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'Riassunto esame storia della chiesa e dei movimenti ereticali, prof. Benedetti, libro consigliato Il Cristianesimo medievale in Occidente Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia della chiesa e dei movimenti ereticali
e della prof. Benedetti, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Il Cristianesimo medievale in Occidente.

Riassunto personale sulle vicende della Chiesa cattolica e il cristianesimo europeo a partire dai primi secoli del Medioevo fino ad arrivare... Vedi di più

Esame di Storia della chiesa e dei movimenti ereticali docente Prof. M. Benedetti

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ESTRATTO DOCUMENTO

È possibile dunque parlare di un papato in mano ai laici, i quali si contendevano la carica senza

scrupoli come dimostrano le continue successioni al soglio pontificio in questo periodo e le morti

misteriose e spesso drammatiche di un gran numero di pontefici.

In tutto questo contesto la macchina amministrativa pontificia andava comunque avanti come da

abitudine.

Tuttavia il fenomeno che meglio rende l’idea di questa tendenza di potere dei laici sulla Chiesa

riguarda le chiese private, o ecllesiae propriae, che ebbero un incredibile diffusione proprio in

questo periodo.

Erano in genere edifici sacri costruiti sulla terra di un signore, il quale provvedeva a dotarle di beni

e di chierici fidati. Tali edifici erano luoghi di culto destinati ai fondatori e ai loro eredi.

La presenza di queste chiese private tende a spezzare l’unità diocesana minore e a darle cosi un

nuovo volto piú privatistico e meno pubblicistico. Queste chiese avevano una stretta dipendenza

istituzionale dalle famiglie fondatrici, tali stirpi però non sempre riuscivano a mantenere un

controllo diretto su queste proprietà.

Ovviamente edifici ed enti ecclesiastici privati venivano fondati anche da vescovi e abbazie, questo

fatto faceva sorgere uno dei principali problemi per questi secoli: ossia il fatto che ogni cosa fosse

soggetta a valutazione economica e di conseguenza ad una possibile transazione. Questo

problema era chiaramente generatore di disordini e non dipendeva dall’intromissione o meno dei

laici nelle istituzioni ecclesiastiche. Queste pratiche era diffuse anche e soprattutto tra gli ambienti

chiericali e furono alla base di quella reazione che investí la Chiesa a partire dal XI secolo.

Dal X secolo all’interno del mondo monastico operano tensioni riformatrici con il sostegno dei laici.

Un esempio è il monastero di Cluny, fondato tra il 909 e il 910 dall’iniziativa congiunta dell’abate

Bernone e del duca Guglielmo I. Il monastero si fondava sulla riforma monastica che aveva

investito tutto il mondo ecclesiastico e che prevedeva un ritorno ad un cristianesimo originale e

sano, Cluny inoltre dipendeva direttamente dalla Chiesa di Roma. La costruzione di questo

monastero offriva anche per l’aristocrazia militare una via monastica per giungere alla

santificazione; esemplare al riguardo è la Vita del conte Geraldo di Aurillac scritta dall’abate

Oddone.

Gli abati di Cluny si segnalavano per la loro elevata cultura letteraria; in questo periodo si profila

una pluralità di orientamenti religiosi e culturali che avrebbero portato nei secoli successivi a

riprendere i dibattiti già avviati in età carolingia e a ridar vigore all’eremitisimo.

1.3 – La riforma ecclesiastica del secolo XI

Verso la fine del X secolo, e per buona parte di quello successivo, è possibile individuare un

periodo che viene opportunamente definito riforma ecclesiastica che raggiunse il suo culmine nel

periodo del pontificato di Gregorio VII ( 1073 – 1085).

È possibile innanzitutto considerare le esperienze eremitiche di Romualdo di Ravenna verso la fine

del X secolo. L’eremitismo riproduce l’autentico monachesimo delle origini rispetto ad una realtà

cristiana considerata ormai lontana dagli alti ideali del messaggio cristiano. Il messaggio cristiano

viene qui riproposto in tutta la sua asprezza e rigidità, come testimoniano anche i luoghi impervi in

cui si mettono alla prova questi uomini. Da questo eremitismo derivano tutta una serie di gruppi e

figure, come quella di Pier Damiani poi divenuto papa con il nome di Stefano IX, che si

impegnarono a diversi livelli nella riforma ecclesiastica. Fine ultimo di questi gruppi era la

correzione delle distorsioni religiose e morali del loro tempo; l’eremo richiedeva estremo rigore

morale e coerenza evangelica verso se stessi e verso gli altri.

Il passaggio dal X al XI secolo vede un numero sempre maggiore di abati e vescovi impegnati in

questa riforma volta a potenziare e riorganizzare la propria diocesi. Essi si opponevano alla

compravendita di cariche ecclesiastiche, ossia la simonia, cercavano di costringere il clero a uno

stile di vita di ispirazione monastica combattendo il nicolaismo e imponendo ai chierici il celibato.

Un apertura di questa riforma si ebbe anche verso il mondo dei laici; l’esempio più eclatante è

quello della pataria milanese, movimento che esplose nel capoluogo lombardo contro quei vescovi

e quei chierici che mostravano stili di vita amorali a seguito delle prediche del diacono Arialdo.

In generale però il supporto laico alla riforma avvenne in forme meno clamorose nel resto

dell’Occidente europeo, in genere erano piccoli signori che favorivano l’azione riformatrice di questi

abati nelle loro terre.

Al papato, durante i brevi pontificati di Niccolò II e Stefano IX, si verificò una svolta di non poco

conto che portò ad un iniziale funzionamento autonomo della cerchia dei prelati riformatori che

attorniavano il papa.

È proprio nell’XI secolo che la potenza pontificia subisce un iniziale trasformazione attraverso

alcuni provvedimenti. Uno di questi viene preso appunto sotto Niccolò II nel 1059 che affermava

come l’elezione del nuovo papa spettava ai cardinali vescovi ( Decretum in electione papae ), in

questo modo veniva sottratta l’elezione papale a decisioni non ecclesiastiche e allo stesso tempo

si creava un corpo elitario di vescovi che affiancava il papa in ogni sua decisione. Ciò portò

ovviamente ad una resistenza imperiale verso questo provvedimento; infine il conflitto esplose nel

1073 con l’elezione di Gregorio VII che si scontrò apertamente con Enrico IV e con i vari antipapa

che di volta in volta venivano nominati dal’impero e sostenuti dalle forze ostili al papato.

Il provvedimento più importante preso da Gregorio fu sicuramente il Dicatatus papae del 1075; 27

preposizioni che affermavano il primato papale in tutto il mondo cristiano, rafforzavano le

prerogative della chiesa romana e affermavano la sovranità giuridica e dottrinale su tutta la

cristianità.

Inoltre Gregorio VII difese il funzionamento dell’episcopato da ogni possibile intervento

dell’imperatore. I re ora non potevano più associare vescovi e abati al governo assegnando loro i

regalia ( poteri pubblici ) insieme alla carica ecclesiastica. Ciò portò ad un ovvia spaccatura tra

regno e sacerdozio.

La soluzione fu trovata a Worms nel 1122.

2) Tra consolidamenti istituzionali e sperimentazioni religiose

Il XII secolo si presenta come un periodo di consolidizzazione del potere del papato romano e un

affermazione della dottrina ierocratica che si era delineata nel secolo precedente. Questo portò

ovviamente a profonde lacerazioni nel mondo religioso e successivamente anche nel mondo laico,

la dove il papa cercò di intrecciare e sovrapporre la sua azione a quella di alcuni signori.

Nel frattempo ai margini della cristianità si andavano affermando nuove forme di monachesimo più

attive e dinamiche che coinvolgevano sempre di più i laici e nuovi starti sociali

2.1 – Il nuovo monachesimo

In questo periodo il monachesimo si impone come manifestazione eminente di perfezione cristiana

assumendo cosi un ruolo trainante nella vita religiosa. L’espansione monastica si attua attraverso

la fondazione e l’espansione di numerose congregazioni con una fisionomia diversa rispetto al

modello di Cluny.

Agli inizi del XI secolo abbiamo da un lato l’influenza dell’eremitismo di ispirazione romualdina e

camaldolese e dall’altro lato la diffusione della disciplina cluniacense derivante dall’omonima

abbazia. Alla fine di questo periodo, ossia alla fine del XI secolo, sopraggiungono non poche novità

che fanno mutare questo percorso, ispirandosi ad un monachesimo riformato in equilibrio tra

eremo e cenobio. È questa l’esperienza vissuta da Bruno di Colonia da cui nasceranno i certosini

che cercheranno di rifarsi a tale equilibrio; per Bruno l’eremo deve fuggire dal mondo e ritirarsi

nella liturgia solitaria.

Oltre a Bruno in tutta Italia si distinsero numerosi altri eremiti e predicatori itineranti, un esempio

sono Guglielmo di Vercelli e Giovanni di Matera, entrambe le figure di questi eremi ebbero la

capacità di raccogliere attorno a sé numerosi adepti e arrivare alla creazione di una comunità

monastica.

Dall’eremo al cenobio e dal cenobio alla congregazione monastica, è questo il percorso seguito da

una quantitá sempre maggiore di questi gruppi. Nel XII secolo questo fu lo stesso percorso che

seguì la comunità dei cistercensi. A partire dal 1098, nella cittá di Cietaux, nella foresta di Digione,

si sviluppa l’attivitá predicatrice di Roberto di Molesme; un attivitá inizialmente segnata da un

carattere molto duro e aspro viste le condizioni di vita a cui erano sottoposti i suoi membri. Nel

secondo decennio del XII secolo a Citeaux si legano quattro nuove fondazioni: le abbazie figli di Le

Ferte, Pontigny, Morimond e Clairvaux. Probabilmente nel 1119 Stefano Harding elabora una

prima charta caritatis volta a ridisegnare la connotazione del monachesimo cistercense.

L’organizzazione cistercense si modella a forma di costellazione prevedendo una sorta di parità tra

i monasteri oltre che una serie di norme che contraddistinguono questi monaci da quelli di altre

congregazioni; un esempio è l’abito chiaro e non più scuro. I primi monaci ci Citeaux intendono

seguire alla lettera la regola benedettina. La loro esemplarità monastica è tale che in circa un

trentennio si assiste ad un moltiplicarsi di questi centri in tutta Europa.

Nella prima metà del XII secolo figura di spicco nel panorama cistercense fu sicuramente quella di

Bernardo abate di Clairvaux che, in occasione dello scisma papale del 1130, decise di entrare in

prima persona nell’agone politico ed ecclesiastico. Bernardo fin dai primi anni dal suo arrivo si

dimostra un leader forte e carismatico, uomo colto e d’azione allo stesso tempo crede fortemente

nella realizzazione di un grande ideale cristiano e tutto viene sostenuto da un’unica

consapevolezza di fondo: la Chiesa, al cui vertice vi è il papa, è l’unico potere in grado di salvare il

mondo. Quando il vertice ecclesiastico si dimostra debole e incapace ecco che Bernardo agisce in

una sorta di direzione suppletiva della cristianità.

Il sogno di Bernardo sembra essere quello di trasformare il mondo in un chiostro. In effetti i

cistercensi si dedicano anche ad attività non propriamente monastiche, anche se solitamente

queste attività vengono affidate ai conversi; questi quasi monaci sono figure particolari che

dovrebbero occuparsi delle funzioni a cui in teoria i monaci sono interdetti; in genere ai conversi

viene affidato il compito di amministrare le proprietà fondiarie, curare l’allevamento e seguire le

attività commerciali. In breve, grazie anche a queste attività “extra” i cistercensi diventano una

delle prime potenze di questo mondo suscitando anche non poche critiche.

È proprio nel punto più alto della parabola cistercense che inizia anche il loro declino e la loro crisi.

Crisi non cosi scontata se si pensa che ancora alla fine del XII secolo il monachesimo cistercense

riesce ad attirare a sé una figura di spicco come quella di Gioacchino da Fiore.

Comunque al volgere dal XII al XIII secolo appare superato in maniera definitiva il tentativo di

monasticizzare la società. Si stavano infatti affacciando nuovi gruppi e individui che avevano capito

come il rapporto tra chiostro e mondo andasse in qualche modo rovesciato.

2.2 – Tramonto del radicalismo patarinico e nascita dei gruppi dualisti e pauperistico –

evangelici.

Al tramonto del monachesimo del XII secolo si assiste alla nascita di numerosi gruppi, comunità a

volte considerate eretiche e con tendenze patariniche, che si mossero in questo variegato

panorama religioso portando alla comparsa di un cristianesimo di impianto dualistico

nell’Occidente europeo. In questo periodo di inscrivono le vicende di personaggi come Pietro di

Bruins , Arnaldo da Brescia oppure di Valdesio e dei valdesiani. Tutto ció stava alla base di un

contrasto con la Chiesa carnale sempre piú profondo che prendeva anche le mosse dal sinodo

romano del 1116 che affermava come la Chiesa detenesse una ineliminabile funzione temporale

Si tratta questo di un dualismo cristiano pauperistico dai connotati evangelici che offriva più

risposte rispetto all’interrogativo principale dell’epoca: il problema del male. La nascita di questi

gruppi dualisti ancora tutt’oggi non è molto chiara; si sa solo che i buoni cristiani si legavano ad

una tradizione orientale di un cristianesimo considerato originale. La Chiesa di cui si facevano

portatori era quindi separata dalla Chiesa romana e segui dunque un percorso autonomo. Furono il

mezzogiorno di Francia e l’Italia settentrionale a subire gli influssi maggiori e anche le

ripercussioni, seppur in tempi e modi diverse tra loro. Buoni cristiani, cosi come anche valdesi,

umiliati e altri gruppi considerati in futuro come eretici, subiranno nel tempo la dura repressione

della Chiesa che, soprattutto a partire dal terzo concilio lateranense del 1179, poi rafforzato dal

decreto Ab Abolendam del 1184, attuó una brutale politica antiereticale.

Con il papato innocenziano, apertosi nel 1198 e chiusosi nel 1216, si verifica una svolta

determinante nel rapporto tra vertici ecclesiastici e movimenti religiosi eretici, i quali vengono ora

posti di fronte ad un dilemma ineludibile: ricomporre la frattura con la chiesa romana oppure

collocarsi in maniera definitiva nell’area della eterodossia e dunque essere perseguiti con la

violenza in quanto eretici.

2.3 – Clero e guerra nell’espansione della cattolicità romana

Nel libro di Friedrich Prinz, clero e guerra nell’alto medioevo, viene rilevata l’attitudine guerresca

dell’alto clero. Questa attitudine derivava soprattutto dalle urgenze pratiche che si vennero a

creare nel corso dei secoli, prima sotto i merovingi e i carolingi e successivamente con le invasioni

ungare e saracene. Tutto questo era anche un lascito dell’eredità aristocratica di cui questi vescovi

si facevano portatori.

La sintesi di Prinz ridimensiona la teoria secondo cui l’attitudine guerresca di questi vescovi

sarebbe nata a ridosso del XI secolo con la crisi dei poteri locali e il frazionamento del potere

signorile. L’inserimento di questi vescovi nelle cariche pubbliche, cosi come l’attribuzione di vasti

territori da controllare e comandare imponeva a queste figure una certa familiarità con le armi.

Inoltre in un contesto di dissoluzione statale dovuto alla fine del regno carolingio, la cultura

ecclesiastica interpretó la professione cavalleresca come sostitutiva della spada del principe per

difendere le popolazioni di fede cristiana. Nel momento di massima convergenza tra sacerdoti e

guerrieri si generano le condizioni per un loro distacco e una loro autonomia. Resta comunque

indubbio che i papi riformatori nell XI secolo venissero a sostituirsi al regnum nella mobilitazione e

nella direzioni dei cavalieri intraprendendo le cosiddette guerre per la fede.

Essere cavalieri nel frattempo assumeva una valenza sempre più autonoma rispetto alla figura del

sacerdote, i guerrieri a cavallo avevano una particolare dotazione, tecniche precise e per esserlo

bisognava restare in costante allenamento. Certo è che l’orientamento religioso della compagine

cavalleresca veniva anche sancito dalle continue paci e tregue di Dio, periodi in cui questi cavalieri

non potevano turbare la pace territoriale, l’unico uso accettato della violenza era dunque quello

contro i nemici della fede: i musulmani. Tali paci avevano lo scopo di dirottare le violenze di questa

classe sociale verso l’esterno della società cristiana. Terra di prova per questo esperimento fu da

subito la penisola iberica dove i cristiani si scontrarono per secoli con gli occupanti musulmani.

Ma è nel 1095, con l’appello indetto da papa Urbano II a Clermont – Ferrand, che la cristianità

occidentale fu pronta a fare il grande salto e a spingersi al di la dei confini ereditati dal vecchio

impero carolingio per andare a liberare Gerusalemme occupata dal nemico musulmano. La prima

crociata fu dunque l’esito di una violenza che era insita da tempo nel mondo cristiano latino e non

invece nell’aggressione di Gerusalemme da parte degli arabi. Guerra intesa, almeno inizialmente,

come viaggio di penitenza e pellegrinaggio santo per tutti i cavalieri in cerca di redenzione.

Dopo la conquista di Gerusalemme nel 1099 la realtà di questa impresa si fece più dura e

pressante. Problemi complessi emersero nell’organizzazione politica ed economica del territorio,

nacquero stati latini dalla fortuna più o meno duratura e alla fine la penetrazione cattolico – romana

non riuscì ad affermarsi stabilmente mostrandosi invece molto fragile.

Arrivando cosi nel periodo della seconda crociata, ossia nel 1146, entra in gioco la ben nota figura

di Bernardo di Clairvaux che teorizza una nuova figura di uomo di religione, ossia quella ibrida del

monaco – cavaliere il cui compito è quello di curare gli infermi, difendere i luoghi santi e proteggere

i pellegrini. Era questo il cavaliere templare; nel corso dei secoli questi ordini prolificarono a si

diversificarono in vari rami.

La formazione di questi ordini monastico – militari era in linea con gli stretti rapporti che da sempre

correvano tra clero e guerra. Questa era ovviamente una delle più grandi distinzioni che c’erano tra

tradizione sacerdotale latina e greca, per Bisanzio era impensabile che il potere spirituale

prendesse il sopravvento sul potere temporale; inoltre Bisanzio temeva la portata di queste

crociate che in breve potevano volgersi proprio contro di loro. Cosa che effettivamente accadde

con la quarta crociata nel 1204. La quarta crociata rappresenta una svolta in ambito religioso, non

si pensava affatto che tutti questi fallimenti fossero dovuti all’incapacità cristiana o alle difficoltà

dell’impresa per quell’epoca, ma si pensava fossero tutti segni divini che saggiava la fedeltà dei

suoi fedeli. Cosi la conquista di Costantinopoli, anche se perpetuata ad altri cristiani ( separati ) era

vista come un segno. La crociata diventava lo strumento militare della lotta verso tutti i nemici di

Cristo e quindi i nemici della Chiesa.

Su queste basi, solo quattro anni dopo, Innocenzo III proclama la crociata contro gli albigesi nel

mezzogiorno di Francia. Da questa data i papi iniziarono a lanciare crociate non solo contro gli

infedeli ma contro chiunque la pensasse diversamente da loro. La crociata perdeva il suo valore

religioso iniziale per entrare nella sfera del mito e della leggenda su come riconquistare

Gerusalemme ( persa alla fine del XII secolo ) e su come schiacciare definitivamente la potenza

musulmana.

2.4 – La suprema autorità del papa: l’organizzazione e l’esercito

All’indomani del concordato di Worms ( 1122 ) papa Callisto II convoca il primo concilio

lateranense dove, sebbene mancassero gran parte dei vescovi della cristianità orientale, venne

riaffermata la superiorità papale sulla cristianità tutta e si cercó di riordinare l’intera normativa

ecclesiastica prodotta fino a quel momento.

Di fronte alla molteplicità di documenti e al disordine degli archivi, intorno al 1140, il monaco

teologo Graziano procede ad una risistemazione completa di ogni singolo canone ( legge

ecclesiastica) nel suo Drecretum Gratiani, utilizzando la ratio.

Graziano con questo strumento costrui uno strumento utilissimo a supporto della supremazia

pontificia. Nel tempo attorno a questo decreto gli studi si moltiplicarono grazie alle figure dei

decretisti e vennero prodotti tutta una serie di raccolte e di libri canonici oltre al Decreto Gratiani;

tutto questo materiale, mandato poi dal pontefice ai giuristi di Bologna come corpo normativo

ufficiale, andò a formare un primo corpo di leggi ecclesiastiche che costituiva l’espressione

organica della vivente volontà di un sovrano operante in piena consapevolezza e ragione: ossia un

corpo giuridico fondato e legittimato sulla volontà di legiferare da parte del papa.

Gli specialisti del diritto canonico entravano essi stessi tra le gerarchie ecclesiastiche, sempre più

vescovi e papi ebbero una formazione giuridica. La curia romana diveniva cosi il più importante

centro di organizzazione. Essa sta ad indicare la corte del papa come insieme di organi di governo

partendo dalla centralità del cardinalato, ai cardinali che ne facevano parte spettavano l’elezione

del papa e funzioni di governo di varia natura. Ad esempio si riunivano in concistoro per discutere

le cause maggiori, oppure venivano affidate loro missioni diplomatiche di una certa importanza

nelle vesti di legati a latere.

Al servizio del papa nacquero altri organi: la camera, centro dell’amministrazione finanziaria, una

rinnovata cancelleria, per la corrispondenza ufficiale, e la cappella, l’insieme dei chierici per i

servizi liturgici. Tutto ció portava ovviamente ad una professionalizzazione delle carriere all’interno

di questi organi e ad una continua promozione a compiti sempre piu importanti fino a poter divenire

cardinale e infine papa.

Ovviamente un organizzazione sempre più professionale e sempre più dilatata richiedeva sempre

maggiore disponibilità finanziaria, a tutto questo si aggiungevano poi le spese militari per le

iniziative pontificie in Italia, in Europa e oltremare. Lo stato pontificio disponeva quindi di numerose

entrate: l’obolo di San Pietro da alcuni regni dell’Europa settentrionale, alcuni regni versavano un

censo come veri e propri vassalli, cosi come facevano alcuni enti ecclesiastici dipendenti

direttamente da Roma, vescovi e metropoliti facevano inoltre donazioni più o meno costanti in

occasione delle loro visite. Verso la fine del XII secolo per fare ordine in campo finanziario Onorio

III decide di redigere il libro dei censi ( 1192 ).

In campo esterno il pontefice dovette far fronte a numerosi avversari che cercavano di inserirsi nei

giochi di potere che si consumavano nelle stanze pontificie. Ma la monarchia papale, cosi come la

dottrina ierocratica, uscivano sempre più forti da ogni crisi tant’è che si iniziò a pensare al papa più

come successore di Costantino che come successore di San Pietro. Ciò suscitò non poche

perplessità e timori anche tra gli stessi fautori dell’autorità sacerdotale, quest’ultimi non riuscivano

ad accettare pienamente l’attuazione della potenza secolare del papato e la sua esuberante

interpretazione.

Difatti si ebbero resistenze all’assolutismo pontificio in tutta la cristianità come si evince ad

esempio dalla disputa tra Enrico II Plantageneto e l’arcivescovo di Canterbury Tommaso Becket, il

quale si rifiutò di sottoscrivere le costituzioni regie di Clarendon del 1164 che prevedevano una

sottomissione totale dei vescovi al re sin dal momento della loro elezione. Alla fine del 1170 , dopo

un periodo di esilio in Francia, l’arcivescovo rientrato in Inghilterra venne ucciso dai cavalieri del re.

Fu canonizzato nel 1173.

3) La potenza sacerdotale e i suoi limiti

3.1 – Le ambiguità della ierocrazia

Il cristianesimo latino del pieno e tardo Medioevo è un cristianesimo politico frutto della svolta

avvenuta sotto Gregorio VII. Due sono le spinte di fondo: il processo di sacralizzazione della realtà

in quanto condizione della libertas ecclesiae e l’esaltazione della potenza sacerdotale.

Secondo il Decreto di Graziano due sono le autorità dalle quali il mondo viene retto: quella regale e

quella sacerdotale. Tale definizione sanciva una netta separazione tra le due sfere di potere e tra

questi due mondi, separazione che qualche decennio più tardi venne a incrinarsi nel momento in

cui il papa si proclamava vero imperatore e nel momento in cui trapelava con sempre più forza una

condizione di sottomissione dei poteri temporali nei confronti di quelli spirituali.

Queste pretese si scontravano con la realtà delle cose che vedeva i due poteri sorreggersi

reciprocamente. La potenza sacrale del sacerdotium voleva estendersi alla cristianità tutta, tuttavia

necessitava del supporto di chi possedeva la forza armata per garantire il rispetto formale delle

norme religiose.

La ierocrazia di conseguenza si nutriva del confronto/scontro con impero e regni, necessitava di

essi e dei loro ordinamenti stabili, consolidati e soprattutto pacifici.

Nel XIII secolo lo scontro papato e impero si combatte in modo molto aspro, soprattutto a partire

dal 1221 quando Federico II fece della Sicilia il centro forte ed evidente della presenza imperiale

nella penisola italiana. La Chiesa di Roma che aveva sostenuto lo Svevo nella lotta per la corona

temeva ora di essere accerchiata. Il culmine di questa lotta fu nel 1245 quando Innocenzo IV riuscì

a convocare un concilio ecumenico nella città di Lione dove vennero elencate le principali offese

subite dagli uomini di chiesa e venne conseguentemente dichiarato deposto Federico II.

In questo conflitto la Chiesa aveva abbondantemente superato i suoi limiti. A partire dal Duecento,

sotto Innocenzo III, la ierocrazia si era sempre più venuta a configurare come dominio politico e

temporale, dunque carnale, il cui fine ultimo era la sottomissione del mondo. Proprio in questo

consisteva il più grande limite di questa dottrina, non erano pochi infatti coloro che vedevano nel

papa il successore di Costantino più che quello di San Pietro. La ierocrazia dava pure accesso in

modo illimitato a tutta una serie di armi spirituali di cui i papi se ne servirono in modo spregiudicato.

La stessa accusa di eresia subì nel tempo un estensione del termine vero e proprio, essa diveniva

disobbedienza a qualsiasi livello nei confronti del papa. Proprio nel momento in cui la ierocrazia

sembrava giungere al suo apice iniziavano anche a venire alla luce le prime crepe del suo sistema.

Alla fine del secolo, con l’elezione di Bonifacio VIII, che seguí quella di Celestino V, si riacutizzò la

crisi in particolare con il regno di Francia e con Filippo il Bello e agli inizi del secolo successivo

chiare erano le intenzioni della Chiesa di Francia di liberarsi del pontefice e della sua egemonia.

Il Trecento segna anche l’inizio della cattività avignonese, ed é proprio nei primi decenni di questo

periodo che si registra il tentativo da parte di Ludovico il Bavaro di affrancarsi in modo decido dal

papato e dalla Chiesa di Roma.

Il XIV secolo più in generale segna la fine definitiva di quel sogno che prevedeva la formazione di

una società cristiana a guida sacerdotale.

3.2 – La sconfitta degli eretici e i nuovi ordini religiosi

1208, Innocenzo III bandisce la crociata contro gli albigesi. Perché? Quali sono i motivi?

Verso la fine del XII secolo gli eretici venivano equiparati agli infedeli di Terrasanta, combatterli

dunque avrebbe procurato gli stessi privilegi di coloro che andavano a liberare Gerusalemme.

Questa equiparazione, stabilita inizialmente nel terzo concilio lateranense del 1179, venne

definitivamente ribadita e approvata dal quarto concilio lateranense del 1215 con il canone

Excommunicamus.

Innocenzo III nel suo pontificato bandì numerose crociate contro gli eretici: alcune andate a buon

fine altre invece restarono solo progetti su carta.

La crociata contro gli eretici all’interno della cristianitá stessa rappresentava una novitá e diventava

uno strumento della ierocrazia. Con il canone del 1199 ( vergentis in senium ) l’eresia veniva

definita come crimine di lesa maestà diventando cosi una violazione di natura pubblica. Ai

crocesegnati che partecipavano a queste imprese e trovavano la morte veniva garantita la

salvezza ultraterrena, agli eretici la dannazione eterna. Per gli eretici non vi era nessuna pietà:

donne, vecchi e bambini dovevano trovare tutti la morte se dichiarati eretici da pontefice. Non vi

era dunque piú spazio alcuno per forme repressive che risparmiavano la vita agli eretici.

Nei primi decenni del XIII secolo, in particolar modo dal 1227 sotto Gregorio IX, affianco alla milizia

crocesegnata si affiancavano i primi inquisitori papali, in genere frati Predicatori, con compiti

specifici di ricerca ed individuazione di forme di dissenso religioso. L’Inquisizione, intesa come

tribunale della fede, entra in funzione quando ormai il destino degli eretici è già segnato. Essa non


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Riassunto per l'esame di Storia della chiesa e dei movimenti ereticali
e della prof. Benedetti, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Il Cristianesimo medievale in Occidente.

Riassunto personale sulle vicende della Chiesa cattolica e il cristianesimo europeo a partire dai primi secoli del Medioevo fino ad arrivare all'inizio dell'età moderna.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher diego2800 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della chiesa e dei movimenti ereticali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Benedetti Marina.

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