Psicologia del pensiero – Girotto, Legrenzi
La deduzione
La maggior parte delle persone non ha studiato logica, calcolo delle probabilità né teoria delle decisioni, ma nonostante questo prendono decisioni, ragionano e giudicano; tutto questo lo fanno perché il pensiero comune è governato da equivalenti mentali degli schemi formali. Sin dai tempi di Aristotele, le leggi del pensiero sono oggetto di studio. Fino a pochi decenni fa, gli psicologi del pensiero ritenevano che il pensiero comune fosse basato sull'applicazione di regole logiche.
Teoria della logica mentale
La teoria della logica mentale sostiene che la mente è munita di un insieme di regole equivalenti a quelle della logica che vengono tacitamente e inconsapevolmente usate per fare inferenze. Uno dei sostenitori della logica mentale è Piaget, che considera lo sviluppo cognitivo pienamente raggiunto quando il bambino acquisisce le regole formali della logica classica.
Le regole di inferenza postulate dalla logica mentale sono:
- Formali = indipendenti dal contesto
- Logicamente valide = se le premesse sono vere, anche la conclusione è necessariamente vera.
Secondo questa teoria, anche persone che non hanno studiato logica possono giungere a conclusioni valide applicando, in maniera inconsapevole, uno schema di logica mentale. Questa concezione è però stata messa in crisi da due fattori:
- Scoperta che la capacità di pensiero delle persone non esperte è limitata.
- Incapacità di spiegare adeguatamente alcuni fenomeni che caratterizzano il pensiero comune: in primis il fatto che molte persone traggono conclusioni sbagliate anche se le premesse permettono l’applicazione di uno schema d’inferenza valido; inoltre, molte volte le conclusioni a cui giungono le persone sono influenzate dal contenuto delle premesse.
Ragionamento deduttivo: Modus Ponens e Modus Tollens
Esistono diversi schemi che permettono di ricavare un’inferenza valida da un condizionale, parliamo di ragionamento deduttivo: Modus Ponens e Modus Tollens.
Modus Ponens: l’inferenza modus ponens è logicamente valida, tale che se le premesse sono vere lo è necessariamente anche la conclusione. Questo tipo di inferenza viene svolta correttamente da quasi tutte le persone, senza rendersene conto. Infatti, le persone adottano questo schema inferenziale logico.
Premessa: se P, allora Q
Se ho P (premessa minore), posso concludere che avrò Q (conclusione).
Attenzione! Se le premesse modus ponens sono false, la conclusione potrà essere logicamente valida, ma non necessariamente vera!
Modus Tollens: è un’inferenza logicamente valida tale che se le premesse sono vere lo è necessariamente anche la conclusione. L’inferenza modus tollens viene svolta correttamente da circa metà delle persone.
Premessa: se P, allora Q
Se ho non-Q, allora posso concludere non-P.
Validità dell'inferenza
In logica formale, un’inferenza è valida quando la conclusione viene ricavata da un argomento valido, cioè da un argomento in cui se le premesse sono necessariamente vere, lo è anche la conclusione. Bisogna distinguere tra validità logica e veridicità. Una conclusione può avere senso logico ma non voler dire nulla.
Esistono due casi in cui non è possibile trarre inferenze valide da una premessa condizionale:
- Fallacia della negazione dell'antecedente: se P, allora Q; dato non-P, non posso concludere non-Q.
- Fallacia dell'affermazione della conseguenza: se P, allora Q; dato Q, non posso concludere P.
Modus ponens, modus tollens e le due fallacie sono quattro forme basilari di ragionamento proposizionale in cui le inferenze dipendono dalle relazioni tra proposizioni. Per stabilire se gli argomenti sono validi, si usano diversi metodi; uno di questi sono le tavole della verità, che indicano lo stato di verità di un enunciato complesso a partire dai valori di verità che possono assumere le proposizioni semplici che lo compongono.
| P | Q | P→Q |
|---|---|---|
| Vero | Vero | Vero |
| Vero | Falso | Falso |
| Falso | Vero | Vero |
| Falso | Falso | Vero |
Problemi della logica mentale
C’è un problema però: molto spesso le persone commettono errori di deduzione anche quando il ragionamento logico è alla loro portata (ad esempio nel caso del modus tollens). La logica mentale non riesce a spiegare il perché di questi errori. Nel tentativo di trovare una soluzione, sono state create delle versioni più recenti della teoria della logica mentale che cercano di tenere conto degli errori restringendo l’insieme degli schemi di inferenza da inserire nella logica mentale. Il modus ponens fa parte della logica mentale usata dagli uomini mentre il modus tollens no. Il fatto è che anche queste nuove versioni non riescono a spiegare gli effetti del contenuto! Uno schema logico è per definizione formale nel momento in cui le inferenze a cui porta sono indipendenti dal contesto delle premesse su cui viene applicato, ma è stato ampiamente dimostrato che le conclusioni a cui giungono le persone variano parecchio a seconda del contenuto delle premesse e del contesto in cui vengono presentate anche se la forma logica delle premesse rimane sempre la stessa!
Si è osservato che le persone commettono più facilmente errori quando la premessa condizionale esprime una relazione causale i cui termini sono fortemente associati in memoria rispetto a quando ne esprime una in cui i termini sono debolmente associati in memoria. Come vedremo, la teoria dei modelli mentali riesce a spiegare questo fenomeno.
Un altro effetto del contenuto è che tante volte la conclusione a cui giungiamo è giusta da un punto di vista logico, ma da un punto di vista di significato non ha senso, con il risultato che le persone dichiarano che non ne consegue nulla dalle premesse fatte perché non ha senso la conclusione. Questo problema riguarda le inferenze dedotte da due premesse:
Se P, allora Q
Se Q, allora R
Conclusione: se P, allora R.
ES: Se Paolo ha fame, fa uno spuntino nel pomeriggio.
Se Paolo fa uno spuntino nel pomeriggio, cena leggero.
Conclusione: se Paolo ha fame, cena leggero.
Logicamente è valida, ma la frase non ha senso!
Il 53% delle persone dichiara che non ne consegue nulla, solo il 19% trae la conclusione valida ma non è credibile.
La logica mentale non riesce a spiegare questo fenomeno: se si suppone infatti che la deduzione sia un processo essenzialmente formale, non si capisce come le persone possano cambiare le loro inferenze in funzione della credibilità delle conclusioni! Sono state sviluppate delle ipotesi per cercare di spiegare questo fenomeno, la più importante è quella di attribuire gli errori e gli effetti di contenuto all’azione delle norme che regolano la conversazione, ovvero all’azione della pragmatica! Secondo questa ipotesi quindi si potrebbe supporre che la conclusione dipende da fattori interpretativi, ma allora perché in frasi molto simili a volte la stessa persona arriva a conclusioni differenti!? La logica mentale non riesce a spiegare questi fenomeni!
La teoria dei modelli mentali
Secondo questa teoria, il ragionamento è un processo semantico che dipende dal modo in cui vengono costruite e manipolate le rappresentazioni o modelli mentali del contenuto delle premesse (Johnson-Laird).
ES: Se nella mano c’è un asso, allora c’è un 2.
Dato questo condizionale, è probabile che le persone si costruiscano una rappresentazione come questa:
Asso 2…
La prima linea rappresenta il modello esplicito in cui è vera sia la contingenza indicata dall’antecedente (asso), sia quella indicata dal conseguente (2). I puntini rappresentano i modelli impliciti in cui la contingenza indicata dall’antecedente è falsa, ovvero i modelli in cui non c’è un asso!
Secondo la teoria dei modelli mentali infatti, la gente tende a farsi delle rappresentazioni economiche del contenuto delle premesse: nel ragionamento tendono a scartare le rappresentazioni dei modelli delle contingenze false, tenendo solo quelli delle vere! I modelli impliciti non vengono menzionati durante il ragionamento, nel ragionamento viene rappresentato solo ciò che è creduto vero.
Per il nostro esempio quindi la persona scarta le seguenti situazioni:
- Non-Asso 2
- Non-Asso non-2
- Asso 2
I primi due sono modelli in cui ciò che è indicato dall’antecedente è falso, ma nonostante questo, per le tavole della verità, l’enunciato risulta vero. Nonostante questo noi tendiamo a scartarle nel nostro ragionamento. Il terzo punto viene scartato sia perché contiene una contingenza falsa (non-2) sia perché rende falso l’intero condizionale perché rappresenta il controesempio della premessa!
La teoria dei modelli mentali cerca di dare una spiegazione agli errori commessi quando usiamo il modus tollens (se P, allora Q; non c’è Q, non c’è P). Le persone sbagliano a usare il modus tollens perché nella rappresentazione che si fanno delle premesse, non è contemplata la situazione non-Q.
Premessa: Se P, allora Q
Se non c’è Q, allora non c’è P
P Q… il modello esplicito del condizionale (la prima riga) non rappresenta la situazione in cui è assente la Q. Per risolvere correttamente il condizionale modus tollens, bisogna rendere espliciti i modelli impliciti e in particolare quello che rappresenta la combinazione in cui non ci sono né la Q né la P (non-Q, non-P). Bisogna esplicitare anche le possibilità implicite che rappresentano casi falsi. Nell’economia di ragionamento che attuiamo noi, però, queste situazioni non vengono contemplate quindi sbagliamo a risolvere condizionali con il modus tollens!
Per la teoria dei modelli mentali, sia la capacità sia gli errori di ragionamento dipendono dalle costruzioni e manipolazioni dei modelli mentali delle premesse. Il fatto che le persone non esperte traggono inferenze valide (come nel caso del modus ponens) o erronee (come nel caso del modus tollens), non dipende dalla presenza o assenza nella loro mente di uno schema mentale, ma piuttosto dalla maggiore o minore complessità della rappresentazione necessaria per poterla ricavare. Quanti più modelli bisogna esplicitare per arrivare a trarre la conclusione valida, tanto più difficile risulterà il processo inferenziale.
Le inferenze erronee vengono ridotte quando le persone si costruiscono una rappresentazione più completa delle premesse, cioè rappresentano anche le contingenze false. È stato dimostrato che si ottiene un maggiore numero di conclusioni corrette in un problema di modus tollens, quando la premessa minore (non-Q) viene presentata come prima invece che come seconda premessa. Invertendo l’ordine di presentazione delle premesse, si forzano le persone a rappresentarsi sin dall’inizio la contingenza non-Q e quindi quando viene loro presentata la premessa condizionale (se P allora Q), potranno più facilmente giungere alla conclusione esatta (non-P).
Byrne e Tasso hanno fatto uno studio sulla risoluzione dei problemi modus tollens usando però degli enunciati condizionali controfattuali. Hanno scoperto che usando questo tipo di enunciati, è molto più facile risolvere problemi di modus tollens.
Condizionali controfattuali
I condizionali controfattuali esprimono la possibilità che avrebbe potuto verificarsi in modo diverso da come si è verificato, ma che non si è verificato (ad esempio, "avrebbe potuto andare a Genova" viene interpretato come: poteva andare a Genova ma non c’è andato). Secondo la teoria dei modelli mentali, i controfattuali vengono rappresentati con due modelli espliciti iniziali: uno per le possibilità reali, uno per le controfattuali sin da subito la rappresentazione di ciò che non è accaduto.
ES: Se Paolo fosse andato a Milano, Maria sarebbe andata a Padova
Reale: non-Paolo, non-Maria
Controfattuale: Paolo, Maria…
Come abbiamo detto prima, la difficoltà di risolvere un modus tollens era che non sono rappresentate le contingenze false, ma in questo caso ci sono perché la rappresentazione iniziale di un enunciato controfattuale le contiene, risolvere il problema risulta assai più facile perché si elimina automaticamente il modello controfattuale.
Premessa minore: Maria non è andata a Padova
Conclusione: Paolo non è andato a Milano
La logica mentale non riesce a spiegare questi risultati. Se si presuppone che le persone non hanno uno schema modus tollens, è difficile spiegare come mai l’inferenza modus tollens viene risolta quando le premesse sono presentate in ordine inverso o quando la premessa è un controfattuale!
Vediamo come la teoria dei modelli mentali riesce a tenere conto degli effetti prodotti dal contenuto delle premesse e dal grado di credibilità della conclusione. Grazie a uno studio condotto da Quinn e Markovits, si è giunti alla conclusione che le persone ricavano inferenze diverse da una premessa condizionale in funzione del grado di associazione causale tra i due fattori considerati (P e Q). Se l’associazione è forte, non vengono costruiti modelli alternativi in cui la causa (P) è assente e quindi è molto più probabile che si commettano errori di inferenza: dato l’effetto Q, verrà erroneamente inferita la causa P; se invece l’associazione è debole, vengono costruiti modelli in cui la causa P è assente e l’effetto Q presente, e quindi dato l’effetto Q non verrà inferita la causa P.
ES: Se un cane ha le pulci, si gratta in continuazione
Pulci gratta…
Questo cane si gratta → questo cane ha le pulci
Questo esempio esprime un effetto (si gratta, Q) che è fortemente associato alla causa (pulci, P). Questo condizionale viene rappresentato con un solo modello esplicito perché non vengono in mente motivazioni alternative (non-P) sul perché un cane si gratti, visto che tutti sanno che i cani si grattano quando hanno le pulci!
ES 2: Se un cane ha una malattia della pelle, si gratta in continuazione
Malattia gratta
Pulci gratta…
Questo cane si gratta → questo cane ha una malattia della pelle
Siccome è più insolito che un cane abbia una malattia della pelle rispetto che abbia le pulci, questo condizionale viene rappresentato in maniera più complessa, in cui è rappresentata sia la causa espressa dal condizionale (malattia, P) che la causa alternativa (pulci, non-P). In questo modo, data la premessa minore (questo cane si gratta), risulterà più difficile trarre conclusioni errate.
Effetti di credenza
Sono stati studiati da Santamaria, Garcia-Madruga e Johnson-Laird. La conclusione è che in un modello in cui sono date due premesse, la conclusione logica a cui si arriva viene accettata se risulta credibile; se non risulta credibile, le persone la rifiuteranno scartando il modello esplicito, e sulla base di quelli impliciti si limiteranno a rispondere che "non ne consegue nulla".
Premesse: Se A, allora B
Se B, allora C
Viene rappresentato con un modello esplicito in cui sono vere le tre contingenze A, B, C e con un modello implicito degli altri possibili casi:
A B C…
Conclusione: Se A, allora C
Un confronto tra la logica mentale e la teoria dei modelli mentali
Le inferenze illusorie sono inferenze che di solito vengono valutate in maniera erronea dalla maggior parte dei soggetti logicamente non istruiti, arrivano infatti alla conclusione opposta a quella che sarebbe normativamente corretta. Sono problemi deduttivi e probabilistici. La logica formale/logica mentale non riesce a spiegare perché le persone commettano tali errori, la teoria dei modelli mentali invece si. Consideriamo questo problema:
Una sola delle due seguenti affermazioni, relativa a una mano di carte, è vera.
Se nella mano c’è un Asso, allora c’è un 2
Se nella mano c’è un Re, allora c’è un 2
Cosa ne consegue?
Secondo la teoria dei modelli mentali, questo tipo di problemi viene raffigurato con due modelli espliciti:
Asso 2
Re 2…
Il primo modello esplicito indica il caso in cui è vero il primo condizionale, il secondo quando è vero il secondo condizionale. Vengono lasciati impliciti i casi in cui gli antecedenti dei condizionali sono falsi, ma per arrivare alla soluzione giusta questi dovrebbero essere esplicitati.
Asso non-Re non-2
Non-Asso Re non-2
La prima riga indica la situazione in cui è falso il primo condizionale e falso il secondo; nel secondo modello è vero il primo condizionale e falso il secondo. Se si usano questi modelli, è molto semplice arrivare alla conclusione corretta, ovvero che non c’è un 2. La maggior parte invece risponde che nella mano c’è un 2.
Secondo la teoria dei modelli mentali, è possibile risolvere questi problemi in cui si ragiona sempre in condizioni di incertezza, senza postulare l’esistenza di regole di inferenza non valide come suggerisce la logica mentale. I problemi che portano alle illusioni inferenziali, richiedono la rappresentazione di contingenze false e implicano un ragionamento su modelli disgiuntivi (il modello del primo condizionale vs il modello del secondo). Per risolvere questi problemi, bisogna supporre volta per volta che sia vero un condizionale, lasciando però aperta la possibilità che sia vero l’altro, tratte le dovute conseguenze costruendo il controesempio del condizionale considerato falso e, infine, combinare le conseguenze così ricavate cercando di dedurre la conclusione generale senza sapere lo stato di verità dei due condizionali. Quando si ragiona in situazioni di incertezza però, le persone operano scelte non-consequenziali ovvero non considerano che le due alternative portano alle stesse conclusioni e quindi giungono alla risposta sbagliata.
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