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Manuale di storia medievale

Snodo 1: Mille anni di storia

La nozione di medioevo è stata inventata in tempi moderni e fu costantemente rielaborata nel corso delle varie epoche. Il medioevo indica quel lungo periodo che intercorre tra l'antichità e l'epoca moderna, in cui si cominciò a formare l'identità storica dell'Europa. Tuttavia, il medioevo appare privo di coerenza interna, motivo per cui il millennio viene considerato come un insieme di età che gli storici solitamente distinguono in periodi: genesi tra IV e VII secolo; intermedio tra VIII e XIII; finale tra XIV e XV.

Idea di medioevo e le sue interpretazioni

L'idea di medioevo nacque con un'accezione fortemente negativa che è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Tuttavia, a più riprese, esso fu rivalutato e considerato un periodo capace di esprimere valori positivi. Non deve stupire il fatto che le popolazioni europee che vissero in questo periodo non ebbero affatto l’impressione di vivere in un “periodo di mezzo”, anzi, per quasi un millennio pensarono di vivere nella continuità ininterrotta dell’impero romano che, da pagano, si era trasformato in cristiano. La percezione di non vivere più in quella continuità fu colta dagli umanisti del XIV secolo, che furono gli stessi che coniarono l’espressione “età di mezzo” = “media tempora”, “media aetas”, e infine “medium aevum”.

L’idea di medioevo come lungo periodo di decadenza culturale e artistica fu supportato molto dal protestantesimo, che individuava la causa della rovina non nelle invasioni barbariche, ma nella mondanizzazione della Chiesa avvenuta dopo l’affermazione del papato. La cultura cattolica rispose attraverso la ricostruzione di una storia della Chiesa fondata su documentazione storica originale, al fine di rivendicare i valori positivi di cui si faceva promotrice.

Nel 1666 Georg Horn pubblicò una storia universale, promuovendo una nuova periodizzazione: fissò l’inizio del medioevo nel 476 - caduta dell’impero romano d’occidente - e la fine nel 1453 - caduta dell’impero romano d’oriente -, inoltre divise il millennio in 3 epoche - antica, media, recente. Il movimento illuminista promulgò la sua idea di medioevo: periodo in cui il potere della Chiesa e il feudalesimo avevano promosso una società basata su oppressione, privilegi e autoritarismi.

Nel XVIII l’immagine negativa fu revisionata: Ludovico Antonio Muratori si accorse che l’Italia, sebbene non fosse unita politicamente, condivideva una tradizione storica comune; così cominciò a ricostruirne i tratti comuni e compose le Antiquitates italicae medii aevi, ovvero 75 dissertazioni che rappresentano il primo esempio di indagine focalizzata sulla civiltà medievale italiana. La diffusione di un’immagine positiva maturò nel Romanticismo, grazie ad una nuova sensibilità.

Accanto al medioevo storico, inteso come ricostruzione di un periodo attraverso documenti, nacque un immaginario di grande successo: dalle opere di artigianato in “stile medievale”, al revival gotico delle nuove costruzioni, fino alla letteratura che sviluppò un filone storico medievale, poi definito fantasy. Alle tendenza ottocentesca di riproporre forme e contenuti ispirati al medioevo venne dato il nome di medievalismo.

Quadri generali

È necessario chiarire che la storia medievale è una storia europea, in quanto questo periodo ha portato ad una identità storica dovuta a determinati ideali, che l’hanno distinta dal resto del mondo. Ciò ha provocato una reazione antieurocentrica che mirava ad una prospettiva mondializzante.

Dobbiamo anche osservare come la storia medievale abbia inizio grazie a incontri tra civiltà. In questo frangente si rivelò di estrema utilità l’opera di civilizzazione del cristianesimo, attraverso i missionari. L’Europa cristiana fece del Mediterraneo il bacino in cui mondi diversi entrarono in contatto: la civiltà bizantina ortodossa e quella araba islamica. L’impero bizantino, costretto dall’espansione del cristianesimo da una parte, e da quella dell’islam dall’altra, entrò in una profonda crisi culminata con la caduta di Costantinopoli.

Nello stesso periodo cominciarono i flussi migratori verso l’Europa di Ungari e Mongoli; nel corso del XV secolo, nel vasto territorio mongolo, emerse una nuova figura: lo zar. Egli era il principe di Mosca che si rese indipendente e, dopo la caduta di Costantinopoli, raccolse l’eredità della chiesa ortodossa divenendo il più importante centro della cristianità in oriente.

La periodizzazione del medioevo non fu così immediata come immaginiamo, perché ogni storiografia nazionale proponeva una sua cronologia. In tal modo è possibile soltanto individuare un arco temporale di più secoli in cui il medioevo è iniziato; un arco temporale di più secoli che costituisce il periodo intermedio e un arco temporale di più secoli in cui esso finisce.

  • V-IX: Insediamento delle popolazioni germaniche nell’impero; predominio militare; economia signorile; prime unioni di civiltà.
  • X-XII: Affermazione di attività economiche più varie; comparsa di nuove figure sociali; maggiore ricchezza.
  • XIII-XV: Complessa articolazione della società, distinzione in classi, crisi ecclesiastica.

I mutamenti climatici, alternando periodi caldi e freddi, determinarono l’incremento e il decremento della popolazione. Il medioevo fu segnato in particolare da 3 specie di epidemie:

  • La peste: dall’Asia centrale, per due secoli imperversò per tutta Europa provocando un calo demografico di un terzo della popolazione.
  • Il vaiolo: ristretto all’Europa del nord e alle Isole Britanniche, nel VI secolo.
  • La lebbra: alternò momenti di espansione e regressione, raggiungendo il culmine tra XII e XIII.

Durante il medioevo l’evoluzione della popolazione può essere rappresentata come un ciclo demografico di depressione-crescita-depressione. All’inizio del medioevo le stime indicavano circa 27 milioni di abitanti in Europa; intorno al 1300 circa 73 milioni; a metà del XIV il calo fu favorito anche dal ritorno della peste e si stimarono circa 45 milioni di individui. L’economia medievale era basata sull’agricoltura e perciò soggetta alle variazioni climatiche.

Dal II secolo, quando l’impero romano si dotò di un’amministrazione civile, fu creato un sistema fiscale molto pesante che spingeva ad una sempre maggiore evasione delle tasse. Le invasioni germaniche posero fine a questo sistema e entro il VI secolo scomparve ogni tipo di imposta pubblica.

La famiglia costituisce l’istituzione di base di ogni società. In età romana era prevalsa la successione patrilineare, mentre i longobardi svilupparono un modello basato sulla parentela materna; tuttavia fu il primo a prevalere, in particolare nelle famiglie dei re. Dall’ XI secolo l’aristocrazia cominciò a favorire una discendenza di linea maschile, che prese il nome di lignaggio, per far fronte ad alcune esigenze: trasmettere il patrimonio attraverso i primogeniti, rendere ereditario il potere signorile.

Nel medioevo la famiglia mantenne una struttura mononucleare fondata sulla cellula marito-moglie-figli. Il matrimonio era un’unione civile, stipulata da un notaio, che mirava alla generazione di eredi e all’ampliamento delle relazioni familiari. Fino all’ XI secolo il matrimonio non fu regolamentato ecclesiasticamente; da metà del XII alcuni papi lo riconobbero come sacramento.

Sia i romani che le popolazioni germaniche praticavano la schiavitù, che non venne abolita dal cristianesimo, dal momento che la intendeva come colpa degli uomini. Dal IX secolo cominciò a prendere piede la sottomissione spontanea ad un signore in cambio di protezione.

Il legame di fedeltà che ebbe maggior successo fu il vassallaggio, che ebbe origine nel mondo franco e fu alla base dell’affermazione della dinastia carolingia. Consisteva nel giuramento di fedeltà di un aristocratico al re che offriva benefici vitalizi in cambio di aiuto militare e politico.

Le società europee del medioevo furono gerarchiche e il principio di autorità fu rafforzato dall’idea che provenisse direttamente da Dio. L’unzione era una specie di sacramento che poneva il re al di sopra degli altri uomini, ma allo stesso tempo dava ruolo fondamentale all’episcopato nella legittimazione e controllo dei sovrani. Quando nell’ XI secolo il papato elaborò la teoria della “translatio imperii”, secondo la quale il potere imperiale non era di derivazione divina ma papale e perciò spettava al papa attribuirlo e revocarlo, gli imperatori cercavano di svincolarsi da questa autorità.

Il medioevo fu il periodo di diffusione, coesistenza e scontro delle tre principali religioni monoteistiche: cristianesimo, ebraismo e islam.

  • Ebraismo: fede nel governo di Dio sull’universo e sulla storia, intesa come evoluzione dalla genesi alla fine dei tempi annunciata dal Messia. Testo sacro: antico testamento. Popolo segnato dalla diaspora e numerose persecuzioni.
  • Cristianesimo: mantiene il quadro teologico dell’ebraismo ma senza l’attesa del Messia che si è manifestato nella figura di Gesù Cristo. Testo sacro: nuovo testamento.
  • Islam: predicata da Maometto dopo la rivelazione del Corano, cioè la parola di Dio. L’islam è il compimento del monoteismo: resa incondizionata al solo e unico Dio. Scissione interna tra sunniti > fedeli alla tradizione del profeta e sciiti > legati alla parentela di Maometto. L’espansione musulmana guidata dal concetto di jihad -guerra per la causa di Dio, contro gli infedeli- entrò in conflitto con la cristianità europea.

Fino all’ XI secolo la cristianità non ebbe un capo e l’autonomia che ogni chiesa aveva nell’interpretare i testi sacri portò a controversie teologiche. Il papa propose subito una ristrutturazione gerarchica delle istituzioni ecclesiastiche. Nel VI secolo si arrivò allo scisma dei tre capitoli tra chiesa di Roma e chiesa di Costantinopoli che divenne una separazione totale nell’ XI secolo, quando l’oriente non accettò la riforma pontificia.

In seguito alla caduta dell’impero molte scuole vennero chiuse e ciò determinò una grave dealfabetizzazione della popolazione. Le invasioni barbariche portarono alla morte del latino in quanto lingua parlata, che fu sostituita nel corso di secoli dalle lingue neolatine. Tuttavia il latino rimase vivo negli scritti e nell’ambiente ecclesiastico.

Al rinnovamento culturale promosso dalla dinastia carolingia seguirono periodi culturali omogenei, caratterizzati dall’imitazione delle forme classiche:

  • Romanico: edilizia massiccia in pietra tipica di età romana.
  • Gotico: si allontanò dal modello classico per privilegiare lo slancio verticale, si impose come stile cortese.
  • Umanesimo: reazione al gotico, sistematico recupero della cultura e dei modelli antichi.

Snodo 2: La fine del mondo antico (secoli IV-VII)

La fine del mondo antico è dovuta a 3 grandi fenomeni: la crisi economica e politica dell’impero romano, la diffusione del cristianesimo e le invasioni barbariche. L’impero venne diviso tra Oriente e Occidente, ma mentre quest’ultimo crollò sotto le spinte delle migrazioni, il primo riuscì a respingerle. Le relazioni che intercorsero tra romani e barbari insediati nell’impero portarono alla formazione di regni, detti appunto “romano-barbarici”, la cui longevità dipese dal grado di integrazione fra i due mondi.

La trasformazione del mondo romano

La crisi economica cominciò a profilarsi già dal III secolo, poiché una volta finite le guerre di espansione l’economia cominciò a ristagnare mentre le spese per l’amministrazione interna erano sempre maggiori. Si arrivò ad un punto in cui la spesa pubblica superò le entrate e la moneta perse valore facendo crescere l’inflazione. Aumentarono, a causa della povertà, anche i fenomeni come brigantaggio, pirateria ecc. Non mancarono rivolte contadine dovute a carestie o epidemie o, addirittura, a saccheggi compiuti dai soldati stessi.

Diocleziano tentò una serie di riforme, partendo dal porre sul trono insieme a lui Massimiano, che aveva il governo delle regioni sul Reno, in qualità di “augusti”; dal 293 il governo si trasformò in tetrarchia con l’aggiunta di due “cesari”: Costanzo Cloro e Galerio. Ridefinì il territorio dell’impero dividendolo in 101 provincie, sottoposte a doppio comando -civile e militare-, riunite in 12 diocesi a loro volta inquadrate in 4 prefetture.

Per sostenere la spesa dell’esercito adottò varie misure:

  • Un sistema di tasse più equo basato sul catasto
  • Fissò dei calmieri sui prezzi di consumo

Dopo varie lotte per il potere, Costantino, figlio di Costanzo Cloro, restò unico imperatore fino alla sua morte nel 337. Anch’egli promosse una serie di riforme sulla linea di quelle di Diocleziano, rafforzando gli uffici ministeriali, diminuendo le truppe di confine, coniando una nuova moneta, ma la decisione più importante fu quella di costruire una “nuova Roma” che spostò il baricentro dell’impero verso oriente.

La separazione divenne definitiva quando Teodosio, imperatore dal 379 al 395, decise di affidare la gestione dell’impero a entrambi i figli, uno in occidente (Onorio), l’altro in oriente (Arcadio). La diffusione del cristianesimo ebbe un ruolo fondamentale nella trasformazione dell’impero.

Questa religione giunse a Roma, esportata dalla Palestina per opera di Paolo di Tarso nel I secolo, poi passando attraverso i grandi centri costieri si diffuse velocemente. Inizialmente non venne accettata all’interno dell’impero da sempre politeista e i primi cristiani vennero perseguitati. La libertà di culto fu concessa da Costantino con l’editto di Milano del 313 e divenne religione di stato dal 380 con l’editto di Tessalonica emanato da Teodosio. Gli imperatori vedevano nelle strutture delle chiese un mezzo di legittimazione del loro potere, poiché esse erano radicate presso le aristocrazie dell’impero.

Nel 325 il concilio di Nicea, primo concilio ecumenico, affermò il cattolicesimo come retta fede in contrasto con le eresie, che vennero condannate aspramente (la più diffusa l’Arianesimo che negava la doppia natura, divina e umana, di Cristo definendolo solo uomo). L’evangelizzazione dei popoli barbari fu promossa dai vescovi che mirarono alla conversione dei capi militari, nella convinzione che avrebbero coinvolto anche i loro seguaci. Il primo a convertirsi fu Clodoveo nel 496.

Le invasione barbari avvenute tra IV e V secolo trasformarono il mondo romano. Il termine barbaro indicava colui che viveva al di là del limes, del confine dell’impero, e che non parlava greco o latino. Questi popoli erano formati da tribù prive di un’identità etnica o culturale e si definirono come popoli proprio grazie alle migrazioni.

  • Visigoti: aggrediti dagli Unni furono accolti in Tracia nel 375, ma la loro presenza si risolse in saccheggi fino allo scontro con l’esercito romano, sconfitto ad Adrianopoli nel 378. Iniziarono a vagare per l’impero fino ad arrivare a minacciare Milano nel 401, dove furono però respinti dal generale Stilicone (vandalo). Nel 410 tornarono in Italia guidati da Alarico e saccheggiarono Roma. Infine si stanziarono nella Gallia meridionale costituendo, dal 418, il primo regno barbarico all’interno del territorio imperiale.

Nell’impero orientale ci fu una chiusura totale nei confronti di questi popoli e vennero anche cacciati coloro che facevano parte dell’esercito. In Occidente invece tentarono rapporti pacifici attraverso la foederatio e l’hospitalitas; all’inizio del V secolo crollarono le frontiere. Intanto i vandali si erano spostati nell’Africa del nord praticando la pirateria fino ad arrivare, nel 455, a saccheggiare Roma.

Nel 476 Odoacre depose Romolo Augustolo dando inizio ad un governo autonomo, non riconosciuto dall’imperatore d’oriente Zenone, che affidò l’amministrazione dell’Italia a Teoderico. Egli sconfisse Odoacre nel 493 e istituì un regno che governò la penisola fino al 553.

L’occidente post-imperiale

I regni romano barbarici furono un esperimento dell’incontro di tradizioni e modelli di vita barbarici con le strutture sociali e politiche della romanità. In questo quadro ebbe importanza fondamentale la diffusione del cristianesimo, infatti, venute meno le strutture imperiali furono le istituzioni ecclesiastiche a garantire la continuità con il passato. Un notevole segno di acculturazione delle popolazioni barbariche si ebbe quando, dopo lo stanziamento, sentirono la necessità di redigere per iscritto le loro tradizioni-leggi, che subirono l’influsso del diritto romano e di quello canonico.

  • Regno vandalo: fu quello più fragile. Essi crearono un dominio, in Africa del nord, basato sulla potenza militare e l’intolleranza religiosa, ciò determinò un’alienazione nei loro confronti da parte dei romani. Dal momento che il regno era caratterizzato da una conflittualità permanente, Giustiniano decise di intervenire e nel 534 riconquistò i territori e disperse il popolo vandalo.
  • Regno ostrogoto:
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Camilla-Ghiselli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Parmeggiani Riccardo.
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