Lingue e comunità nell'Europa moderna – Burke – 2004
Prologo
Comunità e dominio
- La scoperta della lingua in Europa nell’età moderna
- Il latino
- La competizione fra le lingue
- La standardizzazione
- La mescolanza linguistica
- Il purismo
Epilogo
Lingue e nazioni
- Cap. 1 La nascita della coscienza linguistica, relativa alla lingua.
- Cap. 2 L’uso del latino e le comunità che contribuì a creare.
- Cap. 3 L’ascesa dei volgari.
- Cap. 4 Quando i volgari si estesero a nuovi domini, crebbe l’esigenza di standardizzazione.
- Cap. 5 L’interazione tra volgari portò a scambi, ovvero alla mescolanza linguistica.
- Cap. 6 Il processo di mescolanza provocò reazioni di ostilità che condussero alla formazione di movimenti favorevoli al purismo.
- Epilogo I movimenti favorevoli al purismo diventano ancora più forti in seguito alla nazionalizzazione della lingua avviatasi alla fine del 1700.
Definizioni
Idioma: Lingua propria e particolare di una nazione.
Lingua: Sistema di simboli (anzitutto fonici, secondariamente anche grafici) per mezzo dei quali gli esseri umani elaborano e comunicano il pensiero, parlando e scrivendo; ognuno di tali sistemi caratterizza fortemente la comunità che lo ha costruito. Sistema di suoni articolati distintivi e significanti (fonemi), di elementi lessicali, cioè parole e locuzioni (lessemi e sintagmi), e di forme grammaticali (morfemi), accettato e usato da una comunità etnica, politica o culturale come mezzo di comunicazione per l’espressione e lo scambio di pensieri e sentimenti, con caratteri tali da costituire un organismo storicamente determinato, con proprie leggi fonetiche, morfologiche e sintattiche.
Dialetto: Sistema linguistico di ambito geografico o culturale limitato, che non ha raggiunto o che ha perduto autonomia e prestigio di fronte a un altro sistema divenuto dominante e riconosciuto come ufficiale, col quale tuttavia, e con altri sistemi circostanti, forma un gruppo di idiomi molto affini per avere origine da una stessa lingua madre. Idioma proprio di una determinata comunità, caratterizzato dall'ambito geografico relativamente ristretto, dall'uso perlopiù orale e da particolari funzioni comunicative (può anche essere adottato in espressioni letterarie raffinate). Tale caratterizzazione risulta evidente dal confronto con la cosiddetta “lingua” o “lingua nazionale”, proveniente dalla stessa famiglia, ma assurta storicamente a un ruolo più esteso e complesso, anche istituzionale.
Gergo: Forma di linguaggio propria di certi gruppi sociali (sette religiose o politiche, mercanti, persone dello stesso mestiere, e anche vagabondi, malviventi, carcerati, ecc.), usata allo scopo di evitare la comprensione da parte di persone estranee al gruppo. Lingua che i membri di una comunità o di un gruppo usano per non essere capiti da altri, oppure per distinguersi.
Pidgin: Lingue prive di parlanti nativi, lingue che sono state semplificate e ridotte al minimo per consentire la comprensione reciproca tra persone appartenenti a comunità linguistiche diverse. Lingua semplificata, nata dal contatto tra due o più lingue diverse, usata nella comunicazione tra persone che non parlano ciascuno la lingua dell’altro.
Lingua creola: Lingua formatasi dall'incrocio di due o più lingue diverse. Lingua nata dall'ibridazione tra un idioma autoctono e uno importato da commercianti o colonizzatori. Quando il pidgin esaurisce la sua funzione di lingua esclusivamente di comunicazione e diventa idioma ‘nativo’ per un gruppo di parlanti discendente da almeno una delle due componenti iniziali, esso si ‘creolizza’, dovendo rispondere a più ampie esigenze espressive, ed elabora nuove strutture grammaticali, spesso diverse da quelle del pidgin e delle due lingue in contatto.
Lingua mista: Lingua che combina il vocabolario di una lingua e la sintassi di un’altra.
Koinè: Lingua comune, come uso linguistico accettato e seguito da tutta una comunità nazionale e su un territorio piuttosto esteso, con caratteri uniformi (in contrapposizione ai dialetti locali e alle parlate regionali, territorialmente limitati e disformi). Lingua e cultura comune, con caratteri uniformi, normalizzati, che si afferma su un territorio piuttosto esteso, andando a sovrapporsi ai dialetti preesistenti.
Riforma di Lutero:
Prologo
Comunità e dominio
In questo libro l’autore riflette sulla trasformazione del rapporto tra lingue e comunità, in Europa e nelle altre regioni in cui si parlavano lingue europee, dall’invenzione della stampa (1440) alla rivoluzione francese (1789).
La storia moderna va dal 1492 al 1789. Gutenberg tra il 1436 e il 1440 utilizzò per la prima volta i caratteri a stampa. Prima tutti i libri erano manoscritti, ossia copiati a mano. Questo ovviamente rallentava molto la circolazione dei testi, perché occorreva tanto tempo per realizzare ogni copia di un libro. La stampa a caratteri mobili di Gutenberg permise di produrre rapidamente molte copie uguali.
Nel 1455 viene stampata la Bibbia di Gutenberg (scritta in latino), è il primo libro stampato in Europa con la tecnica dei caratteri mobili. La lingua è sempre un indicatore sensibile del cambiamento culturale. Le parole che l’inglese prese dall’italiano nel 1500-1600 riguardavano l’arte (es: aria, chiaroscuro, etc), ci dicono qualcosa su entrambe le culture: il primato italiano nelle arti e il tentativo inglese di adeguarsi.
Questo libro è un aggio di storia culturale della lingua.
La storia sociale della lingua
Gli storici ottocenteschi erano soliti concentrarsi sull’unità nazionale e parlare di evoluzione o crescita di una data lingua, senza preoccuparsi dell’aspetto sociale.
I progressi compiuti nell’analisi sociale della lingua durante gli anni 1950-60 sono stati compiuti dai linguisti, non dagli storici. La storia sociale della lingua unisce l’analisi linguistica con quella sociale e storica. La storia sociale della lingua analizza le funzioni sociali della lingua, stimola una discussione sul suo ruolo nell’espressione o nella costruzione di una varietà di rapporti sociali: dominio e subordinazione, tolleranza e pregiudizio, mantenimento e cambiamento di un ordine sociale, etc.
La storia sociale della lingua si sviluppa notevolmente negli anni 1980-90, ma si hanno dei testi pubblicati anche nella prima metà del 1900.
Il problema della comunità
Questo libro si concentra sul rapporto tra lingue e comunità. L’uso di una particolare varietà linguistica esprime, mantiene e aiuta a creare solidarietà tra i membri di un gruppo. I gruppi sociali diversi usano in modo diverso la stessa lingua.
I confini tra le lingue non sono netti, ma sono spesso indistinti, vaghi e sono costituiti da zone di bilinguismo e di mescolanza linguistica. Le lingue sono espressioni o riflessi di un senso di coesione comunitaria. Le lingue sono strumenti con cui vengono costruite o ricostruite le comunità. Più la lingua è specifica, caratteristica e più la comunità è unita.
Gli individui di solito fanno parte di molte comunità diverse (locali, nazionali, religiose, lavorative, etc). Le persone usano forme o varietà linguistiche diverse per esprimere la propria vicinanza e la propria partecipazione a quelle comunità.
Diglossia: Situazione in cui due o più lingue o varietà linguistiche vengono usate dallo stesso parlante in domini linguistici diversi, a seconda che egli si rivolga a una persona piuttosto che a un’altra o che affronti un argomento piuttosto che un altro. Coesistenza nel parlante di due codici linguistici, di cui uno è considerato inferiore all’altro; per esempio, si ha diglossia quando coesistono nel parlante il dialetto nativo e la lingua ufficiale appresa a scuola (si distingue perciò dal bilinguismo, che indica la coesistenza di due codici linguistici di pari prestigio).
L'approccio comparativo
Nell’alto Medioevo (476 – 1000 circa) le frontiere tra latino e lingue romanze, o tra due lingue romanze, germaniche o slave, erano ancora indefinite, vaghe. Ancora all’inizio del periodo moderno (1450 circa), quando la stampa e altri fattori stavano contribuendo al processo di standardizzazione, i confini tra le lingue erano poco netti.
Nell’età moderna (1492-1789) in Europa venivano parlate da 40 a 70 lingue: 40 secondo una definizione ristretta, 70 secondo un’accezione più larga. Oggi in Europa ci sono circa 160 lingue. Nel mondo ci sono da 3000 a 5000 lingue e la maggior parte delle lingue si trovano in Asia e in Africa.
Nell’età moderna un numero relativamente basso di lingue comportava una relativa assenza di ostacoli alla comunicazione. In questo libro viene studiata la lingua nel suo contesto sociale e culturale, viene studiato il lato in rapporto ai volgari, i rapporti tra le lingue volgari e il rapporto tra i dialetti dei volgari e la loro varietà standard.
La periodizzazione
Questo libro affronta il periodo che fa dal 1450 (invenzione della stampa) al tardo Settecento (epoca che vede l’ascesa della coscienza nazionale e della pianificazione linguistica).
La documentazione
Questo libro si occupa sia della lingua scritta sia della lingua parlata. Per la lingua scritta la documentazione è abbastanza abbondante. Per la lingua parlata la documentazione è rappresentata dai verbali dei processi, dalle opere teatrali, dalle descrizioni dei paesi offerti dai viaggiatori stranieri (spesso attenti a cogliere i caratteri specifici della parlata locale), dai vocabolari (dove i compilatori descrivono gli usi bassi ed elevati delle lingue) e dagli avvisi comparsi sui quotidiani.
La spiegazione
Le spiegazioni del mutamento linguistico possono essere divise in due categorie: le spiegazioni interne e le spiegazioni esterne. Secondo le spiegazioni interne la lingua ha il controllo sulle persone. Secondo le spiegazioni esterne sono le persone a modificare le lingue. L’individuo propone dei cambiamenti, ma è la comunità ad accettare o rifiutare questi cambiamenti. In questo libro vengono privilegiate le spiegazioni esterne.
Nella storia della lingua sono in gioco sempre due tendenze opposte: una verso la differenziazione, una verso l’unificazione. Nell’età moderna prevalgono la centralizzazione e la standardizzazione delle lingue, per ragioni politiche e tecnologiche (lo stato centralizzato e lo sviluppo della stampa). Oggi, in un’epoca di globalizzazione, ci troviamo di fronte ad una situazione simile.
La scoperta della lingua in Europa nell'età moderna
Il tardo Medioevo
Dal 1000 circa al 1492. Il 1300 e il 1400 sono caratterizzati da una crescente consapevolezza linguistica in Italia, in Inghilterra, in Francia e nell’Europa centrale. In Italia, per esempio, Dante ha contribuito al dibattito sul volgare con il De vulgari eloquentia, scritto nel 1305 circa. Nel Medioevo si manifestò in molte occasioni la paura della «morte della lingua». Ad esempio, il re di Francia nel 1300 progettava di invadere l’Inghilterra e di cancellare la lingua inglese.
La scoperta della lingua
A partire dal 1450 circa aumenta il numero di coloro che erano consapevoli delle varietà linguistiche e alcuni cominciarono ad essere più sensibili alle lingue. Alla fine del Medioevo (1492) si ha la scoperta della lingua. La scoperta della lingua è un processo graduale. Nel Rinascimento (1400-1550 circa), la coscienza linguistica fu incoraggiata dall’aumento del numero di coloro che studiavano il greco, l’ebraico e le diverse lingue europee. L’interesse per la storia delle lingue e per diversità linguistica divenne più evidente intorno al 1500.
Le funzioni della lingua in generale, e di certe lingue, come il latino, divennero oggetto di attenzione critica da parte dei riformatori sociali e religiosi. Alcuni studiosi condannarono l’uso del latino in campo ecclesiastico e giuridico perché l’uso del latino impediva alla gente comune di capire ciò che le persone dicevano. Alcune persone contestavano l’uso del latino in chiesa e nei tribunali perché non era capito dalla maggioranza della popolazione.
Deficit e abbondanza
Era molto diffuso l’interesse per la ricchezza o la povertà di certe lingue. Alla fine del Medioevo si riteneva che il latino fosse migliore dei volgari. Nell’età moderna sono sempre più frequenti i riferimenti all’abbondanza e alla ricchezza linguistica dei volgari (es: l’italiano è più ricco del greco e del latino). La sensazione di abbondanza era favorita dall’introduzione nelle lingue europee di molte parole nuove. In tutta Europa nel corso dell’età moderna vi fu un ampio dibattito sulla mescolanza delle lingue e sulla necessità di purificarle.
La storia della lingua
Nell’età moderna viene studiata la storia delle diverse lingue. Le persone erano consapevoli dei cambiamenti linguistici in atto. Questa crescente sensazione di cambiamento linguistico fu rafforzata dalla pubblicazione delle storie di diverse lingue, e a sua volta favorì tali pubblicazioni. Ad attrarre il maggiore interesse storico furono, all’inizio, le «lingue morte»: il latino, l’ebraico e il greco. L’idea stessa di lingua morta risale ai dibattiti tra gli umanisti italiani (1540 circa). Il latino non era una lingua parlata, ma carta solamente ed inchiostro. Le persone iniziavano ad essere consapevoli del declino del latino. Gli scrittori sostenevano che l’ebraico, il greco e il latino avevano fatto il loro tempo, e che adesso era il momento dei volgari.
Dopo aver studiato le lingue morte, gli studiosi si interessarono alla storia dei volgari (italiano, francese, inglese, spagnolo, portoghese, tedesco, etc). L’interesse per le radici delle lingue emerge dall’uso diffuso del termine origine nei titolo del libri sulla storia del francese, del tedesco, dell’italiano, dello spagnolo, etc.
Molti studiosi erano interessati alla lingua primigenia del genere umano, la lingua di Adamo. Secondo alcuni era l’ebraico, per altri il tedesco, per altri ancora il francese, e così via. Era molto diffusa nell’età moderna le seguenti idee: i popoli conquistati devono adattarsi alla lingua dei conquistatori; le lingue sono come gli imperi, salgono a una vetta dalla quale poi cadono nuovamente, senza essere in grado di recuperare; i conquistatori devono dare alle terre conquistate anche la propria lingua.
La relazione tra lingua e impero era un topos (un argomento ricorrente nella letteratura). Le lingue hanno una loro nascita, un loro progresso, una loro perfezione e anche una loro decadenza, come gli imperi.
Il topos dell’impero era legato all’idea che ogni cosa sulla terra proceda attraverso una sequenza di stadi (es: dall’infanzia alla vecchiaia): «e lingue hanno nascita, progresso, perfezione, corruzione, fine. Insieme agli uomini le lingue nascono, mutano, si differenziano, crescono, invecchiano, muoiono».
Alcuni scrittori narravano la storia del cambiamento in termini di perfezionamento o miglioramento della lingua. Era molto diffusa l’idea che i mutamenti linguistici fossero causati dalla corruzione. Le lingue terrene erano considerate versioni corrotte della lingua originaria del paradiso. I mutamenti più recenti della lingua venivano descritti come corruzioni di una lingua originariamente pura, causate dall’influenza delle parole straniere. «Spagnolo, italiano e francese sono una degenerazione del latino, corrotto dai goti e dai vandali».
Alcuni storici della lingua erano parecchio interessati alla «parlata rustica», ovvero alla lingua dei contadini. Era diffusa l’idea che i contadini abbiano conservato forme di lingue pure perché non conversano neanche con i forestieri. Anche i paesi più isolati conservano meglio le lingue antiche.
L’approccio comparativo
Nelle storie comparative scritte nell’età moderna i mutamenti della lingua erano collegati alla corruzione dei costumi. Il miglioramento della lingua procede in parallelo a quello delle maniere e dei costumi. Gli studi comparativi produssero anche una crescita d’interesse per la suddivisione delle lingue in famiglie, per l’analisi delle loro somiglianze o della loro origine. L’italiano, lo spagnolo e il francese erano considerate come lingue derivate dal latino. «Il latino è la madre del francese, dello spagnolo e dell’italiano».
La diversità linguistica
Le persone erano molto interessate alla diversità tra le lingue o le varietà linguistiche parlate in luoghi diversi o da tipi diversi di persone. Gli europei, con il tempo, diventarono consapevoli del numero e della varietà degli idiomi umani. Il numero delle lingue note agli europei cresce costantemente tra il 1492 e il 1786 (anno in cui in Russia viene pubblicato il dizionario di tutte le lingue del mondo). Le persone erano molto attente alla diversità delle lingue perché erano convinte che le lingue rivelassero la natura dei parlanti. «La lingua mostra realmente chi è che parla/scrive». La discussione sulle qualità e sui limiti delle diverse lingue era collegata al dibattito internazionale sul carattere nazionale e alla competizione tra volgari.
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