Introduzione
La progettazione e la programmazione delle attività educative richiedono l'esplicitazione delle mete e delle modalità da raggiungere; è una scuola "del pensare" orientata a garantire il diritto alla cittadinanza attiva e per la costruzione di una società migliore.
Il dibattito pedagogico su curricolo e programmazione
Il curricolo non è una neutra definizione di contenuti educativi, ma il complesso delle condizioni di insegnamento/apprendimento; è un sistema, prima ancora che aggregazione di elementi. John Dewey in The child and the curriculum nel 1902 inizia il dibattito sul curricolo (segue John Bobbit che lo individua come pianificazione di attività volte al raggiungimento di obiettivi importanti per la vita degli allievi), poi Tornatore mette in evidenza la difficoltà e il rischio di scindere la teoria dalla pratica del curricolo.
Gli unici "pseudo modelli" per disegnare un curricolo sono quelli di Dewey (critica dei curricoli tradizionali; importanza sia del punto di vista sociale che di quello psicologico; teoria dell'intelligenza che è anche una teoria dell'apprendimento) e Bruner (ha dato luogo a molte ricerche scientifiche considerando lo sviluppo delle abilità mentali attraverso processi che realizzino strutture di base della conoscenza adulta) nascono dall'analisi di problemi concreti dentro la scuola, altri, cosiddetti neutri.
Alcuni modelli possono essere considerati una base per interpretare il curricolo anche se non possono essere utilizzati come veri e propri manuali; il punto di crisi di molti modelli è la loro incapacità di tener conto degli aspetti delle singole realtà locali.
Con l'Illuminismo il termine curricolo assume il significato di percorso formativo intenzionalmente progettato nei paesi anglosassoni, nei paesi francofoni si parlerà di programma; in Italia si è passati da un concetto di programma inteso come argomenti di studio a un'idea in senso curricolare, un percorso.
Modello di Ralph Tyler
Negli Stati Uniti Ralph Tyler pubblica nel 1949 Basic principles of curriculum and instruction e propone quattro domande necessarie per la progettazione del curricolo atte a cogliere in particolare il rapporto tra mezzi e fini:
- Finalità che vuole raggiungere la scuola
- Esperienze utili per raggiungere queste finalità
- Organizzazione delle esperienze
- Verifica delle finalità raggiunte
È un modello di "razionalità assoluta" in cui il decisore ha una visione omnicomprensiva di tutte le variabili; è un'impostazione razionale e tecnologica della programmazione; l'idea di apprendimento alla base è di stampo comportamentista e il processo di acquisizione del sapere è concepito in termini lineari, definiti da sequenze tassonomiche di obiettivi che vanno dal semplice al complesso.
Contributo di Hilda Taba
Parte dalla critica a Tyler su come collegare il curricolo alla realtà e Hilda Taba nel 1962 propone uno schema curricolare costituito da sette fasi di cui la prima concerne l'analisi dei bisogni sia del contesto scolastico che degli allievi al fine di individuare obiettivi coerenti con le esigenze; logica di accettabilità e adeguatezza del progetto in funzione del contesto.
Nasce la pedagogia per obiettivi con al centro del dibattito il tema degli obiettivi da definire in termini specifici e analitici fino ad arrivare a Bloom e alle sue tavole tassonomiche.
Approccio di Karl Frey
Karl Frey nel 1977 propone una divisione in tre tipologie di filoni del curricolo:
- Contenutistico: Curricolo come percorso che cerca di riprodurre la struttura delle discipline del sapere umano ricercando un equilibrio; una sua variante sono le teorie a orientamento strutturalistico in cui il curricolo cerca di superare i vincoli delle determinazioni delle discipline e si propongono percorsi di insegnamento più funzionali all'apprendimento; ogni disciplina ha un proprio valore formativo e non è necessaria mediazione didattica.
- Tassonomico: Curricolo in riferimento a obiettivi, abilità cognitive e processi di apprendimento; definizione in primis degli obiettivi, poi sviluppo sequenziale dell'apprendimento dal semplice al complesso secondo il modello del comportamentismo; percorso di apprendimento per gradi; ogni obiettivo concerne abilità specifiche.
- Processuale e sistemico: Curricolo come sistema complesso suscettibile alle variabili del contesto socioeducativo; il contesto influisce sulla definizione degli obiettivi, ma anche sulla progettazione dei contenuti e dei percorsi utili al raggiungimento degli obiettivi; processo di apprendimento flessibile in quanto orientato al raggiungimento di traguardi comuni, ma anche diverso in risposta alle variabili del contesto.
Ajello e Pontecorvo nel 2001 aggiungono una quarta teoria: il curricolo legato alla cultura di una società: come gli obiettivi vengono utilizzati nei contesti reali, quindi importanza non agli scienziati, ma agli attori della realtà.
Joseph Schwab nel 1971 critica l'eccessiva teorizzazione dell'impianto contenutistico e la scarsa capacità di aderire alla pratica; sollecita l'applicazione a specifici contesti didattici, è un'“arte del pratico”; la conoscenza nel campo dell'educazione è effimera e dobbiamo essere consapevoli sia della validità dei concetti che utilizziamo che dei propri limiti.
Per obiettivo si intende la descrizione di una performance che gli studenti devono essere in grado di mostrare per essere considerati competenti; è il risultato dell'istruzione, più che il metodo didattico; si definiscono le finalità in termini operative definendo indicatori atti a esprimere obiettivi prima intermedi, poi sempre più specifici, in grado di determinare il comportamento dell'allievo in termini osservabili e misurabili; idea forte di intenzionalità e sperimentazione.
Approcci internazionali
In Germania con Saul Robinsohn nel 1977 emerge una visione del curricolo meno orientata sugli obiettivi, ma più attenta a considerare i problemi che sorgono nei contesti scolastici, distingue curricoli orientati a una formazione culturale e personale degli allievi e curricoli orientati alla formazione delle competenze professionali; rientra negli studi a orientamento processuale; coinvolgimento delle insegnanti nella progettazione del curricolo; gli elementi del curricolo si definiscono dal contesto e dalle richieste che questo fa; identifica tre variabili:
- Situazioni di vita che devono essere dominate
- Insieme di competenze, quindi qualificazioni, coerenti con le situazioni, anche in termini di obiettivi
- Elementi del curricolo per il raggiungimento delle qualificazioni
In Gran Bretagna c'è sempre stata una tradizione più focalizzata sul decentramento e l'autonomia. Il curricolo è l'insieme degli apprendimenti pianificati dalla scuola. Per John Kerr nel 1968, condotti a gruppi o individualmente dentro o fuori la scuola accentuazione degli elementi di complessità e relatività di un curricolo; i curricoli possono essere tanti a seconda che riguardino una disciplina, un corso di studi, una scuola, ecc., e, per ciascuno di questi, devono essere coinvolte competenze diverse, è importante tener conto dei contesti specifici.
Stenhouse nel 1977 propone un modello più flessibile: un curricolo è specifico non nella prevedibilità degli esiti o nella formatività dei contenuti, ma nella razionalità e democraticità, quindi collegialità e negoziazione decisionale; attenzione al divario che c'è tra intenzioni e concretizzazioni nella pratica; ottica di revisione continua; docenti come comunità di ricerca.
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