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contatto le tendenze culturali dei popoli romano-germanici e conferì base comune alla cultura

fortemente attratta dall’attualità

cristiana europea. La storiografia di età carolingia era

politica e molto poco propensa a tessere storie universali; con il declino postcarolingio caddero

le biografie e le storie scritte a corte, mentre si continuò con le registrazioni annalistiche,

seppure con visioni più a corto raggio.

Pieno e tardo medioevo

 Le residue visioni generali caddero fra X e XI secolo per il frantumarsi del tessuto imperiale e

l’emergere di nuove vocazioni territoriali, nazionali e cittadine. Si mantenne l’uso di rassegne

di fatti e figure di episcopati e monasteri, e le opere di fermarono a dimensioni intermedie fra

il locale e l’universale, frutto di sentimenti pre-nazionali. Con il consolidamento della

monarchia nazionale videro la luce in Francia storie concepite con intenti celebrativi; tuttavia,

nemmeno con il diffondersi di questo sentimento di visione nazionale mancarono tentativi di

visioni a più ampio raggio. Con l’inizio del nuovo millennio, alla rinnovata mobilità di cose,

uomini e idee corrispose il moltiplicarsi degli interessi.

 Storie universali; storie parziali (storie nazionali; crociate); storiografia civica italiana

(varietà di manifestazioni a partire dall’XI secolo, che diedero vita a componimenti

retrospettivi e attualistici; storiografia municipale. Le storie delle città italiane persero poi

l’alone del mitico e divennero esposizioni cronologicamente ordinate di eventi; fra XIII e XIV

secolo divennero espressione degli ideali, degli interessi e delle aspettative dei ceti emergenti);

correnti tardomedievali (fra XII e XIV la molteplicità di finalità, temi e criteri induceva gli

autori a prestare attenzione alle fonti. Le accresciute possibilità di scambio delle informazioni

furono sfruttate soprattutto dal clero, per la redazione di opere a grande respiro. Le nuove storie

universali nacquero dalle tendenze indotte dalle trasformazioni sociali, mentre le storiografie

nazionali si articolavano in relazione al consolidarsi delle dinastie regie, ancora redatte da

biografi ufficiali); storiografia umanistica (nel XII secolo iniziarono i lavori che innescarono

l’Umanesimo, che portò a una maggiore attenzione verso i valori terreni e classici. In questo

clima gli storiografi presero a indagare il mondo circostante e l’attualità e le sue origini;

e ignorarono la quotidianità, la vita privata e l’economia).

scrivevano in latino

L’età moderna

 influì l’invenzione della stampa e l’incremento

Nella storia della storiografia moderna 

produttivo che ne derivò. Le correnti più importanti, estremamente ramificate, furono: Dalla

storiografia polemica protestante a quella erudita (la contrapposizione provocò un

affinamento delle metodologie, per la necessità di sostenere le proprie tesi e confutare quelle

altrui. La storiografia erudita, basandosi soprattutto su fonti scritte, si concentrò in prevalenza

sui vertici. Intanto continuava la produzione di raccolte e strumenti di consultazione su cui

basare le ricostruzioni storiche); storiografia illuminista (la caratteristica prima

dell’illuminismo fu l’intransigente reazione dei suoi esponenti nei confronti dei valori

tradizionali; si riteneva che il mondo classico fosse stato portatore di principi immortali, ma

non era stato capace di realizzarli. Esponente di spicco fu Voltaire, autore dell’Essai, storia

universale di grande valore ricostruttivo, finalizzata alla identificazione degli errori del genere

umano); storiografia romantica (gli esponenti del Romanticismo contrapposero al culto della

ragione quello della tradizione. Soprattutto in Germania il recupero di una coscienza nazionale

si espresse nella rivalutazione dell’età medievale, culla della nazione Germania. In questo

clima, nel 1818, nacque un’associazione per la documentazione dell’antica storia tedesca,

patrocinata da von Stein. Nonostante la valutazione opposta sul Medioevo, riprese

dall’Illuminismo il concetto della storia come svolgimento di valori ideali, in cui ogni periodo

è ugualmente importante); correnti storiciste (con illuminismo e romanticismo la storiografia

era diventata oggetto di riflessioni filosofiche; lo storicismo può quindi considerarsi

l’atteggiamento comune alle correnti filosofiche che hanno attribuito alla storia significati

complessivi. Le più importanti sono quella idealista, quella marxista e quella positivista.

L’idealista concepiva la storia come rivelazione dello spirito di cui i fatti materiali sono

manifestazioni esteriori; il liberalismo è invece il suo corrispettivo politico, che affidava alla

borghesia capitalista la guida di uno stato garante degli interessi delle diverse componenti

sociali. Ispirata alle teorie del materialismo storico di Marx ed Engels, la corrente marxista si

richiamava alla concezione di una storia mossa dai fenomeni economici e dallo sviluppo

diacronico dei rapporti di produzione provocato dai conflitti di classe, fino al raggiungimento

di un nuovo e stabile ordine economico; il marxismo ebbe il merito di portare sulla scena le

masse lavoratrici. Il positivismo, ultima delle correnti storiciste dell’Ottocento, fu la prima a

essere abbandonata; puntando a far ottenere alla storiografia un grado di attendibilità

scientifica pari a quello delle scienze esatte era attratta soprattutto dalle vicende meglio

documentate, ma rivelava di per sé forti lacune. Il rifiuto consapevole delle filosofie che

puntano a collocare la storia in quadri interpretativi preconcetti influenzò anche la storiografia

cattolica, che per definizione dovrebbe basarsi su una concezione provvidenziale; anche fra i

suoi esponenti si rilevano una fazione integralista, una cattolico-liberale e una democratica.

un differente metodo d’approccio);

Oggi queste appartenenze definiscono più che altro

storiografia contemporanea (definitiva presa di coscienza sulla relatività della storiografia;

storiografia è interessata dalle accelerazioni

maggiore integrazione della statistica). L’odierna

tecnologiche che da qualche anno si stanno registrando in tutti i campi della vita umana;

seppure siano indubbiamente positive per scoprire, esaminare e decifrare testimonianze, il

discorso si fa più complesso quando si passa ai rischi di manipolazione ed elusione dalla realtà

che gli stessi consentono. Il rischio è che l’immagine virtuale superi l’imperfezione della realtà

(nell’archeologia, nell’ambito della ricostruzione di manufatti a partire da frammenti, per

esempio).

PARTE TERZA: Le fonti

Le definizioni

 Anche per la catalogazione delle fonti le definizioni hanno solo la funzione di chiarire i

concetti. Le fonti potrebbero essere definite come le tracce dei fatti storici, lasciate come

tanto più attendibili quanto più sono prossime all’evento da cui sono scaturite.

testimonianze,

Ogni storico che ambisca a presentarsi con sufficiente grado di attendibilità deve ancorarsi alle

fonti disponibili; ciò anche sapendo che molte non sono specchio obiettivo della realtà.

La classificazione e i criteri

 È da accantonare la convinzione per cui sarebbero da considerare fonti storiche solo quelle

scritte. Ogni oggetto, essere animato e soprattutto ogni essere umano è fonte della sua storia e

di aspetti di quella a cui ha partecipato. Ogni individuo è un archivio, poiché le tracce che porta

sono molteplici: linguaggi, modi di pensare, di vestire, di mangiare ecc.

- Una prima discriminante è il tipo di fenomeno che le ha originate: infatti, possono esistere

fonti prodotte da fenomeni naturali (conseguenze tangibili di impatti, terremoti,

eruzioni, alluvioni ecc., oggetto di studio di discipline scientifiche, utilizzate dallo storico)

e fonti prodotte dalle azioni umane (non solo derivate dai grandi episodi della storia,

come guerre e trattati, ma anche quelle lasciate dalle attività lavorative, produttive, culturali

Il riferimento all’origine può suggerire di dividere le fonti anche in relazione

e artistiche).

all’epoca, ma questo complicherebbe lo studio. Che siano prodotte da fenomeni naturali o

azioni umane, tutte le fonti possono essere scisse in due grandi insiemi prendendo in

considerazione il loro grado di derivazione dalle situazioni che le hanno generate. Non è

detto che quelle disponibili al momento siano le stesse scaturite immediatamente;

soprattutto per le epoche più remote i primi sintomi riaffiorano sempre molto più tardi. In

fondo le fonti si manifestano solo quando vengono riconosciute come tali, e i progressi nei

metodi d’analisi consentono di scoprire sempre elementi ancora insondati e di leggere le

impronte del passato impresse su riproduzioni recenti o attuali. Si può quindi fare

un’ulteriore distinzione in fonti dirette (prodotte dalle situazioni che attestano, che

possono essere manifeste fin da subito o riapparire più tardi, come i reperti archeologici e

i resoconti dei testimoni oculari) e fonti indirette (la conoscenza è trasmessa in via

indirette, deducibile da fonti dirette di altri fatti o proposta in narrazioni fatte senza esserne

testimoni diretti). Occorre poi ammettere che tutte le fonti sono al contempo dirette e

indirette (ogni opera d’arte trasmette il suo contenuto e indirettamente notizie su mentalità,

Vista l’interconnessione fra eventi e fonti dirette, la

cultura, tecniche del suo autore).

datazione di queste ultime dovrebbe essere sufficiente a collocare nel tempo gli eventi

stessi. In realtà ciò è vero solo per le testimonianze già datate esattezza o i reperti logici;

altri sono i problemi per gli eventi di cui si ha notizia solo attraverso fonti indirette. Ogni

ricerca in tal senso deve prendere le mosse, sempre, da una retro-datazione dello

fatto rispetto alle fonti, quindi si procede all’individuazione dei termini

svolgimento del

cronologici più ravvicinati che li racchiudono, ossia quelli ante quem (sicuramente

precedenti) e quelli post quem (sicuramente posteriori); un esempio può essere quando, in

una cronaca, si fa riferimento a un certo evento, che quindi doveva necessariamente essersi

già svolto (post quem); un grossolano termine ante quem potrebbe quindi essere dato dalla

ricerca di un periodo in cui quel certo evento non sarebbe potuto verificarsi. Il rapporto di

interdipendenza tra gli eventi e le fonti può consentire di situare nel tempo anche queste

ultime. D’altronde si può verificare la necessità di datare una fonte anche allo scopo di

circoscrivere la presenza di elementi diversi che riporta (in una stampa può essere

raffigurato un paesaggio senza un certo edificio che sicuramente vi sorge al momento

attuale).

- Una fondamentale distinzione fra le fonti le organizza in fonti scritte e fonti non scritte.

 La trasmissione scritta si attua fissando con simboli convenzionali messaggi atti a

leggere poi decodificati e letti da coloro che conoscono tali simboli; in relazione ai loro

scopi, gli scritti possono rientrare tra le fonti documentarie (redatte per sancire,

attestare, annotare) o tra quelle narrative (letteratura, che oltre alle trame porta tracce

dei tempi). Si è così creata la necessità di studi in cui far confluire sia competenze

specifiche, come conoscenze di simboli grafici e lingue, sia metodologie confrontabili,

come la ricerca di implicazioni sociali e politiche legate alla scrittura.

 Le fonti non scritte sono di una infinità varietà, ma in base al loro aspetto si possono

distinguere, da un lato, tutte le modalità di trasmissione e di comunicazione che non

utilizzano la scrittura; dall’altro, tutti quei materiali e oggetti che non sono nati per

comunicare qualcosa. Al primo gruppo appartengono le fonti orali, iconografiche,

fotografiche, quelle filmate; al secondo tutti i resti di esseri vissuti, di manufatti e di

comportamenti. Nel trattare le fonti orali va rilevato come nel momento del loro

passaggio a fonte scritta esse sono state fissate in una determinata versione che è poi

divenuta dominante.

Un’ultima ripartizione della totalità delle fonti può essere proposta in relazione

- all’intenzione sottesa alla loro comparsa. Da una parte si hanno quindi fonti volontarie o

ovvero che nacquero già per essere fonti; dall’altra quelle

intenzionali, fonti non

volontarie o preterintenzionali, non scaturite da una simile intenzione.

 Prodotte con l’esplicita intenzione di rendere manifeste situazioni, vicende o notizie

sono le fonti narrative (tradizioni, manufatti, opere scritte nate per narrare vicende

collettive e altre che hanno un’accezione più personale come diari, biografie, epistolari.

Si tratta di cronache e storie, che hanno una forte intenzione di attendibilità,

da un’esposizione priva di commenti; nonostante questo, a monte esiste

caratterizzate

anche nella loro redazione un filtro di cui bisogna tener conto. Esistono poi i notiziari,

nati dalla pratica medievale di affiggere gli avvisi nelle città, fogli piegati in due e scritti

su quattro facciate, compilati da specialisti con l’intenzione di ragguagliare il popolo.

La memorialistica comprende invece memorie, diari, relazioni, rapporti e resoconti,

documenti da maneggiare con cura dato il punto di vista del tutto soggettivo che

portano; i diari si differenziano dalle autobiografie perché frutto di registrazioni più o

meno regolari, redatte a poca distanza dagli eventi. Tra i due atteggiamenti estremi

della memorialistica, ossia l’apparente impersonalità dei resoconti e il protagonismo

delle autobiografie, esiste un’ampia gamma intermedia; fra le testimonianze

biografiche meno affidabili spiccano quelle contenenti motivi encomiastici. In ultimo

i carteggi, frutto della necessità di comunicare a distanza manifestatasi con

l’allargamento delle relazioni umane e lo sviluppo dei domini territoriali. La ricchezza

e la varietà dei contenuti hanno caratterizzato le vicende delle corrispondenze più

(possono essere originate per l’iniziativa pubblica o

diverse) e le fonti documentarie

privata, e anche le modalità di conservazione dipendono dalla loro funzione. Ad esse,

poiché attestano volontà, decisioni e certezze, i ricercatori attribuiscono maggiore

aderenza alla realtà; tuttavia proprio per questo possono nascondere insidie ancora

maggiori. Si possono ripartire in fonti legislative e normative, come consuetudini,

leggi, statuti e bandi, e censimenti, che a seconda del loro contenuto possono essere

quantitative (conteggi di persone, animali e cose) o seriali (elenchi e sequenze di nomi

o fatti). Non tutte le fonti quantitative e seriali hanno la stessa ampiezza di spettro, e di

alcune non si conosce né il motivo né la funzione. Questo non è il caso delle fonti

fiscali e catastali, che per mole e qualità offrono opportunità di analisi sincroniche e

diacroniche. Fra i documenti invece di natura privata si annoverano tutte le forme di

accordo e di transazioni di beni che riguardano persone ed enti. Nei tempi più remoti

simili documentazioni erano rare, perché lo erano la propensione e l’attitudine a

conservarle; le fonti notarili sono invece, oggi, vere e proprie miniere di informazioni,

il cui maggiore difetto è quello di essere difficili da sondare).

 Le fonti preterintenzionali comprendono tutte le manifestazioni e gli oggetti creati e

conservati senza la volontà di trasmettere messaggi o informazioni. Sono in primo

luogo gli esseri viventi, e ne sono un esempio le indagini sul DNA; quindi i manufatti

e tutti i loro resti, in prevalenza oggetti di uso comune e quotidiano. Tra le fonti non

intenzionali si possono includere le componenti culturali, ovvero le lingue e i dialetti,

le mentalità, gli usi e le tradizioni.

Le sedi e le pubblicazioni

 Gli archivi sono le sedi pubbliche e private in cui sono raccolte e conservate le fonti scritte,

cartografiche e iconografiche. Raramente le fonti relative a particolari contesti, temi e periodi

sono raccolte insieme nei principali archivi pubblici, amministrativi o ecclesiastiche. Di utilità

sono i regesti, ossia i sunti degli elenchi che indicano le coordinate necessarie al reperimento

di un certo documento. Il

e all’uso museo è la sede in cui i materiali e i resti aventi valore

documentario sono esposti secondo ordini e criteri coerenti.

Lo studio e l’interpretazione

 Criteri discriminanti per vagliare le fonti sono attendibilità e valore probante. Per trarre da

ciascuna fonte i suoi apporti sicuri, distinti da quelli ipotetici, occorre passare attraverso due

stadi dell’interrogatorio che in parte si sovrappongono, ossia la critica (approccio con cui ci si

deve avvicinare a ogni fonte, sottoponendola a un esame sulla sua origine, sulle sue

trasformazioni e sui suoi significati) e l’esegesi (interpretazione, esposizione e commento dei

contenuti di una fonte). Tutte le fonti, anche quelle che a un primo contatto sembrano rivelarsi

veritiere, vanno sottoposte a una critica preventiva per verificare ciò che attestano, ciò che non

possono attestare e ciò che potrebbero indicare, ma solo ipotatticamente e indirettamente. Il

primo stadio che si frappone tra la situazione presente di ogni fonte e la sua creazione originaria

è quello della sua trasmissione e del suo eventuale recupero e restauro, che hanno lasciato i

segni; la seconda è quella della sua confezione; la terza si incontra nel suo atto progettuale e

generatore. Spesso le fonti disponibili sono frutto di precedenti scelte, soprattutto quando si

tratta di testimonianze volontarie; tra queste si possono incontrare testimonianze false o

distorte (errori giudiziari, false donazioni). Anche le contraffazioni, una volta rivelate,

rivelano però verità nascoste, anche perché spesso sono parziali riproduzioni di documenti

autentici, e comunque sempre testimonianza di intenzioni precise.

Le scienze delle fonti

 Si riesce a capire il mondo solamente una volta imparato a decifrare segni, immagini e suoni

prima incomprensibili. Nel mondo della storiografia la capacità di lettura delle tracce si avvale

delle conoscenze acquisite da altre discipline araldica (stemmi e insegne); archeologia

(resti materiali); archivistica (fatto archivio); diplomatica (documento in quanto oggetto nel

suo aspetto esteriore); epigrafia (iscrizione incise); filologia (ricostruzione testi letterari);

museografia (musei); onomastica (antroponimi e toponimi); paleografia (decifrazione

scritture); statistica (dati quantitativi); topografia (terreno); toponomastica (nomi dei

luoghi). La ricerca archeologica, nata dall’incontro fra la naturale propensione alla ricerca e

allo studio dei resti con una sempre maggiore attenzione metodologica, si articola in

esplorazione, scavo e conservazione. Archiviare, ovvero riporre oggetti, immagini e scritti per

ritrovarli e riutilizzarli, è la risposta a un’esigenza pratica, ma anche un’operazione

inconsciamente svolta di continuo. Un archivio non rispecchia perfettamente la realtà che

bensì è il risultato delle intenzioni di chi l’ha prodotto; non è quindi soltanto la

documenta,

sede in cui è conservata una certa categoria di documenti scritti, ma anche un insieme di tracce

di diversa natura a cui poter agevolmente fare ricorso.

PARTE QUARTA: Fare storia. La ricerca, la didattica e la divulgazione

All’interno del mondo del “fare storiografia” esistono differenti settori.

I moventi della ricerca, della didattica, della divulgazione

 Grazie a ricerche metodologicamente corrette è possibile avere qualche certezza sul passato e

ipotesi sul futuro. Esistono infatti interconnessioni fra i tre stadi del tempo soggettivo, ossia

passato, presente e futuro. A saperle decifrare, le testimonianze potrebbero essere lette

nell’archivio costituito dalla stessa persona. D’altronde anche i trascorsi fisici e culturali in cui

viviamo entrano nel nostro presente; ancora oggi, in un’epoca di sconvolgimenti, è possibile

le linee fondamentali dell’evoluzione. Seppure non

leggere anche nei paesaggi più complessi

è quindi possibile riviverlo, il passato ritorna nei modi più disparati; questa constatazione non

deve però valere come alibi al disimpegno, né indurre a fatalismi etnico-culturali, ma anzi

all’indagine, per evitare di essere manipolati. Nonostante l’apparente banalità di

spingere

questa riflessione, l’insegnamento della materia appare sempre meno accompagnato dalla

motivazione. La rinuncia a introdurne lo studio sottolineando le sue ragioni e i suoi motivi è

una delle carenze più deleterie, e si somma al rifiuto o all’incapacità di presentarne i temi

metodologici fondamentali. Sulla figura del docente gravano le conseguenze di un giudizio

quindi negativo, e anche per questo si dovrebbe dare maggior peso agli aggiornamenti che

diano conto delle evoluzioni metodologiche.

Finalità, metodologie e strumenti della ricerca

 C’è molta differenza fra guardare e osservare qualcosa; il secondo è un atteggiamento attivo,

ed è quello che si deve avere quando si decide di fare ricerca, che è una propensione

connaturata a un’altra facoltà dell’uomo, ossia quella di porsi finalità. La ricerca non porta

mai a un appagamento duraturo, ma si nutre di fascino e continuo approssimarsi alla meta. Il

tipo di ricerca che si continua invece a offrire nelle scuole è invece mera attività compilativa.

Anzitutto si deve sottolineare come il vocabolo ricerca possa essere interpretato in senso lato

(atteggiamento umano o settore di qualsiasi disciplina scientifica, destinato a perseguire nuove

conoscenze) oppure circoscritto (indagine specifica). Le singole ricerche si distinguono in fasi

e modalità: alla proposizione del problema segue la raccolta e il vaglio critico dei dati e

delle testimonianze, per giungere all’interpretazione delle nuove

e all’esposizione

acquisizioni, in cui si debbono scindere certezze e ipotesi. In questa successione si possono

distinguere fasi progettuali e attuative, che si susseguono, alternano e sovrappongono.

Inizialmente si procede alla ricognizione che permette di individuare le finalità della ricerca,

circoscritte dapprima in modo generico, quindi in maniera mirata. Riprendendo gli intenti

progettuali si deve poi passare alla definizione delle metodologie della ricerca; in relazione

alle finalità, alle conoscenze e alle fonti disponibili, occorre scegliere i metodi per raggiungere

i risultati prefissati. A questo stadio può essere associata la scelta sulle fonti e le loro tipologie.

Seguono la selezione e l’adozione degli strumenti della ricerca, che fino a qualche decennio

stavano a valle, poiché ininfluenti su finalità e metodi. La rivoluzione più profonda è oggi data

da nuove opportunità di memorizzazione ed elaborazione elettronica.

Bibliografie, fonti ed esiti delle ricerche

 La ricerca bibliografica non esaurisce la sua funzione nella fase iniziale della ricerca. Di

qualsiasi argomento, per poterne dire qualcosa di nuovo, occorre conoscere tutto ciò che se ne

è scritto; per questo nella fase di censimento bibliografico si deve puntare a completezza e

aggiornamento. Il percorso di reperimento deve procedere per focalizzazioni successive, dal

generale al particolare, iniziando dalle grandi enciclopedie e dalle opere di carattere generale.

L’intervallo fra la pubblicazione di un libro e la sua distribuzione spesso rende incompleta una

ricerca bibliografica; per questo si possono utilizzare i periodici, riviste specializzate che con

regolarità pubblicano articoli specializzati. In qualsiasi modo vengano acquisite, le indicazioni

bibliografiche sono solo introduttive allo studio dei contenuti; a questi è buona norma

approcciarsi realizzando schede di sintesi dei contenuti, con l’annotazione delle coordinate atti

a citarle. Solo una volta raccolte le conoscenze fondamentali si può passare alla ricerca

documentaria, quindi all’esegesi delle fonti (non necessariamente scritte). Il lavoro

interpretativo, a questo punto, sollecita la continua consultazione e il confronto con la

nell’analisi delle fonti il ricercatore si deve

bibliografia e le schede riassuntive. Nella scelta e

mostrare capace di associare i molteplici apporti e utilizzare le metodologie più aggiornate. A

coronamento di ogni indagine va tratto un bilancio, ossia una comparazione fra obiettivi e

risultati, e tali sono anche le risposte che non è stato possibile ottenere. I collegamenti fra i

nuovi apporti e le conoscenze precedenti sono espressi da citazioni, bibliografiche e

documentarie, necessarie a riconoscere la paternità delle fonti e innestare i nuovi apporti.

Gli strumenti di consultazione

 Chi intraprende una ricerca storiografica ha a disposizione gli strumenti per il reperimento e

l’accesso a fonti, edite e inedite. Si tratta anzitutto di Enciclopedie, dizionari e atlanti, che

raccolgono, sintetizzano e ordinano per voci le conoscenze generali, distinguendosi in quelle

che spaziano in tutto lo scibile umano e quelle dedicate a particolari settori scientifici. Da

sottolineare l’esistenza di dizionari storici, in cui sono riportate schede e trattazioni di figure,

periodi, luoghi ed eventi; di dizionari storiografici, con definizioni di termini, figure e

movimenti della disciplina; di bibliografie orientative e generali desunte anche da opere di

storiografia generale. Indispensabili gli atlanti storici. Repertori bibliografici e bibliografie:

i primi sono pubblicazioni a cadenza regolare, che in riferimento a particolari settori elencano

le opere pubblicate, i loro dati essenziali e un abstract; vi sono poi rassegne bibliografiche

internazionali riferite ai vari periodi in cui si divide convenzionalmente la storia; bibliografie

nazionali, territoriali e tematiche. Periodici e collane, che coprono le lacune lasciate

inevitabilmente dai tempi che intercorrono fra la pubblicazione e la distribuzione di opere; si

tratta di riviste specializzate, rivolte a platee nazionali e internazionali. Tra i periodici vanno

annoverate le pubblicazioni mensili delle riviste illustrate e tematiche, oltreché opere

multimediali; si contano poi monografie, che si occupano di tematiche prestabilite, sia generali

che particolari, e atti di convegni e seminari di studio regionali, promossi dai centri di studio.

 

Per la consultazione di fonti scritte ci si avvale di diversi strumenti Inventari: per attingere

a fonti inedite occorre indagare negli archivi pubblici civili ed ecclesiastici, presso i fondi

documentari aggregati e negli archivi privati; esistono per questo censimenti e descrizioni, che

riportano la collocazione e a volte il contenuto sommario. Benché possano conservare materiali

preziosi, gli archivi parrocchiali presentano catalogazioni molto diseguali. Repertori delle

fonti: rassegne, strumenti preliminari per conoscere reperibilità e collocazione delle fonti


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VeronicaSecci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Bazzano Nicoletta.

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