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Il metodo delle libere associazioni

Introduzione

Questo libro si propone di descrivere e studiare il metodo delle libere associazioni. Si può concepire il metodo delle libere associazioni come il metodo principale della psicoanalisi, un metodo per la clinica ma anche per l’attività di pensiero successiva alla clinica. Lo scopo della psicoanalisi è quello di comprendere l’attività psichica del paziente.

Capitolo 1

L’autore di questo libro dice di iniziare con una serie di premesse, che sono necessarie per lo svolgersi dei ragionamenti che egli stesso intende sviluppare. La prima premessa consiste nel sostenere che la psicoanalisi sia razionale. La si può pensare come scienza o no, ma comunque è un esercizio razionale. La psicoanalisi ha cambiato i criteri di razionalità in uso. Il compito dello psicoanalista consiste nell’allargare la conoscenza e in modo un po’ utopico di portare l’Io (che solo in minima parte è cosciente) dov’era l’Es.

Il metodo delle libere associazioni è un metodo che ha una sua razionalità ed ha una serie di precedenti e di origini storiche, sia nella cultura scientifica e filosofica nella quale viveva Freud, sia nella pratica clinica che ne ha poi motivato l’elaborazione.

Cominciamo da una constatazione fondamentale: il fenomeno dell’associazione mentale è un fenomeno conosciuto fin dall’antichità, mentre il metodo delle libere associazioni è stato elaborato solo a partire dalla fine del XIX secolo, principalmente da Freud. È importante avere un’idea dell’importanza del fenomeno dell’associazione mentale nella storia del pensiero occidentale, perché esso si colloca al crocevia di molte questioni fondamentali.

Esigenza di base di unità dello psichismo che caratterizza la nostra cultura. Sappiamo che siamo un tutt’uno, ma quando pensiamo a noi stessi, osserviamo che non riusciamo a farci un’immagine unitaria di noi stessi. Nemmeno di noi stessi come soggetti di una storia riusciamo a darci una costruzione decentemente unitaria. Mancano ad esempio pezzi. Usiamo, inoltre, nostri strumenti psichici ma non sappiamo immediatamente darci la minima spiegazione di come funzioniamo.

Solo con la psicoanalisi è stato possibile costruire un’impalcatura teorica che considera l’individuo un tutt’uno, ma che, contemporaneamente, consente di vederne le fratture, le censure, le barriere e i diversi modi di elaborare il pensiero che si attuano nelle zone così delimitate. Questa impalcatura la si è potuta costruire sulla base dei dati forniti dal metodo delle libere associazioni. Il fenomeno dell’associazione mentale sembra portare verso una sorta di molecolarismo.

Esigenza di unità dello psichico e molecolarismo delle associazioni. Questa esigenza la ritroviamo già in Platone e Aristotele. A noi interessa come essi indichino l’importanza dell’associazione mentale per la ricostruzione dell’unità dell’attività psichica. Platone - teoria della reminiscenza - della quale a noi interessa il fatto che disegna un tragitto del pensiero del quale fa parte il fenomeno dell’associazione. Nel Fedone Platone fa mostrare a Socrate come avviene la reminiscenza. È presente il fenomeno dell’associazione: esso consiste nell’esistenza di un legame tra una percezione ed un ricordo, il quale ricordo conquista la coscienza, perché collegato a quella percezione e perché veicola un affetto.

Con Aristotele si giungerà alla formulazione delle tre regole classiche: le associazioni si costruiscono per somiglianza, per contrasto, per contiguità (nel tempo o nello spazio).

Discontinuità della memoria. Il concetto di memoria è il risultato di uno dei più antichi tentativi di non vedere l’inconscio. Ma la discontinuità della memoria è qualcosa di molto più importante. È un fenomeno che potrebbe mettere in crisi tutta la costruzione dell’individuo che si va facendo. Di quale unità si potrebbe parlare se si dovesse constatare che l’individuo consiste dal punto di vista psichico di almeno due parti? E che queste due parti non sono collegabili tra loro?

Quando Aristotele stabilisce le regole delle associazioni mentali, riconosce l’esistenza di un procedimento che può garantire la continuità. Bisogna però ammettere che non è pensabile che si possa ricostruire la continuità psichica attraverso vie razionali. La coscienza, identificata con la ragione, paga un tributo al preconscio e all’inconscio pur di avere garantita la propria continuità.

L’associazione è sentita come importante sia perché può arricchire la disponibilità della coscienza sia perché può indurre in errore.

David Hume dedica la terza sezione delle sue Ricerche sull’intelletto umano e sui principi della morale all’“associazione delle idee”. Hume nota che l’associazione ha una sua regola, un suo “principio di connessione”, e che questo principio funziona comunque anche se non lo si vuole. Anche nei nostri sogni rimane sempre una connessione tra le varie idee che si susseguono. “Gli affetti suscitati da un singolo oggetto si trasferiscono con facilità ad un altro oggetto che sia con quello connesso”.

Il ruolo degli affetti nel fenomeno dell’associazione mentale, appena rilevato nello scritto di Hume, era stato osservato fin dall’antichità, come si è già visto nell’esempio del Fedone, Platone lo metteva in evidenza: all’innamorato basta vedere uno strumento musicale che subito gli viene in mente l’oggetto del suo amore, il giovinetto che lo suonava.

Parallelamente a quello sulle associazioni e problemi correlati, nel pensiero occidentale corre il filo dello studio della retorica. Dunque mentre si studia un modo tipico del discorso spontaneo, si elabora anche un tipo di razionalità relativa all’uso delle forme che vengono studiate prevalentemente per l’effetto persuasivo che producono. Dall’epoca platonica l’osservazione e lo studio delle forme del discorso diventa parte dell’indagine di ogni cittadino, perché si ha la consapevolezza che determinate forme di discorso producono certi effetti sugli altri. Le figure retoriche, a differenza dei contenuti dello psichismo che possono essere divisibili, sono non-scomponibili.

Di associazioni si occupò anche Wundt, che adoperava le associazioni mentali per cercare la spiegazione delle connessioni intersensoriali, ma soprattutto le utilizzavano Ebbinghaus e Muller. Sempre con le associazioni mentali si cimenterà James, il fondatore della psicologia americana.

Capitolo 2

Vediamo ora come Freud abbia elaborato poco a poco il suo metodo delle libere associazioni. Siamo alla fine dell’Ottocento. Freud ha visto che la sua carriera accademica è destinata a fermarsi e sa che se vuole andare avanti deve dedicarsi al lavoro clinico. Nel 1885 ha potuto frequentare l’ospedale della Salpetriere e conoscere l’opera di Charcot. Nel 1889 ha trascorso due settimane a Nancy per apprendere la tecnica dell’ipnosi praticata da Bernheim. Si avvaleva dell’ipnosi per interrogare il malato sulla genesi dei suoi sintomi, genesi sulla quale nello stato di veglia egli non era spesso in grado di dire alcunché. Non dunque per aggiungere qualche cosa, ma per capire qualcosa di più sulla genesi dei sintomi.

Il metodo delle libere associazioni è stato elaborato poco alla volta. Osserva il limite dell’ipnosi e comprende la richiesta di una paziente intelligente di lasciarla parlare a ruota libera. L’approccio freudiano a certi tipi di patologia psichica avviene proprio a partire dai disturbi della coscienza presenti in persone che appaiono di facile suggestionabilità, in persone, cioè, nelle quali si può provocare facilmente un effetto tramite le nostre parole. L’ipnosi a Freud è stata insegnata da Breuer.

In prima battuta si può dire che il passaggio dall’ipnosi classica al metodo catartico e poi da questo al metodo psicoanalitico implica:

  • Una differente valutazione della coscienza
  • Una differente concezione della responsabilità

Per quanto riguarda la prima differenza, mentre con l’ipnosi si poteva presupporre una coscienza distaccata dal resto e concepire la malattia come un qualcosa che attacca la coscienza, già con il metodo catartico si passa ad una concezione in base alla quale esiste un continuum psichico che è stato alterato e che non è composto solo dalla coscienza. Breuer sottolinea come il fenomeno essenziale da studiare e spiegare sia quello della discontinuità della memoria.

Per quanto riguarda la seconda differenza, quella relativa alla responsabilità, con il metodo catartico si mette in primo piano il problema del perché e del come la coscienza abbia evitato o non abbia potuto prendere atto di certe attività psichiche.

Quindi: Freud parte dalla critica all’ipnosi classica, elabora con Breuer il metodo catartico. L’isterico soffrirebbe per lo più di reminiscenze.

Teoria molto importante: esistono degli accadimenti che per la loro intensità relativa, producono un blocco psichico impedendo di trasformare questa intensità in un evento psichico cosciente. Si tratta di una teoria del trauma espressa in forma del tutto generale, nel senso che non distingue se si tratti di accadimenti interni o esterni, né se si attuino subito o in un secondo momento. Solamente si ipotizza che, al di là di una certa intensità, qualsiasi accadimento ha un potenziale traumatico e che il trauma consiste in una specie di intasamento, di ingorgo, di impossibilità di padroneggiamento. In questo la teoria del trauma è debitrice delle teorie fisiologiche: ogni stimolo viene riconosciuto per sue specifiche caratteristiche ma, oltre ad una certa intensità, qualsiasi stimolo produce sempre la stessa sensazione. L’uso dell’ipnosi in modo non repressivo è giustificato dall’ipotesi che si possono creare condizioni di deflusso delle cariche.

Differenza di statuto tra la parola detta e la parola pensata.

Abreazione. Cioè la scarica emotiva con la quale un paziente si libera di un affetto eccessivo tramite la via fonatoria e il racconto del ricordo traumatico, ha il suo significato più completo quando la si collega al concetto di catarsi. La parola catarsi non indica genericamente una purificazione, ma specificamente la purificazione che si provoca nello spettatore della tragedia. La catarsi è una reintegrazione, un reimpossessarsi da parte del soggetto di una parte di sé che gli era prima indisponibile e che ora gli consente un’armonia che prima non c’era. La differenza dal metodo ipnotico al metodo catartico è una differenza di QUALITA’. E questa differenza di qualità si viene a creare tramite la parola del paziente. Solo nella misura in cui il soggetto sperimenta tramite la parola detta ha la possibilità di purificarsi dagli affetti eccessivi e bloccati che provocano la sua malattia. La parola dell’analista serve solo a permettere che il paziente parli, ad affrontare e superare le resistenze a dire.

L’intreccio tra ipnosi, suggestione, catarsi, prime associazioni è stato stretto e non facile da sciogliere. Partiamo dal caso della signora EMMY von N., il primo trattato da Freud con il procedimento dell’esplorazione sotto ipnosi. Il caso di Emmy serve per osservare le difficoltà del passaggio che si situa tra la condizione di ipnosi e di suggestione.

Tra i sintomi della signora c’è una sorprendente e ricorrente interruzione del discorso. “Sorprende il fatto che ogni pochi minuti essa tronchi repentinamente il discorso, contraendo il volto in un’espressione di orrore e di ripugnanza e tenda verso di me la mano... Stia zitto! Non parli! Non mi tocchi!”. La paziente viene trattata con l’ipnosi, massaggi e bagni. Dopo dieci giorni dall’inizio della terapia Freud annota che cambia qualcosa. La conversazione che ha con lui durante il massaggio (non in stato di ipnosi) contiene la riproduzione dei ricordi e delle nuove impressioni che hanno influito su di lei, reminiscenze patogene di cui si libera parlandone senza richiesta. Effetto catartico conseguente al dire.

Alla fine dell’Ottocento Vienna è una città molto rinomata. Freud propone alla signora di entrare in una casa di cura nella quale la visiterà quotidianamente. Prima la visitava nella sua residenza. Poi c’è una ricostruzione del setting. Suggerisce alla signora di separarsi dalle figlie e di entrare in una casa di cura nella quale la visiterà quotidianamente, una casa di cura in cui la signora riceverà le visite delle figlie etc.

Le variazioni di setting sono sempre pratiche da pensare con grandissima attenzione. Ci sono diverse strategie per instaurare un setting.

Quali sono dunque le differenze che il metodo analitico introduce rispetto all’ipnosi? Si tratta innanzitutto di differenze di percorso di pensiero. Il percorso della situazione ipnotica usata a scopo catartico era un percorso strettamente relazionale, cioè il percorso di un pensiero che, uscendo dalla bocca di un paziente in condizioni di alterata coscienza, passava all’interno del terapeuta il quale lo rielaborava coscientemente e lo ridava al paziente, facendogli acquisire dall’esterno un materiale psichico che era suo. Il problema era in questo caso quello del salto della coscienza. Il problema del salto della coscienza si aveva anche nel metodo catartico, perché ciò che era alla base del sintomo, del suo significato, veniva comunque comunicato ad una persona che per vari motivi non era in grado di sentirlo come proprio.

Il metodo delle libere associazioni è un metodo generale di investigazione dell’attività psichica umana e, per attuarlo, Freud ha elaborato regole tecniche, delle quali alcune servono per delimitare il contesto operativo, altre sono finalizzate a realizzare l’indagine vera e propria.

Uso del divano. Freud non vuole essere guardato in faccia. Le libere associazioni fanno affiorare alla coscienza dell’analizzando idee improvvise o idee apparentemente non pertinenti, ma qualcosa si oppone alla comunicazione di queste idee, le quali rappresentano i derivati più prossimi dell’

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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