Esame di geografia sociale e culturale
Introduzione
Nel 1980 nasce, in Gran Bretagna e Stati Uniti, la New Cultural Geography (NCG), come reazione alla geografia culturale di Carl Sauer e dei suoi allievi della Berkley School, i quali dai primi anni del XX secolo avevano imposto temi e metodi nella geografia culturale, mantenuti come riferimento fino agli anni '70 del '900. Le teorie saueriane si basavano sull'antropologia culturale e sulla storia del paesaggio, vedevano la cultura come una variabile oggettiva, che non si potesse spiegare e che formasse una sfera che non aveva nessun collegamento con le condizioni politiche e sociali.
I nuovi geografi culturali, invece, cercano di capire il funzionamento della cultura, quali meccanismi di potere si celano nella promozione di una cultura, e di definirla. Essi si rivolgono alla Cultural History e ai Cultural Studies (CS), cercando di promuovere una nuova forma di sapere, legittimando nuovi punti di vista (soggettivi, subalterni, marginali).
- Esaminare ogni oggetto di studio secondo pratiche culturali e in relazione alla dimensione di potere.
- Analizzare la cultura all'interno del contesto politico e sociale in cui si manifesta (quindi non è più intesa come una sfera a parte).
- La cultura non è solo oggetto di studio ma anche luogo della critica politica e dell'azione.
- I CS mirano a superare la distinzione tra forme di sapere tacite (locali, frutto del contesto storico), ed oggettive (universali).
- I CS valutano moralmente la società moderna e si impegnano in una radicale azione politica.
Tutti questi cambiamenti fanno parte del Cultural Turn, cioè della svolta culturale. I temi classici della geografia culturale (spazio, luogo, paesaggio) vengono ridiscussi alla luce della teoria marxista, femminista e postmoderna. Si esce dai limiti disciplinari per produrre nuovi paradigmi teorici, visibili anche in altri campi del sapere. Cambiano anche gli obiettivi, lo scopo è spiegare l'insieme di relazioni politiche, economiche e materiali che danno vita ai paesaggi culturali in cui si collocano. La NCG fa riferimento a molteplici paradigmi teorici al di fuori della geografia, come la New Left, con il suo atteggiamento radicale e critico verso le idee precedenti. La NCG pur nascendo in Gran Bretagna e USA si è diffusa anche in altri stati, ma partendo dal presupposto che non esiste un punto di vista delocalizzato e basandosi sull'importanza del contesto, ha prodotto nuove narrazioni e rappresentazioni geografiche.
Capitolo 1
La NCG si ispira ad altre discipline, alle quali la geografia fino ad allora non si era mai allacciata. Principalmente si rifà al filone dei Cultural Studies, inaugurato da Raymond Williams, il quale operò nel Birmingham Center for Contemporary Cultural Studies. Per R. Williams la cultura non è appannaggio delle classi sociali alte e moralmente superiori, ma la sua è una visione dal basso (bottom-up), intesa a partire dalle classi sociali escluse fino a quel momento dalle analisi culturali. Per R. Williams la cultura è una nebulosa struttura del sentire che definisce la vita delle persone, e anche come l'insieme delle profuzioni che riflettono e modellano questa struttura del sentire. La cultura, quindi, non è più intesa come un concetto astratto ma un mezzo attraverso il quale l'uomo può acquisire più significati.
Nei primi anni '80, Peter Jackson e Denis Cosgrove, lanciano un appello proponendo una rifondazione della disciplina, che parta dal ruolo della cultura. La NCG non è unitaria, tutti li apporti dei geografi fanno riferimento sempre a un nuovo modo di intendere la cultura, vi è, però, sempre un rimando a Williams, in particolare per il ruolo delle rappresentazioni cartografiche e geografiche.
Direzioni
In seguito agli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, la geografia, in particolare geopolitica, viene eclissata e ripresa solo nei decenni seguenti, così nella NCG degli anni '80 ritroviamo temi e discorsi che erano nati negli anni '60 e '70 e che erano giunti a compimenti negli anni '80, come il femminismo, i movimenti pacifisti, teorie poststrutturaliste e postcoloniali. Gli studi postcoloniali, in particolare, riprendevano temi prettamente geografici, e misero in discussione tutti quelli che erano gli elementi di supremazia che gli europei avevano imposto nei processi di colonizzazione, anche termini come categorie metageografiche (cioè che vanno oltre la geografia come il concetto di Nord e Sud del mondo o il contrasto tra Oriente e Occidente).
La vera rivoluzione apportata dalla NCG è il cambiamento tra geografia e oggetto della ricerca, infatti, i nuovi geografi culturali si sentono così immersi nel mondo che sanno di non poterlo descrivere in modo oggettivo, poiché sono loro a farne parte. La NCG si sviluppa nel periodo del libero mercato della Thatcher e di Reagan e durante la dissoluzione dell'URSS. Giunge a maturazione l'idea che la cultura si esprima e si eserciti attraverso lo spazio e che si modifichi in base alle caratteristiche storiche, sociali e politiche del contesto, invece per Sauer attraverso lo studio dei testi e delle carte si poteva arrivare alle ragioni delle differenze delle culture e, eventualmente, al motivo di superiorità di una cultura su un'altra.
La NCG studia le aree metropolitane dell'Occidente industrializzato, nelle quali sono più evidenti le battaglie sociali e politiche che si fondano sulle differenze culturali e di egemonia. I geografi precedenti, anche in queste aree, avevano dato per scontato le differenze sociali. Heidi Scott afferma che l'attenzione per le aree urbane dell'Occidente nasce principalmente per distaccarsi dalla geografia saueriana che si interessava esclusivamente delle aree rurali e dei paesaggi non occidentali. Con la NCG tutte le categorie vengono decostruite e ridefinite, anche la nozione di classe operaia.
Funzionale è lo studio di Kay Anderson sulla Chinatown di Vancouver. Quando a fine '800 i cinesi arrivarono a Vancouver si inserirono in Dupont Street, che da quel momento fu caratterizzata da forme di reclusione culturale ed economica dovute ai pregiudizi razziali sui cinesi, visti come una minaccia morale e fisica. Questa ideologia razziale ebbe due effetti nel paesaggio materiale, che inizia ad esprimere due significati: la situazione sanitaria pericolosa per la salute pubblica, e la depravazione morale degli orientali (poiché si diceva producessero oppio). Tuttavia, nei primi anni del '900, e soprattutto durante la Grande Depressione, i cinesi vengono promossi e la Chinatown viene ridefinita benevolmente e vista in modo differente dagli abitanti di Vancouver. Ora la Chinatown di Vancouver viene presentata quasi come una merce da vendere ai turisti. Il paesaggio urbano si trasforma in ideologia, non è il prodotto di un'unica cultura ma l'esito della negoziazione tra coloro che hanno il potere di definire Chinatown, cioè la popolazione maggioritaria, e coloro che sono costretti a vivere in questa definizione.
Don Mitchell, invece, studia la città di Johntown in Pennsylvania, una città ex-industriale che con la ricostruzione perde tutte le sue caratteristiche precedenti, viene ripulita del suo passato fatto da lotte sindacali e forme di segregazione. Con la NCG la città diventa oggetto di studio, è dove hanno luogo i fenomeni dei nuovi spazi di consumo, come il centro commerciale suburbano. Il Mall non è solo un luogo di commercio ma anche di entertainment. J. Goss studia il West Edmonton Mall, uno spazio privato di consumo che si trasforma in apparente spazio pubblico.
La NCG, inoltre, si occupa di soggetti fino ad ora ignorati nello spazio sociale: donne, disabili, vecchi e giovani. Negli anni '90 si assiste ad un crescente studio sul paesaggio, il quale acquista una natura simbolica, ha un significato per chi ci vive (insider) e un altro per chi lo vede da fuori (outsider). Il paesaggio è visto come lavoro, cioè come frutto dell'azione sociale, e come al lavoro, ovvero agisce come attore sociale condizionando le relazioni sociali ed economiche.
Nello studio delle migrazioni non ci si sofferma più sui fattori di spinta e attrazione ma sulla mobilità, cioè sullo spazio del movimento. Gli stati moderni reagiscono male alla mobilità, infatti chi è sradicato viene visto come portatore di valori instabili. Ciò ha portato alla segregazione dei beduini libici durante il fascismo, ma anche agli avvenimenti successivi all'11 settembre, che hanno portato alla formazione di quelli che Agamben chiama Spazio di Eccezione, dove tutte le determinazioni giuridiche sono destituite. Si riscopre la radice del terrore nel termine territorio, ci si occupa dell'irrigidimento dei confini e del controllo dell'immigrazione.
Cultura
Il termine cultura è centrale nella riflessione geografica. R. Williams fa risalire il significato del termine al latino "colere", ovvero coltivare, ma è anche contrapposizione perché cultura è tutto ciò che non è natura. È una parola che diviene via via più complessa, cui significato cambia a seconda dei modelli sociali. Ogni messa a punto di significati esprime una relazione di potere. Una teoria culturale è un mezzo per svelare i rapporti mediati in una società che portano a forme di diseguaglianza culturale.
I geografi della NCG decostruiscono il termine cultura partendo dalle origini per capire l'origine della subordinazione di una cultura a un'altra. Nel XV secolo in Francia e in Inghilterra la cultura era intesa come coltivazione e nel tempo passa per estensione agli individui, così viene intesa come ciò che serve per coltivare la mente. Emergono così due significati: un uomo colto è un uomo la cui mente è stata coltivata, ed è moralmente superiore, mentre un uomo non colto ha una mente priva di governo e regole e quindi è subordinato. Queste pratiche discorsive, che giustificano che il colto predomini sul non-colto hanno ispirato la pratica materiale della colonizzazione.
Nel XIX secolo la cultura viene intesa come civilizzazione, però il filosofo Herder critica questa visione affermando che si deve parlare di cultura al plurale, non solo di culture nazionali ma anche di diverse culture all'interno di una stessa nazione, da qui l'idea che più culture possono vivere nel medesimo spazio. La concezione di Herder viene ripresa poi dai romantici. Esistono, quindi, due sfere per la definizione di cultura: materiale (civilizzazione) e simbolica (cultura).
Nella geografia culturale di Sauer e dei suoi seguaci c'era molto della geografia ottocentesca, però non è la natura che determina il comportamento dell'uomo ma la cultura. Il determinismo ambientale di Ratzel si evolve in un determinismo culturale. Sauer parte dall'idea di Lamarck secondo la quale si possono trasmettere caratteristiche acquisite alla progenie attraverso l'abitudine, la volontà e l'ambiente. Il determinismo ambientale diviene la spiegazione di ogni forma culturale. Carl Sauer si distacca però dalla forma più esasperata di questo determinismo, (importato poi negli USA da Ellen Churchill Semple), e mette a punto la teoria del superorganicismo, secondo la quale l'area culturale è la manifestazione della connessione tra cultura e natura.
Il punto debole della teoria saueriana sta nel concetto di cultura non sottoposto ad alcuna critica, è un concetto reificato, cioè talmente oggettivo da non poter essere messo in discussione, è una cultura superorganica, che vive di vita propria. Mitchell, invece, afferma che la cultura si fa non si possiede. Dal passaggio dalla teoria alla prassi ne discende il "fare geografia culturale", si passa dalla rappresentazione alla prassi, basandosi sulla "nonrepresentational theory" cioè l'importanza del contesto e delle relazioni economiche, politiche e sociali che hanno dato vita a testi, mappe ecc. e gli esiti concreti della produzione culturale. La geografia si unisce ad altri saperi, le svolte culturali (cultural turns) hanno permesso il geographical turn. La NCG ha però dei limiti: scarsa attenzione al di fuori della produzione anglosassone.
Punti di vista
Crisi della rappresentazione cartografica: è una crisi del discorso del mondo che fino ad allora era veicolato dalle carte geografiche del passato. La NCG critica la geografia pretesa come scienza oggettiva, invece la topografia e la cartografia sono al servizio delle classi dominanti e quindi sono indirizzate a legittimare una forma di potere sul territorio, in genere sono l'espressione della posizione dominante del soggetto bianco, maschio ed europeo. La geografia culturale di Sauer aveva la pretesa di avere un punto di vista delocalizzato, invece la NCG afferma che ogni punto di vista è localizzato, cioè la rappresentazione del mondo fatta da un geografo/cartografo parte da certe condizioni politico-sociali, non c'è un'unica rappresentazione del mondo ma ne esistono molte, infinite. Nella geografia umana anglosassone del XX secolo si possono distinguere 4 modalità di rappresentazione. La prima vige fino agli anni 1950 e consiste in quella del particol...
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