Semiotica della pubblicità
1. Pubblicità e comunicazione
Pubblicità = solo una parte dell’attività comunicativa di aziende/enti; tutte quelle attività determinano
l’immagine coordinata.
La p. utilizza testi (= non solo linguaggio verbale scritto/orale, ma anche img e altri materiali
audiovisivi). Il testo è una realtà composita, un “campo di tensioni”, ma anche una “macchina pigra”
(Eco) che fornisce al lettore solo una parte delle info, affidandosi a lui e alla sua competenza per
completare il lavoro.
Semiotica = scienza dei segni, disciplina che dà ragione dei testi, della loro costituzione interna, del
loro senso. La s. si focalizza sulla dimensione testuale dell’attività pubblicitaria.
mediazione.
In pubblicità predomina la La p. si realizza in un tempo e spazio terzi; è un’altra cosa
rispetto al suo oggetto, agisce indirettamente grazie al suo senso; crea spazio e tempo artificiali e
narrativi, fornendo info sul prodotto ma soprattutto raccontando storie o creando impressioni sensoriali.
Spazio pubblico della comunicazione = prerogativa per nascita e sviluppo della pubblicità, che
necessita di un luogo in cui comunicare velocemente e senza troppo impegno sistema delle
comunicazioni di massa.
La p. è un discorso trasversale perché non si identifica dal suo aspetto concreto e ha rapporti complessi
coi supporti su cui compare.
Pubblicità costituita da messaggi. Molte caratteristiche di un messaggio dipendono dal mezzo.
Nella relazione messaggio destinatario i testi pubblicitari possono essere più (o meno):
mirati su un target preciso
- intrusivi
- nello spazio privato del consumatore
presenti consumo
- all’atto di vendita e
locali
- evitati
- dal destinatario
interattivi
- facilmente con il consumatore
veloce
- soggetti a una lettura
Invece, per quanto riguarda l’organizzazione interna dei testi pubblicitari, possono essere più (o meno):
iconici
- verbali
- narrativi finzionali
- o
ludici
- pratici
- utopici
-
Queste caratteristiche dipendono dalle condizioni di lettura del testo pubblicitario (supporti).
TV: fruizione in ambito familiare, mentre spettatori fanno altro;
Stampa: annuncio piccolo, non può imporsi all’attenzione, ma essendo su carta stampata c’è
possibilità di un ritorno di lettura;
tappeto sonoro,
Radio: pubblicità come con sintassi semplice e ripetitiva arricchita eventualmente da
musica/dialoghi;
Affissioni: visto velocemente, in movimento; non c’è tempo di decifrare testi: si vede l’img e al
headline nuda
massimo + marchio. È una pubblicità che non si appoggia ad altri mezzi (se non la città).
Deve avere una logica autonoma che tenga conto dei limiti della lettura, attirare l’attenzione, restare
impressa, produrre benevolenza, essere divertente e curiosa senza stancare. L’affissione s’inserisce in
un’ecologia dei segni del territorio, e devono essere in armonia con essa.
Rete: sia i rapporti tra le diverse comunicazioni in rete che l’organizzazione del messaggio hanno a che
fare col problema della comunicazione aziendale esterna. Oggi è chiaro che il destinatario NON sia più
passivo, anzi, è sempre più in grado di selezionare le info che gli arrivano pagherà per quello che
consumerà informazione = MERCE.
Pubblicità come la conosciamo oggi sta tramontando: difficile dire cosa la sostituirà, ma emerge il
concetto di informazione contrattata (destinatario accetta una certa info in cambio di qualche
vantaggio). Su internet si usa offrire gratuitamente info, sia come scambio tra utenti che come offerta
spam netiquette.
gratuita e promozionale di servizi. La viola la cosiddetta Comunicazione deve essere
esplicita, collaborativa, seduttiva, interessante. Sfruttare al max i nuovi modi di comunicare in rete.
Ogni testo pubblicitario che appare su un dato supporto deve rispettarne la grammatica, PERO’ il
carattere trasversale e la forte concorrenza fanno sì che spesso i testi pubblicitari rompano gli schemi
sgrammaticature volute.
con
I testi pubblicitari sono sempre ospiti, e quindi dipendenti, dal supporto che li ospita. Non si tratta quasi
parassitario.
mai di un testo nudo/autonomo carattere Per distinguerla dagli altri contenuti (es. in tv)
si usano dispositivi grafici/audiovisivi come sigle, siparietti, cornici. Spesso il limite dell’inserto
formato
costituisce il del testo pubblicitario (es. sul giornale).
per
I contenuti dei mass-media sono progettati i loro lettori, per soddisfarne i bisogni informativi,
estetici ecc.
Soddisfare significa anche concludere, portare a termine (es. un romanzo, lo leggiamo perché vogliamo
sapere come finisce), MA la pubblicità fallisce se viene apprezzata semplicemente per sé stessa (deve
coda extratestuale!).
avere una
Anche altri generi testuali hanno una finalità esterna, come i sermoni religiosi, ma si tratta di testi
d’occasione.
strategica
Natura del testo pubblicitario = diversa funzionalità comunicativa ed economica, e diversa
valorizzazione. disturbo.
Per un lettore la pubblicità (anche se ben fatta) rappresenterà sempre un Spesso inserzionisti
propongono ai lettori di vendere un po’ della loro attenzione in cambio “gratuitamente” di contenuti
televisivi, radiofonici ecc.
Fruizione di pubblicità è un costo per il lettore va compensato con scambi esterni, ma anche interni
al testo pubblicitario (es. pubblicità ben fatta). Valore percepito della pubblicità = NEGATIVO (costo
economico per chi la produce, costo semiotico per l’utente, costo di attenzione per il mezzo ospitante).
2. Il discorso pubblicitario
Molti messaggi pubblicitari non manifestano apparentemente nessun meccanismo di persuasione,
mentre altri non parlano di prodotti ma di marche (es. Nike): in questo caso non si tratta di convincere
trasversale
lo spettatore a comprare, ma di cambiare il suo sistema di valori. La pubblicità è rispetto ai
mezzi quindi non si può “classificare” a livello semiotico.
Discorsi in questo contesto sono le varie forme di testo nella vita Distinzione di livelli della
pubblicità:
sociale (es. discorso politico, sportivo ecc.). Il d. pubblicitario si
distingue per il suo carattere strategico. Lessico della guerra: 1) discorso pubblicitario
“campagna” “strategia”.
STRATEGIA. Può succedere che un combattimento sia affrontato con 2) strategie pubblicitarie
finta)
mezzi inadeguati, con l’intenzione di perdere (una o che 3) supporti e codici pubblicitari
un’iniziativa di successo venga abbandonata perché risulta
controproducente. Queste attività sono dominate dal pensiero 4) campagne e testi
pubblicitari
strategico. La strategia calcola le reazioni del nemico e per coglierlo
di sorpresa usa le finte, lo fa assuefare a un determinato comportamento; usa la “suasione” nei suoi
(persuasione dissuasione) pressione.
due momenti e o gli mette
La strategia in pubblicità non usa ovviamente la violenza, e manca l’aspetto simmetrico tipico del
conflitto militare: la p. non agisce in modo simmetricamente conflittuale, tranne nel caso della pubbl.
comparativa (che in Italia è stata bandita).
asimmetria di numero valorizzazioni
Nei rapporti coi consumatori vi è quindi e le in gioco sono diverse:
il consumatore cerca di appagare dei bisogni, l’azienda invece mira al valore economico e ha piani di
lungo periodo. metis
Strategia pubblicitaria della caccia (vantaggio del cacciatore, che insegue).
Oggi la persuasione pubblicitaria è palese. MA la sua dimensione strategica non è una “lotta” coi
consumatori, ma una coltivazione del loro modo di pensare.
Tutte le forme del discorso sociale sono caratterizzate dalla forza illocutiva (quando linguaggio è
usato per compiere un’azione, dichiarandola esplicitamente: es. “che ore sono?”); quando invece
obliqua
l’azione è (adulazione) si tratta di perlocuzione.
Ogni discorso può essere costituito per strutturare indirettamente anche solo parte dei propri effetti.
MA con la pubblicità è diverso: il disc. pubbl. si presenta implicitamente, ma chiaramente, come
Tema (in semiotica) =
universo di senso che
qualcosa d’altro, al fine di per
seduttivo. Si annuncia dicendo che parlerà di MA lodare una marca,
indurci a comprare un prodotto; ci racconterà una storia, chiederà la nostra complicità il discorso
pubblicitario è esplicitamente perlocutivo, sfacciato.
Discorso pubblicitario finalizzato a una valorizzazione positiva, la quale ha a che fare con il tema del
consumo. piacere
Consumo = tema importante, oggetto di pratiche ben ritualizzate. Esso include un’idea di e
nevrosi, il consumismo. La pubblicità nasce e si sviluppa intorno a questo tema.
Valorizzazione (in
La p. valorizza il consumo di una merce (materiale o no) o di un
semiotica) = funzionamento
complesso di merci caratterizzato da un certo marchio. di un testo che congiunga un
certo oggetto con quello
Secondo la semiotica tutte le ns esperienze fanno riferimento all’opposiz. strato del nostro corpo che è
timica, soprattutto i testi. I riferimenti più fisici/corporei non possono l’opposizione timica, ovvero
essere immediati: l’assiologizzazione è quindi un processo, una l’alternarsi tra “stare bene” e
mediazione semantica e narrativa, una complessa costruzione di senso “stare male” (euforia VS
che faccia rif. a temi/personaggi già valorizzati nel loro ambito culturale.
Tra le funzioni di tutti i testi (spec. narrativi) c’è infatti la costruzione di assiologie.
Il testo pubblicitario è sempre volto a una forte ⚠ Esistono anche testi pubblicitari che
contraddicono questa positività, come la
assiologizzazione, così da valorizzare positivamente pubblicità comparativa (che parla male
si trovano nel mondo
oggetti che e lo fa in maniera (di solito) della concorrenza) o quella sociale (che
obliqua. cerca di impedire comportamenti
indesiderati): lo fanno attraverso
Connotazione euforica del discorso pubbl. spiega il fatto che elementi narrativi legati alla disforia,
tutta la p. faccia corpo per valorizzare il tema del consumo. come la morte e l’oblio (ma sono casi
Prima della singola marca, tutto il mondo dell’acquisto, del rari).
possesso e del consumo viene valorizzato. È un fatto
relativamente nuovo antropologicamente: inizia nel Rinascimento, è contrastato duramente nell’Ancien
Régime e trionfa nella società borghese dell’800.
Il discorso pubblicitario dipinge la felicità come possesso di prodotti, che devono essere
rinnovati spesso perché deperibili materialmente o soggetti ad obsolescenza estetica (es.
moda) mobilitazione del desiderio.
consumere consummare
Etimologia di “consumo”. Da (eliminare) ma anche da (concludere). Spesso la
pubblicità sottintende il significato di “uso della merce” perché la sua motivazione economica non è il
l’acquisto di merci.
godimento dei beni, bensì
Nei casi in cui consumo ≠ distruzione del prodotto (es. beni durevoli, come un’auto), allora la p.
consumo simbolico
provoca un di questi beni moda.
Valorizzazione di un nuovo bene che svalorizza contemporaneamente quello vecchio analogo
obsolescenza controllata.
L’obsolescenza del bene può essere materiale (es. iPhone: ogni versione è più performante della
precedente), ma anche semiotica, come nel caso della moda e dell’editoria (anche le auto che
restyling).
subiscono un Pubblicità provoca usura semiotica delle merci già acquistate.
Valore semiotico VS valore economico. Valore semiotico = quella relazione
orizzontale che lega e oppone un segno
agli altri che si trovano nello stesso
Per Saussure i segni non sono semplicemente “significante e ambito, definendo la sua funzione
significato” in relazione tra loro: per S. sia significante che comunicativa per opposizione rispetto alle
significato sono “ritagliati” all’interno dei piani che li altre unità dello stesso sistema semiotico.
contengono (es. parola: il significante è ricavato dai suoni esistenti in una . Questa
data lingua, mentre il significato è tratto dal repertorio dei concetti disponibili in un dato momento in una data società)
negativamente, oppositiva
interpretazione caratterizza le unità semiotiche in maniera . Ciò che conta
come non è fatto.
non è come sia fatto un significante, ma
Sia espressione che contenuto vanno ricavati da una certa sostanza che appare organizzata
forma
secondo una certa . Stessa cosa per
(es. la selezione dei tipi di suono che una lingua distingue, i suoi fonemi)
altri tipi di segno: es. nelle immagini il significante sarà tratto da un repertorio di tracce grafiche, il
significato dipenderò dall’ambito degli oggetti rappresentabili in una certa cultura (che a sua volta
dipende da ns organi di senso e da convenzioni culturali).
Anche i concetti sono “ritagliati” in maniera diversa nelle diverse società – operazione che si modifica
impercettibilmente ma di continuo (es. quando viene introdotto un nuovo termine per un nuovo
oggetto, come il computer).
Suoni, oggetti, immagini stanno sullo sfondo costante dell’esperienza umana, MA si modificano a
seconda dei loro cambiamenti nella società. Questo rapporto di dipendenza orizzontale è detto
VALORE. L’insieme delle alternative disponibili su questo piano orizzontale è detto sistema.
Secondo Saussure, il valore semiotico è l’elemento decisivo nel funzionamento dei segni: è
valore oppositivo
determinante nella comunicazione il (“tutto è negazione”).
Valore semiotico della pubblicità = costituire opposizioni, istituire differenze.
Il valore semiotico, nell’atto dell’acquisto, viene scambiato per valore economico ecco perché la p. è
un costo aziendale, finalizzato a produrre valore economico attraverso il valore semiotico!
MODA. Nuovo prodotto valorizzato a scapito di quello precedente alto tasso di sostituzione.
il msg è ricevuto
Carattere individuale di queste dinamiche: struttura comunicativa unomolti MA
individualmente, in
al massimo a livello familiare. I msg pubblicitari fanno leva sul desiderio del lettore
quanto individuo e lo interpellano.
Propensione al consumo (spec. individuale) = necessario fattore di equilibrio economico. Pubbl.
distingue tra consumi privati e pubblici, prediligendo i primi. Essa ha una natura contraria alla logica
del capitalismo.
Pubblicità = importante fattore di privatizzazione della sfera pubblica.
Discorso pubblicitario = modello per il discorso dei media + ne influenza l’atteggiam. nei confronti del
consumo “consigli per gli acquisti” che orientano il lettore e lo definiscono come “consumatore”.
Consumo come attività produttrice di senso!
L’individuo in quanto tale è naturalmente privato, quindi l’individualità dei media e della pubblicità
vanno nella stessa direzione, MA “privato” etimologicamente vuol dire “mancante”, carente della
dimensione pubblica privatizzazione = PERDITA.
3. Strategie pubblicitarie
precede
Strategia di marketing il discorso pubblicitario.
es. Un’i
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