Il percorso evolutivo della televisione
Si è passati dalla televisione come un flusso unidirezionale, coerente, controllato da una programmazione centralizzata alla televisione come un'esperienza bidirezionale, frammentata, controllata dall'utente; da un pubblico di massa a spettatori individualizzati; da un luogo di memorizzazione pubblica a un luogo sempre più personale dove emergono forme di espressione sia pubbliche che private. Questi cambiamenti non hanno intaccato le caratteristiche temporali del medium televisivo, che fanno riferimento alla sfera dell'immediatezza e della continuità, ma hanno trasformato radicalmente l'esperienza relativa alla messa in sequenza, all'interpretazione e alla ripetizione.
Come definire la televisione
- Le diverse piattaforme di distribuzione del segnale (per esempio: televisione digitale terrestre, satellitare, IP);
- I differenti schermi utilizzati per la visione;
- Le varie tipologie di contenuto (television programs) che vengono organizzate e distribuite attraverso differenti piattaforme (broadcasting; streaming/on demand);
- I modelli produttivi, organizzativi e regolamentari che consentono di valorizzare la distribuzione dei contenuti (television business);
- Infine, in senso più complesso, anche l'idea di medium in sé (television), inteso come l'insieme delle pratiche culturali e sociali che si sono storicamente sedimentate intorno a una configurazione tecnologica (economica, regolamentare) del mezzo e alle corrispondenti forme di visione che lo caratterizzano.
Il concetto di "Tv Flow" che emerge nella riflessione di Williams offre una chiave di lettura broadcast della televisione nella sua configurazione classica, che è rimasta quasi del tutto intatta per decenni.
Il concetto di flusso
Il concetto di flusso 1
«In tutti i sistemi avanzati di broadcasting, l’organizzazione tipica del contenuto e, conseguentemente, l’esperienza che se ne fa, è quella della sequenza o del flusso (flow). Questo fenomeno, il flusso pianificato, è probabilmente l’elemento caratteristico del broadcasting, sia come tecnologia sia come forma culturale».
Il concetto di flusso 2
«La differenza del broadcasting rispetto ad altri sistemi di comunicazione non sta soltanto nel fatto che tali eventi o altri analoghi siano accessibili da casa, premendo un pulsante; ma nel fatto che l’effettivo programma offerto consiste in una sequenza o un insieme di sequenze alternative di questi o di altri eventi simili, fruibili nella stessa unità spazio-temporale e attraverso un’unica operazione».
Bolter e Grusin affermano che l'elemento costitutivo del concetto è la remediation, l’idea che il contenuto dei media siano tutti gli altri media. Un flusso che si autoalimenta producendo sempre nuove forme di differenziazione. Agenti sociali e forme tecnologiche sono due facce della stessa medaglia, e per la televisione questo comporta: «che di fatto, il finanziamento che il tipo commerciale costituisce un elemento inseparabile del medium "televisione americana", così come lo sono i vari usi sociali (cene davanti alla televisione, baby-sitter per i bambini, influenza sulle abitudini di consumo). Questo non significa che il finanziamento è la causa per cui la televisione americana è ciò che è, ma piuttosto che il carattere di una tecnologia come quella televisiva si articola attraverso una serie di pratiche formali, materiali e sociali».
Produced controlled flow
Il potere disciplinante della televisione trova espressione nella sua forma lineare tipica del produced controlled flow studiato da Williams. Attraverso il suo esercizio i broadcaster esprimono il loro pieno controllo sulla scansione temporale con cui vengono messi in onda i contenuti, sull’articolazione dei generi e sull’esperienza di visione delle audience. Gli spettatori non debbono far altro che accendere il televisore ed esporsi al flusso dei programmi, anche perché la configurazione del televisore tende a limitare qualsiasi forma di interferenza e di esercizio diretto del controllo. Il producer controlled flow si caratterizza come una sorta di «televisual essence» destinata a sopravvivere alle stesse trasformazioni della televisione e a mantenere tuttora la sua impronta nell’esperienza di visione dei canali generalisti della tv europea o dei network USA. Questa televisual essence trova espressione sul piano culturale più che su quello tecnologico ed è anche strettamente correlata all’idea di «liveness» che si struttura nel pubblico sulla base dell’esperienza di visione tipica della televisione di flusso.
La forza strutturante del medium televisivo impone una sua linear schedule in cui formati e testi tendono ad assumere modularità e canoni narrativi sempre più compatibili, allusivi e pienamente coerenti rispetto all’interruzione pubblicitaria, evocata dal testo e attesa dallo spettatore. In questo tipo di regime, contrassegnato da una ferrea logica di circolazione top-down, il singolo contenuto non può godere di alcuna vita autonoma oltre quella funzionale agli interessi del broadcaster che gli è stata assegnata al momento della programmazione (Tv scheduling).
Il remote control device e il video cassette recorder producono una prima profonda alterazione della disciplina temporale program-driven che aveva caratterizzato il producer controlled flow. Le pratiche di visione cominciano a riorientarsi secondo logiche che privilegiano la scelta di specifiche content unit, singole o seriali; i consumatori possono segmentarsi, anche sul piano generazionale - secondo le loro preferenze - e diventano sempre più mobili e imprevedibili.
Nell’esperienza di visione nella fase di transizione i telespettatori:
- Possono scegliere tra un numero elevato di canali,
- Possono liberarsi, attraverso le formule pay (subscription channels), dall’invadenza delle interruzioni pubblicitarie,
- Sono abilitati dal telecomando ad assumere un atteggiamento esplorativo,
- Possono sfuggire alla schedulazione rigida attraverso i VCR.
La necessità di prendere le misure rispetto a un comportamento decisamente più selettivo delle audience impone ai broadcaster la prima grande evoluzione nei sistemi di monitoraggio che si incardina nella distribuzione di panel rappresentativi della popolazione televisiva.
Il contenuto tende a liberarsi dalla forma
Il contenuto emerge come criterio determinante per la costruzione dell’esperienza di visione. Questo processo evolutivo libera la televisione dal presupposto che il canale di distribuzione (il tv set domestico) sia un aspetto caratterizzante del contenuto che viaggia attraverso di esso. Sulla base di questa logica i dirigenti televisivi operano in realtà nel business dei contenuti, nel cui ambito il contenuto può essere definito come «una unità di informazione o un prodotto di intrattenimento che può essere venduto o sponsorizzato e successivamente distribuito attraverso una ampia gamma di canali e piattaforme».
La tv lineare risponde attraverso il narrowcasting
Vengono disposti in senso orizzontale i segmenti di offerta che, per la loro qualità e/o per la specificità dei pubblici di riferimento, possono consentire alle audience di inseguire una pluralità di preferenze e interessi. Esplode la quantità dei contenuti che trovano espressione, più o meno definita, in formati «televisivizzabili». Le piattaforme di distribuzione ospitano l’espansione dell’offerta e lavorano a nuovi modelli di sostegno economico. «In questo nuovo regime – l’era del narrowcasting – la vecchia audience di massa non solo si è frammentata, ma ha anche guadagnato un maggior potere di intervento nella creazione della propria sequenza di programmazione, nella definizione dei modelli di interpenetrazione (zapping durante la pubblicità, passaggio veloce da un canale all’altro) e, grazie al...
-
Riassunto esame Teorie e tecniche della comunicazione, prof. Marinelli, libro consigliato Teorie delle comunicazion…
-
Riassunto esame Teoria dei nuovi media, prof Degiovanni, libro consigliato Media New Media Postmedia, Quaranta
-
Riassunto esame nuovi media e comunicazione, prof. Ardvisson, libro consigliato La marca nella teoria dell'informaz…
-
Riassunto esame Teorie e Tecniche dei media, prof. Pasquali, libro consigliato Giornalismo e nuovi media, Marini