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La formazione degli Stati Uniti d'America

Le società coloniali

Nativi, gli indiani d'America

La storia dell’America coloniale riguarda tre popoli europei, in particolar modo coloni inglesi. Schiavi deportati dall’Africa subsahariana. Infatti possiamo dire che gli europei non appaiono più come i protagonisti della storia della formazione degli Stati Uniti. Essi in Nord America non incontrarono la wilderness, cioè la natura selvaggia e disabitata, bensì una molteplicità di popoli nativi con cui si dovettero scontrare. Gli inglesi, soprattutto, derubarono le civiltà dei loro territori, respingendole verso l’interno del continente e poi distruggendole.

Prima che arrivassero gli inglesi, infatti, i nativi erano 70 milioni, concentrati soprattutto in Messico, Perù e Caraibi. Dopo l’invasione britannica si ridussero del 90% principalmente a causa delle malattie infettive portate dagli europei e dagli africani deportati dagli europei (vaiolo, peste, dissenteria, polmonite, influenza, morbillo, varicella ecc. – perché i nativi, vivendo isolati per 10.000 anni non avevano sviluppato le adeguate difese immunologiche).

In realtà, all’inizio, la maggior parte dei territori erano occupati da Spagnoli. Prima minaccia per loro furono gli olandesi:

  • Ottennero l’indipendenza dalla Spagna nel 1851
  • Conquistarono il Brasile e i Caraibi e fondarono Nuova Amsterdam (l’attuale NYC)

A fine 1500, Spagna antagonista di tutti. Gli inglesi per combattere la rivalità coloniale spagnola decisero di comportarsi come loro: cominciarono a occupare territori (non in mano agli europei) che facessero da basi di attacco contro la Spagna – la prima colonia fu Terranova nel 1583, ma i grandi successi avvennero dopo il 1600, con la conquista delle isole caraibiche, chiamate Indie Occidentali. Intanto anche i francesi aggredirono il Nord America, conquistando Canada, Martinica, Haiti, Louisiana e Acadia.

Quindi Inghilterra e Francia si muovevano in sincronia, ma anche in contrasto, per esempio ci fu tensione quando l’Inghilterra accampò i diritti sull’Acadia francese, che per gli inglesi era la Nuova Scotia. Più tardi si scontrò con l’Olanda.

Colonie inglesi

Lungo una netta distinzione tra colonie del nord e sud, frattura che divenne più profonda nel Settecento.

Indie occidentali

Si trattava di “classiche” colonie europee, come quelle francesi, spagnole e olandesi: colonie di sfruttamento, con piantagioni di prodotti tropicali (tabacco, canna da zucchero) dove gli inglesi deportarono grandi quantità di schiavi dall’Africa. Nel 1700, l’80% della popolazione era di origine africana. I residenti europei imponevano una ferrea disciplina alla forza lavoro schiava; erano in gran parte maschi che spesso si sposavano o accoppiavano con donne native.

Schiavi > europei economia basata su piantagioni, quindi era un’economia in cui la schiavitù era fondamentale.

Nord America

Erano colonie diverse di popolamento, dove emigrarono comunità autosufficienti per risiedervi stabilmente e dove la schiavitù come istituzione arrivò in un secondo momento. Nel 1700 il 90% della popolazione era di origine europea, equilibrata tra donne e uomini, quindi in grado di autoriprodursi e crescere in modo autonomo e di mantenere una netta separazione razziale. Europei > schiavi erano società, se non economie, basate sul lavoro libero. Erano, però, tutt’altro che estranee all’economia della schiavitù. Parte della loro ricchezza derivava dalla tratta degli schiavi (movente dell’economia agricola del sud).

Primi insediamenti inglesi in Nord America

3 aree di colonizzazione:

  • Virginia e Maryland (meridione)
  • New England (regioni settentrionali)
  • Middle Atlantic

Virginia: nel 1607 un centinaio di membri della Virginia Company fondarono il villaggio di Jamestown. Questi riuscirono a sopravvivere grazie alla disciplina imposta dal capitano John Smith e all’assistenza. Era dominata dalla Chiesa di Inghilterra.

Maryland: fondato nel 1634 da Lord Baltimore, un cattolico che voleva offrire un rifugio agli inglesi cattolici che venivano perseguitati in patria.

Queste due colonie erano molto diverse se guardiamo la finalità per cui vennero fondate, per il resto però erano molto simili: stesso ambiente naturale, stesso clima, stessa economia basata sulle piantagioni di tabacco. Nel 1663 un gruppo di proprietari delle Indie Occidentali importò in Carolina (sud) delle piantagioni di riso e tabacco + schiavitù. Da questo enorme territorio nacquero a inizio 1700 tre colonie distinte: North e South Carolina, Georgia (1733 per dare asilo ai debitori inglesi, ma poi divenne una regione schiavista come tutte le altre).

Dal nome possiamo comprendere come fossero colonie devote a Elisabetta I (Virginia, la regina vergine), a Maria consorte di Carlo I (Maryland), a Carlo II (Carolina) e Giorgio II (Georgia).

New England

Comprende una serie di colonie fondate, a partire dal 1620, da coloro che erano perseguitati in patria perché puritani o protestanti, chiamati i “padri pellegrini”. Erano diretti verso la Virginia (dove erano stati autorizzati a stabilizzarsi) ma la nave su cui si trovavano, Mayflower, fu portata fuori rotta. Allora decisero di stendere uno statuto provvisorio per l’autogoverno in questi territori. Altri protestanti – puritani - fondarono Salem e poi Boston. Partendo da qui, si crearono le colonie di Connecticut, Rhode Island, New Hampshire dai nomi possiamo comprendere che, a differenza delle colonie meridionali, non prendevano nome dai reali, ma dalla toponomastica inglese (contea di Hampshire, Isle of Rhode).

Middle Atlantic

Qui erano giunti per primi gli olandesi nel 1624, ma nel 1664 una flotta inglese guidata dal duca di York si impadronì di questa Nuova Olanda (5000 abitanti), ribattezzandola New York, e la Nuova Amsterdam divenne NYC. In poco tempo l’intera zona fu riorganizzata con una serie di transizioni commerciali. Il duca di York vendette la parte a sud del fiume Hudson, che divenne la colonia del New Jersey. I newyorkesi, schiacciati a nord dal Connecticut e a sud dal New Jersey si espansero verso l’interno. Gran parte del New Jersey fu venduto a William Penn, un esponente della comunità quacchera, e così nacque la Pennsylvania, da cui si staccò nel 1704 il Delaware.

Il carattere d’impresa commerciale delle colonie plasmò le loro forme di governo.

Prevalenti tipi di governo provinciale nel ‘600:

  • Corporation tipica del New England erano gli antenati delle attuali società per azioni, istituite con un decreto regio che ne dettava lo statuto (questi statuti saranno il modello per le costituzioni nate nel Settecento); prevedevano governatori e consigli eletti periodicamente dai membri della società.
  • Colonie proprietarie diffuse nel sud e Middle Atlantic: la corona conferiva i territori a Lord proprietari, che avevano l’autorità di istituirvi le forme di governo che preferivano ed erano loro a nominare i governatori.

Per tutto il ‘600 il controllo politico inglese sul Nord America fu blando: importava solo il controllo commerciale. A questo erano preposte le leggi che regolavano l’impero, i Navigation Acts: tutte le merci circolanti nell’impero dovevano viaggiare su navi inglesi; tutti i manufatti consumati nelle colonie dovevano essere inglesi; tutti i prodotti scambiati tra i mercati coloniali e quelli extra-imperiali dovevano passare per l’UK. Tuttavia questo sistema era pesante per i commercianti, così si diffuse il contrabbando. Per fare rispettare con più rigore le regole imperiali, alla fine del ‘600 l’Inghilterra rese le colonie americane delle provincie “regie”: i governatori erano nominati dalla corona e dipendevano da essa (ad eccezione di Connecticut, Rhode Island – che restavano corporations - Pennsylvania e Maryland – che restavano proprietarie).

Il Nord America cominciò a popolarsi in modo crescente a partire dal 1700 – di fatto emigrare per migliorare la propria condizione economica etc. era la normalità all’interno del continente europeo e in particolar modo in Inghilterra; e se in un primo momento gli spostamenti transatlantici erano eccezionali (erano rari a causa delle distanza e i tempi lunghi), successivamente fu la corona stessa che inviò 50.000 galeotti + compagnie di navigazione transatlantica, si aggiunse l’esigenza di manodopera nelle colonie; ed ecco che il Nord America si trasformò in un vero e proprio continente molto popolato. Gli emigranti erano originari delle isole britanniche e, in misura minore, di alcune aree del continente. Appartenevano a gruppi etnici diversi, ciascuno dei quali si insediò in aree specifiche: inglesi meridionali, solitamente artigiani maschi che non trovavano lavoro in patria; agricoltori inglesi settentrionali e scozzesi in fuga dalle tasse, disoccupazione; agricoltori irlandesi in fuga dalla siccità e tassazione. Poi c’erano i tedeschi impoveriti dalle guerre oppure appartenenti a sette religione (mennoniti e amish) che erano perseguitati da protestanti, luterani e cattolici. I francesi ugonotti, che scapparono dalla patria in seguito alla fine della politica di tolleranza (revoca dell’Editto di Nantes, 1685).

La geografia etnica si sovrapponeva a una geografia sociale ed economia sempre più differenziata.

  • New England: colonie omogenee sia religiosamente che etnicamente. C’erano le chiese di stato duramente intolleranti del dissenso altrui. L’istituzione centrale della vita collettiva era la famiglia: quella puritana era patriarcale e disciplinata e non lasciava alcuna autonomia a moglie e figli. Spesso la famiglia costituiva il cuore dell’impresa economica, soprattutto nelle campagne dominate da fattorie di dimensioni medio-piccole, che producevano per l’autoconsumo e solo in parte per l’esportazione.
  • Middle Atlantic: colonie eterogenee popolate da inglesi, tedeschi, olandesi, scoto-irlandesi, francesi ugonotti ed ebrei. Si formarono, dunque, diverse comunità religiose che confermavano il pluralismo.
  • Colonie meridionali: dominate dalla Chiesa Anglicana, erano agricole e rurali, basate su monocolture per esportazione. La schiavitù era l’istituzione centrale.

Grazie al commercio, all'esportazione etc., le città portuali crescevano a vista d'occhio; le principali erano Boston, NY e Filadelfia (che divenne la seconda città dell’impero dopo Londra).

Gli africani e la schiavitù nordamericana

Se la terra abbondante e a buon mercato portò benessere agli angloamericani, per milioni di africani tutto ciò volle dire schiavitù. Gli europei fecero in America quello che non avrebbero osato fare nel loro continente, cioè schiavizzare altri popoli che ritenevano meno civili e inferiori dapprima ci provarono con gli indiani, poi avviarono la tratta degli schiavi africani.

Erano esposti alle malattie dei nuovi venuti, resistevano bene alle malattie, tanto che vivevano più a lungo degli stessi bianchi. Inoltre avevano il marchio del colore della pelle, che li rendeva facilmente riconoscibili anche qualora cercassero di darsi alla fuga.

All’inizio del Settecento le colonie inglesi del Nord America e le Indie Occidentali – così come le colonie spagnole e portoghesi – erano parte di una grande rete di scambi che coinvolgeva le coste dell’Atlantico. Questo sistema comportava la produzione di merci e l’invio di forza lavoro schiava dall’Africa nera occidentale. La tratta transatlantica era gestita dagli europei: nel 1672 gli inglesi formarono la Royal African Company, una società alla quale affidarono il monopolio del commercio degli schiavi.

In Africa la schiavitù era un’istituzione solida e di vecchia data (nelle aree musulmane gli schiavi erano considerati come delle “proprietà”, come in Europa). Gli schiavi erano usati per vari compiti a seconda delle loro abilità: erano braccia per lavorare, ma, se abili e colti, anche cervelli per istruire e amministrare. A partire dal periodo della massima egemonia islamica (VII e VII sec) esse rifornivano di schiavi il mondo mediterraneo e quello dell’oceano indiano.

Gli schiavi arrivavano sulle coste nordamericane tramite due vie:

  • Direttamente dall'Africa
  • Tramite le Indie Occidentali qui venivano mandati dall’Africa soprattutto gli schiavi “freschi”, che dovevano essere disciplinati alla nuova vita: le Indie Occidentali, che avevano un sistema schiavista consolidato, erano le più adatte a farlo. Da qui gli schiavi “stagionati” erano, poi, riesportati nei mercati più incerti e giovani.

Nelle colonie settentrionali gli schiavi furono sempre pochi. Questa scarsa presenza era frutto di una struttura economica che non ne aveva bisogno e che lasciava loro qualche posto da artigiano, da operaio, da servitore domestico. Gli angloamericani del nord non solo accettavano la schiavitù in quanto istituzione, ma ne regolavano anche il mercato (non solo in America).

La Carolina, invece, era nata schiavista perché fondata da piantatori inglesi delle Indie Occidentali. Qui e in Georgia, dopo il 1700/1750 la schiavitù divenne il sistema dominante di organizzazione del lavoro nelle grandi piantagioni di riso e indaco.

Africani: da servi a contratto a razze inferiori. Per un periodo la condizione degli africani, presenti, ma poco numerosi, non sembrò diversa da quella dei servi a contratto europei. Alcuni di loro acquistarono la libertà e divennero piccoli piantatori. Alla metà del 600, i profitti minori resero più difficile attrarre servi a contratto dall’Europa + i servi già immigrati vivevano più a lungo e oltre la scadenza dei contratti diventavano liberi, ma non avevano le risorse necessarie per diventare proprietari terrieri vagabondi, che erano armati.

Le élite coloniali reagirono aumentando la durata del contratto e abolendo il diritto di voto per i non proprietari. A partire da questo momento, i coloni del nord America cominciarono ad avere un atteggiamento simile ai coloni delle Indie occidentali: consideravano gli schiavi africani appartenente a un’altra razza, inferiore e che dunque dovevano essere servi a vita.

La schiavitù di massa cambiò il sistema economico, ma anche quello sociale e giuridico. In Virginia e Maryland i tribunali iniziarono a trattare diversamente gli africani sin dal 1640:

  • Inizialmente ebbero contratti più a lungo di quelli dei bianchi e infine la servitù a vita ed ereditaria.
  • Le violenze dei padroni nei loro confronti furono giudicate non punibili.
  • Divieto di avere armi, di sposarsi con i bianchi (e poi divieto di contrarre matrimonio) e di avere proprietà.

All’inizio del Settecento vennero fatte delle leggi speciali: i slave codes nascevano in seguito alla paura che avevano gli europei della possibile aggressività degli schiavi (credevano di essere sgozzati nella notte). Reagivano, dunque, con norme rigide (divieto di movimento, di uso di tamburi, coprifuoco notturno) e punizioni orrende (taglio del naso, castrazione, rogo).

Pur vivendo immersi in ambienti ostili, gli africani coltivarono e mantennero molte loro tradizioni e cominciarono a forgiare nuove forme culturali. La resistenza alla schiavitù assunse varie forme: si davano malati, si ubriacavano, lavoravano lentamente, simulavano incidenti, distruggevano raccolti o strumenti di lavoro. La resistenza implicava anche episodi cruenti, come avvelenamenti di guardiani e padroni (ma non potevano fuggire perché la schiavitù era ovunque). Ovviamente non mancavano le rivolte: la più importante fu quella che avvenne il 9 settembre 1739 a Charleston, la Stono Rebellion. Venti schiavi provenienti dall’Angola (stato dell’Africa) si impadronirono delle armi di un negozio, sgozzando i proprietari e lasciando le loro teste sui gradini d’ingresso. Cominciò una marcia sanguinosa verso sud e la sera furono affrontati dalla milizia. Alla fine si contarono una trentina di morti fra bianchi e 44 neri. L’anno successivo sempre a Charleston 200 schiavi cercarono di organizzare un’altra fuga, ma furono scoperti e 50 di loro furono giustiziati.

Gli americani nativi e gli invasori

Al momento del primo contatto, i nativi erano circa 5 milioni. Nel 1800 erano 600.000. Cause: epidemie, guerre, migrazioni forzate etc. Sulle coste atlantiche, inoltre, gli agenti patogeni portati dagli esploratori e dai trafficanti fecero il loro lavoro letale prima che ancora si insediassero i coloni veri (i quali interpretarono ciò come un dono divino).

Sulla costa atlantica, all’inizio, gli indiani sfamarono i coloni, costretti al baratto per procurarsi del cibo. Poi insegnarono loro a conoscere animali e piante nuove, le vie di comunicazione verso l’interno, i sentieri, le tecniche di caccia e di guerriglia nella foresta etc. Dagli europei, i nativi impararono subito l’uso del pentolame e di altri strumenti, poi di alcuni tessuti e l’uso delle armi da fuoco.

Europei vs. nativi
Economia del baratto e cultura orale, della memoria Tecnologia dell’età del ferro, dinamica economica commerciale e monetaria, la cultura della parola scritta e dell’archivio
Religione monoteista + atteggiamento di sfruttamento nei confronti delle risorse naturali Religione basata sulla molteplicità di spiriti e il sentirsi parte della natura.
Senso di superiorità razziale, religiosa e tecnologica, che era alla base della loro tendenza all’espansione Senso di superiorità dovuto al legame con la terra.

Si sentivano sovrani del loro ambiente, che ai loro occhi non era wild, come sembrava agli europei, bensì natura segnata dall’opera dell’uomo, con campi, abitazioni, vie di comunicazione, luoghi abituali di raccolta.

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Scienze politiche e sociali SPS/05 Storia e istituzioni delle americhe

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swans di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'America del Nord e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Barcella Paolo.
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