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Manuale di scrittura giornalistica

U. Cardinale

Capitolo 1 - Introduzione

Tra il mondo accademico e il mondo della scrittura professionale non sembra esserci comunicazione di sorta: chi vuole diventare giornalista deve dimenticare la pratica scolastica del tema e imparare sul campo. Non esisteva un iter accademico riconosciuto di apprendimento della scrittura giornalistica, poiché la scrittura scolastica si limitava a prendere a modello la letteratura saggistica. Ma qualcosa è cambiato negli ultimi anni con l'istituzione dei corsi di laurea in scienze della comunicazione nelle università e con la scoperta dell’articolo di giornale come modello di scrittura per l'esame di stato nella seconda superiore. Inoltre, cominciano anche a prospettarsi corsi di laurea in giornalismo riconosciuti dall'ordine professionale, che offrono strumenti teorici e pratici per apprendere i ferri del mestiere. Con queste premesse si potrà quindi stanare l'anomalia italiana nella formazione culturale dei giornalisti.

Un buon giornalista deve saper lavorare con la lingua, sia che operi nell’intrattenimento televisivo, sia che operi nella redazione di un giornale tradizionale, sia che si tratti di un giornale on-line. Lo studio della lingua è quindi lo strumento di base primario del buon giornalista, ma si tratta di uno studio che deve calarsi in una situazione e che deve far proprio un obiettivo di comunicazione specifico, rivolto a un pubblico definito di potenziali lettori. È vero che il modo di fare giornalismo nell'era digitale è molto diverso da quello delle origini e che la stessa scrittura giornalistica si è modificata nel tempo in funzione delle trasformazioni importanti avvenute nella società, ma è anche vero che alcuni requisiti della scrittura giornalistica non sono mutati.

Capitolo 2 - La specificità della scrittura giornalistica

2.1 Da Gutenberg a Morse

Lo sviluppo del giornalismo dell'era moderna è stato possibile dall'invenzione della stampa a caratteri mobili che ha consentito di diminuire i costi e i tempi di diffusione del libro al pubblico e ha favorito un vasto processo di democratizzazione politica. I giornali si svilupparono dapprima sotto forma di piccoli fogli di notizie di carattere commerciale e politico, i corantos. Agli albori del giornale stampato la persona più importante era il tipografo, che aveva le conoscenze e le abilità per realizzare il prodotto finale che la gente voleva leggere. In seguito, man mano che il giornale assunse un carattere più complesso, il tipografo cedette il suo ruolo centrale all'editore e successivamente alla casa editrice, finanziata e sostenuta anche dalla pubblicità. Una trasformazione del giornale in un'impresa moderna nacque da una nuova professione, quella del reporter, specializzato nel raccogliere e nello scrivere le notizie con un linguaggio capace di interessare i lettori. Fairness, ovvero obiettività/veridicità, e accuracy, ovvero precisione, erano e sono i primi requisiti per una buona qualità della produzione giornalistica; un altro requisito era anche l'abilità di usare la carta stampata per sedurre, interessare e informare il lettore nel modo più elegante possibile. Ma questo tipo di scrittura aveva già subito i contraccolpi di un altro evento rivoluzionario, ovvero la trasmissione di notizie attraverso il telegrafo. Nei più antichi quotidiani, il linguaggio era ampio, discorsivo, fiorito, l'arrivo del telegrafo cambiò tutto. L'invenzione di Morse cominciò ad essere comunemente usata per la trasmissione delle informazioni, ma i costi erano considerevoli, quindi la prolissità e la verbosità furono presi di mira dagli editor che vedevano salire enormemente i costi di budget per le informazioni.

2.2 La rivoluzione nello stile e la semplificazione della notizia

Dopo l'invenzione del telegrafo, sia per una maggiore rapidità delle trasmissioni e ricezioni delle notizie, sia per l'aumento dei costi, questo tipo di scrittura sfarzosa divenne un lusso che giornali non si potevano più permettere. Più il testo era breve, più velocemente poteva essere trasmesso, più chiaro era il resoconto dei fatti, meglio poteva essere informato il lettore. Viene utilizzato così uno stile giornalistico, meno preoccupato di orpelli formali e più attento alle esigenze di chiarezza e brevità, uno stile che utilizzava la lingua della gente comune nel riportare le notizie, scarno, asciutto, rapido ed essenziale.

Cambiò anche l'aspetto delle storie. Le storie telegrafate si articolavano in brevi paragrafi, l'interesse del lettore veniva stimolato attraverso un paragrafo introduttivo capace di catturarlo, i fatti secondari e i dettagli venivano presentati in ordine decrescente, secondo quella struttura a piramide che sembra ancora oggi rappresentare una regola nella costruzione della notizia. Nacque l'incipit o cappello introduttivo, l'intro, un nuovo tipo di paragrafo iniziale contenente tutti gli elementi che si voleva vedere riuniti in una frase: la regola delle 5 W, who, what, where, when, why. Venne definito anche lead, una specie di guida all'articolazione del pezzo. La regola, divenuta classica nel giornalismo anglo-americano, stabilisce che nelle prime righe, ogni notizia pubblicata debba contenere le risposte a 5 di queste domande.

Uno degli aspetti più importanti sottolineati dalla scuola inglese a proposito delle news è appunto l'introduzione. Le scuole di giornalismo insegnano che un primo paragrafo con il tono giusto attira e mantiene viva l'attenzione del lettore. Who si riferisce all'identità del soggetto della storia, what fa riferimento al fatto avvenuto. Questi sono i due elementi essenziali senza i quali vengono meno i presupposti della notizia. Gli altri quattro elementi possono anche essere sottintesi o riportati nel secondo paragrafo. When può essere sottinteso o anche assente. Where si riferisce a luogo dove l'avvento è accaduto. In generale, per quanto riguarda il luogo, le cronache locali danno molta importanza e identificazione chiara del luogo dove sono avvenuti fatti, riportando ad esempio strada e numero civico di una gioielleria dove è avvenuta una rapina, mentre tende a diventare una parte non essenziale se l'articolo è scritto per un quotidiano a tiratura nazionale. Why spiega la ragione, ovvero la motivazione dietro ad una vicenda, che anche in questo caso può essere facoltativo. Nel caso, infatti, di un uragano o di un'altra catastrofe naturale non ha senso cercare di spiegare perché sono avvenuti, in altri casi invece è una parte imprescindibile. Infine how si applica solo in alcuni casi particolari e indica la dinamica dei fatti, ad esempio nel caso di un incidente stradale o la modalità in cui la notizia sia pervenuta al giornalista.

Quando si scrive una news si deve iniziare, a differenza di altre tipologie di scrittura, dal risultato dell'evento e non dall'antefatto. Nelle news, infatti, il climax è all'inizio, cioè al vertice della piramide. Successivamente si colloca il corpo centrale, anche chiamato body corps, è la parte che include anche il background più importante, cioè gli antefatti essenziali per capire gli eventi ed è costituito da una combinazione di discorso diretto, contrassegnato dalle virgolette, che riporta fedelmente il pensiero di qualcuno, e di discorso indiretto. La parte bassa della piramide comprende altri particolari che non sono essenziali per capire la storia e che possono anche essere tagliati per ragioni editoriali.

La rivoluzione nello stile, al vecchio e discorsivo di marca letteraria, fu sostituito un nuovo stile, improntato alla semplicità, e ad una rapida comprensione. Questa esigenza di chiarezza e leggibilità è tuttora importante nella scrittura giornalistica, anche se oggi la rivoluzione dell'informazione nell'era digitale ha cambiato nettamente il ruolo della carta stampata. Ma questa nuova esigenza di chiarezza e concisione non era solo il prodotto di un cambiamento nelle tecniche di trasmissione dell'informazione, era anche il frutto di un allargamento crescente del pubblico dei lettori e del campo di ciò che poteva ritenersi notiziabile. Il linguaggio del giornalismo, infatti, doveva riflettere o contribuire a creare un'opinione pubblica, ampliando l'informazione nel quadro di una società pluralistica e democratica. Tale esigenza ha imposto quindi l'uso di una lingua dell'uso medio di facilità di accesso.

2.3 La scrittura giornalistica come scrittura documentata e come fonte di informazione sui fatti del mondo

La scrittura giornalistica non si distingue da altri modelli di scrittura solo per la forma, infatti non si tratta di una scrittura fine a se stessa come può esserlo a volte quella letteraria, e soprattutto una scrittura documentata, come quella di storia. La scrittura giornalistica deve rispondere infatti non solo a criteri formali di economia, chiarezza, semplicità, ma anche a criteri sostanziali come la precisione e la correttezza dell'informazione. Infatti, Umberto Eco, l'ha definita storiografia dell'istante, una scrittura di storia.

La differenza tra lo storico e il giornalista, infatti, riguarda soprattutto l'uso delle fonti, i tempi di ricerca e il livello di approfondimento dell'informazione. Come lo storico, il giornalista deve cercare le informazioni, attingendole direttamente o indirettamente da varie fonti, ma diversamente dallo storico, è un uomo d'azione, è vittima della provvisorietà delle proprie conclusioni, legate alla tempestività dei tempi di comunicazione. La scrittura giornalistica può essere fattuale o polemica, soggettiva o oggettiva, però comunque al di là della ovvia mescolanza di informazioni e intrattenimento che la caratterizza, ha un risvolto pragmatico: ciò che la distingue specificamente è sempre l'elemento nuovo di sorpresa che appartiene a quell’oggetto tipico dell'informazione giornalistica che è la notizia.

La specificità della scrittura giornalistica è legata al suo essere comunicazione di una notizia, cioè il rapporto su un avvenimento nuovo, reale e inconsueto, che susciti l'interesse di un determinato pubblico e che possa anche in molti casi influenzarne il comportamento. La notizia non è semplicemente un qualunque fatto nuovo, ma è un fatto rilevante per un pubblico potenziale, c'è un evento nuovo sufficientemente documentabile selezionato sulla base di un criterio di notiziabilità. Vi sono elementi più o meno predisposti a diventare notizia e che lo diventano soprattutto per il pubblico che partecipa alla costruzione del loro senso, secondo quel processo definito da Eco di cooperazione interpretativa, che è un dire ciò che i lettori si aspettano di leggere in una sorta di decodifica anticipatoria.

C'è infatti un rapporto di fiducia che si instaura tra giornalista e lettore che coinvolge anche l'uso delle fonti, e il giornalista deve persuadere il lettore delle verità delle sue affermazioni per far scattare nel lettore la credenza nella verità dell'informazione e nella correttezza del punto di vista. È un far sapere per far credere, con un effetto pragmatico che riesce ad agire sul lettore, se citando consenso o tutt’alpiù opposizione. La notizia è anche un bene di mercato benché distinta dal bene promosso attraverso la pubblicità, che si avvale di strategie persuasive esplicite. Pubblicata infatti, anche se da un punto di vista pragmatico è un atto linguistico assertivo che suggerisce attualità, non un punto di vista ideologico, il testo giornalistico promuove implicitamente le credenze e le opinioni dei gruppi appartenenti alle élite sociali dominanti o opinioni sociali di gruppi sociali alternativi, se si tratta di giornali d'opposizione.

L’obiettività, infatti, è un'idea regolativa più che costitutiva della notizia. Il filtro di un'interpretazione è pressoché inevitabile e connaturato allo stesso meccanismo di selezione della notizia. Tuttavia, il problema è complesso e non mancano i rischi. Infatti, ci possono essere le cosiddette notizie del diavolo, cioè date ad arte per fare il gioco di qualche gruppo di potere. Si può però distinguere tra obiettività, come onestà intellettuale del giornalista, e oggettività, come armamentario culturale e professionale del giornalista, così da permettergli di vagliare rigorosamente fonti e di selezionare opinioni così da offrire interpretazioni oggettive dei fatti. C'è un giornalismo d'opinione che si proporrà di orientare, e che tanto più ci riuscirà a quanto più sarà avvertito, efficace e persuasivo. Ma ci deve essere anche al suo fianco un giornalismo di informazione che non si assume un tale compito, che non vuole persuadere, ma mette in condizioni di valutare meglio, comparare, gli argomenti degli opinionisti. Se non vengono distinti i due tipi di giornalismo, l'obiettività sarà un concetto sempre ambiguo.

2.3.1 Verità o fiction? Un codice deontologico per il giornalista

Esistono vari tipi di articolo, c'è il pezzo di cronaca o di costume, l'analisi, il commento, l'intervista, l'editoriale. Contrariamente alla tradizione anglosassone in cui è più netta la distinzione, anche nell'editing e nell'impaginazione, tra news e views o feature (commento o storia), nella tradizione italiana la separazione di tali generi non esclude una forte commistione tra essi. I diversi generi, comunque, si potrebbero rappresentare come variabili lungo un continuum entro uno schema bipolare alternativo, che li includa tutti e che abbia ai poli opposti cronaca e commento.

Tra gli articoli di cronaca si distinguono:

  • La notizia (fino a 2000 battute tipografiche, cioè circa 35 righe da 60 battute), detta anche breve
  • Il servizio, ovvero la rielaborazione di materiale informativo intorno al nucleo della notizia principale
  • Il resoconto, un testo riassuntivo di un evento di una certa durata, a cui si presume che il giornalista abbia assistito, sviluppato secondo il suo svolgimento cronologico
  • L'inchiesta, di tipo conoscitivo o investigativo, per lo più articolato a puntate
  • Racconto, descrizione in presa diretta
  • L'intervista che si struttura specificatamente alternando domande e risposte, dopo una breve premessa introduttiva

Tra gli articoli di commento si distinguono:

  • La nota politica o pastone
  • L'editoriale o articolo di fondo
  • Il corsivo, secco, tagliente e ironico, perlopiù molto breve
  • L'opinione
  • La rubrica, uno spazio fisso affidato a un commentatore autorevole
  • L'analisi, un genere a metà tra notizia e commento

Al di fuori di questi due estremi si possono aggiungere gli articoli di genere speciale:

  • Il coccodrillo, uno o più pezzi più grafici commemorativi di un personaggio illustre, preparati in anticipo in previsione di un necrologio
  • Il fogliettone, dal francese feuilleton, un testo di costume, tra la cronaca e il commento

La separazione di notizia e commento, principio di derivazione anglosassone, in Italia è stato spesso contestato fino alla metà degli anni Ottanta, nella convinzione che il compito del giornalista non dovesse essere tanto quello di un testimone di fatti, da descrivere senza forzature, ma quello di un interprete sociale con la missione educativa di guidare il lettore ad un'opinione politicamente corretta.

C'è infine una scrittura occasionata solo indirettamente dai fatti, intesi più che altro come pretesti, ed è l’editoriale, che può essere in senso meno proprio considerata giornalistica, in quanto si avvicina di più al genere saggistico, più decentrato dalla attualità. Il riferimento ai fatti è dunque l'imperativo categorico del giornalista che come storico ha a che fare anche con il vaglio critico delle fonti, quando non è direttamente testimone. L'apprendimento della professione non può che muovere quindi dalla cronaca e dallo scopo descrittivo informativo che sta alla base di essa. Dunque, la prima regola del buon giornalista è essere fedeli ai fatti.

Un fatto è tale, se diventa rilevante per chi lo interpreta e per il pubblico che gli può prestare attenzione. Diceva un manuale inglese di giornalismo che gli eventi usuali perlopiù sono irrilevanti come notizie, mentre diventa notizia abile un evento inconsueto realmente accaduto. D'altra parte, dare rilievo a un fatto piuttosto che a un altro richiede un apprezzamento soggettivo e dipende dalla destinazione editoriale dell'articolo di giornale e dal pubblico dei lettori. Si distinguono quindi a volte le hard news dalle soft news, ma la maggior leggerezza della notizia non implica regole deontologiche diverse in merito, ad esempio, al corretto e onesto uso delle fonti.

2.3.2 Fairness and accuracy (veridicità/obiettività/correttezza/imparzialità e precisione/esattezza)

Gli articoli di giornale, una volta scritti, diventano storia. Gli autori inglesi sottolineano che è compito del giornalista assicurare la veridicità e esattezza degli articoli pubblicati sulla stampa. Questo impegno, infatti, oltre a promuovere la reputazione e la credibilità di giornali e riviste, può aiutare il giornalista a difendersi sia dalle semplici critiche che dalle accuse di diffamazione. Sulla questione dell'integrità delle fonti ci sono due scuole di pensiero: mentre il giornalismo anglo-americano impone, in un patto di massima lealtà con il lettore, la fedeltà alla lettera delle citazioni indicate tra virgolette, senza cambiare nessuna parola, nel giornalismo italiano è diventata prassi anche nelle...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e analisi del discorso giornalistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Tani Ilaria.
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