Psicologia del pensiero
Cap. 1 - Deduzione
Inferenza valida
Si definisce inferenza valida, o validamente tratta, una conclusione che sia ricavata da un argomento valido. Un argomento valido è un argomento in cui, se le premesse sono vere, allora è necessariamente vera anche la conclusione.
Ad esempio:
- Se P, allora Q
- Se NY è negli USA, allora Parigi è in EU
Premessa: P NY è negli USA
Inferenza valida: Q Parigi è in EU
Questo tipo di argomento si chiama modus ponens: è l'argomento (Premessa: P). Attenzione però!! In questo argomento, se la premessa (P) è falsa, la conclusione (Q) risulterà valida, anche se non è vera!
Se P, allora Q Se NY è in EU, allora Parigi è negli USA
Premessa: P NY è in EU (ma non vera!)
Inferenza valida: Q Parigi è negli USA
Un altro tipo di argomento che permette di ottenere un'inferenza valida è il modus tollens:
- Se P, allora Q
- Se NY è negli USA, allora Parigi è in EU
Premessa: non-Q Parigi non è in EU
Inferenza valida: non-P NY non è negli USA
NB: Come in precedenza, è possibile ottenere inferenze valide, ma non vere!
Forme di ragionamento non valide
Oltre al modus ponens e al modus tollens, possiamo ricorrere ad altre due forme di ragionamento, che non permettono, però, di ottenere inferenze valide:
Negazione dell'antecedente
Si basa sempre sulla relazione non-P. Sulla base di non-P, non posso concludere non-Q:
- Se P, allora Q
- Se NY è negli USA, allora Parigi è in EU
Premessa: non-P NY non è negli USA
Non posso concludere non-Q!! Non posso concludere se Parigi sia in EU, o no
Affermazione del conseguente
Si basa sulla relazione Q. Sulla base di Q, però, non è detto che P sia valida:
- Se P, allora Q
- Se NY è negli USA, allora Parigi è in EU
Premessa: Q Parigi è in EU
Non posso concludere che sia vera P! Non posso concludere che NY sia negli USA.
Poiché queste ultime due forme non conducono a inferenze valide, parliamo di fallacia della negazione dell'antecedente e fallacia dell'affermazione del conseguente.
Quattro sillogismi condizionali
Le quattro forme di ragionamento appena esposte sono i 4 argomenti o sillogismi condizionali, e possono essere riassunti in questo modo:
| Premessa condizionale | Premessa non condizionale | Conclusione |
|---|---|---|
| Se P, allora Q | P | Q |
| Se P, allora Q | Non-Q | Non-P |
| Se P, allora Q | Non-P | Nulla |
| Se P, allora Q | Q | Nulla |
NB: nella tabella, chiamiamo “premessa condizionale” la premessa generica o “maggiore” e “premessa non condizionale” quella specifica del sillogismo considerato, o “minore”.
Proposizione condizionale
Una proposizione di tipo si chiama proposizione condizionale: PROPOSIZIONE CONDIZIONALE = ANTECEDENTE (P) + CONSEGUENTE (Q)
(Se P,) (allora Q)
Tavola di verità
Un modo per stabilire se una conclusione tratta in base a una proposizione condizionale sia valida o meno è usare una tavola di verità: la tavola rappresenta tutte le combinazioni possibili tra P e Q, e partire da queste combinazioni, indica se l'intera proposizione sia vera o falsa. P e Q sono dette “proposizioni componenti”.
| P | Q | P ! Q |
|---|---|---|
| VERO | VERO | VERO |
| VERO | FALSO | FALSO |
| FALSO | VERO | VERO |
| FALSO | FALSO | VERO |
NB: il simbolo indica la cosiddetta “implicazione materiale” o “logica”, cioè ciò che in italiano rendiamo con “Se P, allora Q”.
Teoria della logica mentale
Sulla base di questa teoria, le persone usano una serie di schemi di ragionamento formale molto simili a quelli dei manuali di logica. Effettivamente, è stato dimostrato che tendiamo ad usare ragionamenti di tipo modus ponens ottenendo inferenze valide. In realtà, però, tendiamo anche ad usare erroneamente alcuni sillogismi, ad esempio: a partire da un (Se P, allora Q; Premessa: non-Q), tendiamo ad affermare che non ne consegue nulla, invece di riconoscere l'inferenza valida “non-P”.
Secondo Brine e O'Brien, il problema sarebbe risolvibile considerando il modus ponens come l'equivalente di una normale frase condizionale (quindi perfettamente “utilizzabile” e comprensibile nella logica quotidiana) e il modus tollens come non considerato nella nostra logica mentale.
Un ulteriore problema connaturato a questa teoria è quello dei cosiddetti effetti di contenuto: sono gli effetti per cui, a partire da due coppie di premesse con la stessa forma logica ma contenuti diversi, le persone traggono conclusioni diverse. A livello logico, ciò non è possibile, perché uno schema logico ha una propria struttura formale, applicabile a qualunque contenuto, senza che questo ne influenzi la veridicità. Le persone tendono a sbagliare più facilmente se il contenuto delle proposizioni è di tipo causale, e meno se la relazione tra P e Q è più debole.
Come mai si verificano questi effetti? Perché siamo naturalmente portati ad analizzare le proposizioni (e i loro contenuti!) sulla base dei significati e della plausibilità del linguaggio quotidiano: ciò è vero sia per contenuti applicabili ai contesti quotidiani, sia per contenuti più neutri.
Esempi di contenuto
Un esempio di contenuto “quotidiano” potrebbe essere:
- Senso comune: Maria dice a Paolo “Se mi aiuti a falciare il giardino, ti regalo 10 euro”
- Logica: Se P, allora Q
Paolo comprende “Se non mi aiuti a falciare il giardino, non ti regalo 10 euro” (negazione dell'antecedente), ma da un punto di vista pragmatico..non ha senso!
Un esempio di contenuto “neutro” è, invece:
- Senso comune: “Se nella mano c'è un Asso, allora c'è un 2”
- Logica: Se P, allora Q
Si interpreta “Se nella mano non c'è un Asso, allora non c'è un 2”
Non c'è un Asso (non-P)
Allora non c'è un 2 (non-Q)
Non si può arrivare a una conclusione valida!
Alla luce di queste considerazioni, la teoria della logica mentale non riesce a spiegare due fenomeni:
- Perché le persone non traggono sempre le inferenze valide che dovrebbero trarre,
- Per quale motivo il contenuto e la credibilità delle premesse influenzano il processo deduttivo.
Teoria dei modelli mentali
Secondo questa teoria, le persone non usano schemi logici durante il ragionamento, ma rappresentazioni mentali delle premesse, che vengono manipolati nel corso del processo deduttivo.
Ad esempio:
- “Se nella mano c'è un Asso, allora c'è un 2” provoca una rappresentazione mentale del tipo: Asso 2… dove i punti di sospensione indicano tutte le situazioni in cui non c'è un Asso.
Quindi:
- Rappresentazione logica: Se nella mano c'è un Asso, allora c'è un 2
- Se P, allora Q Asso 2 P Q… Non-P
Secondo questo modello, le persone tendono a rappresentare esplicitamente le contingenze vere, e a trascurare quelle false (infatti, nell'esempio, tutte le possibili situazioni in cui l'Asso non c'è, sono economicamente riassunte con i tre puntini sospensivi).
Quindi, non sono rappresentati i modelli:
- Non-Asso 2!
- Non-Asso Non-2!
Allo stesso tempo, non viene rappresentato neanche il modello Asso Non-2! che renderebbe falsa la premessa iniziale.
In base a questa tendenza generale a rappresentarsi le contingenze vere, ma non le altre, si dà spiegazione dei fenomeni che la teoria della logica mentale non riesce a spiegare. Inoltre, spiega anche per quale motivo si tenda a sbagliare se il ragionamento è posto in termini di modus tollens, cioè quando consideriamo che Q sia falsa (non c'è il 2).
“Se nella mano c'è un Asso, allora c'è un 2”
“Nella mano non c'è un 2”
Rappresentazione logica: Se P, allora Q Non-Q, quindi Non-P
Per completare correttamente (da un punto di vista logico) il modus tollens (Premessa: non-Q), le persone dovrebbero esplicitare anche quei modelli che invece sono riassunti nei puntini sospensivi (…).
Secondo la teoria, quanti più modelli bisogna esplicitare per arrivare a una conclusione valida, tanto più difficile è il processo inferenziale. Infatti, in riferimento al modus tollens, se presentiamo le condizioni in modo tale che la premessa minore viene presentata per prima invece che per seconda, determiniamo una rappresentazione più completa delle contingenze, aumentando il numero di conclusioni corrette.
Ad esempio:
- “Non c'è un 2.” (non-Q)
- “Se c'è un Asso, allora c'è un 2.” (Se P, allora Q)
Le persone concluderanno più facilmente “Non c'è un Asso”. (Non-P)
Un modo particolare di verificare questo effetto è l'uso di enunciati condizionali controfattuali: gli enunciati che in italiano rendiamo con il periodo ipotetico dell'irrealtà, cioè quando ci riferiamo ad un evento che avrebbe potuto accadere, ma di fatto non è accaduto.
“Se Paolo fosse andato a Milano, Maria sarebbe andata a Padova”.
Davanti a un enunciato di questo tipo, ci formiamo due rappresentazioni:
- Reale: Ciò che è veramente accaduto Non-Paolo, Non-Maria
- Controfattuale: Ciò che non è accaduto Paolo, Maria…
A partire dal primo enunciato (reale), poiché la contingenza di tipo modus tollens (non-Q) è esplicitata, è più facile arrivare alla conclusione non-P, cioè Paolo non è andato a Milano.
La costruzione dei modelli alternativi (...) e la sua esplicitazione o meno, spiega anche per quale motivo le persone tendano ad inferire correttamente o meno delle conclusioni a seconda del contenuto e della credibilità delle conclusioni proposte. Infatti, laddove la premessa iniziale presupponga un'associazione molto forte tra P e Q, ad esempio, una relazione causale, i modelli alternativi non vengono affatto costruiti. Allo stesso tempo, se la relazione espressa è più debole, vengono costruiti anche i modelli alternativi di relazione tra P e Q.
Confronto tra le due teorie
Le due teorie sono state confrontate in merito a due ambiti di studio:
- Le inferenze illusorie
- Il ragionamento relazionale
Inferenze illusorie
Le inferenze illusorie si verificano quando, date delle premesse, la maggior parte delle persone trae inferenze opposte a quelle logicamente corrette.
Ad esempio:
- Se nella mano c'è un Asso, allora c'è un 2.
- Se nella mano c'è un Re, allora c'è un 2.
Qual è la conclusione a cui si può arrivare? La maggior parte delle persone afferma che nella mano c'è un 2, mentre la risposta giusta sarebbe che nella mano non c'è un 2.
Perché? Riprendiamo la tavola di verità iniziale:
| P | Q | P ! Q |
|---|---|---|
| VERO | VERO | VERO |
| VERO | FALSO | FALSO |
| FALSO | VERO | VERO |
| FALSO | FALSO | VERO |
Perché una delle due premesse sia falsa, è necessario che P sia vera e Q sia falsa. Poiché in entrambe le premesse considerate Q è sempre “Allora c'è un 2”, nella mano non può esserci un 2. Questo fenomeno non è spiegabile alla luce della teoria della logica mentale. La teoria dei modelli mentali, invece, prevede e spiega il fenomeno.
Infatti, questo modello considera che le persone costruiscono rappresentazioni mentali soltanto delle contingenze vere. Avremo quindi:
- Asso 2 E' vero il primo modello
- Re 2 E' vero il secondo modello
- … I modelli non sono veri
Per rispondere correttamente al quesito, è necessario che i modelli impliciti, indicati con i puntini, siano esplicitati in questo modo:
- Asso Non-Re Non-2
- Non-Asso Re Non-2
In base alla tavola di verità, il primo modello esplicita una condizione in cui la relazione “Re 2” è vera solo quando è falsa (quarta riga della tabella), e la relazione “Asso 2” non è vera (seconda riga della tabella). Il secondo modello esplicita la condizione opposta, per gli stessi motivi. Perciò, si raggiunge la conclusione, corretta, che non ci sia un 2 nella mano.
Secondo la teoria, la difficoltà nella risoluzione di problemi di questo tipo è dovuta al fatto che i quesiti posti sono di tipo disgiuntivo (cioè dobbiamo considerare il primo modello vs. il secondo modello) e non-consequenziali, vale a dire che i due modelli non sono l'uno la premessa dell'altro.
Ragionamento relazionale
Per quanto riguarda il ragionamento relazionale, ci riferiamo a condizioni in cui si chiede di verificare delle relazioni spaziali tra gli elementi di una stessa proposizione.
Ad esempio:
- A è alla destra di B
- B è alla destra di C
- D è di fronte a C
- E è di fronte ad A
Qual è la relazione tra D ed E?
Secondo la teoria dei modelli mentali, le premesse sono rappresentate in questo modo:
C B A
D E
A partire da questa rappresentazione, è facile concludere che D sia alla sinistra di E.
Consideriamo un secondo problema:
- A è alla destra di B
- C è alla sinistra di A
- D è di fronte a C
- E è di fronte ad A
Qual è la relazione tra D ed E?
Questo modello può generare due rappresentazioni diverse:
C B A
D E oppure
B C A
D E
Generando una maggiore difficoltà di risoluzione nelle persone.
Queste conclusioni sono raggiunte attraverso l'applicazione della teoria dei modelli mentali. Per la teoria della logica mentale, che non genera conclusioni validate empiricamente, la situazione sarebbe esattamente opposta: il problema richiede una maggiore capacità inferenziale rispetto al secondo, perché non esplicita la relazione tra A e C, e per questo motivo dovrebbe essere più difficile da risolvere.
In definitiva, l'esito dei confronti tra le due teorie pone a favore della teoria dei modelli mentali, benché ci siano degli aspetti dei processi inferenziali che questa teoria non affronta adeguatamente, come ad esempio il ruolo dei fattori pragmatici.
Cap. 2 - Decisione
Processo decisionale
Il processo decisionale è molto complesso, e coinvolge processi di memoria, di inferenza, di ricerca ed elaborazione dell'informazione, ecc. Questi processi sono molto simili a quelli coinvolti nel problem solving, benché i due processi coinvolgano meccanismi correlati, ma differenti:
- Da una parte, risolvere un problema vuol dire generare possibili azioni volte a raggiungere uno scopo prefissato
- Dall'altra, decidere significa selezionare una tra possibili azioni alternative (o catena di azioni).
Chiamiamo “problema decisionale” una situazione in cui si deve scegliere tra due o più alternative, in vista di un obiettivo.
Possiamo distinguere tra due diversi approcci teorici allo studio della decisione:
- Approccio normativo, nel quale si cerca di individuare i principi (le norme) che guidano le persone a compiere delle scelte razionali. Questo approccio è il più usato in ambito matematico ed economico.
- Approccio descrittivo, col quale si costruiscono modelli di descrizione e previsione dei processi decisionali, con lo scopo di spiegare come le persone producano le loro scelte e quali sono i fattori che le influenzano. Questo approccio è il più usato in ambito psicologico e sociologico.
Caratteristiche di una scelta
Una scelta può essere descritta a partire da alcune caratteristiche:
- Rischio: quanto rischio implicano le decisioni che stiamo considerando? Qual è il grado di incertezza che ne caratterizza gli esiti? In base a questo criterio abbiamo alternative rischiose, per le quali non possiamo prevedere gli esiti (investire o meno in una certa azienda), e alternative non rischiose, nelle quali, in linea di massima, non ci sono margini di incertezza (ad es, la scelta tra due shampoo).
- Grado di specificazione delle alternative: possiamo effettuare una scelta considerando uno o più attributi. Quanti più sono gli attributi considerati nella scelta, tanto più complesso sarà il processo decisionale.
- Gradi di complessità dei processi di scelta: è possibile che uno stesso processo decisionale si sviluppi attraverso una sequenza di scelte, e che in ogni scelta si debba scegliere tra due o più alternative. Un processo di questo tipo è detto a stadi multipli (un esempio, è la scelta universitaria dopo la maturità). Le decisioni più legate alla vita quotidiana, e anche più studiate (perché più facilmente riproducibili in laboratorio) sono le decisioni a stadio singolo.
Caratteristiche specifiche dei due approcci
Consideriamo ora le caratteristiche specifiche dei due approcci allo studio della decisione.
Approccio normativo
Questo approccio si basa sull'idea che le scelte degli individui siano finalizzate ad ottenere il massimo risultato. Due nozioni utilizzate sono l'utilità attesa e il valore atteso.
L'utilità attesa è il valore soggettivo atteso di un qualsiasi esito. Il valore atteso è il “valore obiettivo”, espresso in termini monetari. E' il valore-sintesi di tutto ciò che ci si può attendere da una certa alternativa di scelta.
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