G. Miccoli – Francesco. Il santo di Assisi all’origine dei movimenti
francescani.
1. Chiesa, riforma, vangelo e povertà: un nodo nella storia religiosa del XII secolo
Nel 1144, Everino di Steinfeld, preposito di Colonia scrive una lettera a Bernardo di Clairvaux (1090-1153) per
informare sulla presenza nella Renania, a Colonia, di eretici, anche donne, organizzati in uditori e eletti, che
accettavano solo il Padre Nostro come preghiera e si rifiutavano di frequentare le chiese e ricevere i sacramenti,
eccetto una particolare forma di comunione. Gli eretici furono bruciati e Evervino si stupì che salissero
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serenamente, o addirittura con gioia, sul rogo .
Dalla lettera di Evervino gli eretici si ritengono “poveri di Cristo, senza fissa dimora” simili agli
apostoli e martiri, le fatiche patite sono sostenute perché non “sono del mondo” mentre gli altri “sono
amatori del mondo, hanno pace col mondo”. Questo tipo di vita (dedita alla predicazione, vita itinerante,
persecuzione, senza alcun potere, privi di beni) è definita pauper Christi, sequi vestigia Christi, vita
apostolorum.
Nel 1180 Valdesio e i suoi “fratelli” pronunciano una professione di fede e un propositum in cui si attestava la loro
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ortodossia e che come tali vennero accettati .
Dal propositum i valdesi rinunciano al secolo “secondo il consiglio del Signore”, scelgono la povertà
e rispettano i consigli evangelici tanto da ritenerli precetti.
Nel 1179 al Terzo Concilio Laterano Walter Map vide un gruppo di valdesi che erano andati a chiedere al papa
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Alessandro III l’approvazione delle loro traduzioni bibliche e della loro prassi di vita .
1 Pochi mesi dopo, lo stesso Bernardo accorse nella Francia meridionale, su invito del legato pontificio cardinale Alberico di
Ostia, con lo scopo di intervenire contro le predicazioni di Enrico di Losanna a Tolosa, salvo poi rendersi conto dell'elevata
diffusione dei catari nella zona. Ogni tentativo del Santo di convertire gli albigesi (come li chiamò dal nome della città di Albi)
non ebbe successo e tre anni dopo, nel 1148, il concilio di Tours li condannò, stabilendo che, se scoperti, essi dovessero essere
imprigionati e i loro beni confiscati.
2 Valdo di Lione, noto come Pietro Valdo o Valdesio (1140-1206) fu un mercante francese che in seguito all’ascolto da un
menestrello della vita di Sant’Alessio decise di approfondire lo studio della Bibbia, non conosceva il latino e quindi se la fece
tradurre in francese. Nel 1173 abbandona la moglie e figlie e offre la sua ricchezza ai poveri, in seguito si circondò di un gruppo
di seguaci con i quali fatto voto di castità e vestiti solo di stracci andava in giro a predicare il messaggio evangelico. Il gruppo
venne identificato con l’espressione Poveri di Lione e la loro predicazione si svolse all’interno dell’ortodossia romana,
rivolgendosi contro il dualismo cataro. Nel 1179 con il Terzo Concilio Laterano i valdesi si recarono a Roma per incontrare il
papa Alessandro III (il quale dimostrò apprezzamento per il loro proposito di vivere in maniera povera e conforme al dettato
evangelico, ma non riconobbe la loro richiesta di predicare la Parola). Valdo invece continuò a diffondere l’insegnamento
cristiano nonostante il divieto papale, in piena disobbedienza: nel 1180 fu convocato dal cardinale Enrico di Marcy un sinodo a
Lione nel quale Valdo e i seguaci dichiararono la loro completa ortodossia e al contempo esposero quelli che erano gli errori dei
catari. La predicazione della Bibbia da parte dei laici e delle donne era inaccettabile per la Chiesa Romana (questo venne
compreso da Walter Map, rappresentante di re Enrico II Plantageneto al concilio lateranense del 1179).
Nel 1184 a Verona il papa Lucio III scomunicò una serie di movimenti ritenuti ereticali tra cui i valdesi.
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Walter Map (1135-1210), giudice della corte di Enrico II d’Inghilterra, fu canonico di San Paolo a Londra e partecipò al Terzo
Concilio Laterano a Roma nel 1179. Riteneva i valdesi non esperti ma solo saccenti.
I valdesi prendono il vangelo nella sua totalità, come modello e prassi di vita, non danno importanza alla creazione
di regole di disciplinamento o di organizzazioni particolari. 4
Questo non include il pensiero di Stefano di Muret, un asceta riformatore .
Scrive Muret che lui e i suoi facevano parte della prima e principale regola della religione cristiana,
ossia il Vangelo, che è fonte e principio di tutte le regole.
I valdesi e l’ordine di Grandmont sono realtà con destini diversi (il primo non inquadrato all’interno della
tradizione religiosa ortodossa mentre il secondo sì), ma hanno aspetti comuni: vangelo, rinuncia, povertà,
predicazione itinerante. Tutti aspetti sentiti come nuovi e inconsueti per l’Occidente cristiano.
Questi aspetti comuni vengono studiati anche da Yves Dossat nel 1968 per quanto riguarda gli albigesi: “la
divisione tra religione tradizionale ed eresia non è netta come in una controversia teologica”.
Per il Miccoli queste nuove forme di vita cristiana sono riassunte nella formula vita vere apostolica.
Nel 1206 Diego di Osma e Domenico di Guzman inviano dei missionari per far fronte ai catari (anche per
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screditare il lavoro pastorale delle missioni cistercensi a loro contemporanee) :
procedendo con umiltà, agissero ed insegnassero secondo l’esempio del pio maestro, andando a
piedi, senza oro né argento, imitando in tutto l’aspetto degli apostoli.
Maggior studioso di queste forme di vita religiosa era Etienne Delaruelle (1904-1971), che definì la riforma
gregoriana:
“riforma del clero, riabilitazione del sacerdozio con fine soterico, la Chiesa diventa società clericale
ad esclusione di altri membri ; fu riforma autoritaria che rafforzò la sfera del potere centrale in una
Chiesa che appariva sempre più come Chiesa romana.”
Secondo il Miccoli è una definizione che privilegia i risultati di medio e lungo periodo, trascurando tutte le
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manovre contraddittorie esercitate durante il percorso. Ad esempio Pier Damiani e i monaci di Vallombrosa sono i
protagonisti di quel movimento di riforma, ma il primo odiava i vallombrosani. Il moto di riforma è spiegato con la
realizzazione della presenza cristiana nella società, dando vita a dibattiti che tendevano a orientarsi secondo giudizi
e prospettive diversi. Anche i patarini lombardi ebbero ruolo nel riformare il clero e una responsabilità ecclesiale
maggiore dei laici. Per una prospettiva di conquista, governo e controllo sul mondo è necessario che la Chiesa
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rimanga con una gerarchia, un’organizzazione ecclesiastica ricca e potente. Il discorso con cui Pasquale II , nel
concilio Lateranense del 1116 condannò ogni ipotesi di rinuncia da parte della Chiesa ai propri possessi e diritti di
governo è significativo di tale consapevolezza, per questo era difficile un ritorno alle origini apostoliche:
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Stefano di Grandmont, o di Muret o di Thiers (1046-1124), fu un eremita francese, fondatore dell’Ordine religioso di Grandmont
e venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Nel 1073 venne l’approvazione di papa Gregorio VII della Congregazione di
eremiti. L’Ordine venne soppresso tra 1770-1787.
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Diego d’Acevedo, o d’Azevedo o di Osma (1170-1207) vescovo della diocesi di Osma (Spagna) insieme San Domenico di
Guzman (1170-1221) fondò a Tolosa l’Ordine dei Frati Predicatori che, nato sulla Regola agostiniana, si basò sulla predicazione
itinerante, la mendicità (per la prima volta legata a un ordine clericale), una serie di osservanze di tipo monastico e lo studio
approfondito (come gli albigesi e i valdesi erano convinti che bisognasse riportare il clero a una vita austera. I due cofondatori
vennero inviati da papa Innocenzo III in Linguadoca per contrastare gli eretici catari, lì formarono il primo movimento
missionario di predicatori in povertà a Prouille, come preludio di quello che divenne in seguito l’Ordine domenicano.
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San Pier Damiani (1007-1072), all’inizio mantenne immutato lo stile di vita, tenendosi a stretto contatto con la società, ma
interiormente iniziò a vivere come un monaco. Divenne monaco in seguito e grazie al suo passato di maestro iniziò a insegnare
ai confratelli divenendo magister dei novizi. Divenne priore e si adoperò nell’organizzazione e nella promozione della vita
eremitica e di attuare gli ideali monastici nel suo monastero, redasse una regola sottolineando il rigore dell’eremo. Fu uno dei
principali e zelanti attuatori della riforma gregoriana della Chiesa, si recò in visita in molte diocesi per esortare o rimproverare i
vescovi, in alcuni casi fece pressione sul Papa per far rimuovere vescovi indegni o simoniaci. (è presente nella Divina
Commedia, Paradiso, settimo cielo, quello di Saturno).
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Ekkehard d’Aura scrisse che Pasquale II disse che la Chiesa primitiva era fiorita presso Dio e
non presso gli uomini, ma in seguito chi aveva beni li conferì alla Chiesa per onorarla (come ad esempio
Costantino), così la Chiesa iniziò a fiorire anche presso gli uomini, la Chiesa doveva quindi detenere i
beni per ridistribuirli.
Tale prospettiva restò vincente a lungo legata in modo contraddittorio a un’altra prospettiva alla rinuncia di
strumenti di potere e possesso, ricchezza e forza, ed entrambe queste prospettive servivano a diffondere il
messaggio di Cristo. queste prospettive non si contrapponevano ma erano compresenti negli stessi individui che
proponevano una riforma. Secondo il Miccoli queste azioni non devono essere considerate anti istituzionali o
utopiche, ma analizzate. Il nodo delle contrapposizioni sta nel tormentato emergere di modi diversi di intendere la
funzione della Chiesa cristiana e il ruolo delle istituzioni ecclesiastiche, che si richiamano a un preciso messaggio.
Le tematiche pauperistiche del XIIsec che hanno nella vita vere apostolica il loro fine sono sì unitarie nei loro
riferimenti ma molto diverse tra loro nel modo di approcciarsi con la Chiesa, il movimento di riforma diviene
quindi polemico, dando importanza in modo marcato al loro pauperismo. Ad esempio la figura di Arnaldo da
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Brescia , figura di riformatore religioso dei patarini che rifiuta prima la gerarchia dei preti indegni, poi il rifiuto
di capi della Chiesa che utilizzano l’esercizio del potere, del governo e della forza nella loro vita abituale. La
povertà che Arnaldo predicava e reclamava per il clero era perché il comportamento del capo religioso doveva
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Comunità di monaci benedettini fondata da san Giovanni Gualberto (995-1073) nel 1039 che prende nome dalla località di
Vallombrosa (vicino Firenze). Importanti per la lotta contro la simonia, contro la corruzione e la mondanità della Chiesa. A loro si
attribuisce l’introduzione della figura del frate converso, ovvero un frate che non termina gli studi per diventare sacerdote, ma fa
solo lavori manuali. Tra 1036 e 1330 è epoca di fervore e diffusione. Giovanni Gualberto si ritirò inizialmente nel monastero
benedettino di San Miniato, divenuto monaco si impegnò contro la simonia e il nicolaismo (setta che prendeva nome
dall’Apocalisse di Giovanni, non ammettevano la divinità di Cristo e portava a un’interiorizzazione della Fede, consideravano il
Dio ebraico malvagio e quello Cristiano buono, per quanto riguarda il Medioevo il nicolaismo tornò in auge nel clero per i preti
sposati o concubinari, contro il nicolaismo si scagliarono i patarini).
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Papa Pasquale II, nato Rainerio Raineri (1050-1118), venne deposto dall’aristocrazia romana con l’accusa di simonia ed eresia
ma Pasquale II rientrò a Roma e scacciò l’eletto scelto dalla aristocrazia romana.
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Ekkehard di Aura, o Ekkehardo, (…-1126) era un abate benedettino tedesco dell’abbazia di Aura in Germania. Storico del
regno dell’imperatore Enrico V e della crociata del 1101.
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Arnaldo da Brescia (1090-1115), canonico agostiniano che dopo essersi trasferito a Parigi, torna in Italia e diviene riformatore
religioso con notevole eloquenza, avverso alle istituzioni tradizionali ecclesiastiche, i punti della sua riforma sono da ricollegarsi
alle idee del movimento milanese dei Patarini: rinuncia della Chiesa alla ricchezza e il suo ritorno alla povertà evangelica,
abbandono del potere temporale, predicazione estesa ai laici, l’invalidità dei sacramenti amministrati dal clero indegno,
confessione praticata tra fedeli e non ai sacerdoti.
Nel 1139 le sue idee vennero giudicate eretiche dal Concilio Lateranense II. Arnaldo torna in Francia, partecipa al Concilio di
Sens del 1140 dove si scontrarono Pietro Abelardo (maestro di Arnaldo) e Bernardo di Chiaravalle, prevalse quest’ultimo che
fece espellere Arnaldo dalla Francia. Arnaldo va a Zurigo poi in Boemia. Si riconcilia col nuovo papa Eugenio III e si inizia ad
immischiare nelle vicende politiche romane. Venne scomunicato nel 1148 ma godendo del favore popolare non venne
perseguitato. Arnaldo e gli arnaldisti pregarono Federico Barbarossa di scendere su Roma e instaurarvi un potere laico opposto
a quello papale. Eugenio III nel 1152 riconobbe il Comune come entità politica, ma in seguito Adriano IV colpì d’interdetto
l’Urbe. Roma cacciò Arnaldo e in seguito Federico Barbarossa ne ordinò l’esecuzione per eresia.
differire dal comportamento di un capo secolare. La dominatio per Arnaldo appare contraddittoria al messaggio
evangelico, in essa vi è avaritia, brama di ricchezze, tradimento del compito affidato loro da Cristo. i versetti
pauperistici del vangelo vengono citati nella lettera inviata a Federico Barbarossa (1122-1190) da un seguace di
Arnaldo per smentire la pretesa delle gerarchie ecclesiastiche a figurare tra quelle politiche e sociali della società.
Le fonti che riguardano realtà come Valdesio e Francesco sono fonti religiose e non permettono di specificare in
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modo obiettivo i movimenti. In due saggi il padre Chenu ha parlato di “risveglio evangelico” di questo periodo,
collegando la riscoperta del vangelo al coinvolgimento collettivo al movimento di una società che stava cambiando.
Un problema su cui discutere è la povertà intesa come ingranaggio essenziale per l’esito assistenziale/edificante
attraverso le opere di misericordia, ma totalmente estranea al concetto di povertà assunto nella professione
monastica, quest’ultima volontaria e che non comportava la rinuncia ai beni collettivi (i monaci poveri non
potevano essere assimilati al mondo dei poveri per questioni gerarchiche e concreta condizione di vita).
La rinuncia personale non implicava di per sé una rinuncia al proprio status sociale. Secondo le
polemiche denunce dei predicatori itineranti della fine dell’XI e degli inizi del XII secolo succedeva anzi il
contrario, svelando così anche da questo punto di vista particolare la crisi di credibilità di cui venne
profondamente investito il monachesimo tradizionale.
Con la riforma gregoriana la povertà divenne rinuncia al potere per dare maggiore efficacia alla parola, ebbe come
risvolto la proposta della conversatio inter pauperes, della vita tra i poveri per creare un’autentica vita cristiana.
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Sono illuminanti i risultati della ricerca di Pierre André Sigal sui poveri nei testi agiografici tra XI e XII secolo: si
svolge l’assistenza rituale per beneficiare sé stessi del merito della carità, secondo un’attenzione ai riti, il soccorso è
un impegno di governo attento ai precari equilibri della società dovute alle carestie; quindi nei testi agiografici si
definiscono gli esempi di vita da adottare, gli esempi di vita sono figure che vivono in mezzo ai poveri, i
predicatori itineranti dei primi decenni del XII secolo, gli stessi del primo valdismo che troveranno coerente
attuazione nella scelta religiosa di Francesco d’Assisi. 14
Invece Marbodo di Rennes monaco francese rispose a un seguace di Roberto di Arbrissel che era meglio mangiar
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I patarini prendono nome dal mercato degli stracci di Milano (pataria), nome datogli dagli avversari. È un movimento sorto
verso la metà del XI sec nella parte più umile del popolo milanese contro gli abusi ecclesiastici e l’oppressione dell’alto clero. È
un moto religioso e sociale che rispecchiava una tendenza diffusa in Italia e Francia. Movimento connesso con l’elezione di
Guido vescovo di Milano a cui si contrappose il diacono Arialdo e il chierico Landolfo, (e il futuro papa Alessandro II).
Arialdo e Landolfo vengono scomunicati. Il papa di allora Nicola II invia una prima missione guidata da Ildebrando (futuro papa
Gregorio VII) che nota che la pataria era ormai consolidata, poi una seconda missione guidata da Pier Damiani il quale riesce a
calmare le acque ottenendo una sottomissione del clero simoniaco. Il vescovo Guido venne minacciato di scomunica dal papa
Alessandro II. A Milano si scontrarono i seguaci di Guido e i seguaci di Arialdo. Con Gregorio VII accorda la sua simpatia ai
patari e cerca una soluzione pacifica al conflitto.
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Marie-Dominique Chenu (1895-1990), teologo cattolico francese, domenicano, uno dei teologi che prepararono il Concilio
Vaticano II, è colui che ha rinnovato il tomismo (pensiero filosofico di s. Tommaso d’Aquino).
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Pierre Andrè Sigal, professore dell’università di Montpellier.
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Roberto d’Arbrissel (1047-1117), predicatore itinerante, fondatore dell’abbazia di Fontevrault, combattè la simonia, il
concubinaggio degli ecclesiastici, i matrimoni irregolari. Venne censurato da Marbodo perché non voleva assistere alle messe in
cui partecipavano anche preti indegni. Divenne eremita e poi fondatore della congregazione di Tiron con Vitale di Savigny, poi
fondatore di quella di Savigny. Fondò un monastero a Roe del quale fu il primo abate. Venne appoggiato da papa Urbano II. Lui
e i suoi seguaci vennero chiamati “Poveri di Cristo”.
bene con spirito di astinenza che male con spirito di gola, meglio vestir lussuosi con umiltà, che male e stracciati
con orgoglio.
Nella povert&
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