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Deutsche sprache, schwere sprache

Il tedesco ha inventato un’infinità di parole, ognuna per indicare una situazione specifica. L’Europa usa norme tedesche perché hanno un linguaggio inequivocabile e perché in molti casi nessuno ha pensato a scriverle. Il tedesco si assembla in astrazioni di poca concretezza che, però, hanno un forte potere evocativo. Invece di dire “non lo so”, i tedeschi dicono “questo non è un concetto per me”.

Weltanschauung – la visione del mondo

Weltanschauung significa “concepzione del mondo, della vita e della posizione in esso occupata dall’uomo”. Abbraccia una triade: dio, l’uomo e il mondo. Quest’unità è talmente familiare che i tedeschi vi fanno costantemente riferimento: “ho parlato di dio e del mondo” per dire “ho parlato proprio di tutto”.

Nel fine 800, rappresentava un sistema coerente, si poteva spiegare il mondo, le leggi dello sviluppo, l’immagine dell’uomo. Freud la definiva come un ideale non raggiunto dall’umanità, una soluzione unificata ai problemi dell’esistenza, qualcosa che ci fa sentire sicuri e che ci dà uno scopo. Se la religione e la filosofia sono discipline che per loro natura offrono una Weltanschauung, la psicoanalisi è totalmente inadatta a crearsene una.

La Weltanschauung della Germania nazista è stato il più grande trauma della storia tedesca, che non svanì con la sconfitta del nazismo. Una metà della Germania restava assoggettata alla Weltanschauung comunista, l’altra non riusciva ad accettare di portare il lutto della catastrofe collettiva e dell’olocausto. Non c’è famiglia tedesca che non abbia avuto parenti nazisti o assoldati nella polizia segreta comunista. Ogni cambio generazionale ha lasciato incomprensioni profonde.

Oggi la Weltanschauung dei giovani tedeschi è fondata sul riconoscimento del passato nazista e comunista che ancora influenzano la loro vita. Non esiste più una Weltanschauung compatta e immutabile, una sorta di accesso privilegiato alla verità. L’identità tedesca è oggi più frammentata e flessibile, capace di adattarsi ai mutamenti della storia. Schroeder disse che la Germania non aveva una visione del mondo bensì uno stile di vita.

Albert Speer

Albert Speer aveva trent’anni quando Hitler mise il mondo ai suoi piedi e fino all’ultimo gli restò fedele. Vide Hitler immobile, chiuso nel bunker da lui progettato che gli porgeva l’ultima foto con scritto “all’amico di sempre”. A Norimberga riconobbe il suo “fallimento morale” poiché non solo aveva preso parte alla guerra, ma l’aveva prolungata con le sue capacità. È stupefacente come abbia sostenuto il processo senza cedimenti, un autocontrollo e una resistenza interiore che non lo abbandonarono nemmeno durante i suoi 20 anni passati in carcere. “La chiave del successo è la sua necessità. I successi non capitano, si programmano”.

La differenza tra fascismo e nazismo, dice, è dovuta al carattere italiano. Gli italiani sono gente che ama la famiglia ed è indulgente con i bambini. Ma non possono essere buoni soldati, perché hanno rapporti umani diversi dai tedeschi. I tedeschi, grazie al carattere freddo, sono buoni soldati. Speer riuscì anche a neutralizzare la burocrazia, affidando ai burocrati solo gli incarichi senza importanza, affidando la produzione di armi direttamente ai capi di industria. Speer non ha mai pronunciato una parola di rammarico, nessun accenno ad Auschwitz. In Hitler, dice Speer di aver visto colui che avrebbe salvato i valori del 19 secolo contro il mondo orrendo delle metropoli.

Heinrich Böll

Quando gli venne conferito il premio Nobel disse “sono tedesco e l’unico passaporto valido che nessuno mi deve rilasciare è la lingua”. L’amore per la lingua gli veniva spontaneo e dava l’impressione che cogliesse sfumature e segreti che sfuggono a noi comuni mortali.

  • Der Wegwerfer ‘colui che butta via’ è la storia di un giovane assunto per buttare via la corrispondenza inutile che arrivava alle ditte;
  • Der Lacher ‘colui che ride’ si guadagnava da vivere producendo risate per la radio e le serie tv.

Questi sono solo un paio dei personaggi con mestieri inesistenti che lui inventava. I suoi racconti sono stati un pungolo alla memoria. ‘Poiché l’uomo non è buono e ognuno porta la guerra con sé, il vero deterrente è la memoria dell’orrore’. Spiegava che la prima cosa da raggiungere sempre è almeno la pace formale, ovvero l’assenza di guerra che si chiama pace. Lui non credeva che parlare di superiorità o inferiorità avesse senso, poiché se la loro superiorità significava che si potesse uccidere 30 volte, mentre noi li possiamo uccidere 20, sembra che basti.

Mischa Wolf

Fino al 1979 era stato l’uomo senza volto, la spia più famosa del mondo da cui dipendevano 20 mila agenti in tutto il mondo. La sua prima foto fu uno scoop che gli procurò non pochi problemi con Mielke, il capo della Stasi. Mielke diffidava da Wolf, ma non osava contrastarlo poiché Wolf era molto più abile di lui. L’invenzione più brillante fu quello delle ‘spie per amore’, le tante funzionarie e segretarie che venivano sedotte dai vari ‘romeo’ mandati da lui in occidente e convinte a diventare spie.

Il suo segreto era prendere il mondo com’era, farsi sentire vicino ai propri collaboratori tanto più quando erano in pericolo. Un altro dei suoi principi era che il denaro compra quasi tutto, ma non tutto. Spiegava che tutti abbiamo bisogno di un sostegno morale, di credere di agire per il bene. Il suo successo maggiore fu piazzare Gunter Guillaume al posto più alto, ma Wolf ne parlava come un incidente in quanto in campo politico fu una sconfitta. Negli ultimi 15 anni visse a Berlino scrivendo libri che parlavano di tutto, ma di niente che non fosse già noto, tanto che l’attesa autobiografia ebbe un successo modesto.

Joschka Fischer e il Nestbeschmutzer

Joschka Fischer era l’europeista che fece squillare il campanello d’allarme, dicendo che la risposta a tutto era andare avanti fino al compimento dell’integrazione. La sua carriera vacillò quando dovette scusarsi pubblicamente per il suo passato.

Il Nestbeschmutzer è l’individuo che insozza il suo nido, il nucleo a cui appartiene. Sporcare il nido è un’azione indegna, persino per gli animali. Tutto quello che danneggia il nido o distoglie dalla sua sacralità per i tedeschi è profanazione. Chi sporca il nido non merita perdono.

Heinrich Heine

Heine è un classico Nestbeschmutzer. Le più belle poesie sono state scritte da questo poeta tedesco, che stanco di essere tormentato dalla censura scappò a Parigi. La Germania era il suo ‘amour de loin’, mentre il popolo della Francia gli sembrava ‘leggero’, ma per i tedeschi rimase un ‘poeta per commessi viaggiatori’. Di Heine i tedeschi non tolleravano l’ironia, che ai loro occhi sfiorava il sacrilegio quando sbeffeggiava la Prussia e le sue virtù militari. Heine ha talento perché non ha carattere.

  • 1887: un gruppo di cittadini si costituì per erigere a Heine un monumento a Düsseldorf, città natale del poeta. Destino dei Nestbeschmutzer è di avere un piccolo combattivo numero di ammiratori. Il tentativo fallì ma molti altri seguirono.
  • 1926: una statua di bronzo fu commissionata allo scultore Edgar Lederer, restò in piedi un paio di anni e poi fu tolta dal piedistallo.
  • Dopo la guerra fu installata, in un parco di Düsseldorf, una scultura ‘dedicata’ ad Heine per il suo centenario, ma non c’era alcun riferimento visibile al poeta e sul piedistallo c’era scritto ‘armonia’.
  • 1988: all’università di Düsseldorf venne dato il nome di Heinrich Heine Universität.

Marlene Dietrich

Così come Heine, Marlene Dietrich ebbe una nostalgia bruciante per la Germania. Viveva a Parigi, ma due volte alla settimana si faceva portare del cibo tedesco. La Germania non l’aveva mai trattata bene, i tedeschi non le perdonavano che fosse tornata in Europa durante la guerra a fianco dei soldati americani. Nel 1939 aveva preso la cittadinanza americana ma cantava ‘ho ancora una valigia a Berlino’. Per i suoi funerali, l’amministrazione comunale di Berlino non autorizzò neppure una commemorazione pubblica.

Willy Brandt

Agli occhi di tanti cittadini era anche lui un Nestbeschmutzer, il suo inginocchiamento nel getto di Varsavia fu visto dalla Germania come una vergogna. Giovanissimo si era impegnato nel partito social democratico nella resistenza contro il nazismo. Era figlio illegittimo e nel 1961 Adenauer lo denigrò come ‘figlio di nessuno’. Per molti tedeschi era una personalità inafferrabile, era un gaudente e un malinconico incline alla depressione. Era un uomo che senza avventure amorose, sigarette e alcool faceva fatica a vivere. Ci sono lettere e lettere che scrisse da Berlino alle sue tre donne: sua moglie, sua figlia e la sua amante.

Querdenker – il pensatore laterale

C’era una volta il Quertreiber, un navigante che invece di seguire la rotta prescritta, andava di traverso e finiva per tagliare la strada ad altri navigatori. Questo per dire che ‘quer’, traverso, in tedesco non ha mai significato nulla di buono. Chi pensava per conto proprio senza seguire l’ordine prestabilito era un personaggio sospetto, che poteva diventare un ‘insozzatore del nido’. Avere idee indipendenti...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Julie1402 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura tedesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Scuderi Vincenza.
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