Roma antica - Cresci Marrone
1. La Roma delle origini
1.1 Una storia difficile
Tito Livio, Diodoro Siculo e Dionigi di Alicarnasso sono i tre storici antichi le cui opere riferiscono meglio gli eventi di Roma arcaica. Vivono però in età cesariano-augustea, quindi a molti secoli di distanza. A loro volta attingono a storici del III secolo, dato che i Romani per molto tempo non misero per iscritto la loro memoria storica.
Le uniche registrazioni dei principali eventi pubblici erano curate dai pontefici, che trascrivevano ogni anno su una tavola imbiancata, la tabula dealbata, le notizie di interesse collettivo. Questi documenti venivano poi trascritti e archiviati in un edificio detto la Regia, che fu distrutto nel 390 durante una scorreria di guerrieri celtici. Dopo questa data furono ricompilati per le parti perdute. Nel 130 vennero pubblicati dal pontefice Muzio Scevola, raccolti in 80 libri chiamati Annali Massimi. Furono quindi usati dagli storici, che presero il nome di annalisti.
Gli argomenti trascritti riguardavano eventi di carattere militare, religioso e giudiziario. Il periodo precedente al 390 è stato soggetto a manipolazioni:
- A causa delle vanterie degli autori che volevano glorificare la propria famiglia con l'inserimento di imprese eroiche fatte dai loro antenati.
- Casi di retrodatazione.
- Travestimenti ellenizzanti, ovvero alcuni fatti vennero narrati ispirandosi alla tradizione greca, come l'assedio di Veio che viene raccontato come quello di Troia.
- Menzione di atti di eroismo per colmare l'assenza di informazioni con comportamenti esemplari e celebrativi della grandezza di Roma.
2. Roma prima di Roma: storia pre-urbana in area laziale
Le prime tracce di insediamenti stabili presso Roma risalgono al X-IX secolo, con alcune micro-comunità che si stanziarono presso il Palatino e l'Esquilino. Queste comunità appartenevano ad un'etnia detta paleo latina, del ceppo indoeuropeo. Tali insediamenti presentavano caratteristiche comuni a quelle del Lazio Antico. Si trattava di piccoli insediamenti di 5-10ha distanziati 5-10km, disposti in altura, dato che le aree di pianura erano impaludate e soggette a epidemie.
Le abitazioni sono capanne in legno, fango e frasche di forma ovale, con tetto a spioventi. La forma delle case è comprovata dalla tipologia delle urne sepolcrali rinvenute nelle tombe. Le comunità erano formate da una ventina di membri e praticavano un'economia di tipo silvo-pastorale. Il contesto ambientale privilegiato era il bosco. A un quadro di seminomadismo si adatta la natura precaria delle abitazioni, costruite con materiali deperibili e idonee ad un agevole montaggio e trasporto.
L'agricoltura riguardava forme di mera sussistenza: l'unico cereale coltivato era il farro. Sembra che in età pre-urbana non ci fosse la proprietà privata, ma solo terra pubblica. Per quanto riguarda l'organizzazione politica non ci sono dati affidabili, ma si pensa ci fosse una regalità pre-statale connessa all'aspetto sacro.
3. La fondazione di Roma
3.1 Un problema di cronologia
La data di fondazione di Roma è collocata nell'VIII secolo. Solo Timeo di Taormina la colloca nell'814, ma per farla coincidere con quella di Cartagine. La più accreditata cronologia fu quella fissata da Varrone nella notte fra 20 e 21 aprile 753, notte in quale ci fu la contesa fra Romolo e Remo che doveva indicare chi dei due fratelli dovesse essere il fondatore.
Per gli storici antichi, i due gemelli si sarebbero affidati al responso divino. Remolo segnalò il volo di 6 avvoltoi, mentre Romolo 12: egli ottenne quindi la vittoria per superiorità numerica. Il ciclo della fondazione di Roma conosce molte versioni, accomunate dall'uccisione di Remo durante il rito di fondazione dato che aveva oltrepassato il confine tracciato dal fratello ed era stato per questo punito con la morte; ci sono diverse interpretazioni di questo fatto: ricerca di un "nuovo inizio", rimozione della componente selvaggia dell'uomo non adatta alla vita comunitaria, rito di sangue per la sacralizzazione del confine, per sancire la proibizione a varcare in armi il limite della città, chiamato pomerio.
Secondo datazioni fatte su muri fatti per creare terrapieni sacrali in corrispondenza del pomoerium, questi risalirebbero tra 730 e 720.
3.2 Fondazione o sinecismo? Un luogo per la nuova città
I ritrovamenti archeologici documentano nell'EdB insediamenti su tre colli dove sono stanziati allevatori appartenenti a due gruppi etnici diversi: latino-falisca e osco-umbra. A metà dell'VIII secolo sarebbero maturate forme di aggregazione tra i due poli, portando quindi a un sinecismo e alla fusione delle comunità.
Il luogo in cui Roma sorse fu dovuto alla sua favorevole ubicazione morfologico-topografica: le alture erano facilmente difendibili per la loro natura scoscesa, c'erano ricchi pascoli, era vicino al fiume Tevere dove l'isola Tiberina rappresentava il più facile guado prima della foce, si trovava in corrispondenza della via Salaria (una strada che portava il sale fino all'interno degli Appennini) e al crocevia di importanti vie di comunicazioni verso nord, est e sud.
3.3 All'incrocio di multiple influenze
Nell'VIII secolo non abbiamo evidenze di residenze monumentali, dato interpretato pensando che si continuasse a costruire in materiali deperibili. Nelle sepolture si rileva però una differenziazione di rango, con corredi composti da prodotti di oreficeria o metallici di importazione o imitazione greca. Le anfore da vino e i servizi da mensa suggeriscono l'adozione del banchetto.
Tali innovazioni sono il risultato di multiple influenze esterne: italiche, etrusche, greche. Nell'Etruria si era prodotta una vera e propria rivoluzione insediativa, con l'abbandono di antichi centri e lo spostamento della popolazione verso insediamenti molto più ampi, come Veio, Tarquinia, Vulci. Questi centri erano in grado di controllare territori molto ampi e conobbero un grande sviluppo materiale, grazie allo sfruttamento delle risorse minerarie e all'esportazione di prodotti metallurgici.
Nel Lazio Antico non ci fu un simile processo urbano, ma numerosi abitati si ingrandirono e si munirono di strutture difensive. Lo stimolo al cambiamento provenne da nuovi saperi, come la coltura della vite e dell'olivo introdotti dai greci. I centri greci caratterizzavano antiche rotte frequentate alla fine del II millennio dai mercanti micenei.
Dionigi di Alicarnasso sosteneva la tesi di un'origine greca di Roma. Al di là di ricostruzioni storiche, al primo quarto dell'VIII secolo si data il testo più antico rinvenuto in Italia: si tratta di un vaso con un'iscrizione graffita in un alfabeto che sembrerebbe greco. Esso venne ritrovato nella necropoli di Gabi. L'iscrizione è in alfabeto greco, costituita da 5 caratteri letti come eulin/euoin. Non è chiara la lingua:
- Greco: potrebbe essere un grido a Bacco che attesterebbe l'ammissione della donna a culti misterici, oppure un'abbreviazione di eulinos che si riferisce alle qualità di tessitrice della donna.
- Lingua latina: sarebbero in questo caso incisi da destra verso sinistra, e rispondano alla raccomandazione ni lue, ovvero "non sottrarmi", in relazione alla sacralità del sepolcro.
12. La Roma dei re
1. L'ordinamento monarchico: i re
Alle origini, Roma era caratterizzata da un governo monarchico che proseguì fino alla cacciata di Tarquinio il Superbo nel 509. La presenza di figure regali è attestata anche da altri indizi, come riti e manifestazioni (regifugium) o l'istituto dell'interregno (interregnum), a cui si ricorreva in assenza di magistrati e si riferiva al periodo arcaico tra la morte di un sovrano e la scelta del successivo.
Il cippo del foro romano, noto come lapis niger, menziona la carica di re per ben due volte: prima direttamente, con la parola recei (re), e poi con la parola kelatorem, che si riferisce ad un araldo mediatore tra il re e il popolo. Questo cippo è databile al secondo quarto del VI secolo (regno di Servio Tullio).
Secondo la tradizione si succedettero 7 sovrani, 8 se si calcola anche la figura di Tito Tazio, il re sabino con cui Romolo condivise il regno dopo il ratto delle Sabine in funzione della fusione dei due popoli. I 7 re erano: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo.
Storicità di tali figure regali?
- Pro: Onomastica - a differenza della saga romulea dove ci sono nomi unici, i re successivi per l'esigenza di riconoscimento all'interno di comunità allargate hanno una formula binomia, cioè composta da due elementi. Nessuno dei re apparteneva a famiglie che in età storica ricoprivano importanti ruoli politici, quindi non c'è il sospetto di manipolazioni autocelebrative per esaltare la genealogia delle casate aristocratiche.
- Contro: Eccessiva longevità dei sovrani, che avevano una media di 35 anni di regno. A questo si può rispondere con la probabile esclusione delle figure meno significative per conservare la memoria dei personaggi più autorevoli. Tipizzazione delle prime figure regali: Romolo sarebbe il fondatore delle istituzioni civili, Numa inventore dei fondamenti religiosi, Tullo Ostilio re guerriero, Anco Marzio riassumerebbe le funzioni dei predecessori. Viene qui vista una trasposizione della nascita della monarchia come aggregatrice dei tre poteri: legislativo, religioso, militare. I 7 re quindi rappresenterebbero metafore delle tre funzioni della sovranità.
Le competenze dei re comprendevano sicuramente le funzioni religiose. Il sovrano era il mediatore tra uomini e dèi, e quindi aveva un ruolo cruciale perché da questo rapporto (pax deorum), dipendeva la pace con gli dei ovvero la concordia. Al re spettava anche il comando dell'esercito, in virtù dell'imperium, ovvero il potere in ambito militare da esercitare in guerra. Il sovrano infine amministrava la giustizia, ovvero giudicava e decretava sanzioni. In origine questa attività era rara dato che la giustizia veniva svolta all'interno dei gruppi familiari. La monarchia era una carica vitalizia ma non ereditaria.
2. Strutture politiche nella Roma monarchica
C'era un'assemblea ristretta, detta Senato (da senex, vecchio), che svolgeva la funzione di consiglio del re. Il Senato riuniva i capi delle famiglie, i patres, e contava circa 100 membri. I senatori si distinguevano per anzianità e autorevolezza.
L'assenso del senato agli atti del re era necessario soprattutto dove si dovevano fare campagne militari, dato che erano le famiglie dei padri a fornire i contingenti bellici. Il Senato interveniva alla morte del sovrano nominando per estrazione tra i padri un interrex, una sorta di monarca temporaneo in attesa della designazione del nuovo re.
Un limite ai poteri del re era costituito dal fatto che decreti legge e dichiarazioni di guerra dovevano essere approvate sia dai cittadini riuniti in assemblea sia dal senato. Il popolo fin dal regno di Romolo era diviso in 3 tribù, gentilizie in quanto il figlio apparteneva alla stessa tribù del padre, e operavano come base di reclutamento e unità di combattimento.
Alcuni studiosi propongono la divisione delle tribù in chiave etnica: i Tities avrebbero rappresentato i sabini (Tito Tazio), i Ramnes i latini (Romolo) e i Luceres gli Etruschi. La popolazione maschile delle tribù era divisa in 10 curie, per un totale di 30. I membri delle curie prendevano il nome di Quiriti e costituivano nel loro insieme il corpo civico. Tale suddivisione incideva soprattutto nell'organizzazione dell'esercito. Infatti, ogni tribù doveva fornire una centuria di 100 cavalieri (celeres), e 1000 uomini per la fanteria. La leva si compiva quindi per curia.
La somma delle curie costituiva i comizi curiati, la più antica assemblea romana. Si riuniva nel Comizio e poteva decidere provvedimenti in materia di diritto familiare, come adozioni e testamenti. I comizi curiati avevano poi poteri in ambito religioso, sempre nell'ambito familiare. Potevano poi approvare o esprimere dissenso nei confronti delle proposte del re, ma non avevano iniziativa politica. Il loro compito più importante era l'emanazione della legge con cui ogni anno investivano il re del comando militare, la lex curiata de imperio.
4. La grande Roma dei Tarquini
L'ascesa al regno di Tarquinio nel 616 segnò l'inizio della dominazione etrusca a Roma, che durò fino alla cacciata del re nel 509. I primi quattro sovrani di Roma erano in maniera alternata latini e sabini, per assicurare l'unità nata dall'accordo tra Romolo e Tito Tazio. Gli ultimi tre re invece costituirono una dinastia, dato che a Tarquinio Prisco succedette il genero Servio Tullio, a cui succedette a sua volta il genero Tarquinio il Superbo. Il principio ereditario si affermò quindi a spese di quello elettivo.
Tarquinio Prisco fu attore di una rivoluzione tecnologica, dato che introdusse nuovi cambiamenti di cui il suo clan era portatore. Infatti, a Roma affluirono gruppi familiari etruschi, rafforzando il profilo multietnico della comunità romana, che fu caratterizzata per circa 100 anni da bilinguismo e bigrafismo (latino ed etrusco).
- Fra le innovazioni più importanti ci fu la capacità di canalizzare le acque, che permise la bonifica delle aree paludose e l'introduzione di nuove colture cerealicole e arboricole.
- L'agricoltura divenne protagonista dell'economia e ci fu la definitiva sedentarizzazione, con la conseguente monumentalizzazione delle residenze.
- In città si costruì la Cloaca Maxima, la rete fognaria.
- Ai piedi del Palatino venne costruita la piazza pavimentata del mercato, il foro, su cui si affacciarono le sedi pubbliche del potere e i negozi.
- Dal foro al Campidoglio venne poi lastricata la Via Sacra, quella percorsa da tutti i cortei cerimoniali.
- In vicinanza al Tevere venne costruito il Foro Boario, ovvero il mercato del bestiame.
- Alle capanne in legno e fango si sostituirono le domus, abitazioni in materiale durevole articolate attorno ad un vano centrale.
- Fra Palatino e Aventino, in una valle, sorse il Circo Massimo, che ospitò per la prima volta i giochi.
- Vennero costruiti i primi templi (Vesta, Mater Matuta, Fortuna).
- Tarquinio Prisco iniziò poi la costruzione del tempio di Giove Ottimo Massimo, la quale durò per circa un secolo e fu inaugurato nel primo anno di repubblica.
In campo religioso, vennero introdotti culti e modalità cerimoniali etrusche, che si manifestarono in vari modi: nella costruzione di templi, nell'inclusione nel pantheon di divinità femminili, nella triade maschile Marte-Giove-Quirino sostituita dalla triade femminile Giove-Giunone-Minerva. Nella vita pubblica si affermò il ricorso all'aruspicina, la scienza con cui i sacerdoti si mettevano in contatto con la divinità; gli auspicia erano procedure religiose fatte per conoscere se la divinità fosse favorevole o no all'azione che si stava per compiere (volo uccelli, fenomeni naturali, viscere animali). Per la celebrazione delle vittorie militari si adottò un rituale etrusco, che culminava nella cerimonia del trionfo durante la quale il generale vittorioso percorreva alla testa del suo esercito la via Sacra fino al tempio capitolino.
5. Le riforme di Servio Tullio
Al re Servio Tullio (578-534) la tradizione attribuisce molte riforme in vari campi; ci sono però molti dubbi sulla storicità di alcune di esse: infatti è possibile che alcune riforme possano essere state retrodatate per dare una sorta di legittimità derivante dalla tradizione. L'azione politica di ST sembra ispirata alla volontà di allargare il nucleo di coloro che partecipavano alla gestione del potere.
Così il Senato passò da 100 a 300 membri, con l'immissione di minores gentes, ovvero di famiglie di recente annessione. Procedette ad una definizione amministrativa: alle 3 tribù gentilizie romulee si sostituirono 4 tribù territoriali: infatti la popolazione fu distribuita in base al luogo di residenza e non alla nascita. Roma divenne quindi divisa in 4 distretti amministrativi. Le 4 tribù si chiamarono: Suburana, Esquilina, Collina e Palatina. Questa riforma depotenziò gli antichi gruppi gentilizi.
Fino al VI secolo le azioni militari si configuravano come razzie, non seguendo una strategia pianificata. Con ST nasce invece una fanteria oplitica, ovvero una formazione di linea, armata pesantemente, che combatteva a ranghi serrati. Nel nuovo esercito ogni cittadino definiva il suo impegno bellico sulla base della capacità patrimoniale, dato che il soldato doveva provvedere al proprio equipaggiamento: una maggiore ricchezza equivaleva ad un armamento più completo, a un maggiore impegno bellico e a un maggiore rischio; di contro, corrispondeva una maggiore possibilità di arricchimento col bottino e un maggiore peso politico.
ST ripartì la popolazione in soggetti non arruolabili (proletari) perché privi di risorse economiche, e soggetti arruolabili, che andavano a costituire la legione. Sulla base della loro capacità patrimoniale, i cittadini furono divisi in 193 unità, dette centurie: esse erano divise in 5 classi a seconda della complessità dell'armamento.
Ogni classe comprendeva centurie di iuniores (17-46 anni) e di seniores (46-60 anni, che rimanevano di presidio in città).
Storicità pro: successi militari di Roma del VI secolo, dovuti all'adozione della nuova tattica bellica. Storicità contro: mancanza di rinvenimenti di panoplie in epoca arcaica.
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