Estratto del documento

Francesco di Paola

Nascita e adolescenza

Francesco nasce nel marzo del 1416 a Paola, nel giustizierato calabrese di Val di Crati e Terra Giordana. Era stato molto atteso dai genitori che, essendo in età avanzata, si erano rivolti a Francesco d’Assisi per avere quella grazia. La felicità della nascita era però stata offuscata dal fatto che il bambino era privo di vista in un occhio. La madre, allora, si diede alla preghiera promettendo che, se fosse guarito, il figlio avrebbe indossato l’abito di S. Francesco almeno per un anno (Anonimo).

Sui genitori di Francesco si sofferma il Toscano che sostiene la loro discendenza nobiliare: il padre Giacomo proveniva da una famiglia aristocratica originaria di Messina, poi trasferitasi in Calabria, i Martolilla; la madre Vienna apparteneva alla famiglia de’ Fuscaldi, tra le più antiche e illustri della Calabria. L’Anonimo parla della condotta irreprensibile e dello stile di vita austero di Giacomo e Vienna, che fornirono un esempio per Francesco. Egli crebbe in età, sapienza e buoni costumi e, secondo il Toscano, visse la sua fanciullezza in penitenza, macerando il suo corpicino con continue mortificazioni e digiuni. La sua condotta era così perfetta da essere ammirata dai suoi concittadini che lo definirono ‘fanciullo santo’.

Poiché a Francesco guarì l’occhio, i genitori, una volta raggiunta la giusta età, lo portarono al convento della città diocesana di San Marco per trascorrervi l’anno votivo. Secondo alcuni, tra cui l’Anonimo, Francesco aveva l’età di 15 anni, tesi confermata dalle norme pontificie emanate da Martino V nel 1430 – le “Constitutiones Martinianae” – che vietavano l’accesso ai conventi ai ragazzi al di sotto dei 14 anni; altre testimonianze ritengono che Francesco avesse 13 o addirittura 12 anni, anche perché egli compì 13 anni nel 1429, quando le norme non erano ancora in vigore. Nel convento di San Marco Francesco svolgeva i compiti più umili, come sagrestano o dispensiere; si recava a fare la legna nel bosco o a chiedere l’elemosina per conto dei frati.

A Francesco vengono associati, già in quei primi anni, eventi prodigiosi: un episodio di bilocazione, quando il padre guardiano, non trovando il pranzo che il ragazzo avrebbe dovuto cucinare, andò nella cappella, dove vide Francesco, assorto in preghiera ma, tornati in cucina, trovarono il pranzo in tavola; o ancora, quando a Francesco fu ordinato di prendere dei carboni accesi ma egli, non trovando un contenitore, li prese in mano. Trascorso il primo anno, Francesco avrebbe dovuto decidere se proseguire la sua esperienza presso i frati minori o lasciare il convento.

Il ragazzo decise di uscire dal convento e proseguire la sua esperienza di fede attraverso un pellegrinaggio, con i genitori, ad Assisi per visitare la tomba di S. Francesco; i tre sarebbero poi passati per Loreto, Monte Luco, Spoleto, Montecassino e Roma, per visitare i luoghi santi. Una volta rientrato in Calabria dopo il lungo pellegrinaggio, che gli aveva consentito di entrare in contatto con diversi ambienti religiosi e ampliare l’esperienza acquisita a San Marco, Francesco decise di ritirarsi in solitudine, in una struttura del padre, e vivere da eremita. Il luogo non era però abbastanza lontano dal centro abitato e per questo egli si trasferì in un posto ancora più isolato, un podere dove riuscì a ricavare una piccola grotta in cui visse nel digiuno e nella preghiera. Con il ritorno nel territorio della città natale, si conclude la fase adolescenziale di Francesco.

Realtà calabrese nel '400

Quando nacque Francesco, vi era una grande instabilità politica nel regno di Napoli, per il cui trono era in corso una guerra di successione. Giovanna I era morta senza lasciare eredi; si era così scatenata una lotta tra gli Angiò di Provenza (Luigi I, Luigi II, Luigi III) e gli Angiò di Durazzo (Carlo III, Ladislao, Giovanna II); nella contesa tra Luigi III e Giovanna II, si era inserito Alfonso V d’Aragona, detto il Magnanimo, già re di Sicilia e Sardegna; egli si alleò con Giovanna II la quale, non avendo figli, lo adottò nel 1420, trasmettendogli i diritti di successione al trono, a condizione che egli non si intromettesse, finché lei fosse stata in vita, nel regno napoletano, su cui la regina esercitava pieni poteri.

Ma Alfonso iniziò ad assumere iniziative per limitare l’autorità di Giovanna che, quindi, decise di revocare l’adozione nel 1423 e adottare paradossalmente il rivale Lugi III. Alfonso sembrò non interessarsi alla lotta dinastica e fece ritorno in Aragona; ma nel 1432 (in coincidenza del ritorno di Francesco in Calabria), tornò e, vinte le ultime resistenze di Luigi III e, dopo la sua morte, del fratello Renato, si impadronì del regno di Napoli, grazie anche all’appoggio del baronaggio siculo-catalano.

Importante fu il ruolo della nobiltà feudale disposta a fornire il proprio sostegno militare all’uno o all’altro dei belligeranti a seconda del proprio tornaconto. Una delle famiglie feudali più importanti della Calabria furono i Ruffo che Alfonso cercò di portare dalla propria parte, accordando una serie di privilegi a Carlo Ruffo, conte di Sinopoli. Inoltre il sovrano aragonese incaricò il proprio consigliere, Antonio Ventimiglia (famiglia aristocratica siciliana), di trattare il matrimonio della ricca ereditiera Enrichetta Ruffo con Innico d’Avalos, il suo viceré nel regno di Napoli; ma Antonio Ventimiglia approfittò della situazione per sposare lui stesso la ricca Enrichetta, contessa di Catanzaro, ed entrare in possesso dei suoi feudi (tra cui anche il marchesato di Crotone).

Temendo poi la vendetta di Alfonso, egli preferì anticipare gli eventi organizzando una rivolta antiaragonse che coinvolse le principali università dei suoi feudi e costrinse Alfonso ad intraprendere una spedizione militare in Calabria che si concluse con la richiesta di clemenza da parte del Ventimiglia che fu privato dei suoi feudi e condannato all’esilio. Nel 1458 Alfonso morì e il regno di Napoli che era stato una sua personale conquista passò al figlio naturale Ferdinando I, detto Ferrante (gli altri regni passarono al fratello Giovanni d’Aragona). Scoppiarono nuove rivolte antiaragonesi e tra i capi dei ribelli ritroviamo Antonio Ventimiglia, insieme al principe di Rossano, Marino Marzano, fino all’ultima, nel 1485, repressa nel sangue. I ribelli furono uccisi, arrestati o condannati all’esilio e la maggior parte si rifugiò in Francia, presso Carlo VIII.

Di fronte alle turbolenze baronali, i sovrani aragonesi, e in particolare Ferrante, cercarono l’alleanza delle università meridionali, gli organi amministrativi locali che avevano al loro vertice i sindaci; questi, coadiuvati dagli ‘eletti’, erano l’espressione dei ceti sociali in cui si divideva la cittadinanza, e venivano designati direttamente dal parlamento generale. La popolazione era divisa in due ceti:

  • La nobiltà cittadina, cui apparteneva un numero limitato di famiglie
  • Il popolo che si distingueva a proprio interno in civili e onorati, fascia sociale che comprendeva i professionisti, gli artigiani, i mercanti e i massari, e plebe, ossia la stragrande maggioranza della popolazione composta dai cosiddetti ‘bracciali’, cioè i nullatenenti, coloro in possesso delle sole braccia per svolgere il proprio lavoro

Le università avevano il compito di ripartire tra i cittadini il carico tributario.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 7
Riassunto esame storia moderna, prof. Caridi, libro consigliato Francesco di Paola, Caridi Pag. 1 Riassunto esame storia moderna, prof. Caridi, libro consigliato Francesco di Paola, Caridi Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 7.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia moderna, prof. Caridi, libro consigliato Francesco di Paola, Caridi Pag. 6
1 su 7
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pegasus.21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Caridi Giuseppe.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community