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Riassunto esame Teorie e pratiche dell'immaginario, prof. Gemini, libro consigliato Lo spirito del tempo, Morin

Riassunto per l'esame di Teorie e pratiche dell'immaginario, basato sullo studio autonomo del libro consigliato dalla professoressa Laura Gemini: "Lo spirito del tempo" di Morin. Università degli studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Sociologia. Scarica il file in PDF!

Esame di Teorie e pratiche dell'immaginario docente Prof. L. Gemini

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il problema fondamentale di ricerca della felicità. Il cinema, in particolare,

continua quindi ad essere un'arte, i cui standard letterari e tecnici, tuttavia, si

affinano. E' la quantità stessa a generare la qualità, facendo sì che i numerosi

film prodotti diano vita a una lunga tradizione di produzione in serie.

Il genio viene integrato solo quando genera curiosità o garantisce il

riconoscimento nell'ambito dell'alta cultura.

La corrente principale di Hollywood mostra l'happy ending, che supera le pur

presenti correnti negative, a cui si affianca una terza, la corrente nera, in cui

confluiscono accuse e contestazioni e che per questo è esclusa dall'industria

culturale.

Prima della cultura industriale, tuttavia, non vi era stata alcuna età dell'oro della

cultura, che ha ora la possibilità di diffondersi, ma che a causa del necessario

abbassamento della qualità, perde tali possibilità.

Capitolo quinto – La grande rottura

Mentre la cultura si democratizza tramite libri a buon mercato, l'alta cultura

resiste all'integrazione coltivando valori feticcio come l'autografo. La cultura

industriale ha infatti trasformato quanto ha attinto da quest'ultima, attuando

(oltre alla moltiplicazione, ossia alla riproduzione) un processo di volgarizzazione

(ossia di trasformazione, di adattamento al grande pubblico), condensando

grandi opere complicate in formati semplici e piacevoli, con intrighi schematizzati,

meno personaggi dai caratteri semplici. La partecipazione affettiva viene ricercata

accentuando l'antagonismo tra bene e male, introducendo la psicologia e la

drammatizzazione moderna nelle opere del passato. L'acclimatazione, invece, ha

creato ibridi culturali.

La stampa inaugura la paoleocultura di massa, ossia un periodo in cui la cultura

letteraria borghese non cerca solo di proiettare i problemi umani

nell'immaginario, ma punta sull'identificazione tra lettore ed eroi (e, per

estensione, con gli autori).

La corrente popolare resta fedele ai temi melodrammatici greci (di nascita,

travestimenti, false morti, ecc.), ma li adatta al contesto moderno.

Le innovazioni tecniche, inoltre, condizionano la nuova cultura grazie alla rapidità

di trasmissione del giornale, la diffusione di sale cinematografiche, fino alla

possibilità di raggiungere un pubblico globale in qualsiasi momento.

Inoltre, mentre l'immagine stampata è immobile, film, tv e radio riproducono il

movimento reale, reintroducendo nella cultura una presenza viva e umana, con

mimiche e voci.

Il legame immediato e concreto delle feste si trasforma in una telepartecipazione

mentale: la cultura si è infatti espansa in tutti gli interstizi della vita quotidiana,

anziché spezzarla. Mentre la cultura folclorica si basava su hic et nunc e mezzi di

espressione propri (come danze e dialetti), la cultura urbana disgrega i legami

per tendere al pubblico indeterminato. Gli elementi che sopravvivono vengono

universalizzati: si pensi al western, agli animali (confluiti nel disegno animato) o

ai giochi (che diventano concorsi radiotelevisivi).

I simboli primitivi delle battaglie e i ritmi della civiltà arcaica sono anzi funzionali

alla cultura di massa, che, per raggiungere un pubblico universale, si rivolge

all'anthropos comune, ossia al fondo mentale proprio dell'uomo arcaico

conservato in ognuno di noi.

Capitolo sesto – Una cultura del loisir

Il consumo della cultura di massa fa parte dello svago moderno, del tempo libero,

che era prima un privilegio delle classi dominanti ed è ora il frutto

dell'organizzazione del lavoro burocratico e industriale. Pur essendo strappato dal

lavoro, esso si differenzia dalla festa, poiché non viene ripartito nel corso

dell'anno, ma concentrato nei weekend.

Parallelamente, l'unità della famiglia si riduce al nucleo, di membri autonomi. La

cultura di massa si estende quindi nella zona lasciata libera dagli affetti ma anche

dal lavoro, i cui contenuti umani si atrofizzano, attenuando l'attaccamento e

negando una personalità che trova riscatto negli interessi e nei consumi.

Le nuove tecnologie creano un nuovo spettatore puro passivo, fisicamente

lontano dallo spettacolo, ma che partecipa all'immaginario poiché lo sfrutta per

creare ed alimentare sogni. Non solo le telecomunicazioni indeboliscono le

comunicazioni con l'ambiente, ma anche con sé stessi: esse impoversicono e

alimentano al tempo stesso la personalità.

Parallelamente allo spettacolo, si sviluppa il gioco, inteso come attività finalizzata

al piacere che si prova nel praticarla. Un esempio è offerto dalla vacanza, in cui ci

si appropria del luogo visitato attraverso la gastronomia e l'acquisto di oggetti

simbolici, ma anche implicando la propria presenza fisica: essa viene quindi

vissuta come un arricchimento.

Capitolo settimo – I campi estetici

La partecipazione estetica ai prodotti della cultura di massa si giustappone a

quella pratica, ma è tanto intensa quanto distaccata, poiché si è consapevoli,

anche se coinvolti, di fruire di un universo immaginario proposto. Sebbene ciò

che si realizza è un rapporto umano di scambio tra reale e immaginario, analogo

a quello tra uomo e aldilà compiuto attraverso culti e stregoni, il fine culturale o

rituale delle opere del passato scompare, viene degradato per entrare nella prima

vera cultura profana, che pone l'accento su individualità e presente. Le

partecipazioni estetiche sono tuttavia affini a quelle affettive che regolano i

rapporti con gli altri, ma prive di implicazioni pratiche, fisiche o vitali.

L'immaginario è quindi un multiforme aldilà che completa ciò che è reale e

attuale, configurando ciò che è possibile e realizzabile, ma anche mondi

fantastici. Esso pone la vita tra parentesi, consentendo alle pressioni di confluire

in evasioni immaginarie e appagamenti psichici di istinti che vengono repressi

nella vita quotidiana. Lo spettatore si identifica nei personaggi e sente di vivere

esperienze che non vive concretamente, grazie a eroi che partecipano alla

quotidianità umana ma vivono con maggiore intensità gli stessi bisogni e

aspirazioni dei lettori, nei quali suscitano un desiderio di imitazione, orientando

quindi i loro comportamenti essenziali.

Grazie a un campo di immaginario comune, ogni opera può travalicare l'ambiente

e l'epoca in cui è stata concepita (solitamente, la civiltà occidentale), poiché

accumula in sé infinite possibilità di proiezione e identificazione.

Parte seconda – Una mitologia moderna

La cultura di massa si sviluppa a partire dagli anni 30 negli Stati Uniti, per

diffondersi in tutti i paesi occidentali dopo la seconda guerra mondiale, quando le

masse popolari urbane e parte delle campagne accedono ai nuovi standard di vita

borghesi e il lavoro diventa fisicamente sostenibile. L'aumento delle possibilità di

consumo consente loro di rifornire la vita privata di modelli che danno forma alle

loro aspirazioni di autorealizzazione, benessere ed elevazione sociale, considerati

i requisiti per “una buona vita”.

Capitolo ottavo – Simpatia e happy end

Tra il 39 e il 40, lo scenario della cultura di massa si fonda sulla rassomiglianza

col reale: i cavalieri diventano aviatori e le favole fantascienza.

Si diffondono eroi simpatici e (soprattutto al cinema) happy end, l'idea di felicità

raggiunta in seguito a dure prove. Il sacrificio (consistente nella morte o nella

lunga vita di sofferenze) viene sostituito da un'eterna primavera: lo spettatore,

legato sentimentalmente all'eroe, non sopporta che il suo alter ego venga

immolato, ma desidera che egli realizzi le aspirazioni che anch'essi vedono farsi

sempre più concrete grazie al Welfare State.

Capitolo nono – I vasi comunicanti

Dal XIX secolo, nei giornali appaiono romanzo d'appendice e racconto, ma solo

all'inizio del XX secolo compare la stampa periodica unicamente romanzesca,

mentre i programmi televisivi alternano informazione e immaginario. Dando

risalto a ciò che è commovente, ciò che riguarda i divi e agli aspetti privati dei

fatti di cronaca o di politica, il lettore si trova di fronte a uno spettacolo di

contenuti che fanno appello agli stessi processi di proiezione e identificazione del

cinema.

I contatti tra cultura di massa e consumatori si moltiplicano attraverso la posta

dei lettori, una comunicazione vivace e colloquiale con gli ascoltatori della radio,

giochi e concorsi a cui il pubblico partecipa in un clima di familiarità, amicizia e

complicità, fungendo da delegati ed alter ego degli spettatori.

I media propongono consigli e la pubblicità sviluppa desideri e bisogni,

proponendo prodotti industriali di consumo e d'uso che fondono status,

benessere e aspirazioni private.

Capitolo decimo – I divi

Parallelamente alla decadenza dei significati del lavoro e dei grandi sistemi di

valore (Stato, religione, famiglia, ecc.), l'individuo segue l'esempio dei divi

moderni e punta alla ricerca della propria felicità e realizzazione, imitando le

azioni viste sul grande schermo soprattutto per quanto riguarda la creazione di

rapporti amorosi. La cultura di massa investe quindi i divi di valenza mitologica,

ma estrae la loro sostanza umana per permettere l'identificazione dei lettori nella

loro vita privata.

Capitolo undicesimo – La pistola

I temi avventurosi e criminali che non possono realizzarsi nel quotidiano si

distribuiscono proiettivamente nelle avventure cinematografiche in cui la legge è

infranta o dominata, opposte alla mediocrità della vita reale sottomessa. L'uomo

ricerca in esse la libertà antropologica dalla norma sociale, quella di cui gli dei

godono e che gli eroi conquistano, ma che viene ora incarnata in condizioni

umane, geografiche e storiche possibili, grazie a ricchi e divi (che non suggono

alla legge, ma hanno una maggiore facilità di movimento, un'extra-libertà), ma

soprattutto all'infra-libertà dei bassifondi della società, in cui vagabondi e ladri

osano obbedire alla propria violenza. La gang, in particolare, ha il fascino

aggiunto della struttura affettiva elementare fondata su solidarietà, fedeltà e

aggressività verso l'estraneo.

La violenza dello spirito compensa la violenza non vissuta: si fa esperienza

dell'insicurezza in sicurezza, attraverso i giochi di guerra ma anche incidenti,

catastrofi e delitti della vita quotidiana che diventano notizie. Anche se nel

cinema la morte colpisce comparse e cattivi, mentre la cronaca racconta di

vittime innocenti, essendo quest'ultima vissuta senza particolari riti cerimoniali, è

sentita più lontana dagli spettatori, che ne avvertono la quotidianità e non sono

pertanto spinti all'identificazione.

Capitolo dodicesimo – L'eros quotidiano

In Russia e in Cina l'erotismo è confinato nell'ambito privato, nel mondo

capitalista è frenato dalla religione, ma nella cultura di massa esso trionfa nelle

merci, che acquistano sex-appeal per essere desiderate dalle donne, facendo

appello al voler essere desiderate dagli uomini. I prodotti possiedono ora le virtù

affascinanti della bellezza femminile, grazie a pubblicità che colmano la distanza

tra pulizia e bellezza, tra finalità pratica ed erotica.

Capitolo tredicesimo – La felicità

La cultura di massa propone il mito della felicità non solo come traguardo ma

anche nella stessa felicità d'azione che contraddistingue le avventure e la libertà

vissute dall'eroe, opposte all'ideale pratico di sicurezza contro ogni rischio.

La felicità implica la coppia, ma non in termini di continuità temporale e di un

futuro in cui “vissero per sempre felici e contenti”, ma nell'intensa felicità del

presente.

Scompare quindi la tendenza accumulativa (che concepiva l'esistenza umana

come consacrazione del presente alla conservazione dei valori del passato e

all'investimento per il futuro), a favore di quella recettiva, che assorbe e

consuma.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione e pubblicità per le organizzazioni
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e pratiche dell'immaginario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Gemini Laura.

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