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La globalizzazione e i suoi oppositori

L'ondata di contestazioni che caratterizzano le riunioni del FMI e del WTO ha raggiunto anche i paesi sviluppati: anche nelle periferie si conosce il GATT (Accordo Generale sulle Tariffe Doganali), il Nafta (Trattato del Libero Commercio del Nord America) e il TTIP. Oggi la globalizzazione ha portato effetti positivi, come la riduzione del senso di isolamento di alcune zone e l'aumento del tenore di vita, ma ha accentuato anche il divario tra ricchi e poveri e ha ridotto in miseria un numero sempre maggiore di persone, non ha ridotto la povertà e non è riuscita ad assicurare la stabilità; l'ambiente è stato distrutto, la disoccupazione è aumentata e la politica si è corrotta. Ciò avviene perché i paesi occidentali hanno imposto ai paesi poveri di eliminare barriere commerciali, ma mantenendo le proprie (es. USA).

Definizione di globalizzazione

Per globalizzazione si intende la maggiore integrazione tra i paesi e popoli del mondo, determinata dall'abbattimento dei costi dei trasporti, delle barriere e dello sviluppo delle comunicazioni. Si tratta di un processo guidato dalle multinazionali.

FMI e Banca mondiale

FMI e Banca mondiale furono create durante la Seconda Guerra Mondiale a seguito della conferenza finanziaria di Bretton Woods nel 1944: la Banca mondiale aveva il compito di ricostruzione e sviluppo, mentre il FMI aveva il compito di assicurare la stabilità economica. Ciò avvenne in un contesto di grande depressione, che portò anche ad un aumento della disoccupazione. Il FMI fu incaricato di evitare una nuova depressione a livello mondiale, esercitando una pressione internazionale e fornendo liquidità, sotto forma di prestiti, ai paesi vittime di una contrazione economica: oggi fornisce fondi solo ai paesi che si impegnano a condurre politiche volte a contenere il deficit, ad aumentare le tasse, ad alzare i tassi di interesse. Il FMI è un'istituzione pubblica, finanziata con i contributi di tutto il mondo, ma di fatto risponde direttamente ai ministeri delle finanze e alle banche centrali dei vari governi.

Il cambiamento più determinante si è verificato negli anni '80 quando Reagan e Thatcher predicarono l'ideologia del libero mercato negli USA e nel Regno Unito: il FMI e la Banca mondiale divennero i nuovi istituti portatori di tale ideologia, tanto che si verificò un'epurazione interna. Negli anni '80 la Banca passò dal semplice sovvenzionamento a prestiti di adeguamento strutturale. Il FMI invece gestì tutta la transizione all'economia di mercato dell'ex Unione Sovietica e dei paesi del blocco comunista, ma adottò una visione piuttosto imperialista, che spesso portò a contrasti con la Banca.

Gli accordi di Bretton Woods e il WTO

Gli accordi di Bretton Woods evidenziarono la necessità di una terza organizzazione economica internazionale, il WTO, per governare i rapporti commerciali internazionali, ma che prese forma solo nel 1995. (FMI → keynesismo, interventi nell'economia; Bm → spinge i governi ad intervenire).

Mezzo secolo dopo è chiaro che il FMI ha fallito: molte politiche hanno portato all'instabilità globale. Per riuscire, una programmazione economica deve prestare massima attenzione alla sequenza di realizzazione delle riforme e ai tempi. Se, per esempio, si aprono troppo presto i mercati alla concorrenza, cioè prima che vengano fondate istituzioni finanziarie forti, saranno più i posti di lavoro persi, che quelli creati.

Il caso dell'Etiopia

Il 13 febbraio 1997 Stiglitz diventa chief economist e senior vice president della Banca mondiale. I programmi del FMI sono generalmente dettati da Washington e formulati nel corso di brevi missioni all'estero.

Il reddito pro capite dell'Etiopia nel 1997 ammontava a centodieci dollari l'anno e in più si sommava una siccità che aveva ucciso molte persone. Nel 1991 divenne presidente Meles Zenawi, che non era un uomo di vecchio stampo: sia lui sia il suo governo si erano impegnati a realizzare un processo di decentralizzazione per avvicinare il governo ai cittadini. Nel 1997 era in forte disputa col FMI, a tal punto che questo aveva sospeso il suo programma di prestiti. Il FMI svolge un ruolo ben preciso: deve analizzare la situazione macroeconomica del paese destinatario e verificare che non viva al di sopra dei propri mezzi; se il paese non raggiunge determinati livelli minimi, vengono sospesi gli aiuti.

Le entrate etiopi provengono da due fonti: le imposte e gli aiuti internazionali. Il bilancio di uno stato è in pareggio quando le uscite non superano le entrate. Il FMI argomentò che la situazione etiope poteva essere giudicata solida soltanto se il paese avesse limitato le spese del gettito fiscale; la contraddizione sta nella logica che allora nessun paese potrà mai spendere il denaro che riceve con gli aiuti, ma destinarli alle riserve. Se le entrate diminuiscono e non vi sono riserve a cui attingere, il governo deve tagliare le spese.

Il problema dell'Etiopia stava nel fatto che aveva estinto anticipatamente un mutuo bancario senza averlo comunicato al FMI. Per l'Etiopia, questa invadenza aveva una forma di colonialismo. Il FMI era scontento perché riteneva che i tassi d'interesse dovessero essere determinati liberamente dalle forze di mercato internazionali, indipendentemente dal fatto che questi mercati fossero competitivi o no. Fortunatamente S. riuscì a convincere il FMI a riattivare i fondi.

Alternative ai programmi del FMI

Conoscere a fondo ogni economia del mondo è difficile anche per un'istituzione di medie dimensioni, ma la conoscenza non è determinante per il FMI, in quanto la sua tendenza è quella di applicare un approccio universale. Esistono alcune alternative ai programmi in stile FMI che possono comportare livelli ragionevoli di sacrificio, non basati sul fondamentalismo di mercato, che hanno prodotto risultati positivi. Il Botswana è un piccolo paese con un milione e mezzo di abitanti che mantiene una democrazia dai tempi dell'indipendenza. Sebbene ora sia devastato dall'AIDS, tra il 1961 e il 1997 ha registrato un tasso di crescita superiore al 7,5%. Il successo sta nella capacità del paese di mantenere un consenso politico allargato. I consiglieri molto esperti aiutarono il Botswana a delineare un programma per il futuro del paese. Contrariamente al FMI, che tratta principalmente con il ministero delle finanze e le banche centrali, i consulenti illustrarono in modo schietto e trasparente le loro politiche, lavorando affianco del governo.

La condizionalità del FMI

La condizionalità del FMI (parzialmente controllato dal Tesoro degli USA), con l'imposizione di rigide regole, trasformano il prestito in uno strumento politico. Da una parte essa è riuscita a generare risentimento, ma non è riuscita a produrre sviluppo. Diverse ragioni spiegano il fallimento della condizionalità. La più semplice riguarda il concetto di fungibilità, secondo il quale il denaro che entra per uno scopo ne libera altro per un altro uso, con un effetto finale che può non avere nulla a che fare con lo scopo di partenza. Un altro elemento riguarda la non trasparenza: ancora oggi il FMI non riconosce al cittadino il diritto di sapere.

Il FMI ha perseguito con ostinazione gli obiettivi della privatizzazione e della liberalizzazione, a un ritmo e in un modo che spesso imponevano costi estremamente onerosi a paesi che non erano in grado di affrontarli. Le aziende private, in concorrenza tra loro, possono compiere azioni con maggiore efficienza rispetto allo stato. Il problema del FMI e della BM è che vogliono attuare in tempi rapidissimi la privatizzazione. Essa è stata portata avanti a spese dei consumatori, ma anche dei lavoratori: nei paesi industrializzati, i licenziamenti sono attutiti dalle reti di sicurezza e indennità di disoccupazione.

Problemi della liberalizzazione

Uno degli aspetti più gravi della privatizzazione è il fenomeno della corruzione. La liberalizzazione, ossia l'eliminazione da una parte dell'interferenza del governo sui mercati finanziari e delle barriere del commercio, ha molte dimensioni. L'unico aspetto che gode di sostegno diffuso, da parte delle élites, è la liberalizzazione del commercio. Spostare le risorse da aree a bassa produttività verso aree a produttività zero non arricchisce un paese; distruggere posti di lavoro è una delle conseguenze immediate, dal momento che spesso aziende minori chiudono schiacciate dalla concorrenza internazionale.

La liberalizzazione dei mercati finanziari comporta l'eliminazione delle regole introdotte per controllare il deflusso e l'afflusso di capitali vaganti. I paesi avanzati hanno cominciato a liberalizzare i mercati finanziari solo in una fase avanzata del loro sviluppo, i paesi non sviluppati invece sono incoraggiati a farlo al più presto.

Gli investimenti stranieri producono crescita: con le aziende straniere arrivano l'esperienza tecnica e l'accesso ai mercati esteri e si creano nuove opportunità occupazionali. Esistono anche alcuni lati negativi da tenere in conto: quando arrivano le aziende straniere, queste spesso distruggono la concorrenza locale e le ambizioni dei piccoli imprenditori.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crash_9009 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie sociologiche contemporanee e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Musso Giovanna.
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