L'epoca della formazione digitale: uno scenario quantitativo e qualitativo
Prologo: L'e-learning e la didattica digitale
Le tecnologie, la società e la comunicazione, verso la banda larga e il content providing.
I numeri della rivoluzione digitale dispiegata
Il carattere pervasivo della rivoluzione digitale e la sua rilevanza non possono essere messi in discussione: anche in presenza del crollo del Nasdaq, gli utenti internet nel mondo hanno continuato a crescere. È da sottolineare come gli utenti “reali mondo”, ossia chi realmente si connette ogni giorno, secondo le stime più attendibili, siano circa 600 milioni, ossia la metà degli utenti potenziali.
In Italia, l’Eurisko (ente statista più affidabile) afferma come nel nostro Paese la situazione della connettività si sia trasformata radicalmente: oggi internet è divenuto una solida e durevole realtà. Ci troviamo in linea con i grandi Paesi sviluppati del mondo: terzo posto in Europa e tra i 5 Paesi nel mondo con il più alto numero di persone on-line.
La rapida diffusione della banda larga
Anche in termini di qualità delle connessioni ci stiamo trasformando: diffusione della connettività a banda larga (è quella tecnologia che permette una fruizione ipermediale e pienamente interattiva dei contenuti su Internet).
Questo tipo di connessione ha portato con sé un’immagine di Internet, oggi largamente diffusa, come media “freddo” e come ambiente cognitivo “deprivato”, dove anche negli ambienti interattivi come le comunità virtuali, le conference call o le chat, o le classi virtuali, fosse necessario sottostare ad una forma di “interazione povera”, costituita da un livello linguistico e semantico essenziale, da emoticon, per “riscaldare” la comunicazione e da un’interazione video assente o di basso livello (web cam a bassa definizione, filmati e video di bassa qualità, ecc).
Nonostante tali limitazioni, parafrasando le parole di Rivoltella, Internet va inteso come spazio di interazione, interscambio simbolico e di costruzione sociale dei significati. Oggi, dopo la fase dell’entusiasmo, della retorica della diffusione, e la prima fase di contagio, ci troviamo dinanzi ad una nuova stagione della diffusione delle tecnologie di rete: questa è connessa all’affermarsi dell’epoca dell’ipermedialità interattiva a banda larga e della comunicazione digitale “in mobilità”.
Ciò che va compreso, al di là delle proposte commerciali concorrenti dei principali attori del mercato delle telecomunicazioni, che offrono connessioni ADSL e DSL a prezzi che divengono di mese in mese più concorrenziali, è in che senso lo sviluppo su scala mondiale di reti a banda larga per la comunicazione e la formazione cominci a far convolgere anche le nostre pratiche comunicative e formative.
Sono nati generi comunicativi e formativi interattivi (video giochi, ipertesti, strumenti digitali e-learning) che non erano pensabili all’interno del paradigma gutemberghiano di diffusione della comunicazione dal centro alla periferia.
Oggi, il vecchio ed il nuovo devono necessariamente coesistere: ad esempio, per ascoltare un brano musicale possiamo andare nello store ad acquistare il Cd del cantante preferito, ma possiamo, avendo una connessione a banda larga, scaricare il file, mediante rete Internet, adoperando la modalità download liquido, cioè prelevando direttamente dal sito della casa discografica o di quella di software il contenuto che ci interessa in quel momento, senza intermediazioni commerciali.
Allo stesso modo, possiamo riprodurre il nostro video o film preferito mediante un’interfaccia di fruizione costituita dal pc o dal lettore DVD portatile o da un paio di occhiali per la Realtà Virtuale.
I contenuti della formazione nell'epoca della banda larga
Prendiamo in considerazione, per comprendere il principio della transizione al download liquido dei contenuti interattivi, altre due categorie di prodotti veicolabili mediante il canale digitale, che sono oggi al centro della pubblicistica e dell’attenzione mediatica:
- La TV digitale e la TV Web (internet broadcasting): presentano caratteristiche differenti dal broadcasting analogico:
- Permette un’elevata personalizzazione del menù di offerta (maggiori frequenze con il digitale);
- Permette di delocalizzare “oltre il senso del luogo”, nel tempo oltre che nello spazio, il contenuto fruito, permette cioè di vedere in differita o di rivedere consultando l’archivio digitale del provider un programma che è stato già mandato in onda magari anni prima.
- Gaming ed entertainment diffuso via Web e mediante altri terminali mobili (cellulare, Playstation portatili): si tratta di giochi elettronici che non sono solo scaricabili dalla rete ma che vengono anche fruiti attraverso la rete stessa, ossia giocando contro o insieme ad altri giocatori reali, che sfruttano l’ambiente interattivo creato dal software e la possibilità di comunicare mediante la rete Web per giocare con voi mediante Internet.
Differenze tra i due modelli
Nel caso dei servizi di Tv digitale è il trigger tecnologico, l’innovazione, che agevola ed impone la transizione al digitale; nei giochi online (MOO, MUD, Ultima online) si manifesta una forma di interazione sociale e comunicativa che è qualitativamente differente rispetto alla quasi-interattività digitale offerta dalla Web Tv o dalla Tv digitale. Nel caso della Tv digitale è la tecnologia a guidare, mentre nell’altro caso dei giochi online a guidare e a fare da motore dell’interesse è la possibilità, mediante la tecnologia, di stabilire forme di relazioni sociali e di apprendimento inedite, cioè la possibilità di mettere in comunicazione e far divertire, cooperare soggetti non in presenza.
Nei giochi online o in un ambiente di formazione digitale in tre dimensioni, è il nostro avatar, la nostra icona 3D nell’ambiente virtuale che usiamo, la nostra icona comunicativa su Internet, che ci permette di dialogare con i contenuti e le persone presenti in quel momento nell’ambiente digitale che abitiamo: l’innovazione sociale viene prima e rende interessante l’innovazione tecnologica.
La prospettiva della crossmedialità e della mobilità
Conversazione tra i contenuti e interazione tra i media significa crossmedialità o multicanalità: il libro, strumento principe per la mediazione dei contenuti, potrebbe trasformarsi progressivamente in “ambienti multicodicali per la formazione crossmediale”, ossia ambienti che integrano in una prospettiva multicanale libri, comunicazioni che avvengono mediante cellulari, interscambi mediante siti dedicati, che integrino lo spazio della comunicazione sociale della classe.
Si tratta di un sistema di augmented education che fa conversare in maniera multimediale il Learning Management System del sito Web per l’e-learning. Il nuovo ambiente formativo diventerebbe, in tal senso, un ambiente “arricchito” (augmented learning) che sfrutta il mix di tecnologie odierne, non perdendo l’aspetto blended, ossia riflessivo, relazionale e sociale che integra gli strumenti classici della formazione analogica con quelli della mediatizzazione digitale.
Un ambiente di questo tipo permetterebbe la realizzazione di azioni didattiche caratterizzate da intenzionalità, organicità, flessibilità e medialità. La convergenza/divergenza digitale, quello che Research definisce comunicazione conversational content, potrebbe mettere un poco di ordine in questo surplus di messaggi e di media. Ciò che dovrebbe accadere nelle nostre case è la transizione da un uso disordinato e ridondante dei media ad una modalità di comunicazione che permetta di integrare in un unico formato di codifica una molteplicità di messaggi e di contenuti comunicativi, informativi e formativi.
Didattica e tecnologia: un primo approccio teorico e metodologico
La didattica come costruzione e come azione: un approccio costruttivista. Nell’ultimo decennio, la ricerca sulla Didattica in senso tecnico, ossia l’elaborazione e la riflessione sullo statuto epidemiologico, teorico e pratico di questa disciplina, ha avviato nel tempo una riflessione sul rapporto tra scienze della comunicazione e didattica stessa.
In Italia l’approccio gentiliano e, successivamente, quello di natura cognitivista e strutturale, dalla fine degli anni ’80, hanno lasciato il campo ad un approccio pluralistico e costruttivista. L’atto didattico sarà considerato come un processo complesso, dove ogni singolo fattore (contenuti, processi cognitivi, socio-relazionali ed emotivo-affettivi, strumenti…) non potrà essere isolato poiché ognuno è interdipendente dagli altri e tutti possono essere considerati solo nell’ambito della rete complessa di interconnessioni che caratterizzano il contesto differente in cui l’azione si svolge.
Fabbri e Grassilli parlano di una didattica come azione negoziata, che vuol dire concettualizzare il gesto didattico come un oggetto complesso, ma interpretabile razionalmente, a patto che si tengano in considerazione le seguenti implicazioni:
- Intenzionalità: poiché ogni forma di agire didattico è orientata a conseguire un fine
- Organicità: poiché l’azione didattica è la risultante di una combinazione di fattori di natura differente che possiamo ridurre a 4 variabili costruttive: l’educatore, l’educando, i contenuti e gli obiettivi.
- Flessibilità: poiché è chiaro che non possono essere applicate in modo rigido o schematico metodologie rigide e programmate.
- Medialità: ogni azione didattica è sempre anche un’azione mediale, un’azione insieme di comunicazione e di formazione; implica cioè un uso costante di tecniche e di strumenti di comunicazione.
La didattica come azione mediale: rischi ed opportunità
Un orientamento di questo tipo, pur nella differenza delle singole posizioni della letteratura scientifica, se viene riferito all’ambito delle tecnologie didattiche e alla diffusione massiccia di manuali, pubblicazioni ecc. dedicate in modo particolare alla tematica dell’e-learning, ci permette di evidenziare due fraintendimenti:
- L’agire didattico è mediale e relazionale, ed è quindi necessario che la stessa didattica, in quanto disciplina scientifica, sviluppi un’analisi profonda degli strumenti che veicolano i contenuti e la comunicazione formativa, altrimenti si rischia di progettare percorsi standardizzati, preordinati a scapito della condivisione tra gli attori dei processi cognitivi e metacognitivi che caratterizzano l’educazione.
- Tecnofobia (rifiuto radicale della tecnologia): anche se una quota equilibrata di tecnofobia è un antidoto forte contro il determinismo tecnologico (è la convinzione che una variabile di un sistema, in questo caso la tecnologia, determini la forma e lo stato di tutte le altre) e il tecnoentusiasmo, è anche vero che, se portata alle sue estreme conseguenze, conduce chi la pratica a perdere di vista la realtà dei cambiamenti in atto nelle modalità di trasmissione del sapere. Il rischio per l’insegnante o per il sistema educativo tecnofobico è quello di muoversi in maniera distonica rispetto al mondo del discente.
Damiano sostiene che la didattica, in qualità di azione mediale rivolta ad interpretare in termini comunicativi le differenti situazioni e prassi in cui si trovano ad operare formatori ed insegnanti, manipola gli “oggetti mediatori” (contenuti ed utensili didattici o disciplinari). Un tale approccio permette di analizzare sotto una nuova luce il rapporto tra didattica e tecnologie di comunicazione. Martelli ci fa notare come l’apertura del nuovo spazio della comunicazione offerto da Internet ai tradizionali strumenti della comunicazione formativa ci dia la possibilità di accedere a 4 nuovi canali per la formazione:
- Internet come biblioteca globale e come mezzo per reperire/offrire informazioni di ogni tipo;
- Internet come vetrina per persuadere all’acquisto o all’adozione di contenuti o pacchetti formativi;
- Internet come strumento per scambiarsi messaggi e per diffondere policy e valori;
- Internet come canale per sperimentare nuove forme di relazione formativa di natura sociale all’interno di ambienti teletici come Learning and Content Management System e Classi virtuali.
Le pratiche e le teorizzazioni sulla didattica, intesa in senso disciplinare, così come le analisi e le teorizzazioni su tutte le discipline che hanno a che fare con la creazione e la diffusione e la trasmissione dei saperi (teoria della comunicazione, cultural studies, psicologia della comunicazione, antropologia culturale e dei media) si inscrivono in un mega cambiamento, in quella che Bronfenbrennen definisce come sfera dei “macro” e degli “ecosistemi”: si tratta del passaggio dalla società postindustriale alla società dell’accesso o alla società informazionale.
Oggetti culturali e oggetti della formazione: "il diamante della formazione"
Secondo la definizione della sociologa della cultura Grisworld, la cultura è il significato incorporato in simboli mediante i quali gli esseri umani comunicano e trasferiscono sapere e abitudini; la cultura è esternalizzazione e oggettivazione e interiorizzazione dell’esperienza umana, ed è alla base della distinzione tra natura e cultura.
Gli oggetti culturali, così come anche gli oggetti della mediazione formativa e dell’agire formativo, sono il prodotto di un’interazione multipla tra attori differenti. La Grisworld definisce l’oggetto culturale come il prodotto dell’interazione dinamica dei 4 macrofattori seguenti, che compongono il diamante della cultura:
- I creatori: coloro che singolarmente o in gruppo ideano per primi, articolano e comunicano un artefatto (es. brevetto biotecnologico o un learning object multicodicale).
- I riceventi: l’oggetto formativo o culturale in sé non è nulla, ecco perché, affinché esso possa avere un significato sociale ed individuale, deve entrare in “relazione con”, deve poter essere letto, visto, ascoltato, discusso.
- Il mondo sociale: oggi il mondo sociale interagisce sempre a due livelli, globale e locale. A livello locale definisce l’orizzonte della precomprensione locale (lingua, cultura, tradizione) all’interno del quale l’oggetto culturale si inscrive; a livello globale definisce le macrotendenze, tecnologiche, economiche e culturale dalle quali quell’oggetto culturale è influenzato e con le quali interagisce.
- L’oggetto culturale vero e proprio: si definisce come un processo dinamico di interazioni. È mutevole nel tempo e nello spazio, il suo significato evolve in base alle sue relazioni con le altre variabili, acquisendo caratteristiche differenti in base alle configurazioni mutevoli che possono assumere le interazioni tra creatori, riceventi, mondo sociale, oggetto culturale.
Riformulando tali assunti in relazione allo specifico contesto della didattica e degli oggetti culturali e formativi di natura digitale, ne deriva il seguente diamante della formazione:
- I formatori: si tratta di analizzare i loro bisogni e le loro esigenze.
- I soggetti/oggetti della formazione: si tratta di indagare le esigenze e i bisogni dei formandi in questo nuovo contesto.
- Il mondo sociale-tecnico: si tratta di comprendere la configurazione del macrosistema socio-tecnologico all’interno del quale l’agire formativo è inserito.
- L’oggetto dinamico della relazione formativa: si tratta di indagare quali caratteristiche vengono ad assumere gli oggetti culturali e formativi che caratterizzano questo scenario.
Il mondo socio-tecnico globale e locale
Si tratta del mondo sociale e culturale che caratterizza la nostra “età dell’accesso” o “capitalismo informazionale” contemporaneo. Il contesto globale è quello di un mondo in cui informazione, formazione e comunicazione costituiscono il geroglifico della merce, la moneta e il simbolo, insieme, di una società sempre più mediata da un “equivalente generico” di natura digitale.
La comunicazione sociotecnica di carattere formativo e didattico è condizionata ad un doppio livello di mondo socio-tecnico globale e locale:
- Livello globale: si è aperto un confronto planetario della formazione digitale in cui competono, oltre che alla possibilità offerte della editoria multimediale e dall’e-learning, soggetti nazionali e internazionali, content provider (si intendono i nuovi player del mondo dell’informazione digitale, i grandi gruppi dell’editoria digitale globale ma anche le Università) della formazione.
- Livello locale: si riferisce alle singole macronazioni e regioni locali del mondo occidentale e affluente. Le pratiche della formazione stanno lentamente “accomodando” le loro strutture e il loro sistema di sviluppo genetico/evolutivo rispetto al megacambiamento (la transizione al digitale) in corso.
Se si prende in considerazione la globalità del quadro europeo, la divergenza delle realizzazioni di infrastrutture per l’integrazione delle tecnologie digitali all’interno della scuola è molto ampia. Le indagini svolte rilevano un dato significativo: il parallelismo tra lo sviluppo dell’ambiente informatico familiare e quello scolastico, anche nello sviluppo proprio delle attrezzature informatiche delle scuole.
Formatori e formandi: verso il simbionte della formazione
Utopia e distopia nella rappresentazione della rete. Rivoltella ha notato come a...
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