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• Deissi empatica o emotiva: segnala un atteggiamento emotivo del locutore verso

l’interlocutore. Vengono adottati i deittici spaziali come questo o quello per indicare empatia

o antipatia. Esempio: “questa cara bambina” indica vicinanza emotiva.

• Deissi temporale: individua un punto o un intervallo di tempo in relazione al momento

dell’enunciazione. Sono deittici temporali gli avverbi prima, dopo oggi, ieri ma anche alcuni

tempi verbali come il presente deittico, l’imperfetto e il passato prossimo e il futuro.

• Deissi testuali: comprende i riferimenti al discorso o a sue parti tramite l’impiego di

indicazioni spaziali (sopra) o temporali (a breve).

Enunciazione

È bene distinguere tra attività linguistiche ed enunciazione in senso stretto.

L’attività linguistica riguarda i processi che portano colui che parla a dire quello che ha detto

mettendo in funzione ogni tipo di sistema semiotico.

L’enunciazione invece riguarda l’apparizione di quanto viene detto in un momento unico e in uno

spazio determinato.

Momento e spazi diventano fondamentali per comprendere l’esatto riferimento di una serie di

indicatori che costituiscono l’apparato formale dell’enunciazione.

Quest’ultimo può essere studiato sotto tre punti di vista:

• La realizzazione vocale della lingua: i suoni emessi e percepiti sono l’esito di atti

individuali.

• La semantizzazione della lingua: i segni diventano parole alle quali viene attribuito un senso

grazie ad un atto individuale.

• Il quadro formale attraverso cui l’enunciazione si realizza suddiviso in:

Atto che realizza l’enunciazione e che introduce la presenza di un locutore che è

o responsabile dell’atto medesimo

Le situazioni nelle quali l’enunciazione si produce

o Gli strumenti con cui si compie l’enunciazione che sono gli indici che formano

o l’apparato formale dell’enunciazione (indici di persona, ostensione e forme della

temporalità)

Gli indici di persona

Hanno la funzione di mettere in rapporto costante il locutore con la propria enunciazione.

Tra questi vi sono i pronomi di prima e seconda persona che non hanno una referenza costante e

oggettiva perché ne assumono una diversa in relazione a ogni situazione di discorso in cui un

individuo si designa come Io e si rivolge ad un Tu.

Accanto al pronome vi è il verbo che si coniuga in base alla persona. Benveniste oppone le prime

due persone (Io, Tu) che fanno riferimento alla situazione del discorso alla terza persona (Egli)

considerata l’assente.

La terza persona si distingue da Io e Tu in quanto manca dall’elemento variabile, cioè il fatto che la

prima e la seconda persona variano referenza in funzione dei turni di parola.

Ecco perché è possibile considerare la terza persona come la “non persona”.

Modello di Benveniste

Per il linguista francese le forme in cui il parlante si appropria del discorso manifestano tre proprietà

fondamentali:

• L’Io responsabile dell’enunciazione ed il Tu al quale essa è indirizzata sono unici e inseriti

nella stessa dimensione spazio/temporale

• Io e Tu sono invertibili

• La terza persona è una “non persona” perché non è una delle due entità che prendono parte

allo scambio comunicativo

Nel modello elaborato da Benveniste si distinguono due tipi di correlazione:

• La correlazione di personalità dove “Io/Tu” si oppone alla non persona “Egli”

• La correlazione di soggettività dove “Io”, la persona soggettiva, si oppone al “Tu”, la

persona non soggettiva

L’emergere della soggettività

Per Benveniste solo nel linguaggio e attraverso quest’ultimo l’uomo può costituirsi come soggetto.

Solo nel linguaggio verbale possiamo trovare espressioni a referenza variabile, come il pronome Io,

che testimoniano l’appropriazione da parte dell’individuo che si designa come Ego.

Indici di ostensione

Corrispondono alla deissi spaziale e temporale e sono organizzati in modo da riprodurre la

correlazione di personalità (Es: “questo foglio” è in relazione ad Io mentre “codesto foglio” è in

relazione a Tu perché indica una cosa vicino a chi ascolta).

Rientrano in questa categoria i dimostrativi (questo, quello, codesto) che hanno la funzione di

ordinare lo spazio a partire da un punto centrale che è ego.

Ci sono anche gli avverbi di tempo e di luogo (ora, qui) che definiscono la dimensione

spazio/temporale simultanea a quella del soggetto dell’enunciazione.

Le forme della temporalità

Il sistema temporale assume il presente come criterio di discriminazione e organizza gli altri tempi

in relazione ad esso (sia come qualcosa che non è più presente – passato – sia come qualcosa che

ancora non lo è – futuro).

Tuttavia anche il presente ha bisogno di un punto di riferimento, un ancoraggio: il presente si

definisce come il tempo in cui si parla e non come il tempo in cui si è.

Esso dunque si ancora al linguaggio e diventa espressione del tempo in cui avviene l’enunciazione.

Il modello inferenziale

Il modello inferenziale evidenzia il ruolo determinante giocato dai contesti e le intenzioni

all’interno dell’interazione comunicativa.

Negli anni ‘50 Paul Grice elabora un modello di comunicazione basato non tanto sulla condivisione

di un codice comune, bensì sulla comprensione delle intenzioni:

nel proferire l’enunciato, il parlante è spinto dalla fiducia che il destinatario riconosca la sua

intenzione comunicativa allo stesso modo il destinatario è condotto dal riconoscimento

dell’intenzione comunicativa dell’interlocutore.

Fondamentale è il contesto enunciativo inteso come l’insieme dei dati che veicola l’interpretazione

e la determinazione del significato dell’enunciato.

Per Grice, il principio di collaborazione è alla base di ogni conversazione:

ogni partecipante nutre un interesse affinchè l’interlocutore riconosca le sue intenzioni e si aspetta

dagli altri lo stesso atteggiamento. Senza queste aspettative la conversazione sarebbe impossibile.

Le inferenze

La produzione di inferenze è il risultato dell’attività di comprensione/interpretazione degli indizi

presenti nel discorso.

Le inferenze possono nascere dalle seguenti componenti del contesto:

• Le conoscenze condivise (“il giudice condannò l’imputato. Era comunista”)

• La situazione comunicativa (la situazione spazio/temporale in cui si svolge l’atto linguistico,

le relazioni tra i parlanti, le iniziative e gli scopi – “ Sei scapolo? Prova Meetic”)

• Il cotesto (“il giudice condannò l’imputato. Era un ladro”)

Coerenza e Coesione

Coerenza e coesione sono requisiti fondamentali del testo.

La coesione

La coesione consiste nel rispetto dei rapporti morfologici e della connessione sintattica fra tutte le

sue parti.

Pertanto un testo è coeso quando sono rispettate tutte le regole grammaticali e gli elementi che lo

compongono sono disposti correttamente.

La coesione può essere violata nei seguenti casi:

• Se non si rispetta la concordanza di numero tra soggetto e predicato;

• Se non si rispetta la concordanza di genere tra sostantivo ed articolo, aggettivo o participio

• Se non si rispetta l’ordine abituale delle parole

Coesivi

La coesione del testo viene garantita da una serie di elementi detti coesivi.

Tra questi distinguiamo:

• Le forme sostituenti cioè vocaboli che possiedono più o meno lo stesso significato del

termine a cui rimandano (ad esempio i sinonimi)

• La riformulazione consiste nel sostituire al già detto un’espressione singola che richiama a

ciò di cui si è parlato (“con la pace di Vienna, Napoleone conseguì l’apogeo della sua

potenza; ma tre anni dopo, le fortune del Bonaparte cominciarono a declinare” – in questo

caso Bonaparte è la riformulazione di Napoleone che permette di evitare una ripetizione

facendo riferimento ad una conoscenza pregressa e diffusa

• L’ ellissi consiste nell’omettere un riferimento esplicito al già detto mentre il contesto

provvede ad eliminare ogni dubbio (“Luca andò al cinema. Poi scrisse un libro e andò a

dormire)

• I segnali discorsivi servono a gestire l’andamento della comunicazione e assolvono a

compiti come sottolineare la strutturazione del testo, fungere da riempitivi, evidenziare il

rapporto con l’interlocutore. Possono essere congiunzioni, avverbi, verbi o intere frasi

(“c’era una volta”, “in conclusione”, “insomma”, “diciamo” ecc)

Connettivi

Sono gli elementi che assicurano la coesione di un testo garantendo i rapporti logici e sintattici fra

le sue parti.

Appartengono a questo gruppo le congiunzioni come “e”, “ma”, “perché”, “dunque” (Es: “non è

arrivata perché ha perso il treno”, in questo caso “perché” è un connettivo causale)

La coerenza

La coerenza concerne l’organizzazione del significato del testo affinchè esso possieda senso

compiuto.

La coerenza è anche legata alla reazione del destinatario che deve valutare un testo come chiaro ed

appropriato.

In un testo la coerenza può operare a diversi livelli: il più importante è quello logico.

Vi è coerenza logica quando i concetti sono posti in relazioni logiche corrette siano esse temporali,

causali o finali.

La coerenza logica concerne alle organizzazioni dei significati del testo e deve garantire l’unità, la

continuità e la progressione informativa.

Altri requisiti del testo: efficienza, efficacia e appropriatezza

• Efficienza: grado di impegno che un testo richiede nell’essere prodotto e recepito in maniera

corretta. Minore è lo sforzo con cui viene prodotto e compreso tanto più è efficiente

• Efficacia: attitudine di un testo a fissarsi nella memoria del destinatario e a raggiungere lo

scopo per cui è prodotto. L’efficacia di un testo, sovente compromette l’efficienza infatti

difficilmente un testo con elevata intensità espressiva sarà facile da produrre/interpretare


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione per l'impresa, i media e le organizzazioni complesse (Facoltà di Economia, di Lettere e Filosofia e di Sociologia) (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 123prince123 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e forme della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Pontani Paola.

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