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DOCIMOLOGIA

La docimologia è un tassello della pedagogia sperimentale.

La docimologia è una scienza che funziona nel momento in cui dispongo di strumenti VALIDI ED ATTENDIBILI che ci

consentono di raccogliere un dato valido, poiché tutti hanno la stessa possibilità di utilizzarlo.

Che cos’è la valutazione?

La valutazione è un insieme di strumenti, validi e attendibili attraverso i quali si può avere un risultato che può essere

preso in considerazione da tutti. La valutazione è “ASSEGNAZIONE DI VALORE”, sulla base del valore attribuisco il livello

dei miei allievi. Non il contrario. Prima si attribuiscono e si definiscono valori, poi, sulla base di quelli, si stabilisce il voto

o meglio, si posizionano gli allievi su un determinato valore. La valutazione richiede molto sforzo e a seconda del tipo

di apprendimento ci saranno delle scale di valutazione appropriate.

 Valutazione SOGGETTIVA/OGGETTIVA: la soggettività è un errore enorme dell’insegnante. La valutazione

docimologicamente parlando è una valutazione OGGETTIVA. Non tutto è sottoponibile a valutazione.

 La valutazione è sistematica: inizio-durata-fine.

 La valutazione si dovrebbe basare su un PARADIGMA INDIZIARIO (Baldacci) quali indizi di quell’allievo mi

raccontano che lo sviluppo sta procedendo. Gli indizi muovono la mia osservazione.

 Accade spesso che la valutazione sia PUNITIVA (Sbagliatissimo).

 Valutare è utile anche al docente per capire come sta procedendo (Mastery Learning).

 Qualsiasi cosa venga sottoposta a valutazione è necessario iscriverla in dei criteri.

I voti e i giudizi sono la punta dell’iceberg “verifica e valutazione scolastica” e il tema dell’equità nell’istruzione e lo

sfondo problematico nel quale l’iceberg si colloca; attualmente esistono infatti modelli valutativi diversi, prassi

individualizzate e poca chiarezza nell’uso di standard, scale di misura, strumenti di verifica.

La docimologia ci aiuta a monitorare e a tarare la nostra didattica: il focus deve essere negli apprendimenti che si

intendono promuovere. Siamo di fronte a domande altamente problematiche:

1. Quali strumenti utilizzare per la verifica degli apprendimenti e negli esami?

2. Come attribuire i voti o i giudizi e come registrarli?

3. Come distribuire le prove di verifica nell’arco della didattica annuale?

4. In che modo comunicare i risultati delle prove agli studenti e all’esterno della classe?

LA FORMAZIONE DI UNA COMPETENZA DOCIMOLOGICA L’obiettivo per la formazione di una competenza

docimologica è migliorare le competenze docimologiche del docente in modo a incrementare le valutazioni a basso

tasso di soggettività: l’idea è di valutare in maniera OGGETTIVA. Un docente competente ha un bagaglio esperienziale

legato a:

1. Distinzione, ma stretta correlazione, tra l’uso di strumenti di verifica e le funzioni della valutazione: a seconda di

che cosa valuto ho uno strumento.

2. Raccolta “differenziata” delle informazioni necessarie alla valutazione: non tutte le informazioni quando osservo

i miei studenti sono necessarie per una data valutazione. Sarà necessario ragionare su che cosa mi serve.

3. Conoscenza e applicazione delle principali tecniche di costruzione di test.

4. Individuazione e controllo della validità e affidabilità delle diverse misure degli apprendimenti scolastici: gli

strumenti che costruiamo devono essere validi (nel senso che osservino veramente quell’apprendimento che mi

interessa andare ad osservare) e affidabili (ad esempio: io sono malata, arriva il supplente somministra la prova

di veridica e la corregge, attribuisce il medesimo voto che darei io. Questo perché quello strumento è affidabile,

quindi non svaria).

5. Attribuzione di punteggi (voti), formulazione di giudizi (valutazioni analitiche e sintetiche) e loro restituzione /

comunicazione.

6. Riflessione sulla problematicità del mettere i voti a scuola e nei diversi contesti formativi, in termini di equità.

12/02/2020

Il nostro obbiettivo sarà quello di diventare degli insegnanti-ricercatori che abbiano un paradigma di indagine innestato

nella testa. Ossia disporre di un apparato teorico e di un impianto metodologico di strumenti di “impalcatura” necessari

per promuovere in maniera adeguata gli apprendimenti degli allievi. Noi avremo l’obbiettivo quindi di monitorare gli

apprendimenti. La docimologia ci aiuta, aiuta a fare questo: essa non è soltanto “che voto ti do?”, ma ci aiuta a monitorare

e tarare la nostra didattica.

LO SFONDO DOCIMOLOGICO: LE DIMENSIONI DI RIFERIMENTO 

La disciplina docimologica è una disciplina abbastanza recente rispetto alle altre. Il suo “boom” avviene negli anni ’60 in

cui inizia ad esserci la scuola obbligatoria a più livelli, gli studenti iniziano ad essere più numerosi e quindi ci si inizia a

porre una serie di problematiche che prima non erano prese in considerazione.

Questo è lo sfondo in cui ci dovremmo muovere. Bisogna sapere il motivo per cui si valuta (es. capire le competenze

iniziali degli studenti, mettere a punto programmazioni più funzionali,

accertamento sommativo delle competenze), così da focalizzare

l’attenzione su alcune variabili e scegliere lo strumento più adatto.

 La domanda che l’insegnante dovrebbe porsi è “Perché sto

valutando?”

Rispondere “perché c’è la pagella” è sminuire il senso della valutazione

e della docimologia.

 Non solo, ma la vera domanda dovrebbe essere “quali sono gli

obbiettivi che ho messo in campo in quel segmento didattico,

quali obbiettivi sto cercando di raggiungere con la mia attività

didattica? E quindi, quali sono gli obbiettivi che devo andare a

monitorare?”

Il problema qui è più profondo perché spesso l’insegnante non si pone

questa domanda. Anni fa si pensava solo a quale attività

fare/programmare e non a quali obiettivi/competenze essa

effettivamente promuova.

Se l’insegnante sa costruire un curricolo fatto con tutti i dovuti

accessori e quindi sa definire quali sono le competenze (le competenze

sono difficili da vedere, monitorare, osservare quindi vanno tradotte in

Perché sto obiettivi operazionalizzati) che dovrà promuovere, a quel punto egli

1. FUNZIONI DELLA valutando? avrà già degli obiettivi che gli serviranno per costruire le prove di

VALUTAZIONE Quali gli obiettivi? valutazione e quindi per rispondere alla domanda “quali obiettivi sto

indagando?”

Un curricolo ha delle competenze indicate, che devono essere

correlate da obiettivi specifici di apprendimento. La competenza non

si vede, mentre gli obiettivi sì. Quando io devo rilevare/monitorare un

apprendimento lo devo scrivere in maniera che non ci sia ambiguità:

 TEMA: la valutazione è oggettiva.

Nel tema spesso un insegnante assegna una valutazione in

base al suo livello di gradimento. E’ sbagliatissimo.

Il tema si dovrebbe invece correggere con uno strumento di

valutazione (es. rubrica) in cui a priori, precedentemente

l’insegnante decide che valore attribuire ad una certa

prestazione e poi attribuisce la valutazione.

La valutazione ha una sua oggettività e di conseguenza io devo sapere,

a livello curricolare, dove voglio andare e quali obiettivi raggiungere.

Ci si deve attenere alle Indicazioni Nazionali, alla promozione della

competenza, ma poi l’attività da svolgere la decide l’insegnante.

L’importante è che l’attività segua le competenze che si devono

promuovere. Il docente deve controllare se lo studente, in situazione,

dimostri, dia indizio della propria competenza.

Concludendo, senza una buona capacità di costruzione del curricolo

non si può neanche andare a valutare, poiché valutare presuppone un

grande lavoro dietro.

Curricolo competenze, obiettivi, attività, tempi, spazi, materiali.

Quando sviluppare E’ importante che si valuti sempre prima (verifica in ingresso) di

le forme di verifica?

2. TEMPI DIDATTICI iniziare un insegnamento didattico, poi durante (verifica itinere) e

Ingresso, itinere o dopo (verifica finale).

finale?  Quali stimoli e tipologie di prove adoperare? 

E’ fondamentale perché spesso l’insegnante non sa quale sia lo stimolo

adeguato a mettere in quella situazionale l’allievo in modo tale da

vedere se egli è effettivamente in grado o non in grado di risolvere una

Quali stimoli e situazione: io, insegnante, non posso andare ad osservare una

tipologie di prove competenza con uno strumento per osservare una conoscenza perché

adoperare? non vedo niente e non posso osservare una conoscenza con uno

strumento che è tarato per le competenze.

Strutturate, semi

3. strutturate, aperte?

FORME/STRUMENTI Gli strumenti di valutazione saranno diversi a seconda se si intende fare

Come raccogliere una valutazione formativa (rilevare il progresso nell’acquisizione delle

nel tempo le conoscenze) o una valutazione sommativa (rilevare il livello raggiunto).

testimonianze di Quindi a seconda del livello logico dell’apprendimento esistono delle

prove? prove che sono congruenti o che non lo sono. Se io voglio vedere la

capacità logico-matematica di Elisa e gli somministro una prova per

tabelline non vado a capire se è competente o no, capisco se ha una

conoscenza legata al calcolo, oppure non ce l’ha.

Quale precisione

nella misurazione?

4. LIVELLI DI Scale nominali,

MISURA ordinali, a

intervallo?

Ogni qualvolta si utilizzano le diverse modalità di verifica (3) esse si scelgono in relazione allo scopo (1) e del tempo della

didattica nel quale ci si trova (2); è in funzione di queste che la misura delle valutazioni, con l’espressione di un voto o

giudizio, assume significato.

UN PO’ DI STORIA ANNI DELLA SCOLARIZZAZIONE

Il termine docimologia deriva dal greco. È un termine proposto nei primi anni ’30 con Piéron.

Ad un certo punto, anche in quel caso, c’erano state delle ricerche che avevano portato alla luce il fatto che vi erano delle

prove di valutazione che non tornavano con certe performance degli studenti. L’idea è quindi stata quella di migliorare le

votazioni scolastiche. Qui il problema non è massacrare lo studente, è migliorare le votazioni scolastiche.

I ricercatori iniziano ad occuparsi di docimologia perché vogliono portare i propri allievi a migliorare i loro voti (non è

proprio quello che accade oggi: spesso oggi la valutazione viene spesso usata in modo punitivo). Vi è l’idea di costruire

delle prove corrette e fatte bene perché si vogliono portare gli studenti a migliorare i loro voti.

 DOCIMOLOGIA = deriva dal grego dokimasìa (prova/esame) + logos (discorso) = studio delle prove d’esame.

L’accezione iniziale per docimologia è studio destinato alla critica e al miglioramento delle votazioni

scolastiche.

La docimologia è uno studio delle prove d’esame: riflettere su come si costruiscono le prove d’esame.

DE LANDSHEERE (esperto massimo di pedagogia sperimentale), 1971 dice:

“La docimologia è la scienza che ha per oggetto lo studio sistematico degli esami, in particolare dei sistemi di votazione e

del comportamento degli esaminatori e degli esaminati”, allargandosi, in questo modo, a vera forma di riflessione, a

risposta scientifica per contrastare la personalizzazione della valutazione scolastica. Quindi la docimologia non si

occupa solo di come si costruiscono le prove, ma si occupa anche dell’atteggiamento e del comportamento degli

esaminatori e degli esaminati.

Nel suo Elementi di docimologia, sottolinea come questa scienza dovrebbe concernere anche gli insegnanti, gli istituti e il

sistema scolastico. La docimologia quindi, da un iniziale carattere di critica dei voti assume una valenza sempre più

costruttiva, tanto da poterla definire come forma di riflessione o risposta scientifica per contrastare la personalizzazione

nella valutazione scolastica, attraverso la proposta di metodi e tecniche di valutazione più obiettivi e rigorosi.

CLAPARÈDE, nel 1922 nel momento delle Scuole Attive (epoca in cui ci sono i grandi pensatori della pedagogia), nelle tesi

della “scuola attiva” afferma idee nuove:

 “Il sistema degli esami verrà profondamente trasformato”.

 “Verranno proposti e costruiti metodi adatti al controllo del valore”.

 “Verranno soppressi quegli esami che non offrono garanzie nella misurazione e nella valutazione di elementi

significativi della conoscenza” dobbiamo costruirle noi le prove di valutazione perché il sussidiario non lo sa

quali sono stati per noi gli elementi significativi promossi nella conoscenza. L’idea di essenzializzare il sapere:

decido cosa insegnare e quindi sono io che devo sapere come e cosa valutare (il curricolo infatti risponde alle

domande: “che cosa, come, quando, perché insegno?”. Nella testa è necessario costruirsi questa impalcatura).

 “Valutazione formativa ed esigenza di validità e affidabilità”.

Sempre CLAPARÈDE, scrive nel Journal de Genève:

“questo termine (la docimologia), che non compare ancora nel Dictionnaire de l’Académie ma che ci viene da Parigi e

contraddistingue una scienza assai importante…” perché apre un ampio e difficile discorso:

1. Sensibilità del valutatore ad alcune caratteristiche delle prove, ma non ad altre. L’importanza fondamentale

del valutatore/esaminatore e del comportamento che deve tenere.

2. Il valutatore può compiere un’interpretazione errata della scala dei voti. L’errore quando si raccoglie un dato,

non è altro che l’errore di raccogliere male i voti, l’errore di avere una prova che non è adeguata o un esaminatore

che è distratto ecc.

La prima ricerca docimologica della storia (1922, Piéron, consorte e Laugier) condotta sugli esami di licenza elementare,

dimostrò che le correlazioni tra i test e le valutazioni risultavano molto basse: vi erano delle divergenze di giudizio tra

correttori e valutazioni, ecc.

UN PO’ DI STORIA: GENERAZIONE DI STUDI E DI PERIODIZZAZIONE NELLA RICERCA

DOCIMOLOGICA 

Ricapitoliamo:

 Negli anni ’30 si inizia a riflettere su una serie di problematiche docimologiche.

 Negli anni ’50 si parla molto di test, strumenti di ricerca oggettiva.

 Dagli anni ’80 in poi si formano due grandi filoni: Assesment e evaluation

PERIODIZZAZIONE FOCALIZZAZIONE SU

 Accertare i livelli di profitto degli alunni

DALLE ORIGINI AGLI ANNI  Testing e ricerca di strumenti oggettivi

’50  Measurement period

DAGLI ANNI ‘50 AGLI ANNI Forte innovazione delle modalità dell’insegnamento influenzanti il significato stesso

’70 della valutazione scolastica e le sue procedure.

 Valutazione come momento forte e significativo del processo di apprendimento

DAGLI ANNI ‘70 e dell’intero lavoro scolastico.

 Evaluation period: riflessione sulle attività educative e sulla loro valutazione.

 Assesment: come si valutano gli apprendimenti.

 Evaluation: come si fa un tipo di evaluation più ecosistemico, legato anche ai

DAGLI ANNI ‘80 sistemi di qualità che devono funzionare perché i sistemi di qualità talvolta si

basano su dei criteri giusti, oggettivi e che hanno senso.

 PUNTO 1: In una scuola ideale nel collegio docenti sarebbe importante parlare di quali apprendimenti

promuovere e come valutarli, proprio perché è necessario avere un solido impianto scientifico.

La valutazione non dovrebbe essere un processo individuale ma un processo sì nella proprio classe ma anche

aperto al team di docenti.

 PUNTO 2: Didattica e valutazione vanno di pari passo: la valutazione non è assolutamente una parte sganciata

alla didattica.

 PUNTO 3: la valutazione è data dalla media di certe misurazioni.

 PUNTO 4: l’autovalutazione deve essere fatta in maniera intelligente. E’ importante fornire strumenti adeguati e

costruiti bene per poter permettere loro di far un’autovalutazione, ma in primis, sono gli insegnanti a dover

imparare a valutare poi si può parlare di strumenti di autovalutazione.

2.3 L’ATTENZIONE ALLA DOCIMOLOGIA IN ITALIA

Gli studi docimologici prendono avvio negli anni ’50 e si sviluppano a livello transdisciplinare in quanto la docimologia si

configura come settore della conoscenza che abbraccia più dimensioni e diverse discipline in campo psicologico,

statistico, pedagogico, di didattica. I due esponenti principali sono:

1. VISALBERGHI: Misurazione e valutazione nel processo educativo, 1955.

Egli discute la distinzione tra misurazione e valutazione:

- Misurazione: fasi che permettono di quantificare.

“misura” ha due significati: operazione di conteggio e di confronto; abito di equilibrio e di discrezione.

- Valutazione: fasi che precedono e/o seguono la quantificazione e/o la raccolta mirata di informazioni. Si

parla di atti valutativi, ovvero atti che richiedono un giudizio, che sarà basato sui risultati di una o più

misurazioni (misurazioni che però hanno bisogno, in qualche modo di basarsi su operazioni di conteggio

e di confronto ed avere un abito di equilibrio e di discrezione).

Tra i due termini c’è una stretta interdipendenza: “la misurazione nasce dalla valutazione e nella valutazione

confluisce”. Le fasi di misurazione e di valutazione sono fasi di uno stesso processo che si conclude con la

formulazione di giudizi o con l’attribuzione di voti.

Siamo sempre collocati all’interno di quello che è il rigore metodologico. Egli invita a migliorare le competenze nella

costruzione e uso dei testi ma anche a costruire giudizi più obiettivi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.arcangeletti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Docimologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof D'Ugo Rossella.
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