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International business: economia e strategia internazionale

La globalizzazione della sanità

Ora stiamo assistendo alla globalizzazione anche nel settore sanità (fino a poco tempo fa non era così in quanto era uno dei settori tradizionalmente più locali – le persone si curavano negli ospedali o strutture locali). Gli Usa hanno carenza di radiologi (la domanda di radiologi sta crescendo a tasso doppio rispetto al tasso con cui le scuole mediche diplomano radiologi con le capacità e le qualifiche richieste per comprendere immagini mediche [offerta]), questo squilibrio implica che i radiologi sono molto cari.

Nel 2002 un radiologo indiano che lavorava al prestigioso Massachusetts pensò di aver trovato un modo intelligente per affrontare la carenza e la spesa: trasmettere le immagini e i referti attraverso internet in India dove potevano essere visionate e interpretate da specialisti locali riducendo così il carico di lavoro dei radiologi statunitensi. In India, un radiologo guadagna un decimo della sua controparte statunitense e grazie al fuso orario le radiografie potevano essere visionate mentre negli Stati Uniti era notte così da essere pronte per il medico curante al suo arrivo a lavoro al mattino seguente.

Si passa quindi all’outsourcing: si comincia ad assistere a pazienti che si recano all’estero per ricevere trattamenti medici o subire operazioni, infatti circa 170,000 stranieri si sono recati in India per trattamenti medici. Ci si chiede se la domanda dei servizi sanitari negli Usa cadrà dato che il lavoro si sposta all’estero in località come India? Difficilmente poiché le preferenze personali e le considerazioni pratiche implicano che la maggioranza dei servizi sanitari venga sempre realizzata nel paese in cui il paziente risiede.

Ci stiamo muovendo verso un mondo in cui le barriere del commercio e all’investimento internazionale si stanno riducendo; la distanza percepita si sta restringendo grazie al progresso nelle tecnologie dei trasporti e delle telecomunicazioni e le economie nazionali si stanno unendo in un sistema economico globale interdipendente e integrato. Questo processo viene comunemente chiamato globalizzazione.

Il mondo in cui viviamo è un mondo dove le istituzioni internazionali spingono per avere barriere al commercio e agli investimenti internazionali sempre più basse, dove i simboli della cultura materiale e popolare sono sempre più globali. È un mondo dove i prodotti sono fabbricati con input (materie prime) che provengono da tutto il mondo. Ma è anche un mondo in cui la globalizzazione ha portato una serie di problemi: disoccupazione nei paesi sviluppati, degrado ambientale e americanizzazione della cultura popolare. Per le imprese ha poi prodotto molte opportunità: le imprese possono aumentare i ricavi vendendo in tutto il mondo, e ridurre i propri costi producendo in paesi in cui gli input chiave, tra cui il lavoro, costa meno. Le barriere normative e amministrative sono diminuite, ma allo stesso tempo la globalizzazione ha creato nuove minacce per le imprese abituate a dominare i loro mercati domestici: è infatti aumentata la concorrenza facendo diminuire i prezzi.

Globalizzazione dei mercati e della produzione

I progressi nella tecnologia, i costi di trasporto più bassi e l’aumento di lavoratori qualificati nei paesi in via di sviluppo, hanno dato l’avvio alla tendenza dell’outsourcing che sta investendo anche i servizi sanitari.

Il termine globalizzazione si riferisce allo spostamento verso un’economia mondiale più integrata e interdipendente. La globalizzazione ha diversi aspetti, tra cui:

A. Globalizzazione dei mercati

Si riferisce all’unione di mercati nazionali, storicamente distinti e separati, in un ampio mercato globale. La caduta delle barriere al commercio internazionale ha reso sempre di più possibile e semplice vendere a livello internazionale. Gusti e preferenze dei consumatori nei diversi paesi stanno iniziando a convergere in uno standard globale. Le aziende offrono gli stessi prodotti di base a livello mondiale, favorendo un mercato globale. Nonostante ciò però non bisogna spingersi troppo lontano con la visione secondo cui i mercati nazionali stiano cedendo il passo al mercato globale. Continuano infatti ad esistere differenze significative tra mercati nazionali in molte dimensioni rilevanti, tra cui i gusti e le preferenze dei consumatori, i canali di distribuzione, la cultura, i sistemi commerciali e le norme legali. Queste differenze frequentemente richiedono che le strategie di marketing, le caratteristiche di prodotto e le pratiche operative siano personalizzate per meglio adeguarsi alle condizioni di un paese. Attualmente i mercati più globali non riguardano i mercati dei prodotti di consumo, dove le differenze nazionali nei gusti e nelle preferenze sono spesso ancora sufficientemente importanti da agire come un freno sulla globalizzazione, ma i mercati per i beni industriali e per i materiali che servono bisogni universali in tutto il mondo (es. alluminio, petrolio, grano, ecc).

Quando le imprese si seguono tra loro nel mondo, portano con loro molte delle attività che le hanno assistite, e quindi che hanno funzionato in altri mercati nazionali, inclusi i loro prodotti, le strategie operative, le strategie di marketing e i marchi, creando una certa omogeneità tra i mercati. Di conseguenza, una maggiore uniformità si sostituisce alla diversità; difatti non si parla più di mercati dei singoli paesi (tedesco, italiano, statunitense) ma di "mercato globale".

B. Globalizzazione della produzione

La globalizzazione per produzione si riferisce all’approvvigionamento dei beni e servizi da località in tutto il mondo per trarre vantaggio dalle differenze nazionali nei costi e qualità dei fattori di produzione (come lavoro, energia, terra, ecc). Così facendo le aziende sperano di ridurre i costi e/o migliorare la qualità o la funzionalità della loro offerta di prodotto, per essere in grado di competere con maggiore efficacia. Es. IBM che aveva progettato uno dei suoi PC in Usa, le cui componenti fisiche però venivano prodotte in Thailandia, Corea, Malesia per un maggiore vantaggio circa costi di produzione e trasporto. L’assemblaggio invece avveniva in Messico per i bassi costi del lavoro.

Mentre storicamente all’outsourcing hanno fatto ricorso principalmente imprese manifatturiere, sempre di più le aziende sfruttano le moderne tecnologie di comunicazione, in particolare internet, per esternalizzare le attività dei servizi a produttori a basso costo in altri paesi. Se da una parte si tende a pensare che l’outsourcing di attività produttive a diversi fornitori genera la creazione di prodotti globali, dall’altra non si possono non considerare gli ostacoli alla globalizzazione della produzione:

  • Barriere formali e informali al commercio internazionale
  • Barriere agli investimenti diretti esteri
  • Costi di trasporto
  • Problemi associati al rischio economico e politico

La nascita di istituzioni globali

Quando i mercati si globalizzano e una quota crescente di attività commerciali trascende i confini nazionali, sono necessarie istituzioni che aiutino a gestire, disciplinare e a vigilare sul mercato globale e a promuovere la costituzione di trattati multinazionali per governare il sistema economico globale.

Sono state create alcune importanti istituzioni globali tra cui: GATT (Accordo Generale su Dazi e), OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), FMI (Fondo Monetario Internazionale), Banca Mondiale, ONU.

Il GATT è stato firmato a Ginevra il 30 ottobre 1947 da 23 Paesi (saliti poi a 92, membri di pieno diritto, più 32 ad altro titolo, rappresentanti nel complesso i 4/5 del commercio mondiale), e mirante a concludere reciproci accordi diretti alla riduzione delle tariffe e delle altre barriere al commercio e alla eliminazione dei trattamenti discriminanti nel commercio internazionale.

L’OMC (e prima il GATT) ha la responsabilità di vigilare sul sistema del commercio mondiale e di assicurarsi che gli stati si attengano alle regole sancite nei trattati di commercio firmati dagli stati membri dell’OMC. Nella sua storia ha promosso l'abbassamento delle barriere al commercio e promosso investimenti.

Il FMI e la Banca Mondiale furono creati nel 1944. Compito del FMI era mantenere l’ordine nel sistema monetario internazionale e quello della Banca Mondiale era di promuovere lo sviluppo economico. La Banca Mondiale concede prestiti con un tasso di interesse basso ai governi dei paesi poveri che desiderano intraprendere investimenti significativi in infrastrutture (dighe, strade). Il FMI è spesso visto come l’ultima possibilità per gli stati nazionali le cui economie sono in subbuglio e le cui valute stanno perdendo valore rispetto a quelle degli altri paesi. Esso ha ripetutamente prestato denaro nell’ultimo decennio a governi degli stati in crisi. In cambio dei prestiti il FMI richiede agli stati nazionali di adottare delle specifiche politiche economiche finalizzate a riportare le economie in crisi alla stabilità e alla crescita (criticato: visto come usurpatore della sovranità degli stati nazionali).

Le Nazioni Unite (ONU) furono fondate nel 1945 da 51 paesi impegnati a mantenere la pace attraverso la cooperazione internazionale e la sicurezza collettiva. Oggi i membri sono 192 stati, chi ne fa parte aderisce al trattato dell’ONU che ha 4 obiettivi: mantenere la pace e la sicurezza, sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni, cooperare nella risoluzione problemi internazionali e promuovere il rispetto dei diritti umani. Ad oggi il 70% di lavoro dell’ONU è migliorare lo standard di vita, migliorare piena occupazione e progresso sociale ed economico.

I driver della globalizzazione

Due macro fattori sembrano aver facilitato la tendenza verso una maggiore globalizzazione:

  1. La riduzione delle barriere ai flussi liberi di beni, servizi e capitali che si è verificata a partire dalla fine della seconda guerra mondiale
  2. Il cambiamento tecnologico, in particolare il drastico sviluppo negli anni recenti delle tecnologie di comunicazione, elaborazione delle informazioni e di trasporto.

La riduzione delle barriere al commercio e agli investimenti

Durante gli anni Venti e Trenta, molti degli Stati nazionali avevano eretto eccezionali barriere al commercio internazionale e agli investimenti diretti esteri. Il commercio internazionale si verifica quando un’impresa esporta beni o servizi ai consumatori di un altro paese. Gli investimenti diretti esteri si realizzano quando un impresa investe risorse in attività imprenditoriali fuori dal suo paese domestico. Molte delle barriere al commercio internazionale prendevano la forma di dazi elevati sulle importazioni di beni industriali. Lo scopo tipico di tali dazi era proteggere i settori domestici dalla concorrenza estera. Situazione beggar thy neighbor, tipicamente definita come: (si tratta di politiche economiche che cercano di generare vantaggi per la nazione domestica a danno delle altre nazioni). Questo però portò alla riduzione della domanda mondiale e alla grande depressione degli anni '30.

I paesi avanzati dell’Occidente si impegnarono dopo la seconda guerra mondiale a rimuovere le barriere al libero scambio di beni, servizi e capitale tra paesi. Nel contesto del GATT, otto round di negoziazione tra gli stati membri hanno lavorato per ridurre le barriere al libero scambio di beni e servizi. Alla fine del 2001 l’OMC ha lanciato un nuovo round di negoziazione finalizzato a liberalizzare ulteriormente la struttura del commercio e dell’investimento globali. All’incontro viene definita un’agenda nella quale si programmò che i negoziati durassero 3 anni; essa comprendeva la riduzione dei dazi sui beni industriali, i servizi, i prodotti agricoli. Oltre a ridurre le barriere commerciali molti paesi hanno anche rimosso le restrizioni agli Investimenti diretti esteri (IDE). La riduzione delle barriere al commercio internazionale permette alle imprese di vedere il mondo, piuttosto che un singolo paese, come loro mercato e di stabilire la produzione nella località migliore per quella attività.

Dal 1970 al 2006 il volume del commercio di beni è aumentato di 30 volte superando la crescita della produzione mondiale (con un boom dagli anni '80). Gli stati stanno diventando sempre più dipendenti tra loro per la produzione di beni. Il commercio internazionale dei servizi è guidato dal progresso nelle comunicazioni, che permettono di esternalizzare le attività. La crescente integrazione dell’economia mondiale in un unico settore sta accrescendo l’intensità della concorrenza in una serie di fattori manifatturieri e di servizi. Tuttavia, la riduzione delle barriere al commercio e all’investimento internazionali non può essere presa per data. C’è ancora una domanda di protezione dai concorrenti esteri.

Il ruolo del cambiamento tecnologico

La riduzione delle barriere commerciali ha reso la globalizzazione dei mercati e della produzione possibile; il cambiamento tecnologico l’ha resa una realtà. Dalla fine della seconda guerra mondiale il mondo ha assistito a progressi nelle tecnologie (nascita di internet):

  • Di comunicazione
  • Di elaborazione delle informazioni
  • Di trasporto

Il microprocessore è stata la più importante innovazione in quanto ha permesso la crescita dirompente dell’uso del computer ad alto potenziale e a basso costo, incrementando la quantità di informazioni che possono essere elaborate dagli individui e dalle imprese, ma è anche alla base di molti progressi nella tecnologia delle telecomunicazioni. Il microprocessore serve per codificare, trasmettere e decodificare le informazioni che scorrono lungo le autostrade elettroniche (tecnologie satellitari, wireless, internet). Nonostante il costo continua a ridursi, le prestazioni aumentano (legge di Moore).

Internet e il World Wide Web promettono di trasformarsi nella colonna portante dell'informazione dell'economia globale. Oramai il mondo è connesso. Molte di queste transazioni non sono transazioni impresa-cliente (e-commerce), ma transazioni impresa-impresa (e-business). Il web sta emergendo come equalizzatore: riduce i vincoli della localizzazione, della scala e dei fusi orari; rende più semplice l’incontro tra i compratori e i venditori e permette alle imprese di aumentare la loro presenza globale ad un costo inferiore rispetto a prima.

Le più importanti sono lo sviluppo del jet commerciale e dei grandi veicoli per il trasporto merci e l’introduzione dell’uso dei container, che semplifica il trasbordo da un mezzo di trasporto all’altro. L’aumento del trasporto attraverso i jet, riducendo il tempo necessario per andare da una località all’altra ha ristretto il mondo. L’uso dei container ha rivoluzionato l’attività di trasporto riducendo i costi di spedizione dei beni su lunghe distanze; come conseguenza dei guadagni di efficienza associati all’uso dei container, i costi di trasporto sono crollati, rendendo molto più economico spedire le merci nel mondo e aiutando quindi a spingere la globalizzazione dei mercati e della produzione.

Le implicazioni per la globalizzazione della produzione

Con la riduzione dei costi di trasporto associati alla globalizzazione della produzione, la diffusione della produzione in località geograficamente distinte è diventata più economica. In seguito alle innovazioni tecnologiche, i costi reali di elaborazione delle informazioni e della comunicazione si sono ridotti drasticamente negli ultimi 2 decenni. Questi sviluppi permettono a un’impresa di creare e quindi gestire un sistema di produzione disperso a livello globale, facilitando ulteriormente la globalizzazione della produzione. Una rete di comunicazioni a livello mondiale è diventata essenziale per molte imprese internazionali. Internet è stato importante nel facilitare il commercio internazionale nei servizi.

Le implicazioni per la globalizzazione dei mercati

Oltre alla globalizzazione della produzione, le innovazioni tecnologiche hanno agevolato la globalizzazione dei mercati. Reti di comunicazione globali e a basso costo (world wide web) stanno aiutando a creare mercati elettronici globali. Bassi costi di trasporto hanno reso più economico spedire prodotti nel mondo, aiutando a creare di conseguenza mercati globali. In ogni società i media sono i principali trasmettitori di cultura: con lo sviluppo globale dei media dobbiamo aspettarci l’evoluzione di qualcosa di simile a una cultura globale (movimento di massa grazie al basso costo dei trasporti). Però, mentre le tecnologie di trasporto e comunicazione stanno introducendo il “villaggio globale”, permangono differenze nazionali molto significative nella cultura, nelle preferenze dei consumatori e nelle pratiche commerciali.

I cambiamenti nella demografia dell’economia globale

Di pari passo con la tendenza alla globalizzazione, negli ultimi 30 anni si è verificato un cambiamento abbastanza drastico nella demografia dell’economia globale. Fino agli anni '60 quattro fatti descrivono in sintesi la demografia dell’economia globale:

  1. Supremazia degli Stati Uniti sulla scena dell’economia mondiale e del commercio mondiale
  2. Cambiamento nel quadro della produzione mondiale e del commercio internazionale

Negli anni '50 gli Usa rappresentavano il 27% del PIL mondiale, nel 2005 il 20% (ancora primo ma in calo). Questo declino della posizione degli Usa non è stato un declino assoluto (dato che la sua economia cresceva del 3% ogni anno come in Germania, UK, Italia), ma relativo rispetto a una crescita economica più rapida di molte altre economie, in particolare in Asia. Alla fine degli anni '80 gli Usa perdono la posizione di primi esportatori di beni manifatturieri, quando la Germania...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher violina_4e di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Strategia di Corporate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Graziano Hermann.
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