Oliviero Bergamini: giornalismo e conflitti armati da Napoleone a oggi
Fin dai primi esempi di periodici di informazione, tra Cinque e Seicento, i resoconti di eventi bellici e battaglie sono stati avidamente richiesti dai lettori. Le gazzette riportavano regolarmente notizie di movimenti di eserciti, assedi, scontri armati. Tuttavia, a questi primordiali esempi di giornalismo di guerra, se certo non manca la guerra, manca in realtà il giornalismo. Inteso nel suo senso moderno, come raccolta e diffusione di notizie effettuata in modo obiettivo, con piena onestà intellettuale, fatto di servizi elaborati in base a una pluralità di fonti affidabili. Questo genere di giornalismo «maturo» si è sviluppato soltanto nell’arco di diversi secoli, influenzato da più fattori tra loro interagenti: lo sviluppo delle pratiche professionali e del mercato editoriale; le trasformazioni delle tecniche belliche; le politiche delle autorità civili e militari per cercare di manipolare l’informazione.
Anche se, come si è visto, domanda e offerta di notizie su fatti di guerra non erano mai mancate nei secoli precedenti, la prima grande ondata di informazione «di guerra» che attraversò l’Europa fu quella che corrispose alla travolgente epoca napoleonica, quando per una ventina d’anni il continente venne scosso da una serie di conflitti armati che coinvolsero milioni di persone.
Prima fase informazione di guerra: la Rivoluzione francese
- La Rivoluzione francese innescò una vera esplosione della stampa periodica in tutta Europa. I giornali di questo periodo non erano realtà editoriali solide ed autonome, specialmente in Italia e in Francia, erano organi di comunicazione politica dedicati a combattere battaglie politiche piuttosto che fare informazione. Il giornalismo era concepito come una battaglia di idee rispetto alle quali i fatti assumevano un ruolo secondario. Il giornalismo di guerra non aveva nessuna obiettività.
- Non c'era nessun reporter inviato, quindi i giornali dell'epoca si affidavano a lettere scritte da ufficiali, i quali inviavano i bollettini ai propri superiori certamente condizionati dal presentare il proprio operato nella migliore luce possibile.
- A cavallo del 1800 la stampa non era affatto libera ma sottoposta al controllo dei governi. Lo stesso Napoleone, al di là del fatto che difendeva la libertà di stampa come una delle inviolabili conquiste rivoluzionarie, impose sia in Francia sia nei territori da lui conquistati una rigida censura che impediva ogni critica al suo potere.
La grande battaglia napoleonica
Durante l'epoca napoleonica, la guerra era intermedia tra le ritualizzate guerre dinastiche del Settecento e le nuove guerre industriali di massa dell’Otto-Novecento. La guerra ai tempi di Napoleone si articolava in «campagne» di alcuni mesi, in cui l’armata percorreva itinerari di decine o centinaia di chilometri, combattendo scontri di varia entità. Tutto culminava in quella che gli studiosi di storia militare hanno chiamato «la battaglia-climax»: uno scontro in campo aperto combattuto tra due (o più) armate, in un luogo determinato, nell’arco di un numero limitato di ore.
La battaglia si compiva attraverso una serie di manovre disposte dal generale in capo, il quale normalmente cercava di osservarla da una posizione dominante. La battaglia-climax, in particolare terrestre, era una materia potenzialmente ideale per il resoconto giornalistico: un evento ben definito nel tempo e nello spazio, con protagonisti ed esiti ben identificabili, pieno di episodi che si prestavano a una vivace narrazione.
Fin dagli esordi della sua carriera militare, Bonaparte mostrò una straordinaria sensibilità per la comunicazione pubblica e una chiarissima percezione della rilevanza della stampa nella costruzione del consenso. Soprattutto negli anni della sua ascesa al potere, egli si dedicò a promuovere la sua fama attraverso i giornali. Napoleone sottolineava i suoi successi e questa sua capacità fu un fattore rilevante nella sua ascesa politica.
Anche in Gran Bretagna, che insieme alla Russia fu la grande avversaria della Francia napoleonica, i resoconti di stampa sulle guerre di questo periodo furono inevitabilmente connotati da una spiccata tendenziosità politica di matrice opposta nazionalistica e conservatrice, basta vedere come descritta la vincita a Waterloo.
Resoconti solo embrionali di giornalismo di guerra, manca l’imparzialità, il senso critico, non c’è raccolta di informazioni veritiera. Viene attribuita la responsabilità ai comandanti delle armate dei successi o fallimenti e viene trascurata la dimensione tecnico-logistica che determinò il fallimento della campagna di Russia di Napoleone.
Emerge il problema del rapporto tra informazione di guerra e potere: per il momento risolto «alla radice» dal fatto che sono le autorità stesse, in larga misura, a produrre i resoconti degli scontri armati; ma che successivamente si sarebbe tradotto in un complesso e mutevole gioco di controlli, censure, manipolazioni.
Il primo reporter di guerra: William Russell
Il Times lo inviò per descrivere le gesta inglesi contro la Russia durante la guerra di Crimea, Russell brillò soprattutto per aver riportato in modo netto gli eventi bellici da giornalista anteponendo la verità dei fatti al patriottismo. Denunciò, inoltre, più la disorganizzazione e l’incompetenza degli ufficiali rispetto ai bisogni delle truppe. Non si limitò infatti a descrivere i combattimenti ma si occupò delle condizioni quotidiane dei soldati, denunciando l'epidemia di colera che iniziava a diffondersi.
Denunciò gli errori tattici degli ufficiali così gli articoli di Russell suscitarono grande scalpore addirittura gli riversarono insulti e accuse di tradimento. La forma degli articoli era appunto quella della «lettera» (da qui il titolo di «corrispondente»), modellata secondo i canoni del bello scrivere vittoriano, ben lontani da quelli del giornalismo «fattuale» del Novecento. Inoltre, non era ancora disposto alcun organo di censura, le sue dure denunce di errori tattici furono accettate, sia pure tra le polemiche, anche perché destinate al pubblico ristretto delle classi dirigenti capace di recepirle in modo razionale, ricavandone utili indicazioni pratiche.
Le corrispondenze Russell ebbero un impatto così forte che a posteriori le autorità cercarono di circoscriverlo, nel 1855 il governo di Londra inviò a Crimea il fotografo ufficiale Roger Fenton, con il ben preciso compito di fornire un’immagine opposta, spedì in patria una serie di fotografie in cui i soldati inglesi apparivano ben vestiti ed equipaggiati, efficienti. Il primo tentativo di costruire una vera e propria immagine virtuale della guerra.
Luigi Barzini
Luigi Barzini è considerato il più grande inviato di guerra italiano, la sua copertura della guerra russo-giapponese suscitò ammirazione in tutto il mondo. Pubblicava sul Corriere della Sera. Differenze sostanziali lo distanziano dagli articoli di Russell, in 50 anni il mondo del giornalismo era cambiato, era entrato in una nuova era. La fase finale del 1800 aveva visto il dispiegarsi della seconda rivoluzione industriale, e con essa il diffondersi di innovazioni tecnologiche (rotativa), ciò aprì la strada alla nuova stampa di massa, quotidiani a basso prezzo, che poterono essere acquistati dalle classi medio-basse. Si diffonde una popular press che caratterizzò soprattutto la Gran Bretagna ovvero una stampa apertamente popolare. Negli Stati Uniti, vi era in pieno rigoglio la yellow press guidata dai quotidiani sensazionalistici di Joseph Pulitzer e Hearst: I giornali raggiungono una ampia diffusione data anche dal fatto che la concorrenza di Radio e televisione era ancora lontana.
Il telegrafo ridusse il ciclo delle notizie dei quotidiani alla misura delle 24 ore, rese possibile pubblicare ciò che era accaduto ieri, questo introdusse una nuova esigenza di velocità nel lavoro dei reporter. In questo periodo che nasce la frenesia dello scoop ovvero della notizia nata in esclusiva. L’uso del telegrafo favorì il raffermarsi di uno stile più asciutto, ciò contribuì a far nascere la regola delle «cinque W» le cinque domande a cui si deve rispondere già nel primo paragrafo di ogni servizio. Si affermano le agenzie di stampa. Nel 1848 cinque quotidiani newyorchesi fondarono la Associated Press proprio per condividere le spese telegrafiche. Si verifica una commercializzazione delle notizie diventate merce, le notizie erano tanto più vendibili quanto più erano tempestive, complete, affidabili e imparziali. Dovendo fornire i loro dispacci a giornali di diverso orientamento politico, una caratteristica fondamentale che dovevano avere le notizie e l'imparzialità. Si formalizzò il principio dell’obiettività, dell’imparzialità, della separazione tra fatti e opinioni.
Nel 1904 Barzini si trovò a seguire alcune manovre militari in Italia, a cui partecipava come osservatore anche un alto ufficiale dell’esercito giapponese. Anche se questi non gli fornì alcuna informazione diretta, alcuni discorsi aggressivi nei confronti della Russia, interpretati alla luce delle relazioni internazionali del momento, convinsero il giornalista italiano che la tensione tra Tokyo e Mosca stava per esplodere. Partì quindi per la remota regione all’estremo est del territorio russo dove i due imperi si sarebbero potuti scontrare. Scoprì che effettivamente la guerra stava scoppiando; e a differenza di quanto sarebbe stato normale attendersi, seguì le operazioni militari non solo e non tanto dalla parte russa, ma piuttosto da quella giapponese.
Emergono qui molte delle qualità-chiave che fanno un grande inviato: l’intuito, la rapidità, la decisione (talvolta la fortuna) nel muoversi. E la scelta dell’angolo di visuale più originale e produttivo, Barzini possedeva una caratteristica di cui pochi giornalisti di guerra, anche tra i più grandi, hanno dato prova: la capacità di comprendere il significato storico degli eventi di cui è testimone, il loro spessore epocale.
Due generazioni di reporter a confronto: Forbes del Daily News di Londra e Russell del Times
Entrambi seguirono il conflitto franco-prussiano, ma Forbes, di una ventina d’anni più giovane, mostrò una capacità enormemente superiore di adattarsi ai ritmi e alle tecniche del nuovo giornalismo commerciale. Riusciva quasi sempre a precedere i rivali sui luoghi dove si svolgevano gli avvenimenti più importanti ma soprattutto riusciva a inviare prima di loro le sue corrispondenze. Comprendendo pienamente la crucialità della velocità nell’era dello scoop e dell’ossessione di «battere la concorrenza», Russell fu sistematicamente battuto sul tempo. La direzione del «Times» si lamentò più volte della sua incapacità di reggere il passo della concorrenza, ma il vecchio e glorioso reporter non riuscì a adattarsi.
Guerra civile americana
Contrappose l’Unione nordista e la Confederazione sudista, tra 1861 e 1865, prima guerra segnata dai primi sforzi sistematici di censura da parte sia delle autorità unioniste sia confederate. Durante la «civil war» si verificò l’unico caso della storia americana di un giornalista sottoposto a corte marziale: Thomas Knox del «New York Herald», denunciato dal generale William T. Sherman che lo fece processare da un tribunale militare dato che Knox aveva inserito note critiche della conduzione delle operazioni.
Primi tentativi di censura da parte della stampa che miravano a impedire critiche antipatriottiche in modo diretto e non sempre efficace e soprattutto a impedire che i giornali pubblicassero notizie utili al nemico. La «civil war» fu anche la prima «guerra fotografica» della storia. A renderla tale fu la ditta fotografica di Matthew Brady. Da un lato la guerra civile americana fu la prima guerra «giornalistica» moderna, per come fu seguita sistematicamente per anni da decine di testate e centinaia di reporter; dall’altro mise in evidenza gravi difficoltà nel produrre informazioni affidabili sul conflitto.
Guerre coloniali
Si svolgono tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima parte del '900, nel periodo della massima espansione dell'imperialismo europeo, statunitense, russo, giapponese. Furono guerre diverse spesso combattute con armi più micidiali e tattiche più spietate, basta pensare all'istituzione dei campi di concentramento la cui primogenitura si fa risalire ai campi di prigionia allestiti dagli inglesi in Sudafrica per relegarvi i boeri deportati dai loro villaggi distrutti. Sono stati conflitti asimmetrici e nel raccontarli il giornalismo occidentale ebbe tanti limiti e parzialità.
Es guerra coloniale: guerra anglo-boera, della brutalità di questa guerra si seppe poco o nulla, di fronte alle difficoltà della guerra il governo inglese impose prima forma di limitazione dell’informazione, I giornalisti si adeguarono, infatti scrivevano ormai per giornali di massa, letti da tantissime persone, l’opinione pubblica andava plasmata con gli strumenti del nazionalismo e della retorica raziale. Un altro esempio di guerra coloniale fu la guerra d'Africa promossa dal regime fascista nel 1936 Mussolini puntò a usare questa guerra per cementare il consenso, a questo fine inviò appositi giornalisti fidati, ne deriva un racconto della guerra pesantemente propagandistico in cui si fondeva le esaltazioni del regime e la ripresa di tutti gli stereotipi raziali. Il giornalismo tacque e brutalità e gli stermini del conflitto.
La Prima guerra mondiale
Di questo sconvolgimento epocale il giornalismo diede una prova assai deludente. Tutti i paesi per la prima volta in modo tanto massiccio crearono strutture capillari ed efficienti per controllare e manipolare i mezzi di informazione. La nuova guerra di massa richiedeva la mobilitazione e di tutti i cittadini e le sue sorti dipendevano in modo decisivo dal mantenimento del consenso, era essenziale sostenere il morale delle truppe e il fronte interno.
In tutti i paesi esisteva una stampa quotidiana a grande diffusione capace di influenzare l'opinione pubblica affiancata da strumenti di comunicazione di massa e questo conflui nella prima grande ondata di propaganda nel mondo occidentale. Prima di tutto era necessario giustificare la guerra per spiegare ai cittadini il motivo per cui essi dovevano sopportare tali privazioni, Il Corriere della Sera inculcò che la guerra era l'ultimo capitolo del Risorgimento. Si impedì la pubblicazione di qualsiasi testo disfattista.
In Gran Bretagna le autorità diffusero il messaggio secondo cui erano stati attaccati e dovevano difendersi, iniziò la costruzione del nemico mediante la demonizzazione della Germania: tra i casi più clamorosi ci fu la storia dei soldati tedeschi che mozzavano le mani ai bambini belgi o quella costruita manipolando due fotografie secondo cui i tedeschi producevano grasso per sapone utilizzando colpi di soldati morti. La guerra fu presentata come impresa difensiva in cui una cittadinanza eroicizzata e si immolava per la salvezza e la gloria della patria.
La censura della guerra impediva di riferire con precisione il nome dell’unita la loro posizione eccetera così ne derivano articoli di episodi astratti la guerra giungeva a essere rappresentata come una successione di eventi quasi onirici. Il giornalismo di guerra entrò in una nuova fase, i mezzi di comunicazione diventarono essi stessi una nuova arma. La guerra si concluse definitivamente l'11 novembre 1918 quando la Germania, ultimo degli Imperi centrali ad deporre le armi, firmò l'armistizio imposto dagli Alleati. Alcuni dei maggiori imperi esistenti al mondo – tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo – si estinsero, generando diversi stati nazionali che ridisegnarono completamente la geografia politica dell'Europa.
La guerra civile spagnola
Da un lato abbiamo lo schieramento repubblicano che faceva capo al governo democraticamente eletto sostenuto dalle sinistre, dall'altro lo schieramento nazionalista di orientamento fascista guidato da Franco. Questa guerra civile fu combattuta in Spagna tra 1936 e 1939. Fu una guerra tra due idee inconciliabili, la democrazia contro il totalitarismo, in Spagna affluirono tanti volontari per la causa della repubblica, Franco fu sostenuto da Germania e Italia.
I giornalisti poterono documentare la guerra dato che era circoscritta in un’unica nazione e gli organi della censura furono deboli e inefficaci dato che molti giornalisti erano stranieri. Data la natura politico ideologica dello scontro per quasi tutti risultò impossibile rimanere neutrali, infatti, i giornali mancarono di obiettività. I giornali di orientamento franchista sottolineavano le violenze dei Rossi a danno del clero, la profanazione e distruzione delle chiese e inculcavano che le truppe repubblicane non avevano disciplina ed erano poco valorose. La stampa filo repubblicana denunciava esagerando le fucilazioni di massa ordinate da Franco, le violenze e gli stupri ai danni della popolazione civile. La guerra civile spagnola vide l'affermazione di scritture giornalistiche più narrative e impressionistiche come i lavori di Hemingway, un giornalista statunitense.
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