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Teologia corso seminariale – indirizzo storico-genealogico (Salvioli)

Note per l'uso

La dispensa è rivolta agli studenti frequentanti del corso seminariale (magistrale) di teologia – indirizzo storico-genealogico del Prof. Marco Salvioli. Come tale non tratta i contenuti del testo “Adam Smith as Theologian”, dal cui studio sono esonerati gli studenti frequentanti, i quali hanno già affrontato l’analisi del testo durante il corso. Nonostante questo, l’elaborato può risultare utile anche per lo studente non frequentante, affrontando in maniera sintetica buona parte del programma del corso. Il materiale utilizzato per la stesura comprende i documenti forniti dal docente e gli appunti personali presi durante la frequenza alle lezioni. Per maggiori approfondimenti si può far riferimento alla bibliografia segnalata dal docente.

Introduzione

Nel mondo, 8 persone hanno la metà della ricchezza mondiale, e in Italia l’1% più ricco è in possesso del 25% della ricchezza nazionale. Tutto ciò è l’esito del nostro modo di vivere l’economia che conduce a una diseguaglianza radicale. Ciò che emerge è un sistema che premia chi ha già. La Chiesa Cattolica di fronte a tutto ciò non è rimasta in silenzio. L’economia dovrebbe essere un modo per favorire la crescita comune.

Il sistema individuale, che si basa sul diritto liberale, prevede il riconoscimento di una serie di diritti, tuttavia se al diritto non corrisponde il dovere di qualcuno, diventa tutto un po’ evanescente. Papa Francesco ha ribadito che si considera, ormai, l’essere umano in sé stesso come un bene di consumo, che si può usare e si può gettare (la logica dello scarto). Quando Papa Francesco dice che “l’economia uccide”, fa riferimento proprio a questa logica dello scarto, l’uomo che non serve all’economia la quale si sviluppa a vantaggio di pochi scartando gli altri, in quanto non utili a criteri di redditività. È questo l’economia che vogliamo?

Nel suo discorso alla delegazione della “Global Foundation” (gennaio 2017) ribadisce che ci troviamo in un sistema economico che scarta gli uomini costituendo una disumanizzazione del sistema politico ed economico; si diventa macchine senz’anime e si verrà scartati dal dio denaro prima o poi. È proprio il denaro che governa conferendo paura, disuguaglianza, violenza economico, sociale e culturale che genera sempre più violenza.

Il modo di ragionare dell’economista si riduce a una semplice macchina (non è umano). Spesso nelle teorie economiche più diffuse si parla di homo economicus, una “modellizzazione” della persona umana che agisce in maniera del tutto razionale nel prendere le decisioni, come un calcolatore il cui unico scopo è quello di massimizzare il profitto personale. Ciò è una semplificazione della realtà, è un modello che trascura il fatto che la dimensione irrazionale fa parte della vita di ognuno. Tutte le volte che si riduce le questioni umane a livello di numeri si diventa una semplice macchina, ben lontano dal concetto di persona che delinea la Dottrina Sociale della Chiesa. In questo modo si va delineare un’economia che non tratta di persone, il comportamento viene talmente tradotto a livello quantitativo che l’uomo svanisce, anche se lo scopo della teoria economica è quello di andare a studiare i comportamenti delle persone.

A questo punto si arriva a una divinizzazione del denaro (“Dio Denaro”), il quale può essere inteso come una modalità universale di scambio che dà l’idea dell’infinito. L’uomo quindi è tentato di considerarlo come divinità, un’idolatria, il denaro diventa l’idolo nel cui nome spesso si sacrificano vite. Secondo la teologia invece l’uomo si deve occupare degli scambi non con una logica di calcolo, ma di dono.

Quindi ogniqualvolta ci si trova di fronte a una teoria economica occorre capire qual è la visione che vi sta dietro, come viene considerata la persona in quel modo di vedere l’economia.

Durante il suo viaggio in Messico (febbraio 2016) e il discorso per l’incontro col mondo del lavoro si riferisce al paradigma dell’utilità economica che ha provocato la perdita della dimensione etica delle imprese; la DSC pretende di porre attenzione all’integrità delle persone e delle strutture sociali che bisogna perdere qualcosa affinché vincano tutti (la DSC non è contro nessuno, ma a vantaggio di tutti).

Ovviamente l’impresa non deve essere un’organizzazione di beneficenza, ma deve perseguire una modalità di fare profitto che permetta anche un miglioramento sociale e personale. Spesso però l’indirizzo è quello di conseguire il vantaggio di pochi e l’indifferenza di tutti gli altri. Quindi l’impresa deve essere in grado di perseguire uno sviluppo, ma con un certo equilibrio tra vantaggio personale e di altri.

Nel suo discorso agli imprenditori riuniti in Confindustria (febbraio 2016), Papa Francesco ricorda che il bene comune deve essere la bussola che orienta l’attività produttiva, così facendo crescere un’economia di tutti e per tutti, che non resti indifferente di fronte ai bisognosi. È necessario nel fare impresa che ci sia spazio anche per l’Altro, in questo modo si può ottenere una crescita comune. L’economia sarebbe più godibile ed equa se fosse un gioco cooperativo e non puramente competitivo, dove vince chi ottiene il profitto più elevato.

La Dottrina Sociale della Chiesa

Definizione: è l’accurata formulazione dei risultati di un’attenta riflessione sulle complesse realtà dell’esistenza dell’uomo nella società, alla luce della fede e della tradizione ecclesiale. La DSC rientra nella teologia morale, la quale declina la Rivelazione nel comportamento dell’uomo. Nella teologia morale si vede lo stato delle cose (i dati), si interpretano i dati e si analizza la loro conformità con il Vangelo.

Scopo: interpretare la realtà per orientare il comportamento cristiano. Quindi la DSC ha un compito di insegnamento, di guida.

Natura: di tipo teologico-morale, suddividendosi in tre livelli:

  • Fondativo delle motivazioni, cioè che cosa motiva l’agire umano
  • Direttivo delle norme del vivere sociale
  • Deliberativo delle coscienze

Se un soggetto escludesse la rivelazione si limiterebbe, in caso contrario si aprirebbe una dimensione più ampia che si basa su un circolo tra ragione e fede. La cultura liberale vive la religione esclusivamente nella sfera privata e ciò oggi nella cultura occidentale è prevalente, senza considerare il fatto che ci sono dei modi di trattare la vita e l’economia in comunione con Dio.

Hobbes sosteneva il principio dell’Homo homini lupus, ma Dio non ha creato così il mondo, occorre quindi sganciarsi da questa logica abbracciando una dimensione operativa orientata al Dono di Sé. Questo potrebbe essere un modo di fare economia, senza una visione aggressivamente competitiva, bensì cooperativa.

Fonte: la dottrina sociale trova il suo fondamento essenziale nella Rivelazione biblica e nella Tradizione della Chiesa; la fede (rivelazione) che interagisce con la pratica e la ragione (natura umana).

Chi la elabora: la Chiesa come comunità (sacerdoti, religiosi e laici) contribuisce a elaborare, diffondere e insegnare la dottrina sociale, rappresentata dal Magistero.

A chi si rivolge: prima destinataria è la comunità ecclesiale in tutti i suoi membri, perché tutti hanno responsabilità sociali da assumere; oltre a questa ha una destinazione universale ed è un insegnamento rivolto a tutti gli uomini di buona volontà.

La Teologia ha la pretesa di aver a che fare con l’assoluto come Gesù aveva la pretesa di far emergere un amore assoluto, attraverso metodi non violenti, senza imporlo, morendo sulla croce. In questo modo i veri credenti non vogliono imporre agli altri la DSC.

Nascita: la DSC è formalmente nata con Pio XI, ma in realtà già Leone XIII nel 1891, con la sua enciclica Rerum Novarum (“delle cose nuove”) discute sulla questione operaia, mettendo in luce gli errori che provocano il male sociale, escludendo il socialismo come soluzione e esponendo una prima bozza di dottrina sociale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dantes95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Salvioli Marco.
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