IL METODO DELLE LIBERE ASSOCIAZIONI - Semi
INTRODUZIONE
Per fare il terapeuta è importante essere stati pazienti. I capisaldi del colloquio psicoanalitico
sono: le libere associazioni, l’attenzione fluttuante e, conseguentemente al setting e alla
situazione di colloquio, anche le dimensioni di transfert e controtransfert. Lavoriamo con la
capacità di distinguere tra quello che è frutto della nostra mente e ciò che invece nasce
dall’altro, ciò che l’altro ci comunica (ben diverso da dire “ciò che il paziente ci dice”, riceviamo
segnali oltre le parole, oltre il suo verbalizzare). I sogni sono la via regia verso l’inconscio e ci
permettono di capire se effettivamente la tematica su cui stiamo lavorando sta prendendo piede
a livello intrapsichico. Non è scontato riuscire a sognare, col tempo, lavorandoci, questi ci
permettono di andare in profondità ed andare verso l’autonomia, che è l’obiettivo ultimo
dell’analisi, bisogna fornire loro gli strumenti per proseguire meglio nella loro vita, per
questo non si lavora con la suggestione, perché un domani la persona possa lavorare da
sola, fidandoci dei propri modi di pensare, diventiamo strumento di auto-conoscenza. Il nostro
mestiere ha a che fare con la seduzione, da non confondere con la manipolazione, anche il
docente ha a che fare con la seduzione, seduce alla conoscenza, diventa il tramite per sedurre
alla comprensione, l’insegnante è strumento. Analizzare i sogni significa imparare a decifrare
una lingua diversa, perturbante, è una lingua straniera ma che sento mi appartiene.
Le libere associazioni servono per allargare il campo della coscienza e raggiungere una
maggiore possibilità di auto-osservazione. Quest’ultima è importante perché permette di
guardarci da un'altra prospettiva per evitare agiti negativi. Nella nostra mente può capitare che
un affetto resti, rimanga consapevole, ma che si vada perso il collegamento con un evento che
.
l’aveva originato Le libere associazioni servono proprio per compiere questo lavoro di tessitura;
e se di fronte a me c’è qualcuno che dà valore a ciò che mi viene in mente, comincio a dare
valore a ciò che penso e mi interesso ai miei pensieri. Grazie alle libere associazioni il terapeuta
può cogliere delle configurazioni, una trama di senso dove in apparenza senso non c’è. Quella
delle libere associazioni è una regola che viene detta al paziente a partire dal primo
giorno di terapia, gli si chiede di sospendere il giudizio. Nel primo colloquio di consultazione
faccio parlare liberamente la persona, chiederò “buongiorno, come mai siamo qui?” sto
implicando che entrambi abbiamo scelto di essere lì. Ogni primo colloquio ha un incipit diverso,
ma noi dobbiamo garantire un ascolto analitico e rispettoso.
1 – PREMESSE STORICHE AL METODO PSICOANALITICO
Il compito dell’analista è sempre quello di allargare il campo della coscienza e nella
pretesa di portare l’Io dov’era l’Es. Questo significa il riuscire a sviluppare sempre più una
capacità di auto-osservazione, la quale è importante perché se si vuole lavorare in una
dimensione relazionale bisogna essere sia capaci di stare dentro la relazione, ma anche capaci di
prendere una distanza da “me”, per capire cosa mi sta succedendo in relazione alla persona che
ho davanti in modo da non agire. Il “portare l’Io dov’era l’Es” significa essere capaci di non
agire all’interno di una relazione così intensa. La “coscienza” o “ragione” o “logica” è il frutto di
un’acquisizione sempre limitata, mentre la vita quotidiana si basa su metodi ben diversi, infatti
l’uso delle associazioni anche nella vita quotidiana è molto frequente.
Il fenomeno dell’associazione è conosciuto fin dai tempi dell’antichità
Il metodo delle libere associazioni è stato elaborato solo a partire dalla fine del XIX
secolo, principalmente da Freud
Per quanto riguarda il fenomeno dell’associazione, esso consiste nell’ nell’esistenza di un
legame tra una percezione e un ricordo, il quale ricordo conquista la coscienza perché
collegato a quella percezione e perché veicola un affetto. Senza questi legami, che non sono di
natura razionale ma affettiva, non sarebbe possibile il funzionamento stesso della coscienza e, di
conseguenza, non sarebbe neppure possibile ragionare. Le associazioni mentali appartengono al
discorso spontaneo e cosciente e il loro primo costituirsi è dovuto alla loro connessione con ciò
che chiamiamo “memoria”; infatti spesso viene usato il metodo dell’associazione mentale per
richiamare alla memoria qualche contenuto. Può capitare che ci sia un affetto ma scollegato
dalla rappresentazione che l’ha scatenato; la mente può essere vista come una rete, se è fitta e
stretta ci si riesce a camminare, mentre se ci sono molti spazi rischio di cadere. Quello che si fa è
rendere la tessitura della mente più fitta, perché i buchi rappresentano gli aspetti
traumatici, dove il ricordo è stato eliminato per salvaguardare la propria vita psichica. Le libere
associazioni servono proprio per fare questo lavoro di tessitura. CI vuole comunque del
tempo prima che le associazioni siano veramente libere, perché dentro di noi c’è un giudizio
(Super-io, “cosa centra questo?”). Le libere associazioni si hanno quando si impara a
sospendere il giudizio su noi stessi; quello che dobbiamo fare è stare in una dimensione di
“ascolto rispettoso” e attraverso l’attenzione fluttuante riuscire a riconoscere delle
configurazioni all’interno delle libere associazioni (es. come riconoscere una costellazione in
mezzo alle diverse stelle).
La regola delle libere associazioni non deve essere presentata nelle prime sedute di
consultazione, perché bisogna ancora decidere se si lavorerà insieme e se il metodo analitico va
bene per la persona che ho davanti. Comunque si lascia la persona libera di parlare, si comincia
chiedendo “Come mai siamo qua?”, in modo da lasciarla libera di parlare di tutto ciò che gli
viene in mente (ma non sono libere associazioni).
Tra le prime teorizzazioni sul fenomeno dell’associazione abbiamo quelle di Aristotele, il quale
teorizzò le regole delle associazioni mentali, per cui esse si costituirebbero per somiglianza, per
contrasto e per contiguità (nel tempo e nello spazio); inoltre riconosce in esse l’esistenza di un
procedimento che può garantire la continuità → non è pensabile che si possa ricostruire la
“è evidente che esiste un
continuità psichica attraverso vie razionali. Anche Hume afferma
principio di connessione tra i differenti pensieri della mente e che essi si introducono
reciprocamente con un certo grado di metodicità e regolarità” inoltre “noteremo che nelle nostre
fantasticherie più sfrenate e deliranti, e persino nei nostri sogni, l’immaginazione non s’è
avventurata del tutto a caso e che si è conservata pur sempre una connessione tra le varie idee
che si susseguivano l’un l’altra” . Questo “principio di connessione”, che funziona anche se non lo
si vuole, si basa sulla presenza di affetti e passioni; infatti gli affetti suscitati da un singolo
oggetto si trasferiscono con facilità a un altro oggetto che sia con quello connesso.
Per concludere quindi si può dire che il fenomeno delle associazioni mentali è noto da moltissimi
secoli e tale fenomeno rende impossibile la riduzione della coscienza alla sola ragione, mentre
obbliga a una concezione allargata della coscienza.
2 – LA COSTRUZIONE DEL METODO DELLE LIBERE ASSOCIAZIONI
Il metodo delle libere associazioni nasce a partire da una serie di osservazioni cliniche sottoposte
a critica, come ad esempio l’osservazione del limite dell’ipnosi e del metodo catartico. Le
riflessioni sul metodo hanno inizio dall’IPNOSI; Freud spiega di utilizzare questa tecnica non per
lo scopo ipnotico in sé, ma per interrogare il paziente sulla genesi dei suoi sintomi, su cui da
sveglio non è in grado di raccontare alcunché, o molto poco. Il metodo ipnotico è
tendenzialmente considerato come un metodo suggestivo, ma in realtà è un metodo che evita la
coscienza
suggestione, evita quindi di indurre effetti affettivi e persuasivi nella dell’altro tramite
la parola. Infatti non si interviene sulla coscienza, ma su qualcos’altro, poiché il sintomo viene
sentito come qualcosa di estraneo dalla coscienza (es. sintomi di conversione e fobie). Nel
non dipende da lei
metodo ipnotico è come se si dicesse al paziente: “Quel che succede , ma
da qualcos’altro che ora metteremo a posto”, e lo stesso vale per l’uso di psicofarmaci (una
buona parte del successo degli psicofarmaci può essere derivare da messaggio: “non dipende da
lei”). In seguito la psicoanalisi ha sviluppato l’atteggiamento opposto, che consiste nel
prendersi la responsabilità del proprio inconscio.
Il PASSAGGIO IPNOSI → METODO CATARTICO → METODO PSICOANALITICO implica:
a) l’ipnosi
Una differente valutazione della coscienza: con si concepiva una coscienza
distaccata dal resto e la malattia era concepita come qualcosa che attacca la coscienza,
metodo catartico
mentre con il si passa a una concezione secondo cui esiste un
continuum psichico che è stato alterato e che non è composto dalla sola coscienza. Si
sviluppa l’idea secondo cui i fenomeni psichici sono continui e che la discontinuità
rappresenti la base della psicopatologia;
b) Una differente concezione della responsabilità: con il metodo catartico si mette in
primo piano il problema del perché e del come certi contenuti psichici siano rimasti
all’oscuro dalla coscienza e si inizia a introdurre l’idea del farsi carico dell’inconscio,
del prendersi la responsabilità di qualcosa che non dipende dalla coscienza, ma che in
qualche momento può aver fatto parte dell’attività psichica cosciente;
c) Una concezione dell’individuo più complessa, riconoscendone le fragilità e le
discontinuità all’interno di un’idea di continuità.
Dall’ipnosi al metodo delle libere associazioni → E’ importante mettere a fuoco alcuni punti del
passaggio dall’ipnosi al metodo delle libere associazioni, soprattutto guardandoli attraverso la
Studi sull’isteria.
descrizione che ne viene data negli Breuer e Freud scrivono già dall’inizio che
“l’isterico soffrirebbe per lo più di reminiscenze ”, ma l’effetto di un evento qualificato come
traumatico si basa sulla tendenza del soggetto a scaricare l’affetto o a reprimerlo (in
quest’ultimo caso rimarrebbe legato al ricordo). La reazione della persona colpita dal
trauma ha un effetto catartico solo quando è una reazione adeguata, ad esempio con
l’aiuto della parola l’affetto può essere abreagito; ma se non si produce una reazione simile, con
l’azione, con la parola o con il pianto, l’affetto rimane relegato al ricordo dell’evento. Esistono
degli accadimenti che, per la loro intensità, producono un blocco psichico impedendo di
teoria del trauma,
trasformare questa intensità in un evento psichico cosciente. Si tratta della
per cui al di là di una certa intensità, qualsiasi accadimento ha un potenziale traumatico e che il
trauma rappresenta un’impossibilità di padroneggiarlo.
Questo sottolinea l’importanza della PAROLA DETTA, PRONUNCIATA → La parola è
un'azione. Freud ritiene che tutto il complesso neuromuscolare che va dalle aree del linguaggio
ai motoneuroni che innervano l'apparato fonatorio sia una via di scarica motoria alternativa
all'azione muscolare scheletrica ma assolutamente uguale come modalità di funzionamento.
Nella parola l’uomo trova un surrogato dell’azione e con l’aiuto della parola l’affetto
può essere abreagito in misura quasi uguale. Esiste quindi un’enorme differenza tra la
parola pensata pronunciata,
e quella detta, perché quest’ultima implica anche la disinibizione dei
movimenti dell’apparato fonatorio. Per ABREAZIONE si intende la scarica emotiva con la quale
un paziente si libera di un affetto eccessivo tramite la via fonatoria e il racconto del ricordo
traumatico. Essa si collega al concetto di CATARSI, poiché la catarsi viene provocata
dall’abreazione. La catarsi non è genericamente una purificazione, ma è nello specifico la
purificazione che si provoca nello spettatore della tragedia. Essa è “piacere, sfogo, sollievo e
liberazione: questa sensazione di piacere e di sollievo è dovuta al sentimento della possibilità di
elaborare psichicamente qualcosa di traumatico, che nella tragedia viene rappresentato come
“terribile”. La catarsi non è la reazione scomposta di un affetto, una reazione di scarico brutale e
anale che evacua un contenuto destinandolo all’abbandono, ma è una reintegrazione, un
reimpossessarsi da parte del soggetto di una parte di sé che gli era prima
indisponibile e che ora gli consente un’armonia che prima non c’era. Non è la scarica in sé che
porta al cambiamento, quella è solo un’evacuazione, devo dare un senso a quei vissuti, facendo
in modo che assumano un valore. C’è bisogno di una reintegrazione di quei vissuti, ed è anche la
restituzione a fine seduta che fa ciò. Il metodo catartico quindi può essere concepito come un
metodo drammatico, nel senso che consente l’espressione dei diversi attori della storia
individuale e la loro individuazione. Il metodo psicoanalitico delle libere associazioni deve molto
al metodo catartico. Le libere associazioni fanno affiorare alla coscienza dell’analizzando idee
improvvise o apparentemente non pertinenti ma qualcosa si oppone alla comunicazione di
queste idee le quali rappresentano i derivati più prossimi dell’inconscio.
La differenza dal metodo ipnotico suggestivo all'uso del metodo catartico è una differenza
di qualità. Tale differenza si viene a creare tramite la parola del paziente che è un’azione, tramite
cui il soggetto ha la possibilità di purificarsi degli affetti eccessivi e bloccati che provocano la sua
malattia. La parola dell’analista serve solo a permettere che il paziente parli o a consentire al
paziente di osservare, affrontare e superare le proprie resistenze a dire. In ogni caso non è
possibile eliminare del tutto la suggestione (= introduzione di materiale psichico dell’analista nel
campo dell’attività mentale del paziente), ma bisogna riconoscerla e cercare di ridurne il più
possibile il peso durante il trattamento. Per riconoscere interventi suggestivi e non, bisogna
osservare quegli interventi che aggiungono qualcosa dell’analista (suggestivi), mentre, ad
esempio, l’interpretazione non è suggestiva perché colma una lacuna dell’attività psichica del
paziente usando materiale del paziente stesso e non dell’analista.
IL CASO DELLA SIGNORA EMMY VON N. → Tra i sintomi della paziente, che allo stato cosciente
sviluppa un discorso del tutto coerente e dimostra chiaramente cultura e intelligenza non
“…sorprende
comuni, c'è una sorprendente e ricorrente interruzione del discorso. Afferma Freud
il fatto che ogni pochi minuti essa tronchi repentinamente il discorso, contraendo il volto in
un’espressione di orrore e ripugnanza, e tenda verso di me la mano, stendendo e contraendo le
dita, mentre con voce cambiata e angosciata esclama: “Stia zitto! Non parli! Non mi tocchi!” . La
paziente viene trattata con ipnosi, con massaggi e con bagni. Già dopo 10 giorni dall'inizio della
terapia Freud annota che la conversazione durante il massaggio non è tanto vacua come sembra
e contiene anzi la riproduzione pressoché completa dei ricordi e delle nuove impressioni che
hanno influito su di lei dopo l’ultimo colloquio e spesso sfocia in reminiscenze patogene di cui si
libera parlandone senza esserne richiesta. Freud mediante ipnosi va alla ricerca delle origini della
(“Stia zitto! Non mi tocchi!”)
formula protettiva della storia della paziente. Pian piano il
trattamento si compone di un intreccio tra conversazione e ipnosi alla ricerca di un effetto
“…la paziente è molto allegra e si libera di molte
catartico, sicché Freud annota ad esempio che
preoccupazioni nella conversazione precedente l’ipnosi” .
Freud, dopo aver visitato la signora Emmy nella sua residenza, suggerisce alla signora di
separarsi dalle figlie e di entrare in casa di cura nella quale la visiterà quotidianamente →
Creazione del SETTING TERAPEUTICO: il paziente viene ricevuto in uno studio che ha
caratteristiche il più possibile costanti, in orari fissi, senza che altri possano interferire. Il setting
è protettivo per analista e paziente, ma non deve essere difensivo.
DIFFERENZE TRA METODO CATARTICO E QUELLO ANALITICO → Si tratta di differenze di
percorso del pensiero. Il percorso della situazione ipnotica usata a scopo catartico era un
percorso strettamente relazionale, ovvero il percorso di un pensiero che, uscendo dalla bocca di
un paziente in condizioni di alterata coscienza, passava all’interno di un terapeuta che lo
rielaborava coscientemente e lo ridava al paziente facendogli acquisire così dall’esterno un
materiale psichico che era suo. Il metodo freudiano rinuncia all’ampliamento della coscienza
che la catarsi consentiva e cerca invece di rendere accessibile l’inconscio alla coscienza.
Tende dunqu
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