BERNARDO SECCHI
PRIMA LEZIONE DI
URBANISTICA
selezione cumulativa
I territori e le città sono l’esito di processi di ancora in corso;
principalmente per ragioni pratiche: necessità di costruire nuove case, nuove strade…) anche
mossi molto spesso da sentimenti monetari e simbolici, condivisi dall’intera società in cui siamo
inseriti. Ci sono però anche valori nascosti, intimi, legati al nostro modo di vivere lo spazio e le
nostre esperienze.
I segni possono dividersi in:
- spontanei: segni materiali lasciati sul territorio sono l’esito non voluto delle intenzioni e delle
decisioni non sempre coordinate dall’intera società.
- Intenzionali: come esito di un’intenzione rappresentata da uno specifico progetto ed esito
spesso di un’unica intenzione.
La razionalità è la caratteristica della società moderna di vantare un pensiero oggettivo, tecnico,
scientifico. Le trasformazioni sul territorio, tuttavia, non avvengono sempre in modo razionale.
L’urbanistica si occupa si tutto ciò: le trasformazioni sul territorio, le modalità in cui avvengono, i
soggetti le promuovono, le intenzioni alla loro base, le tecniche, i risultati che si possono
attendere e gli esiti effettivi finali.
L’urbanistica osserva sia gli esiti pratici che quelli teorici e ha sempre oscillato tra due stili di
retorica della realtà retorica dell’irrefutabile precisione.
analisi: e la
Si sono costruiti di volta in volta diversi programmi di ricerca.
L’azione dell’urbanista è stata a lungo rappresentata come ciò che pone fine ad un inevitabile
processo di peggioramento delle condizioni del territorio e come inizio di un percorso di
miglioramento.
Peggioramento miglioramento
inteso come allontanamento dalle condizioni originarie e felici e
come individuazione degli ostacoli da eliminare.
figure
L’urbanista utilizza le nella stessa declinazione delle figure retoriche del linguaggio con un
ruolo costruttivo:
CONTINUITÁ:
a. è la principale dell’epoca moderna ma la sua storia percorre quattro secoli. Si
rappresenta nell’unificazione linguistica delle grandi capitali europee. Non è solo una figura di
spazio, ma è universalmente presente anche a livello sociale. Spesso si identifica con l’idea
dell’infinita circolazione e suddivisione del reale. La continuità è all’origine della divisione
nordista del lavoro, della democrazia fondata sulla divisione dei poteri. La figura della
continuità a livello sociale opera un’innegabile distruzione delle culture sociali minoritarie. La
società contemporanea man mano se ne rende conto e cerca di opporvi resistenza. Si
liberazione dai vincoli medievali e
riconoscono due fasi del dominio della continuità:
conquista delle libertà borghesi angoscia e paura delle conseguenze
e successivamente
della massificazione totale. Tra illuminismo e storicismo diviene ricerca di regolarità,
trasparenza, circolazione; poi gerarchia, ordine. Infine nostalgia. 1
REGOLARITÁ:
b. prima come semplice principio costitutivo dello spazio urbano, poi nel XVIII e
sistema razionale del processo di architettura.
XIX secolo diventa Diviene
normalità (idea
conseguentemente misura della illuminista accentuata dai processi della
Hard Times)
statistica —> e dell’opposta devianza.
c. CONCENTRAZIONE: esprime l’angoscia e la paura della società moderna. Connessa con
l’aumento demografico e la nascita delle megalopoli. Le conseguenze tattili di questa figura
sono visibili ne: l’affollamento, mancanza di igiene, congestione (sintomi tipici della moderna
società industriale ottocentesca). Nella sua forma finale si articola nella radicale opposizione
alla città di campagna. Questa conclusione è frutto dell’interpretazione capitalistica del lavoro
e dell’addensamento nelle fabbriche. Le città divengono a partire dalla II rivoluzione industriale
luogo della concentrazione intesa come sfruttamento, violenza, povertà. La concentrazione è
in strettissima relazione con la produzione commerciale e i rapporti sociali. Una parte
dell’urbanistica moderna si costituisce come figura alternativa alla concentrazione:
decentramento. La concentrazione causa l’emergere della borghesia capitalista e si scontra
con la realtà di campagna; e in questo senso rivendita il vecchio conflitto tra città borghese e
latifondi aristocratici. Le sperimentazioni di metà Ottocento sono improntate sull’ottica
igienista che tenta di contrastare questo tipo di figura. Nonostante le varie tipologie di
caratterizzato la città
resistenze che ha incontrato nel corso dei secoli, la concentrazione ha
moderna come tendenza univoca ed inesorabile.
d. FRAMMENTO: Figura tipica del XX secolo, opposta alla continuità. Essa riporta ad una
concezione topologica dello spazio come spessore della differenza e della specificità die
continua modificazione del territorio
luoghi. La politica del frammento è la politica della
interventi singoli
fatto di e frammentari, sottrazioni e aggiunte. Agli occhi contemporanei la
città è costituita da innumerevoli segni del passato; che però si ancorano al nostro territorio in
modo localizzato e frammentario. Comunque sia le figure del frammento e della continuità si
pastiche.
sono a lungo inseguiti. Ogni tentativo di mediazione tra loro dà luogo al Il frammento
viene inizialmente interpretato come liberazione dall’ordine moderno inglese della continuità
borghese e la conquista di nuove, possibili libertà individuali. Però provoca
contemporaneamente ansie e paure: diffusione e dispersione della città nel territorio
circostante sono fonti di paure, disagi sociali e ansie perché diventa sempre più irriconoscibile
il territorio della città. Il perimetro tra città e campagna non si azzera, ma diventa una continua
paura
sfumatura intesa nel lungo tempo ad estinguersi. Il frammento genera anche la
all’omologazione: un mondo attento alle permormances giudica inadeguato tutto ciò che è
già stato visto. La fiducia nel nuovo diviene ansia di non tenere il passo. Da queste paure
nostalgia
nasce la per la città del passato e per la concentrazione.
e. EQUILIBRIO: L’equilibrio è sempre stato sintomo di perfezione. É una declinazione moderna
del concetto di simmetria vitruviana. Dalla nascita delle scienze statiche e monetarie
l’equilibrio in termini perfettamente monetari. L’urbanistica ha sempre presentato un’idea di
equilibrio non monetizzabile. Buona parte dell’urbanistica moderna invece ha sempre
presentato un’idea di equilibrio non connesso con nessun impianto di tipo economico e ha
quasi sempre avuto come fine ultimo il raggiungimento di una situazione di equilibrio. La figura
città come corpo umano:
dell’equilibrio, per essere ben compresa, si rapporta al contesto di
le parti interne sono distinte per le loro componenti intrinseche ma risultano indissolubilmente
legate nella loro forma generale (allo stesso modo della machina ad habiter di LC). La figura
concezione formale
dell’equilibrio viene ricondotta da architetti e urbanisti ad una di
riconducibili a standards e parametri
proporzioni/forme di grandezze però non misurabili.
assenza di conflitti
L’equilibrio viene raggiunto quando si ha ma concretamente la figura
dinamica
dell’equilibrio può essere definita perché nella città non si hanno mai condizioni
stazionarie e la dinamicità è alla base della definizione stessa di città. 2
f. PROCESSO / DIBATTIMENTO: inteso sia come azioni inserite in procedure identificate, sia
come dibattimento teso ad una verità consensuale. Il processo parte inizialmente dalla
ipotesi, sospetto.
presenza di un E suscita la partecipazione degli astanti, anche se non
direttamente coinvolti, attraverso le procedure. Termina con sentenze e atti esecutori. Le
sentenze, a loro volta, possono anche sollevare nuovi dubbi. L’agire del giudice/urbanista è un
agire storico figlio del suo tempo: nel XX secolo diviene dibattimento accentuato dalla
maggiore diffusione di forme di partecipazione democratica al progetto urbanistico (si veda
CIAM a Bergamo, 1949). Ogni cittadino diventa competente a suo modo nell’urbanistica della
sua città semplicemente perché ne fa parte. I saperi specialisti sono però
contemporaneamente necessari. Il dialogo urbanistico moderno è un dialogo consapevole tra
entrambi i contendenti.
figure del discorso
Attraverso le (continuità, regolarità, concentrazione, equilibrio) l’urbanista ha
costruito il proprio programma di ricerca e il proprio progetto della città, cercando di dare
coesione ad individui, società e ambiente.
figure dello sguardo
Attraverso le (frammento, dispersione, eterogeneità) l’urbanista ha cercato
le radici e costruito progetti che assumevano senso in relazione ad uno specifico contesto.
inseguono di continuo,
Le figure non hanno una periodizzazione finita, precisa e limitata ma si
contrastandosi. Alle figure non attinge neanche solo l’urbanista quindi ma sono caratteristiche
interdisciplinari comuni a tutti. sapere
L’urbanistica, più che una scienza, è un relativo alle continue modificazioni e miglioramenti
della città in particolare. Si staglia tra lo studio del passato e immaginazione del futuro,
immaginazione di itinerari possibili, valutabili e condivisibili. Si connette a saperi scientifici, sociali,
etici, economici dai quali non può essere mai separata.
Il progetto della città è spesso stato pensato dagli stessi urbanisti come prodotto di
un’interdisciplinarietà di saperi e culture che non potevano essere riferiti ad un solo autore.
L’insieme degli eventi che concorre alla trasformazione della città non può essere scisso in
frammenti più piccoli. É già difficile di per se riconoscere l’insieme di eventi e i loro limiti per
definirli anche solo pertinenti nell’ambito urbanistico.
Le leggi sono un prodotto storico. La pratica urbanistica invece mostra regolarità che ne
esperti
trascendono il carattere mutevole. Gli hanno segnato la storia dell’urbanistica ma tanti
cambiamenti sono stati realizzati anche da tante persone che a livello tecnico non erano
competenti. La città è in questo senso l’esito di progetti prodotti dalle grandi menti studiate e
consapevoli ma anche di tutti quegli attori secondari che hanno portato soluzioni a specifici
problemi anche banali. campo aperto.
L’urbanistica è un sapere che si costituisce entro un Per dar luogo ad un’effettiva
consenso di una molteplicità di attori
modificazione della città e del territorio, deve ottenere il morte
(individuali e collettivi) situati anche in spazi sociali differenti. Presuppone però la
dell’autore è scorretto: bisogna riconoscere ai numerosi attori del progetto cittadino
(consapevoli e non) la loro partecipazione.
Questo rischia però anche di rimuovere e nascondere le differenza tra i loro operati e cela anche il
complesso di ragioni che spingono ogni autore urbanista a privilegiare alcune direzioni piuttosto
che altre. Per ogni urbanista l’opera non è mai compiuta, ma viene abbandonata e completata da
attori diversi che interpretano il progetto originario in modo diverso e lo modificano.
L’urbanista propone il suo progetto non solo in base a norme e loro conformità ma anche in base
all’immagine del futuro che propone e le strategie per ottenerla. L’urbanista è una figura situata tra
etica del potere ricerca di verità consensuale.
e Cosa fa quindi esattamente l’urbanista?
- Descrive lo stato delle cose e ne fornisce un’interpretazione
- Ipotizza delle soluzioni e un possibile esito futuro 3
- Studia le tecniche di realizzazione
- Stima risorse fisiche e monetarie
- Studia le modalità e strategie secondo le quali i comportamenti di ognuno possono essere fatti
convergere. selezione cumulativa.
La storia dell’urbanistica è da intendersi come la storia di un processo di
L’urbanistica muta ogniqualvolta diviene consapevole della sua incapacità di dare risposta alle
istanze nei confronti della città e del territorio. Il mutamento dell’urbanistica è una
rappresentazione imperfetta e più o meno fortemente scalata nel tempo del mutamento sociale.
L’urbanistica si è sforzata di riportare le molte dimensioni materiali dei comportamenti e dei
desideri collettivi entro un linguaggio verbale e figurativo che potesse essere condiviso.
mix imperfetto
L’urbanistica è un che ha affondato le radici in tante discipline diverse; e non si
può stabilire una data dopo la quale si può parlare di sapere urbanistico. Ha iniziato però a
cercare e realizzare una definizione di sé stessa a cavallo tra le due guerre. Ha definito una
grammatica. Il periodo di massimo sviluppo e anche considerazione di tale disciplina si ha con i
CIAM del primo dopoguerra e in particolare con la Carta di Atene del 1933. In quegli anni si
assiste anche al massimo grado di fiducia ed efficacia del piano e del progetto urbanistico. Dopo
il II dopoguerra, quando anche le utopie del Movimento Moderno piano piano si esauriscono, ed
boom
in particolare a seguito del primo economico, si nota un progressivo allontanamento degli
urbanisti dalla dimensione materica della città e un rifugio nella teoria.
L’urbanistica contemporanea e moderna prende le distanza dalle radici e tradizioni costruttive a
favore dell’enfasi verso le nuo
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