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INTRODUZIONE ALLA STORIA MODERNA

(Bellabarba e Lavenia)

CAP. 1. IL PENSIERO DEL PASSATO E L’IDEA DI MODERNO

Idea di moderno: prese forma in ambito europeo tra la fine del ‘600 e il cuore del ‘700 e per Voltaire iniziò a

partire dal ‘400.

Moderno: si presentava come una “costellazione” temporale segnata da una netta e positiva discontinuità

rispetto al passato e come un’apertura verso il futuro.

Portò a modificare la concezione della storia e la percezione del tempo:

- per l’Europa cristiana: continuum che prevedeva un orizzonte chiuso con la fine dei tempi e la

prospettiva del giudizio universale;

- per l’Illuminismo: sequenza di fratture e sviluppi;

+ per gli antichi e l’Umanesimo: schema ciclico fatto di corsi e ricorsi; dagli exempla del passato

si potevano trarre insegnamenti per il presente, evitando di

inceppare in errori già commessi.

Illuminismo: rifiutava il modello ciclico del tempo e si contrapponeva alla historia salutis di matrice

religiosa: nello scorrere del tempo si sviluppava la ragione umana, per cui andava a

scemare il ruolo del passato come categoria normativa del presente (la storia non

era più magistra).

‘700: prese forma una declinazione al singolare della storia umana con al centro l’idea di progresso: il suo

elemento fondamentale era la soggettività umana guidata dalla ragione, capace di interpretare la

creazione divina attraverso la scienza, libera quindi dai dogmi religiosi.

Seconda metà del ‘700: la linea di evoluzione del moderno trovò il proprio punto di approdo nella Rivoluzione

Francese, che rimuoveva il passato e stabiliva per esso una nuova partenza

(reazionari vs rivoluzionari, ma comune percezione dello strappo che la rivoluzione

aveva prodotto rispetto al passato).

‘800: la storia si legò ai concetti di civiltà e di divenire, per cui il moderno era meglio del passato e presentava

una collocazione geografica precisa (Europa).

Al tempo: si pensava che la modernità fosse legata solo al mondo occidentale.

Hegel: suggerí l’idea della scala del tempo, che prevedeva una simultaneità storica di epoche diverse a

seconda dei luoghi e delle culture (natura degli Amerindi allevati dai cristiani).

Weber: il moderno è nur im Okzident, “solo in Occidente” ed è:

- razionalità - affermazione del capitalismo e dello Stato

- appropriazione dei mezzi ai fini - trionfo della scienza e della sua capacità di

- valorizzazione del principio di prestazione dominare la natura

- disincantamento dal mondo - declino della religione come asse orientativo della

- ripudio della credenza nella magia esistenza umana

Tempi recenti: il moderno subí uno sgretolamento sul versante della sua apertura verso il futuro (“post-

modernità” o “modernità liquida”), per cui esso diventa flessibile, relativo e incerto.

CAP. 2. MISURARE IL TEMPO

Misurazione del tempo: è stata centrale nella storia dell’uomo per la sua volontá di controllare un elemento

della natura che sfuggiva al suo controllo e che era al di fuori delle sue capacità di

comprensione. Di fronte a ciò, egli ha sempre sentito il bisogno di darsi degli

strumenti per potersi orientare al suo interno e per poterlo manipolare in funzione

delle sue esigenze.

Concezione del tempo: passò da una visione di tipo qualitativo a una di tipo quantitativo:

visione qualitativa visione quantitativa

basata su fenomeni naturali, su cui non era basata sull’adozione di un’unitá astratta attraverso

possibile esercitare alcun controllo. l’introduzione del mese e la suddivisione in giorni, collocati

in una sequenza numerica che la Chiesa associò alle figure

dei santi.

- naviganti: si orientavano attraverso la - calendario: riforma sul calendario giuliano da parte di

osservazione del cielo; papa Gregorio XIII (1582) per correggere gli errori dovuti

- contadini: usavano i segni della natura; alla misurazione del tempo da parte dell’astronomo

- astrologi: usavano i pronostici. Sosigene e di Dionigi il Piccolo;

- orologio diffuso dal ‘300 (segno del dominio del potere

politico) vs orologio da polso per privatizzare il tempo

(fatto personale che si sottraeva alla sfera pubblica);

- mappe concettuali o mentali associate agli alberi

geneologici (es. albero di Jesse in base alla discendenza da

Cristo nella linea dei re di Israele);

- uso delle mani e delle dita;

- cantilene;

- attribuzione di un significato per dare un ordine (es.

periodo, ciclo, età, secolo, epoca, periodizzazione).

Segno della coesistenza delle due visioni è la sopravvivenza del simbolo del dio Kronos con una falce

Diverse interpretazioni della percezione del tempo: “La Vecchia” di Giorgione col cartiglio “col tempo”

sovrapposta, secondo Vendramin, a un ritratto di

giovane, per creare un viaggio retrospettivo nel tempo

dalla vecchiaia alla gioventú, per cui nel giovane si

riconoscevano la saggezza e la maturità della vecchia.

Introduzione di un nuovo principio per dare un senso razionalistico alla storia: il tempo iniziò a essere

rappresentato con una freccia direzionale con un inizio e una fine, che organizzava il tempo in presente,

passato e futuro (esso anestetizzava l’incertezza e la paura).

CAP. 3. RIVOLUZIONI ECOLOGICHE LUNGHE TRE SECOLI

Storia ambientale: studia i rapporti tra uomo e natura attraverso il tempo. Fu caratterizzata da 3 rivoluzioni:

1. riv. scientifica (1543): impose un modello finalizzato alla produttività, per cui l’unità uomo-natura venne

rotta dal meccanicismo della nuova scienza moderna.

Newton (1687): formulò un nuovo concetto di natura, che dalla natura naturans (principio attivo e

creativo) passa alla natura naturata (insieme di fenomeni predetti e controllati): si arrivò

all’alterazione di spazio agrario, paludi (bonificate) e foreste (abbattute), col fine di

migliorare la natura ed estrapolarne la massima ricchezza.

Particolare attenzione fu mostrata anche al clima, in conseguenza alla piccola glaciazione, che dimostrò

come fosse impossibile un controllo razionale della natura .

2. riv. geografica: nel 1402 nacque il moderno imperialismo ecologico europeo:

- nel ‘400 francesi, spagnoli e portoghesi attraversarono l’Atlantico, le isole Azzorre, le

Canarie e Madeira: si crearono nuovi luoghi di insediamento e di sfruttamento agricolo

con schiavi (accanto alla manodopera locale);

- nel ‘600 gli olandesi si diressero in Nord America;

- nel 1620 e per tutta l’etá moderna vennero fondate le prime colonie britanniche nelle

regioni caraibiche, le quali vennero trasformate in zone di produzione agricola estensiva,

portando a grossi danni (es. fenomeni di erosione, invasione di ratti e zanzare, malaria,

febbre gialla, ecc.) e introducendo la proprietà privata della terra con insediamenti stabili.

La colonizzazione fu l’affermazione dell’economia capitalista al di fuori dell’Europa.

3. riv. dell’immaginario: cambiò il modo di concepire la realtá e la natura:

- gli animali erano una forza-lavoro, mezzi di trasporto e fonti di cibo e indumenti,

mentre ora lo sviluppo della tecnologia e la nascita di sentimenti e di nuove forme

di empatia stimolò il rispetto verso di essi (es. vegetarianismo, energia animale

sostituita da quella a vapore, ecc.);

- i boschi, da luoghi misteriosi e pericolosi, diventarono veicoli di identità nazionale;

- i corsi d’acqua divennero funzionali allo sviluppo economico;

- le montagne, da luoghi diabolici, si trasformarono in luoghi di epifanie e purificazioni

(es. salita verso la cima come elevazione spirituale).

CAP. 4. CARTOGRAFARE LO SPAZIO

Medioevo: il disegno del mondo aveva assunto forme diverse, tant’è che vi erano:

- la cartografia religiosa, come i mappamondi O-T (T indicava i segmenti che dividevano Europa,

Asia e Africa e O rinviava alla sfera);

- una nuova cartografia nautica: nacque attorno al ‘200 per l’esigenza di una modalità più tecnica

di rappresentazione, per velocizzare gli scambi e per aprire nuovi mercati; essa riproduceva in

scala e con precisione le coste del mar Nero e dell’Europa settentrionale fino al mar del Nord,

definite dalla distanza tra i luoghi e dalla direzione dei venti; fu però poco usata perché la gente

di mare preferiva fare ricorso ai portolani.

‘300-‘400: il dotto bizantino Crisolora portò a Firenze una copia completa di un libro del II secolo, “Geografia”

o “Cosmografia” di Claudio Tolomeo, tradotto in latino e ricco di traduzioni approssimative:

esponeva le procedure per disegnare una carta geografica, che consistevano nell’attribuzione di

un valore matematico in gradi a ogni punto della terra, su cui venivano poi proiettati i meridiani

e i paralleli e da cui era possibile stabilire latitudine e longitudine. Tolomeo aveva corredato la sua

opera con le coordinate di circa 8.000 localitá, che in realtá risultavano insufficienti per ottenere

una carta affidabile.

Il suo metodo arricchí la concezione di “spazio omogeneo o isotropo”, cioè avente punti con lo

stesso valore, e la nozione di “co-sincronicitá”, ossia la compresenza sulle carte di realtá

appartenenti a tempi uguali.

‘500: si diffuse l’atlante, su modello delle opere di Ortelius e Mercatore, che rappresentava il mondo con una

serie di immagini e il centro della produzione cartografica passò dall’Italia ai Paesi Bassi.

‘700: con la matematizzazione dello spazio la sovranitá iniziò a essere vista come un potere esercitato non

solo sulle persone ma anche sul territorio: la relazione “cartografia-potere politico” si può vedere nelle

decorazioni con mappamondi, carte e domini, presenti per esempio in Italia nella Galleria delle Carte

Fotografiche a Roma (corridoio di 120 m in cui vi sono 40 tavole, di cui 37 dedicate all’Italia) o in

Inghilterra nel Ditchley Portrait (dove la regina Elisabetta I è effigiata in piedi sulla carta geografica dei

suoi domini). Parimenti, l’Europa veniva rappresentata al centro delle carte, per evidenziare la sua

superioritá sugli antichi e soprattutto sugli altri continenti.

Come raffigurava all’epoca un mondo ancora in parte ignoto? Vi erano rappresentazioni ipotetiche: erano

influenzate dalla cultura del cartografo, dalle sue convinzioni religiose e scientifiche e dal suo interesse per

gli Stati per cui lavorava (es. spesso l’America veniva realizzata con dimensioni gigantesche e l’Asia separata

dal resto dei continenti); inoltre, esse erano influenzate anche dalla ricchezza (es. per avere finanziamenti,

Gilbert rappresentò il passaggio a nord-ovest verso l’Asia come la via più breve e agevole).

Esploratori: diedero un contributo essenziale alla cartografia, realizzando mappe che poi i cartografi

correggevano e perfezionavano: nel 1584 uscí la prima edizione del mappamondo di Ricci con

la Cina al centro del planisfero, la cui diffusione permise di confrontare le conoscenze

cartografiche occidentali con quelle orientali (seppur curata, la cartografia cinese aveva sempre

trascurato la rappresentazione completa dei paesi barbari posti oltre confine).

CAP. 5. RETI GLOBALI E MERCI

Età moderna: fu caratterizzata da:

- commercio, che interessò:

1. l’Oceano Indiano con argento, oro, cotone, seta, porcellane, pepe, spezie, avorio: in questo mercato

entrarono per primi gli Europei, circumnavigando l’Africa (portoghesi dal ‘500, olandesi dal ‘600 con il

monopolio delle spezie, inglesi dal ‘700 con il mercato dei tessuti);

2. il Mediterraneo: egemoni nei traffici di questo mare furono la Repubblica di Venezia e l’Impero

ottomano e dal ‘500 portoghesi e inglesi;

3. la zona equatoriale africana: i primi a controllare il commercio di queste coste furono i portoghesi e gli

olandesi; i suoi arcipelaghi (es. Canarie e Capo Verde) vennero usati dagli europei per pratiche

commerciali vantaggiose ma disumane e dannose per la popolazione locale con la tratta di esseri

umani: qui essi si insediarono stabilmente, sterminando le popolazioni locali.

- commercio silenzioso: pratiche di scambio delle popolazioni nomadi con istituzioni avvolte nel mistero,

tanto da non essere in grado di assicurare la veridicità delle fonti che ne parlano.

- diaspora commerciale: si intendono le reti dei mercanti che operarono in aree lontane dal loro luogo di

origine e si fa riferimento sia a quei mercanti che non avevano una madrepatria (es.

ebrei, rinchiusi nei ghetti, e armeni, sostenuti dallo Stato in cui si trovavano), sia a

quei gruppi di mercanti con uno Stato di riferimento. Le diaspore vennero favorite

per far svolgere ai mercanti delle funzioni che la popolazione locale non aveva

intenzione o non era in grado di compiere; alcune, spostandosi da un luogo all’altro,

conservarono le loro caratteristiche culturali di origine (es. lingua e religione), altre

invece si fusero con altre ancora nel medesimo luogo; i mercanti venivano

comunque identificati come dei stranieri specializzati nel commercio e

nell’artigianato ed erano considerati degni di fiducia per le transazioni economiche

(sono stati ritrovati alcuni archivi nella Geniza del Cairo, una sinagoga conservante

pratiche contabili dei mercanti ebrei risalenti al ‘200).

- creolizzazione: consistette nel popolamento di aree prima disabitate attraverso la formazione di una nuova

popolazione e si diffuse soprattutto per l’incontro di europei con popolazioni africane rese

schiave.

Un altro elemento di forte impatto sulla crescita economica furono le istituzioni, ossia un insieme di regole

usate per regolare le alleanze e le organizzazioni commerciali; importanti furono:

- la compagnia delle Indie olandesi;

- la commenda: partnership fondata attraverso un contratto, in base al quale due parti investivano in un

affare;

- la moana: partnership che prevedeva un numero più ampio di investitori.

Strumenti di contabilità economica: libro di conto, detto “mastro”, con doppia partita.

CAP. 6. LAVORO, SCHIAVITÙ, MIGRAZIONI

Schiavitù: era sempre esistita, anche se dal ‘400 all’ ‘800 conobbe una forte espansione a seguito della

colonizzazione europea e delle migrazioni forzate: stimare le direzioni e la grandezza dei flussi di

queste migrazioni presenta molte difficoltà, poiché la maggior parte delle stime si basa su dati

demografici incompleti e su resoconti di viaggiatori; tuttavia, una migrazione che è stata

quantificata con più precisione è quella della tratta atlantica, con cui 12,5 milioni di africani furono

obbligati con la forza a lavorare nei territori americani nelle coltivazioni di canna da zucchero.

Aveva carattere ereditario e perpetuo ed era una forma di sfruttamento della manodopera,

caratterizzata dalla concezione degli schiavi come di una proprietà, tanto che essi potevano essere

comprati o venduti e non godevano di alcun diritto.

Era presente in diverse forme:

- sistema per sostenere la sopravvivenza e la riproduzione di un gruppo come entità sociale; veniva

considerata aperta in quanto poteva prevedere una graduale integrazione dello schiavo e dei suoi

discendenti nella società dominante;

- sistema organizzato dallo Stato per realizzare obiettivi comuni (es. costruzione di strutture

pubbliche), che spesso terminava con la liberazione;

- sistema per ottenere alti livelli di profitto a vantaggio di individui privati; lo Stato non era il

proprietario, ma colui che permetteva di avere strutture legali per riconoscere questa pratica.

Altre forme di lavoro forzato e di servitù: furono:

- i detenuti;

- i contadini dell’Impero moscovita non retribuiti;

- i servi a contratto per vari anni (da 3 a 7) in cambio del pagamento

del viaggio dall’Europa alle colonie e del mantenimento durante

tutto il periodo di schiavitù;

- il lavoro domestico rurale;

- la servitù domestica per l’aristocrazia e i settori medi.

Lavoro “libero”: non fu mai un qualcosa di libero, in quanto il lavoratore, anche in presenza di un contratto,

veniva sempre considerato una proprietà del datore di lavoro.

Tale fluidità di situazioni rende difficile distinguere tra la schiavitù e altre forme di lavoro coatto, così come

tra lavoro libero e lavoro non-libero.

CAP. 7. GRANDE DIVERGENZA, CAPITALISMO, INDUSTRIALIZZAZIONE

Grande divergenza: espressione coniata da Pomeranz per indicare il diverso percorso di sviluppo sociale ed

economico intrapreso dall’Europa occidentale a metà dell’ ‘800 rispetto al resto del

mondo. L’Europa visse un percorso di ascesa per:

- accumulo di capitale tecnico e umano;

- uso di strumenti per evitare un incremento demografico superiore alla produzione

agricola (e

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tonnina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Barbierato Federico.
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