Asia centrale e a occidente fino alla soglia che separa il Mar

Baltico dal Mar Nero (l’interno dell’Eurasia). Essa è il “perno geografico della storia”, la più grande fortezza naturale

del mondo, e se chi la occupa (all’epoca l’URSS) riesce ad espandersi sino alle terre della mezzaluna interna (la

Germania), diverrà la prima potenza del mondo, perché raggiungerà l’accesso al mare alterando ogni equilibrio inscritto

dalla natura nell’ordine del mondo.

Anche Hegel riprende Ritter: il fondamento del processo storico è di natura geografica, la storia universale obbedisce ad

uno svolgimento che dipende dalla differente fisionomia dei continenti, perché la loro configurazione condiziona il

destino dei popoli. Però per Ritter oriente ed occidente erano termini relativi e mobili, per Hegel diventano termini

assoluti: il primo coincide con l’Asia, il secondo con l’Europa. Così il Mediterraneo diventa per Hegel l’asse della storia

universale, l’unico centro geografico del mondo. Cioè per Ritter è inconcepibile, in quanto il mondo è una sfera, dotata

quindi di un’infinità di centri.

~Mediterraneo e mediterranei~

Il nome “mediterraneo” dovrebbe sempre essere usato al plurale, perché esso si compone di un complesso di mari

separati, di bacini circoscritti che si susseguono da est a ovest. Un mediterraneo quindi, è semplicemente un grande

ingolfatura oceanica individuata da un profilo al cui interno la terraferma prevale decisamente sull’elemento liquido, e

di tali golfi ve ne sono parecchi. L’unica differenza è che le terre che definiscono il Mare Nostrum dei latini sono molto

più vicine e accostate di quanto accade altrove.

Di diverso parere è Yves Lacoste: Mediterraneo significa per lui medium, cioè mezzo di comunicazione, tra terre. Si

tratta quindi di un nome proprio che designa direttamente un ruolo: quello di un immenso spazio-movimento, di un

unico sistema di circolazione in cui vie di terra e vie di mare si fondono al punto da risultare indistinguibili.

~Un piccolo quarto di giro~

La differenza tra la “Geografia” di Tolomeo e l’Erdkunde risiede nel fatto che la visione geografica è additiva, quella

dell’Erdunke è olistica (=la somma delle parti non corrisponde alla totalità), e ciò è dovuto alla natura labirintica del

mondo, che nella versione cartografica viene invece annullata. Tolomeo consiglia di fare mappe e di non ricorrere al

modello sferico per ragioni pratiche: se l’immagine è una mappa, il soggetto non ha bisogno di spostarsi perché non ha

bisogno di cercare il centro, vede subito ogni cosa. Ancora oggi siamo tolemaici, tutte le volte che apriamo un atlante.

Fu proprio Tolomeo, vietando il globo, a stabilire definitivamente che il soggetto restasse immobile, che la conoscenza

fosse una funzione di una doppia connessa stabilità: quella del soggetto e quella dell’oggetto. La natura statica del

soggetto, ci deriva dalla natura fissa della nostra immagine del mondo.

~Le rane, lo stagno, la Terra~

Come per Platone, anche per Hegel il genere umano restava un gruppo di ranocchi accovacciato intorno allo stagno

mediterraneo euro-africano. Nell’emisfero boreale si concentrano i 2/3 delle terre e i 9/10 dei circa 6 miliardi di persone

di cui si compone oggi la popolazione mondiale. Nell’emisfero australe le masse emerse diminuiscono, e così il carico

umano, con pochissimi addensamenti che fanno eccezione (California, Brasile, Australia sud-orientale). Metà degli

attuali abitanti della Terra risultano accalcati su di 1/6 delle terre emerse. 68 milioni di km sarebbero ancora allo stato

2

selvaggio (vegetazione originale, estensione non inferiore ai 10.000 km , bassa densità di popolazione), come

2

l’Amazzonia, il Congo, la Nuova Guinea, il bacino dello Zambesi in Mozambico, i deserti dell’America del Nord. Tali

aree, che superano di poco il 7% delle terre emerse, racchiudono più del 60% delle piante e più del 40% di tutti i

vertebrati del pianeta → anche la distribuzione dei vegetali e degli animali, come quella umana, risulta concentrata e

asimmetrica.

~Il legno storto dell'umanità~

Con tale espressione Kant intendeva la natura congenitamente imperfetta del genere umano, la sua costituzionale

debolezza ed infermità.

Tornando all'episodio narrato da Omero, Ulisse sceglie un tronco d’ulivo, che è l’albero più contorto di tutto il

Mediterraneo; poi lo taglia per la lunghezza di due braccia (→ primo esempio di concezione geometrica della

simmetria, quella bilaterale). Il meccanismo simmetrico contiene il concetto di identità, quello di differenza e il

processo che stabilisce i termini della loro corrispondenza ed equivalenza.

Dopo di che Ulisse comanda ai suoi uomini di eseguire lo sgrossamento, la rettificazione dello storto nel diritto, la

metamorfosi. È l’ulivo il legno storto dell’umanità, quello da cui essa trae origine. La rettificazione è così l’inizio della

tecnica, ma anche l’inizio dell’applicazione del modello simmetrico alla conoscenza del mondo.

Dividendo così, con un’astratta linea retta (diaframma), il Mediterraneo, ci si accorse che nel settore superiore mano a

mano che si andava verso nord le temperature diminuivano, mentre in quello inferiore spostandosi verso sud le

temperature aumentavano. Il modello riuniva le tre caratteristiche fondamentali su cui ogni struttura simmetrica si

fonda: rappresentazione, trasformazione, invarianza.

Ciò si trasformò nell’idea più importante per la comprensione della distribuzione degli uomini: il clima.

~Uomini (donne) e clima~

Se dunque la tecnologia inizia con la rettificazione del tronco, la scienza inizia con l'astratta linea retta, impensabile

senza l'operazione precedente.

I primi tentativi di classificazione dei climi sono molto recenti. Quel che per noi oggi è il clima inizia a prendere forma

intorno al 1650, quando compaiono adeguati strumenti di misurazione delle sue componenti (barometro, termometro).

Prima il clima era la striscia di terra, compresa tra due parallele linee rette, che di mezz’ora in mezz’ora distinguevano

per ogni fascia la differente durata del giorno più lungo.

Clima per gli antichi greci significava “inclinazione” dell’asse terrestre rispetto al Sole. Molto prima di smembrare la

Terra in sette continenti, il sapere occidentale ha diviso l’ecumene in sette climi; già all’inizio del ‘200, Federico II

scriveva che:

– il 1°ed il 7° (tropicale e boreale) sono climi estremi;

– il 2° e il 6° sono meno estremi;

– il 4° e il 5° sono i climi più benigni e temperati, dove si addensa la maggior parte della popolazione.

Per Hassinger, i focolai originari della vita si allineavano lungo una striscia che includeva tutti i luoghi la cui

temperatura media annua era compresa tra 25-15 gradi: dal Mediterraneo alla Mesopotamia all’India alla Cina. Negli

ultimi secoli il baricentro del carico demografico europeo si è spostato verso settentrione, ma nonostante ciò ancora

oggi metà della popolazione mondiale vive tra i 20-40 gradi di latitudine nord.

~L'asse della Manica~

Proprio l’irregolare estensione e la diversa ripartizione delle terre e delle acque, con la variabilità delle temperature e il

movimento dei venti, costituiscono la ragione fondamentale dell’ubiquità e della connessione tra tutti gli elementi.

Perché l’agricoltura si è diffusa con ritmi diversi nei vari continenti?

La diversità delle vicende americane, africane, europee dipende prima di tutto dal diverso orientamento dei relativi assi

continentali: nella massa eurasiatica c’è una continuità ed un’omogeneità di condizione climatiche altrove sconosciuta.

Infatti la più antica zona di produzione alimentare del mondo coincide con l’attuale Mezzaluna Fertile. Qui l’agricoltura

è documentata sin dal 8000 a.C. e da qui farro, orzo, piselli, lino si sono propagati ad una velocità superiore a 1km

l’anno.

Dal Messico invece, il mais raggiunse la costa orientale nordamericana a una velocità che non supera il 1/2km l’anno →

ciò mostra la generale maggior difficoltà della trasmissione in senso meridiano degli animali e delle piante rispetto a

quello secondo la latitudine.

~Cartografia e geografia dei geni~

La somiglianza genetica tra una popolazione e l'altra diminuisce in modo regolare con il crescere della distanza e ciò

accade perché tutte le popolazioni si scambiano gli individui, attraverso la migrazione.

Tale fenomeno crea una forte correlazione tra la distanza genetica e quella geografica. Le cose, poi, si complicano

ulteriormente perché e frequenze genetiche vengono costantemente alterate da due fattori:

– la selezione naturale;

– la deriva genetica (la fluttuazione da una generazione all'altra dovuta al campionamento casuale degli spermi e

delle uova.

Per la spiegazione delle migrazioni i genetisti ricorrono:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher toni.jacopo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Bonazzi Alessandra.

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