Estratto del documento

Parte prima: concetti basilari

Premesse

 Un’ambiguità nell’uso della parola. Esiste storia, indifferentemente intesa come insieme dei fatti accaduti (res gesta) e come disciplina che li studia. Va detto che non esiste scienza che non sia altro che una piccola componente del sapere, quindi la storiografia non può dirsi superiore ad altre; anzi, in essa confluiscono le diverse competenze in cui si ramifica il sapere.

 Concetti fondamentali della storiografia sono passato, ossia quanto è accaduto prima del presente, e presente, confine provvisorio e in spostamento continuo nel quale si verifica il passaggio sfuggente fra passato e futuro. Il passato può dividersi in un periodo, più lungo, in cui era assente l’umanità; e un altro, ridotto, in cui essa ha partecipato. In quest’ultima è iscritta la storia, ossia l’insieme di tutti i fenomeni e gli eventi che hanno riguardato il genere umano. Anche i fenomeni cosmici che si sono svolti prima della comparsa dell’uomo, che pure non fanno parte della storia, si ripercuotono in essa. Essendo originata da una lunga transizione e non da un momento preciso è difficile rinvenirne le origini. Tra le forme di documentazione storica si devono annoverare anche le fonti non scritte.

 La storiografia è lo studio della storia e quindi la scienza che ne indaga e riporta situazioni e vicende. Benché queste abbiano svolgimenti ed esiti oggettivi, il solo ripensarle è sufficiente per passare all’ambito della storiografia. Ogni storico crea storiografia, e questa non vuole e non può fornire risultati definitivi e oggettivi. La storiografia è soggetta a evoluzioni, poiché dipende dai paradigmi formulati dai suoi interpreti, e per questo si può parlare di una storia della storiografia. Se la ricerca storiografica è la scienza che studia la storia avvalendosi delle sue impronte, la conoscenza storica è la massa dei contenuti acquisiti dalla ricerca storica. I suoi livelli dipendono in ambito individuale dalla didattica e dall’apprendimento; in ambito generale e collettivo dalla divulgazione.

Storia

 La storia è una e indivisibile, e le ripartizioni che le vengono attribuite nascono dall’osservazione, il primo passo verso il relativismo interpretativo. Da questa osservazione si evince che esiste una storia nota, ricordata e divenuta oggetto di studio, e sulle cui tracce si orienta la ricerca degli esperti. A questa se ne contrappone però un’altra, ignota per le cause più diverse, come la perdita delle tracce o occultamenti più o meno volontari. D’altronde, le mutilazioni della storia sono molteplici anche in ragione delle testimonianze pervenute: nell’ombra sono rimasti ceti subalterni e popoli soccombenti davanti a cataclismi e conflitti.

 Tra le specie viventi il genere umano è l’unico consapevole del suo essere tanto esito quanto soggetto della propria storia. Oltre che risultati delle vicende personali e collettive siamo infatti anche fattori del presente e del futuro. Pertanto tutti gli esseri umani sono soggetti della storia, mentre i protagonisti sono personalità, comunità e fenomeni che ne incidono profondamente il corso. La storia contribuisce a plasmare la nostra personalità anche nel corso della nostra esistenza, poiché mentalità, ideologie, mode ed eventi continuano a mutare e interagire; per questo non esiste la possibilità di riprodurre fedelmente alcun essere umano.

 Entrando nel campo della storiografia si può notare come la storia sia stata suddivisa convenzionalmente. Per comodità i fatti sono distinguibili in eventi, ossia avvenimenti di breve o brevissima durate che hanno in prevalenza incidenza limitata, ma che possono avere ripercussioni differenti (di eventi è scandita la storia istituzionale e politica); fenomeni, ossia andamenti che si svolgono durante periodi più lunghi, estesi almeno oltre l’arco generazione (tendenze economiche, demografiche, sociali); ed evoluzioni, cioè le trasformazioni di lunghissima durata e portata amplissima, che si estendono oltre le epoche storiche e a volte risalgono anche a tempi precedenti la comparsa umana (mutazioni astronomiche e geologiche). Esistono poi costanti e variabili importantissime per la storia umana, ossia i fattori che possono essere ambientali e antropologici (l’amore materno, il rancore). Le diverse componenti della storia vanno valutate sia in relazione alle conseguenze dirette sia alle interazioni con altri accadimenti simultanei; il decantato rapporto causa/effetto lega in realtà soltanto alcuni aspetti delle vicende storiche.

 La storia procede per processi di trasformazione, o evolutivi, attraverso una transazione continua in cui evoluzioni, fenomeni, eventi e fattori si intrecciano; tutto ciò confluisce nelle congiunture, ossia quelle combinazioni eterogenee di situazioni e fattori che, per la loro complessità, sono irripetibili. Si può affermare che in questa complessità annega ogni visione epistemologica della storia che non sia sostenuta da discriminazioni preventive, ideologiche o religiose.

Storiografia

 Le postazioni da cui si fa storiografia sono collocate nel presente di chi indaga, pertanto sono innumerevoli non solo perché altrettanti sono gli osservatori, ma anche perché possono cambiare più volte nel corso della vita di ciascuno.

 Non si può negare che tutto il passato confluisce nel presente, ed è certo che l’umanità nel suo cammino ha raggiunto delle tappe fondamentali nell’affermazione dei diritti di persone e comunità. Ne consegue che, laddove sono state fatte, queste acquisizioni sono diventate patrimonio comune, e nulla possa essere più visto come prima. Benché sia naturale che ognuno si faccia idee proprie, e appaia ovvio considerare ora riprovevoli atteggiamenti e comportamenti del passato, va detto che giudicare i predecessori non è compito degli osservatori né degli storici, che devono invece limitarsi a ricostruire i quando, i come e i perché.

 Gli storici dovrebbero cercare di evitare i pregiudizi che compromettono la comprensione dei fatti. Si tratta in prevalenza di filtri e stereotipi derivanti da prevenzioni religiose o ideologiche, generati e diffusi da integralismi e propaganda. Se è noto che oggi esiste una almeno teorica libertà di giudizio, è illusorio credere che vincoli e condizionamenti non esistano ovunque. Risulta quindi facile convenire sul fatto che le opere degli studiosi che agiscono o hanno agito sotto pressioni politiche o religiose siano ben poco affidabili. Nei grandi duelli fra sistemi antitetici i vincitori, proprio perché non costretti alla rimozione ideologica e politica, conservano aloni della propaganda.

 La storiografia è parziale perché frammentaria e di parte. Gli storici, che lo vogliano o meno, non sono obiettivamente in grado di ricostruire che una piccola parte dei fatti della storia. La parzialità deriva invece dal fatto che si sono sondati solo alcuni aspetti della storia e se ne sono trascurati degli altri; questo è pertanto un frutto inevitabile del processo di selezione, più o meno consapevole. Tale parzialità può sconfinare nella faziosità, quando gli storici operano sotto la cappa di ideologie, fedi o compiacenze preventive.

 Pare lecito chiedersi se esistano verità storiche. Si deve distinguere fra certezze storiche e verità storiografiche, in quanto solo alla prima si riconduce un’oggettività di fondo. Anche le fonti infatti sono spesso passate attraverso i filtri di chi le ha trasmesse; tuttavia, scegliendo con rigore le metodologie di ricerca, e applicando con correttezza le capacità deduttive, ogni storico può perseguire l’attendibilità.

Temi, spazi, tempi

 La distinzione fra l’oggettività della storia e la soggettività della storiografia è preliminare al periodizzamento, ossia la divisione del corso della storia in periodi, fondamentale soprattutto in senso accademico. Un’azione umana, poiché la storia è una e unitaria, e soggettiva, poiché lo sono concetti come crisi, ascesa e stasi, che acquistano valore a seconda del punto di vista e diventano veri e propri centri di gravità. Se la storia è stata convenzionalmente ripartita in periodi tanto più brevi quanto più vicini al presente (preistoria, storia antica, medioevo, età moderna, età contemporanea) è stato perché tra i possibili periodizzamenti, nel mondo occidentale, ha prevalso quello scaturito dai retaggi dell’egemonia culturale europea.

 Un esempio della parzialità e della provvisorietà è il medioevo. Il termine appare già contradditorio, poiché implica un giudizio che colloca quel periodo storico in mezzo ad altri, e già racchiude una valutazione negativa. L’idea si fece strada nel clima umanistico-rinascimentale, allorquando, con la riscoperta dell’età classica, si lanciò un ponte ideale verso quegli antichi splendori, sommersi dalla barbarie dei secoli interposti. Spostando il punto di osservazione oltre l’arco alpino, però, già si comprende che là quello stesso periodo non corrispose a un periodo di decadenza, bensì all’epoca delle mitiche origini della nazione germanica (romanticismo tedesco). Volendo rintracciare significativi cambiamenti fra prima e dopo, diversi saranno gli estremi a seconda che si tratti di storia istituzionale, religiosa, sanitaria ecc.; molteplici sono quindi le date estreme in cui circoscrivere un’epoca, in quanto sono frutto del metro e dei criteri di chi le adotta secondo le proprie scelte tematiche.

 Data la quantità di fenomeni che entrano in relazione con l’umanità è possibile concepire innumerevoli storiografie tematiche o speciali. Queste presentano periodi e cronologie differenti almeno in parte a quelle generali, e si distinguono in quelle che hanno avuto origini autonome (inscindibili dalla materia di cui sono il profilo, come la storia del diritto, di cui fonti, terminologie e interpretazioni sono parametri fondamentali per la comprensione dello strutturarsi della società) e quelle nate come sviluppo successivo di una scienza madre (storia dell’economia). In generale, tutti gli aspetti della vita umana possono essere indagati in maniera diacronica.

 È dibattuta la possibilità che ad affrontare la storiografia delle religioni siano esponenti degli stessi culti. Si è giunti alla conclusione che, seppure una conoscenza dall’interno dovrebbe agevolare l’interpretazione delle motivazioni che spingono qualcuno ad abbracciare un determinato credo, lo stesso può divenire un handicap nell’ambito dell’onesta presentazione dei comportamenti dei propri compagni.

La conoscenza storica

 Nessuno può vantare una conoscenza completa della storia. La somma delle conoscenze, fra l’altro, è in continua metamorfosi. La conoscenza storica non può garantire un’automatica fruibilità, ma è come una dotazione, sempre utile in base a bisogni, capacità e volontà. Passato, presente e futuro sono le inscindibili dimensioni del tempo soggettivo; ovvio, dunque, che conoscere evoluzioni, costanti e variabili permette di progettare l’avvenire con meno incognite e maggiori capacità previsionali, tanto da rendere legittima una definizione audace della storia come scienza del futuro (buco dell’ozono). Innumerevoli volte la storia è stata manipolata, e si può dire che tutte le ideologie si sono affannate a trovare giustificazioni in un passato propinato secondo versioni parziali e deformi (razzismo); la conoscenza della storia, ancorché incompleta, può dunque valere come antidoto. Nel rapportarsi a qualsiasi ideologia, ad esempio, sarebbe opportuno non disgiungere le sue idealità e finalità di fondo dai concreti metodi adottati per raggiungerli.

 Per motivare lo studio della storia si possono rintracciare anche ragioni all’apparenza più astratte, come quella di dare un senso alla vita singola e collettiva. L’accelerazione dei ritmi del cambiamento, nel mondo occidentale, ha portato a radicali cambiamenti nelle convenzioni sociali, individuali e collettive, e seppure tali sovvertimenti non siano certo da rigettare in toto, va rilevato come abbiano causato forti lacerazioni e causato diverse forme di reazione. In tempi meno recenti la trasmissione della cultura e dei ruoli sociali era meno traumatica, poiché ogni persona trovava una collocazione determinata dalle proprie origini; oggi, che alla generale facilità delle comunicazioni si contrappongono crescenti difficoltà nei rapporti interpersonali, si fa evidente l’esigenza di una formazione culturale scevra da mode, capace di individuare valori di riferimento.

 Oggi che nessuna comunità è estranea dalle altre si può affermare che tutto il passato confluisce nel presente, e quindi che la conoscenza della storia propria e altrui può consentire un più conscio radicamento di persone e comunità. Tra le uniche certezze vi è la consapevolezza di poter determinare con le proprie scelte la vita futura, e in tale ottica è utile allargare le proprie prospettive indagando il passato (metafora che paragona la capacità di visione di ogni esistenza a quelle di un nano, che ha però la possibilità di conoscere le molteplici esperienze dei suoi predecessori, i giganti, salendo sulle loro spalle). Le scelte degli antenati non furono per forza le migliori, ma è certo che il tempo abbia rivelato quali furono le più sagge (chi sarebbe così folle da impiantare una fabbrica di prodotti ad alto rischio in una zona che la storia ha rivelato essere sismica?).

 I cosiddetti beni culturali non hanno solo valore estetico ed evocativo, bensì sono i segni tangibili della storia di popoli e comunità, e sono oggi patrimonio di tutti. L’incremento dell’attrattiva suscitata dalle testimonianze del passato è probabilmente dovuto a una reazione istintiva e/o consapevole dell’appiattimento e dell’anonimato dei messaggi radiotelevisivi e commerciali.

 Da qualche tempo il tema della salvaguardia pare in procinto di assumere maggiore rilievo. La presenza abbondante dei beni culturali, un tempo considerata vagamente prestigiosa ma anche gravosa, va prendendo forma il senso di possibile fonte di ricchezza. Al mutamento stanno contribuendo anche le preoccupazioni delle amministrazioni locali per il recupero, la valorizzazione e la divulgazione. Queste operazioni, a un tempo locali e diffuse, possono divenire le più efficaci. Questi fermenti sembrano arrestarsi davanti alle scarse possibilità economiche. Ancora, se i beni culturali costituiscono la maggior risorsa del paese, le persone e le attività a essi legate dovrebbero godere di altrettanta attenzione; i mestieri della storia dovrebbero assumere la rilevanza che già hanno le risorse. Se l’opinione pubblica, per mancanza di preparazione storica, diventasse del tutto indifferente al problema, si rischia di ricorrere alle ruspe piuttosto che al restauro. A ora esiste un’ampia gamma di mestieri indotti dalle attività di tutela e valorizzazione dei beni, ma non sono da escludere nuovi orizzonti.

Parte seconda: storia della storiografia

 Le opere storiografiche risultano da forme di interpretazione anch’esse diventano così.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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