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Introduzione

Il pensiero e le sue peculiarità

Studiare il pensiero è difficile, poiché è un oggetto complesso, dalle molteplici definizioni, e cercare di spiegare il pensiero è come se "i denti cercassero di mordere i denti".

Parlando di attività mentali, il decidere o il ricordare non sono considerate componenti del pensare, ma decisioni e ricordi sono essi stessi pensieri. Tutte le attività mentali sono ritenute contemporaneamente pensiero e parti del pensiero (es. ricordare, pianificare, decidere, immaginare, credere, valutare, fantasticare), fatta eccezione per la percezione che può essere parte del pensiero senza essere pensiero.

Le parole riferite al pensiero si usano quando nel vissuto soggettivo di una persona c'è qualcosa in più rispetto a ciò che deriva direttamente dai processi sensoriali.

Pensiero e ragionamento

Spesso le parole pensiero e ragionamento sono usate in maniera intercambiabile, ma alla luce dell'ampia definizione che abbiamo adottato, il ragionamento costituisce solo una parte, per quanto importante, del pensiero.

Alcuni studiosi accettano come definizione di ragionamento: i processi di pensiero che cercano di restare aderenti al vero sono chiamati processi inferenziali e le loro conclusioni vengono chiamate inferenze. Una parte delle inferenze, descritta come esplicita e volontaria, costituisce il ragionamento.

Il pensiero quindi, è la capacità di costruire rappresentazioni mentali in grado di causare il comportamento.

Esempio: una prova di pensiero ad alta voce

Le implicazioni conversazionali sono passaggi di ragionamento automatici che supportano la comprensione del linguaggio. Quindi non è scontato che le premesse che lo sperimentatore crede di aver comunicato siano effettivamente le premesse che il partecipante ha usato per ragionare. Le premesse che il partecipante usa sono il risultato della sua comprensione e nella comprensione intervengono processi inferenziali come le implicazioni conversazionali.

Una volta assunto che la risposta dovrebbe discendere dai contenuti delle celle, si è osservato le figure nelle celle riconoscendole. Ci sono quadrati, cerchi, triangoli, linee oblique, linee orizzontali e croci più o meno distorte. I processi percettivi forniscono l'apparenza delle figure, ma se nel protocollo sono stati menzionati i nomi o altre proprietà tipiche di queste figure, queste sono il risultato di un altro processo di ragionamento: la categorizzazione. Essa consente di ricondurre un esemplare a una famiglia e permette di attribuire alcune caratteristiche tipiche dell'intera famiglia all'esemplare.

La scomposizione delle figure nelle celle in figure geometriche e righe consente di notare che in tutte le celle ci sono sia figure che linee: c'è una speciale somiglianza tra i contenuti delle celle, non tanto basata sulla somiglianza percettiva, quanto su un'identità strutturale. La struttura delle celle è uguale nella misura in cui ciascuna contiene una figura geometrica e almeno una linea.

L'aver individuato regolarità nelle informazioni a disposizione non consente, di per sé, di proseguire il processo di pensiero: è necessario generalizzare tali regolarità, cioè assumere che le regolarità constatate nei dati a disposizione si presentano anche in alcuni dei dati ancora a disposizione. I meccanismi che generalizzano le regolarità e che attribuiscono alle ipotesi così generate un certo grado di fiducia sono una componente fondamentale della funzione induttiva.

L'ipotesi generata dalla generalizzazione induttiva consente quindi una conclusione deduttiva: assumendo vera tale ipotesi, segue necessariamente che la cella non osservata contiene una figura e almeno una linea. Si ha quindi una forte aspettativa che nella cella nascosta ci sia una figura con una o più linee. Molti agiscono come se il ritenere che nella cella nascosta vi debba essere una figura e delle linee sia una specie di assunto a priori, ma non lo è. Piuttosto, è il frutto di ragionamenti sofisticati, ma praticamente al di fuori del controllo.

L'aspettativa di una figura e di una o più linee invita a scomporre l'obiettivo originale in due obiettivi subordinati che, se conseguiti entrambi, consentono il soddisfacimento del primo obiettivo: quale figura c'è nella cella (obiettivo 1), quale o quali linee ci sono nella cella? (obiettivo 2). La scomposizione di un problema in sottoproblemi è una euristica, ovvero una scorciatoia di ragionamento, tipica del risolvere problemi.

L'individuazione di regolarità è un processo e lo stesso allineamento strutturale incontrato precedentemente, ma si esplica a un diverso livello di struttura: individuare regolarità tra le 2 righe complete. L'analogia tipicamente trovata è che entrambe le righe contengono una figura per sorta: un cerchio, un quadrato e un triangolo. La regolarità appena notata viene generalizzata. Si ipotizza che tutte le righe contengono un cerchio, un quadrato e un triangolo.

Lo schema inferenziale appena ipotizzato permette di concludere che, anche nella terza riga, ci sarà un cerchio, un triangolo e un quadrato. Questa conclusione fa da premessa per un ulteriore processo deduttivo: integrando l'idea che la riga contenga una di queste figure, con le informazioni provenienti dalle celle osservate della riga, possiamo concludere che nella cella non osservata vi sia un triangolo. È stata generata una più o meno forte aspettativa che nella cella nascosta vi sia un triangolo quindi.

Alcune persone notano che sia nelle righe che nelle colonne, 2 celle hanno una linea sola e la rimanente cella riporta l'esatta sovrapposizione delle linee presenti nelle altre due celle. La precedente ipotesi consente di dedurre che le linee nella cella nascosta dovrebbero essere la somma delle due linee delle celle osservate in quella stessa riga. Le due combinazioni deduttive generate nel tentativo di soddisfare i due sottobiettivi generano un modello mentale della risposta complessiva. Se gli schemi generati nella nostra mente sono simili a quelli descritti, ci si aspetterà che nella cella nascosta vi sia un triangolo sbarrato due volte.

Deduzione

Pensiero, logica, modelli mentali e inferenze

Il sillogismo condizionale fa sì che data la proposizione antecedente P, ne deriva necessariamente la proposizione conseguente Q. Ma non sempre il pensiero è logico, infatti spesso le persone: arrivano a conclusioni errate pur partendo da premesse che hanno una forma logicamente valida, o traggono conclusioni facendosi influenzare dal contenuto delle premesse. Quindi di fronte alle evidenze, l'idea di logica mentale è stata sostituita da delle teorie alternative. Una di queste teorie alternative più note è quella dei modelli mentali. Le persone traggono conclusioni valide sulla base della costruzione/manipolazione di rappresentazioni mentali (modelli) del contenuto delle premesse.

Una infenza può essere valida da un punto di vista logico e valida da un punto di vista fattuale. Ad esempio il Modus Ponens: se vado a lezione di psicologia del pensiero, allora incontro il prof Butter. Quindi: vado a lezione di psicologia del pensiero fa conseguire che incontro il prof. Butter. È valido dal punto di vista logico e dal punto di vista dei fatti.

Un altro schema logico molto noto è il Modus Tollens: se P, allora Q, se vado a lezione di psicologia del pensiero, allora incontro il prof. Butter, non Q allora non P, non incontro il prof Butter, ne consegue che non sono andato a lezione di psicologia del pensiero.

Ma attenzione alla fallacia della negazione antecedente: se P allora Q, non P ↔ non Q, non vado alla lezione di psicologia del pensiero, non consegue che non incontro il prof. Butter. E attenzione alla fallacia dell'affermazione della conseguente: se P allora Q, Q ↔ P, incontro il prof. Butter, non consegue che non sono andato alla lezione di psicologia del pensiero.

Da un punto di vista puramente logico, gli schemi validi sono di natura formale, cioè traggono inferenze indipendentemente dal contenuto, ma come dimostrato, le inferenze variano molto in relazione al contenuto. Tornando alla fallacia dell'affermazione conseguente: se P allora Q, Q ↔ P, se si considera ora se il cane ha le pulci, si gratta in continuazione, si ha che questo cane si gratta, è certo che abbia le pulci. A parità di forma, ma con contenuti diversi, conseguono inferenze diverse. Ciò che accade è che si fanno errori soprattutto quando la premessa esprime una relazione causale con la conseguente in cui i termini sono fortemente associati in memoria. Si hanno quindi errori quando non sono in relazioni causali associate in memoria.

Esistono poi errori legati al contenuto dovuto alla transitività: se P allora Q, se Q allora R, P allora R, se Maria studia (P), passa l'esame di psicologia (Q), se Maria passa l'esame di psicologia (Q), si può laureare (R). Se Maria studia (P), si può laureare (R). Inferenza valida e credibile. Ma la stessa transitività porta a conclusioni errate con differenti contenuti: Se Paolo ha fame (P), fa uno spuntino nel pomeriggio (Q), se Paolo fa uno spuntino nel pomeriggio (Q), farà una cena leggera (R). Se Paolo ha fame (P), farà una cena leggera (R). Inferenza valida ma non credibile.

Secondo la Teoria dei Modelli mentali (TMM) il ragionamento è un processo semantico legato al modo in cui vengono costruite e manipolate le rappresentazioni mentali del contenuto delle premesse. Le persone tendono a costruirsi rappresentazioni economiche del contenuto delle premesse, ossia tendono a limitarsi a ciò che è vero, trascurando i modelli di ciò che è falso. Ne deriva una mancata rappresentazione delle negazioni. Per rispondere correttamente al Modus Tollens le persone dovrebbero farsi una rappresentazione mentale anche dei modelli impliciti. Quindi la maggiore o minore correttezza di una soluzione inferenziale dipende dalla maggiore o minore complessità/completezza delle rappresentazioni mentali. Due sono i principi basilari: più modelli mentali devono essere esplicitati per arrivare a un'inferenza valida, più complesso sarà l'intero processo inferenziale, e il numero di errori inferenziali è inversamente proporzionale alla completezza dei modelli mentali costruiti.

Si può ipotizzare quindi che se un Modus Tollens è difficile perché mancano modelli delle contingenze false, e se un controfattuale attiva esplicitamente un modello delle contingenze false (modello ipotetico), allora un controfattuale può facilitare le rappresentazioni di un Modus Tollens se usato come premessa. Lo stesso accade se nel Modus Tollens le premesse sono presentate rovesciate in quanto si è costretti da subito a una rappresentazione del non.

La TMM nei riguardi del fenomeno della credibilità, dice che se l'associazione causale tra P (causa) e Q (effetto) è forte, si tende a non costruire modelli alternativi in cui la causa P è assente. Se l'associazione invece è debole, è più probabile la costruzione di modelli in cui P sia assente in presenza di Q.

La TMM spiega anche le inferenze illusorie. Il caso delle inferenze illusorie richiede che si proceda correttamente o meno, comunque l'analisi di 2 modelli disgiunti in cui si ragiona su uno tenendo conto dell'altro e viceversa. Questo è un classico esempio di incertezza, ossia quando una decisione circa un fenomeno è ostacolata dalla valutazione di un altro fenomeno.

Il ragionamento relazionale

Il ragionamento relazionale rappresenta un ulteriore esempio in favore della TMM. Nel ragionamento relazionale si fanno deduzioni basate su rapporti spaziali, e non solo, tra elementi. Es. A è alla destra di B, B è alla destra di C, D è davanti a C, E è davanti ad A. Qual è la relazione tra D ed E? Per risolvere il problema è necessario un unico modello mentale: C B A, D E.

Si consideri ora l'esempio: A è alla destra di B, C è alla sinistra di A, D è davanti a C, E è davanti ad A. Qual è la relazione tra D ed E? In questo caso ci sono 2 possibili modelli mentali differenti, seppur tra loro non discordanti: C B A, D E. B A C, D E.

La teoria della logica mentale qui cade ancora. Siccome sostiene che un problema che richiede molte inferenze è più difficile di uno che ne richiede poche, dovrebbe spiegare come mai il primo problema qui presentato che richiede più inferenze del secondo sia in realtà il più facile dei due. In entrambi i casi per arrivare a dire D è alla sinistra di E è fondamentale la relazione tra C ed A, che nel primo problema deve essere inferita tramite i passaggi intermedi, mentre nel secondo problema è data.

La decisione

La presa di decisione

La presa di decisione è un processo che richiede attività simili al problem solving: mnestiche, inferenziali, e ricerca ed elaborazione informazioni. Decidere e risolvere problemi sono attività strettamente correlate: decidere significa affrontare un problema decisionale, mentre risolvere un problema significa decidere qual è il percorso più idoneo per raggiungere un obiettivo.

Ma quali sono le differenze? Nel problem solving vengono generate azioni volte al raggiungimento di uno scopo, mentre nella presa di decisione vengono selezionate le azioni preferite tra quelle già disponibili.

Due sono gli approcci teorici allo studio della presa di decisione: l'approccio normativo che si occupa di come bisognerebbe prendere decisioni se si ragionasse in modo razionale, e l'approccio descrittivo che si occupa di costruire modelli che rappresentino e prevedano le effettive scelte fatte dalle persone.

Le decisioni possono tra loro differire, infatti possono essere:

  • Rischiose/non rischiose: alcune sono rischiose perché hanno a che fare con scelte dagli esiti incerti, altre non sono rischiose perché hanno esiti certi, e altre sono incerte in alcune condizioni.
  • Ad uno/più attributi: un attributo quando una sola scelta mette fine alla decisione, più attributi quando una decisione viene presa integrando/pesando scelte su più questioni.
  • In termini di complessità del processo di scelta: a stadi multipli quando una decisione dipende da una catena di scelte precedenti, a stadio singolo invece quando richiedono una sola scelta.

Secondo l'approccio normativo le persone scelgono al fine di massimizzare il valore atteso. Simile al valore atteso è il concetto di utilità, quando a un valore monetario si sostituisce un generico vantaggio soggettivo. La teoria dell’utilità ritiene che se le

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Barons98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e metodi del problem solving e della metacognizione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Burro Roberto.
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