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Riassunto esame Scienze semiotiche del testo e del linguaggio, prof. Tani, libro consigliato Comunicazione ed analisi del discorso, Antelmi

Riassunto esame di Semiotica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla docente Tani. Questo riassunto tratta di tutti i capitoli del libro in modo approfondito e specifico con l'uso di un linguaggio semplice. Tratta degli argomenti: parti del testo, teorie sulla semiotica, composizione di un testo.

Esame di Scienze semiotiche del testo e dei linguaggi docente Prof. I. Tani

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Comunicazione ed analisi del discorso

Capitolo 1

L’oggetto di analisi è il discorso per cui dobbiamo ricordare i concetti di enunciato, testo e contesto. Discorso

e teso spesso vengono considerati come sinonimi riferiti a produzioni orali (discorso) e scritte (testo).

Entrambe le nozioni riguardano un livello di analisi superiore alla frase ed entrambe si riferiscono ad usi reali

della lingua e non al sistema di regole dettate dalla grammatica.

Livelli di analisi=> può concentrarsi sui suoni del linguaggio (livello fonetico) o sul significato di esso (livello

fonologico). Altri livelli di indagine riguardano la forma delle parole (morfologia), il significato e la

strutturazione del vocabolario (lessico) e la composizione delle frasi e dei periodi (sintassi).

Enunciato=> si passa dall’osservazione della grammatica all’uso linguistico concreto. Una frase diviene un

enunciato nel momento in cui viene proferita. Quindi l’enunciato è l’unità minima della comunicazione

verbale. Una stessa frase può realizzare differenti enunciati in base alle differenti situazioni d’uso, ovvero a

differenti enunciazioni (atto con cui il locutore usa la lingua).

Testo=> insieme significativo di segni, il prodotto linguistico dell’attività umana. Il Testo può essere concepito

come un messaggio complesso costituito da una concatenazione di più frasi dunque un’entità caratterizzata

da relazioni transfrastiche che dà luogo ad una totalità coerente. In un’ottica più funzionale troviamo la

definizione di Coseriu: il livello dei testi è il livello degli atti linguistici o delle compagini di atti linguistici che

vengono realizzati da un certo parlante in una certa situazione, sia in forma scritta che orale. Si sono delineati

due tipi essenziali di approccio al testo. Il primo considera il testo come una sorta di ‘super frase’ ed esamina

i fenomeni di strutturazione che eccedono la dimensione della frase (ellissi, sostituzione, riprese

pronominali). Il secondo approccio coincide con la definizione di Coseriu, con un’ermeneutica del senso. Non

si tratta di individuare le parti formali del testo bensì di raggiungere attraverso di esse, una comprensione

globale del testo, un’interpretazione.

Le correnti pragmatiche degli anni 80 hanno portato a pensare più che l’assetto grammaticale delle frasi, il

loro valore in quanto atti linguistici: attraverso il linguaggio si esprimono ordini, promesse, affermazioni ed il

linguaggio è considerato una pratica.

Atti linguistici=> inizialmente il significato della frase era derivabile dal significato delle singole parole e dalle

regole sintattiche. Poi con Austine e Searle si sottolineò la funzione del linguaggio per compiere azioni.

Questa volontà di cambiare lo stato mentale delle persone viene attuato se si usano ‘verbi performativi’

caratterizzati dalla proprietà del fare. Possiamo distinguere tre livelli:

- Livello locutivo=> costruzione dell’enunciato secondo regole del sistema linguistico ed il medesimo

significato può avere forme diverse

- Livello illocutivo=> esprime la qualità dell’azione compiuta secondo le intenzioni del parlante. In molti

casi la forma sintattica o l’intonazione sono un indice della forza illocutiva in quanto viene usata per

esprimere cose. Atti linguistici indiretti: atti realizzati indirettamente attraverso l’esecuzione di un

altro. Enunciati in cui la forma è coerente con un certo tipo di atto, ma la funzione è un’altra.

- Livello perlocutivo=> non c’è necessariamente una corrispondenza tra gli obiettivi perlocutori e gli

effetti perlocutori.

Inizialmente si dava maggiore attenzione alla lingua scritta, ma piano paino anche l’attenzione fermo le forme

orali andò intensificandosi. Da un lato si sono rivalutate le forme orali di comunicazione, dall’altro si sono

indagate le caratteristiche sociali delle due forme di trasmissione. Tra i tratti che distinguono oralità e

scrittura si ha la maggior permanenza dello scritto rispetto all’orale. Sul piano formale, la codifica scritta

consente di elaborare enunciati articolati dove prevale l’ipotassi. Nel parlato, la condivisione dell’esperienza

consente di omettere elementi superflui o di semplificare la costruzione del periodo utilizzando tecniche

aggregative, paratassi e ripetizioni. Altre differenze riguardano la presenza o meno di elementi coesivi o di

ripresa, la presenza di un lessico specializzato o comune. Mainguenau distingue tra enunciati dipendenti ed

enunciati indipendenti. I primi gli scambi sono svolti in presenza di due interlocutori, sono soggetti a

confutazioni ed interruzioni; inoltre parte dell’informazione è desunta dal contesto stesso. È nella

comunicazione ancorata al contesto che si trovano elementi deittici, fatici o indicatori di correzione. Queste

due tipologie possono essere prototipiche di due stili di discorso: parlato e scritto. Questa opposizione tende

a sfumare in seguito alla diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione. Buona parte della comunicazione

mediata da computer avviene attraverso l’uso di caratteri scritti, ma presenta tratti tipici dell’oralità talvolta

resi con espedienti grafici. D’altra parte, si è visto come alcune produzioni orali siano riproduzioni di testi

scritti. Dopo queste caratteristiche vediamo che i caratteri dell’oralità e della scrittura possono essere

impiegati per caratterizzare uno stile ad esempio quello giornalistico che è sempre più snello e conciso simile

al parlato.

Lo strumento per riconoscere un testo da un non testo è la coerenza, principale caratteristica che da un senso

globale di testo ad un insieme verbale. De Beaugrande e Dressler definiscono la coerenza come quella che

riguarda le funzioni in base a cui le componenti del mondo testuale sono accessibili e rilevanti

reciprocamente. I due autori aggiungono altri sei criteri che permettono di stabilire la testualità; pongono

quindi sette condizioni che devono essere soddisfatte affinché un testo abbia valore significativo: coerenza,

coesione, intenzionalità, accettabilità, situazionalità, informatività ed intertestualità. Noi consideriamo solo

coerenza e coesione; la prima se intesa in valore positivo corrisponde al concetto non di qualità ma di

quidditas stessa dei testi, la costitutiva condizione della loro testualità.

La coerenza in un testo è determinata dalla possibilità di sviluppare un tema inteso come l’oggetto di cui

parla il testo. In una prospettiva riguardante unità linguistiche più strette possiamo considerare il tema

dell’enunciato come l’argomento di cui si parla ed è segnalato dall’ordine all’interno della frase in particolare

il primo posto. Si distinguono tre possibilità di distribuzione dell’informazione:

- Progressione a tema costante, quando lo stesso tema è ripreso nelle frasi successive

- Progressione a tema lineare, quando il tema di una frase corrisponde al rema della frase precedente

- Progressione a tema diviso, quando uno stesso tema di partenza viene suddiviso in sotto temi

ciascuno sviluppato indipendentemente

Nella pratica linguistica reale le frasi obbediscono a esigenze e limitazioni che dipendono dal contesto del

discorso. L’articolazione attuale della frase tiene conto del punto di partenza dell’enunciato (tema) e ciò che

il parlante afferma riguardo il punto di partenza (rema). Il peso informativo degli elementi può essere

modificato attraverso l’intonazione o la sintassi della frase.

La coerenza non è una proprietà immanente al testo, ma dipende dalla disponibilità del ricevente ad

interpretare il testo. M.E. Conte distingue una coerenza a parte obiecti (del testo) ed una a parte subiecti

(dell’interprete) che vanno rapportare sia a conoscenze contestuali che enciclopediche. Affinché la coerenza

venga attivata occorre una disponibilità dell’interprete, una cooperazione alla riuscita dello scambio

comunicativo. Questi assunti vengono precisati da Grice con le Massime conversazionali che devono

dipendere da un Principio di cooperazione. Queste massime sono la: quantità, il contributo deve contenere

né tanta informazione né poca; massima della qualità, deve contenere un contributo vero; massima della

relazione, sii pertinente; massima di modo, sii chiaro, breve ed ordinato nell’esposizione. Sperber e Wilson

riconducono il significato di un testo all’attività interpretativa del ricevente e secondo il Principio di

pertinenza ogni atto comunicativo che esibisce il suo intento di comunicare comunica la presunzione della

propria pertinenza ottimale, fornire il massimo di informazione con il minimo sforzo.

La coesione è il secondo principale criterio di testualità e ha a che fare con gli strumenti grammaticali che

fungono da legami tra le varie parti del testo. La continuità dei referenti è ottenuta attraverso vari

procedimenti come: la ripetizione, gli elementi forici quindi elementi pronominali, sostituti lessicali, ellissi,

concordanza, uso dell’articolo. Altri meccanismi assicurano la coesione come uso dei tempi verbali e degli

avverbi temporali, i connettivi argomentativi (di conseguenza, quindi ecc.) e i marcatori testuali (in primo

luogo, per concludere ecc.)

Questi requisiti risulterebbero limitati se trattassimo di testi multimodali ad esempio l’interazione faccia a

faccia dove si usano contemporaneamente gesti, occhi, corpo ecc. anche un testo scritto può attivare più

codici ad esempio il carattere tipografico, il colore, la stampa o la scrittura a mano ecc. l’annuncio

pubblicitario si presta ad un’analisi multimodale; Held considera tre elementi:

- Multicanalità, compresenza di elementi verbali e visivi coordinati secondo un gusto estetico

- Multidimensionalità, organizzazione della pagina che si presenta come text design in cui gli elementi

sono posizionati secondo gli assi (alto/basso, destra/sinistra)

- Multimodalità, nasce dall’interazione tra diversi sistemi semiotici: verbale, visivo, caratteri/colori ecc.

Il pensiero che il discoro sia la somma tra testo contesto può essere vero solo a livello socio o etnolinguistico:

il contesto condiziona scelte lessicali, sintattiche, di stile relative a quanto si vuole comunicare ed è anche

l’elemento di cui tenere conto per l’interpretazione. Il contesto condiziona tanto la produzione quanto la

comprensione dei testi. Nella prospettiva del discorso questa interpretazione viene abbandonata poiché

oscura che il testo stesso è parte del contesto. Il singolo testo è l’espressione dii un discorso che tiene in

considerazione gli attori, le istituzioni e i luoghi ed è per questo che esistono vari tipi di discorso. Un discorso

si differenzia da un altro anche attraverso una dichiarazione estetica e ideologica. Si considera quindi una

circolarità tra testo e contesto: non si ha un contesto ed un testo interpretabile in base ad esso, ma il contesto

in cui appare qualsiasi testo è già modificato dall’apparizione di quest’ultimo il quale giustifica la propria

legittimità. Ogni testo e ogni discorso si definiscono in relazione all’interdiscorso che li precede e li domina e

viene da questi modificato.

Caratteristiche che differenziano un approccio discorsivo da uno testuale o pragmatico.

Nella prospettiva testuale:

a. discorso implica un’organizzazione che oltrepassa il limite di frase sia perché il senso si determina

all’interno del testo inteso come unità coerente sia perché anche una frase minima ha senso da sola

b. dato che si sviluppa nel tempo, il discorso a una direzione ed è soggetto a cambiamenti

Nella prospettiva pragmatica:

a. il discorso è contestualizzato: testo e contesto sono entità autonome, ma dipendono l’una dall’altra

b. il discorso è un processo interattivo: l’interattività agisce al di là della situazione specifica e mette in causa

una pluralità di soggetti ai quali il discorso si rivolge

c. il discorso parte da una fonte, una origo, che corrisponde spesso all’enunciatore

d. ogni discorso è una forma d’azione: i parlanti si servono di esso per compiere atti linguistici

altre caratteristiche:

a. il discorso è il prodotto ma anche l’elemento unificante di una comunità discorsiva. Le comunità sono

strutturate dai discorsi che esse stesse producono e mettono in circolazione, dunque il legame tra tali gruppi

ed i testi è circolare: i testi sono sia i prodotti della comunità sia la condizione stessa della sua esistenza (es.

giornalisti, economisti, scrittori)

b. il discorso entra in ogni momento in relazione con altri discorsi quindi è sempre compreso in un

interdiscorso che sta a monte del discorso stesso sia che appaia come stereotipo che come memoria

discorsiva

c. ogni discorso mira a persuadere il suo destinatario e quindi ha una componente argomentativa

d. il discorso si sviluppa in un tempo ed in un luogo che esso stesso crea

Capitolo 2

Il legame tra testo e discorso può essere mediato dal genere inteso come modello astratto e repertorio di

forme istituzionalizzate quindi regola la tensione tra il ‘detto’ e il ‘dire’. Tecnicamente genere è una

rappresentazione socio-cognitiva interiorizzata di unità discorsive che emanano da ambiti di attività vari da

parte di comunità che condividono lingua e cultura.

La linguistica testuale stabilisce anche le tipologie di testi di cui la schematizzazione più nota è quella si

Werlich che individua cinque forme testuali globali (narrazione, descrizione, esposizione, argomentazione,

istruzione). Il tipo narrativo si colloca lungo l’asse temporale, mentre il tipo descrittivo ha per oggetto realtà

spaziali, il tipo espositivo presenta concetti e dati, mentre quello argomentativo è volto all’affermazione di

una tesi e quello istruttivo funge per regolamentare un comportamento. Tra il testo globale e le sue

componenti minime, le parole, ci sono delle unità intermedie di vario grado di complessità che Adam chiama

sequenze e li classifica attraverso le forme testuali precedenti. Una sequenza è una struttura cioè

scomponibile in unità minori legate tra loro ed è autonoma rispetto al testo. Queste cinque tipi di sequenze

hanno carattere di modello: la descrizione ha carattere particolare, in quanto non è scomponibile in gruppi

di periodi strutturati, ma ha una organizzazione piuttosto sequenziale e periodica. Una sequenza narrativa è

composta da fasi che compongono la fabula e che dispiegano lo svolgersi degli avvenimenti da una situazione

iniziale ad una finale. Il tipo argomentativo ha la struttura premessa-dati/argomenti-conclusione. La

schematizzazione esplicativa o informativa mira a fornire spiegazioni di qualche fatto e a rispondere alla

domanda perché.

Dall’antichità si diramano due diversi punti di vista che assumono il genere nel proprio apparato teorico: la

retorica e la poetica.

La retorica risale alla Grecia classica e poi a Roma. Il sistema aristotelico individua tre generi oratori:

giudiziario, deliberativo ed epidittico. Il primo era volto ad accertare innocenza o colpevolezza di un imputato.

Il discorso deliberativo era proiettato verso il futuro e si occupava dell’utile e del nocivo. Il tipo epidittico era

volto a celebrare ed attingeva a valori come virtù ecc.

La poetica anche ha origine in Grecia che ha come ambito di riconoscimento quello letterario che rappresenta

un genere, quindi un modello di riferimento per le opere successive. Fino all’Ottocento la letteratura era

concepita come imitazione di modelli a cui i poeti si riferivano. Il lettore compie operazioni pragmatiche di

individuazione del genere quindi si può dire che il destinatario coopera alla costruzione del senso. Il genere

di appartenenza diventa quindi un sistema dinamico dove si trovano intenzione comunicativa,

interpretazione e vincoli normativi. M. Corti afferma che i generi possono essere collocati in due grandi

categorie: quelle di natura astratta, atemporale e deduttiva e quella di natura storica, diacronica ed induttiva.

Alla prima categoria appartengono il genere: lirico, fantastico, epico, drammatico e si oppone la visione

storica cui appartengono i generi. Romantico, realista e naturalista. Occorre aggiungere che la scelta di un

genere non è mai neutra: adottare un genere è più che stipulare un patto con il lettore, è un modo di

influenzare cognitivamente la visione del mondo.

Bachtin=> concezione di genere come stretta dipendenza tra le componenti interne degli enunciati

(contenuto e stile) e quelle extraverbali costruite dalla situazione comunicativa: luogo, momento,

protagonisti. Le principali categorie sono però quelle che evidenziano le caratteristiche interne dei testi come

le prospettive funzionali di Jakobson e Halliday e la prospettiva enunciativa di Benveniste. Jakobson individua

degli elementi che si riferiscono a delle funzioni: emotiva, conativa, fatica, poetica, referenziale,

metalinguistica. Se in una lirica predominano la funzione poetica (parole chiave, rime, assonanze9 e la

funzione emotiva (espressione dei sentimenti dell’autore), in una conversazione telefonica quella fatica, volta

a mantenere il contatto tra gli interlocutori, mentre nella comunicazione pubblicitaria prevarrà la funzione

conativa, volta ad indirizzare il destinatario a compiere qualche azione. In testi informativi sarà presente la

funzione referenziale. I collegamenti sono: il contesto con la funzione referenziale; l’emittente con la

funzione emotiva; il ricevente con quella conativa; il canale con la funzione fatica, il messaggio con quella

poetica e il codice con la funzione metalinguistica.

a. funzione conativa: il destinatario viene chiamato da immagini e messaggi

b. funzione poetica: coinvolgimento del livello fonologico, metrico, ritmico e tematico

c. funzione emotiva: riconoscibile in ogni elemento che mette in risalto le emozioni dell’emittente

d. funzione fatica: interlocuzione tra due persone

e. funzione referenziale: tipica del discorso scientifico

f. funzione metalinguistica: si usa il linguaggio per dire qualcosa su di esso

una prospettiva diversa è quella funzionale di Halliday per cui esistono tre funzioni dominanti:

a. funzione di presentazione: attraverso il linguaggio si fanno affermazioni sul mondo, si descrivono stati di

cose e si precisa la natura dei partecipanti agli eventi, si precisano le circostanze di tempo, luogo e maniera.

b. funzione interpersonale: attraverso il linguaggio si costruiscono e definiscono i partecipanti all’azione

comunicativa, i rapporti sociali e di potere reciproci; si delinea anche l’atteggiamento del parlante nei

confronti del discorso e degli interlocutori.

c. funzione testuale: l’organizzazione del testo è attuata secondo mezzi di composizione sintattici e testuali.

Queste tre funzioni sono contemporaneamente presenti in un testo.

Le differenze tra generi sono anche da ricondurre ad aspetti macro, relativi alla situazione di enunciazione

oltre che ad aspetti micro, collegabili a tratti linguistici depositati nei testi. Seguendo una divisione di Bachtin

tra discorsi naturali e discorsi istituzionalizzati, Maingueneau distingue due grandi categorie di discorso che

sono: generi di conversazione e generi istituzionali (da dividere in: routinari e d’autore). Il primo gruppo non

è collegato a contesti specifici, mentre i secondi sono legati a istituzioni o luoghi come scuola, partito, chiesa

e dunque associati a ruoli specifici. I routinari sono un sottogruppo di coloro che hanno ruoli nella

comunicazione fissi, mentre i generi d’autore si riferiscono a quelle produzioni che si collocano nella

tradizione.

Il genere quindi non è solo una categoria di produzione dei testi, ma anche un dispositivo di decodifica, una

guida che suggerisce certe interpretazioni al porto di altre e permette di ricostruire un mondo di riferimento

possibile. Alcuni studiosi si sono soffermati su delle situazioni caratteristiche in cui avviene la comunicazione

ad esempio tra venditore e compratore. Una sintesi tra i due ambiti di conversazione-istituzione è proposta

da Swales il quale collega il genere allo scopo della comunicazione e di conseguenza alla comunità su cui si

produce la comunicazione. Lo scopo della comunicazione è considerato tratto costitutivo del genere anche

da Bathia.

-discorsi letterari e religiosi non hanno scopo, ma sono discorsi costituenti ovvero fondatori, sui quali altri

discorsi sono basati

Fattori della comunicazione

Poiché ogni scambio comunicativo è un’attività sociale è soggetto alle stesse regole che si trovano per le

interazioni interpersonale. La pragmatica considera ogni occorrenza comunicativa come un atto linguistico

che per essere perfetto ha bisogno di alcuni requisiti. Per indicare un atto linguistico ben riuscito si usa il

termine ‘felice’ (Austin): le condizioni di felicità dipendono da variabili riferibili a situazioni, ruoli, sincerità dei

parlanti. Es. un matrimonio compiuto d qualcuno non autorizzato o da due ragazzi non aventi l’età per

sposarsi.

Charaudeau denomina ‘contrato’ questo tacito accordo che lega i partecipanti ad un’enunciazione, i quali

accettano le norme che regolano gli scambi linguistici all’interno di una determinata pratica sociale,

riconoscono le rispettive identità, si comprendono circa il tema dello scambio comunicativo e agiscono

secondo la pertinenza della situazione. Il contratto comunicativo prevede una certa competenza da parte dei

parlanti che devono riconoscere i contenuti culturali comuni a tutti. La produzione di questi contenuti

appartiene ad una parte ristretta della popolazione ad esempio un bilancio societario o una sentenza

giudiziaria. La comprensione di alcuni testi prevede quindi un insieme di competenze di genere ed il contratto

prevede la condivisione delle conoscenze necessarie. Questa presunzione si condensa nella figura del lettore

modello sulla base di un destinatario astratto che condivide le conoscenze necessarie alla comunicazione.

Possiamo distinguere tra ruoli discorsivi e ruoli istituzionali, legati alla situazione ed al genere di discorso. Al

ruolo è connessa l’immagine di sé che l’enunciatore cerca di costruire e mantenere negoziando con il

coenunciatore. Goffman introducendo il concetto di ‘faccia’ definito come il valore sociale positivo che una

persona rivendica per sé stessa mediante la linea che gli altri ritengano essa abbia assunto, spinge a leggere

secondo questa chiave le interazioni tra individui, poiché quando un individuo sceglie un’immagine di sé ci si

aspetta che esso agisca secondo i dettami di quest’immagine. Un corretto comportamento, secondo cortesia,

prevede che il soggetto interagisca anche per salvaguardare la ‘facci’ del suo interlocutore.

La dimensione luogo-tempo resta uno dei criteri in base ai quali è possibile individuare e caratterizzare un

genere.

Non è possibile considerare un testo al di fuori del suo mezzo di espressione, ovvero non esiste un messaggio

che viene codificato su un qualsiasi supporto, rimanendo uguale a sé stesso. È con il concetto di medium che

si abbandona il pensiero che esso sia un semplice mezzo o un canale, in effetti un testo può essere prodotto

oralmente (onde sonore), essere manoscritto, ciclostilato, stampato, codificato su un computer, ma la

diversità del supporto modifica l’insieme di un genere di discorso. Dopo la diffusione dei mass media e new

media che l’influenza ed importanza del medium è stata studiata creandone anche una disciplina: la

mediologia.

La stessa nozione di ‘testo’ nel passaggio dalla stampa al mondo digitale ha mutato i suoi contorni in quanto

un testo digitale è modificabile, immateriale e lo si usa in modo differente. Quello che va a cambiare insieme

al mezzo è il significato del contenuto di quel testo.

Osserviamo alcune differenze dei dispositivi comunicativi di oggi da quelli del passato:

a. l’oralizzazione di qualsiasi forma testuale, anche scritta

b. l’indipendenza della comunicazione da un contesto condivido e l’indeterminatezza dei destinatari e della

loro identità

c. le modalità attraverso le quali il parlante crea la sua identità (ethos)

d. l’accesso alle informazioni. Chiunque può interagire con la rete e si va a creare un’agenda setting de temi

più dibattuti.

Il codice linguistico può essere considerato come un sistema di varietà che sono caratterizzati in base a

parametri come la provenienza geografica del parlante, il suo status socioculturale, la situazione

comunicativa. È in base all’ultimo fattore che si parla di registri: secondo Halliday questi dipendono dall’uso

della lingua in una determinata situazione. Il registro è relativo anche al rapporto comunicativo e sociale tra

enunciatore e co-enunciatore (es. formale/informale).

Un ulteriore classificazione che possiamo fare sono le tipologie di discorsi da non confondere con i generi che

vengono associati ai settori dell’attività sociale. Ad esempio, il discorso mediatico sarà da differenziare

rispetto a quello politico, amministrativo, sanitario o scientifico. Il motore di mutamento nei generi è

determinato da tre fattori: a) scopi diversi della comunicazione

b) mutate aspettative del pubblico

c) diverse condizioni di produzione=> diffusione della stampa

i primi due punti possono essere esemplificati dall’esempio delle guide turistiche inizialmente erano

molteplici, molto grandi, fitte per arrivare ad una produzione più snella e maneggevole. Rappresentavano le

notizie più importanti anche attraverso l’uso di immagini, cartine e dettagli vari.

Capitolo 3

Nella comunicazione ciascun parlante riesce ad interpretare correttamente ciò che gli viene detto attraverso

un processo inferenziale. Ciò succede perché il contesto presente nella situazione di comunicazione fornisce

i dati necessari all’interpretazione. Un enunciato avrà un senso diverso in base a chi lo proferisce, a chi viene

rivolto e la localizzazione. Si crea quindi una situazione di enunciazione che porta alla differenza tra il

significato di un enunciato linguistico il suo senso effettivo. Ogni enunciato è il risultato di un atto di

enunciazione unico e contiene al suo interno delle tracce. L’enunciato porta i segni della situazione di

enunciazione caratterizzata da quattro elementi: enunciatore, co-enunciatore, momento dell’enunciazione

e luogo dell’enunciazione. Gli elementi che collegano l’enunciato all’enunciazione vengono detti deittici ed il

fenomeno prende il nome di embrayage.

Situazione di comunicazione=> emittente=azienda committente

Contesto= dipende dal genere di rivista e dalla situazione in cui viene il consumo del supporto in cui questa

si trova

Situazione di enunciazione=> creata dal discorso stesso

Nel caso della comunicazione letteraria e pubblicitaria, l’enunciazione non avviene in presenza degli

interlocutori, quindi enunciazione e comunicazione non coincidono. Parliamo ora di scena di enunciazione

ovvero una situazione di discorso dall’interno dove la parola si mette in scena. Mainguenau propone di

articolare la scena d’enunciazione in tre distinte categorie: scena inglobante, scena generica e scenografia.

La prima si riferisce all’ambito discorsivo, all’area sociale cui appartiene il testo: politica, religione ecc. Essa

definisce lo statuto dei partecipanti allo scambio, seleziona il luogo adatto a quel tipo di comunicazione. La

scena generica determina l’intelligibilità del testo ad esempio in ambito pubblicitario si possono scegliere vari

formati. Infine, la scenografia, ovvero come il testo si presenta ai fruitori. Non va intesta come un valore

aggiunto ma come l’elemento che convalida l’enunciazione. Non tutti i discorsi richiedono una scenografia,

ma è presenta nel momento in cui si necessita persuadere il pubblico: ambito pubblicitario e politico. Nel

primo ogni ambiente viene associato ad un prodotto specifico; nel secondo la scenografia crea l’ethos della

persona.

Al centro della teoria dell’enunciazione sta la nozione di soggettività linguistica, concetto introdotto da

Benveniste per il quale è solo con il linguaggio che l’uomo si costituisce come soggetto in quanto riesce a

creare l’ego. Le sue riflessioni partono dai pronomi personali (io-tu-egli) che non costituiscono una classe

unica in quanto solo io e tu contengono il tratto di ‘persona’. Questi due pronomi indicano sia l’enunciazione

(io) che l’enunciato (tu). A queste due persone si contrappone ‘egli’ che viene detto non-persona in quanto

a differenza dell’unicità delle prime due persone, egli si può riferire a qualsiasi ente. L’asimmetria delle due

classi di pronomi è ben evidente quando si considerano verbi come ritenere, credere, immaginare, dedurre

poiché con io esprimo uno stato d’animo soggettivo e con egli solo una descrizione di un momento. Simile

con i verbi performativi come giurare, promettere, battezzare che indicano il compimento di un atto.

I deittici della comunicazione possono riguardare la persona, lo spazio e il tempo: tre coordinate ch

organizzano in riferimento al momento al luogo dell’evento comunicativo. Tra i deittici personali si collocano

anche i possessivi mio, tuo, nostro, vostro e i pronomi indiretti (mi, ti , ci , vi). Un discorso a parte riguarda il

si che risulta pertinente al discorso sole se assolve la funzione di sostituzione del soggetto e quindi si dice

pleonastico. Alcune volte la referenza personale viene sfumata ed allargata a rappresentare una collettività

indeterminata oppur il senso comune. La formula impersonale viene usata per mantenere ambiguo il

riferimento. Un’ altra forma del si è quello associato a formule in cui si esprime un dovere o un obbligo e si

tratta di un si passivante (es. guide turistiche dive l’impersonale maschera un atto direttivo evitando la forma

imperativa non adatta a quel tipo di testo). I deittici spaziali si distinguono in relazioni a tre posizioni: il

parlante, l’ascoltatore (vicino), l’esterno (lontano dai due interlocutori) e comprendono sia i dimostrativi


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
Docente: Tani Ilaria
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Laurarafa02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze semiotiche del testo e dei linguaggi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Tani Ilaria.

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