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Riassunto esame Storia Moderna, prof. Restifo, libro consigliato La piaga delle locuste. Ambiente e società nel Mediterraneo d'età moderna, Gugliuzzo, Restifo

Riassunto per l'esame di storia moderna e del prof. Restifo, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente La piaga delle locuste. Ambiente e società nel Mediterraneo d'età moderna, Gugliuzzo, Restifo, dell'università degli Studi di Messina - Unime. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia moderna docente Prof. G. Restifo

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infette, si dissodarono e si rivoltarono per poi introdurre polli e maiali, che

mangiavano i gusci. In parte si gettavano in fosse. In Puglia processione

dedicata alla Madonna del Rosario. Numerose ondate di cavallette. Il 1662 fu

l’anno critico: sole oscurato per ore, case inondate. Anche la tarantola colpì la

Puglia. Gli abitanti dell’attuale provincia di Reggio Calabria si rivolsero a San

Nicodemo ed i grilli se ne andarono. A giugno 1696 toccò a Messina, dal 4

fino al 22. Il 9 agosto tornarono. Nel 1699 a Siracusa dopo le preghiere e

dopo che il vescovo prese la santa Eucaristia dal tabernacolo le cavallette

sparirono.

CAP. 10: Il 1700: “contrastare fieramente gli eserciti di mordaci locuste”

Nel 1708 guerra di Successione spagnola e difficoltà dei commerci complica

la vita di Messina. A maggio arrivano locuste da Africa e Levante. I padroni

dei fondi pagavano in base alle quantità di locuste uccise. Per 4 primavere di

fila comparvero ed erano seguite da carestie ed epidemie, che nel 1709

avrebbero causato a Messina 60000 morti. Nel 1712 tassa per i possessori

dei fondi, in modo da pagare coloro che le avrebbero uccise e bruciate. Riti

religiosi a Palermo: messe a S. Rosalia, processioni. 1707 ad Erice non

consentivano neanche di cucinare. A maggio si trasferì l’effigie benedetta di

S. Maria di Custonaci dentro le mura e la peste si disperse. Negli stessi anni

anche la Toscana, dove inizialmente furono considerate con negligenza fino

al 1715, quando il Serenissimo granduca nominò diversi cavalieri per

l’eliminazione delle cavallette. Si chiese aiuto anche ai maiali, mentre gli

uccelli accorsero. Si distendevano per terra delle tende, alcuni uomini

spingevano con rami e rumori le cavallette verso esse e quando ve n’era un

buon numero, ogni tenda veniva alzata da 4 uomini e gli insetti erano fatti

cadere in dei sacchi, poi bruciati. Lotta difficoltosa. Nel 1727 in Puglia e

nacque un conflitto tra proprietari terrieri e pastori: i primi provano a debellare

le cavallette con i maiali, i secondi si trovano le erbe strappate dalle radici.

Fino al 1806, avranno la meglio i pastori, poi le terre del Tavoliere andarono

quasi interamente a coltura agricola. Tornarono nel 1741 ed un

distaccamento spagnolo li utilizzò come cibo, friggendole. Dal 1758 si

spargeva paglia sui terreni infetti e le si dava fuoco. L’autunno del 1759 fu

aridissimo ed il 1760 ne risentì in termini di agricoltura e di allevamento (morì

1/3 delle pecore). Contribuirono anche i topi e le cavallette. Conti e baroni

emanavano ordini volti allo sterminio delle locuste. Il conte di Masino ne

promulgò 1 in sardo e in italiano, comprensivo di penali per chi avesse

trascurato il comando: 5 scudi ed eventualmente 15 giorni di carcere. Valeva

anche per gli ecclesiastici: chi non poteva intervenire direttamente avrebbe

dovuto pagare qualcuno disposto a farlo. Nel 1759 il barone Guastella fu

nominato da re Carlo III di Borbone “Barone del Grillo” per l’impegno messo

nella lotta alle locuste. Nel 1784 Gioiosa Guardia venne abbandonato per un

terremoto dell’anno precedente e per l’arrivo delle locuste: gli abitanti scesero

verso il mare e fondarono Gioiosa Marea.

CAP. 11: I grilli di Villabianca

Nel 1784 nel palermitano. Il vicerè Caracciolo nomina Commissario Generale

il Marchese Cardillo perché si prodighi all’eliminazione nei modi che ritiene

più opportuni. Alcuni contadini non rivelavano la presenza delle stesse sul

proprio terreno per paura che gli venissero addebitati i costi di bonifica.

Partinico rifiuta i bandi e le regole e dovrà farsi carico in toto dell’estirpazione.

Il Bando prevede che ogni proprietario, entro 15 giorni, riveli e faccia mettere

ali atti della Corte Giuratoria se nel suo terreno vi siano uova di cavallette e

poi Senatori e Giurati avrebbero deciso quanti uomini destinare a tali terreni.

Le uova sarebbero state trasportate nelle rispettive Università, dove

sarebbero state misurate e poi conservate fino a nuovo ordine. Dovevano

ararsi i terreni dove si presumeva ci fossero “ovai”.

CAP. 12: “Estirpare quel micidiale animale”

Il Senato di Palermo rinnovò i suoi voti a S. Trifonio e dava denaro per ogni

quintale di cavallette raccolte. Infestata anche Piazza Armerina a fine 1700.

Le sollecitudini del Perito si rivelano inutili e fallimentari. Pericolo

sottovalutato. Come nel passato chiede un provvedimento attraverso cui

potersi avvalere del denaro delle Università ed anche un mutuo coattivo sui

benestanti, che però viene rifiutato. Malgrado pesanti difficoltà la campagna

si chiuse positivamente. Tra 1784 e 1786 fu colpita la Toscana.

CAP. 13: Il 1800: governare le cavallette

1806 e 1807 a Siena (acridium italicum) e Roma (maroccanus). Spese e

danni ingenti fino al 1815. Uso dei porci, sacchi nel Tevere, stagionali

abruzzesi e poi inverno rigido 1815. Bitonto nel 1809 viene decisa una

mobilitazione di massa, indipendentemente da grado e condizione sociale,

per la distruzione di insetti e uova. Non bastò e neanche le preghiere,

suppliche e novene a San Vito, l’utilizzo di 30 squadre di braccianti, l’aumento

della mercede giornaliera da grana 15 a grana 24. Ancora convinzione che gli

animali in putrefazione potessero portare febbri maligne. Solo nell’estate

1813 una tempesta di libeccio le spinse in mare. Entravano anche nelle case.

Corvi e cornacchie supportarono i maiali. Anche a Cosenza nel 1812, dove si

era convinti avvelenassero aria e acqua da morte. Nel 1825 in Sardegna

dall’Africa. 1832 a Piazza Armerina. Giuseppe Maria Giovene racconta che

potrebbero superare ampi bracci di mare sacrificando l’avanguardia del loro

esercito, che dall’acqua consente alle altre di non annegare. Paolo Zanghì,

magistrato nisseno, sostiene invece che se fossero venute dal mare si

sarebbero viste in spiaggia e avrebbero divorato le prime terre incontrate.

Inizialmente sottovalutate, poi si studiarono rimedi (Gioacchino Arrosto,

membro della Società Economica di Messina). L’Istituto di Incoraggiamento di

Palermo assunse un ruolo di primo piano. L’obiettivo era contrastarle prima

che volassero, il sindaco, avvertito, avrebbe dato disposizioni. Zanghì ce

l’aveva con uomini poco collaborativi. Marzo inizia covatura delle uova, inizio

aprile si schiudono. Siccità sviluppo anticipato. Crescimone parla di

solidarietà tra locuste orfane e di vita breve ma felice: senza gelosia, guerra,

vivono in società, non faticano per il cibo, ecc.

CAP. 14: Le locuste nel Mediterraneo occidentale

Italia meridionale molto colpita, in particolare dalle locuste pellegrine

dall’Africa. Spagna devastata tra 1754 e 1757. Mangiano frutti, ortaggi, tranne

foglie e frutti del pomodoro. I maschi salgono in alto alle piante e tagliano le

punte, delle quali si cibano da terra le femmine, che poi scappano e la

conclusione avviene in terreni incolti. Così anche le cavallette siciliane. Nel

XV secolo diverse invasioni. Tra XVI e XVIII secolo 15 invasioni di locuste alle

Canarie. Inizialmente si rivolsero all’autorità religiosa, poi si passò ad azioni

dirette sulle terre. Nel 1688 documento dalla Catalogna, dove ci fu

devastazione. Spesso si ricorse al fuoco. Anche in Marocco nel 1778, spesso

soggetto a terribili siccità. Qui si scavarono fossi cinti di palizzate di canne

piegate verso l’interno, in modo che gli insetti incapaci di scalare le canne,

cadono nel fosso e si divorano l’un l’altro. Scamparono solo gli allevatori

residenti in montagna o vicino le paludi. Nel 1780 carestia. Ad inizio XIX

secolo si cucinavano, fritte, arrostite o bollite. Nel 1815 arrivarono

nuovamente ad Algeri e si potè contare poco sulle vigne. Il medico e

archeologo pisano, Giovanni Pagni, fa una distinzione tra cavallette con le ali,

più pericolose, ed altre lunghe quanto l’indice e grosse più del pollice.

CAP. XV: Le cavallette nel Mediterraneo orientale

A Cipro prima invasione nel 1351. Puzza per la putrefazione. Fenomeno

ricorrente dalla fine del Medioevo. Colpi severi ai raccolti. Nel 1521

disponibilità di quasi tutto, ma pane caro a causa del poco frumento. Carestia

tra 1572 e 1576. In una sola notte distruggevano un campo di grano,

sufficiente al sostentamento di 50 persone a settimana, più il foraggio per il

bestiame. Spese enormi, anche per prendere acqua dalla Siria, che attirava

uccelli pronti a mangiare le cavallette. Giovanni Mariti testimonia che nel

1760 i Turchi proibivano di pestare le uova, perché era peccato opporsi ai

castighi di Dio. Così si limitano a ritardare la piantatura del cotone ad aprile.

1785 Egitto. 1682 Izmir, poi 1778 il terremoto preceduto ancora dalle locuste.

I russi ne approfittarono per vendere lì il loro grano. Dopo il loro passaggio il

terreno da verde diventa marrone, sono come il fuoco. Le notti d’estate molto

calde le vedevano volare: l’ufficiale inglese Colville Frankland se le trovava in

stanza e le osservava. Simili a scarabei, ma più resistenti, grossi, poco

capaci di volare. Il pollame si cibava delle loro uova, ma poi ne produceva di

dure e con un tuorlo molto rosso. I nativi ritenevano tali uova malsane.

Turchia, Anatolia vengono colpite. Evoluzioni politiche e demografiche sono

indipendenti, ma possono essere state influenzate da ciò. Si usano armi da

fuoco in Siria, ma l’uccello Samarmar è più efficace.

CAP. XVI: Uomini, animali e animaletti

Nel 1960 storia delle visioni del mondo, espressione usata da Robert

Mandrou, divenne disciplina autonoma. Oggetti di studio: sentimenti,

sensibilità, credenze, attitudini, immaginario, simboli, vita quotidiana. Lucien

Fevbre volle ampliare il campo della storia culturale, aveva parlato di una

storia dei sentimenti collettivi. Jacques Le Goff, a differenza di Braudel, volto

alla storia economico-sociale, si diresse verso la storia delle mentalità, le

quali cambiano lentamente. Diverse critiche, come quella di Lloyd, che

rimprovera alla mentalità di essere esplicativa e descrittiva. Nel Medioevo

tentativo di desacralizzare gli animali. Il demonio prende pelle e sembianze di

animali. Ad esempio Beel-zebug è signore delle mosche, Satana cristiano

piede biforcuto della capra. La locusta migratoria si gregarizza nell’area

Ponto-Caspiana. Spagna, Italia, Grecia sono colpiti dalla schistocerca, nata in

primavera nel sud del Sahara e rafforzata dalle deposizioni delle uova

autunnali in Maghreb. Nel Vecchio Testamento le invasioni di locuste

spesso erano interpretate come punizione divina nei confronti degli uomini,

nel Libro dell’Apocalisse invece le cavallette sono prodromo del giudizio

universale. Anche a partire dal Medioevo si pensava potessero essere un

castigo di Dio, come nel 1652 in Sardegna. Erano avvelenate al punto che il

fieno rimasto avvelenò i buoi che lo mangiarono. Ci si rimette alla

misericordia divina. Il rito della maledizione delle locuste si ripete anche in

alcuni episodi siciliani, anch’essi seicenteschi. Ad esempio il martedì santo

1568 e 1569 si fece una processione per portare a termine il rito della

maledizione de’ grilli. L’officiante chiedeva alle locuste di andare in una terra

deserta, nel paese degli Etiopi idolatri, in mare o terra deserta, altrimenti le

avrebbero date in pasto agli uccelli o ai venti procellosi. A Messina il vescovo

intimò il digiuno nel 1708 e si implorò l’intercessione della Vergine della

Lettera, protettrice di Messina. Il 23 febbraio 1712 Gesù Bambino di cera

nella chiesa di S. Gioacchino a Messina pianse. Annibale Maria di Francia,

santificato di recente, mise in collegamento i mali materiali e quelli spirituali

che accoravano città e Sicilia. Nelle province napoletane si usava di

processare gli animali nocivi ai ricolti, adoperandosi nell’accusa, nella difesa

e nella sentenza gli stessi riti in Francia e negli altri paesi. Critiche perché si

confuse sacro e profano. I chierici dell’epoca si mostrarono ostili nei confronti

di alcune cerimonie come quelle contro temporali o siccità o contro quelle

sugli animali. Digiuno, processioni e benedizioni sono comuni anche al Nord

per orsi e lupi. Ad Agrigento si fece rivedere la condotta morale della

popolazione. A Cipro veneziana i magistrati cambiarono mentalità

trasformando l’insetto da strumento della collera divina in una volgare

bestiola. 1710 a Taormina si distrussero cavallette e uova, soprattutto con il

fuoco, facendo pagare una tassa per coprire le spese. La celebrazione del

processo ed il giudice che ne incarna il sacerdote costituisce un simbolo

irrinunciabile della supremazia dell’ordine e della legalità: la scrofa di Falaise

(1836), che aveva divorato braccio e viso di un fanciullo, era stata

condannata dal giudice ordinario alla decapitazione ed alla mutilazione della

zampa anteriore, nonché all’impiccagione nella piazza grande della città,

dopo essere stata vestita con giacca, brache, guanti, ecc. Quando il verdetto

non conseguiva l’esito agognato, il clero organizzava processioni per

chiedere perdono a Dio, come a Valencia nel 1585, quando le cavallette non

se ne andarono e si pagarono le decime alla chiesa. Si adottarono anche

scomuniche e maledizioni. Si evidenzia la funzione legale del rituale come

mezzo di controllo sociale e di controllo di un ambiente considerato come

sregolato e caotico. Maledizioni e benedizioni potevano essere rivolte solo

alle creature razionali e sensibili. Anatema canonico e condanna civile,

soprattutto il bando e l’espulsione sotto minaccia di pene più gravi. Nel 1519 il

comune di Stelvio, in Tirolo, aprì un processo penale contro certi topi di

campagna, che, scavando gallerie, danneggiavano le messi. I sorci vennero

affidati alla difesa di un procuratore. Ai danni prodotti la difesa dimostrò i

benefici portati, rimuovendo suolo, vermi e animali nocivi e ottenne dal


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in metodi e linguaggi del giornalismo (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze Politiche) (MESSINA)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Restifo Giuseppe.

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