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Riassunto esame storia sociale, prof. Capuzzo, libro consigliato La forza dell'empatia, Hunt

Rielaborazione sintetica e integrata da appunti basata sull'opera di Lynn Hunt "La forza dell'empatia", testo rilevante per comprendere la formazione dell'idea dei diritti umani nel corso della storia. Università degli Studi di Bologna - Unibo.

Esame di Storia sociale docente Prof. P. Capuzzo

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della sentenza per costringere il condannato a denunciare i nomi dei complici, e aggiunge

la voce ‘tortura’ al suo Dizionario filosofico.

Fu appena negli anni Ottanta che questo tipo di mentalità si consolidò definitivamente,

dando i suoi primi risultati istituzionali attraverso una lenta ma decisiva campagna

contro la tortura. Nella Francia rivoluzionaria il tema ebbe una grande rilevanza: la

tortura istruttoria, volta alla confessione del reato, era già stata abolita dalla monarchia nel

1780, ma quella preliminare era stata sospesa solamente in via provvisoria e le pene

crudeli permanevano. Nell’articolo 24 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del

cittadino del 26 agosto 1789 i rivoluzionari abolirono definitivamente ogni forma di tortura e

umiliazione dell’individuo nel segno di una riforma radicale del sistema penale nel nome

dell’uguaglianza delle pene e del rifiuto del castigo espiatorio basato sulla sofferenza

fisica. Le idee di fondo erano riabilitare il reo attraverso il lavoro e la privazione della libertà

al fine di rieducarlo e reinserirlo nella società, abolire le torture che avevano sempre

accompagnato la morte come il supplizio della ruota e il rogo, in modo da causare meno

dolore possibile in caso di eventuale pena capitale (accettata all’inizio solo in caso di

insurrezione contro lo Stato), e soprattutto eliminare tutti i crimini di carattere religioso

come eresia, magia, sodomia e sacrilegio.

Per quanto questo eccezionale risultato possa sembrare il risultato di pochi decenni di

dibattito, Lynn Hunt sottolinea come questo sia in realtà figlio di un processo molto più

lento e graduale. La codificazione del diritto all’inviolabilità del corpo in quanto

autonomo e appartenente all’individuo sensibile non sarebbe mai stata possibile, e

nemmeno pensabile, se non fosse stato per il sentimento di empatia.

La costituzionalizzazione dell’idea di diritti dell’uomo

Nell’introduzione dell’opera, Lynn Hunt afferma che “i diritti umani richiedono tre qualità

interdipendenti: i diritti devono essere naturali (inerenti agli esseri umani), uguali (gli

4

stessi per tutti) e universali (applicabili ovunque)” ma sostiene anche che queste tre

caratteristiche non siano sufficienti a conferire un significato pregnante alla nozione di

‘diritti’, nozione che già di per sé si presta a diverse interpretazioni.

È necessario che i diritti dell’uomo acquisiscano contenuto politico perché questi “non

sono i diritti degli essere umani in uno stato di natura; sono i diritti degli esseri umani nella

5

società” . Gli strumenti per l’acquisizione di contenuto politico dei diritti sono le

dichiarazioni dei diritti.

Nel corso della storia vennero emanate diverse dichiarazioni volte a sancire alcuni diritti,

ma fino agli anni Ottanta del XVIII secolo questi documenti erano stati meramente

particolaristici, ovvero diretti al riconoscimento dei diritti di un gruppo specifico. Per citare

l’esempio inglese Hunt nomina dichiarazioni come la Magna Charta del 1215, redatta per

formalizzare i diritti dei baroni, la Petition of Rights del 1628, funzionale alla conferma dei

diritti e della libertà dei sudditi inglesi, e il Bill of Rights del 1689, il quale legittimava i diritti

4 Ivi, p. 7.

5 Ivi, p. 8.

e la libertà del popolo inglese. Si può vedere come ognuno di questi documenti non si

riferisca ai diritti della totalità degli uomini bensì allo specifico orizzonte dei diritti dei

maschi adulti liberi d’Inghilterra, diritti derivanti non dalla natura ma dalla storia di quel

determinato paese. Nondimeno l’Inghilterra, nonostante il pensiero e la tradizione

fortemente particolaristici, ebbe un ruolo decisivo nella nascita della prima dichiarazione

universalistica della storia, la Dichiarazione d’indipendenza americana. Fu infatti la

richiesta di indipendenza dalla madrepatria a spingere i coloni americani alla richiesta dei

diritti.

Il primo documento ad evocare l’idea di diritti dell’uomo derivanti dalla natura e non dalla

storia fu la Dichiarazione dei diritti della Virginia del 2 giugno 1776, che rappresentò poi

il modello per la Dichiarazione di indipendenza.

Un mese più tardi, il 4 luglio 1776, i membri del Congresso in rappresentanza dei tredici

Stati Uniti d’America redassero la Declaration of Indipendence. In essa dichiararono:

“We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are

endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life,

Liberty and the pursuit of Happiness”. All men are created equal. Tutti gli uomini sono stati

creati uguali, e per natura spettano loro alcuni diritti inalienabili.

Questo tipo di universalismo dei diritti, sebbene nel corso degli anni Ottanta del

Settecento tendesse a lasciare il posto in America ad un nuovo particolarismo indirizzato a

proteggere i cittadini americani, espresso nel Bill of Rights del 1791, costituì il punto di

partenza per la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino nella Francia

rivoluzionaria. Secondo Lynn Hunt questo documento detiene il primato sulla

dichiarazione americana in quanto quest’ultima non ha status costituzionale: gli

Stati Uniti costituzionalizzarono i diritti appena nel Bill of Rights del 1791.

Nella dichiarazione francese del 26 agosto 1789 l’Assemblea nazionale costituzionalizzò i

diritti dell’uomo ponendoli alla base della formazione di un’autorità politica, il cui fine

specifico, secondo l’articolo 2 è “la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili

dell’uomo”. Fu la dichiarazione francese a conferire un significato politico importante

ai diritti, essenziali per la legittimazione del governo.

L’impronta universalistica e l’affermazione di ovvietà dei diritti comune ad entrambe le

dichiarazioni settecentesche saranno successivamente riprese nella più recente

Dichiarazione universale dei diritti umani, emanata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre

1948, la quale pur non prevedendo un meccanismo di applicazione di tali diritti, costituì la

base per la discussione internazionale sul delicato tema e diede inizio al processo di

difesa dei diritti umani.

Il fallimento nella rivendicazione dei diritti delle donne

Abbiamo visto che Lynn Hunt, pur riconoscendo l’importanza di tutti e tre i documenti,

conferisce una specie di primato alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino

del 26 agosto 1789. Essa risulta fondamentale non solo perché costituzionalizza i diritti

ma soprattutto per le conseguenze che derivarono dalla sua emanazione: dal momento

che la dichiarazione si riferiva a tutti gli uomini, senza alcuna specificazione storica,

religiosa, sociale o razziale, gradualmente presero il via nella Francia rivoluzionaria le

rivendicazioni da parte di gruppi esclusi dal godimento dei diritti politici.

I primi furono i protestanti, i quali avevano ottenuto i diritti civili soltanto nel 1787 con

l’Editto di tolleranza. La concessione dei diritti politici a protestanti, boia e attori (chi

praticava queste professioni era tradizionalmente escluso dall’esercizio dei diritti) per la

“logica dei diritti” portò anche gli ebrei a reclamare la possibilità di goderne. Si creò così

una catena di concessioni dei diritti e, di conseguenza, della cittadinanza francese.

Perché mai una minoranza religiosa dovrebbe avere il privilegio di godere dei diritti e

un’altra no? Secondo questo particolare ragionamento, dopo un lungo dibattito i diritti

vennero concessi anche agli ebrei.

Di conseguenza i prossimi a sollevarsi furono gli uomini liberi di colore, i quali ottennero

i diritti in modo graduale: prima vennero concessi soltanto ai neri liberi nati da genitori

liberi, poi per la forza delle cose a tutti quanti. Dopodiché fu la volta degli schiavi, che nel

1794 dopo una lunga rivolta a Santo Domingo riuscirono ad ottenere l’emancipazione e

quindi la cittadinanza ed i diritti politici.

Fu così che tutte le minoranze perseguitate in Francia ottennero il diritto di cittadinanza.

Mancava in realtà ancora un gruppo, che però non essendo una minoranza perseguitata

non costituiva una categoria politica distinta: le donne. La questione dei diritti politici

delle donne rimase un tabù per molto tempo ancora. Durante la rivoluzione le donne

riuscirono ad ottenere importanti diritti civili, come il diritto all’eredità alla pari dei loro

fratelli o il diritto di divorziare sulle medesime basi giuridiche dei loro mariti, ma

l’idea di concedere loro il diritto di partecipazione attiva alla vita politica rimase un’idea

considerata folle, tranne che da pochi illuminati come Condorcet, il quale nell’articolo

Sull’ammissione delle donne al diritto di cittadinanza usò la logica dei diritti umani come

fondamento legittimo della sua teoria: a suo avviso le donne avevano sempre avuto i

diritti ma per colpa dell’abitudine sociale alla subordinazione avevano dimenticato

questa verità.

Insieme a quella di Condorcet e di pochi altri protagonisti maschili, nella Francia della

rivoluzione si levarono alcune voci femminili a sostegno dei diritti delle donne. La voce più

significativa fu forse quella della drammaturga Olympe de Gouges, la quale nel settembre

1791 capovolse il linguaggio della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino,

trasformandola in una Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina. La cosa

suscitò ovviamente molto scalpore. Olympe sarà successivamente ghigliottinata come

controrivoluzionaria girondina e “donna-uomo” innaturale. Nel 1792 Mary Wollstonecraft

in Inghilterra denunciò il fatto che l’educazione e la tradizione, quindi l’abitudine

sociale, avessero arrestato lo sviluppo della coscienza nelle donne.

Tuttavia neanche i più avanzati ed illuminati tra i rivoluzionari francesi vollero riconoscere

la parità di diritti tra uomini e donne, in quanto vigeva ancora la convinzione secondo cui

le donne erano destinate dalla natura alla cura della casa e dei figli: il loro posto non

era la sfera pubblica bensì quella privata. I numerosi circoli politici femminili creatisi tra


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elib.

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7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Capuzzo Paolo.

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