L'impresa: economia, governo, gestione
Introduzione
Il contesto ambientale in cui governi e imprese operano si presenta oggi più impegnativo e articolato rispetto al passato e quindi governi e imprese devono necessariamente reagire a questo mutamento con soluzioni innovative che riguardano strutture organizzative, strategie e comportamenti. Importanti sono strumenti di gestione adeguati alle esigenze di efficienza, rapidità e precisione odierne (modelli di analisi e risoluzione dei problemi di gestione). L’impresa è un sistema diviso in aree funzionali che mira al vantaggio competitivo. Comunque il sistema impresa rimane un fenomeno unitario, che va analizzato nell’indivisibilità dei suoi complessi processi (c’è anche una sempre maggiore labilità dei confini aziendali).
Impresa e ambiente
Il concetto di impresa è cambiato nel tempo in base alla complessità dell’ambiente di riferimento.
L'impresa come fenomeno
L’impresa è un evento soggettivo, oggettivo e interattivo.
È fenomeno soggettivo perché l’impresa è vista in una modalità che tende a valorizzare le specificità individuali: l’organizzazione viene antropomorfizzata e tutto gira intorno all’integrazione del lavoratore nell’organizzazione, quindi si crea una interdipendenza tra obiettivi dell’organizzazione e quelli dei soggetti che ne fanno parte.
È fenomeno oggettivo perché l’impresa spersonalizzata diventa quantificabile secondo il principio di razionalità (criterio del minimo mezzo) e si eliminano tutte le considerazioni culturali, sociali e psicologiche che possano interferire con l’obiettivo della massimizzazione del risultato. L’impresa quindi è fenomeno razionale, basata su se stessa, capace di calcolo oggettivo e sottratta al potere di soggetti esterni. Le componenti diventano prevedibili, programmabili e controllabili.
È fenomeno interattivo perché è soggettiva e oggettiva insieme. Alcune relazioni sono “oggettive” e quindi calcolabili razionalmente, mentre altre sono soggettive, di individui e gruppi.
Il concetto di impresa è multiforme e dipende dall’apprezzamento (il diverso punto di osservazione scelto) che può farsi di questo fenomeno. Se per esempio un privato vuole realizzare la sua idea di business, deve conoscere le forme attraverso le quali la legge gli consente di svolgere l’attività economica in oggettiva: non potrà infatti ignorare le leggi di funzionamento generali del sistema impresa, dei processi di decisione, delle strategie e dei contesti in cui vorrà inserirsi. Giuridicamente, l’imprenditore è quello che svolge l’attività di impresa. Il Codice Civile contiene la definizione di imprenditore e di azienda, ma non di impresa. L’imprenditore è chi esercita professionalmente e sistematicamente una attività economica organizzata finalizzata alla produzione e/o allo scambio di beni e servizi. L’impresa è il cuore del sistema capitalistico. Infatti l’art. 41 della Costituzione Italiana garantisce a ogni cittadino la libertà di iniziativa economica privata, e l’impresa è la massima espressione. L’attività di impresa è il raccordo tra il capitale, il lavoro e il sistema di consumo. Dalla definizione di imprenditore ricaviamo la definizione di impresa: è una attività economica che si autoalimenta grazie al surplus economico applicato ai prodotti o ai servizi (dunque si ricava ricchezza da quello che esce perché a un costo maggiore rispetto a quello che entra); è un insieme di fattori organizzati (c’è una organizzazione) per la soddisfazione degli interessi e per la soddisfazione dei bisogni dei soggetti, fisici o giuridici; il fine dell’impresa è la produzione e/o lo scambio.
L'impresa è un sistema organico di beni e servizi. Ma siccome composto da più parti in cui la somma del loro valore totale è maggiore della somma del valore dei singoli elementi, con un ciclo di vita, una dipendenza da risorse esterne che assorbe dal contesto, con una forma e una struttura organizzativa, con una capacità di adattarsi all’evolversi dell’ambiente, di memorizzare, di replicare soluzioni, di influenzare l’ambiente in cui opera, allora si comprende facilmente che la produzione e lo scambio di beni e servizi non può essere il fine e anzi è solo il mezzo attraverso il quale l’impresa raggiunge il fine ultimo della sopravvivenza. La sopravvivenza come macro-obiettivo racchiude in sé obiettivi secondari (come capitale e lavoro).
L'azienda è il complesso di beni organizzato dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.
La differenza tra azienda e impresa: una azienda è come una impresa senza software, cioè senza governo, mentre l’impresa è il software di uno o più hardware.
Il padre dell’economia aziendale è Zappa e il manifesto è “Tendenze Nuove negli studi di Ragioneria”. Secondo Zappa, il fenomeno aziendale può essere indagato secondo tre grandi aggregati di processi che corrispondono ad altre tre sub-discipline dell’economia aziendale: rilevazione, organizzazione e gestione.
L’impresa è sistema: di trasformazione efficiente al fine della produzione di valore; vitale, che tende a rimanere in vita cercando condizioni di economicità durevole; sottoposto alle pressioni di stakeholder; manageriale, aperto all’ambiente e che quindi deve sviluppare una gestione etica ed eco-compatibile; autopoietico (auto-prodotto) che rigenera i propri processi interagendo con l’ambiente; cognitivo, che genera conoscenza e fa della conoscenza uno dei principali fattori.
C’è differenza tra governo e gestione. Il governo è l’operato del top-management che guida il sistema verso scelte strategiche per le finalità ultime dell’impresa. La gestione è l’apparato che realizza le intenzioni dell’organo di governo. Gli studi attuali sull’impresa tendono a dividere temi e modalità, mentre invece si deve riunificarlo. Si deve quindi di volta in volta aderire a un approccio particolare ricordando che l’impresa sia un fenomeno complesso e multiforme.
I vari approcci allo studio dell'impresa
Secondo Caprare non bisogna avere un approccio di separazione della gestione in diversi ambiti, ma è opportuno coglierne i caratteri essenziali e le singole dinamiche ritenendo che l’ottimizzazione e la massimizzazione delle singole funzioni possa suscitare effetti positivi sull’economia generale dell’impresa. La conoscenza e il dominio di un subsistema aziendale (esempio: contesto, mercato, relazioni…) non è assolutamente sufficiente per governare il concetto di impresa. A un primo momento ci si avvicina al fenomeno complesso delle funzioni aziendali e poi si studiano le dinamiche di funzionamento dei subsistemi interconnessi, dei sistemi impresa legati all’ambiente e verso i suoi sovrasistemi.
L’approccio logico-razionale scompone e analizza i subfenomeni per conoscerne in profondità i meccanismi di funzionamento; poi capita l’essenza dell’evento l’attenzione va ai meccanismi di legame tra i subfenomeni e tra i subfenomeni e terzi. Ci si chiede poi se il tempo possa modificare il fenomeno. Da questo approccio ne derivano tre.
- Approccio riduzionistico-analitico: si lega alle idee di Taylor sull’organizzazione scientifica del lavoro. I principi sono deterministici (ogni fenomeno reale è funzione di determinati fattori), scomponibili (ogni problema si può scomporre nelle sue parti elementari e si arriva alla comprensione del problema generale per successive aggregazioni delle soluzioni parziali) e sperimentabili (si individuano funzioni attraverso prove e osservazioni). Il pensiero di Taylor sull’organizzazione scientifica del lavoro è stato elaborato ulteriormente da Fayol (teoria della direzione amministrativa: differenza tra la funzione direzionale e le funzioni tecniche; elabora un codice direzionale di principi con cui la funzione direzionale apprende le capacità utili per svolgere la sua funzione) e da Weber (teoria burocratica; l’apparato amministrativo diventa organizzazione necessaria per l’esercizio dell’autorità; caratteristiche della burocrazia sono: competenze stabili e determinate secondo regole oggettive; stabile gerarchia razionale; preparazione specialistica). Si arriva alla conoscenza dell’impresa intera attraverso la sommatoria delle conoscenze delle singole parti
- Approccio sistemico o olistico: si comprendono i fenomeni nella loro dimensione complessiva (olismo), superando l’approccio riduzionistico. L’impresa è un insieme di elementi interconnessi e interagenti, che perseguono determinate finalità suddivisibili in sub-sistemi.
- Approccio evolutivo: basato sull’evoluzione delle organizzazioni nel tempo; esistono due tipi di teorie: alcune usano come metafora quella dell’evoluzione biologica (analogia biologica, che si regge su due principi: la differenziazione organica che vede la società come un organismo che diventa sempre più ampio e complesso oltre che specializzato; la selezione naturale di Darwin che in base alle variazioni seleziona le forme più adatte all’ambiente); altre usano la metafora sociale (analogia sociale) credendo che il cambiamento delle organizzazioni dipenda dai meccanismi fondati sull’alternarsi di livelli diversi di evoluzione sociale.
L’impresa vive in una realtà ingessata da obliai analitici e quantitativi e l’approccio analitico, anche se non quantifica tutte le parti del fenomeno in questione, è tra gli approcci più didattici e chiarificatori. Dei aderisce all’approccio analitico e quindi alla suddivisione dell’impresa nelle sue funzioni principali; ma nonostante questo non dobbiamo dimenticarci la visione dell’impresa come fenomeno unitario.
L'ambiente di riferimento
L’ambiente è l’insieme degli elementi che sono la cornice della vita dell’uomo. L’ambiente di impresa è tutto ciò che può influire direttamente sulla sua sopravvivenza o la sua crescita. L’ambiente può essere percepito come: matrice o griglia delle regole del gioco (l’azienda deve attenersi a certe regole o vincoli, e può sperare di modificarle in parte attraverso opportune strategie); matrice delle convenienze e opportunità (se l’ambiente impone all’azienda le regole del gioco, allora determina anche la matrice generale delle convenienze, che si delinea quotidianamente per ogni impresa in base al suo ambiente specifico; tra le opportunità offerte dall’ambiente ci sono le convenienze dirette (fornitori, manodopera, denaro) e quelle indirette (infrastrutture e servizi, cioè hardware e software, ovvero ciò che è necessario per l’esercizio dell’attività imprenditoriale). Capire bene i confini ambientali dell’impresa aiuta a individuare un ambiente di primo riferimento (è una area geografico-politica; per esempio, per una azienda di piccole dimensioni corrisponde a una Provincia, o a un orizzonte sub-statale).
L’ambiente specifico è influenzabile dall’impresa, ma tocca direttamente le due matrici delle regole del gioco - vincoli e convenienze - opportunità di impresa. L’ambiente generale ha un orizzonte spaziale che coincide con lo Stato cui l’impresa appartiene, non ha confini prestabiliti soprattutto nell’era digitale, riducendo l’importanza delle dimensioni spazio-temporale. In sintesi, anche l’ambiente generale, come quello specifico e di primo riferimento, presenta orizzonti diversi secondo le dimensioni dell’impresa.
L’impresa può percepire il suo ambiente come: competitivo (se considera l’insieme delle imprese con cui intrattiene relazioni di tipo concorrenziale o cooperativo); socio-culturale (fa riferimento alla cultura con cui è in contatto e alle istituzioni); fisico-naturale (o ecosistema; un complesso di risorse finite, come il paesaggio naturale per le forme di vita e le risorse naturali usate dall’attività manifatturiera (materie prime, energia, prodotti del sottosuolo).
In passato impresa e ambiente circostante erano ben distinguibili, e su questa netta delimitazione si fonda il paradigma struttura-condotta-prestazioni, secondo cui la struttura del mercato e dell’ambiente di primo riferimento determina la condotta aziendale, la quale a sua volta influenza il risultato di gestione. Questo paradigma vede l’impresa come soggetto economico passivo, che adegua il proprio atteggiamento alle condizioni ambientali. Oggi invece le aziende svolgono un ruolo sempre più attivo nell’influenzare e fronteggiare l’ambiente con strategie aggressive. In sintesi, l’idea di una azienda che ha come unica scelta l’adattamento passivo all’ambiente è superata da una visione secondo cui questa è in grado di influenzare, prevedere e anticipare alcuni fenomeni ambientali è proattiva.
L’ambiente di riferimento attivato è l’insieme di soggetti, sistemi e mercati riconosciuti dall’impresa come possibili portatori di risorse per uno specifico progetto, e quindi sono coinvolti in processi di interazione e di co-determinazione dei fini. L’ambiente non è esterno all’impresa e non è un suo semplice vincolo. L’ambiente racchiude l’impresa, la quale assorbe cultura, valori e interessi attraverso gli stakeholder socio-economici. La relazione impresa-ambiente è biunivoca: l’impresa è sia destinataria sia artefice delle dinamiche ambientali. L’impresa in base a come acquisisce gli input e distribuisce gli output manifesta il proprio comportamento organizzativo di interazione con l’ambiente esterno. L’interazione con l’ambiente esterno comporta dei feedback informativi sull’impatto degli output sull’ambiente, i quali vengono interiorizzati dall’impresa e possono modificarne il comportamento.
Il rapporto impresa-ambiente dunque si sviluppa sia dall’ambiente verso l’impresa e viceversa. L’ambiente influisce sull’impresa perché dà una serie di vincoli, opportunità e minacce, dall’altro l’impresa delinea i contorni del proprio ambiente impegnandosi nello sviluppo e nel mantenimento delle relazioni che la legano a una pluralità di stakeholder. C’è sincronismo adattivo tra produzione e mercato, ovvero c’è doppio legame tra impresa e ambiente: l’impresa deve avere capacità tecniche e sociali per offrire una risposta flessibile alla variabilità del mercato.
Le attuali tendenze ambientali
Le attuali condizioni ambientali non permettono di fare previsioni affidabili sul futuro, soprattutto dei mercati e dell’ambiente, e quindi le scelte strategiche delle imprese sui mercati in cui competere e sulle competenze su cui focalizzarsi assumono un alto grado di rischio. L’incertezza è connessa al rischio economico. Siccome la domanda è variabile, le imprese devono adottare strutture con un grande livello di flessibilità operativa per adattarsi subito a condizioni economiche accettabili e ai cambiamenti delle esigenze dei consumatori. Importanti dunque la flessibilità operativa e strategica (l’impresa deve reagire prontamente alle cosiddette sorprese strategiche).
Globalizzazione, fattori demografici e progresso tecnologico dilatano il panorama competitivo: sempre più mercati via via più distanti non solo spazialmente ma soprattutto merceologicamente. I mercati sono basati sull’incertezza e su ritmi di innovazione tecnologica rapidissimi, da una vera ipercompetizione. Le nuove tecnologie abbattono le barriere tra settori e creano rapporti e livelli di concorrenza inconcepibili fino a qualche anno fa. L’ambiente si fa più complesso, quindi l’impresa deve imparare a relazionarsi con l’esterno. La complessità è l’incapacità di governare con meccanismi semplici e si risolve nel binomio varietà nello spazio-variabilità nel tempo (ovvero varianza sincronica-varianza diacronica), con cui si manifestano situazioni e opportunità organizzative e tecnologiche che fanno il contesto di riferimento dell’impresa. È complesso ogni ambiente imprevedibile e si sopravvive solo esplorando e sviluppando rapidamente strutture temporanee che sfruttano ogni occasione favorevole. Per sopravvivere l’azienda deve mantenere uno stato di equilibrio dinamico. L’equilibrio non può mai essere ottimale perché il sistema resta aperto alle influenze esterne, che sono fonte di potenziale disturbo. L’equilibrio assoluto presuppone la completa staticità del sistema, ed è soltanto di brevissimo periodo per una azienda. Ogni volta che si cambia si attiva un processo di continuo adattamento e di modificazione del mercato. L’impresa deve auto-generare le proprie forme: è la morfogenesi autonoma, che stabilisce una interdipendenza evolutiva tra impresa e ambiente.
Il cambiamento è linfa vitale di una impresa che è obbligata a cambiare in relazione all’ambiente senza perdere di vista l’evoluzione tecnologica, il dinamismo della concorrenza e le opportunità di crescita e cooperazione con le altre imprese. Le nuove tecnologie hanno fatto venire meno l’importanza del fattore distanza: la comunicazione avviene in tempo reale anche tra luoghi molto lontani; lo spazio, prima riferimento ogni attività economica, è ormai senza delimitazione. L’impresa opera in una nuova dimensione spaziale, con più ambiti competitivi e numero di concorrenti aumentati. Oggi non si può più definire il confine di un sistema economico.
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