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Caratteristiche del comparto produttivo

Il settore dell'attività agricola è indirizzato alla produzione di prodotti vegetali ornamentali e di materiale di propagazione non solo ornamentale, ma anche orticolo, frutticolo e boschivo. La caratteristica comune di tali prodotti è la "non commestibilità". Il florovivaismo comprende: floricoltura, vivaismo ornamentale e vivaismo non ornamentale (orticolo, frutticolo, forestale).

Floricoltura

Produce e commercializza fiori recisi, foglie e fronde da recidere, piante in vaso da interno (quindi un prodotto finito).

Vivaismo ornamentale

Produce e commercializza materiale di propagazione di specie ornamentali e piante ornamentali da esterno (prodotto incompiuto – che continua a crescere).

Il comparto floricolo è un segmento agricolo molto simile all'industria: prodotti destinati ad un consumo non alimentare, domanda concentrata in determinati periodi, elevata specializzazione, elevata PLV, elevati investimenti, e richiede manodopera specializzata, con un'estrema importanza della qualità.

Panorama mondiale

Nel 2010 si è stimato a livello mondiale che circa 700'000 ettari di superficie sono impiegati per la floricoltura, con un valore complessivo della produzione sui 26'000'000'000 di euro. I principali produttori mondiali sono: USA, Olanda, Cina, India, Giappone, Germania, Italia, Colombia. Grazie a condizioni climatiche favorevoli, ad un basso costo della terra e della manodopera, a minori vincoli ambientali si è assistito ad uno spostamento dei centri di produzione da Europa occidentale, USA, Giappone a centro/sud America, sud-est asiatico ed Africa.

Circa il 75% degli scambi internazionali dei prodotti floricoli interessa l'Europa. Sono forti importatori Francia, Regno Unito, Germania ed Olanda (tuttavia quest'ultimi hanno anche una forte componente export). L'Europa occidentale inoltre copre circa il 50% del consumo mondiale di prodotti floricoli; il mercato è praticamente saturo, mentre ci si aspetta che quelli nordamericano e giapponese continuino a crescere; nuovi mercati potrebbero svilupparsi in paesi est-europei, asiatici e sud-americani con economia in crescita.

Italia

Per quanto riguarda il comparto nazionale, la coltivazione di fiori recisi in Italia ha subito nel tempo una meridionalizzazione (attualmente circa il 60% della produzione) a causa di minori fabbisogni energetici, una maggior disponibilità di manodopera a minor costo, una minore incidenza dei costi di trasporto. Per quanto riguarda le fronde recise, la produzione rimane preponderante nelle regioni centrali. La produzione di piante in vaso è concentrata soprattutto al nord, per tradizione e maggior vicinanza tra produzione e consumo.

  • Punti di forza della floricoltura italiana:
    • Tradizione.
    • Articolazione produttiva (legata alla variabilità climatica e socio-economica).
  • Punti di debolezza della floricoltura italiana:
    • Aziende di piccole dimensioni, con produzione ed offerta dispersi.
    • Costi di produzione elevati e prezzi di vendita stagnanti.
    • Impianti obsoleti, senilizzazione dei floricoltori.
    • Dipendenza dall'estero per il materiale di propagazione e la tecnologia.

Commercializzazione dei prodotti floricoli

  • Vendita diretta sul luogo di produzione (contatto diretto produttore-acquirente; prezzo stabilito direttamente dal produttore; necessita di personale addetto alle vendite; necessita di un luogo destinato alla vendita).
  • Vendita diretta su mercati locali (vantaggi e problemi analoghi al caso precedente).
  • Vendita a fioristi attraverso intermediari, agenti o contatti diretti.
  • Vendita attraverso cooperative (la cooperativa ritira il prodotto e si fa carico della vendita).
  • Vendita su mercati all'ingrosso (generalmente compare la figura del grossista; può avvenire in forma associata; mancata concentrazione dell'offerta, frequente inadeguatezza funzionale).
  • Vendita all'asta (prodotto ben identificato per quanto riguarda: quantità disponibile, quantità minima acquistabile, qualità, produttore; sistema “ad orologio”; maggiore stabilità dei prezzi; favorisce la standardizzazione e la qualità del prodotto).
  • Vendita per contratto con la grande distribuzione (in aumento; in Europa interessa circa il 10% della produzione; sono richieste: programmazione e garanzia qualità; interessa più le piante in vaso).
  • Vendita informatizzata (tramite internet).

Il sistema "ad orologio" delle aste riporta su un lato il nome del fornitore, il prodotto e note riguardanti la qualità. Sull'orologio sono riportati la valuta, il codice del compratore, il numero di unità che compongono la partita per il numero di pezzi che compongono l'unità ed infine il quantitativo minimo (di unità) che si può acquistare.

Propagazione

A seconda della specie considerata e degli scopi, le specie floricole si possono propagare: per seme, per talea, per innesto, per divisione della pianta, per organi di riserva sotterranei (bulbi, rizomi, tuberi), per micropropagazione. La stessa specie può essere propagata con sistemi diversi.

Propagazione per seme

La riproduzione per seme è tipica delle piante annuali da fiore. Vengono comprese sotto la voce di piante in vaso e si tratta di specie da aiuola o da vaso. Non sono tutte propriamente annuali dal punto di vista botanico, ma lo sono da punto di vista pratico e commerciale. Vengono prodotte tramite semina in seminiera o contenitore alveolato e uno o più trapianti fino ad arrivare al contenitore di vendita. La stagione di vendita è localizzata a primavera e generalmente hanno un lungo periodo di fioritura (fino all'autunno). Possono essere commercializzate in vasetti singoli o in pack. La riproduzione per seme si utilizza inoltre in praticamente tutte le specie floricole a scopo di miglioramento genetico.

Propagazione agamica

Alle piante riprodotte agamicamente a partire da un unico individuo si dà il nome di clone; molte delle cultivar ornamentali o da fiore reciso sono dei cloni. I vantaggi risiedono nella possibilità di propagare varietà che non producono semi, nell'omogeneità e nel mantenimento dei caratteri del materiale, nella possibilità di completare l'allevamento delle piantine in periodi più brevi rispetto alla propagazione per seme. Lo svantaggio principale è legato alla possibile trasmissione di malattie.

Si ricorre all'innesto per propagare specie caratterizzate da difficoltà di radicazione e che non si prestano ad altre riproduzioni, per conferire alle piante caratteristiche di vigoria o di adattamento a specifiche condizioni, per ottenere particolari effetti dal punto di vista estetico. Il limite della riproduzione per divisione della pianta è dato dal basso tasso di moltiplicazione e le scarse garanzie dal punto di vista sanitario. La riproduzione di individui tramite organi di riserva sotterranei è tipico delle "bulbose".

Micropropagazione

La micropropagazione utilizza la tecnica delle colture in vitro di cellule, tessuti o organismi vegetali su opportuno mezzo nutritivo, in condizioni sterili e in ambiente (temperatura, luce, umidità) strettamente controllato. La micropropagazione si basa sulla totipotenza delle cellule vegetali (capacità di cellule adulte di sdifferenziarsi e riacquisire proprietà meristematiche). Viene effettuata principalmente in tre modi:

  • Coltura di meristemi (stabilità genetica e risanamento da virus; quanto più piccolo è l'espianto, quanto minori sono i rischi di trasmissione virale, quanto minore è la probabilità di attecchimento).
  • Organogenesi (consiste nello sviluppo di germogli o apici radicali da un espianto posto in vitro; possibilità di mutazioni).
  • Embriogenesi (consiste nello sviluppo di un embrione anziché da uno zigote da una cellula somatica; possibilità di mutazioni).

La coltura di meristemi presenta indubbiamente molti vantaggi: rapidità della moltiplicazione, uniformità del prodotto, riduzione della superficie investita, svincolo dall'andamento stagionale, risanamento da infezioni. Tuttavia, ci sono anche alcuni svantaggi: impossibilità di micropropagare alcune specie, necessità di laboratori specializzati che comportano alti investimenti in fase di realizzazione, necessità di personale altamente qualificato.

La micropropagazione nel comparto della floricoltura si è sviluppata grazie alla ricchezza del settore, all’elevato livello tecnologico, ai gravi problemi che derivano da materiale non in regola dal punto di vista sanitario, dalla rapidità di produzione. La preparazione del substrato è una fase molto delicata che deve tenere di conto delle esigenze delle diverse specie. È composto da acqua, elementi minerali, carboidrati, vitamine, aminoacidi, ormoni e sostanze solidificanti.

L’espianto è caratterizzato dalle dimensioni, dalla provenienza (tessuto od organo), dallo stato fisiologico della pianta madre, dalla sanità del materiale. Il materiale viene sterilizzato tramite un trattamento a condizioni controllate: temperatura elevata (25-30°C); alta intensità luminosa (almeno 50% in più di quella ottimale); bassa U.R. (circa 50%); irrigazioni localizzate, senza bagnare le piante; concimazione povera di N; frequenti trattamenti contro patogeni e parassiti.

Struttura di un impianto industriale di micropropagazione

Un impianto industriale di micropropagazione include le seguenti aree:

  • Sala lavaggio vetrerie
  • Area preparazione substrato
  • Area sterilizzazione substrato e vetreria
  • Area per la messa "in vitro" degli espianti
  • Camera di crescita
  • Ambienti per l'acclimatazione e l'indurimento delle piantine

Serre per colture floricole

Il comparto floricolo è caratterizzato da un'estrema eterogeneità data dai diversi segmenti produttivi: impiego delle risorse, tecniche di produzione, esigenze di mercato. La coltivazione può avvenire in piena aria o in serra; questa a sua volta si differenzia tra climatizzata/non climatizzata e a terra/fuori suolo.

Coltivazione in piena aria

Comporta il rispetto della stagionalità delle specie, soprattutto per quanto riguarda l'esigenza termica. In Italia interessa il 28% dei fiori recisi, il 90% delle fronde recise ed il 12% delle piante in vaso.

Coltivazione in serra

È preponderante (sia per ettari che per produzione lorda vendibile) rispetto alla piena aria. Infatti, consente di coltivare specie esotiche non adatte al nostro clima e di esercitare una forzatura (modificare l'epoca di fioritura) sulla produzione. Inoltre, generalmente si ha un aumento delle rese, un miglioramento della qualità ed un più efficiente uso delle risorse.

La serra è il più evoluto dei tutti i mezzi di protezione, e si distingue dagli altri per la facile praticabilità da parte dell'uomo e la possibilità di climatizzazione. A seconda dell'indirizzo colturale e delle condizioni climatiche in cui si opera, può presentare una struttura più o meno complessa ed un diverso livello di controllo e di regolazione degli elementi del clima (temperatura, umidità dell'aria, luce) e della CO2.

Serre per fiori recisi

Presentano un diverso grado di complessità ed un diverso livello di controllo del clima in relazione alla redditività della specie. La struttura può essere molto semplice con copertura in film plastico oppure in metallo con copertura in vetro o plastica. La coltivazione può essere realizzata su terreno libero, delimitato da “banquettes” (aiuole sopraelevate rispetto al piano del terreno, delimitate lateralmente ma non sul fondo), in bancali o fuori suolo. In base alla temperatura possiamo avere: serre fredde (dotate di riscaldamento di soccorso nei riguardi delle gelate 0°C), serre temperate (10-14°C), serre calde (16-20°C).

Serre per colture di vasi ornamentali

Sono a struttura stabile e di lunga durata, con copertura in vetro o plastica rigida, solitamente l'estensione è limitata rispetto a quelle per fiori recisi. Per la coltivazione è frequente la presenza di bancali talora mobili e di canalette sospese per aumentare la superficie coltivabile. Spesso sono destinate a piante non acclimatate nei nostri ambienti, e quindi effettuano controlli spinti su temperatura (riscaldamento dell'aria e della zona radicale), umidità (cooling system), luce (ombreggianti – illuminazione artificiale) ed arricchimento di carbonio.

Serre di propagazione

Le serre di propagazione sono strutture di piccole dimensioni climatizzate prevalentemente in ferro e vetro, eventualmente abbinate a serre di selezione delle piante madri e con serre di indurimento. Viene particolarmente curato l'isolamento dall'ambiente esterno per garantire la sanità del materiale di propagazione. Sono sempre presenti bancali (radicazione delle talee) o piani di appoggio per i contenitori di coltivazione (per piantine da seme) che consentono operazioni manuali agevolate e miglior controllo delle condizioni fisiche/sanitarie del substrato. Il sistema di riscaldamento dell'aria è statico (a termosifone) per impedire l'essiccamento dell'aria e gli sbalzi di temperatura, i bancali sono forniti di riscaldamento basale ad acqua calda.

Programmazione della fioritura

La programmazione della produzione prevede tre scelte che si influenzano e si limitano a vicenda: cosa produrre (ciò che è richiesto dal mercato), quando produrre (un momento limitato nel tempo o tutto l'anno), come produrre (in relazione alle due scelte precedenti). In ogni caso è necessario possedere una profonda conoscenza delle esigenze climatiche e colturali delle diverse specie, del mercato e delle tecniche di produzione. Il fine ultimo è sempre quello di realizzare il massimo tornaconto.

In molti casi in floricoltura programmare la produzione significa programmare l'epoca di fioritura tramite: scelta della cultivar, epoca di impianto, tipo di allevamento e potatura, trattamenti ormonali, regolazione della temperatura, regolazione del fotoperiodo.

Fotoperiodo

Il fotoperiodo (la durata del periodo di luce nell'arco delle 24 ore) dipende dalla stagione e dalla latitudine: all'equatore la lunghezza del periodo di luce è di 12 ore per tutto l'anno, spostandosi verso i poli le variazioni stagionali aumentano.

Le piante possono essere divise in base all'influenza che subiscono dal fotoperiodo sull'induzione fiorale: neutrodiurne (solo quando la pianta ha raggiunto una certa taglia), brevidiurne qualitative (solo quando il fotoperiodo è più breve di una data lunghezza), longidiurne qualitative (solo quando il periodo di luce continua è superiore ad una certa lunghezza), longidiurne quantitative (accelerate dal fotoperiodo lungo, che però non è indispensabile alla fioritura), brevidiurne quantitative (accelerate dal fotoperiodo breve, che però non è indispensabile per la fioritura).

La risposta fotoperiodica qualitativa è regolata dal fitocromo, pigmento fotorecettore blu presente nelle foglie come Pr 660 (la forma sintetizzata dalle piante) o Pfr 730 (la forma attiva che controlla la risposta fotoperiodica e che inibisce la fioritura nelle brevidiurne o stimola la fioritura nelle longidiurne). Nelle piante la maggior parte del fitocromo è presente come Pfr 730; se la notte è abbastanza lunga si trasforma in Pr 660 e perde la sua attività, quindi è la lunghezza della notte che controlla la risposta fotoperiodica. Quando si intravede il colore dei fiori, il FP non ha più alcuna influenza sulla fioritura.

Se le esigenze termiche delle piante non sono rispettate non si ha fioritura o si verifica un rallentamento pur in presenza di adeguato fotoperiodo. Una bassa intensità luminosa può ritardare lo sviluppo fiorale anche se il fotoperiodo è adeguato; se è elevata riduce il tempo di reazione la dipendenza della risposta fotoperiodica dalla temperatura notturna.

Poiché è sufficiente disporre di intensità luminose modeste, si possono utilizzare lampade ad incandescenza. Presentano un basso costo di impianto, emettono una sufficiente quantità di luce nel rosso e nel rosso-lontano, accensione e spegnimento sono immediati, sono leggere, fanno poca ombra. Tuttavia, se l'illuminazione artificiale ha anche lo scopo di aumentare l'intensità luminosa (illuminazione supplementare), le lampade ad incandescenza non sono più adatte: presentano una bassa efficienza ad alta insensità e le radiazioni infrarosse provocherebbero un eccessivo riscaldamento dell'ambiente.

Nutrizione

Fabbisogni nutritivi

La conoscenza dei fabbisogni nutritivi delle colture è essenziale per una corretta gestione della concimazione; questa esigenza si scontra sia con l'articolazione del comparto biologico sia dal punto di vista economico della rendita in base all'investimento. Le esigenze delle diverse specie variano con lo stadio di sviluppo della coltura, ma in generale: il fosforo favorisce la radicazione, l'azoto prevale nelle fasi di accrescimento vegetativo, il potassio serve soprattutto in fioritura.

Carenze nutrizionali

Le carenze nutrizionali si possono dividere in assolute (mancanza o scarsa disponibilità di un elemento) ed indotte (squilibri idrici o climatici, pH anomali, eccesso di salinità, fenomeni di antagonismo tra gli elementi, danni all'apparato radicale; il problema non si risolve apportando al terreno nuove quantità dell'elemento di cui si soffre la carenza, ma rimuovendo la causa della sua indisponibilità).

La salinità in particolare esercita effetti negativi a livello fisiologico e pedologico: l'incremento del potenziale osmotico della soluzione circolante riduce la capacità di assorbimento idrico da parte delle radici.

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/04 Orticoltura e floricoltura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fragfolstag di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Floricoltura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof La Rocca Felice.
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