Riassunto Brand Equity
Introduzione
Il potere della marca : Larry Light, professionista nelle ricerche di mercato,
quando venne intervistato dal Journal of Advertising Research sulla prospettiva
di marketing affermò che la battaglia del marketing sarebbe stata tra le marche,
dato che sono gli asset più preziosi per gli investitori: è infatti più importante
avere mercati che fabbriche e il modo di possederli è avere una marca che li
domini= il valore della marca, il Brand Equity, è fondamentale nel marketing dei
beni di consumo, e si basa sulla notorietà della marca e sul significato che essa
riveste per il consumatore
Interesse per la gestione della marca : il valore della marca, secondo la
Marketing Science Institute oggi viene protetto con appositi programmi attuati
da compagnie come Colgate-Palmolive-Canada Dry: ciò dipende dal fatto che le
aziende siano più disposte ad investire in vecchie compagnie piuttosto che
crearne di nuove, chiedendosi come si valuti il valore di una marca misurando la
performance a breve e sfruttando da parte dei manager gli assets fondamentali
(come la marca)= l’approccio del testo vuole mostrare come il bene marca crei
un valore, come si abbia un valore aggiunto in base a determinate scelte di
marketing e delineare le corrette modalità di gestione
I che cos’è il valore di una marca ?
La storia di Ivory : secondo Stephen King il prodotto è quello che viene creato
in una fabbrica, mentre la marca è quello che il soggetto acquista e mentre il
primo è limitato ad una categoria e scade nel tempo la seconda è unica e
permane; la P&G, ovvero Procter &Gable nel 1879 porta alla definizione del suo
nuovo sapone con il nome Ivory attraverso l’ascolto del salmo 41 da parte di
Procter in chiesa: gli era rimasto scolpito nella mente il termine Ivory e quindi
volle applicarlo al suo nuovo sapone bianco, puro al 99,44%, e in grado di
galleggiare poiché per un errore di laboratorio era rimasta dell’aria nella pasta
saponosa (lancio del 1881)= venne presentato sfruttando tali due componenti
nel 1920 con una pubblicità che lo vedeva galleggiare in un fiume davanti ad
una ragazza in una selva: il fatto che fosse bianco era innovativo poiché tutti i
saponi erano marroni-gialli e la purezza al 99,44% lo rendeva utilizzabile anche
per i bambini, infine il fatto che galleggiasse portava a non perderlo sul fondo
della vasca nel 1882 vennero investiti 11 milioni di dollari per dare valore alla
marca, creare fiducia nel consumatore e notorietà tra il pubblico: si tratta infatti
del primo prodotto per cui sono stati fatti degli interventi a sostegno del valore
della marca, notorietà del nome, fedeltà, qualità percepita, valori associati al
nome che possono aggiungere valore al prodotto/servizio
Sul suo modello venne lanciato Sunlight (contro i cieli grigi inglesi) nel 1885
della Unilever, ma nel contempo la P&G crea nel 1911 il suo primo grasso
vegetale, Crisco, mostrando nella pubblicità una donna che sfornava una torta
di rabarbaro e creando il primo “quadro di vita vissuta”, poi riutilizzato per il
sapone Chipso 1933 e detersivo Dreft: la P&G infatti si impegna a mantenere
alto il quantitativo di pubblicità anche nei momenti di crisi, arrivando nel 1933-9
con la sponsorizzazione della Soap Opera The O’Neills a raddoppiare le vendite
e vincere l’imitatore The Swan= McElroy, Account di Camay in P&G, sceglie di
non essere più nell’ombra di Ivory e quindi crea un gruppo di gestione della
marca, ovvero il Brand Management Team, che si impegna nella
regolamentazione dell’immagine del prodotto, ciò innesca il lancio di altre
marche negli anni 40-50 come Tide-Cheer, il pulitore Prell, il detersivo Dash e le
Pringles, arrivando negli anni 80 ad avere 83 marche e occupare le prime 3
posizioni in 19 dei 29 mercati esistenti, con una quota media di mercato del
25% la P&G infatti va contro il principio della creazione di una marca e
mantenimento della stessa contro quelle rivali, anzi essa stessa crea marche
rivali per frammentare il mercato e controllarne ogni parte (in quello dei
detersivi ha una quota di mercato superiore al 50%)
Le 10 marche create nel settore dei detersivi infatti hanno vari posizionamenti:
1° Ivory per ila pelle delicata dei bambini, 2° Tide per il bucato di famiglia, 3°
Cheer per lavare in acqua di ogni temperatura, 4° Gain profumato, 5° Bold con
ammorbidente, 6°Dash come concentrato a schiuma ridotta (non fa intasare la
lavatrice), 7° Dreft con borace per depurare i panni dei bambini, 8° Oxydol con
candeggina, 9° Era come additivo contro le macchie, 10° Solo contro lo sporco
resistente= il successo della P&G sta nello sviluppo del valore delle marche e
modo di gestione di esse con attività di marketing mirate: i dati tra il 1977-87
mostrano come vengano investiti 300 milioni in pubblicità (75% del budget
pubblicitario), da cui derivano i profitti di Ivory, che per l’ipotesi di spesa di
investimento nella pubblicità del 7% dovrebbero essere 5,7 miliardi in 10 anni e
quindi dal 1887 ipoteticamente 25 miliardi di incasso la P&G a Wall Street è
simbolo di investimento sul lungo periodo, dato che i frutti possono essere
presenti anche dopo 10 anni (Pringles), ma la marca poi per la strategia di
posizionamento resiste anche ad attacchi violenti, anche perché le quote sono
al 20% dei dipendenti
Il ruolo delle marche : la marca è un nome o un simbolo (logo-marchio) che
serve ad identificare beni e servizi di un venditore differenziandoli da quelli dei
concorrenti, essendo utile al cliente poiché indica l’origine del prodotto, ma
anche al produttore per evitare che il suo prodotto venga copiato da altri;
sistemi per evitare la frode sono nati nell’antichità dando il nome ai mattoni, poi
nel medioevo sono nate le Corporazioni che usavano dei marchi per proteggere
i produttori di determinati beni (le botti di Whiskey nel XVI sec avevano
stampato a fuoco il nome del distillatore) = sebbene nel marche siano nel
mondo del commercio dal XX sec sono uno dei fattori cruciali per il mercato,
dato che oggi il consumatore pone l’accento sulla diversificazione delle marche
per differenziare gli stessi prodotti di marca (trasformati in ciò dallo status di
merci) la Kraft venne quindi comprata per 13 miliardi, 6 volte il suo valore
contabile, dalla RJR Nabisco poiché con le sue marche associate aveva un valore
di 25 miliardi= esempio di marca che attraverso le licenze ha sfruttato
perfettamente il suo valore è Sunkist, che facendo usare il suo nome nel 1988 a
vari prodotti, come le gemme di frutta Ben Meyerson-Orange Soda della
Schweppes-Snack alla frutta Lipton detti Sunkist Fruit, non solo ottenne 10,3
milioni nel 1988 ma portò la Lipton a vincere General Mills
Oggi si punta molto di più ad accrescere e mantenere il valore di una marca
piuttosto che crearne una nuova per i costi di pubblicità e per la grande
proliferazione di esse in ogni settore (3000 all’anno negli USA), che porta ogni
marca ad avere una nicchia definita per non creare confusione nel
consumatore= la marca interagisce con il momento del consumo e quello della
verità (pochissime marche esistono senza prodotti o prima di essi)e le domande
che deve porsi sono 1° cosa promette, creando la sua Brand Identity, 2° quale
sia il suo valore, creando la Brand Equity e 3° cos’è nella mente delle persone,
ovvero la sua Brand Image la Brand Identity si fonda sulla Brand Character,
ovvero voce e carattere del brand, cui si combinano i Brand Values da cui si
astrae il purpose, una questione aziendale, che si caratterizza come il motivo
per cui esiste la marca (non solo valori associati ma anche Innovazione e
Attenzione al cliente) e al centro di tutto sta la Brand Idea, l’essenza della
marca: nel caso di Under Armour si lega al Brand Character, che la porta ad
essere detta Tenace-Pronta alle Sfide-Vincente (sceglie Phelps come testimonial)
mentre Nike oltre a Tenace-Vincente ha il connotato di Ironico
Cosa può significare l’abbandono della marca : segni di erosione della
marca sono 1° i manager non sanno individuare i valori associati, 2° non si
conoscono i livelli di notorietà, 3° non si attuano rilevazioni di fedeltà, 4° non si
hanno indicatori sull’andamento a lungo termine, 5°non si ha una persona a
protezione dell’andamento della marca, 6°i risultati sono massimo annuali,
7°non si hanno modelli di valutazione dei singoli fattori sul piano marketing, 8°
non si ha una strategia nel lungo periodo= non si hanno pero evidenze di
declino delle marche private tra il 1975-87 poiché 50 marche decrescono del 7%
mentre in 20 mercati aumentano del 9%; in compenso la BBDO mostra come in
13 classi di prodotto si abbia un’incapacità del 52% a distinguere marchi di
sigarette e nel 76% dei casi per le assicurazioni, dato che sono classi di prodotto
in cui ha molto valore la marca, mentre in generi come carta asciugamani-caffè
in cui il benefit è immediato la riconoscibilità è immediata+ il test metteva però
in luce il rapporto inversamente proporzionale tra l’impegno nella pubblicità e
l’acquisto del prodotto a prezzo pieno, dato che solo il 39% delle persone lo
comprava in tal modo, il 41% aspettando i saldi e il 20% in stock
L’uso delle promozioni : si può tentare di spremere la quotazione di una marca
riducendo la pubblicità ed aumentando le promozioni, tenendo a scaffale anche
prodotti di 3-4° categoria, come fa la Pepsi con la Seven up per contrastare
Coca Cola sul mercato internazionale: le promozioni negli ultimi 20 anni sono
aumentate sia per il consumatore, grazie a coupon che crescono dell’11,8%
ogni anno dagli anni 80, ma anche per i rivenditori ribaltando il rapporto 40/60
dell’investimento prima a favore della pubblicità ora a favore delle promozioni=
il problema sta nel fatto che attuare una promozione, in particolare per adattarsi
a quelle dei concorrenti, porta anche a grandi perdite, prima tra tutte il valore
del prodotto che torna allo stato di merce+ in questo periodo si ha sia la
diffusione di prodotti Premium Price come Supreme e il Viaggiator Goloso, ma
anche di marchi come Ryanair, che a contrario di Easyjet che crea un rapporto
qualità-prezzo imposta tutto il suo valore sullo sconto (la Smart invece
sull’essere padroni della città) uno studio si 1000 campagne ha mostrato
come solo il 16% porta ad un ritorno degli investimenti, dato che oggi essi sono
attuati solo sul breve periodo, cambiando i responsabili di marketing ogni 2-3
anni, innescando danni sul lungo periodo (autori della commissione MIT): gli
azionisti infatti danno valore agli obiettivi sui resoconti quadrimestrali e fanno
dipendere i guadagni futuri dall’andamento attuale= gli azionisti non sono
quindi in grado di comprendere la strategia dell’azienda per il mercato
turbolento e la non consapevolezza della pianificazione strategica; uno dei pochi
documenti sull’efficacia della pubblicità nella costruzione di marca, che mostra
come il valore di essa nel primo anno sia sottostimato dall’IRI, che mostra come
dopo i primi 4 mesi non si abbiano cambiamenti, poi dopo 1 anno aumentino le
vendite del 22%, nel 2° all’interruzione della pubblicità del 17% e nel 3° del 6%
Il ruolo delle risorse e delle competenze : un approccio di carattere
strategico sta nel scegliere, al posto di interventi sul breve periodo, di puntare
sulle risorse (cose che la marca ha e le danno superiorità rispetto alle altre) e
sulle competenze (ciò che la marca sa fare bene e la distingue dalla
concorrenza), poiché esse nel lungo periodo porteranno ad un vantaggio
competitivo=le maggiori risorse di una marca sono però intangibili e quindi
difficili da mantenere, prima è il nome (maggior vantaggio competitivo per
alcune), infatti le risorse maggiori non sono le fabbriche ma la loro capacità di
gestione (manutenzione) si possono avere problemi tattici come estensioni
che appannano i valori della marca e promozioni che si limitino a non
danneggiarla al posto mantenerla e sostenerla (puntano solo sugli acquisti): un
eccesso di valore porta ad un difficile compromesso tra prezzo-soddisfacimento,
mentre il corretto delle qualità della marca avviene scegliendo sulle risorse su
cui puntare, giustificando tutte le attività di costruzione della marca per
Geogescu, presidente della Young&Rubicam, non creando con milioni marche
senza vita
Cos’è il valore della marca : si tratta di una serie di attività-passività legate al
suo nome e marchio, che portano a condizionare 1° Fedeltà alla marca, 2°
Notorietà del nome, 3° qualità percepita, 4° Valori associati, 5° risorse esclusive
della marca; si tratta delle fondamenta della marca che portano ad un valore
aggiunto+ le risorse di valore danno-tolgono valore al consumatore, infatti
portano ad elaborare le informazioni o rinforzare la sicurezza all’acquisto e
soddisfazione nell’uso (Tiffany), ma nel momento in cui si dà valore al
consumatore lo si dà anche al produttore= I° strategia è per una marca
accettata dare un nuovo aroma o profumo (marketing), II° rafforzare la fedeltà
alla marca, ma anche la qualità percepita tramite testimonial (valori associati)+
III° il valore aggiunto porta a mantenere alti i premium price riducendo le
promozioni, a contrario delle marche a basso prezzo che non hanno
giustificazione nel valore e quindi devono attuarne molte IV° vi possono
essere estensioni di linea (investimenti maggiori alla creazione, come con
Ivory), V° si può far leva sull’influenza della distribuzione (il prodotto di una nota
marca si mette più facilmente a scaffale): il valore della marca dà un vantaggio
competitivo, come nel caso di Tide che ponendosi come detersivo delle famiglie
ha un grande valore contro tutti i concorrenti
1° Fedeltà alla marca: è il fine dell’azienda poiché un cliente fedele porta a
compensare i costi di acquisizione e fa della auto-pubblicità, anche se in alcuni
mercati per il basso legame alla marca e bassi costi di cambiamento si hanno
continui passaggi, per cui sono necessarie continue promozioni + 2° Notorietà
del nome: la gente viene rassicurata dal marchio pensando che abbia una
qualità soddisfacente, 3° Qualità percepita: la gente ipotizza una qualità anche
senza conoscere le caratteristiche di un prodotto (IBM-Heinz-Tide), giustificando
i premium price ed essendo fattore di espansione della linea; 4° Valori associati:
si tratta delle caratteristiche associate alla marca, come la simpatia per
McDonald’s o l’associazione dell’uso dell’aspirina contro gli attacchi di cuore con
il programma The Herosmith (kit come defibrillatore), creando con
un’associazione forte la possibilità di estensioni o posizionamenti forti come
barriera contro la concorrenza 5° Risorse esclusive della marca: possono
prevenirne l’erosione o il controllo di fronte ai competitors, come ad esempio un
brevetto porta ad impedire la concorrenza diretta, un marchio registrato a non
confondere il consumatore o un canale distributivo ad avere il vantaggio
(Nutrasweet su 3000 prodotti)
In che cosa consiste il valore della marca : bisogna sviluppare iniziative che
valorizzino la marca per avere aumento nelle vendite che coprano i prezzi
investiti nella valorizzazioni: esempio è la Blanck&Decker che spese 300 milioni
per la linea GE, avendone il nome d’uso per 3 anni, spendendo quando per la
creazione di una sua nuova linea= si hanno 5 modi di valutare il valore di una
marca, il 1° è sul Differenziale di prezzo che una marca può sostenere: si basa
sulla qualità percepita-notorietà del nome-valori associati-fedeltà, che danno la
base per il Premium Prince, ma il differenziale può essere ricavato dal chiedere
alle persone quanto sarebbero disposte a pagare per un bene non
presentandone la marca (10.000 se il modello era presentato come Chrysler
Eagle Premier e solo 3000 come Renault Premium), o vedendo le reazioni dei
clienti a determinati livelli di prezzo (le grandi marche non risento di sconti), ed
infine con modelli Trade Off, ovvero in cui si si conta sia il prezzo che le
caratteristiche (come Compaq con assistenza tecnica a 3.700$ e Circle senza a
3.200$); in questo modo moltiplicando il differenziale di prezzo per i pezzi
venduti si stabilisce il valore2° impatto del nome sul consumatore: può
orientare la preferenza come mostrano i blind test sulle piastrelle in cui la
preferenza è 50-50 ma al nome di Armstrong si ha il 90% dei consensi= mostra
il valore attuale e non quello futuro
3° Costo di Sostituzione: Peabody mostra come si possa ricavare il valore della
marca attraverso la sua possibilità di lancio, che per il 15% di successo ha un
budget di 75-100 milioni, per una del 25% di 4 lanci da 400, come il costo di una
marca affermata+ 4° Valore della Marca in base alle azioni: sostenuto da Simon
e Sullivan dell’Università di Chicago, che mostrano come il mercato azionario
aggiusta il prezzo della marca in base alle sue prospettive di sviluppo; punto di
partenza è il prezzo delle azioni e numero di esse, deducendo i costi di
sostituzione dei beni tangibili, lasciando i beni intangibili come Valore di Marca,
Valore di fattori di Mercato, Valore di fattori esterni alla marca= innesca una
riflessione sui profitti futuri rispetto a quelli attuali, dimostrando un valore molto
basso per le materie prime e molto alto nell’abbigliamento ed alimentazione,
come mostra il lancio vantaggioso della Diet Coke del 1982 e quello fallimentare
della New Coke dell’85, che por
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