Era veramente uomo
Introduzione: la divina umanità di Gesù
Gesù è il figlio di Dio fatto uomo. Proprio per questo motivo egli è sia vero uomo che vero Dio. La divinità di Gesù emerge dal suo modo di parlare, dal suo modo di guardare, dalle sue parabole, dai suoi miracoli e dai suoi silenzi. Gesù ha dedicato la sua vita al servizio e alla donazione. Gesù affronta i problemi non fermandosi alla superficie, bensì andando alla radice. Gesù è molto religioso e la sua preghiera è gioiosa e fiduciosa. Gesù obbedisce e loda sempre Dio. Di fronte alla morte di Lazzaro Gesù ha sofferto e così facendo ha nobilitato il dolore dell’uomo. Gesù, proprio come gli uomini, è sempre stato messo alla prova da Dio, ma lui, a differenza degli uomini, si è sempre rivelato obbediente.
Parte prima
Capitolo 1: Gesù, il figlio
In Gesù si sono rivelati: la verità di Dio, la verità dell’uomo, il senso della storia. Dio è innanzitutto padre. Dalla paternità ricaviamo poi le altre sue caratteristiche: Dio è signore, giudice, creatore, benevolo e onnipotente. L’onnipotenza di Dio si basa sull’amore. Sia il rapporto tra Gesù e Dio che il rapporto tra l’uomo e Dio sono rapporti di filiazione e dipendenza. Gesù si comporta sempre come figlio di Dio. Gesù rappresenta la parola di Dio. Grazie a Gesù conosciamo l’amore incondizionato di Dio verso l’uomo e la predilezione di Dio verso i piccoli. Il silenzio non rappresenta l’assenza di Dio, bensì la sua presenza.
Capitolo 2: Mite e umile di cuore
Analisi di un passo del Vangelo di Matteo:
- Venite a me: attraverso questa espressione Gesù invita l’uomo a credere in lui.
- Imparate da me: attraverso questa espressione Gesù invita l’uomo a diventare suo discepolo.
- Troverete ristoro presso di me: il ristoro rappresenta la conoscenza di Dio.
- Gli affaticati e gli oppressi sono gli schiacciati dal peso della legge giudaica. Il giogo della legge giudaica è impossibile da portare e quindi Gesù propone come alternativa il suo giogo. Si tratta di un giogo facile da portare e basato sull’amore.
- Gesù si definisce “mite e umile di cuore”. Ciò significa che egli è mansueto, paziente, discreto e servizievole.
Capitolo 3: Gesù in ascolto
All’inizio del suo vangelo Marco descrive Gesù e la sua attività. Gesù nasce a Nazareth di Galilea e viene battezzato da Giovanni nel Giordano. Dopo il battesimo Gesù viene proclamato da Dio come suo amato figlio. Con il battesimo lo spirito santo discende su Gesù e lo spinge immediatamente a recarsi nel deserto, dove Gesù trascorre 40 giorni e 40 notti pregando. L’attività prediletta da Gesù è l’insegnamento. Egli insegna come una persona autoritaria.
Parabola: si tratta di un racconto metaforico, cioè di un racconto apparentemente comune che però in realtà contiene un messaggio per l’ascoltatore.
Parabola: un seminatore sta seminando: una parte della semina cade sulla strada e viene mangiata dagli uccelli; una parte della semina cade sul terreno sassoso e cresce subito, ma poi viene bruciata dal sole; una parte della semina cade tra i rovi e, siccome viene soffocata dalla crescita dei rovi, non frutta; una parte della semina cade sul terreno buono e frutta.
Significato: il seminatore semina la parola: quelli sulla strada ascoltano la parola, ma subito dopo arriva Satana e la porta via; quelli sul terreno sassoso ascoltano la parola e l’accolgono con gioia, ma sono incostanti e quindi di fronte alle prime difficoltà la abbandonano; quelli sui rovi ascoltano la parola, che però viene immediatamente soffocata dalle difficoltà e dalle tentazioni della vita; quelli sul terreno buono ascoltano la parola e la mettono in pratica con costanza. Gesù dialoga con tutti gli uomini indipendentemente dalla loro lingua, dalla loro religione e dal fatto che siano puri o meno.
Capitolo 5: Il silenzio di Gesù
Nel Vangelo sono presenti 4 tipi di silenzio:
- Silenzio dell’uomo davanti a Gesù: si tratta del silenzio dell’ostinazione, cioè dell’uomo che si ostina a non credere. ESEMPIO: Gesù incontrò nella sinagoga un uomo con la mano paralizzata. I farisei fissavano Gesù pronti ad accusarlo nel caso in cui avesse guarito l’uomo di sabato. Gesù si rivolse ai farisei domandando loro se era lecito fare del male di sabato, ma essi tacquero. Gesù guarì l’uomo e i farisei, riuniti in consiglio, lo condannarono a morte.
- Silenzio di Gesù davanti a domande che gli vengono poste. ESEMPIO: i sacerdoti, gli scribi e gli anziani domandarono a Gesù con quale autorità facesse determinate cose. Gesù disse loro che avrebbe risposto solamente se loro avessero risposto ad una sua domanda e cioè se il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dall’uomo. Essi non credevano e quindi non potevano rispondere dal cielo; la folla considerava Giovanni un profeta e quindi, per paura di una rivolta, non potevano rispondere neanche dall’uomo. Risposero dunque che non lo sapevano. Di conseguenza Gesù non rispose alla loro domanda.
- Silenzio che Gesù impone ai discepoli e ai demoni, vietando loro di rivelare la sua identità di Messia. ESEMPIO 1: nella sinagoga un uomo posseduto da uno spirito impuro cominciò a rivelare l’identità di Gesù. Gesù ordinò allo spirito impuro di tacere e di uscire dal corpo dell’uomo. Lo spirito impuro obbedì. ESEMPIO 2: Gesù, dopo aver guarito un lebbroso, gli disse di non raccontare a nessuno ciò che gli era successo. L’uomo però non obbedì e divulgò il fatto. ESEMPIO 3: la voce di Dio uscì da una nube e disse di ascoltare Gesù, il suo amato figlio. Gesù ordinò loro di non dire a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo la sua resurrezione dai morti. Essi rispettarono la sua volontà, ma continuavano a chiedersi che cosa significasse risorgere dai morti.
- Silenzio di Gesù durante la sua passione: si tratta del silenzio più eloquente e più espressivo. La verità tace di fronte alla violenza a cui è sottoposta. ESEMPIO 1: il sommo sacerdote domandò a Gesù di che cosa era accusato, ma lui non rispose. Allora gli chiese se era veramente il figlio di Dio e Gesù affermò di essere il figlio di Dio. Di fronte a questa sua affermazione il sommo sacerdote si strappò le vesti e si rivolse all’assemblea chiedendo se avessero udito tale bestemmia. L’assemblea lo condannò a morte e alcuni si misero a sputargli addosso e a percuoterlo. Gesù tace sia di fronte alla domanda del sommo sacerdote che di fronte agli oltraggi subiti. Il silenzio di Gesù viene interpretato in due maniere: non ha senso pretendere di essere il Messia, il silenzio è una caratteristica del Messia. ESEMPIO 2: i capi dei sacerdoti accusavano Gesù di molte cose. Pilato domandò a Gesù perché tacesse di fronte a tali accuse. Gesù continuò a tacere e Pilato rimase stupito. Lo stupore di Pilato di fronte al silenzio di Gesù ha due significati: stupore davanti alla sofferenza di un uomo abbandonato da Dio, stupore di chi capisce che Gesù è veramente il Messia.
Capitolo 5: Gesù, un pane spezzato
Racconto di Marco sull’ultima cena: Durante il banchetto dell’ultima cena Gesù, dopo aver annunciato che uno dei Dodici apostoli lo avrebbe tradito, benedisse il pane, offrendolo agli apostoli come il suo corpo, e il vino, offrendolo agli apostoli come il suo sangue. Egli disse che la prossima volta che avrebbe bevuto il vino sarebbe stata nel regno di Dio. Successivamente andarono verso il monte degli Ulivi e Gesù disse agli apostoli che si sarebbero scandalizzati, poiché stava scritto che lui stesso avrebbe percosso il pastore causando la dispersione delle pecore.
Significato del racconto:
- Si tratta di un banchetto festoso e gioioso per celebrare la festa di Pasqua. Per gli Ebrei la Pasqua ha un duplice significato: memoria del passato e ricordo della liberazione dalla schiavitù.
- Nel brano è presente un contrasto tra la donazione di Gesù e il tradimento di Giuda. Gesù invita la Chiesa a non scandalizzarsi poiché al suo interno bene e male dovranno sempre convivere.
- Gesù si dona per tutti: il pane e il vino devono essere mangiati e bevuti nel senso di fare comunione.
Racconto dell’apostolo Paolo sull’ultima cena: A Corinto l’Eucarestia, cioè il ringraziamento di Dio, veniva celebrata in maniera scandalosa, cioè da una comunità divisa. La comunità si raduna per mangiare il pane e il vino offerti da Gesù, ma nel momento in cui si inizia a mangiare ognuno pensa a sé stesso. Proprio per questo motivo c’è chi ha fame e chi invece è ubriaco. Paolo, che era presente all’ultima cena di Gesù, invita a mangiare il pane e il vino offerti da Gesù in un clima di unità e comunione. Eucarestia e divisione sono incompatibili.
Racconto di Luca sull’ultima cena: dopo aver narrato l’Eucarestia, Luca ci informa sul fatto che Gesù invita gli apostoli ad una vita servizievole. I più grandi, cioè coloro che possiedono autorità all’interno della Chiesa, non devono esercitare il potere, ma devono mettersi al servizio di Dio e dei più piccoli, cioè gli altri uomini. Gesù ne è un esempio: egli è più grande degli altri, ma non si comporta da governatore, bensì da servo.
Parte seconda
Capitolo 1: Le strutture della sequela
È Gesù che chiama i suoi discepoli. La chiamata di Gesù presenta le seguenti caratteristiche:
- È gratuita;
- Comporta un distacco. Questo distacco non comporta una perdita, bensì un guadagno. Esempio: per accogliere la chiamata di Gesù, Giacomo e Giovanni lasciano il padre, ma in compenso entrano in comunione con Dio;
- Comporta la perdita della propria vita. Gesù dice che chi vuole salvare la propria vita la perderà, mentre chi perde la propria vita a causa sua la salverà. Accogliere la chiamata di Gesù vuol dire rinnegare sé stessi. Rinnegar significa abbandonare una fedeltà precedente: il discepolo prima viveva per sé stesso, ora deve vivere per Dio;
- Necessita una risposta urgente;
- Apre un nuovo itinerario;
- Avviene nell’ordinarietà della vita. Esempio: Simone e Andrea vengono chiamati da Gesù mentre stanno pescando, cioè mentre lavorano;
- Riguarda anche i peccatori. Esempio: Gesù chiama come suoi discepoli Matteo e Levi, cioè due peccatori.
L’incarnazione di Gesù ha come obbiettivo principale la conversione dei peccati.
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