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Riassunto esame Teorie e tecniche del linguaggio audiovisivo, prof. Bandirali, libro consigliato Complex tv, teoria e tecnica dello storytelling, Mittel

Riassunto per l'esame di Teorie e tecniche del linguaggio audiovisivo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Bandirali: Complex tv, teoria e tecnica dello storytelling - Jason Mittel.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: norme intrinseche ed estrinseche, complex e simplex tv a confronto, pilot, cold-open, autorialità, personaggi,... Vedi di più

Esame di Teorie e tecnica del linguaggio audiovisivo docente Prof. L. Bandirali

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ESTRATTO DOCUMENTO

JASON MITTEL – COMPLEX TV

Complex tv è un nuova modalità di storytelling che fonde la verticalità episodica con la

macrostoria storicizzare

e quindi l’orizzontalità stagionale. La tv complessa è in grado di

(storicizzazione degli eventi vuol dire che se un personaggio si rompe un braccio

nell’episodio 3, nell’episodio 4 avrà il braccio gessato).La svolta verso la complessità

narrativa si ha con X-Files, che presentava queste caratteristiche. Ogni episodio aggiunge

qualcosa alla macrostoria, ma ha anche una coerenza interna e una sua conclusione (Mittel

non parla di trama orizzontale e verticale ma macrostoria). Quando si parla di programmi

serializzati ci si aspetta che ciò che succede in un episodio venga ricordato dai personaggi

negli episodi successivi, esistono però comedy complesse come I Simpson che ad ogni

episodio ritornano all’equilibrio iniziale scegliendo di portare avanti alcune sottotrame e

dimenticarne delle altre. intrinseche estrinseche:

Mittel parla anche di norme ed le prime riguardano la serie, che ti

spiega man mano le sue regole (norma intrinseca di GoT: cambia spesso personaggi, l'azione

si sposta con una certa frequenza da una storylines all'altra dislocate nello spazio e non nel

tempo, non posso aspettarmi che la storyline A e la storyline B convergano nella stessa

puntata), le seconde sono quelle “generali” che riguardano tutte le serie (se io sto

guardando una puntata e mi trovo a 50 minuti, so per norma estrinseca che sta per finire).

internet distribuzione

Mittel è convinto che la serialità complessa sia determinata da + la

settimanale. Quando va in onda Lost, per esempio, la settimana di intervallo, secondo lui

tende a completare in qualche modo la serie complessa, arricchita dalle varie ipotesi e

communities online.

commenti delle Oggi siamo di fronte ad un fenomeno che ha messo

fortemente in crisi l’edificio teorico di Mittel: l’avvento di Netflix che dà la possibilità di avere

tutte insieme le puntate di una serie. Ovviamente Netflix non ha costretto tutti i broadcaster

a fare la stessa identica cosa, ha iniziato a distribuire le cose tutte insieme e altre, che

riproduce su licenza, rispettando l’articolazione settimanale.

La simplex tv mette d’accordo molte persone, molti spettatori. La complex tv, per avere

d’arte

successo, ha bisogno di pochi spettatori, 0 no perché un’opera senza spettatore non

artistica artistico

esiste, è l’incontro tra l’intenzionalità (chi la realizza) e l’atteggiamento

autografica

(chi la guarda). L'opera d'arte esiste in un solo esemplare, per esempio un

allografica

quadro dipinto; l'opera d'arte invece è l'opera d'arte tecnicamente riproducibile

che ha per esempio uno spartito (es. la nona sinfonia di Beethoven per esistere ha bisogno di

essere eseguita e riprodotta). Ciò che rende una sinfonia quella è il sistema di note, un

sistema matematico. In una causa musicale una sequenza di accordi non costituisce plagio,

una semplice melodia con 5 note invece si.

Pilot

Il o puntata pilota è il primo episodio della serie, di solito è girato un po’ di tempo

prima. Spesso gli studios confezionano l’intera puntata di una serie, la sottopongono ai

broadcaster e agli inserzionisti se parliamo di network, a volte anche ad un campione di

spettatori e il pilot stesso viene poi modificato in base a questa prima visione. La funzione

catturare l’attenzione convincere

del pilot è importante, deve e lo spettatore a continuare

la visione. Nel circuito della sala cinematografica, una volta pagato il biglietto il film ci ha già

catturato, la serie deve fare una cosa estremamente più complessa. Il pilot può avere una

durata più abbondante rispetto agli episodi normali perché deve dare più informazioni

rispetto alle altre puntate, deve farci conoscere possibilmente quasi tutti i personaggi, buona

parte del mondo narrativo e il genere di riferimento convincendoci che la serie sia unica. I

generi televisivi sono fatti da una parte semantica e una sintattica: quella semantica è la

trama, la sintattica è legata all’enunciazione di generi, es.: riconosciamo un genere

fantascienza se c’è una forma di vita aliena, una spada laser, ecc. (eventi semantici). Sono

eventi sintattici in un film western, 2 che camminano lungo il corso principale e si sparano.

informativo e motivante:

Secondo Mittel, il pilot dev’essere informativo non significa solo

dare informazioni sui personaggi ma anche spiegare come la serie debba essere guardata

(Es.: Lost ci spiega che ci sono dei personaggi su un’isola e in ogni puntata si vede un

flashback durante la caduta dell’aereo, Narcos ha un narratore e utilizza immagini di

repertorio, il protagonista è un detective americano della Dea, arrivato in Colombia per dare

la caccia a Pablo Escobar), motivante perché deve interessare, portare alla visione della

puntata successiva (es.: es. Twin Peaks comincia con un delitto irrisolto). La serie tv è anche

vista come sistema di regole: queste competenze esistevano già da prima ma erano di livello

base. Il sistema di regole di una serie tv oggi somiglia un po’ a quello di altri media digitali,

per esempio videogame, non si può giocare al videogame senza conoscerne le regole. Allo

stesso modo prima di fruire di una serie tv, bisogna impararne le procedure (il tutorial

potrebbe essere il pilot). tecnica del

Esistono varie tecniche per iniziare o concludere un episodio, per esempio la

Cold-open (apertura a freddo) si ha quando una puntata di una serie tv, invece di iniziare dal

momento presente, ci fa vedere cosa succede alla fine. “apertura narrativa nel vivo

dell’azione, in un punto TN della storia, per poi ripartire da TO, raccontando come i

personaggi erano arrivati a TN. Il Cold-open era una tecnica già nota ai tempi di Omero. Il

cliffhanger, invece, è una scena che si mette in conclusione dell’episodio e, se la

distribuzione è settimanale, tiene col fiato sospeso lo spettatore fino alla settimana

successiva nella quale arriverà il nuovo episodio. Significa letteralmente “essere aggrappati a

uno sperone di roccia” (questo modo di dire nasce dal fatto che nei serial cinematografici a

puntate negli anni 20-30, ogni avventura episodica si concludeva con l’eroe che rimaneva

aggrappato a uno sperone di roccia penzolando sul vuoto e gli spettatori aspettavano

l’episodio successivo per sapere se questo sarebbe caduto sul vuoto o riuscito a risalire). Non

tutte le serie sono scandite con una puntata a settimana, esistono prodotti disponibili tutti e

subito; il cliffhanger è molto più utile nella modalità distributiva perché la community

formula ipotesi, quindi è più socializzata. Ovviamente con la modalità distributiva di Netflix

non si azzera totalmente, ha un valore individuale; lo spettatore può scegliere di proseguire

con la puntata successiva oppure no. Lo showrunner, inoltre, cerca di far appassionare lo

teaser

spettatore alla macrostoria con l’originalità del (scena prima della sigla). Nel teaser

della prima puntata di GoT non si fanno vedere i personaggi principali, presentano il

problema dell’intera serie, ovvero la macrostoria.

scena evento,

Una è la rappresentazione compiuta di un che a sua volta è qualcosa che

accade nello spazio-tempo a una forma di vita e porta un contributo significativo alla

narrazione. Esistono diversi tipi di eventi narrativi e non tutti possono essere integrati nella

macrostoria. La distinzione fondamentale è quella tra eventi maggiori ed eventi minori che

Chatman chiama “nuclei” (imprescindibili) e “satelliti”(possono essere omessi). In un

episodio possono, per esempio, esserci 3 scene sulla macrostoria e 17 sul caso dell’episodio,

eccezionalmente potrebbe anche sparire l’episodio e prevalere la macrostoria.

Narrative statements sono eventi che non richiedono investigazione e che accadono ai

personaggi cambiando il corso della storia (es.: un avvocato perde una causa, gli danno

l’ufficio più piccolo e la storia va avanti in un modo causale). Altre serie, invece, si fondano

enigma narrativo,

più sul concetto che Mittel chiama cioè qualcosa che dev’essere sciolto,

non è immediatamente compreso, richiede un’investigazione sia dei personaggi che degli

spettatori. “Sono eventi che richiedono investigazione soprattutto nella direzione del

passato, influenzando variamente il corso della storia”. autore,

Noi utilizziamo rispetto alle opere d’arte un concetto di anche se per alcune arti il

autorialità

concetto è legittimato dalle pratiche, mentre in altre no. Con il concetto di

creativa s’intende un solo autore artefice di ogni singola parola e responsabile di tutto ciò

che si trova in un determinato testo (idea più diffusa su ciò che fa un romanziere, poesia).

attributiva

Con l’autorialità tanti individui contribuiscono ai diversi aspetti di un’opera ma il

risultato finale viene attribuito ad un solo individuo, il regista (il cosiddetto film d’autore).

gestionale

Con l’autorialità il sistema televisivo richiede la supervisione di uno o più

producer, che ha la responsabilità sulle scelte definitive che caratterizzano l’opera terminata.

regista

Un dirige la scena, cioè si occupa dei movimenti di scena, nessun altro può fare

questo al suo posto.

Quando il cinema comincia ad avere una dimensione industriale si manifesta anche

l’esigenza di trasformarlo in un prodotto culturale: una delle strategie è quella di fare degli

adattamenti di grandi opere letterarie (da Shakespeare a Flaubert). Ad un certo punto si crea

la figura del cinefilo, cioè un amante del cinema che va a vedere la maggior parte dei film e

ne discute con una comunità di spettatori che si incontrano per esempio in associazioni..

Secondo Mittel, attribuire ad un’unica figura l’intero esito del processo creativo ha la

funzione di associare l’opera ad un’artista affinché il cinema possa essere riconosciuto come

un’arte. Questa strategia è legata al fatto che anche le altre arti funzionano così. In America,

quando un film vince il premio oscar per il miglior film, a ritirarlo è l’autore, il concetto di

autorialità è anche una variabile geografica.

Inizialmente, con il cinema si comincia a dire che il regista è il responsabile dell’intero

processo creativo, anche se alcune cose le fanno altri che non sono esattamente dei suoi

impiegati come il direttore della fotografia, il compositore ecc. Questo vale soprattutto nel

cinema europeo e in particolare nel cinema d’autore. Nel cinema americano, per esempio, è

rarissimo che il regista abbia accesso al montaggio perché nel suo contratto non c’è. Il

sistema televisivo, inoltre, per garantire una continuità del prodotto (narrativa, produttiva,

distributiva ecc.), ha bisogno di una o 2 figure che diano la garanzia di questa continuità, il

producer. Nel 99% dei casi non sono i registi a detenere l’authorship della serie tv. Con le

autorialità gestionale

serie tv parliamo di perché il processo di produzione delle serie tv di

pre-produzione riprese post-produzione

solito è suddiviso in 3 fasi: (sceneggiatura), e

(montaggio). Nella serialità televisiva, quando si comincia a scrivere il pilot, quella che loro

chiamano Bibbia in cui raccontano la serie, si descrivono i personaggi, il loro passato, le loro

azioni, non solo quello che vedremo ma anche quello che non vedremo, qual è la

macrostoria, ecc. Se il pilot convince lo studio, l’ideatore della serie firma il contratto e

showrunner,

ufficialmente viene definito cioè supervisore dell’intero processo di produzione

della serie. L’opera televisiva è l’opera di un team di sceneggiatori che fanno riferimento ad

un capo degli sceneggiatori perché succede sempre che c’è qualcuno al lavoro della scrittura

dell’episodio, c’è un episodio che sta per essere girato in quei giorni e nella stessa settimana

c’è un episodio in fase di montaggio; è evidente che un regista non può essere presente con

possibilità decisionali in 3 luoghi contemporaneamente, sarà sicuramente dove l’episodio

dev’essere girato, cioè sul set e non negli altri 2 luoghi.

Lo showrunner è più importante dei registi perché è sotto contratto degli studios per tutto il

tempo in cui la serie viene realizzata. Il regista, invece, è un freelance, ha un contratto solo

sceneggiatori fissi

per un determinato numero di episodi. Gli sono una squadra più stabile

che varia tra le 6 e le 12 unità. Il lavoro di scrittura è collaborativo tant’è che si parla proprio

writers’ room,

di stanno in una stanza e sono incoraggiati a lavorare in modo collaborativo. Il

writer

singolo sceneggiatore può lavorare alla sceneggiatura di un episodio ma è l’head a

supervisionare e a riscrivere ogni pagina per garantire la continuità del carattere e dello stile

della serie. Es.: GoT 70 episodi, 19 registi, 7 sceneggiatori su 7 stagioni, alcuni dei quali

hanno lavorato su specifici personaggi. I 2 showrunner hanno scritto la maggior parte degli

episodi per stagione. Murphin ha scritto un episodio per ognuna delle 4 prime stagioni.

Copman, che era il coordinatore delle sceneggiature per la serie, è diventato produttore a

partire dall’ultima stagione ed è l’unico sceneggiatore che ha avuto accesso alla writers’

room, al contrario di Murphin che non ha mai avuto accesso. Nel cinema italiano degli anni

50 c’erano 5-6 sceneggiatori che si dividevano i personaggi: per i personaggi colti c’era

Pasolini, Bassani, ecc. per i personaggi di bassa estensione ce n’erano altri.

In Italia si producono ancora le serie così come si produce il cinema: una volta avuta la

sceneggiatura, per fare un film, si può partire dalle scene iniziali o finali. Si fa un piano di

produzione in cui si girano tutte le scene con la determinata sceneggiatura poi tutte le scene

di giorno, ecc. e questo consente un’economia produttiva enorme. Da noi questa modalità

viene utilizzata anche per le serie tv e questo è un sistema non adatto e non competitivo

controllo in progress,

rispetto a quello americano, non consente il cioè se ci sono eventuali

cose da sistemare.

Mittel racconta la scrittura di Lost: a capo di un canale di broadcast c’era un dirigente che

aveva avuto l’idea dell’isola dei sopravvissuti e non essendo uno sceneggiatore l’aveva

affidata a 2 persone diverse. Abrams, regista famoso con cui aveva un rapporto

professionale (autore e showrunner di Alias) e Lindelof sceneggiatore di serie tv; i due

scrivono i pilot per conto proprio e dopodiché si mettono in contatto telefonico perché gira


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Teorie e tecniche del linguaggio audiovisivo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Bandirali: Complex tv, teoria e tecnica dello storytelling - Jason Mittel.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: norme intrinseche ed estrinseche, complex e simplex tv a confronto, pilot, cold-open, autorialità, personaggi, comprensione, flusso epistemico, effetto speciale narrativo, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecnica del linguaggio audiovisivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Bandirali Luca.

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