Contro le donne
- La misoginia ha alla base un pregiudizio antico quanto l’uomo che attribuisce alla
donna caratteristiche quali: instabilità, inaffidabilità, emotività, isterismo… Questi
aggettivi le sono stati attribuiti dagli uomini che hanno stabilito l’inferiorità
dell’essere femminile in un dibattito dal quale sono state escluse e in base al
quale l’uomo risulta superiore. In questo quadro la sottomissione della donna
appare addirittura necessaria. Questo pregiudizio è cosi antico da apparire
presente perfino in uno dei comandamenti: “Non desiderare la donna
d’altri” ( donna qui intesa come serva )
- Perfino alla base dello stupro, estrema violenza sulle donne, vi è questo
pregiudizio che la vede oggetto da controllare perché irrazionale, diversa e
imprevedibile. Nella Roma antica esisteva lo IUS OSCULI che consentiva ai
parenti di una ragazza di baciarla sulla bocca allo scopo di verificare che non
avesse bevuto vino che, in quanto bevanda inebriante, l’avrebbe resa di fatto
meno controllabile dal maschio padrone. Su questo pregiudizio prende piede
anche la convinzione radicata, il luogo comune maschile, in base al quale la
donna trarrebbe piacere all’essere stuprata. Tale convinzione affonda le sue
radici nei tempi ( nel parla il poeta Ovidio ) ma ancora oggi non pochi uomini
coltivano nel proprio profondo la tremenda convinzione in base alla quale la
donna provi piacere nell’essere violentata. In tempi moderni Lowen, medico,
constatava la “doppia norma morale” che differenzia la condizione dell’uomo e
della donna rispetto alla sessualità, da ammirare l’uomo in veste di seduttore, da
compatire la seconda in quanto sedotta e quindi preda o oggetto sessuale.
Questi pregiudizi culturali hanno risvolti che purtroppo superano il piano teorico.
Sondaggi e ricerche rivelano per esempio che in America una donna su 5 è
rimasta vittima di violenze e le percentuali non cambiano in Europa. Le donne
non possono non convivere loro malgrado con la consapevolezza di essere a
rischio con certi comportamenti. Figlia di tutto ciò la “teologia” dello stupro messa
in atto dai combattenti dello stato islamico nei confronti di ragazze-bambine non
islamiche, il mercato delle schiave del sesso o il dato in base al quale nel mondo
una donna su 3 sarebbe rimasta vittima di violenze fisiche e/o sessuali. Da tutto
ciò risulta evidente di combattere il pregiudizio più antico della storia dell’uomo.
- Il pregiudizio sulle donne appare non solo il più antico e radicato ma anche
quello più trasversale rispetto ad etnie e culture. In
India, in Grecia, a Roma le donne non godevano di alcun diritto ed erano
equiparate ai gradi inferiori della società o comunque subalterne al proprio
marito. Ai giorni nostri guardiamo con biasimo la questione del velo islamico
dimenticando che l’origine di questo costume arriva addirittura dall’arene
democratica nella quale se ne diffuse l’uso nelle situazioni pubbliche. Nella Cina
moderna si osserva un ritorno di una disuguaglianza di genere che non può però
essere considerata una novità, visto che la Cina antica imponeva alla donna una
posizione assolutamente dipendente rispetto all’uomo: un oggetto che
apparteneva prima al padre poi passava al marito. Il pregiudica si rivela dunque
trasversale rispetto alle varie culture, credi e livelli. Tutti i grandi della cultura
occidentale ( ovviamente maschi ) si sono trovati uniti nella condanna e nella
subordinazione dell’essere femminile. Alla base delle loro argomentazioni grandi
filosofi del passato come Origane che dava per scontato l’inferiorità della donna (
polo negativo della creazione in quanto sinonimo di debolezza e peccato ) ma
anche Pitagora ed Aristotele. Non si deve però pensa che quella contro le donne
sia una prerogativa di un mondo antico, non ancora “evoluto”. Diderot ( 700
tardi ) nonostante fosse un esponente di spicco del movimento illuminata
descriva le donne come esseri superficiali privi di principi e incapaci di riflessione
( uomo/ragione - donna/istinto ). Con alle spalle un pensiero cosi radicato
nel tempo on ce da stupirsi che la donna fosse ritenuta inadeguato a ricoprire
qualsiasi ruolo al di fuori della cura della casa e dei figli.
- Con questi presupposti la donna si è vista sbarrata la strada in grado di
discostarla da un ruolo ausiliare a quello maschile. Questo non ha riguardato
ambiti “alti” di natura intellettuale. Si parla difatti di “divisione del lavoro sessuata”
nella quale lue donne si sobbarcano tendenzialmente tutti quei lavori precari,
poco garantiti e mal pagati, che sembrano cosi compatibili con la gestione tutta
femminile della cura della famiglia. Spesso poi viene indicata la donna,
quando la si vuole celebrare, per la sua capacità di donare la vita ed essere
baluardo della famiglia o conforto delle imprese dell’uomo. Anche il femminismo
ha però commesso un errore, quello di essere teso al superamento delle identità
femminile e maschile negando una differenza e specificità femminile a cui invece
è indispensabile dare valore. Oggi
nessuno o quasi ha più il coraggio e il buonsenso di esprimere certi pensieri
sulle donne ma non bisogna comunque dimenticare che il pregiudizio misogino
esiste ed è di difficile estirpazione.
- La filosofia ha sì la responsabilità di questo orrore concettuale ma grazie al
pensiero critico e autocritico possiede anche gli strumenti per arrivare ad un
superamento di tali pregiudizi. In realtà basterebbe un’atteggiamento basato su
un sano scetticismo e sul buonsenso che induca alla consapevolezza che tutti
( uomini, donne, bianchi, neri, gay ecc. ) condividiamo la stessa situazione
d’incertezza e che suo dovrebbe portarci ad abbandonare ogni conflitto sterile
liberando entrambe le parti da fardello inutili.
MISOGINIA: GENESI DALLE RADICI LONTANE
All’inizio della vicende umana non c’erano i due generi o sessi.
Le tradizioni culturali del nostro pianeta, anche se con significative differenze, non
prendevano una divisione iniziale del genere umano in maschile e femminile.
L’essere umano originario è androgino, in quanto figlio di un padre androgino. Nella
genesi cristiana la donna tratta da Adamo si chiama Aisha da Aish ( uomo ). Adamo
le darà il nome di Eva ( la vita ), grazie al ricongiungimento con lei sarebbe stato in
grado di tornare a quell’entità originaria prevista dal disegno divino e priva di
distinzione sessuale.
L’origine della divisione, generata per i motivi più vari è avvenuta e viene
riconosciuta con modalità molto simili nelle varie culture e civiltà.
Possiamo quindi dire che, approssimativamente, maschile e femminile sono
considerate entità distinte, opposte ma complementari in quanto generatesi da una
unità originaria alla quale un giorno torneranno.
All’interno di questa diade presente in tutte le tradizioni al maschile viene attribuita
una preminenza
MASCHILE -> ELEMENTO ATTIVO, POSITIVO E FECONDATIVO
FEMMINILE -> ELEMENTO STATICO, PASSIVO E SOLAMENTE RICETTIVO
Detto questo bisogna considerare che l’UNO originario viene presentato con le
caratteristiche attribuite al maschile mentre la parte femminile rappresenta la
caduta rispetto all’unità perfetta ( perfezione divina ).
In questo senso la donna appare sia come elemento degenerativo sia degenerato.
La donna appare come un’endiodi ( figura retorica in cui due parole sono il
completamento l’uno dell’altra ), da una parte creatura splendida, materna dall’altra
capace di collera e crudeltà incredibile.
Appare quindi una visone della donna schizofrenica ( costruita dal maschio che ha
nei suoi confronti pulsioni contrastanti ).
In Teogonia di Esiodo la prima divinità a fare la sua comparsa dopo il “Caos”
originario è una figura femminile: Gaia.
Gaia ( Terra ) da una parte figura rassicurante, generatrice dall’altra malvagia in
grado di convincere il figlio Crono ad uccidere il compagno Urano che la opprimeva
e l’aveva costretta a fare figli. Da questa doppia anima di Gaia ( Terra ) derivano
espressioni come terrore, terribile…
Riguardo poi la peccato originale la posizione della donna risulta aggravata da un
ulteriore fardello in quanto è stato a causa della colpa della prima donna Eva se
Adamo ha disobbedito ai voleri divini e quindi è avvenuta la loro cacciata sulla Terra
con la seguente comparsa nel mondo del peccato e della morte. L’uomo deve alla
donna non solo la vita ma anche la morte. Ella non solo è gravata del peccato
originale e dovrà quindi fare i conti con la morte ma anche dei dolori del parto
nonché dalla maledizione che le ha scagliato Dio quando l’ha cacciata dall’eden:
“soggiacerai al potere dell’uomo e egli dominerà su di te” (Bibbia)
Nel 7° capitolo dell’Ecclesiaste la donna viene definita come più amara della morte
e dalla quale solo chi è gradito a Dio si salva mentre il peccatore ne resta
imprigionato. Non è un caso se una delle figure a riuscire a salvarsi è quel Giobbe
che è riuscito a rimanere “integro e retto” malgrado la moglie lo avesse tentato
verso il peccato, esortandolo a maledire il Signore ( Bibbia ).
E’ presente anche un collegamento donna -> conoscenza -> disgrazia per l’essere
umano. Si tratta di una driade presente già nella mitologia greca. La figura di
Pandora ( Esiodo, Opere e giorni ) con il suo vaso pieno di sciagure per l’uomo e
che viene creata da Zeus sulla Terra per inviare quelle disgrazie che gli uomini si
sono meritati in seguito al furto di Prometeo, viene descritta come aggraziata,
incantevole ma anche in grado di fiaccare le membra dell’uomo.
Ancora una volta abbiamo una visione della donna quale essere seducente che
incarna il male, lo costudisce per poi elargirlo al mondo umano.
Paradossalmente nel Corano, che pensiamo libro della religione misogino per
eccellenza, la donna è indubbiamente insubordinata all’uomo ma è assente questa
maledizione originaria.
CREATURE DIFETTOSE 1 - TRAGEDIA E MEDICINA
Pensiero religioso e filosofico riguardo all’essere femminile appaiono uniformi
quando trattano “la difettosità” di cui la donna appare portatrice. Questa difettosità
appare in grado di spiegare i disastri che essa ha combinato all’origine del mondo
umano condannando i suoi abitanti a sofferenza e mortalità.
Questo pregiudizio non può essere confinato esclusivamente all’interno del
pensiero religioso. I luoghi comuni contro la donna appaiono infatti presenti anche
nella mitologia pagana, nel teatro della tragedia greca e, infine, tra le pagine dei
grandi classici della filosofia.
Delamou parla di “paura della donna” ( 1978 ) ma probabilmente bisogna andare
oltre.
Questo pregiudizio viene sempre suffragato da presunte analisi, rappresentazioni
ed argomentazioni che pretendono di rifarsi alla sfera razionale contratti che
ritornano puntualmente.
Eschilo parla di “passioni capaci di tutto” ( in grado cioè di distruggere il confine tra
uomo e bestia ) e di “ isteria congenita” che si presenta nei momenti meno
opportuni quando l’uomo avrebbe bisogno invece di supporto. ( ES. soldati di Tebe
pag 36 )
Anche Aristotele riferisce un episodio simile nella Politica con riferimento ai tebani
che, guidati da Epaminonda, invadono Sparta nel 369 a.C.
A Sparta, per via delle numerose guerre in cui erano impegnati gli spartani, molti
punti chiave erano ricoperti da donne. Secondo Aristotele in questa circostanza le
donne arrecavano più danni di quanti ne avessero fatti gli invasori… dare potere
alle donne significava portare il paese alla lussuria e alla dissolutezza.
Secondo Euripide il dramma vero e proprio consiste nella constatazione che l’uomo
non può fare a meno di essere attratto da lei fino a perdere il senno.
Nella tragedia di Ippolito questo viene punito con la morte per non aver ceduto la
donna. Alla donna viene conferita una natura instabile che la rende sempre pronta
a tramutarsi in un essere dalla crudeltà incontrollata.
E’ il caso di Medea narrata da Euripide che, in seguito al tradimento del marito,
arriva ad uccidere i figli negandogli perfino la sepoltura ( determinando cosi il
percorso della loro anima dopo la morte ) pur di colpire il coniuge traditore. Medea
poi incolperà della morte il marito con una deresponsabilizzazione che viene
ritenuta del tutto tipica della donna.
Ippocrite, padre della medicina, nell’opera “ Sui disturbi delle vergini ” spiegava che
la natura più debole e meschina della donna, la sua irrazionalità dipendono dalla
forte sofferenza fisica che esse soffrono dal momento della comparsa del ciclo
mestruale e che può condurre al delirio o addirittura al suicidio.
Ippocrate consiglia alle donne di maritarsi quanto prima. E’ questo il sigillo del luogo
comune secondo il quale le donne che non contraggono rapporti da un certo tempo
( o le donne sterili ) sarebbero isteriche.
Mito, scienza e filosofia ( monopolizzati dal pensiero maschile ) concordano quindi
nel ritenere la donna uno splendore funesto, portatrice di follia, creatura difettosa.
Eppure Antigone, eroina infelice descritta da Sofocle, utilizzando il sentimento
appare la portatrice di una completezza maggiore rispetto agli uomini dotati della
sola ragione ( infrange la legge che voleva imporle di non dare sepoltura al
cadavere del fratello ).
La donna appare portatrice quindi di quella dimensione affettiva che rende
qualunque atto “ umano ”, ancora più importante oggi in un mondo più freddo
dominato dal mercato e dalla tecnica.
CREATURE DIFETTOSE 2 - MITOLOGIA, FILOSOFIA E RELIGIONE
L’uomo nella fase mitologica non poteva contare su testi sacri, profeto o messia ma
solo su verità incerte che gli derivavano da credenze ataviche o tramandate. I miti
si basavano su “verità indimostrabili” e su una certa “autorità poetica”.
E’ la filosofia che farà sparire questi elementi anche se, essa stessa spesso si
avvalere della tradizione mitologica allo scopo di conoscere e comprendere.
Nel caso però della donna la discriminazione appare senza appello e, ancora una
volta, basata su una presunta difettosità originale. Nei testi di Omero si individuano
molte caratteristiche classiche con cui è rappresentata la donna: cura dell’aspetto
fisico con cui rende fieri i genitori, doveri familiari riguardanti cura della casa,
tessitura, completa esclusione a alcuni ambiti ( es. guerra ).
L’episodio più eloquente è quello in cui Omero narra il ritorno di Ulisse a Itaca.
Agamennone, ucciso a tradimento dalla moglie, ha impartito Ulisse degli
insegnamenti piuttosto chiari sull’atrocità di cui è capace la donna, invitandolo a
tenere nascoste le sue mosse a Penelope. Agamennone mostra stima per
Penelope ma non può fare a meno di mettere in guardia Ulisse perché della donna
“non c’è da fidarsi”.
Per i pitagorici il pregiudizio misogino non è certo assente se hanno individuato le
celebri dieci coppie di contrari in cui il maschio si trova dalla parte dei principi nobili
(il fermo, il retto, la luce, il buono…) e la femmina con quelli negativi ( la tenebra, il
molteplice… ).
Platone nel Timeo sostiene che la comparsa degli esseri femminili su questa terra
sia frutto della reincarnazione di “uomini inferiori” cioè di individui che abbiano
commesso ingiustizie o vigliaccherie.
Tale tesi ha avuto ricadute nella tradizione cristiana ( ci si è chiesto per secoli se la
donna appartenesse al genere umano), in quella islamica e perfino nelle religioni
dell’estremo oriente ( nella Terra Pura che equivale al nostro paradiso non vi era
presenza di donne perché quelle degne di esservi sarebbero prima rinate come
uomini ).
Per Aristotele la donna altro non è che un “maschio menomato”.
Le affermazioni dei due padri nobili della filosofia antica fungeranno da ispirazione
di due grandi nomi dell’ambito religioso: Sant’Agostino e San Tommaso.
Il 1* riteneva che la donna pur se dotata di pari intelligenza e razionalità debba
essere sottomessa al sesso maschile. Il 2° citando Aristotele, bolla la donna come
marchio mancato o menomato che deve essere sottomessa all’uomo in quanto
dotata di minore razionalità.
Filosofia e religione trovano quindi perfetto accordo nel certificare l’infelicità della
donna in virtù della quale deve essere sottomessa al maschio.
Con la significativa eccezione dei pensatori storici: essi avevano una visone non
gerarchica del cosmo in base alla quale l’uomo non occupa una posizione
subordinata rispetto alla divinità e uomo e donna condividono la medesima “natura
umana” in base a ciò teorizzavano l’opportunità che tutti gli esseri umani venissero
educati alla saggezza e alla filosofia.
Le altre scuole filosofiche e teologiche avevano una visone gerarchica del cosmo in
cui il mondo terreno risulta subordinato rispetto alla divinità. Questa gerarchia
veniva riproposta anche nel rapporto uomo/donna.
San Paolo, ideologo vero e pario della chiesa delle origini, pur avendo pronunciato
parole inaudite per i tempi ispirate ad una eguaglianza maschio/femmina raccoglie
in realtà ( pag.50 ) una serie di argomentazioni a sostegno della sottomissione della
donna. Il pensiero filosofo motiva l’inferiorità della donna con argomentazioni
mitologico-razionaliste ( Platone ) o d’impianto naturalistico ( Aristotele ) mentre la
chiesa fornisce varie motivazioni sempre comunque ispirate al pregiudizio religioso.
La colpa che grava su di essa è quella di ess
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