Secolarizzazione (e dualismo), secolarismo, pluralizzazione e frammentazione
L’occidente, inteso come contesto culturale, ha un fenomeno che lo caratterizza: la pluralizzazione
(fenomeno inverso alla globalizzazione). Questo fenomeno sociale, appare anche come principio dottrinale,
ovvero oggetto di studio anche di correnti filosofiche. Con questo termine andiamo ad indicare la tendenza
dell’Occidente a dividersi in stati indipendenti che, partendo dal pensiero non-cognitivista, considerano la
verità come qualcosa di non raggiungibile e non oggettivo proprio per la pluralità delle varie posizioni ormai
al giorno d’oggi che si possono prendere (etiche, dottrinali, culturali). Ognuno tende quindi a favorire la
verità in cui credere.
- Tolleranza in passato aveva valenza negativa, ovvero di fronte a fenomeni negativi si preferiva
semplicemente tollerarli (sopportare il male minore, per non subire il male maggiore) oggi, da
valore negativo o debole, la tolleranza diventa valore positivo, come sinonimo di libertà di religione
e virtù da perseguire, caratterizzato dalla piena uguaglianza tra i cittadini, senza distinzione di
religione. [Da notare che la tolleranza può cadere nel relativismo scettico, poiché quelle tollerate
non sono le persone ma le varie idee nel contesto in cui tutte le posizioni di coscienza siano
equivalenti perché non esistono verità oggettive].
Il Pluralismo è l’aspetto positivo della frammentazione. Il pluralismo etnico è voluto dall’originario
progetto divino, in cui ognuno cerca l’altro diverso da sé, completandosi con l’altro, poiché l’uomo conosce
i propri limiti e ha bisogno dell’altro per relazionarsi.
La Frammentazione indica il disordine e la rottura di ogni possibile convivenza tra le varie etnie, questa
nasce dal peccato ella superbia, in cui Dio punirebbe gli uomini che vollero costruire la torre di Babele
(“Costruiamo la città intorno ad una torre che tocchi il cielo”; gli uomini volevano arrivare al cielo per farsi
un gran nome e per paragonarsi a Dio stesso, così Dio impedì tale costruzione creando scompiglio tra gli
uomini e facendo in modo che la gente parlasse lingue diverse da non comprendersi più. La differenza fra le
lingue parlate dei popoli risiede nell’accezione positiva e negativa del pluralismo e della frammentazione).
Questo tentativo già durante la vita terrena, di paragonarsi a Dio, lo ritroviamo proprio oggi nei valori etici,
poiché frammentazione indica il venir meno di tavole valoriali comuni, il venir meno di tutti quei fattori di
unità che rappresenterebbero una popolazione, di una cultura che dà identità. Un esempio è dato dal
termine laicità, poiché sembra assumere vari significati in base alle posizioni assunte dalle varie società. In
EU questo processo di frammentazione ha inizio nel 1517, con la riforma protestante di Lutero che produce
una rottura dell’unità religiosa, con tale rottura Lutero voleva recuperare lo spirito evangelico primitivo.
Secolarizzazione tale termine deriva dal greco “seculum”, ovvero “divenire della storia”. È un termine
polisemico, con più significati che riflettono proprio la frammentazione della società contemporanea, il
progressivo distacco del diritto positivo e delle istituzioni giuridiche dai modelli religiosi a cui
originariamente si riferivano. Viene visto sia sotto un aspetto negativo che positivo. Dal punto di vista
negativo, ritroviamo il principio di progressivo distacco della cultura dalle persone rispetto a modelli e
paradigmi di carattere religioso (es: Domenica). Dal punto di vista positivo (esempio di secolarizzazione
positiva è la solidarietà), si riferisce proprio al significato del termine seculum, ovvero lo scorrere del
tempo, che è un dogma cristiano che si appoggia all’incarnazione. La trasformazione della società in senso
lato è legato al principio di uguaglianza. Dunque l’incarnazione di Dio che si è fatto uomo, vale a dire che
noi esseri umani siamo ad immagine e somiglianza di Dio. Tale principio ha plasmato la società, divenendo
per l’appunto “secolo”, che si porta avanti negli anni nonostante la cultura cambi e si trasformi. Esempio di
secolarizzazione: matrimonio e solidarietà.
Secolarismo è importante distinguere il termine secolarizzazione da quello di secolarismo, poiché con
questo si intende espressione di una degenerazione che spiega il mondo partendo da se stesso, senza Dio o
addirittura contro Dio.
Il termine assume tre accezioni differenti: il primo significato del termine indica il rifiuto del fenomeno
religioso, dove la ragione e il ragionare in modo razionale, basato su conoscenze scientifiche, porta gli
uomini ad abbandonare i comportamenti sacri; il secondo significato assume una prospettiva più
comprensiva, non anti-religiosa, considerando la secolarizzazione come un processo che è parte della
crescita della civiltà cristiana e che ha plasmato per lungo tempo il popolo, finché però non subentra la
ragione e la modernità razionale ed “abbandonare” la prospettiva religiosa; infine il terzo significato è
quello che assume carattere positivo, legandosi al principio dell’incarnazione e rifacendosi alla genesi, con il
termine secolarizzazione, andiamo ad indicare l’origine del tempo storico e il divenire all’interno della
cultura, legandosi al principio di verità rivelata dal messaggio cristiano nel divenire storia. La
secolarizzazione rimane nel tempo, dunque, prodotto proprio della religione.
Il tributo, Cesare e Dio l’episodio evangelico del tributo a Cesare ha costituito il paradigma di
riferimento per modellare i rapporti tra stato e Chiesa. L’episodio narra il tentativo dei concittadini di Gesù
di trarlo in inganno. Il tributo consisteva nell’obbligo di ogni giudeo di pagare in moneta romana l’Impero
(Ai tempi l’imperatore era Tiberio). Gli ebrei erano divisi in: sadducei che collaboravano con gli occupanti
ed erano doverosi di pagare il tributo; gli zeloti che invece erano coloro che lo ritenevano del tutto
illegittimo ed infine i farisei, rassegnati al dominio straniero ma dubbiosi della parte morale di tale
pagamento. Erodiani, da Erode. Dunque a Gesù viene posta una domanda a trappola, mandando da lui
farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nella conversazione. Se avesse negato il debito si sarebbe esposto
ad una denuncia da parte dei Romani per il reato di evasione fiscale, da una parte, dall’altra parte la
risposta opposta avrebbe avuto conseguenze poiché+ avrebbe creato sfiducia nel popolo ebraico, fiero
della propria indipendenza. Il riconoscimento di pagare il tributo avrebbe significato mettere in pericolo la
signoria esclusiva di Dio sul popolo. La risposta del signore così evitò tale diatriba, e partì dal presupposto
che le immagini impresse sulla moneta erano di Cesare, per cui sarebbe stato giusto restituirle al legittimo
proprietario. Tale constatazione comportava dunque allo stesso modo il fatto che l’uomo, essendo ad
immagine e somiglianza di Dio, appartenesse pienamente a Dio. In questo modo venne dato a Cesare ciò
che era di Cesare e a Dio ciò che era di Dio [L’atteggiamento di obbedienza all’autorità civile è per il
cristiano anche un dovere religioso, ritroviamo infatti tale ammonimento anche in altri passi del Nuovo
Testamento, come nella lettera di S. Paolo che sottolinea l’obbligo di obbedienza alla legittima autorità
come un dovere anche morale, o in S, Pietro che esorta all’obbedienza nella misura in cui essa rimanga nei
suoi limiti. L’atteggiamento del cristiano davanti allo stato è un atteggiamento non passivo ma attivo, di
obbedienza non cieca ma critica e costruttiva]. È possibile cogliere in questo episodio un duplice significato:
il primo di carattere storico, in quanto la fede religiosa non poteva legittimare la rivolta contro i romani, e a
sua volta l’azione politica dell’occupazione non poteva essere legittimata dalla fede; il secondo significato è
di carattere dottrinale, per cui la religione non doveva occuparsi di azioni politiche così come la polita non
doveva confessionalizzarsi. La distinzione tra Cesare e Dio, quindi tra Stato e Chiesa, appartiene al
Cristianesimo, poiché proprio quest’ultimo ha messo in moto il processo di secolarizzazione, scandendo
l’antica unità tra politica e religione. L ‘episodio del tributo ci insegna che il cristiano deve fuggire da due
estremi, da una parte quello della fuga del mondo, non cadendo in un radicale pessimismo come quello di
S. Agostino che riteneva il mondo sede del male (il mondo è creato da Dio e non può essere malvagio, il
male viene dall’uomo); dall’altra parte non deve immaginare in maniera riduttiva il mondo, in quanto
l’eccessivo ottimismo che si può cogliere anche in una cattiva lettura di S. Tommaso, porta a credere che si
possano modificare in maniera definitiva le strutture malvagie della società e che quest’ultima possa essere
equiparata alla città di Dio.
Differenza fra Monismo e Dualismo la concezione dualistica della realtà, prevede la distinzione tra
Cesare e Dio, ovvero tra politica e religione, introdotta da Gesù. Tale distinzione è così radicata nella cultura
da far dimenticare le sue origini cristiane. Poiché al di fuori del cristianesimo il dualismo non esiste, vi è solo
una concezione monista.
1) Questo vale sia dal punto di vista diacronico, dello scorrere del tempo, (il potere temporale assorbiva
quello spirituale, nell’ebraico è il contrario) rilevabile in tutte le società antiche che precedono la
distinzione tra politica e r
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