Comunicazione ed analisi del discorso
Capitolo 1
L'oggetto di analisi è il discorso, per cui dobbiamo ricordare i concetti di enunciato, testo e contesto. Discorso e testo spesso vengono considerati come sinonimi riferiti a produzioni orali (discorso) e scritte (testo). Entrambe le nozioni riguardano un livello di analisi superiore alla frase ed entrambe si riferiscono ad usi reali della lingua e non al sistema di regole dettate dalla grammatica.
Livelli di analisi: può concentrarsi sui suoni del linguaggio (livello fonetico) o sul significato di esso (livello fonologico). Altri livelli di indagine riguardano la forma delle parole (morfologia), il significato e la strutturazione del vocabolario (lessico) e la composizione delle frasi e dei periodi (sintassi).
Enunciato: si passa dall'osservazione della grammatica all'uso linguistico concreto. Una frase diviene un enunciato nel momento in cui viene proferita. Quindi l'enunciato è l'unità minima della comunicazione verbale. Una stessa frase può realizzare differenti enunciati in base alle differenti situazioni d'uso, ovvero a differenti enunciazioni (atto con cui il locutore usa la lingua).
Testo: insieme significativo di segni, il prodotto linguistico dell'attività umana. Il Testo può essere concepito come un messaggio complesso costituito da una concatenazione di più frasi, dunque un'entità caratterizzata da relazioni transfrastiche che dà luogo ad una totalità coerente. In un'ottica più funzionale troviamo la definizione di Coseriu: il livello dei testi è il livello degli atti linguistici o delle compagini di atti linguistici che vengono realizzati da un certo parlante in una certa situazione, sia in forma scritta che orale.
Si sono delineati due tipi essenziali di approccio al testo. Il primo considera il testo come una sorta di 'super frase' ed esamina i fenomeni di strutturazione che eccedono la dimensione della frase (ellissi, sostituzione, riprese pronominali). Il secondo approccio coincide con la definizione di Coseriu, con un'ermeneutica del senso. Non si tratta di individuare le parti formali del testo, bensì di raggiungere, attraverso di esse, una comprensione globale del testo, un'interpretazione.
Le correnti pragmatiche degli anni '80 hanno portato a pensare più che l'assetto grammaticale delle frasi, il loro valore in quanto atti linguistici: attraverso il linguaggio si esprimono ordini, promesse, affermazioni ed il linguaggio è considerato una pratica.
Atti linguistici: inizialmente il significato della frase era derivabile dal significato delle singole parole e dalle regole sintattiche. Poi con Austin e Searle si sottolineò la funzione del linguaggio per compiere azioni. Questa volontà di cambiare lo stato mentale delle persone viene attuata se si usano 'verbi performativi' caratterizzati dalla proprietà del fare. Possiamo distinguere tre livelli:
- Livello locutivo: costruzione dell'enunciato secondo regole del sistema linguistico ed il medesimo significato può avere forme diverse.
- Livello illocutivo: esprime la qualità dell'azione compiuta secondo le intenzioni del parlante. In molti casi la forma sintattica o l'intonazione sono un indice della forza illocutiva in quanto viene usata per esprimere cose. Atti linguistici indiretti: atti realizzati indirettamente attraverso l'esecuzione di un altro. Enunciati in cui la forma è coerente con un certo tipo di atto, ma la funzione è un'altra.
- Livello perlocutivo: non c'è necessariamente una corrispondenza tra gli obiettivi perlocutori e gli effetti perlocutori.
Inizialmente si dava maggiore attenzione alla lingua scritta, ma piano piano anche l'attenzione verso le forme orali andò intensificandosi. Da un lato si sono rivalutate le forme orali di comunicazione, dall'altro si sono indagate le caratteristiche sociali delle due forme di trasmissione. Tra i tratti che distinguono oralità e scrittura si ha la maggior permanenza dello scritto rispetto all'orale. Sul piano formale, la codifica scritta consente di elaborare enunciati articolati dove prevale l'ipotassi. Nel parlato, la condivisione dell'esperienza consente di omettere elementi superflui o di semplificare la costruzione del periodo utilizzando tecniche aggregative, paratassi e ripetizioni. Altre differenze riguardano la presenza o meno di elementi coesivi o di ripresa, la presenza di un lessico specializzato o comune. Maingueneau distingue tra enunciati dipendenti e enunciati indipendenti. I primi gli scambi sono svolti in presenza di due interlocutori, sono soggetti a confutazioni ed interruzioni; inoltre parte dell'informazione è desunta dal contesto stesso. È nella comunicazione ancorata al contesto che si trovano elementi deittici, fatici o indicatori di correzione. Queste due tipologie possono essere prototipiche di due stili di discorso: parlato e scritto. Questa opposizione tende a sfumare in seguito alla diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione. Buona parte della comunicazione mediata da computer avviene attraverso l'uso di caratteri scritti, ma presenta tratti tipici dell'oralità talvolta resi con espedienti grafici. D'altra parte, si è visto come alcune produzioni orali siano riproduzioni di testi scritti. Dopo queste caratteristiche vediamo che i caratteri dell'oralità e della scrittura possono essere impiegati per caratterizzare uno stile, ad esempio quello giornalistico che è sempre più snello e conciso simile al parlato.
Lo strumento per riconoscere un testo da un non testo è la coerenza, principale caratteristica che dà un senso globale di testo ad un insieme verbale. De Beaugrande e Dressler definiscono la coerenza come quella che riguarda le funzioni in base a cui le componenti del mondo testuale sono accessibili e rilevanti reciprocamente. I due autori aggiungono altri sei criteri che permettono di stabilire la testualità; pongono quindi sette condizioni che devono essere soddisfatte affinché un testo abbia valore significativo: coerenza, coesione, intenzionalità, accettabilità, situazionalità, informatività ed intertestualità. Noi consideriamo solo coerenza e coesione; la prima se intesa in valore positivo corrisponde al concetto non di qualità ma di quidditas stessa dei testi, la costitutiva condizione della loro testualità.
La coerenza in un testo è determinata dalla possibilità di sviluppare un tema inteso come l'oggetto di cui parla il testo. In una prospettiva riguardante unità linguistiche più strette possiamo considerare il tema dell'enunciato come l'argomento di cui si parla ed è segnalato dall'ordine all'interno della frase in particolare il primo posto. Si distinguono tre possibilità di distribuzione dell'informazione:
- Progressione a tema costante, quando lo stesso tema è ripreso nelle frasi successive.
- Progressione a tema lineare, quando il tema di una frase corrisponde al rema della frase precedente.
- Progressione a tema diviso, quando uno stesso tema di partenza viene suddiviso in sotto temi ciascuno sviluppato indipendentemente.
Nella pratica linguistica reale le frasi obbediscono a esigenze e limitazioni che dipendono dal contesto del discorso. L'articolazione attuale della frase tiene conto del punto di partenza dell'enunciato (tema) e ciò che il parlante afferma riguardo il punto di partenza (rema). Il peso informativo degli elementi può essere modificato attraverso l'intonazione o la sintassi della frase.
La coerenza non è una proprietà immanente al testo, ma dipende dalla disponibilità del ricevente ad interpretare il testo. M.E. Conte distingue una coerenza a parte obiecti (del testo) ed una a parte subiecti (dell'interprete) che vanno rapportare sia a conoscenze contestuali che enciclopediche. Affinché la coerenza venga attivata occorre una disponibilità dell'interprete, una cooperazione alla riuscita dello scambio comunicativo. Questi assunti vengono precisati da Grice con le Massime conversazionali che devono dipendere da un Principio di cooperazione. Queste massime sono:
- Massima della quantità, il contributo deve contenere né tanta informazione né poca.
- Massima della qualità, deve contenere un contributo vero.
- Massima della relazione, sii pertinente.
- Massima di modo, sii chiaro, breve ed ordinato nell'esposizione.
Sperber e Wilson riconducono il significato di un testo all'attività interpretativa del ricevente e secondo il Principio di pertinenza ogni atto comunicativo che esibisce il suo intento di comunicare comunica la presunzione della propria pertinenza ottimale, fornire il massimo di informazione con il minimo sforzo.
La coesione è il secondo principale criterio di testualità e ha a che fare con gli strumenti grammaticali che fungono da legami tra le varie parti del testo. La continuità dei referenti è ottenuta attraverso vari procedimenti come: la ripetizione, gli elementi forici quindi elementi pronominali, sostituti lessicali, ellissi, concordanza, uso dell'articolo. Altri meccanismi assicurano la coesione come uso dei tempi verbali e degli avverbi temporali, i connettivi argomentativi (di conseguenza, quindi ecc.) e i marcatori testuali (in primo luogo, per concludere ecc.).
Questi requisiti risulterebbero limitati se trattassimo di testi multimodali, ad esempio l'interazione faccia a faccia dove si usano contemporaneamente gesti, occhi, corpo ecc. Anche un testo scritto può attivare più codici, ad esempio il carattere tipografico, il colore, la stampa o la scrittura a mano ecc. L'annuncio pubblicitario si presta ad un'analisi multimodale; Held considera tre elementi:
- Multicanalità: compresenza di elementi verbali e visivi coordinati secondo un gusto estetico.
- Multidimensionalità: organizzazione della pagina che si presenta come text design in cui gli elementi sono posizionati secondo gli assi (alto/basso, destra/sinistra).
- Multimodalità: nasce dall'interazione tra diversi sistemi semiotici: verbale, visivo, caratteri/colori ecc.
Il pensiero che il discorso sia la somma tra testo e contesto può essere vero solo a livello socio o etnolinguistico: il contesto condiziona scelte lessicali, sintattiche, di stile relative a quanto si vuole comunicare ed è anche l'elemento di cui tenere conto per l'interpretazione. Il contesto condiziona tanto la produzione quanto la comprensione dei testi. Nella prospettiva del discorso questa interpretazione viene abbandonata poiché oscura che il testo stesso è parte del contesto. Il singolo testo è l'espressione di un discorso che tiene in considerazione gli attori, le istituzioni e i luoghi ed è per questo che esistono vari tipi di discorso. Un discorso si differenzia da un altro anche attraverso una dichiarazione estetica e ideologica. Si considera quindi una circolarità tra testo e contesto: non si ha un contesto ed un testo interpretabile in base ad esso, ma il contesto in cui appare qualsiasi testo è già modificato dall'apparizione di quest'ultimo il quale giustifica la propria legittimità. Ogni testo e ogni discorso si definiscono in relazione all'interdiscorso che li precede e li domina e viene da questi modificato.
Caratteristiche che differenziano un approccio discorsivo da uno testuale o pragmatico
Nella prospettiva testuale:
- Il discorso implica un'organizzazione che oltrepassa il limite di frase sia perché il senso si determina all'interno del testo inteso come unità coerente sia perché anche una frase minima ha senso da sola.
- Dato che si sviluppa nel tempo, il discorso ha una direzione ed è soggetto a cambiamenti.
Nella prospettiva pragmatica:
- Il discorso è contestualizzato: testo e contesto sono entità autonome, ma dipendono l'una dall'altra.
- Il discorso è un processo interattivo: l'interattività agisce al di là della situazione specifica e mette in causa una pluralità di soggetti ai quali il discorso si rivolge.
- Il discorso parte da una fonte, una origo, che corrisponde spesso all'enunciatore.
- Ogni discorso è una forma d'azione: i parlanti si servono di esso per compiere atti linguistici.
Altre caratteristiche:
- Il discorso è il prodotto ma anche l'elemento unificante di una comunità discorsiva. Le comunità sono strutturate dai discorsi che esse stesse producono e mettono in circolazione, dunque il legame tra tali gruppi e i testi è circolare: i testi sono sia i prodotti della comunità sia la condizione stessa della sua esistenza (es. giornalisti, economisti, scrittori).
- Il discorso entra in ogni momento in relazione con altri discorsi, quindi è sempre compreso in un interdiscorso che sta a monte del discorso stesso sia che appaia come stereotipo che come memoria discorsiva.
- Ogni discorso mira a persuadere il suo destinatario e quindi ha una componente argomentativa.
- Il discorso si sviluppa in un tempo ed in un luogo che esso stesso crea.
Capitolo 2
Il legame tra testo e discorso può essere mediato dal genere inteso come modello astratto e repertorio di forme istituzionalizzate quindi regola la tensione tra il 'detto' e il 'dire'. Tecnicamente genere è una rappresentazione socio-cognitiva interiorizzata di unità discorsive che emanano da ambiti di attività vari da parte di comunità che condividono lingua e cultura.
La linguistica testuale stabilisce anche le tipologie di testi di cui la schematizzazione più nota è quella di Werlich che individua cinque forme testuali globali (narrazione, descrizione, esposizione, argomentazione, istruzione). Il tipo narrativo si colloca lungo l'asse temporale, mentre il tipo descrittivo ha per oggetto realtà spaziali, il tipo espositivo presenta concetti e dati, mentre quello argomentativo è volto all'affermazione di una tesi e quello istruttivo funge per regolamentare un comportamento. Tra il testo globale e le sue componenti minime, le parole, ci sono delle unità intermedie di vario grado di complessità che Adam chiama sequenze e li classifica attraverso le forme testuali precedenti. Una sequenza è una struttura cioè scomponibile in unità minori legate tra loro ed è autonoma rispetto al testo. Queste cinque tipi di sequenze hanno carattere di modello: la descrizione ha carattere particolare, in quanto non è scomponibile in gruppi di periodi strutturati, ma ha una organizzazione piuttosto sequenziale e periodica. Una sequenza narrativa è composta da fasi che compongono la fabula e che dispiegano lo svolgersi degli avvenimenti da una situazione iniziale ad una finale. Il tipo argomentativo ha la struttura premessa-dati/argomenti-conclusione. La schematizzazione esplicativa o informativa mira a fornire spiegazioni di qualche fatto e a rispondere alla domanda perché.
Dall'antichità si diramano due diversi punti di vista che assumono il genere nel proprio apparato teorico: la retorica e la poetica.
La retorica risale alla Grecia classica e poi a Roma. Il sistema aristotelico individua tre generi oratori: giudiziario, deliberativo ed epidittico. Il primo era volto ad accertare innocenza o colpevolezza di un imputato. Il discorso deliberativo era proiettato verso il futuro e si occupava dell'utile e del nocivo. Il tipo epidittico era volto a celebrare ed attingeva a valori come virtù ecc.
La poetica anche ha origine in Grecia che ha come ambito di riconoscimento quello letterario che rappresenta un genere, quindi un modello di riferimento per le opere successive. Fino all'Ottocento la letteratura era concepita come imitazione di modelli a cui i poeti si riferivano. Il lettore compie operazioni pragmatiche di individuazione del genere, quindi si può dire che il destinatario coopera alla costruzione del senso. Il genere di appartenenza diventa quindi un sistema dinamico dove si trovano intenzione comunicativa, interpretazione e vincoli normativi. M. Corti afferma che i generi possono essere collocati in due grandi categorie: quelle di natura astratta, atemporale e deduttiva e quella di natura storica, diacronica ed induttiva. Alla prima categoria appartengono il genere: lirico, fantastico, epico, drammatico e si oppone la visione storica cui appartengono i generi romantico, realista e naturalista. Occorre aggiungere che la scelta di un genere non è mai neutra: adottare un genere è più che stipulare un patto con il lettore, è un modo di influenzare cognitivamente la visione del mondo.
Bachtin: concezione di genere come stretta dipendenza tra le componenti interne degli enunciati (contenuto e stile) e quelle extraverbali costruite dalla situazione comunicativa: luogo, momento, protagonisti. Le principali categorie sono però quelle che evidenziano le caratteristiche interne dei testi come le prospettive funzionali di Jakobson e Halliday e la prospettiva enunciativa di Benveniste. Jakobson individua degli elementi che si riferiscono a delle funzioni: emotiva, conativa, fatica, poetica, referenziale, metalinguistica. Se in una lirica predominano la funzione poetica (parole chiave, rime, assonanze) e la funzione emotiva (espressione dei sentimenti dell'autore), in una conversazione telefonica quella fatica, volta a mantenere il contatto tra gli interlocutori, mentre nella comunicazione pubblicitaria prevarrà.
-
Riassunto esame Scienze semiotiche del testo e del linguaggio, prof. Tani, libro consigliato Semiotica della comuni…
-
Riassunto esame Scienze semiotiche del testo e dei linguaggi, prof Tani, libro consigliato Le basi della Semiotica,…
-
Riassunto esame Scienze semiotiche, prof. Tani, libro consigliato Elementi di Semiotica generativa, Marsciani
-
Riassunto esame Teoria e analisi del discorso giornalistico, prof. Tani, libro consigliato Semiotica del testo gior…