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Riassunto esame teoria dei linguaggi, prof. Cavalieri, libro consigliato Il naso intelligente: che cosa ci dicono gli odori?, Cavalieri

Riassunto per l'esame di teoria dei linguaggi e della prof. Cavalieri, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Il naso intelligente: che cosa ci dicono gli odori?, Cavalieri. Scarica il file in PDF!

Esame di Teoria dei linguaggi docente Prof. R. Cavalieri

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Il naso intelligente: che cosa ci dicono gli odori

Cap. I L'olfatto tra natura e cultura.

Il congegno olfattivo

Noi umani siamo una specie dalla mentalità visivo acustica. Gli odori personali

e non, non sembrano trasmetterci informazioni intellettualmente rilevanti ma

hanno carattere emotivo: accendono le passioni, attivano i ricordi oppure ci

segnalano un pericolo. Se conosciamo a fondo il funzionamento dell'occhio e

nei minimi dettagli quello dell'organo uditivo, l'olfatto resta ancora uno dei

principali misteri della biologia. L'olfatto, a differenza degli altri sistemi

sensoriali non si incrocia nell'emisfero controlaterale: la narice sinistra

comunica con l'emisfero sinistro e quella destra con il destro. A differenza degli

altri sensi l'olfatto è sempre attivo. Gli odori possono accedere nell'organo

olfattivo per via diretta attraverso le cavità nasali o per via indiretta attraverso

la rinofaringe come quando mangiamo o beviamo. L'odore comincia quando

una serie di molecole odorose raggiungono l'epitelio olfattivo posto alla

sommità delle fosse nasali dove si trovano i recettori e da questi nascerà

l'odore percepito. La macchina olfattiva ha il delicato compito di identificare

non la singola molecola piuttosto il complesso miscuglio caratteristico di un

oggetto odoroso, infatti ogni singolo profumo è in realtà formato da più

molecole. Il naso interviene nella respirazione e nella fonazione e arricchisce le

capacità del gusto, completa il lavoro della lingua nella degustazione e questa

è una connotazione tipicamente umana. L'organo olfattivo si trova sopra il naso

all' altezza del palato sotto la linea degli occhi e ha una superficie di 10 cm2.

Non è facile raggiungerlo quindi le uniche informazioni anatomiche ci vengono

dalle autopsie o da esperimenti condotti sugli animali. Il sistema olfattivo

comprende l'area periferica della cavità nasale, il bulbo olfattivo e il cervello

olfattivo. Non odoriamo con tutto il naso ma solo con l'epitelio olfattivo, un

sottile strato di cellule situate sopra la cavità nasale. L'intensità con cui un

odore viene recepito deriva da tanti fattori: la concentrazione della sostanza, il

tasso di viscosità del muco, il tasso di umidità dell'aria, l'ora del giorno e nelle

donne anche il ciclo mestruale. Le sostanze si sciolgono nel sottile strato di

muco dell'epitelio olfattivo che è formato da tre tipi di cellule: cellule recettrici,

cellule basali e cellule di sostegno. Le cellule recettrici sono veri e propri

neuroni capaci di ricevere e di condurre l'impulso nervoso attraverso dendrite e

assone. Nel bottone olfattivo si trovano le ciglia olfattive, nell'uomo sono tra i 6

e i 10 milioni a narice, nei cani superano i 300 milioni. Il nostro naso può anche

essere allenato, come quello dei sommeliers, a riconoscere odori non

percepibili dalla gente comune. I neuroni sensoriali sono in contatto con l'aria

esterna e quindi possono venire a contatto con virus e batteri per questo sono

tra i pochissimi tipi di neuroni a godere della neurogenesi permanente grazie

alle cellule basali, cioè soni cellule a un ricambio continuo durante la vita. Le

cellule di sostegno favoriscono la produzione del muco e delle proteine che

legano le sostanze odorose. Buck e Axel nel 2004 hanno vinto il Nobel per aver

costruito la strada degli odori dal naso fino alla corteccia cerebrale. Ogni cellula

recettrice olfattiva possiede solo un tipo di recettore che intercetta un numero

limitato di sostanze odorose, questi odori vengono trasmessi ai glomeruli nei

bulbi olfattivi ovvero la prima stazione aromatica del cervello. A loro volta i

bulbi smistano l'informazione ad altre strutture del cervello e della corteccia

che ci permettono di vivere l'esperienza di un determinato odore. Nell'uomo vi

è una capacità di discriminazione che oscilla tra i 5000 e i 10000 odori

differenti. Il gene interessato è il DLX5 che sarebbe responsabile del

trasferimento delle informazioni dal naso al cervello. Il suo cattivo

funzionamento interrompe il collegamento naso cervello. L'olfatto può essere

soggetto ad assuefazione e adattamento. L'assuefazione si ha quando i

recettori reagiscono allo stimolo con intensità gradualmente inferiore, non

inviando più segnali al cervello. L'adattamento riguarda invece l'odore di casa

che il padrone di casa non può avvertire, come succede con l'udito quando ci

abituiamo al ticchettio della sveglia. Negli animali l'organo vemeronasale,

situato nella parte anteriore della cavità nasale, è considerato erroneamente

un complemento rudimentale dell'olfatto. Grazie alla sua posizione avanzata

nel parlato permette all'animale di entrare a diretto contatto con gli umori

prodotti dai suoi simili. Percepisce quindi i feromoni legati alla comunicazione

sessuale. Risulta assente negli uccelli mentre nei roditori è ben sviluppata; la

sua asportazione nei roditori comporta l'impedimento all'accoppiamento. I

cavalli per attivarlo sollevano il labbro per esplorare l'urina della femmina per

valutare la disposizione all'accoppiamento; nell'uomo è presente nella fase

embrionale ma degenere dopo pochi mesi.

Il cervello profumato

Il rinencefalo indica quell' insieme di strutture cerebrali dedicate all'analisi e

all'elaborazione dei segnali olfattivi. È costituito dai bulbi olfattivi e dalla

corteccia olfattiva che ne riceve le proiezioni. Gli assoni formano il tratto

olfattivo e da qui si immettono nella corteccia odorante; da qui l'informazione

passa al talamo per giungere alla neocorteccia. L'odorato, a differenza degli

altri sensi, arriva direttamente nelle regioni corticali primitive coinvolte con i

comportamenti emotivi e con alcune funzioni vitali. Questo accesso privilegiato

fa si che l'odore scateni reazioni emotive immediate. Il percorso degli stimoli

olfattivi una volta giunti nella corteccia è molto difficile da descrivere. Gran

parte delle strutture della corteccia olfattiva appartengono al sistema limbico o

cervello viscerale. Le vie seguite dalle cellule sensoriali poste più in profondità,

quelle libiche, riguardano gli aspetti emotivi dell'olfatto, mentre le vie che

portano dal talamo alla neocorteccia sono legate alla percezione cosciente

degli odori. La corteccia orbitofrontale è connessa con l'amigdala infatti vi sono

le informazioni riguardanti i giudizi di gradevolezza sull'odore o sul sapore di un

alimento. Nella neocorteccia gli odori esercitano il loro potere sull'emisfero

destro dove sono coinvolte le emozioni. Recenti studi con PET e RMF

dimostrano che la corteccia orbitofrontale si attiva durante compiti di

percezione di odori familiari gradevoli. La percezione degli odori risulta alterata

nei pazienti che hanno subito un'ablazione del lobo temporale destro o una

lesione orbitofrontale destra con conseguenze negative per la stimolazione

delle narici.

Olfatto e patologia

I deficit olfattivi non godono di grande considerazione e a differenza della

sordità e della cecità che generano una condizione sociale drammatica,

l'anosmia agisce nel vissuto personale soggettivamente. Chi ne è affetto non

può deliziarsi di odori piacevoli. Per contro nei casi di ipersensibilità olfattiva si

può sentire malessere per gli odori più comuni come detersivi o gas di scarico.

Sebbene le persone con turbe olfattive non vengono riconosciute invalide, la

loro qualità della vita diminuisce notevolmente. Queste disfunzioni possono

essere patologie nervose neurodegenerative o psichiche. La disosmia avviene

quando si scambia l'odore di qualcosa per l'odore di qualcos'altro. La fantosmia

deriva da sensazioni olfattive in assenza di stimoli, in pratica un'allucinazione

olfattiva. La schizofrenia provoca problemi in aree del cervello collegato

all'olfatto, in tali casi non si può escludere la compromissione dell'odorato.

Anche nei tumori cerebrali può manifestarsi l'iperosmia ovvero ipersensibilità

agli odori, la cacosmia cioè la percezione sgradevole degli odori piacevoli, o

allucinazioni olfattive. Quest'ultime, nell' epilessia annunciano l'inizio di una

crisi epilettica. Nel morbo di Alzheimer i primi disturbi cognitivi sono la difficoltà

di identificare gli odori e di rievocarne i nomi. Una delle cause più frequenti

dell'anosmia congenita è la sindrome di Kalmann: si tratta di uno sviluppo

ritardato dei genitali e assenza di peluria ascellare o barba. Quest'associazione

rileva l'alleanza privilegiata tra naso e sessualità. I disturbi olfattivi possono

essere acquisiti in seguito anche a traumi cranici o ad affezioni nasali come

riniti o allergie. L'anosmia da trauma cranico è causata da lacerazioni delle

fibre del nervo olfattivo nella lamina cribrosa che impedisce il trasferimento dai

neuroni recettori dell'epitelio olfattivo al cervello. Qualsiasi colpo al cervello

può determinare un'anosmia ma la zona occipitale è la più fragile. Il soggetto si

accorge del problema quando ad esempio si mette a tavola e non percepisce

gli odori. Questo si associa all'ipogeusia, una diminuzione delle capacità

gustative dovuta alla lesione del VII nervo cranico. Il mancato accesso delle

informazioni olfattive determina la morte dei neuroni del rinencefalo. La

generazione di nuove cellule sensoriali nell'epitelio olfattivo può essere inibita

dai farmaci, mentre l'assunzione di cocaina o un'insufficienza renale possono

causare iperosmia. Chi ha perduto il piacere di annusare afferma di avere una

vita vuota, dove i piaceri sensoriali, tra cui quelli sessuali, svaniscono. Ma il

desiderio di recuperare l'olfatto sviluppa una spiccata immaginazione olfattiva.

Il neuroscienziato Sacks racconta di un paziente che nonostante fosse affetto

da anosmia totale diceva di sentire l'aroma del caffè e quello della pipa. In

realtà annusava con la memoria. Anche un medico attraverso l'olfatto può

interpretare il significato degli odori corporei. Già Ippocrate aveva attribuito agli

effluvi corporei un posto privilegiato nei sintomi. Gran parte delle patologie

presenta un odore. Un esperimento di un gruppo di studiosi italiani sta

applicando i cosiddetti nasi elettronici per fiutare le malattie e addirittura un

giorno stabilire lo specifico odore della morte. Non si esclude che queste

diagnosi un giorno possano salvare delle vite. Inoltre presso gli sciamani è

ancora in uso la pratica di curare anima e corpo attraverso gli odori.

Curarsi con gli odori: aromaterapia e olfattoterapia

L'impiego degli odori nella cura e nella prevenzione delle patologie ha radici

molto antichi: dai greci ai romani, perfino 5000 anni fa in Egitto. I medici greci e

romani ricorrevano all'uso di fuochi aromatici per purificare l'aria pestilenziale.

In molte regioni del mondo le erbe aromatiche sono impiegate nelle cure dalle

malattie oltre che in rituali magici e religiosi. L'aromaterapia si diffuse in

Europa a partire dal XVI secolo grazie all'interesse manifestato in Germania dai

medici e da erboristi per l'uso terapeutico di oli essenziali. Il termine

aromaterapia è stato coniato da Gattefosse e assume connotazioni diverse a

seconda del paese in cui è utilizzato. In Francia è una terapia allopatica con

somministrazione orale, che provoca effetti contrari a quelli causati dalla

malattia; in Gran Bretagna viene somministrata per via esterna. Ma lo scarso

riscontro clinico fa si che non venga definita una vera e propria terapia. Si parla

di olfattoterapia per indicare una cura sperimentale in Francia che aiuta il

paziente a ritrovare la memoria attraverso odori differenti per creare libere

associazioni ed evocare ricordi.

Fisico-chimica dell'odore

Con l'espressione odore si intende sia la sensazione olfattiva (effetto) sia la

fonte cioè lo stimolo (causa). La sensazione provocata da un odore ha spesso

una dimensione soggettiva che nasce da una valenza emotiva privata. Gli odori

obbediscono a certe leggi fisiche: l'alta temperatura favorisce la diffusione

delle molecole odorose e il loro accesso ai recettori olfattivi, mentre l'aumento

della pressione atmosferica rende odorosi certi composti chimici altrimenti

inodori come l'elio usato nelle immersioni subacquee. La relazione tra le

caratteristiche chimiche di una sostanza e il particolare odore da essa prodotto,

non è facile da stabilire: sostanze con strutture molecolari simili possono dare

luogo a odori diversi e viceversa. Sono la forma geometrica delle molecole e la

loro dimensione a determinare l'odore. Amoore aveva ipotizzato l'esistenza di

sette categorie di odori primari da cui deriverebbero tutti gli altri, formulando la

teoria stereochimica. Ma l'esistenza di molecole identiche ma con odori

differenti, e di molecole diverse con odori simili, non quadra con questa teoria.

Una teoria più innovativa proposta da Turin riconduce la sensazione dell'odore

alla vibrazione delle molecole delle sostanze odoranti anziché alla loro forma,

come sosteneva la teoria stereochimica. La teoria, in realtà, era già stata

avanzata negli anni 30 da Dyson secondo il quale ad ogni odore corrisponde

una lunghezza d'onda capace di provocare nel cervello sensazioni di profumo,

come avviene nell'orecchio attraverso le vibrazioni dell'aria o nell'occhio grazie

alle onde elettromagnetiche. Se davvero l'olfatto funzionasse grazie alla

vibrazione avrebbe molto in comune con la vista e con l'udito. Ma tutte le

ricerche non hanno dato esiti convincenti. Questo ci da un'idea della

complessità e dell'imprevedibilitá dell'esperienza olfattiva.

Variabilità dell'olfatto umano e nasi prodigiosi

La capacità di percepire gli odori è legata a molte situazioni: età, bisogni fisici,

abitudini. Il risultato è l'estrema variabilità dell'acuitá olfattiva, ovvero le

differenze individuali nella sensibilità agli odori. L’alliestesia riconosce un nesso

tra lo stato fisiologico globale di un individuo e la sua percezione degli odori.

Con l'età cresce anche la sensibilità del naso e quindi il giudizio edonistico sugli

odori, ma superati i 65 anni diminuisce la capacità di identificare gli odori e

vengono meno le parole per denominarli, questa condizione viene definita

presbiosmia. Il regresso è così lento che non è percepito coscientemente dalla

persona, convinta di sentire bene gli odori e i sapori. Non tutti gli studiosi

concordano nell'imputare all'età la diminuzione del piacere di annusare, su

questo inciderebbe lo stato di salute e lo stile di vita. Rispetto ai non fumatori,

per esempio, i fumatori hanno una riduzione dell'olfatto. Le prestazioni olfattive

delle donne sono migliori di quelle degli uomini anche dopo i 50 anni. Le donne

hanno un cervello più linguistico e questa disparità si manifesta già dalla

pubertà e si riduce nella fase mestruale. I ciechi hanno prestazioni superiori a

quelle dei vedenti e riescono a denominarne molti di più. Ma non tutti i ciechi

hanno un naso raffinato, tale abilità richiede attenzione ed esercizio. Il caso più

importante di naso prodigioso è quello di Helen Keller, cieco-sorda dalla più

tenera età ma capace di descrivere le sue esperienze olfattive: attraverso

l'odore riusciva a riconoscere le persone, a catalogarle psicologicamente e

capire che mestiere facessero e fiutare persino i cambiamenti metereologici.

Un altro esempio è quello degli enfant sauvages ovvero dei bambini allevati

dagli animali, che sono legati a un diverso modo di percepire la realtà, come

Victor, nel quale l'olfatto era il senso principale seguito dal gusto poi dalla vista

e infine dal tatto. Anche il caso di Kamala, la bambina lupo indiana ritrovata in

una tana di lupi all'età di 8 anni, dai quali aveva acquisito caratteristiche fisiche

e comportamentali. O il caso di Kaspar vissuto fino a 16 anni in una cantina e il

suo olfatto era molto sensibile da percepire ripugnanti persino le fragranze più

dolci. Questi casi ci spingono a pensare che sia la civiltà il problema

dell'atrofizzazione dell'olfatto. La nostra sensibilità agli odori risulta fortemente

condizionata dalle abitudini e dalle norme culturali, ma alcuni studi su soggetti

affetti da anosmia abbandonano l'ipotesi dell'influenza dell'ambiente di vita sui

recettori olfattivi.

Naso e cultura: l'antropologia dell'olfatto

Se il peso della cultura influisce sull'attenzione olfattiva dell'uomo è compito

dell'antropologia dei sensi e di una sua branca, ovvero l'antropologia degli

odori. L'antropologia sensoriale introdotta da Howes si contrappone al

pregiudizio della cultura occidentale che vede nel tatto e nella vista la fonte

principale delle conoscenze per consentire la condivisione di esperienze

culturali diverse. I giavanesi distinguono 5 sensi diversi dai nostri: la vista,

l'udito, l'olfatto, il parlato e il sentimento. L'antropologa Classen distingue due

differenti paradigmi sensoriali: quello visuale e quello basato sul suono.

Partendo dalla stessa dotazione gli individui imparano a percepire la realtà in

modo distinto, cosicché soggetti appartenenti a differenti società e culture

percepiscono in modo differente e danno priorità variabile ai vari sensi. Fin

dalla nascita siamo dotati di un olfatto non trascurabile che poi viene

sviluppato a seconda del contesto socioculturale in cui veniamo educati. Sono

utili i contributi della geografia degli odori interessata al ruolo degli odori nella

differenziazione dei territori. Presso popolazioni che vivono nella foresta,

essendo la vista limitata, l'odore assume una funzione fondamentale per


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AUTORE

venera19

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in turismo culturale e dams
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher venera19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria dei linguaggi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Cavalieri Rosalia.

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