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Ebrei in Europa

Capitolo 1 - Oltre la catastrofe

Nel 1348, mentre la peste nera infuriava in Europa, una grande ondata di violenza si scatenò contro gli ebrei che vivevano nelle città e nelle terre del mondo cristiano. Furono assaliti dalla folla e alcuni massacrati o costretti all’esilio, furono accusati di avvelenare i pozzi e le sorgenti e di diffondere la peste, furono processati e bruciati sul rogo. Gli effetti furono devastanti, comunità secolari furono cancellate o decimate, e la geografia della presenza ebraica mutò sensibilmente. Prima della Morte Nera, gli ebrei erano già stati espulsi da vari paesi, o sottoposti a soprusi e violenze, e gli ebrei erano stati esclusi dalla giustizia comune, diventando interamente dipendenti dai loro sovrani. Dal 1348 fino alla fine del 500 nessuna comunità ebraica avrebbe conosciuto un processo di crescita reale e di espansione, ad eccezione dell’Italia centrale e settentrionale, ed in questo lasso temporale, l’immagine degli ebrei nutrita dal mondo cristiano sarebbe stata permeata da tratti mitici, tanto potenti da alimentare le peggiori accuse contro di loro.

Presenza, spostamenti, espulsioni

All’inizio del 300 la popolazione ebraica in Europa era di circa 450 mila persone, l’1% del totale. I dati relativi alla distribuzione della popolazione ebraica sul territorio europeo fanno parte di un quadro instabile e in continuo movimento. Spostamenti ed esili caratterizzano e segnano i momenti di crisi, come appunto il 1348, ma fanno parte della storia degli ebrei, viaggiano si muovono passano da una regione ad un’altra. Spostamenti e migrazioni rappresentano la norma di una vita che è comunque segnata dalla precarietà, una precarietà imposta dal mondo esterno, che crea leggi e giustificazioni eccezionali per dare un senso alla presenza di questo corpo estraneo entro il compatto tessuto medievale, ma anche una precarietà interna, in cui ogni insediamento è comunque in qualche modo un esilio.

In due ondate successive tra la fine del XIII sec e il XVI secolo, gli ebrei furono espulsi da gran parte dell’Europa. Furono espulsi:

  • Inghilterra nel 1290;
  • Francia, espulsione provvisoria nel 1306 e poi ancora nel 1322. Poi nel 1394 anche gli ultimi ebrei che vi erano stati riammessi furono costretti a lasciare la Francia;
  • Tra la metà del secolo XV e i primi anni del 500, gli ebrei saranno espulsi da molta parte della Germania, dalla Spagna e dai possedimenti spagnoli di Sicilia e Sardegna (1492);
  • Provenza tra il 1498 e il 1501;
  • Regno di Napoli 1511.

Il mondo medievale aveva in qualche forma e per un periodo, accettato e tollerato al suo interno la presenza degli ebrei. Tale sorte era stata formalmente negata ad ogni altra forma di diversità religiosa. Nella società cristiana vincitrice i pagani non avevano spazio e dovevano convertirsi. La sostanziale accettazione della presenza ebraica, invece, è il frutto di un complesso processo, a carattere essenzialmente giuridico e teologico, di definizione dell’ebreo e del suo posto nel mondo cristiano.

In paesi come l’Italia, nel corso del Medioevo restava prevalente la tradizione della legge romana, che anche con le gravi limitazioni dei codici teodosiano (IV-V secolo) e giustinianeo (VI secolo), considerava sostanzialmente gli ebrei come cittadini dell’Impero. Tale status giuridico derivava dalla fusione di questa tradizione legale con la tradizione teologica della Chiesa. Sarà così che tra l’XI e il XIII secolo il diritto canonico porterà a compiuta elaborazione una complessa teoria che garantiva saldamente la presenza ebraica in seno alla società cristiana.

Ma nell’impero e più tardi nei nuovi regni d’Inghilterra e di Francia, dove il diritto romano aveva lasciato il posto, tra il IX e il X secolo, alla creazione di nuove forme giuridiche, la presenza ebraica doveva trovare una diversa definizione. Essa finì per fondarsi su particolari privilegi, simili alle carte di tuitio di età carolingia. Alla base di questi privilegi, e a giustificazione della protezione che essi garantivano agli ebrei, era un rapporto diretto e particolare con l’imperatore, il loro stato giuridico era così caratterizzato dalla diretta dipendenza dal potere statale.

Si trattava di uno “ius singulare”, ossia di uno status del tutto artificiale. Questa condizione di servitù era volta a proteggere la presenza ebraica, oppure mirava ad un intenso sfruttamento finanziario? Con l’emergere delle monarchie nazionali e la loro crescente laicizzazione, il potere statale tende a prevaricare gli ebrei, fino a comprometterne la sicurezza e l’esistenza stessa della comunità ebraica. Infatti, progressivamente il rapporto di possesso degli ebrei da parte della monarchia e dei feudatari più alti va precisandosi, e la libertà di movimento degli ebrei si riduce sempre più, mentre la pressione finanziaria su di loro cresce sino a giungere a vere e proprie forme di espropriazione finanziaria, tant’è che in alcuni casi gli ebrei sono presi in ostaggio da signori e sovrani fino al pagamento al tesoro reale di un riscatto.

In Inghilterra, l’inizio del peggioramento della condizione ebraica si situa intorno all’inizio del XIII secolo, prima di allora, la situazione era definita da una serie di privilegi reali che garantivano loro la libertà. Ma poco a poco questo status cambiò. Intorno al 1200 la condizione giuridica di uomo libero finì per essere collegata alla possibilità di scegliere il proprio tribunale e a quella, riconosciuta solo al cittadino libero, di evitare l’imposizione arbitraria di tasse da parte del sovrano e dei signori feudali. Gli ebrei non trassero beneficio da questo processo, anzi essendo diventati direttamente dipendenti dal sovrano, finirono per essere assimilati, grosso modo, ai sevi della gleba, che non potevano accedere a tribunali diversi da quelli reali ed erano sottoposti all’arbitrio delle imposizioni fiscali. La creazione di tale status singulare, il crescente isolamento civile oltre che religioso dell’ebreo e l’arbitrarietà delle azioni dei sovrani nei confronti dei loro ebrei aprirono la via dell’espulsione del 1290.

Questo processo interessò successivamente a partire dal XIII secolo il nord ed il sud Europa. Le due grandi monarchie, quella inglese e quella francese, si sbarazzarono successivamente degli ebrei, mentre quella spagnola seguirà alla fine del 400. L’unica eccezione è l’Italia nei domini non spagnoli. Le espulsioni sono quindi un fenomeno generale, e troviamo delle omogeneità. Il caso inglese e quello francese sono due monarchie in via di centralizzazione, intente a creare gli strumenti della propria crescita attraverso il consenso del popolo e la sua mobilitazione, mobilitazione che assume il carattere insieme di una partecipazione alle scelte e alle politiche dei sovrani. Questa strategia si attuò attraverso una riutilizzazione di vecchi schemi interpretativi della realtà, modelli rassicuranti che creano consenso. Tra i simboli antichi riattivati, l’ostilità antiebraica era uno dei più efficaci e operativi.

La prima espulsione, quella inglese, riguardava una comunità di modeste dimensioni con una storia di soli due secoli sulla terra inglese. Fino al XII secolo erano essenzialmente mercanti, poi divennero dei prestatori; tra il 1240 ed il 1260, quando ormai lo stato giuridico degli ebrei era fortemente deteriorato, le comunità furono rovinate da imposizioni fiscali assai pesanti decise da Enrico III. Per soddisfare le richieste del fisco, gli ebrei presero a vendere o a cedere direttamente alla Corona, le terre date loro in pegno dai debitori insolventi. Tale prassi portò ad una sorta di espropriazione delle terre nobiliari da parte della monarchia, e creò ostilità verso gli ebrei da parte di baroni e dei cavalieri. La decisione di espellere gli ebrei fu contrattata tra il sovrano e i baroni: in cambio di una tassa straordinaria molto forte, che risolveva i bisogni finanziari del re, egli consentiva di espellere gli ebrei dal regno.

Anche in Francia la pratica del prestito aveva generato simili ansie e timori, ma con tappe differenti, diversamente dai sovrani inglesi quelli francesi cominciarono a credere anche loro negli slogan propagandistici, come corpus reipublicae mysticum, che avevano inventato per creare il consenso, e in questo corpus, cristiano e santificato, gli ebrei non avevano posto.

In Germania, in questo periodo non ci furono espulsioni. L’ansia verso gli ebrei portò direttamente ad attacchi di massa, allo scopo di “rendere onore alla città”. Su questo sfondo la peste fece la sua apparizione nel 1348.

La morte nera

La peste, dopo un periodo di assestamento e sviluppo, riapparve in Sicilia, tra il settembre 1347 e il gennaio 1348, portata dalle galere genovesi provenienti dall’Oriente. Dalla Sicilia si diffuse nel Mediterraneo salendo poi verso Nord, sino alla Svizzera, alla Francia settentrionale e in Germania dove arrivò solo alla fine del 1348. Fin dalla primavera del 1348, il percorso della peste fu accompagnato dai pogrom, contro gli ebrei, prima a Tolone, poi a Barcellona e in altre città della Catalogna colpite dall’epidemia. Simili episodi si configurano come delle vere e proprie crisi di panico collettivo, quella che si scatenava nei quartieri ebraici è una violenza popolare spontanea e incontrollata. Il primo massacro a Tolone nell’aprile 1348 avvenne nella notte della domenica delle Palme, inizio della settimana Santa, che nel mondo cristiano è un periodo tradizionalmente segnato dalla manifestazione dell’ostilità religiosa contro gli ebrei, in modo ritualizzato e codificato. La violenza popolare scatenatisi in questi episodi, seppur spontanea e scatenata da nuove paure, trova schemi consolidati in cui incanalarsi.

In Provenza come in Catalogna le autorità condannarono decisamente i pogrom, anche la Chiesa si pronunciò in difesa degli ebrei, in una prima bolla emanata nel luglio ad Avignone, Clemente VI espresse la posizione ufficiale della Chiesa: la peste non era dovuta all’azione degli uomini, essa poteva derivare solo da cause naturali cioè da congiungimenti astrali, oppure dalla volontà divina. Tuttavia, nel luglio 1348 che gli ebrei furono accusati per la prima volta di aver avvelenato i pozzi e le fontane per spargere la peste tra i cristiani, nel Delfinato, e da qui si sparse in Savoia dove il conte d’Aosta Amedeo VI ordinò un’inchiesta, in seguito all’insistere della voce di avvelenamento pubblico, 12 ebrei furono arrestati e posti alla tortura. Dietro tortura molti confessarono, le confessioni sono simili tra loro e gli ebrei ammettono di aver sparso polveri velenose su incarichi di rabbini, in pozzi e cisterne di vari luoghi nel corso di viaggi d’affari. Queste confessioni delineano l’immagine di una responsabilità collettiva, di un complotto ebraico contro i cristiani. L’immagine degli ebrei avvelenatori si diffuse insieme alla peste, suscitando processi, massacri ed esecuzioni.

Clemente VI nell’ottobre 1348 in una seconda bolla ribadiva con molta forza l’innocenza degli ebrei, essi non avrebbero potuto spargere il morbo, dal momento che la mortalità che la peste provocava tra di loro non era inferiore a quella che si verificava tra i cristiani, argomentazione ripresa nello scritto dell’erudito Konrad di Megenberg, che affronta in termini naturalistici il problema dell’origine della peste.

Alla fine del 1348, la diffusione dell'epidemia di peste nelle città svizzere e tedesche è accompagnata da massacri nei confronti degli ebrei; in molti casi, la violenza contro gli ebrei precedeva la comparsa dell’epidemia. Si trattava di movimenti popolari autonomi: la peste era una catastrofe prevista e largamente annunciata, la notizia del suo dilagare ed il panico d’attesa che ne deriva erano sufficienti a spiegare le violenze. Il percorso dell’epidemia era preceduto, soprattutto nell’area tedesca e svizzera, dal passaggio delle bande di flagellanti.

  • Le bande dei flagellanti era un movimento che aveva complessi rituali di pellegrinaggio e autoflagellazione alla cui base vi era l’idea che si potesse attraverso il pentimento, il rigore e la mortificazione individuale allontanare l’umanità dalla punizione divina collettiva che Dio aveva scatenato con l’epidemia. Ben presto il movimento assunse un carattere eversivo, di violenza e il loro obiettivo principale erano gli ebrei: ovunque in Germania, il passaggio dei flagellanti fu accompagnato dai massacri contro di loro. In decine di città tedesche, comunità ebraiche furono sterminate. L’idea del complotto finiva così per saldarsi con quella che la peste fosse effetto di una punizione divina, anche se dietro la propaganda contro gli ebrei da parte delle bande dei flagellanti era più il desiderio di assumere in prima persona il compito di purificare la cristianità allo scopo di placare l’ira divina.
  • La Chiesa condannò con decisione il movimento. Alcune città provarono a chiudere le porte alla processione dei flagellanti, ma il consenso popolare e la spinta dal basso contro gli ebrei resero molto difficile questa scelta. Ad esempio a Strasburgo nel 1329, il consiglio cittadino, accusato di essere favorevole agli ebrei fu sostituito da un nuovo consiglio che decretò il rogo per tutti gli ebrei della città, 2 mila persone!

Le vicende di persecuzione ebraica non erano nuove, ma gli effetti della peste del 1348, sommandosi a quelli dei massacri dei decenni precedenti, furono più profondi, e portarono alla distruzione della maggior parte delle comunità. Anche se esse si ricostruirono si trattava ormai di poco più che di una sopravvivenza.

La costruzione dello stereotipo antisemita

Il Trecento è un periodo significativo anche per la costruzione ed il consolidamento dello stereotipo antisemita, poiché è proprio in questo periodo che giungono a maturazione tutte le fantasie della cristianità che attribuivano agli ebrei l'assassinio rituale di bambini, la dissacrazione dell’ostia, l'avvelenamento dei pozzi e delle sorgenti d'acqua. Ciò che accomuna queste accuse è il fatto che l'ebreo non viene più definito in base alla sua credenza religiosa, ma alla sua natura fisica.

Durante la persecuzione dell’XI secolo gli ebrei erano stati massacrati come uccisori di Cristo, secondo l'ideologia alla base dello spirito di Crociata. Connesso a questa ideologia era naturalmente il fatto che gli ebrei avevano avuto la possibilità di scegliere tra la conversione o la morte (molti scelsero il martirio). Nel 300 solo in alcuni casi, come in quello di Strasburgo gli ebrei poterono convertirsi e salvarsi, ma in generale essi venivano massacrati per restaurare un ordine violato e non in quanto ebrei che rifiutavano la conversione. Il male da loro rappresentato non poteva essere più cancellato dal battesimo. Questo indica una trasformazione dello stereotipo, un’accentuazione negativa e l’insistenza su una sorta di naturale malvagità dell’ebreo, che era fonte di perturbamento dell’ordine naturale e di contaminazione del mondo cristiano.

Questa idea di contaminazione è un concetto antico, formulato già da una parte della tradizione ecclesiastica, individuabile fin in alcuni testi di Paolo, come nella lettera ai Galati, all’origine stessa della polemica antigiudaica. Ma indubbiamente nel corso dei secoli, dalla prima formulazione paolina si realizzò uno slittamento semantico impercettibile ma fondamentale, per cui dalla contaminazione provocata dall’errore si passò a significare la contaminazione provocata dalla persona di colui che erra. In tempi recenti l’idea che gli ebrei fossero esseri diversi, per natura inferiori, in grado di contaminare chi li avvicinava, è stata definita con il termine antisemitismo. Antisemitismo e antigiudaismo, cioè l’odio teologico verso gli ebrei da parte del mondo cristiano, hanno così una storia comune e intrecciata.

Lo stereotipo antisemita prende forza e vigore nei secoli successivi all’XI alimentandosi soprattutto dell’accusa, di profanare le ostie consacrate e di uccidere ritualmente bambini. Le due accuse sono evidentemente diverse ma hanno la stessa struttura e veicolano lo stesso messaggio: la ripetizione rituale da parte degli ebrei dell’uccisione di Cristo. La profanazione delle ostie consacrate viene rappresentata anche da Paolo Uccello nella pala conservata nel palazzo ducale di Urbino, e l’episodio descritto è identificato con un caso di accusa di profanazione verificatasi a Parigi nel XIII secolo. All’origine della sua illustrazione nella Urbino del 400 ci sono le necessità propagandistiche della Chiesa intenta a sottolineare la presenza divina nell’eucarestia, come anche la polemica contro il prestito ebraico svolta dai frati minori delle città italiane.

Molti sono i casi di profanazione dell’ostia, particolarmente in Germania, dove solo l’avvento della Riforma e la sua polemica contro l’eucarestia posero fine al susseguirsi degli episodi: l'intera comunità di Passau venne processata sotto accusa di aver profanato un'ostia cristiana e al posto della sinagoga venne costruita una grande Chiesa, sede di successivi miracoli.

Più complessa la struttura dell’omicidio rituale, in cui gli ebrei erano accusati di assassinare un bambino in spregio alla religione cristiana e per utilizzare il suo sangue a scopo rituale, o scopo magico e medicinale. Lo scenario temporale era in genere la Settimana Santa, perché si ripeteva l’uccisione di Cristo. Inoltre la coincidenza della Pasqua ebraica con quella cristiana d...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilapan.nocchia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Roscioni Lisa.
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