Snodo I – Mille anni di storia
Capitolo 1 - L'idea di medioevo e le sue interpretazioni
1.1 Un'età di decadenza
Gli uomini e le donne che vissero tra il V e il XV secolo non seppero mai di vivere nel medioevo. Il medioevo non è mai esistito, se non come costruzione intellettuale posteriore. Una costruzione che cela un pregiudizio negativo, che ancora oggi fatica a scomparire. Per tutto il millennio le popolazioni europee rimasero convinte di vivere nella continuità dell'impero romano, modificato solo dall'avvento del cristianesimo. Furono gli umanisti, con la loro riscoperta della classicità, a percepire questa epoca come una discontinuità dal mondo antico (“gotico”). Nell'ambiente della Riforma protestante Filippo Melantone parlò di un periodo di decadenza, che corrisponde alla progressiva mondanizzazione della Chiesa, fino a Lutero.
1.2 Un periodo della storia
I cattolici risposero con una ricostruzione documentata della storia della Chiesa: gli Acta sanctorum (Jean Bolland) e il De re diplomatica di Jean Mabillon, che stabiliva i criteri per riconoscere l'autenticità dei documenti. Nel Seicento gli intellettuali ripresero l'idea di un medium aevum che separava l'età antica e quella a loro contemporanea. Georg Horn fissò i termini cronologici nel 476 e nel 1453. Christoph Keller, docente tedesco, scrisse la prima Historia medii aevi, su tutto il millennio. L'illuminismo rielaborò nuovamente l'idea di medioevo: secondo Voltaire le invasioni barbariche e la Chiesa avevano prodotto un'epoca di rozzezza e violenza, da cui solo allora si stava risorgendo. Lo storico Edward Gibbon interpretò il medioevo come la storia del declino dell'impero romano.
1.3 La rivalutazione di un'epoca
Sempre nel Settecento però l'erudizione storica portò anche a rivalutare il medioevo. Il modenese Ludovico Antonio Muratori radunò un'imponente raccolta di cronache dal V al XVI, i Rerum Italicarum Scriptores, individuando una tradizione storica comune che univa l'Italia e che era nata proprio nel medioevo. Fu il Romanticismo a diffondere l'immagine positiva del medioevo, ammirandone gli aspetti passionali e irrazionali e la grande fede religiosa. James Macpherson scrisse i Canti di Ossian, si diffuse la passione per ruderi di castelli e abbazie, fece la sua comparsa il romanzo storico (Ivanhoe di Walter Scott, 1820). Sempre il Romanticismo trovò nel medioevo la culla dello spirito nazionale: la cultura tedesca si rifaceva ai popoli germanici, quella francese a Carlo Magno, quella italiana alla resistenza dei comuni contro gli invasori tedeschi.
1.4 Il medioevo degli storici
La riflessione sull'identità germanica produsse una dettagliata ricostruzione storica: nel 1826 prese il via la collana Monumenta Germania Historica e Leopold Ranke stabilì l'importanza delle fonti pubbliche per una ricostruzione oggettiva della storia. In Francia lo storico Francois Guizot individuò le origini della civiltà moderna nella fusione di romani e barbari e fondò la Société de l'histoire de France. A Firenze fu fondato l'Archivio storico italiano (1842), dedicato allo studio della storia nazionale. Il Positivismo puntò a ricercare nel passato le leggi del funzionamento della società, analizzando dunque diritto, società ed economia del medioevo (common law, corporazioni, feudalità...).
1.5 Un millennio unitario o plurale?
Per contro, a inizio Novecento, alcuni storici si impegnarono a ricercare l'originalità propria del medioevo: in questo contesto furono pubblicati Autunno del medioevo di Johan Huizinga, Federico II imperatore di Ernst Kantorowicz, Medioevo cristiano di Raffaello Morghen. Il belga Henri Pirenne in Maometto e Carlomagno individuò la fine del mondo antico non nelle invasioni barbariche, ma nell'espansione islamica. Il francese Marc Bloch in La società feudale descrisse la società francese tra IX e XIII secolo e ne I re taumaturghi le implicazioni psicologiche del potere regio. Negli ultimi decenni gli storici hanno rinunciato a interpretazioni organiche del millennio, concentrandosi invece su singoli temi (antropologia, scienze sociali...). Un'interpretazione ricorrente è per quella di medioevo come laboratorio di civiltà, al plurale, fatto di confronti, conflitti e integrazioni (in un'ottica di globalizzazione).
1.6 Medioevi immaginari
Sin dall'Ottocento si sono diffuse ricostruzioni “popolari” del medioevo: i Preraffaelliti, il Neogotico, il romanzo storico medievale che si è poi evoluto nel fantasy, che ha sempre attinto dall'immaginario fantastico del medioevo. Si parla quindi di Medievalismo (coniato da John Ruskin, il termine indica le riproposizioni delle suggestioni medievali in vari campi delle arti e della letteratura, comprendendo poi anche quelle nei mezzi di comunicazione e nella cultura di massa), una tendenza che ha generato fantasie e non pochi luoghi comuni, spesso usati anche per affermare un'identità politica.
Capitolo 2 – Quadri generali
2.1 Spazi
Il medioevo è principalmente una storia dell'Europa: è la creazione della sua identità storica. Per questo appare improprio estendere questo termine ad altri contesti storici (es. il “medioevo ellenico”) o ad altre civiltà, che hanno seguito fasi di sviluppo completamente diverse. Riportare i parametri europei sulla storia di altre civiltà è una caratteristica di quello spirito eurocentrico che negli ultimi decenni viene contrastato dai fautori della world history. Come compromesso, si può studiare il medioevo anche come periodo di incontro con altre civiltà, ma senza commettere l'errore opposto, cioè attribuire ad esse più importanza. È anche vero che il medioevo prende origine proprio da un incontro di civiltà: quella romana, già di per sé molto variegata, quella delle “invasioni barbariche” e quella cristiana.
Focus: Un'Europa di popoli
Nel mondo antico non era affermata l'idea di Europa, ci si basava piuttosto sull'opposizione tra Occidente e Oriente. Fu Gregorio Magno (VI secolo) a definire come Europa quell'area che i Bizantini avevano lasciato nelle mani dei popoli germanici. Il territorio unificato da Carlo Magno fu poi definito “l'Europa dei popoli i cui nomi erano rimasti sconosciuti ai romani” e l'imperatore divenne “padre dell'Europa”. Una delle basi identitarie era la religione cristiana: per questo, a partire dal IX secolo, furono cristianizzate le popolazioni slave e i normanni e iniziò la riconquista della penisola iberica. Tuttavia, il termine “europeo” apparve solo due volte in documenti medievali: riguardo alla battaglia di Poitiers e in seguito alla caduta di Costantinopoli. In entrambi i casi si indicava la comunità dei cristiani. Il Mediterraneo fu il luogo di incontro, e poi di scontro (a discapito dei Bizantini), dell'Europa con le grandi civiltà bizantina e islamica. La cristianizzazione si volse verso la Spagna mussulmana e verso l'Europa orientale, dove si tradusse in conquiste da parte dei principi territoriali tedeschi. Nasceva così un'Europa orientale, che mantenne sempre delle caratteristiche specifiche. A partire dal XV secolo le società europee si ritrovarono inserite per la prima volta in una dinamica veramente globale (fino ad ora i luoghi di contatto erano stati il Mediterraneo e il mondo arabo), incontrando civiltà che fino a quel momento avevano interagito ben poco tra loro.
2.2 Tempi
Le periodizzazioni tentano di trovare caratteristiche omogenee, ma sono sempre frutto di una determinata interpretazione, che si concentra su alcuni aspetti. Georg Horn, il primo a tentare una periodizzazione del medioevo, fissò le date del 476 e del 1453. Ogni storiografia nazionale ha però una propria cronologia: per l'Italia 569 (avvento dei Longobardi) e 1492 (l'impresa del genovese Cristoforo Colombo). Per i francesi 496 (conversione di Clodoveo) e 1453 (fine della guerra dei Cent'anni). Come fine gli Inglesi prendono l'avvento dei Tudor (1485), gli Spagnoli la presa di Granada (1492), i Tedeschi la ribellione di Lutero (1517). Nell'impossibilità di proporre una data univoca, si può definire inizio del medioevo il periodo che va dal IV al VII secolo: crisi dell'impero romano, diffusione del cristianesimo, invasione barbariche. Un'epoca di transizione che viene anche chiamata Tardo Antico. Allo stesso modo, la fine si colloca tra XIV e XV secolo: crisi economica e demografica, fine degli universalismi, rinascita religiosa e culturale. Anche qui il passaggio è molto sfumato. All'interno di questi limiti il millennio medievale manca di coerenza interna. Gli storici tendono infatti a definire tre fasi. Secoli VI-IX: insediamento delle nuove popolazioni, dominio dei ceti militari, economia signorile. Secoli X-XII: differenziazione dell'economia e della società (mercante e chierico), cultura cristiana. Secoli XIII-XV: ancora maggiore articolazione della società, crisi economica e della cristianità. Gli storici anglosassoni parlano di early, high e late middle ages, e quelli tedeschi, analogamente, di primo, alto e tardo medioevo (l'apice viene inteso nei secoli XII e XIII). Quelli francesi definiscono invece il periodo centrale come feodalité. Gli storici italiani danno una tripartizione in primo, pieno e tardo, ma anche una bipartizione in alto e basso.
2.3 Clima, ambiente, epidemie
Nel corso della storia si alternano periodi caldi e periodi freddi, che influenzano l'agricoltura, la demografia e l'economia. Durante l'impero romano si ebbe un optimum climatico, tra il IV e l'VIII secolo una fase fredda e poi un miglioramento, fino all'optimum climatico medievale del XIII secolo (es. fu colonizzata la Groenlandia). Dal XIV secolo inizia la piccola età glaciale (fino al XIX secolo). Le temperature più rigide (dal IV secolo) spinsero le popolazioni del Nord Europa a spostarsi verso le regioni mediterranee. I disordini che ne conseguirono portarono all'abbandono di molte aree coltivate e dunque all'avanzamento di paludi, foreste e terre incolte: sistema economico agro-silvo-pastorale. La fine dell'economia romana ebbe un lato positivo: l'inquinamento atmosferico diminuì. A incidere sulla demografia furono molto spesso le malattie epidemiche, in particolare peste, vaiolo e lebbra. La peste si diffuse nel VI secolo (dall'Asia centrale al bacino del Mediterraneo, fino all'Inghilterra) e poi nel 1347 (tutta Europa, fino alla Scandinavia e a Mosca). Il vaiolo si diffuse nel VI nell'Europa del Nord, dove divenne endemico. Ci furono poi alcuni episodi nelle città italiane del XIV secolo. La lebbra ebbe una fase di espansione tra VI e VIII secolo, una di regressione tra VII e X e un picco tra XII e XIII.
2.4 Demografia
Anche la demografia del medioevo conobbe tre fasi: depressione, con il punto minimo nel VII secolo (27 mln); espansione fino al picco nel XIII (73); depressione, con il punto minimo a fine XIV (45). Ovviamente la mancanza di censimenti ufficiali rende le stime molto approssimative. La popolazione europea, che nel 200 aveva raggiunto i 67 milioni di individui, dal III secolo iniziò a calare: quartieri o città intere rimasero inabitati e molte aree agricole furono abbandonate. Questa depressione fu dovuta al raffreddamento climatico, che portò a carestie e dunque epidemie. La durata della vita si ridusse e aumentò la mortalità infantile. Dall'VIII secolo la popolazione tornò a crescere, le colture si espansero, così come le reti commerciali, e furono fondate nuove città e villaggi. La produttività agricola migliorò le condizioni di vita di tutti, rendendo meno drammatiche le epidemie. Nella seconda metà del XIII la popolazione smise di aumentare e iniziò una nuova crisi, dovuta alla sovrappopolazione, non supportata dalla produzione agricola, che era danneggiata dalle peggiori condizioni climatiche. La peste del 1347-48 rese drammatico questo calo: la popolazione riprese a crescere solo a metà Quattrocento.
2.5 Insediamenti
Il confronto fra romani e popolazioni barbariche fu anche l'incontro tra un grande impero sedentario che univa tutta l'area mediterranea e la cultura nomade delle tribù (villaggi provvisori). Lo spostamento delle popolazioni germaniche oltre i confini del Reno e del Danubio turbò l'organizzazione dell'impero. Si ricorse prima alla foederatio (alleanza militare) e poi all'hospitalitas (concessione di terre), per stabilizzare i nuovi arrivati in un territorio. La scomparsa delle istituzioni imperiali, e dunque della vita pubblica, portò all'abbandono delle città: nel medioevo il 90% della popolazione viveva nelle campagne, all'interno dei villaggi. Il villaggio era costituito da tre aree concentriche: il nucleo abitato, i campi coltivati, le terre comuni (pascoli e boschi). Inizialmente rari e distanti i villaggi divennero più fitti tra X e XIII secolo. Le città vanno distinte tra quelle a fondazione romana e quelle medievali dell'Europa settentrionale e delle regioni slave. Quelle romane rimasero il centro di economia, politica e religione per il territorio circostante, quelle medievali sorsero intorno a mercati.
2.6 Economia
L'economia medievale, essendo legata principalmente all'agricoltura, seguì il suo andamento: crisi dell'economia romana ed economie locale, progressiva espansione delle reti commerciali, crisi nel XIV secolo e poi ripresa su scala mondiale. L'impero romano si era retto fino al II secolo sulle autonomie locali, ma raggiunta la sua massima espansione dovette dotarsi di un possente esercito, che richiedeva ingenti risorse, e dunque di un complesso apparato fiscale e burocratico.
Burocrazia: l'insieme dei funzionari (stipendiati) al servizio di un governo, con qualifiche professionali e competenze specifiche. L'evasione fiscale e la perdita di controllo su molte regioni dell'impero mise in crisi questo sistema: a metà del VI secolo non esisteva più fiscalità pubblica e dunque non vi erano fondi per infrastrutture e stipendi. Questo portò a una contrazione degli scambi (prima i beni venivano commerciati da una parte all'altra dell'impero) e l'economia si basò solo sulle proprietà agrarie, che diventarono sistemi economici autonomi e perlopiù isolati. Solo a partire dall'VIII secolo (e dall'Europa del Nord) i prodotti in eccedenza vennero immessi in reti commerciali. Questi scambi non erano più alimentati dal denaro pubblico, ma dalla ricchezza privata delle aristocrazie e dalle esigenze di città e signorie locali. Fu sviluppata una fitta rete di mercati e di collegamenti, che collegavano Mare del Nord e Mediterraneo, Oriente e Occidente (con al centro le città italiane). La crisi demografica del Trecento ebbe un duplice effetto: in scala globale la domanda si ridusse e dunque la mole dei traffici, ma le condizioni di vita dei sopravvissuti migliorarono e gli stipendi più alti diedero linfa all'economia. Le modalità produttive, sia nell'agricoltura che nell'industria, cambiarono (diversificazione delle colture, nuove manifatture), e così anche le tecniche di transazione (contabilità, lettere di cambio...). Nel mondo romano vi erano tre diverse monete: il bronzo per gli scambi quotidiani, l'argento per gli stipendi, l'oro per le grandi transazioni e le tasse. L'oro rimase in uso nel mondo bizantino e in quello arabo, mentre nei regni barbarici era perlopiù una questione di prestigio. Carlo Magno fondò la sua riforma sul denarius d'argento e sulle unità di conto, cioè lira e soldo. Le zecche cittadine, signorili o regie, coniavano sia denaro “grosso” che “piccolo”.
2.7 Società
La famiglia è il nucleo primario della società. Presso i romani vigeva il modello agnatizio (successione patrilineare), presso i barbari quello cognatizio (famiglia della madre). I sovrani dei regni romano-barbarici assunsero il sistema agnatizio per trasmettere il titolo regio. Poi a partire dall'XI secolo anche l'aristocrazia, per mantenere la dinastia, il titolo e il patrimonio: nasceva il lignaggio. Tra XII e XIII secolo i lignaggi si distinsero tramite i cognomi e gli stemmi araldici (assunti anche da borghesi arricchiti). Il matrimonio era inteso come un contratto civile volto alla generazione di un erede e all'ampliamento delle relazioni familiari. Era stipulato quindi da un notaio. Anche se i Padri della Chiesa (gli scrittori cristiani, latini o orientali, che elaborarono i concetti teologici a partire dalle Scritture. Tra essi Ambrogio, Girolamo, Agostino...) avevano elaborato dottrine sulla fedeltà coniugale, fu solo a partire dall'XI secolo che il matrimonio fu regolamentato dalla Chiesa. Alla fine del XII secolo il matrimonio divenne un sacramento (segno sensibile, istituito da Cristo e amministrato dai sacerdoti, per conferire la grazia divina. I sette sacramenti furono teorizzati da Pietro Lombardo e ufficializzati dal concilio di Firenze del 1439) e il concilio lateranense del 1215 vietò i matrimoni tra consanguinei.
Focus: La condizione femminile
Solo da pochi decenni si è iniziata a studiare la storia delle donne, non solo di sante ed eroine, ma di quelle comuni, della loro condizione nella vita quotidiana: condizione giuridica, matrimonio, maternità, lavoro... Non è vero che nel medioevo le donne erano del tutto sottomesse all’uomo, anzi, nel corso dell’alto medioevo assunsero un’autonomia molto più ampia di quanto avessero in età antica: gestivano transazioni economiche, amministravano i beni in caso di assenza del marito, collaboravano alla produzione casalinga.
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