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Frankenstein di Mary Shelley

Introduzione

Il sottotitolo di questo romanzo è “il prometeo moderno”, il Prometeo della mitologia greca, un titano ribelle che ruba il fuoco dall'Olimpo per salvare l'umanità, da cui viene tratto il tema della ribellione contro il destino. Con questo sottotitolo vuole alludere all'aspirazione degli scienziati di poter fare tecnicamente qualsiasi cosa. Il romanzo nacque in Svizzera, durante una visita di piacere all'amico del marito, Percy Shelley, lord Byron. Trovarono degli scritti che parlavano di fantasmi, allora una sera si propose una sfida: ognuno doveva scrivere una storia fantastica ispirata a quei libri. Subito Mary ebbe difficoltà a trovare una buona idea, in confronto ai suoi “colleghi” che già dopo pochi giorni erano a buon punto. L'idea arrivò, anche se tardiva, una notte mentre Mary dormiva: si può dunque dire che ella sognò quello che sarebbe diventato uno dei romanzi più celebri della letteratura inglese. All'inizio Mary pensò di scrivere un romanzo breve, ma suo marito la incitò a dare sfogo alle sue parole. Proprio di Percy è anche la prefazione del libro. Mary (che aveva solo 21 anni) dichiarò solo in una seconda edizione la sua vera identità: infatti subito il libro venne pubblicato sotto falso nome maschile.

Le lettere iniziali

Il romanzo non inizia subito con la storia vera e propria, ma con una serie di lettere che un giovane capitano, Robert Walton, invia alla sorella Margareth (presumibilmente nel 18esimo secolo, ma il periodo non è specificato). Il giovane Walton, diventato ricco grazie all'eredità ricevuta dopo la morte di un cugino, decide di esplorare col suo equipaggio quelle parti del mondo non ancora ben conosciute. Egli voleva dirigersi al polo e poi circumnavigare il mondo. Però, giunto all'estremità dell'emisfero, la sua nave rimane intrappolata per giorni tra i ghiacci. In questo periodo, il suo equipaggio scorse tra i ghiacci un enorme figura mostruosa su una slitta. Esattamente il giorno successivo, invece, vedono arrivare su una slitta un uomo congelato che chiede di poter salire a bordo. Egli si presenta come Victor Frankenstein e inizia a narrare la sua storia all'equipaggio. Nel frattempo, Walton tiene informata la sorella sulla incredibile storia che l'uomo racconta.

Capitolo Primo

Victor narra la storia della sua famiglia e della sua infanzia felice. Dice di essere il primogenito di una famiglia agiata che viveva in Svizzera. Suo padre era un alto rappresentante del suo paese e ricopriva importanti cariche pubbliche. Egli aveva un migliore amico, il signor Beaufort, che era un ricco mercante, ormai caduto in disgrazia per una serie di sfortune. Vergognandosi della sua disgrazia, dopo aver risanato i debiti, scomparve da Ginevra. Il padre di Victor trascorse molti anni a cercarlo e riuscì a rintracciarlo in una piccola e povera casa, molto malato ed affamato. Veniva seguito dalla figlia Caroline, con tanto amore, ed era lei che riusciva a portare a casa quel poco denaro, grazie a dei lavori che svolgeva saltuariamente. Dopo alcune settimane Beaufort morì e la figlia venne affidata a dei parenti del padre di Victor. Due anni dopo, lui e Caroline decisero di sposarsi nonostante la differenza di età. I due si amavano molto e portavano rispetto reciproco. Quando il marito si ritirò in pensione, iniziarono a viaggiare intorno al mondo. Victor, infatti, nacque a Napoli. Ricevette un'ottima educazione ed era molto amato dai genitori. Durante un soggiorno nel nord Italia, Caroline visitò un povero villaggio e, nel giardino di una casa, vide una bambina che non sembrava affatto appartenere a quel luogo. Decise di adottare quella bellissima bambina dai capelli biondi e dagli occhi azzurri, che era stata affidata da una famiglia austriaca ai contadini.

Capitolo Secondo

All'inizio si parla del bel rapporto nato con la sua sorellastra (che lui chiama cugina), Elizabeth, con cui giocava e passava le sue giornate. Ella era anche come un calmante per la voglia irrefrenabile di conoscenza che Victor aveva. Andava a scuola, ma non gli piaceva socializzare, preferiva dedicarsi ai suoi studi da autodidatta sulla scienza, la sua più grande passione. L'unico amico che aveva si chiamava Henry Clerval, il suo esatto opposto poiché era appassionato di Letterature (soprattutto cavalleresche) e culture diverse dalla sua. Durante un viaggio a Thonon, capita quella che lui descrive come l'inizio della sua sventura: si ritrovò tra le mani un volume di Agrippa, che iniziò a esaminare senza sosta. Più il padre gli diceva di lasciar perdere con quel genere di “roba”, più lui se ne appassionava. Scoprì poi altri due filosofi della scienza: Alberto Magno e Paracelso. Iniziò a compiere anche i suoi primi esperimenti (voleva creare l'elisir di lunga vita per entrare nella storia ed essere ricordato da tutti). Tornati a Ginevra, nacque il suo terzo fratello e per questo i genitori decisero di stanziarsi definitivamente a Belrive. Qui, un giorno, assistette ad una potentissima pioggia di fulmini che riuscì quasi a disintegrare una quercia secolare. Un suo vicino di casa gli spiegò il fenomeno attraverso le teorie del galvinismo e dell'elettricità, da lui stesso sviluppate. Da quel giorno Victor abbandonò i suoi precedenti studi, che quasi lo disgustavano, e si dedicò alla matematica. Ma già dentro di lui sapeva che quelle “folli” teorie non lo avrebbero mai abbandonato e che sarebbero state la sua rovina.

Capitolo Terzo

A 17 anni suo padre decise che era ora per Victor di conoscere il mondo al di fuori del suo paese. Per questo lo iscrisse all'Università di Ingolstadt. La sua partenza venne, però, rimandata da due spiacevoli fatti: prima Elizabeth, poi sua madre si ammalarono di scarlattina. La prima si salvò per miracolo, la seconda invece morì, serena poiché la sua famiglia l'aveva amata fino all'ultimo secondo di vita. Per Victor fu un duro colpo: non aveva mai provato questo sentimento chiamato dolore. Non avrebbe voluto lasciare la famiglia in un momento così tragico, ma Elizabeth lo spinse a partire e si preoccupò fin da subito di risollevare la famiglia e di prendersene cura, come una piccola donna. Allora affrontò il lungo viaggio in carrozza, sembrava interminabile, anche perché la sua mente non si spense per un secondo. Arrivato a destinazione, gli venne concesso un breve periodo di ambientazione: girovagò per le aule, le biblioteche e conobbe i suoi insegnanti. Uno, il prof. Krempe, non gli fu da subito molto simpatico poiché disprezzava tutti i filosofi che fino a quel momento avevano appassionato Victor; il secondo, il prof. Waldman, invece apprezzava la scuola di pensiero di Victor e la condivideva: infatti gli suggerì nuovi testi da esaminare e lo fece avvicinare alla chimica. Il rapporto con questo professore liberò di nuovo nella mente di Victor quelle idee “malvagie” che tentò di reprimere, ma che diventarono presto il suo destino.

Capitolo Quarto

Mr. Waldman diventò presto suo amico e mentore. Victor iniziò a dedicare tutto se stesso alla filosofia naturale, prima alla chimica e alla matematica, poi all'anatomia. Studiò ogni volume e ogni scoperta fatta in quei campi. Dopo due anni trascorsi all'Università, pensava di aver imparato abbastanza da far ritorno a casa. Ma aveva ancora un'idea a cui non aveva risposta: “Che cos'è e come funziona la vita?”. Decise di rimandare la sua partenza, perché non era ancora soddisfatto degli obbiettivi raggiunti: lui voleva arrivare al confine tra la vita e la morte. Si rinchiuse nel suo laboratorio, passava le notti nei cimiteri e si dimenticava persino di rispondere alle lettere che la sua famiglia abitualmente gli spediva. Con i suoi studi e le sue conoscenze, trovò il modo di “dare la vita”, quindi iniziò un progetto impossibile: creare un essere vivente il più possibile simile all'uomo. Passava giorni e notti nel suo studio, tanto che anche le sue condizioni di salute ne risentirono (aveva sempre la febbre e iniziò a soffrire di crisi nervose). Ma secondo lui, senza dedizione totale non si poteva raggiungere alcun risultato.

Capitolo Quinto

In una cupa notte di novembre, mentre fuori pioveva, all'una di notte circa, il suo più grande desiderio si avverò: la sua creatura prese vita, dopo anni di dedizione. Voleva creare una creatura bella, per questo si procurò le migliori membra, ma quando la osservò il suo entusiasmo si fermò: era una creatura enorme e orrenda con occhi gialli, pelle verdastra che copriva a malapena la sua anatomia, pochi capelli neri, come le sue labbra. Ne fu subito terrorizzato, per questo scappò dal laboratorio e si rinchiuse nel suo alloggio. Dopo alcune ore riuscì ad addormentarsi, ma il suo sonno venne interrotto dalla creatura, che quasi sembrava sorridergli e quasi tentava di parlare. Victor, allora, scappò dall'appartamento, rimase nel cortile del collegio fino alle 6 del mattino, poi prese a camminare per le vie del paesino. Arrivò davanti ad una locanda e vide una carrozza avvicinarsi a lui: era il suo amico Clerval. Subito il giovane Frankenstein cercò di cancellare le sue ansie e accolse calorosamente il suo amico.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sbarbs1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Villa Luisa.
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