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L’Islam nel Medioevo”

“ Alain Ducellier, Françoise Micheau

Cap. 1 – Alle origini dell’Islam: la predicazione di Muhammad

Muhammad, o Maometto secondo la forma italianizzata, si presenta in Arabia all’inizio del

VII secolo, dapprima alla Mecca e poi a Yathrib (futura Medina) come “l’inviato di Dio”

(rasul Allah), incaricato di rivelare agli uomini un nuovo messaggio. La sua predicazione

innesca tre cambiamenti storici importanti: l’apparizione dell’Islam, la terza delle tre grandi

religioni monoteiste rivelate e oggi seguita da un miliardo di persone, l’unificazione

dell’Arabia e la costituzione di un impero che rappresenta per tutto il medioevo la terza forza

politica nel Mediterraneo accanto all’occidente cristiano ed all’impero bizantino; l’affermarsi

di una civiltà che si richiama alla lingua araba ed alla religione musulmana, anche se con

variazioni nel tempo e nello spazio. Sebbene l’esistenza storica di Muhammad sia stata

accertata, la sua vita ci è nota solo attraverso i testi della tradizione musulmana, redatti circa

due secoli dopo la sua morte, da credenti preoccupati di rielaborare una storia santa ai fini di

edificazione e legittimazione. Il Corano, invece, costituisce una testimonianza affidabile circa

le origini dell’Islam.

Il Corano: riflesso della predicazione di Muhammad

1)

Breve storia del Corano

Il Corano, prima di essere il libro che conosciamo, fu predicato attraverso la parola, il

termine stesso in arabo significa “recitazione”. Per venti anni dalle prime rivelazioni, databili

circa tra il 610 ed il612, fino alla sua morte avvenuta nel 632, il profeta trasmise la parola

che sosteneva di ricevere da Dio (attraverso la mediazione dell’angelo Gabriele, preciserà la

traduzione) e che tali erano considerate dai suoi discepoli. Quest’oralità originaria si esprime

nella forma stessa del discorso coranico articolato attorno a tre protagonisti:

Dio, in arabo Allah, si rivolge agli uomini tramite Muhammad. In numerosi

passi parla alla prima persona plurale secondo un’articolazione che rappresenta la

definizione stessa di rivelazione religiosa, in altri è indicato in terza persona, spesso

con l’espressione “vostro Signore”.

Muhammad, il profeta, colui che riceve e trasmette la rivelazione. Dio gli si

rivolge attraverso la seconda persona singolare, usando spesso l’imperativo perché il

profeta ha ricevuto da Dio la missione di rivolgersi agli uomini.

Gli uomini, cioè tutti coloro ai quali Muhammad deve rivolgere la sua

predicazione e sono designati attraverso la terza persona plurale gli oppositori ed

attraverso la seconda persona plurale i credenti.

La società dell’Arabia del VII secolo era dominata dall’oralità e questo spiega come mai alla

morte di Muhammad le parole della rivelazione da lui predicate fossero state memorizzate

dai fedeli senza che fossero state fissate, anche se alcuni elementi erano stati annotati in

modo rudimentale e frammentario, come foglie di palma o scapole di cammello. La raccolta

e la messa per iscritto di questi elementi si rivelò ben presto una necessità di ordine politico,

perché occorreva trovare una nuova scrittura che sostituisse i precedenti Testi Sacri, che

rispondesse ai bisogni della nuova comunità musulmana e ne garantisse l’unità attraverso un

riferimento scritto unico ed incontestato. I musulmani sono d’accordo nel far risalire la

sistemazione definitiva del Corano all’epoca del califfo Uthman (644/656), che avrebbe

riunito una commissione con il compito di stabilire un testo unico. In realtà l’elaborazione

del testo completo è avvenuta lungo tutto il VII secolo, dal primo califfo Abù Bakr

(632/634)che avrebbe ordinato una prima collezione scritta, fino alla fine del regno di Abd

al-Malik (685/705), epoca in cui il governatore al-Haggag avrebbe apportato notevoli

cambiamenti introducendo le prime forme di vocalizzazione. L’intervento del potere politico

è stato incisivo nella storia del testo coranico. Parallelamente a questa versione califfale

ufficiale, si sono formate ed hanno circolato altre raccolte oggi scomparse. La fissazione di

un testo unico non avvenne che nel X secolo dopo un lungo processo che aveva visto

l’eliminazione delle altre collezioni, il cristallizzarsi della grafia e della vocalizzazione e

l’ufficializzazione, nel 934, delle sette modalità di recitazione che non presentano tra loro che

lievi differenze. Il Corano è un libro relativamente breve, organizzato in 114 capitoli o sure,

ognuno dei quali è diviso in versetti. Le sure sono ordinate secondo il criterio inverso della

lunghezza, ad eccezione della prima, posta all’inizio e chiamata per questo sura aprente

(fatiha). Il Corano è diviso in migliaia di unità testuali senza ordine logico o cronologico e

non forma né un racconto coerente né un opera ordinata per temi. La varietà degli stili

letterari (preghiere, inni, esortazioni, racconti e regole di condotta) e la ricchezza poetica

della prosa araba rimata e ritmata gli danno una forte potenza emotiva e suggestiva. I teologi

musulmani hanno visto nella bellezza del testo il segno della sua origine divina dichiarandolo

inimitabile dall’uomo e considerandolo come un miracolo, l’unico dell’Islam. La lingua

araba nella quale Muhammad ha ricevuto la rivelazione si impone come lingua sacra, i

versetti coranici e le preghiere devono quindi essere recitati in arabo. Il Corano si inscrive in

un contesto in cui parole, concetti e realtà si rifanno alla società tribale dell’Arabia del VII

secolo.

L’Arabia preislamica ed il contesto tribale

L’Arabia, ai margini dei grandi Imperi bizantino e persiano-sasanide, era divisa in molti

insiemi geografici e politici.

A sud l’Arabia Felix, per riprendere l’espressione degli autori dell’antichità, beneficiata dai

monsoni. La produzione di incenso e di profumi, tecniche culturali avanzate e lo sbocco

commerciale sull’oceano indiano, avevano favorito lo sviluppo di potenti stati stanziali, tra

cui il Regno di Saba; però a partire dal VI secolo abissini e persiani mettono in atto

un’intensa attività per il controllo di questa regione. Il resto dell’Arabia, interamente

desertica, era percorsa da beduini nomadi, la cui difficile esistenza si incentrava

sull’allevamento di pecore, capre e cammelli. La religione di questi arabi pagani, una forma

di politeismo, riposava sulla credenza negli spiriti (ginn)e sull’adorazione di divinità, le più

importanti erano Al-Lat, Al-Uzza e Manat che sono anche citate nel Corano, alle quali

sacrificavano gli animali. Importanti erano i valori delle tribù: uguaglianza e solidarietà dei

membri del clan, rispetto per gli anziani, senso di onore e difesa del gruppo ed aiuto

reciproco. La Mecca sembra aver acquistato importanza nel V secolo quando la tribù dei

Quraysh, allora al potere, sviluppò il commercio, facendo della Ka’ba un grande santuario

dove erano riunite le statue di più di 300 idoli, luogo di pellegrinaggio molto frequentato

dalle tribù. L’Arabia non ignorava le grandi religioni del vicino Oriente, infatti la

penetrazione del giudaismo e del cristianesimo, e forse dello zoroastrismo, accompagnò i

tentativi di dominazione politica dei grandi imperi dell’Arabia meridionale. Note tribù

ebraiche si erano insediate in particolare nello Yathrib (futura Medina) e a Khybar, un’oasi

più a nord. I cristiani meno numerosi ed organizzati, erano anch’essi presenti, in particolare a

Nagran (nord dell’attuale Yemen) e questa comunità è entrata nella storia per essere stata

perseguitata dal Re giudeo di Himyar ( uno dei regni dell’Arabia del sud). All’estremo nord,

ai limiti della penisola e del deserto siro-mesopotamico, tribù arabe-cristiane assicuravano la

sorveglianza delle frontiere per conto dei grandi imperi di cui erano tributari.

Religione e società nel Corano

La predicazione coranica chiama gli uomini a credere in un unico Dio, misericordioso e

creatore ed a riconoscere i suoi segni: la creazione del cielo e della terra, l’ordine che vi

regna, le meraviglie che vi si trovano, l’uomo e la donna creati dalla polvere, l’amore e la

bontà tra gli esseri. Gli uomini, in cambio, gli devono riconoscenza e sottomissione, tale il

senso del termine “Islam”. Muhammad è l’ultimo di una stirpe di profeti, da Adamo a Gesù, i

quali già avevano trasmesso il messaggio divino attraverso la Torah ed il Vangelo.

Attraverso l’ affermazione di un monoteismo assoluto, vicino alla fede ebraica, condanna la

venerazione degli dei tribali ed il culto degli idoli, rifiuta lo zoroastrismo fondato su una

dottrina dualistica e critica il dogma cristiano della trinità. Riprende la storia dei profeti

biblici non come un racconto coerente, ma sotto forma di aneddoti che servono ad illustrare i

temi sviluppati ed a legittimare la predicazione di Muhammad. L’importanza religiosa ed

economica della Mecca conduce ad inserire questa città nello spazio sacro della nuova

religione e la si sceglie come qibla (che significa direzione della preghiera). Abramo diventa

l’emblema del vero credente di cui ebrei e cristiani hanno, nei loro testi sacri falsificato il

monoteismo originale che Muhammad ripristina, con l’affermare l’anteriorità della religione

di Abramo sul giudaismo ed il cristianesimo, il Corano prende le distanze dagli altri due

grandi monoteismi. Si deve parlare non di prestiti del Corano dalle religioni anteriori ma

piuttosto di appropriazioni in vista della costruzione di un discorso originale, propriamente

arabo e musulmano. La rivelazione coranica non elimina i fondamenti tribali dell’Arabia

preislamica, ma sovrappone loro una nuova rappresentazione della società: da una parte i

credenti (mu minum), che hanno accolto la predicazione di Muhammad sin dalla Mecca e

migrando con lui a Medina (muhagirun), e insieme gli arabi di Medina che si sono uniti dopo

l’ Egira (ansar) e dall’altra parte gli infedeli (kuffar) o idolatri (mushrikun),in particolare gli

abitanti della Mecca che hanno rifiutato di riconoscere in lui il profeta mandato da Dio,

insieme agli ipocriti (munafiqun) accusati di adottare l’Islam solo per opportunismo. I primi

formano una comunità detta Umma, in teoria di fratelli tutti uguali, gli altri sono nemici di

Dio votati all’inferno e contro i quali è giusto muovere guerra. Il corano fissa le norme

religiose, morali e sociali alle quali la Umma è tenuta a conformarsi.

La storia santa di Muhammad

2)

Le fonti di Muhammad

Le più antiche fonti non musulmane su Muhammad sono alcuni racconti, greci o siriaci, della

conquista araba che non danno indicazioni se non succinte, infatti le bibliografie più corpose

le troviamo negli autori bizantini più tardi, riprendono la versione musulmana deformandola

a fini polemici. La vita del profeta ci è nota solo attraverso testi della tradizione musulmana:

Corano e Sira (cioè la biografia tradizionale). Il Corano fa allusione alla condizione di

Muhammad però non offre un racconto continuo della sua vita e dei primi passi della

comunità musulmana. Alcuni musulmani dei primi secoli hanno tentato di rendere esplicite

tali allusioni proponendo la contestualizzazione di un certo numero di versetti. Hanno anche

fissato l’ordine cronologico della Sure e distinto due insiemi: quelle rivelate alla Mecca, più

brevi, ritmate ed a contenuto religioso, e quelle rivelate a Medina, più lunghe e

maggiormente orientate a regolare la vita dei credenti. La crescente venerazione della

comunità per Muhammad, la cui vita era indicata come modello da seguire, condusse i suoi

seguaci ed i loro successori a riferire e trasmettere i racconti delle sue prime campagne

insieme alle sue gesta ed ai suoi discorsi. La biografia tradizionale del Profeta (Sira) riprende

questi materiali sotto forma di una narrazione conseguente e cronologica, inserendo racconti

popolari e moltiplicando gli aneddoti ed i particolari. Molti dei fatti riportati mirano ad

affermare la superiorità di Muhammad e ad illustrare allusioni del Corano. Nella Sira la

figura del Profeta si idealizza e si sacralizza, mentre Muhammad si presentava come un

uomo inviato da Dio ma senza qualità sovrumane ne doni miracolosi.

La vita di Muhammad secondo la “Sira”

Muhammad nasce nell’anno “dell’elefante” (570/571) alla Mecca, nel clan degli Hashim

della tribù dei Quraysh. Orfano in giovane età, il padre era morto prima della sua nascita e la

madre quando lui aveva sei anni, fu educato dallo zio Abù Talib che ne fece un carovaniere.

Verso i venti anni fu assunto da una ricca vedova, Khadiga, che poco dopo lo sposò. La Sira

non dice nulla della sua vita nei successivi venti anni fino al giorno in cui, ritirandosi in una

grotta del monte Hira, nei pressi della Mecca, fu chiamato dalla voce dell’angelo Gabriele e

lui doveva gridare delle cose in nome del Signore. Questo avvenimento, che segna l’inizio

della Rivelazione, si situa negli anni 610/612, durante il mese arabo di Ramadan. Dopo un

periodo di incertezza e di silenzio il nuovo Profeta iniziò a predicare tra i suoi concittadini

ma solo pochi ascoltavano il suo discorso. La maggior parte dei Quraysh rifiutò una

predicazione che li criticava e che minacciava l’ordine economico e religioso della loro città.

La Sira dice pure che alcuni membri della piccola comunità furono perseguitati e che il clan

di Muhammad fu messo al bando, ma il Corano tace su questo episodio. Nel 619, con la

morte dello zio e della moglie, Muhammad, senza protettori ed in preda alla crescente ostilità

dei suoi concittadini, concluse l’accordo con alcuni inviati della comunità Yathrib , un oasi a

nord-est dove vivevano due tribù arabe e tre giudaiche in conflitto perenne , esiliandovisi con

una settantina di seguaci nell’anno 622. Questa migrazione che in arabo si dice “Higra” ed in

italiano “Egira” segna l’inizio di una nuova era per l’Islam, così i musulmani hanno adottato

tale avvenimento per segnare l’inizio del loro calendario: 16 luglio 622, corrispondente al 1°

muharram dell’anno 1del calendario egiziano. Una volta insediato ad Yathrib, che avrebbe

poi assunto il nome di “Madinat al-nabi” cioè “la città del profeta”, Muhammad s’impose

come capo politico, uomo di guerra e legislatore. Le norme che regolavano la vita della

nuova comunità, o Umma, composta dai muhagirun, cioè gli abitanti della Mecca che

partecipavano all’Egira e dagli Ansar, cioè gli abitanti di Medina che avevano aderito, furono

messe per iscritto nella “Costituzione di Medina”. La costituzione istituiva una forte

solidarietà, materiale e morale, tra i membri della comunità e prevedeva che le controversie

fossero sottoposte ad Allah ed al suo messaggero. Nel 624 una carovana della Mecca fu

attaccata e depredata a Badr, questo colpo ben riuscito apportò ai musulmani un

considerevole bottino consolidando la posizione di Muhammad ma il conflitto tra le due città

si fece aspro. Allo stesso tempo furono sottomesse tutte le tribù d’Arabia e furono obbligate a

versare a Medina un tributo annuale. Le relazioni con le tribù giudaiche di Medina, che in un

primo momento il profeta aveva pensato di conquistare con la sua predicazione, divennero

presto bellicose: accusate di convivenza con i nemici della Mecca, due di queste furono

espulse ed una massacrata, la rottura con gli ebrei si manifestò nel Corano, infatti fu ordinato

ai musulmani di pregare verso la Mecca e non verso Gerusalemme. Sottomessa tutta

l’Arabia, Muhammad concluse tuttavia un trattato con gli ebrei di Khaybar ed i cristiani di

Nagran che accettarono di riconoscere la sua protezione e di versargli un tributo annuale.

Forte dei suoi successi nel 631 lanciò degli attacchi verso nord in direzione di Tabuk, nella

steppa giordana, che però fallirono ma segnarono una futura conquista. Con la sua morte l’8

giugno 632, Muhammad era riuscito ad imporre la sua autorità a tutte le tribù dell’Arabia e a

formare uno stato in grado di contrapporsi alla penetrazione bizantina e persiana. La

teocrazia nata a Medina doveva rappresentare la forma ideale di organizzazione delle città.

L’elaborazione del sunnismo dopo la morte di Muhammad

3)

Il termine sunnismo indica l’Islam della maggior parte dei musulmani, o “sostenitori della

Sunna e dell’Unione comunitaria”, in opposizione alle altre correnti, in particolare lo

sciismo. Se l’Islam trae i suoi grandi principi dalla predicazione di Muhammad messa per

iscritto nel Corano, fu necessaria una lunga fase d’elaborazione perché venissero codificate le

dottrine religiose, norme giuridiche e le condizioni politiche proprie del sunnismo.

Le condizioni storiche

L’elaborazione dell’Islam è inseparabile dalla storia politica, dalla formazione di un

immenso impero, dalle crisi del potere califfale e dalle questioni che questi eventi hanno

comportato per la comunità musulmana. Così governatori e giudici posti alla guida dei paesi

conquistati si basavano, per prendere le decisioni, sulle prescrizioni del Corano e sulle

tradizioni riportate dai compagni del Profeta. Naturalmente fecero tanto appello al loro

giudizio personale che agli usi locali, questo spiega l’influenza del diritto romano su alcune

norme del diritto musulmano. Attraverso le conquiste e l’insediamento al di fuori

dell’Arabia, gli arabi hanno dovuto confrontarsi con il Vicino Oriente, caratteri della

rivelazione giudaica e di quella cristiana e imbevuto nella ragione greca. Questa duplice

tradizione era portatrice di una cultura, di un modo di pensiero e di

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale_13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Siena o del prof Sangalli Maurizio.
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