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Teoria e Forme della

Comunicazione

Prof. Paola Pontani – II Sem. A.S 2018/2019 Martedì 26 febbraio 2019

Introduzione

I meccanismi di natura linguistica determinano l’effetto che un testo ha sul

ricevente. Inevitabilmente la forma produce il contenuto, la forma è il

messaggio. Non si hanno due forme diverse che veicolano esattamente la

stessa cosa. In qualunque sistema semiotico una faccia significa, l’altra è ciò

che è significato. Modificando una componente, si modifica inevitabilmente

anche l’altra. Nel progettare qualunque tipo di comunicazione occorre dunque

prestare attenzione agli aspetti formali.

Valutazione in itinere: partecipazione alle lezioni & esercitazione intermedia da

svolgere a casa e di gruppo (consegna: 2° settimana di aprile indicativamente).

Valutazione non in trentesimi, ma attraverso un giudizio. Sarà tenuta in

considerazione per la valutazione finale solo se positiva.

Esame: discussione di un saggio finale individuale da consegnare circa una

15cina di giorni prima dell’appello preso in considerazione. È richiesto di ideare

e realizzare la home page e alcune sezioni di un sito di tipo sanitario. La

valutazione del saggio non sarà comunicata in anticipo rispetto alla data di

esame.

Valutazione finale: sintesi della valutazione in itinere e dell’esito dell’esame

orale.

Pragmatica: discorsi e forme della comunicazione. Giovedì 28 febbraio 2019

(2) Specificità della comunicazione nell’ambito della sanità

Il sistema sanitario

italiano, pur essendo

interamente pubblico, finanziamento produzione di servizi erogazione delle cure

è da tempo un sistema

misto in termini di

La sanità italiana è diventata con il tempo un sistema misto sotto molti

aspetti - ad es. prevede forme diverse di compartecipazione dei cittadini alla

spesa. La quota di spesa sanitaria coperta da parte di fonti pubbliche è in lieve

ma costante diminuzione. La composizione della spesa privata invece (25%), è

quasi del tutto a carico dei cittadini (23%). Questo dato rende il nostro paese

1 UN

SISTEMA

MISTO

decisamente diverso dal resto dei paesi europei. In gran parte questa spesa va

a coprire quelli che sono i nuovi bisogni sanitari dei cittadini, bisogni che hanno

cominciato a cambiare a partire dagli anni Settanta. Questi nuovi bisogni

nascono da dinamiche demografiche come l’invecchiamento della popolazione

e dall’evoluzione tecnologica (nuovi strumenti diagnostici, nuove terapie e

nuove tecniche tecniche riabilitative) insieme riassumibili sotto il tema delle

‘cure a lungo termine’ che all’epoca della creazione del sistema non esisteva.

Il 45% di questa spesa è destinato all’acquisto di beni, il restante 55% ai servizi

e, nello specifico, ai servizi odontoiatrici. La spesa sanitaria è sbilanciata dal

punto di vista della distribuzione territoriale: le regioni del nord dove

l’offerta pubblica è adeguata o più che adeguata, le famiglie spendono più

della media; nel sud, dove si registrano delle carenze, le famiglie spendono

meno della media. In alcuni casi limite, come la Valle D’Asta o la Lombardia, la

spesa privata è più del doppio di quella della Campagna. Questo va a smentire

quella che è una convinzione molto diffusa, ovvero che gli italiani debbano

pagare la sanità perché il settore pubblico non offre abbastanza. La realtà è che

la spesa sanitaria privata è correlata al reddito, e non al fatto che il pubblico si

ritira. La spesa è cioè frutto di stili di vita e di disponibilità economica che

consentono forme di consumismo salutistico – medicine alternative,

prodotti dietetici…

Il sistema è misto anche per quanto riguarda l’erogazione dei servizi. Solo il

40% dei servizi viene demandato ai privati – a quelli che operano in

convenzione (16%) con il sistema sanitario nazionale e il privato puro. I dati

riguardo fondamentalmente i privati accreditati.

Operatori pubblici e privati hanno una forte necessita di comunicare, a maggior

ragione per l’ambito competitivo in cui si trovano. Questa comunicazione però,

ancor prima di affermare l’identità o reggere la concorrenza, ha lo scopo di

informare l’utenza per metterla in grado di accedere ai servizi. A volte ci sono

ricerche che mostrano come in determinati ambiti non vi sia domanda perché

non si conosce l’offerta.

Garantire l’accesso ai servizi sanitari significa mettere i cittadini in grado di

usufruire del proprio diritto alla cittadinanza e, in particolare quello alla salute.

Per questo motivo, la comunicazione in ambito sanitario è soggetta a una serie

di vincoli legislativi diversi per il pubblico e per il privato.

Per il settore pubblico la comunicazione sanitaria è diventato un obbligo al

termine di un percorso iniziato nel 90 e compiuto negli anni 2000:

- Legge 142/1990 – Le istituzioni hanno il diritto/dovere di comunicare le

modalità della propria azione.

- Legge 241/1990, Legge sulla trasparenza – La comunicazione delle

istituzioni deve essere al servizio dei principi di trasparenza e di accesso

all’informazione.

- Legge 150/2000, La legge quadro sulla comunicazione delle pubbliche

amministrazioni – Questa legge istituisce per le istituzioni l’obbligo di

comunicare e, dunque, di dotarsi dell’URP, Ufficio Relazioni con il Pubblico.

2

Nella comunicazione sanitaria si identifica una possibilità di evoluzione del

sistema verso un sistema sempre più adeguato a rispondere ai bisogni degli

utenti.

Non è un caso che questa evoluzione del sistema sanitario si sia verificata negli

anni in cui si diffondono nuovi mezzi di comunicazione basati sulla rete

internet. Il principio guida che guida il legislatore è infatti quello della

comunicazione bidirezionale, in cui il cittadino non sia più visto come

passivo ricevente dei messaggi dell’emittente pubblico, ma come soggetto

attivo, capace di orientare il processo decisionale.

Il settore privato è soggetto anche a un altro vincolo legislativo, questa volta

riguardante la pubblicità:

- Legge 248/2006, Legge Bersani – Rispetto a prima quando non era

assolutamente possibile per un medico farsi pubblicità, questa legge

elimina alcune restrizioni in fatto di pubblicità e demanda agli ordini

professionali il compito di vigilare sul rispetto delle regole di correttezza

professionale, veridicità e trasparenza. Il rischio di fare pubblicità è quello di

alimentare il consumismo immotivato di servizi o beni sanitari, quello di

sfruttare la vulnerabilità della persona malata e la gestione dis-intermediata

della cura.

- Legge 145/2018, Finanziaria 2019 – Introduce nuove restrizioni vietando

qualunque elemento di carattere promozionale o suggestivo.

La Helth On The Net Foundation ha definito, per i siti web di medicina e salute,

un codice etico per garantire un’informazione il più possibile corretta,

imparziale e trasparente. Questo tentativo di auto-regolamentazione

rappresenta un’ulteriore dimostrazione di quanto questo ambito sia sensibile. I

principi di questa fonte sono:

- Autorevolezza della fonte;

- La comunicazione deve supportare – e non sostituire – la relazione

medico/paziente;

- Accuratezza e fondatezza delle informazioni;

- Trasparenza: occorre fornire tutti gli elementi per poter essere accessibile;

- Dichiarazione esplicita del finanziamento da parte di un terzo – in quanto

ciò può condizionare i risultati di una ricerca;

- Le componenti di pubblicità devono essere evidenziate (laddove la

legislatura del paese lo consenta);

In tutto questo l’avvento del web 2.0 ha ulteriormente complicato questo

panorama sia avvicinando il cittadino al potere titolari dei servizi spingendoli a

fronteggiare il problema della comunicazione in termini completamenti nuovi,

sia favorendo l’evoluzione delle audience verso forme di cultura partecipativa

(ricerca e condivisione di informazioni; creazione di community; scambio di

pareri su prestazioni mediche ecc…).

In una recente classifica che censisce le pagine FB dei principali operatori

sanitari a livello nazionale, 4 posizioni su 5 sono occupate da privati. Solo 18 di

questi 51 non sono presenti su nessun social media: non sono pochi, ma la

maggioranza è presente. La maggioranza è presente su FB, poi in ordine

YouTube, Twitter, Linkedin, Blog, Instagram.

3

Alcune considerazioni a riguardo: viene privilegiata la comunicazione

attraverso i social media più vecchi che stanno progressivamente

perdendo quote di utenza. E questo è un problema perché è dimostrato che gli

altri social sono strumenti fondamentali per raggiungere i segmenti

tradizionalmente più difficili da raggiungere come gli adolescenti.

Sostanzialmente inoltre, si tratta di un uso poco strutturato di questi

strumenti poiché no esistano apparati dedicati alla comunicazione mediale: i

contenuti sono molto spesso non specifici, vengono riciclate comunicazioni

destinate ad altri mezzi e dunque utilizzati in maniera sostanzialmente

unidirezionale, a mo’ di bacheca. Pochi inoltre, cercano di interpretare i dati

raccolti attraverso queste piattaforme.

Quello della comunicazione sanitaria, è un ambito della comunicazione che ha

delle implicazioni sociali e culturali molto profonde - questo fa si che sia più

semplice estrapolare dall’analisi di questo tipo di comunicazione quello che è il

discorso.

Tre concezioni di discorso

Dare una definizione di discorso non è semplice benché di discorso si parli da

2500 anni. Le prime teorizzazioni riguardo a cosa sia il discorso sono state fatte

nell’ambito della retorica classica della Grecia antica. La retorica ha una sua

esistenza, mentre l’interesse per il discorso rinasce nell’ultimo quarto del

secolo scorso all’interno degli studi della critica letteraria da correnti di tipo

strutturalista, ma si dimostra così efficace nell’interpretazioni dei fenomeni

sociali che ben presto viene esportata anche in antropologia, sociologia,

psicologia ed economia. Questo comporta che ciascuna di queste aree abbia

dato una propria interpretazione di cosa sia il discorso e che lo abbia declinato

a seconda delle proprie esigenze. Da qui la difficoltà di dare una definizione

univoca di discorso.

- Il discorso come UNITA’ TRANSFRASTICA

- Il discorso come ENUNCIAZIONE

- Il discorso come PRATICA SOCIALE

Il discorso come UNITÀ TRANSFRASTICA

unità comunicativa di dimensione superiore a quella della frase

DISCORSO =

a cui viene riconosciuto un senso compiuto.

Chi appartiene a questo ambito teorico, tende ad assimilare il discorso al

testo e ad assimilare i due termini stessi. Che il significato venga prodotto da

entità superiori alla frase ce lo dimostra il linguaggio: il significato si produce

all’interno di qualcosa che è superiore alla frase. Il significato di un discorso

non è la semplice somma dei significati delle frasi di cui è composto. Se io mi

limito alla frase, non riesco a comprendere fino in fondo il significato. Noi non

pensiamo mai abbastanza a quanto sia importante la composizione, anche

grafica, dei testi.

Se io combino due frasi diverse, le associo, il significato generale non è

banalmente la somma delle due frasi. E questo a causa dell’inferenza.

4 tipo di ragionamento che noi facciamo tutte le volte che,

INFERENZA =

partendo dalla supposta verità di una proposizione P1, io ricavo la verità di

un’affermazione P2 che non è stata enunciata.

Sapere che esiste il processo inferenziale e che è fondamentale per la

comprensione dei testi, è importantissimo per chi si occupa di comunicazione.

Si può sfruttare questo meccanismo ad esempio per portare il destinatario a

conclusioni volute ma non esplicitate (es: linguaggio pubblicitario, politico). Se

non si è in grado di riconoscere questo meccanismo invece, si può indurre nel

destinatario un effetto contrario, inaspettato e indesiderato.

Martedì 5 febbraio 2019

(3)

Il discorso come ENUNCIAZIONE

DISCORSO = questo approccio è stato inaugurato da un linguista francese che

messa in funzione del linguaggio

per primo definisce il discorso come

attraverso un atto individuale di utilizzazione.

Questa concezione del discorso presuppone la conoscenza del fatto che

qualunque sistema linguistico ha contemporaneamente una doppia

dimensione: una sociale e una individuale. Il problema è che la dimensione

sociale del codice è una dimensione astratta. La lingua in quanto tale si realizza

sempre sotto forma di atti linguistici individuali. Le regole, il codice inteso come

regole per utilizzo del linguaggio sono in astratto e la lingua diviene concreta

quando la usa un singolo individuo. Una lingua esiste in potenza e così rimane

finché un individuo singolo non comincia a farlo funzionale per un atto

linguistico personale. Il discorso può quindi essere considerato come

appropriazione che l’individuo fa del linguaggio e il suo utilizzo.

Il discorso come PRATICA SOCIALE

somma di tutta una serie di pratiche linguistiche - e non con

DISCORSO =

valenza sociale - le quali vertono intorno un determinato elemento e ne

veicolano un assunto ideologico nel suo senso più ampio possibile.

Questo discorso può essere analizzato a diversi livelli, tutti compresenti nel

discorso:

A. Livello ESTERNO – questo livello concepisce il discorso come uno spazio

virtuale in cui si instaurano e si gestiscono delle relazioni sociali.

Es: lezione tenuta dal docente – discorso medico/paziente.

B. Livello INTERMEDIO - Il discorso è un modo socialmente organizzato di

pensare, parlare, scrivere di un certo argomento, contenente in se tutto un

sistema di valori condivisi che sono costruiti, istituiti da schemi che si

ripetono iterati di espressioni.

C. Livello PROFONDO - Il discorso è il dispositivo ideologico che sottostà a

ciò che si dice.

5

Agli inizi degli anni 2000, viene effettuato da alcuni autori uno studio sul

sistema sanitario olandese - il quale è basato su un sistema di assicurazioni in

cui la componente terza è utilizzata al massimo grado. Questi autori hanno

individuato (4) tipi di discorsi principali che fino a quel momento avevano

contribuito a dare forma alla sanità del paese. Ciascuno di questi discorsi

prevede un proprio ideale su come dovesse essere una buona assistenza

sanitaria, gli strumenti, la conoscenza e le competenze per realizzare

questo ideale. Questi discorsi si sono succeduti nel corso del tempo l’uno

all’altro: il declinare dell’uno corrisponde in genere all’ascesa dell’altro.

Tuttavia, però, il prevalere in una certa fase di un certo tipo di discorso non

provoca la totale scomparsa degli altri che invece continuano ad agire

contemporaneamente a livello sociale. Addirittura, succede che a volte i

discorsi si trovino anche a competere tra di loro e che gli argomenti tipici di un

discorso possano in realtà essere utilizzati a favore di altri.

Il discorso di CURA

 Il discorso MEDICO

 Il discorso POLITICO

 Il discorso ECONOMICO

Il discorso di CURA

Questo tipo di discorso è in voga nella prima metà del Novecento ed è in parte

retaggio delle origini della struttura di cura. Gli ospedali nascono infatti

all’interno degli ordini religiosi e sono una manifestazione della carità cristiana -

curare gli ammalati è uno degli atti di misericordia. Successivamente, è il

potere pubblico che si fa carico di questo compito: sono le élite che creano gli

ospedali come espressione della loro responsabilità sociale.

All’interno di questo discorso una buona cura significa farsi carico dei bisogni

altrui e dunque la cura assume la dimensione di un dovere morale che gli uni

hanno nei confronti degli altri.

- I requisiti fondamentali sono dunque le qualità umane.

- L’ambito di applicazione sono le comunità.

- Le guide, chi deve ispirare gli indirizzi sono delle attività di tipo morale. Non

i manager o i medici, ma qualcuno che abbia una visione etica della cura.

- Le risorse sono l’impegno personale come professionisti, come volontari,

ma anche la beneficenza, le donazioni e tutte le azioni di buona volontà in

senso lato.

Il discorso POLITICO

Verso la fine degli anni ’60, si assiste a una progressiva ascesa del discorso

politico. Secondo questo tipo di discorso, una buona cura è quella che realizza

il diritto del cittadino ad essere curato. Una rilettura in nuovi termini del

discorso solidaristico.

- I requisiti sono di tipo sociale;

- L’ambito è ovviamente quello statale: è compito dello stato verificare che

tutto questo si realizzi.

- Le risorse sono la partecipazione dei cittadini e la funzione pubblica.

6

Dal punto di vista finanziario, questo sistema coincide con quello del welfare e

‘a ciascuno secondo i propri

si basa sulla compartecipazione delle spese:

bisogni, da ciascuno secondo le proprie possibilità’.

Il discorso ECONOMICO

Verso gli anni ’80 il discorso politico comincia a declinare e comincia ad

ascendere il discorso economico. La sua ascesa è collegata all’avanzare dei

paesi neo-liberisti. All’interno di questo discorso la sanità deve funzionare come

qualsiasi azienda privata: efficienza, allocazione delle risorse, controllo… Per

questo tipo di discorso, nello specifico:

- una buona cura è quella che viene in contro alla domanda dell’utente, il

quale viene visto e assimilato al cliente e consumatore di qualsiasi altro

tipo di bene.

- l’offerta sanitaria

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BestNote di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e forme della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Pontani Paola.
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