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Luigi XIV e la Francia del suo tempo di Peter Robert Campbell

Introduzione

Il regno di Luigi XIV è sempre stato al centro di polemiche. Anche ai suoi tempi il re fu attaccato come tiranno, mentre nel saggio storico di Voltaire Il secolo di Luigi XIV troviamo una prima difesa del suo operato. Con i saggi di Lemontey, Tocqueville e dei loro seguaci, il re viene poi visto come l'artefice dello stato assoluto. Per molti anni ha prevalso una visione convenzionale di Luigi XIV, rafforzata dalla continua ristampa di opere agiografiche e di studi oggi superati.

A cominciare dal secolo scorso, molti storici hanno suggerito l'idea che il regno di Luigi XIV vide il trionfo dell'assolutismo. Questo implicò il consolidamento del potere regale, le riforme amministrative e la centralizzazione, oltre alla riduzione delle libertà provinciali e urbane. Alla luce degli studi più recenti, sembra poco probabile continuare a difendere tali posizioni. Durante gli anni '80, alcuni studi francesi e inglesi porsero un'attenzione puramente verbale alle vecchie teorie, tanto che divenne comune, almeno nelle più sottili opere di interpretazione, porre l'accento sulla sopravvivenza di vari aspetti di uno pseudo feudalesimo durante tutto il regno e nel Settecento.

È ormai accettato da tutti che lo stato francese era in verità una specie di compromesso, in quanto i ceti dominante erano partner, spesso anche riluttanti, del governo reale. Tale compromesso, a cominciare dal 1630, doveva assumere forme diverse, e la sua natura divenne più chiara dopo la fine della Fronda nel 1650. Questo implicò un aumento del potere regale, non tanto contro le élite locali, ma con il loro aiuto. Entrambe le parti dovevano beneficiare del ristabilimento dell'ordine. Grazie a questo compromesso, il re otteneva il suo scopo nella maggioranza dei casi, purché tenesse conto degli interessi acquisiti; le élite, d'altra parte, beneficiando della stabilità, erano felici di cooperare con un regime che confermava i loro privilegi e accordava loro protezione e superiorità sociale. Gran parte dell'accordo si basava sul sistema del privilegio - ossia sull'esenzione individuale da un'impostazione generale - e sulle vantaggiose opportunità offerte dal sistema finanziario.

Per ottenere i loro scopi, il re e i suoi ministri avrebbero voluto imporre il potere dello stato in modo più sistematico. I primi anni furono caratterizzati dalle riforme, ma il prevalere della politica estera tra i compiti del sovrano portò all'abbandono delle riforme per le necessità finanziarie delle guerre.

Se le preoccupazioni interne influenzarono la politica estera, è vero anche il contrario. La monarchia non poteva evitare di dipendere da alcuni gruppi che controllavano il denaro liquido necessario per le guerre. Essa finì così con il confermare quegli elementi dell'ordine sociale, come i privilegi, che nei suoi progetti a lungo termine avrebbe dovuto combattere. Nonostante tutto, la corona non poté evitare alcune opposizioni sul piano religioso e politico, in particolare verso la fine del regno.

Capitolo 1 – Il contesto storico

1.1. La situazione politica nel 1661

Nel 1661 la Francia era appena uscita da 25 anni di guerre esterne contro gli Asburgo di Spagna ed'Austria. A cominciare dal 1624, con la politica dei sussidi, e dal 1635, con la forza delle armi, la politica estera francese aveva cercato di spezzare la stretta mortale esercitata sulla Francia dall'ascesa della potenza spagnola dal possesso da parte della Spagna di territori vicini ai suoi confini, una situazione resa ancora più pericolosa dall'alleanza familiare fra Filippo IV e i suoi parenti Asburgo, imperatori del Sacro Romano Impero. Con un enorme sforzo che gravò pesantemente su tutte le classi sociali, ma specialmente sul popolo, la Francia fu in grado di raccogliere un forte esercito che poté tenere a distanza il nemico e che infine, sia esaurendo le risorse degli avversari sia infliggendo loro importanti sconfitte militari, condusse ai trattati di pace.

L'operazione riuscì a stento, dal momento che nessuno stato moderno aveva un sistema finanziario tale da sostenere una guerra tanto lunga con armate così imponenti; inoltre le rivolte interne erano piuttosto frequenti. Pur avendo fatto ricorso a tutti i possibili espedienti per raccogliere fondi, nel 1648 sia la Spagna che la Francia erano in bancarotta.

La pace di Westfalia del 1648 pose fine alla guerra dei Trent'Anni. Questi trattati costituirono un fondamentale punto di riferimento delle politiche estere per alcune generazioni successive, e videro la nascita di nuove potenze come la Svezia, la repubblica olandese e l'Austria. L'imperatore era stato costretto ad abbandonare l'alleato spagnolo e a fare una pace separata, promettendo di non intervenire nella lotta contro i Paesi Bassi spagnoli che Mazzarino voleva annettere. Ma la Spagna continuò a combattere. Da questi trattati la Francia uscì come la prima potenza in Europa.

L'accerchiamento spagnolo fu spezzato e i confini francesi furono estesi fino ai Pirenei, mentre si facevano conquiste territoriali sui confini orientali. Da un lato queste conquiste rafforzarono i confini della Francia, dall'altro erano potenziali teste di ponte per un'eventuale annessione della Francia Contea spagnola e dell'Alsazia imperiale. Inoltre, contribuirono di fatto ad isolare i Paesi Bassi spagnoli. La pace tra Francia e Spagna non fu firmata ufficialmente fino al novembre 1659. In quell'anno la Spagna cedette principalmente i territori sul lato francese dei Pirenei, e in particolare il Rossiglione, e si accordò per il matrimonio dell'infanta Maria Teresa con Luigi XIV.

Lo stato francese era un insieme di diverse province, regioni e città, che era stato tenuto insieme per secoli dalla politica dinastica e militare dei sovrani. Le acquisizioni più recenti, come la Borgogna, la Bretagna, la Provenza, e ora il Rossiglione e l'Artois, tutte alla periferia del regno, mantennero le loro franchigie provinciali, il loro codice giuridico tradizionale e le loro istituzioni, che in genere comprendevano anche le loro istituzioni. Sono infine da ricordare anche le numerose città con esenzione dalle tasse, che avevano lo statuto di pays d'élections, vale a dire che erano organizzate in circoscrizioni fiscali sottoposte al controllo di un funzionario reale detto élu (eletto), responsabile della riscossione di tutte le imposte indirette. In quanto tali, dunque, queste città erano soggette a un controllo reale più rigido rispetto ai pays d'états, in cui invece erano presenti delle assemblee che rappresentavano i tre stati ed esercitavano l'amministrazione generale e finanziaria.

Ma c'erano anche disordini in senso stretto, dal momento che vari elementi nella società protestavano contro i cambiamenti nella forma del governo e nel sistema di tassazione che era stato imposto al paese. Erano cominciati nel 1630, quando l'aumento delle imposte combinato a un'epidemia di peste provocò miseria e proteste. Rivolte popolari, sia rurali che cittadine, continuarono a scoppiare fra il 1630 e il 1650. Il fallimento di Mazzarino nello stipulare la pace con la Spagna nel 1648, il desiderio di difendere i privilegi locali e corporativi contro i tributi e gli espedienti fiscali della monarchia che causavano continue discordie interne, unitamente alla debolezza costituzionale della reggenza (1643-51) e al risorgere delle ambizioni politiche dei grands, condussero così alle guerre civili fra il 1648 e il 1653, note come le guerre della Fronda.

La Fronda scoppiò nel 1649 e continuò per intervalli successivi fino al 1653, quando la stanchezza e le vittorie del re vi posero fine.

La crisi finanziaria causata dalla Fronda fu superata grazie alla politica generosa nei confronti dei finanzieri tra il 1650 e il 1660. Il credito era stato ristabilito con difficoltà da Fouquet, sovrintendente alle Finanze, e le campagne contro la Spagna furono pagate grazie agli anticipi dei finanzieri, all'aumento delle tasse e alla maggiore pressione fiscale sui gruppi privilegiati. Prestiti forzosi, tasse sul vino e lo storno delle tasse municipali al tesoro causarono numerosi tumulti cittadini nei tardi anni '50. I disordini scoppiati nel 1659 furono brutalmente repressi, come presagio del futuro, mentre la monarchia traeva beneficio dalla pace con la Spagna.

1.2. Economia e società

È impossibile fornire un quadro preciso della popolazione francese durante il regno di Luigi XIV. In quel periodo, le nascite, i matrimoni e i decessi erano registrati in modo casuale dai sacerdoti nelle parrocchie, e altre testimonianze, come i registri delle tasse, sono difficilmente utilizzabili, perché i funzionari non erano tenuti a registrare tutta la popolazione – bensì soltanto coloro che pagavano le tasse e, anche in quel caso, solo i capifamiglia.

Il numero dei figli per matrimonio era abbastanza scarso, perché le donne si sposavano tardi, o perché uno dei genitori poteva morire, essendo piuttosto comune una morte precoce intorno ai 40 anni. I matrimoni tardivi erano tipici delle coppie povere, che dovevano aspettare di mettere da parte o di ereditare il necessario per mettere su casa propria. Le donne si sposavano in genere intorno ai 25 anni, e gli uomini un po' più tardi, a meno che la mancanza del pane o una carestia non riducessero la popolazione locale lasciando così la terra nella mani di una generazione più giovane. Solo i più sani sopravvivevano, mentre circa metà della popolazione moriva prima di raggiungere i vent'anni.

Gran parte di questa popolazione, la cui vita era piuttosto precaria, viveva in campagna. La gente di campagna poteva aver contatti con le cittadine sedi di mercato di poche migliaia di abitanti, ma le città grandi erano rare. La maggior parte del clero, della nobiltà e della borghesia davano in affitto le proprietà terriere a fittavoli che, non solo si prendevano cura della coltivazione della terra, ma si occupavano anche dell'imposizione ed esazione delle tasse signorili legate alla terra.

Infine, c'era la massa dei contadini che possedevano meno di 5 acri di terra. Dal momento che occorrevano almeno 25 acri per mantenere una famiglia, oppure 8 o 9 acri di terra coltivata a vigneto piuttosto che a grano, è evidente che la maggior parte dei contadini di questa classe doveva integrare i guadagni cercando lavori a giornata, o facendo lavori a casa nei periodi di inattività nei campi.

Fino agli anni 1630-40 nel nord e agli anni 1670-80 nel sud, la produzione agricola era in aumento, e il prezzo del pane si mantenne basso. Ma nei primi anni del potere di Luigi XVI le tendenze economiche cambiarono ovunque: la situazione peggiorò notevolmente, la produzione crollò e i prezzi dei generi alimentari aumentarono. La terra dava poco profitto ai proprietari terrieri, mentre i coltivatori finivano con l'indebitarsi, gli arretrati si accumulavano e nessuno era in grado di rilevare nuove proprietà. Gli affitti scendevano e di conseguenza i redditi terrieri. Naturalmente i proprietari ridussero la durata dei contratti e tentarono di ottenere i pagamenti in denaro anziché in natura; ma anche queste strategie non furono sufficienti a fermare il calo dei profitti.

Il vagabondaggio era un problema grave ed endemico, e il numero di vagabondi cresceva nei periodi di cattivo raccolto. Essi si ammassavano nelle città in cerca di assistenza, ma venivano rispediti alle loro parrocchie d'origine per timore di depauperare le risorse cittadine.

La produzione nelle città era quasi esclusivamente artigiana, e aveva luogo in piccoli laboratori diretti da un mastro artigiano con due o tre operai e apprendisti. I laboratori dello stesso settore tendevano a unirsi nella stessa strada o quartiere, e questo favorì il formarsi di comunità strettamente unite, resistenti a interferenze dall'esterno. Se quella tessile era un'industria prevalentemente rurale, la produzione di metalli e vetri lo era in misura ancora più esclusiva. Non esistevano fabbriche vere e proprie; ce n'erano solo 48 in tutta la Francia nel 1610, e il numero scese negli anni successivi.

Un'altra caratteristica dell'economia francese rappresentò una preoccupazione costante per Colbert e per i suoi successori: la natura del commercio e la scarsità di circolazione monetaria. I prodotti vendibili esportati dalla Francia erano grano e altri cereali, vino e alcolici, sale e tessuti. La maggior parte delle attività commerciali veniva pagata con cambiali e con lettere di credito che circolavano a livello locale fra i mercanti. I contadini si servivano solo dagli artigiani locali, e gli acquisti erano fatti tramite scambi, o con monete di rame che valevano molto meno del loro valore nominale. La scarsità di monete d'oro e d'argento era un fenomeno europeo in questo periodo, e non solo ebbe un effetto negativo sul commercio, ma rese anche più difficile il reperimento di denaro contante per pagare le forniture militari e i soldati.

La divisione medievale della società francese in tre ordini o stati corrispondeva ancora a dei valori sociali. Come primo stato, il clero era un ordine separato che pretendeva diritto assoluto sui propri affari e l'esenzione dalle tasse. Lo stesso valeva per la nobiltà, che costituiva il secondo stato. Nonostante i dibattiti sulla natura della nobiltà e i cambiamenti nella composizione dell'esercito, continuava a dominare l'idea che i nobili erano privilegiati perché combattevano per difendere la nazione, e perché erano particolarmente virtuosi. Così, essi non erano tenuti a pagare imposte dirette come i cittadini comuni, e si dovevano distinguere da tutti gli altri nella società per il loro abbigliamento e stile di vita, che riflettevano entrambi il loro rango.

All'interno del terzo stato, la borghesia è il gruppo più difficile da definirsi in modo preciso, perché era composto da molti elementi eterogenei. Il termine borghese, in origine, aveva indicato un abitante della città, ma ora il significato predominante era quello di una persona al vertice della gerarchia urbana che godeva di diritti ed esenzioni, che non era impegnato in un'attività produttiva, ma che viveva piuttosto dei propri investimenti. In molti casi, quindi, il borghese poteva essere un funzionario nell'amministrazione giudiziaria o finanziaria, forse in una delle corti reali, o nell'amministrazione cittadina, e lo si distingueva a malapena da un nobile, se non per il fatto che non aveva ancora un vero titolo nobiliare.

In campagna l'aspetto più evidente del privilegio era il sistema signorile. Il signore godeva di una serie di pesanti diritti sulla terra, pur non avendone l'uso. Questi potevano essere il droit de champart (il prelievo di circa il 10 per cento del raccolto), canoni d'enfiteusi, diritti di caccia, l'obbligo di usare il mulino e il torchio del signore, e l'importante privilegio di amministrare la giustizia, uno strumento questo atto a proteggere e rafforzare tali diritti.

1.3. La politica sociale della finanza reale

La finanza era una delle preoccupazioni centrali del governo. Le guerre, il mantenimento della famiglia reale e i programmi di prestigio avevano bisogno di grandi introiti per coprire i costi. L'unica entrata sicura proveniva dal demanio reale, grazie alla taille (un'imposta su case e terreni diventata permanente durante la guerra dei Cent'Anni), e da varie altre imposte indirette. La convinzione che il re dovesse mantenersi con gli introiti delle proprietà reali rimaneva una barriera forte, così come l'idea che le tasse straordinarie imposte in periodi di difficoltà non dovessero continuare in tempo di pace. La chiesa si credeva immune da tasse dirette in virtù del suo ruolo spirituale, ed era disposta a fare una donazione libera alla sua assemblea quinquennale.

Per trovare denaro, i ministri sfruttavano le risorse già esistenti, ma facevano anche costantemente ricorso a uomini che suggerissero nuove idee per aumentare gli introiti reali con nuove imposte indiretti. Così, si era sviluppato un sistema nel quale le entrate regolari di cui si aveva bisogno, che superavano di gran lunga quelle procurate dalle proprietà reali e dalla taille, venivano aumentate fino a raggiungere la quota necessaria con una varietà di esazioni privilegiate e di tasse, note come traités, riscosse indirettamente alla vendita o al trasporto delle merci.

Complessivamente, sembra che la tassazione diretta ammontasse circa al 5-10% della produzione di un contadino ma c'erano molte variazioni sia nel tempo che nello spazio. L'incidenza della taille spesso non aveva alcun rapporto con le entrate di un villaggio, e una comunità che guadagnava poco poteva essere tassata come una più ricca, anche nello stesso circondario. In tempi di carestia e pestilenze, o di guerre esterne - periodi nei quali il commercio tendeva a contrarsi e i guadagni a crollare - le imposte diventavano proporzionalmente più pesanti.

Come abbiamo visto, c'erano sostanzialmente 4 modi per lo stato di raccogliere fondi. Il primo era costituito dalle entrate delle affittanze del demanio reale; il secondo dall'imposta diretta detta taille, l'imposta su case e terreni che gravava soprattutto sui contadini; la terza era un insieme di imposte indirette note come aides, traités e gabelles, quest'ultima un'iniqua tassa sul sale; la quarta fonte di reddito era costituita dai prestiti. A parte alcune sfumature, le prime tre venivano raccolte da funzionari al servizio diretto della corona, o da compagnie private che, in cambio del loro servizio, potevano tenere la differenza tra quanto avevano pattuito di pagare al re e quanto effettivamente raccoglievano. Questo sistema privato, noto come appalto o concessione di esazione delle tasse, era molto diffuso nell'Europa dei secoli XVII e XVIII.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kristina_gv di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Levati Stefano.
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