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Semiotica del testo giornalistico

A.M. Lorusso – P. Violi

Introduzione

Il quadro del sistema dei media è cambiato, si è articolato e arricchito di molti soggetti nuovi e competitivi. Il giornale non è più la nostra preghiera mattutina perché non inaugura più la nostra giornata e dieta informativa, non ha più la funzione rituale e ripetuta di un gesto che ritma la sequenza dei giorni. I nostri giorni, come il nostro sapere e tutta l’informazione, sono ormai un flusso continuo in cui inizio e seguito si confondono, non c'è più una separazione e cesura netta fra un giorno e l'altro.

Con questo libro si studia dal punto di vista semiotico l'analisi del tipo di testo che sono i giornali. I giornali attuali sono molto cambiati rispetto a quelli di 20 anni fa. Iconicità, ludismo e domesticazione sono le caratteristiche che definiscono oggi la lingua dei giornali. Se anni fa il giornale doveva legittimarsi nella sua autorevolezza con un linguaggio difficile, oscuro e tecnico, oggi cerca invece di raggiungere in modo diretto il suo pubblico, assimilando la sua immagine a quella dei propri lettori. Con questi processi e sovrapposizioni di identità si passa ad un linguaggio non più condiviso, ma il linguaggio dei giornali ha preso sempre di più a mimare il parlato della televisione, adottando nel gusto ludico e la tendenza alla visualizzazione.

L'oggetto dell'analisi semiotica è il senso complessivo di un testo. Nel caso del giornale ciò significa osservare sia l'organizzazione del suo piano espressivo, la grafica, gli schemi di impaginazione, lo spazio, sia i vari livelli di organizzazione del contenuto, nella convinzione che ogni testo è un tutto solidale, la cui significazione scaturisce dalle caratteristiche dei suoi livelli ma anche dalle relazioni fra tali livelli. In questo libro si distingueranno almeno 5 dimensioni del testo: oltre al piano dell'espressione, le dimensioni enunciativa, narrativa, cognitiva e passionale. Ambizione della semiotica è quella di spiegare le procedure che generano gli effetti di senso che un testo produce.

Innanzitutto, bisogna dare qualche indicazione sulle caratteristiche dei giornali italiani: fondamentale e ancora attuale è l'articolo di Eco sulla stampa, pubblicato nel 1997, dove si disegnano alcune tendenze significative dei quotidiani di questi ultimi anni, prima fra tutte la tendenza alla settimanalizzazione. Di fronte all'imporsi della televisione come fonte primaria di notizie e al conseguente ridimensionamento dell'importanza dei giornali, secondo lo scrittore, restano solo due strade: quella dell'approfondimento critico, dell'attenzione allargata non per forza vincolata e orientata sulle notizie del giorno, e quella dell'assunzione, al proprio interno, delle logiche della televisione, apertura dunque al varietà, alla discussione dei fatti di costume, di una vita politica osservata nella sua dimensione privata.

Sorrentino nel 95 in un libro individua alcune logiche analoghe alla base della selezione della costruzione delle notizie dei nostri quotidiani: semplificazione, sensazionalismo, frammentazione degli eventi. Anche lui registrava lo spostamento della stampa quotidiana verso la stampa settimanale, con la sua attenzione alle storie, allo scoop, all'approfondimento e ne riscontrava un altro tratto importante: la personalizzazione. In questo modo si dà un trattamento delle notizie privilegiando l'emergere dell'individuo, il suo stagliarsi quasi in un racconto, le notizie non sono più giustapposte, ma tematizzate, cioè inserite in una cornice tematica, come se fosse uno spunto narrativo della storia che si sta raccontando capace di offrire al lettore uno strumento per l'interpretazione del mondo.

Queste tendenze, settimanalizzazione, narrativizzazione, tematizzazione, portano due fenomeni complementari: la spettacolarizzazione e l'autoreferenzialità. La prima è indotta da una parte dalla contaminazione con le logiche della televisione, sempre più definite dalle forme dell'infotainment e dalle caratteristiche della narrativizzazione crescente, che comporta una forte drammatizzazione e insistenza sugli aspetti più emotivo/passionali degli eventi. L'autoreferenzialità è una delle caratteristiche più diffuse non solo nel giornalismo ma di tutto il panorama mediatico italiano, in cui ogni mezzo riflette se stesso e i suoi discorsi, amplificando al massimo la portata di qualsiasi evento.

I quotidiani non possono più pretendere di dare notizie fresche, quindi danno, nei casi migliori come nei migliori settimanali, commenti, punti di vista plurali, approfondimenti delle notizie già date da altri media, correndo il rischio già accennato dell’autoreferenzialità; nei casi peggiori rivelazioni inutili ma gustose, drammatizzazioni iperboliche che aggiungono dal punto di vista dell'informazione poco, ma influenzano molto l'emotività dei lettori, trasportandoli alla iperspettacolarizzazione. Questa evoluzione del ruolo dei giornali all'interno del contesto mediatico influenza molto anche le caratteristiche del loro linguaggio: l'oscurità e il burocratese degli anni settanta hanno lasciato il posto a un linguaggio semplificato, accessibile ed effetto, che ricorre spesso al gergo dello sport e dello spettacolo per esprimere in modo colorato ed efficace il grigio mondo della politica.

In tutto ciò dunque come si sviluppa il problema del news making, dei criteri di notiziabilità e come è cambiato il significato di "notizia"? Certamente non è più un'originale infezione semiotica dire che le notizie sono innanzitutto delle costruzioni discorsive, si è chiarito come le notizie non esistano autonomamente al di fuori del discorso che le costruisce. I media non ci offrono uno specchio della realtà, ma il frutto di una serie di decisioni di natura semiotica, la realtà in quanto tale si presenta come flusso di realtà, eventi, episodi. Si tratta ogni volta di segmentare questo continuum di fatti, selezionare eventi e trasformarli in notizie: questa è la routine del news making.

Uno dei criteri che certamente orientano la trasformazione del continuum degli eventi in selezione di notizie rilevanti è la percezione di una rottura di continuità. Ogni volta che un evento infrange una regola, cioè l'equilibrio e la continuità di ciò che è prevedibile, si crea notiziabilità. Infatti Barthes, aveva parlato appunto che ogni articolo di cronaca era caratterizzato da una doppia informazione, una relativa all'evento vero e proprio, l'altra relativa al contesto su cui tale evento si staglia. Solo all'interno della dialettica accadimento/sfondo la notizia si definisce come rilevante. Un altro criterio che influenza le decisioni dei giornali è la disposizione di un evento a trasformarsi in tema, a provocare interpretazioni, collegamenti ed echi con altri eventi.

Infatti le pagine dei giornali sono sempre di più costruite a tema, accostando eventi diversi che diventano significativi in quanto tasselli di un arci-tema che le comprende. La notizia non sta più tanto nel singolo caso ma nel problema complessivo che viene sollevato e tematizzato. Tutto ciò pone un problema di veridicità, ovviamente i giornali si muovono in una serie di accadimenti reali, però sposta l'attenzione su come questi accadimenti vengono percepiti, selezionati, e strutturati all'interno del testo. Significa assumere che ogni discorso dà forma inevitabilmente a modo suo agli eventi, attribuendo loro dei confini, dei protagonisti e delle fasi.

Cap 1. La struttura del giornale

Una delle distinzioni fondanti della semiotica è quella tra piano dell'espressione e piano del contenuto. Derivata dalla distinzione tra significante e significato, questa articolazione è diventata centrale nelle teorie strutturaliste che hanno separato i due livelli per poi analizzarne le rispettive unità e i reciproci rapporti. Separare espressioni e contenuto è di fatto una distinzione teorica, nell’effettiva manifestazione dei testi questi due sono sempre collegati. Comunque, andando ad analizzare il piano dell'espressione, ovvero della manifestazione lineare del testo che consideriamo. È tipico della semiotica tenere distinti in sede di analisi livello di superficie e livello profondo dei testi. Se partiamo dalla manifestazione lineare dei giornali ci si imbatte innanzitutto in un certo formato, impaginazione, modi diversi di raggruppare i testi in sezioni, grafici e fotografie.

1.1 I formati

I giornali italiani presentano prevalentemente due tipi di formati: il formato standard, circa 40 x 55 cm e il formato tabloid, circa 30 x 45 cm. Il formato considerato standard tradizionalmente è stato assunto dalle testate generaliste, è un formato ampio che consiste di accogliere molta informazione e in maniera ordinata. Il formato tabloid viceversa è stato associato nella tradizione giornalistica a un'informazione meno seria e più d'effetto, più interessata a colpire il lettore che a informarlo con ordine e precisione.

L’effetto che il formato standard produce è riconducibile a precise caratteristiche del piano dell'espressione in particolare alla sua organizzazione plastica, ciò che la semiotica intende per organizzazione di linee, colori, spazi di un testo, ovvero la sua organizzazione topologica (relativa agli spazi), eidetica (relativa alle linee) e cromatica. È l'organizzazione plastica a determinare le grammatiche del visivo e dunque anche dei quotidiani nel loro aspetto grafico e di impaginazione.

L'effetto di senso di ordine e razionalità del formato standard non è affatto accidentale, ma è dovuto alla strutturazione topologica, modulare della pagina che colloca le unità testuali secondo assi cartesiani che tendono a non spezzare la continuità delle linee verticali e orizzontali. Viceversa, il formato tabloid è solitamente associato a un'organizzazione che spezza continuamente la linearità dei suoi moduli, incastrando i suoi tasselli. Il risultato è un piano dell'espressione non continuo che indurrà anche un ritmo di lettura diverso, sincopato.

Con il suo ritmo spezzato, il tabloid è stato tradizionalmente associato ad una fruizione più rapida, discontinua che non ha incluso nei suoi programmi l'approfondimento. Con il passare degli anni nel mercato italiano il formato tabloid è stato utilizzato anche da quei giornali che hanno fatto dei commenti, del dibattito delle opinioni politiche la propria specificità. Hanno dunque questo formato non solo i giornali d'opinione, come "Il foglio" e "Il riformista", ma anche due quotidiani generalisti ma fortemente caratterizzati in senso politico militante come "La Repubblica" e "Il manifesto".

L’organizzazione della pagina di Repubblica ripete e sfrutta proprio quelle caratteristiche di flessibilità, rapidità, agilità tipiche del formato tabloid e tuttavia lo fa in funzione di una tematizzazione seria, non scandalistica. Il formato tabloid in Italia sembra associato più a un formato delle testate in cui il soggetto enunciatore scende in campo e si assume la responsabilità delle proprie opinioni, scardinando lo spazio ordinato e tradizionale legato all'ideologia di un'informazione oggettiva. Su Repubblica lo spazio delle notizie è continuamente movimentato da inserti di altro genere, come grafici, zoom di fotografie, vignette, e non c'è una direzionalità chiara di lettura. Il Giornale invece oltre a proporre un simbolo istituzionale per eccellenza in cima alla pagina, a suggello della propria autorevolezza e serietà, pone sul taglio alto la notizia del giorno, non spetta agli articoli con inserti eterogenei e mette in pagina un numero molto più ridotto di pezzi.

È importante l'organizzazione plastica dello spazio della pagina, con le sue linee verticali, orizzontali, i suoi moduli, i suoi pieni e vuoti, riesce a contribuire e a definire di volta in volta una precisa estetica della testata. Un'estetica che si basa sulla logica che organizza in modo coerente e strategico, sul piano dell'espressione e del contenuto, le tre dimensioni del senso di un discorso: la dimensione cognitiva, la dimensione pragmatica e la dimensione passionale. Nel caso dei nostri giornali, quando prevalgono le linee ortogonali, un calcolato equilibrio di bianchi e neri, l'effetto di senso sarà complessivamente più classico, in sintonia con un'estetica dell'armonia. Quando il giornale opterà per linee spezzate, direzionalità multiple, assumerà un'estetica della frattura.

1.2 Schemi di impaginazione

Scelto un certo formato, con un suo tendenziale schema plastico, si tratta ogni giorno di definire lo schema compositivo della singola pagina. Ogni testata ha naturalmente una sua gabbia di testo standard, all'interno della quale vengono disposti le varie unità di formazione. Possiamo individuare tre tipologie prevalenti, nell'organizzazione della pagina: un modello a libro, a stella, a schermo.

Il modello al libro è ovviamente quello più tradizionale, suddivide la pagina in moduli e dispone le notizie secondo un andamento prevalentemente verticale, una modalità di impaginazione statica e ordinata che oggi si va contaminando sempre di più con soluzioni che danno movimento alla sua ingessatura. Il modello a stella si dà invece quando accanto all'articolo specialistico si dispongono a stella articoli più brevi e riquadri esplicativi, per esempio con opinioni di specialisti, storici, testimonianze. Si tratta del modello oggi più diffuso, funzionale, ha una tendenza evidente al commento e all'approfondimento, più che all'informazione pura e semplice.

Il modello a schermo propone una gabbia che per la prima volta si apre, andando oltre l'unità della singola pagina, consentendo alle unità informative di disporsi con più agio. È un modello dall'impatto certamente più spettacolare, dove la cornice è data non dall'unità verticale della singola pagina con la sua precisa direzionalità di lettura, né da un nucleo informativo centrale, ma dall'unità orizzontale della doppia pagina, dove la notizia più importante, le immagini, i titoli si dispongono orizzontalmente a disegnare quasi uno schermo televisivo; gli articoli di minore importanza si dispongono molto liberamente nel resto dello spazio in quadratini. Questa modalità di composizione della pagina esprime in modo estremamente chiaro l'ibridazione sempre più pronunciata nella stampa di quest'ultimo decennio, tra logiche informative e logiche spettacolari. Qualunque sia lo schema compositivo della pagina, la gabbia dei quotidiani prevede sempre che il testo sia disposto su colonne, il loro numero può variare, oggi solitamente varia da 7 a 5 a seconda della testata, delle pagine e dei giorni.

1.3 Il lettering

Un altro aspetto fondamentale della grafica di un giornale è il lettering, ossia le scelte relative al carattere di stampa, sia quello del corpo del testo sia quello particolarmente strategico dei titoli. Nei quotidiani di fatto non si pone una scelta sul piano del carattere, si fanno però scelte di stile e ogni stile per ragioni relative all'organizzazione della sostanza espressiva produce specifici effetti di senso.

Il corsivo, molto usato dal Corriere della Sera, è una soluzione particolarmente ardua per il lettore, sia perché costituisce una scelta di più difficile di leggibilità sia perché l'effetto visivo complessivo di un testo scritto in corsivo è quello di un'unità molto densa e poco differenziata. Il maiuscolo utilizzato per intere frasi è non solo enfatico, basterebbe il grassetto, ma anche sovversivo rispetto alla regola che impone il maiuscolo solo dopo il punto.

Un altro parametro significativo nel lettering è la dimensione del carattere, poiché la scelta del carattere è omogenea, quasi tutte le testate utilizzano il Times. Ci sono testate che amano una scrittura più chiara e preferisco caratteri grandi, altre per una scelta più classica con un carattere molto piccolo. Quello che è semioticamente interessante notare è come tutti questi elementi costruiscano una sostanza dell'espressione coerente con l'estetica della testata. Una testata come il Corriere della Sera che vuole presentarsi ai lettori come la testata autorevole, tradizionale e seria per eccellenza, opera per scelte sempre molto classiche, con impaginazione verticale, numerose colonne, un carattere estremamente impegnativo. Una testata come il Resto del Carlino che si rivolge ad un pubblico medio di fascia non colta, opterà per un'immagine più scomposta, impaginazione più libera con caratteri molto grandi è un uso limitato dei corsivi.

1.4 I titoli

Le caratteristiche che differenziano i titoli sono molte: il carattere, la quantità, la posizione, oltre naturalmente alla funzione discorsiva. Di particolare rilievo è il rapporto fra titolo e articolo, un rapporto che è prima di tutto sintattico, come si posiziona rispetto all'articolo, ma anche semantico, cosa dice il titolo dell'articolo? è pragmatico, che funzione comunicativa deve avere in quella pagina? Dal punto di vista sintattico se tradizionalmente il titolo anticipava l'articolo, oggi le possibilità combinatorie sono in un certo senso cambiate, il titolo può essere posto al centro dell'articolo o sotto l'articolo, come per esempio ne L'Unità.

Ognuno di questi casi creerà un effetto di senso diverso: il titolo in testa all'articolo ne suggerisce una lettura più ordinata e tradizionale, mentre un titolo al centro o in fondo può stimolare una lettura più libera e interpretativa, magari indirizzando l'attenzione su elementi specifici del contenuto.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e analisi del discorso giornalistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Tani Ilaria.
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