Manuale di Storia Medievale
Andrea Zorzi
2. LA FINE DEL MONDO ANTICO – SECOLI IV & VII
Crisi dell’Impero Romano:
Terminate le guerre di espansione, la crisi dell’Impero Romano si manifestò nel corso del III secolo sul piano
economico-sociale e su quello politico a causa di un’economia ristagnante (corruzione, spese militari e
amministrative, scarso reintegro di schiavi, inasprimento del prelievo fiscale), che provocò un crescente
squilibrio tra risorse e necessità. La crisi del III secolo (pressioni delle popolazioni germaniche, secessioni,
disordini interni crisi del sistema economico, instabilità politica con 28 sovrani in 50 anni) terminò con
l’istituzione di una tetrarchia (due augusti: Diocleziano e Massimiano; più due cesari: Galerio e Costanzo
Cloro).
Diocleziano (284-305) attuò provvedimenti di riforma che diedero risultati soprattutto sul piano politico:
riforma delle circoscrizioni territoriali (le province furono rese più piccole), divisione dell’esercito tra truppe
di confine (limitanei) e legioni mobili da combattimento (comitatenses), razionalizzazione del fisco tramite
esazione delle tasse basate sul catasto (le proprietà immobile), fissaggio dei prezzi massimi di beni di
consumo e prestazioni d’opera.
Costantino (306-324) separò le carriere militari da quelle civili, diminuì le truppe di confine incrementando
l’esercito mobile, legò il sistema monetario all’oro coniando il solidus e trasferì la capitale presso Bisanzio
sul Bosforo (rinominata Costantinopoli nel 330).
Teodosio (379-395) salvaguardò l’unità dello stato dopo le prime gravi migrazioni barbariche e dispose la
suddivisione dell’impero tra i suoi due figli, affidando ad Arcadio la pars Occidentis e ad Onorio la pars
Orientis.
La decisione di separare in due parti l’impero alla fine del IV secolo rispose alla necessità di amministrare
meglio un dominio troppo esteso e, a un tempo, alla presa d’atto delle differenze esistenti tra le varie
regioni. Mentre in Oriente lo sviluppo dell’ordinamento pubblico continuò ad essere sostenuto dalla
crescita economica, in Occidente la sua crisi ampliò le disparità sociali e accentuò la disgregazione delle
istituzioni. Nel IV secolo in occidente si susseguono imperatori privi di reale potere. Dal 464 al 486 in Gallia
il dominio del generale Siagrio costituisce l’ultimo avamposto gallo-romano in un contesto ormai
germanizzato. Nel 476 in Italia, il generale Odoacre depone l’imperatore d’occidente Romolo Augustolo e
restituisce a Costantinopoli le insegne imperiali, dando vita ad un dominio personale.
Cristianesimo:
Agli inizi del IV secolo il cristianesimo è ancora una religione minoritaria nell’impero, ma rispetto agli altri
culti (es. quello dei riti solari) i cristiani si rifiutavano di tributare atti di culto all’imperatore, cosa che li fece
perseguire ufficialmente per tutto il III secolo.
Col tempo gli imperatori individuarono nelle strutture organizzative delle chiese, e soprattutto nel loro
radicamento presso le aristocrazie, un formidabile strumento di legittimazione del potere imperiale.
Determinanti fù la liberalizzazione del culto di Costantino (Editto di Milano nel 313), il quale si nominò
pontifex maximus e convocò il primo concilio ecumenico a Nicea nel 325, nel quale venne condannata
l’eresia ariana (dottrina cristiana elaborata dal prete egiziano Ario, che negava la natura divina a Gesù,
sostenendo la sua inferiorità rispetto al Padre).
Il cristianesimo divenne la religione di stato con Teodosio (Editto di Tessalonica nel 380), il quale convocò
anche il secondo concilio ecumenico a Costantinopoli nel 381, nel quale si sancirono le caratteristiche della
Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica. 1
L’evangelizzazione dei popoli barbarici ebbe intensità diversa nelle varie realtà. L’obiettivo fu quello di
convertire i re e i capi militari delle popolazioni, i quali avrebbero esteso il culto alla popolazione tramite i
legami di fedeltà. L’adozione della fede cattolica costituiva per i sovrani un allargamento della base di
legittimazione del loro potere, il quale poteva così estendersi anche alla popolazione romana. L’aristocrazia
politeista, poco incline a rinnegare la religione degli avi, mostrò recrudescenze del paganesimo fino a tutto
il VII secolo.
Le prime conversioni dei popoli germanici furono mediate dalla dottrina ariana nel IV secolo, mentre
franchi e anglo-sassoni furono convertiti tra V e VI secolo direttamente al cattolicesimo. Le regioni più
orientali della Germania (Frisia, Turingia e Sassonia) dovettero aspettare l’espansione carolingia e le
conseguenti conversioni forzate del VII e VIII secolo.
Migrazioni barbariche:
Le seminomadi popolazioni germaniche che dal I secolo avevano intrattenuto rapporti economici con
l’impero e fornito guerrieri al suo esercito (con Tiberio 14-37 si rinuncia alla conquista della Germania),
finirono via via attratte dalle sue ricchezze e dal suo clima più mite, anche perché pressate da est da
violente popolazioni asiatiche (fra tutti gli Unni). Nel 375 lo spostamento in tracia dei Visigoti (i “goti” erano
stanziati nell’odierna Ucraina, ma avevano origine scandinave, dalle “gotland”) segna l’inizio delle invasioni,
culminanti nel crollo del limes renano nell’inverno del 406.
Fra la fine del IV e l’inizio del V secolo si riversarono così all’interno della ròmania intere popolazioni che
progressivamente si stabilizzarono tramite le formule romane della foederatio (truppe sotto un capo
militare ingaggiate come alleate, ricevendo un compenso) e della hospitalitas (un terzo delle tasse sulle
terre di una determinata regione veniva destinata alla popolazione barbarica che vi si insediava, la quale
doveva dichiarare fedeltà all’impero pur rimanendo indipendenti), dando luogo a regni misti che in
Occidente finirono col sostituirsi alla compagine imperiale nella seconda metà del secolo.
Hospitalitas
Visigoti: in Macedonia
Incursioni in Grecia e nord Italia (sacco di Roma)
Hospitalitas nella Gallia meridionale
Si stanziano autonomamente in Spagna e nel sud della Francia
Hospitalitas
Ostrogoti: in Macedonia
Incursioni in Illiria
Inviati dall’Impero d’Oriente a deporre Odoacre in Italia
Si stanziano autonomamente in Italia
Invadono
Angli e Sassoni: via mare le coste orientali della Britannia
Respingono le popolazioni autoctone in Galles e si stanziano autonomamente
Saccheggiano
Suebi/Svevi: la Gallia settentrionale ma vengono allontanati dai Franchi
Passano in Spagna e vengono spinti a nord dai Visigoti
Hospitalitas in Portogallo.
Invadono
Vandali: la Gallia ma vengono spinti in Spagna dai federati Franchi
Spinti in Africa dai Visigoti, dove rifiutano la foederatio
Conquistano Cartagine, Sicilia, Baleari, Corsica, Sardegna (sacco di roma) 2
Regni Romano-Barbarici:
Nel V secolo vengono a formarsi regni romano-barbarici dalla natura mista sul piano etnico ed istituzionale:
l’incontro tra le tradizioni e dei modelli di vita barbarici con le strutture sociali-politiche ed i modelli
ideologici-religiosi della romanità. Nonostante la loro indipendenza, i regni riconobbero l’autorità imperiale,
cui tributarono formali atti di sottomissione. I romani continuano a vivere secondo il diritto romano, i
barbari seguendo le proprie consuetudini giuridiche, progressivamente messe per iscritto ed estese a tutti i
sudditi del regno.
I re germanici sono capi militari eletti dalle aristocrazie barbariche; nel corso del tempo la loro funzione si
trasforma da semplice comando sugli uomini armati al più complesso governo di un territorio. Scomparsa
con l’impero ogni capacità di imporre le tasse, le risorse di cui i re dispongono provengono soprattutto dal
fisco regio (le rendite delle proprietà del regnante).
Al crescente abbandono delle città corrispose la sempre maggiore importanza del mondo rurale, dove le
grandi proprietà fondiarie divennero il luogo primario dell’organizzazione sociale. I latifondi rimasero in
mano all’aristocrazia senatoria che esercitò la propria influenza su schiere sempre più ampie di clienti,
contadini, coloni e schiavi.
Non fu infrequente che personaggi eminenti furono nominati vescovi, i quali grazie alle istituzioni
ecclesiastiche garantiscono l’inquadramento delle popolazioni latine: i monasteri e le chiese si fanno carico
dell’assistenza degli abitanti svolgendo compiti amministrativi e giudiziari e provvedendo alla difesa e al
rifornimento alimentare.
La fusione tra tradizione pubblica romana, attitudine militare germanica e cultura spirituale cristiana è alla
base della stabilità dei regni.
Vandali: Il dominio militare sull’Africa del nord con sfruttamento economico e rigida
intolleranza religiosa, finisce per alienare loro l’appoggio delle popolazioni romane,
crollando sotto la riconquista bizantina.
Ostrogoti: Dirottati in Italia dall’Impero d’Oriente contro Odoacre, Teodorico tiene separate le
popolazioni romana e barbarica, con proprie leggi, lingue e religione. L’assenza di
assimilazione si rivela fragile di fronte alla guerra bizantina che pone fine al regno
nel 553.
Visigoti: Integrazione con le popolazioni romane della penisola iberica favorita dai concili
generarli del regno, dai matrimoni misti e da un corpo di leggi comuni nel 654. Il
regno resiste alla conquista bizantina e dura fino all’avanzata degli arabi nel 711.
Longobardi: Impatto violento sulla società italiana che viene espropriata dei terreni. Sono ariani
o pagani, e l’integrazione procede con lentezza. Le continue ostilità con l’impero e
Roma provocarono la discesa dei Franchi, che pongono fine al regno. Rimasero solo
i principati di Spoleto e Benevento, che resistettero fino all’arrivo dei normanni.
Franchi: In un primo momento agiscono come semplici foderati, ma si integrano
rapidamente con la popolazione gallo-romana convertendosi al cattolicesimo nel
469, convocando i concili del regno e fissando una legge comune. Nel VII secolo i
Pipinidi approfittano della decadenza dei Merovingi per ottenere la dignità regale e,
promuovendo nuove espansioni in accordo con il papa, rifondano un impero
occidentale. 3
3. DAL MEDITERRANEO ALL’EUROPA – SECOLI VI & IX
Tra il VII e l’VIII secolo il Mediterraneo diviene uno spazio di connessioni fra le tre grandi civiltà che si
affacciano sulle sue sponde.
Impero Bizantino:
A metà del VI secolo Giustiniano tenta di restituire la dimensione universale dell’impero tramite un
ambizioso programma di restaurazione (Restauratio Imperii) inviando i generali Belisario e Narsete a
riconquistare l’Africa dai Vandali (533), l’Italia dagli Ostrogoti (535) e la Spagna dai Visigoti (553), ma le
pressioni Sasanidi richiamano in patria le armate, cedendo terreno a Longobardi, Franchi e Visigoti.
Giustiniano inoltre si impegnò a tutela della Chiesa, rafforzando il potere dei vescovi, colpendo le dottrine
ereticali e perseguitando tutti i culti non cristiani. Cercò inoltre di rafforzare la rete dei funzionari statali per
frenare gli abusi dei grandi proprietari terrieri. Per fronteggiare la crescente inefficienza della giustizia
Giustiniano promosse una sistematica revisione del diritto che portò alla redazione del Corpus iuris civilis
(534).
Nel 726 l’imperatore Leone III proibì la venerazione delle immagini (iconoclastia), cercando di indebolire il
potere dei monasteri che grazie a tale culto avevano influenza sulla popolazione, confiscandogli le terre da
ridistribuire ai soldati. La mancata adesione della pars Occidentis segnò l’irreversibile allontanamento della
Chiesa di Roma da quella orientale, che porterà allo scisma definitivo nel 1054.
La conquista parziale dei Longobardi, la slavizzazione dei Balcani (avari e bulgari) nonostante la conversione
al cattolicesimo (865 - traduzione della bibbia in cirillico), l’abbandono della penisola iberica, il rinnovato
conflitto con l’Impero Sasanide e in fine l’espansione araba tra VII e VIII secolo spostarono per sempre il
baricentro dell’impero verso Oriente. In poco meno di un secolo l’impero si ridusse a potenza regionale
gravitante tra Egeo e Anatolia.
Approfittando della crisi dell’impero islamico, nella seconda metà del IX secolo, la dinastia dei Macedoni
rese ereditaria la regalità imperiale, e riportò diverse conquiste in Siria, Balcani, Mesopotamia e Armenia. Il
recupero di Creta e Cipro segnò la fine dell’egemonia navale araba ed il riavviarsi delle relazioni
commerciali con l’Occidente.
L’investimento nel commercio fu sempre marginale nella società bizantina; la ricchezza continuò a basarsi
sulla terra. Col tempo l’autonomia dei latifondisti (arconti) ed i vincoli posti al commercio si trasformarono
in fattori di debolezza quando cominciarono ad operare in Oriente i mercanti occidentali. Nel 1082 la
concessione di privilegi commerciali ai mercanti veneziani segna l’inizio del declino economico di Bisanzio.
Esarcato Themata
Esarca Stratego Catapano
Impero Islamico:
In gran parte desertica e priva di città, l’Arabia era abitata da tribù di beduini (confederate ed instabili) che
praticavano l’allevamento e il commercio lungo le grandi piste carovaniere. A garantire il culto a tutte le
fedi e a organizzare la fiera annuale presso il santuario della Ka’ba era il potente clan dei Qurayshiti.
Maometto, nato da un ramo del clan dominante (570 circa), iniziò la predicazione di un monoteismo
rigoroso che richiedeva la sottomissione assoluta (islam) del fedele alla volontà di Allah, ponendolo in
contrasto con le grandi famiglie che fondavano il proprio potere sul rispetto delle varie religioni. Maometto
guidò personalmente le razzie contro i vari clan, costringendo a sottomettersi sulla condivisione della stessa
fede, anziché sotto vincoli politici; nel modello politico dell’islam, la sfera spirituale è indistinguibile da
quella temporale.
Alla morte del profeta l’impero venne organizzato con a capo un califfo, incaricato di far rispettare la legge
divina (sharia) e di diffonderla agli infedeli. Seguirono i conflitti che portarono alla conquista di fertili
territori sasanidi e bizantini. 4
Nel 656 esplose il conflitto tra quanti pretendevano che il califfo dovesse appartenere alla famiglia di
Maometto e che dovesse avere autorità sia religiosa che civile (gli sciiti) e quelli che al contrario credevano
in un sistema elettivo e separato del potere universale e temporale, rispettivamente assegnato ad un imam
e ad un califfo (i sunniti). Prevalsero quest’ultimi, e con la dinastia degli Omayyadi l’impero arabo raggiunse
la sua massima estensione (dall’India alla Spagna), arrestandosi solo nel 732/740 con le sconfitte da parte di
franchi e bizantini.
Sostenuto dall’élites non arabe convertite all’islam, un discendente di Maometto rovesciò gli Omayyadi
dando il via alla dinastia degli Abbasidi. Il potere centrale mise sotto il controllo di un visir l’apparato
burocratico (cancelleria, esattoria fiscale, amministrazione militare) ed il territorio fu suddiviso in province
rette da governatori locali, gli emiri, dotati di estese prerogative.
Lo sviluppo economico dell’impero arabo, come nelle origini beduine, si basò sul commercio: l’espansione
delle città, il perfezionamento delle tecniche di credito e di cambio, le produzioni artigianali ed i canali di
scambio resero sempre più fiorente e civilizzato l’impero.
L’unità politica dell’islam cominciò a disgregarsi quando gli emirati cominciarono a promuovere politiche
autonome; si affermarono dinastie locali che si sottrassero progressivamente dal governo centrale
(Omayyadi in Spagna, Fatimidi in Egitto) ed il califfato passò nel 1058 alla dinastia turca dei Selgiuchidi.
Impero Carolingio:
Alla morte del padre Pipino il Breve nel 768 e del fratello Carlomanno nel 771, Carlo Magno ereditò il regno
franco. L’organizzazione sociale si fondava su un’aristocrazia che traeva la sua forza dall’ampia disponibilità
di terre e dalla capacità di mobilitare potenti clientele armate.
Vennero sostituiti i conti in Borgogna, Provenza e Aquitania e fu avviata nel 772 una lunghissima guerra
contro i sassoni. Nel 774 fu conclusa la conquista del regno longobardo che era stata sostenuta dal papa.
Vennero sconfitti gli avari, sottomessa la Baviera e creata la Marca Hispanica che si estendeva fino al fiume
Ebro.
Nel Natale dell’anno 800 Carlo Magno fu incoronato imperatore da papa Leone III, omaggiando la persona
che aveva unificato e convertito al cattolicesimo l’Europa, indebolendo la dignità bizantina.
Mentre l’impero di Roma era incardinato nel bacino mediterraneo, quello carolingio si spostava a
settentrione, nel cuore del continente europeo.
L’organizzazione amministrativa univa l’ordinamento territoriale romano (comitati interni e marche di
confine – con conti e marchesi a capo) ai legami personali germanici (l’impero era un insieme di grandi
principati, uniti da fedeltà vassallatico-beneficiarie e supervisionati dai missi dominici), il tutto sancito sotto
l’autorità della chiesa cattolica. Carlo Magno sostenne lo sviluppo di una fitta rete di scuole vescovili per
elevare l’istruzione dei funzionari pubblici.
Dal punto di vista economico, l’imperatore introdusse gabelle sul transito delle merci sulle strade e nei
porti, ma a differenza di Bisanzio, dove il sistema fiscale era basato sulle tasse dirette (che dipendono dalla
ricchezza della persona) sulla terra, nell’impero carolingio le entrate venivano soprattutto dalle rendite del
fisco regio. Carlo attuò inoltre una riforma monetaria che puntava a riservare al
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