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Lynn Hunt

Lynn Hunt è una storica americana legata al filone storiografico della cultural history. Il suo contributo è estremamente importante per il dibattito sui diritti umani poiché, se da un lato molti studiosi hanno concentrato la propria indagine in merito all’origine dell’idea dei diritti sul piano filosofico, dottrinale o giuridico, dall’altro l’argomentazione di Hunt, espressa con chiarezza nell’opera qui analizzata, La forza dell’empatia, risulta particolarmente innovativa in quanto prende le mosse da una riflessione sulla capacità emotiva dell’essere umano di concepire l’idea di uguaglianza tra tutti gli uomini. Un altro merito di Lynn Hunt consiste nell’approfondimento dell’analisi dei diritti delle donne e delle ragioni profonde per cui questa particolare categoria ha incontrato così tante difficoltà nel riconoscimento dei propri diritti.

La forza dell'empatia (2007)

Nell’opera del 2007 Inventing Human Rights, successivamente tradotta in italiano con il titolo La forza dell’empatia. Una storia dei diritti dell’uomo, Lynn Hunt si occupa di un problema specifico e molto discusso, ovvero l’emergere della coscienza dei diritti umani nel corso della storia e del loro percorso verso la codificazione in documenti ufficiali. Nella tesi di fondo e nell’impostazione metodologica dell’opera si intravede chiaramente l’influenza della storia culturale, e il titolo italiano rende in modo esaustivo il senso del pensiero di Lynn Hunt.

La sua analisi dei diritti dell’uomo ruota intorno alla teoria secondo cui questi abbiano un fondamento emotivo, basato sull’empatia, intesa come la capacità di sentire l’altro come simile a sé in virtù della somiglianza della propria interiorità. In poche parole, Hunt indaga come e quando nel corso della storia gli uomini abbiano iniziato a provare questo sentimento di uguaglianza, condizione fondamentale per la nascita della teoria dei diritti dell’uomo, e successivamente come i diritti abbiano acquisito contenuto politico pregnante e carica emancipatrice.

“La mia argomentazione si basa sull’idea che la lettura delle descrizioni di torture o dei romanzi epistolari abbia prodotto effetti fisici che si sono tradotti in modificazioni cerebrali per poi ripresentarsi come nuove idee in merito all’organizzazione della vita sociale e politica. Nuove forme di lettura (e di osservazione, di ascolto) crearono nuove esperienze individuali (empatia), che a loro volta favorirono la nascita di nuovi concetti sociali e politici (diritti umani).”

Queste poche righe spiegano chiaramente quale sia l’assunto metodologico e argomentativo dell’opera e lo spirito con cui essa è stata scritta. Tutto ruota intorno alla consapevolezza, acquisita dall’umanità in modo lento e graduale, della sostanziale uguaglianza di tutti gli uomini. Senza l’acquisizione di questa consapevolezza, avvenuta grazie a circostanze specifiche come la lettura dei romanzi epistolari e la rivalutazione dell’individualità e inviolabilità del corpo, la teoria dei diritti umani non sarebbe mai potuta nascere e di conseguenza non avrebbe mai conquistato valenza politica con le dichiarazioni dei diritti.

Il contributo dei romanzi epistolari allo sviluppo del senso di empatia

Le premesse emotive per la nascita della teoria dei diritti dell’uomo vengono poste intorno alla metà del Settecento dai romanzi epistolari di Richardson e Rousseau, i quali iniziarono i lettori dell’epoca ad una forma di empatia del tutto nuova grazie ad un processo di forte identificazione emotiva con i personaggi, iniziato già nel XII secolo con la storia d’amore di Abelardo ed Eloisa (ripresa non a caso da Rousseau nella trama e nel titolo di Giulia, o La nuova Eloisa, pubblicato nel 1761). Questi romanzi, che nei contemporanei crearono dei veri e propri “torrenti di emozioni”, diffusero l’idea che “tutte le persone sono fondamentalmente simili in ragione dei loro sentimenti intimi”.

Hunt sostiene che nonostante la capacità di provare empatia sia universale in quanto inerente alla biologia cerebrale di tutti gli uomini (tranne che in coloro che soffrono di autismo), essa si sviluppi propriamente solo tramite l’interazione sociale. Grazie ai romanzi settecenteschi, i lettori dell’epoca ampliarono la loro empatia, imparando ad estendere il sentimento di uguaglianza al di là di ogni divisione sociale e differenza di sesso o nazionalità. Le eroine di Pamela, Clarissa e La nuova Eloisa sono infatti ragazze comuni, di bassa estrazione sociale, ma dimostrano una forte volontà di autonomia individuale la quale, esprimendosi nella forma epistolare, grazie a cui l’espressione dei sentimenti intimi non risulta mediata nemmeno dal narratore, porta i lettori alla massima identificazione psicologica con il personaggio. Dal momento che le protagoniste in cerca di libertà sono donne, prive di diritti politici e titolari di scarsi diritti giuridici, la loro ricerca di autonomia si rivela particolarmente struggente.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Capuzzo Paolo.
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