Estratto del documento

Capitolo primo – Il punto di vista

Lo spazio del teatro è un insieme complesso che non si può ridurre alla somma di scenografia e di architettura teatrale. Nel dire lo spazio del teatro si può voler parlare dell'edificio delegato alle funzioni rappresentative; si può voler parlare della forma della sala teatrale; ci si può riferire al luogo dell'azione drammatica, nella doppia funzione di spazio del personaggio, di spazio dell'attore o infine allo spazio elusivo e/o allusivo della scenografia.

Lo spazio del teatro, nella nostra cultura, non è un dato primario ma la risultante di interazioni che si muovono tra i due poli della figurazione e dell'ambiente. Lo si pensa in prima definizione come supporto visivo di un testo o meglio di un'azione agita e raccontata, è la proiezione, fisica e figurativa, materiale o illusionistica, dello spazio in cui si colloca la funzione dell’azione grammatica, il luogo concreto e metaforico dei personaggi. In seconda definizione lo si pensa come lo spazio degli attori qualificato dal suo essere separato o comunque extra quotidiano ed al suo essere luogo della rappresentazione, riservata agli attori e non pertinente agli spettatori.

In terza istanza è lo spazio destinato agli spettacoli, insieme di sala e scena: in questo insieme di sensi lo spazio teatrale è compreso tra i modi espressivi della visione-figurazione e quelli del volume ambiente. Lo spazio è una struttura storica dell'esperienza, lo spazio artificiale del teatro è una convenzione culturale che diventa elemento attivo dell'espressione artistica, sia nel costruire visione, sia nel suo determinarsi come ambiente, un luogo dei possibili espressivi.

Lo spazio del teatro nel Novecento conosce e usa i teatri esistiti nella storia e ne introietta la relatività, non ha convenzioni culturali fissate e sperimentata i diversi spazi di teatro come luogo, immaginario e come spazio dell'agire. Ci sono elementi che comportano mutamenti in profondità: l'abolizione del sipario modifica il rapporto platea-scena e forma in modi diversi l'illusione della scenografia, ponendo valenze differenti allo spazio creato dall'agire dell'attore e costrizioni inedite anche nei modi del dramma, le nuove tecniche per la luce hanno mutato le possibilità del creare e del pensare lo spazio scenico, l'abolizione della ribalta e la non rigida disposizione frontale degli spettatori rispetto all'asse di scenica sono segni evidenti di valori e convinzioni che cambiano.

L'edificio teatrale, nel '900, non è più un monumento ma il luogo funzionale alla rappresentazione e lo spazio interno è definito di volta in volta. Il luogo del teatro può articolarsi in quanto strutturato e specificarsi nella chiesa, nella piazza, nel cerchio degli spettatori, nel palco, ma l'assicurazione della scena è comunque fruibile come nelle pitture in modo narrativo: il teatro come la pittura è inteso come oggetto da guardare.

La durata nei secoli degli statuti teatrali all'interno di una forma teatro ha consentito l'elaborazione e lo sviluppo di uno spazio del teatro, sala e cena, che si è grosso modo identificato con la sala all'italiana, non è più luogo dell'evento simbolico, ma configurazione pietrificata delle diverse possibilità di un'idea: il teatro che si esplicita e si specifica nell'edificio, nella sala e nel palcoscenico. L'edificio teatrale è dal '500 al '900 un monumento della città.

Il teatro è luogo del passaggio dal quotidiano all'extra quotidiano, dal presente all'ideale: il progetto che, lo spazio reale, la sala, deve creare e lo spazio finto, la scena, deve illudere. Ancora nella prima metà del '500 il teatro non è il luogo in cui agiscono solo le rappresentazioni drammatiche e la scena non è lo spazio in cui agiscono gli attori, ma questi erano degli elementi portanti di un senso autonomo che si sviluppò negli anni successivi.

Il passaggio dal luogo al teatro è il punto di arrivo di tensioni complesse e non univoche che danno esito, in Europa, alla sala barocca o all'italiana, sia nella definizione della scenografia che della sala e del palcoscenico (da qui nascono i mestieri dell'architetto teatrale, dello scenografo…). L'arco scenico e il sipario sono lì a segnare la divisione dei due mondi, lo spazio del teatro diventa una forma mentis, edificio e sala, lo spazio scenico una categoria culturale e il mondo separato dove prende forma e concretezza di illusione.

La scenografia, il fondale e le quinte, diventa la rappresentazione dello spazio in cui accade la reazione degli attori, il luogo in cui la funzione si realizza e la vita si realizza. Anche l'edificio, come esterno e come interno, si specializza e si definisce, con la sala a campana o a ferro di cavallo, con palchi, arcoscenico, palcoscenico, sale di servizio; diventa un monumento della città e coagula nella sua struttura di lunga durata l'idea di teatro espressa di una civiltà.

A rompere lo spazio chiuso della scena si comincia con le utopie della fine del settecento, si giunge ad uno spazio più borghese con l'abolizione dei palchetti in realismo della scenografia con le tecniche e i modi di delimitazione degli effetti del reale. Lo spazio del teatro si colloca metaforicamente nel tempo libero e con il Novecento si pone il problema della necessità del teatro, dei bisogni sociali e individuali che sarebbe chiamato a soddisfare.

Alla fine dell'800, il teatro esce dai teatri e ne crea di nuovi, si modificano le sale per cambiare il rapporto attore-spettatore, si pone la scena al centro e la si prolunga con gratinate nella sala. Si sogna un teatro fatto di luci e movimenti o si fanno spettacoli nei circhi, nelle piazze, nelle palestre nelle chiese. Nel '900 lo spazio del teatro è elemento di un agire o narrare rappresentativo e di una comunicazione agita che soffoca e straripa dai suoi statuti.

Lo spazio del teatro, nella sua esistenza consapevolmente progettata, è di nuovo il luogo delle rappresentazioni. Però ora lo spazio del teatro non è più mimesi di realtà, ma si pone si costruisce come realtà, anzi come una delle realtà che l'immaginario e la relazione tra gli uomini possono creare.

Capitolo secondo – Il teatro che abbiamo in mente

Il teatro all'italiana, nella sua genericità, ci appare quindi normale, sia nel senso di consueto e naturale che nel senso di essere fondato sulla norma di pensare teatro, ottimizza quel che pensiamo del teatro nelle componenti scena e sala e consente anche di pensare unitariamente le storie separate dall'architettura teatrale, della scenografia, del luogo dell'azione rappresentativa.

1. Il teatro all'italiana, cioè il teatro

Il teatro all'italiana è un insieme organico di tipologie architettoniche, funzioni sociali, forme della sala e della scena, elementi funzionali che assumono valori simbolici, e cioè è una vera e propria cultura teatrale che forma diverse civiltà di teatro e diventa una forma mentis egemonica. Questo insieme organico, pur senza mai fissarsi in regole dogmatiche, continua ad essere unitario, dal XV al XX secolo, attraverso variazioni, modifiche, interpretazioni, evoluzioni.

Non esiste nessun teatro particolare che sia l'esempio indiscusso e imitato del teatro all'italiana, ma si tratta invece di un modello riconoscibile nei 1000 teatri sparsi per l'Europa e poi per il mondo. Gli elementi che lo caratterizzano sono una certa strutturazione della sala e della scena, le molte varianti dell'emiciclo chiuso dal fronte della scena e il palcoscenico attrezzato di quinte e di soffitta praticabile, e, a livello di organizzazione materiale, gli elementi caratterizzati sono il sipario e l'arcoscenico e i palchi che avvolgono la sala.

I palchi che circondano il cilindro della sala sono dei vuoti in cui si collocano gli occhi che guardano, e determinano la sala come un volume organico in cui lo spazio nega di essere definito dalle pareti. Si guarda dai palchi e si guardano gli spettatori nei palchi, lo spazio nella sala si realizza come luogo dello sguardo in tutte le sue possibili implicazioni. Il fascino del vecchio teatro all'italiana, nacque quindi non solo dagli echi degli spettacoli che hanno fatto la storia, ma anche come luogo dello sguardo e dell'apparire.

La sala non si organizza intorno ai soli valori della scena delle rappresentazioni, rifiuta le pareti che delimitano lo spazio e la forma rettangolare crea in sé stessa un mondo, un'idea materializzata, non rimanda ad altro e si appoggia sui propri stessi valori. La sala è morfologicamente un cilindro chiuso dall'arsenico e dal sipario che continuano i palchi, fin dal XIX secolo si doveva poter portare, con movimenti di macchine, sala e palcoscenico allo stesso livello.

I palchi sono luogo per guardare e per essere guardati, un confine tra situazioni pubbliche e situazioni private. Nella forma italiana si tratta di vere e piccole stanze, a volte con anticamera, chiudibili alla vista della sala con una tenda, e nella forma francese il luogo è separato dai vicini solo simbolicamente con pareti di separazione tra i palchi che non arrivano al soffitto. La sala del teatro all'italiana è un campo di forze, un volume che si riempie e si costituisce di relazioni. È uno spazio che si vive come interno, non ha bisogno di spalle per definirsi e qualificarsi, poiché si tratta di un campo di forze, uno spazio che si compone delle sue relazioni specifiche.

Quindi abbiamo il livello della platea di fronte al palcoscenico per poi salire verso i vari ordini dei palchi, fino ad arrivare al lampadario centrale, che si aggiunge all'illuminazione e che rappresenta come oggetto estetico, il volume spaziale. Prima dello spettacolo e durante gli intervalli è basso per una migliore diffusione della luce, ma viene alzato durante lo spettacolo, creando una differenza di illuminazione e una semioscurità. Come il lampadario, anche il sipario è usato per segnare l'inizio della rappresentazione; a completare c’è il cilindro della sala che chiude la zona della scena ed è incorniciato dall’arcoscenico più o meno ornato e architettonicamente sviluppato.

Il sipario spesso dipinto come soffitto, quando è chiuso si integra alla sala con un grande quadro. Prima è a caduta e viene piazzato solo alla fine dello spettacolo, poi lo si alza, lo si apre nei diversi modi; ed è allora che in Italia si introduce il comodino, un sipario interno più semplice, di servizio, per la rappresentazione. Nell'Ottocento al sipario dipinto si sostituisce quello rosso a frange d'oro ma da allora, anche la sala è cambiata e vi domina il velluto rosso. Nel nord Europa lo si chiuderà ad ogni caso, ma nei ricchi teatri italiani e francesi lo si lascia cadere solo all'inizio e alla fine.

La realtà dello spazio del teatro è in funzione degli spettatori, si noti come la ricchezza e la funzionalità degli spazi riservati agli spettatori sia in confronto con la povertà, la nota funzionalità degli spazi per la scena e per gli attori. Il palcoscenico è in funzione di una scenografia dipinta elusiva, a quinte e fondali, è di una macchineria che si organizza prevalentemente dall'alto, nel cielo del palcoscenico, con una griglia per i tiranti e le carrucole. A differenza del teatro inglese che codifica l'uso delle botole sul palco, nel teatro all'italiana prevale la macchineria dall'alto, che usa quindi tutto il volume della sala e non solo il piano.

2. Le origini in Italia

Il teatro all'italiana ha le sue origini nell'invenzione del teatro per il rinascimento dell’opera italiana, tra pratiche rappresentative e cultura dell'antico, tra la festa e la corte. È un fenomeno complesso che coagula culture diverse anche non di spettacolo e tensioni non omogenee. Il teatro del rinascimento, che si fonda su un modello dell'antico, si costruisce con linguaggi e oggetti culturali che vengono da tempi diversi e da differenti livelli di cultura e che però assumono unità formale all'interno soprattutto di quel progetto culturale che è la corte e in particolare in quel crogiolo di cultura di stampo romano fiorentino che ha la Roma del primo 500.

Vi si inventa la commedia regolare ed erudita, una forma culturale definita nel discorso prima ancora delle sue realizzazioni; si inventa inoltre la scenografia, in particolare a prospettiva urbana come tipologia del palcoscenico. Si determina così un luogo separato e speciale per lo spettacolo sia nella forma della sala teatrale che in quella dell'edificio architettonico. Il teatro diventa luogo emblematico e metonimico della città, assume in sé un'altra tradizione dell'immaginario, la rappresentazione prospettica nello spazio urbano.

Lo spazio del teatro assume quindi un'immagine culturale della città, un valore biologico e simbolico dell'edificio teatro, nella progettazione della città ideale, con quello metonimico della scenografia prospettica urbana. La storia del teatro nel rinascimento è il definirsi di una forma, il passaggio dal luogo degli spettacoli al teatro, dagli spazi per le rappresentazioni allo spazio del teatro, qualificato e significante prima del suo uso, è il punto di arrivo di tensioni complesse e non univoche, di sperimentazioni e tentativi.

3. Tra Cinquecento e Settecento, in Europa

Lo spazio teatrale è il luogo per gli spettacoli, non il luogo degli spettacoli. La progettazione e la costruzione di uno spazio che è nella sua realizzazione di lunga durata si fonda sulle esperienze fatte e pensate del luogo teatrale ma soprattutto sulla forma, l'idea di forma, dello spazio teatrale, si tratta dell’esito della cultura teatrale.

Tra ‘500 e ‘700, in Europa, gli spettacoli vengono fatti, oltre che nel luogo delle rappresentazioni dei teatri delle accademie, nei teatri di corte o dei nobili e poi nei teatri pubblici. È una storia europea che ha una sua prima definizione in Italia. Qui, tra fine ‘500 i primi ‘600, le tradizioni si consolidano attorno alle equipe operative di architetti e scenografi soprattutto in Toscana e in Emilia. La tradizione scenotecnica toscana, che si esaltava negli ingegni e nelle macchinerie, trova una sua consistenza nell'allestimento di spazi nella corte dei Medici. Si struttura uno spazio chiuso per un pubblico disposto a semicerchio in cui la scena si attrezza per la meraviglia degli intermedi, tra nuvole e apparizioni che riempiono anche in altezza il volume dello spazio scenico, e la relazione sala-palcoscenico si articola nell'interazione tra le forme rappresentative che cercano il rapporto con gli spettatori nella loro dimensione extra quotidiana.

È a Firenze nel 1600 con la Camerata de’ Bardi, che inizia la dilagante fortuna del melodramma, lo spettacolo di musica canto e visione che diventerà lo spettacolo importante, quello su cui edifici teatrali misureranno la loro validità. Nella storiografia un posto iniziale di grande rilievo è dato al Teatro Farnese di Parma, realizzato da Aleotti nel 1618. Si tratta di un teatro da torneo, definito da una cavea a U cui si discendeva anche dal palcoscenico, circondata da gradinate sopraelevate rispetto all'orchestra. In Italia si cominciano a costruire edifici teatrali sempre più numerosi per tutto il ‘600 e progressivamente si definisce la tipologia del teatro barocco: una platea a forma di U o comunque allungata, un'area scenica profonda e attrezzata, uno spazio non delimitato da pareti ma da ambienti fino alla sala a palchetti, ad alveare. Ci sono anche teatri e gradinate o logge. Nel 1640 il teatro all'italiana è definito, è uno spazio di relazione, interno e assoluto.

4. Teoria dello spazio teatrale pratiche degli scenografi

All'inizio del teatro all'italiana si parlava di architetto teatrale fin dentro il ‘700, lo scenografo o meglio il costruttore delle scene solo alla fine del ‘700 con l'addizione inventore delle scene e poi, solo a metà dell'800, scenografo. Lo scenografo, è l'inventore dello spazio scenico, ma la sua opera si realizza con collaboratori e maestranze. Lo spazio scenico richiede quindi varie squadre di lavoro.

Anche questo è un aspetto non secondario per la stabilizzazione del modello teatrale all'italiana, architetti e inventori hanno una grande mobilità e il loro spostarsi frequente doveva essere supportato dal trovare ovunque strutture e infrastrutture teatrali più o meno simili o assimilabili e naturalmente anche i progetti che tendenzialmente tengono conto di esigenze tecniche standardizzate. Alla sala cinquecentesca, con l'impianto a U con gradinate nella sala, si affronta un palcoscenico in cui la scena è costruita con due file di quinte laterali e un fondale, costruiti e/o dipinti. La sala barocca è a gradoni, logge e palchetti ma sempre più ad alveare; i teatri veneziani sono un punto di riferimento, e tipico è il teatro dei Grimani a San Giovanni Crisostomo. Il Bernini, con i suoi apparati stradali o il suo teatro nel teatro, può ricordarci la complessità e fantasia rappresentativa che il secolo pone in atto.

A metà ‘600 si usano quinte piatte laterali e in diagonale, la scenografia barocca si separa dall'architettura e si specializza: si moltiplicano le quinte così il palco diventa profondo, le scene sono costruite per lo più sul palco stesso e rappresentano una prospettiva all'infinito, la mutazione si ottiene con quinte piatte scorrevoli su carrelli e guide. Qui si precisa uno staff che comprende l'inventore delle scene, l'esecutore delle pitture, 1 o più ingegneri e macchinisti, operai per maestranze e artigiani.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 29
Riassunto esame Teatro, spettacolo, performance, prof. Guarino, libro consigliato Lo spazio del teatro Pag. 1 Riassunto esame Teatro, spettacolo, performance, prof. Guarino, libro consigliato Lo spazio del teatro Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teatro, spettacolo, performance, prof. Guarino, libro consigliato Lo spazio del teatro Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teatro, spettacolo, performance, prof. Guarino, libro consigliato Lo spazio del teatro Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teatro, spettacolo, performance, prof. Guarino, libro consigliato Lo spazio del teatro Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teatro, spettacolo, performance, prof. Guarino, libro consigliato Lo spazio del teatro Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 29.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teatro, spettacolo, performance, prof. Guarino, libro consigliato Lo spazio del teatro Pag. 26
1 su 29
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teatro, spettacolo, performance e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Guarino Raimondo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community